{"id":259008,"date":"2026-05-09T13:08:16","date_gmt":"2026-05-09T11:08:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259008"},"modified":"2026-05-09T13:17:49","modified_gmt":"2026-05-09T11:17:49","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-la-lingua-di-manzoni-ci-fa-uguali-ma-lanalfabetismo-funzionale-e-un-pericolo-i-classici-ci-fanno-migliori-ma-bisogna-leggerli-per-intero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/09\/indovina-chi-viene-a-cena-la-lingua-di-manzoni-ci-fa-uguali-ma-lanalfabetismo-funzionale-e-un-pericolo-i-classici-ci-fanno-migliori-ma-bisogna-leggerli-per-intero\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ LA LINGUA DI MANZONI CI FA UGUALI, MA L&#8217;ANALFABETISMO FUNZIONALE E&#8217; UN PERICOLO. I CLASSICI CI FANNO MIGLIORI, MA BISOGNA LEGGERLI PER INTERO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1288\" height=\"1501\" class=\"wp-image-259009\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacco.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacco.jpg 1288w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacco-257x300.jpg 257w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacco-879x1024.jpg 879w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacco-768x895.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1288px) 100vw, 1288px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini ________________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella prima puntata di questa rubrica, mi sembra naturale fare un passo indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea del banchetto, nella tradizione greco-romana, non era mai solo legata al cibo. Era uno spazio sociale e simbolico: un luogo in cui si costruivano relazioni, si definivano equilibri, si mettevano in scena ruoli e appartenenze. Il pasto era anche un linguaggio. Attraverso la disposizione, i tempi, la condivisione, si raccontava qualcosa della comunit\u00e0 che lo viveva. Forse \u00e8 da qui che nasce il mio bisogno di costruire ogni volta una scena diversa: non solo per mangiare insieme, ma per dare una forma al pensiero che quel tema porta con s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto, in fondo, \u00e8 connesso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio primo ospite, il padrino della mia rubrica \u00e8 <strong>Marcello Aprile,<\/strong> Professore Ordinario di Linguistica Italiana presso l\u2019Universit\u00e0 del Salento. \u00c8 una delle figure pi\u00f9 autorevoli nel panorama della linguistica nazionale, ma con radici profondamente legate alla sua terra. Dopo essersi formato in contesti di eccellenza, ha dedicato la sua carriera allo studio dell&#8217;evoluzione della nostra lingua. \u00c8 membro di prestigiose istituzioni, tra cui l\u2019ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) e collabora attivamente con la Societ\u00e0 di Linguistica Italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"168\" class=\"wp-image-259010\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/ABBU.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Attendo il commensale sulla mia terrazza al secondo piano, nel cuore del centro storico. Da l\u00ec lo sguardo si apre sui palazzetti antichi, uno accanto all\u2019altro, con le facciate che raccontano il trascorrere del tempo. Poco pi\u00f9 in l\u00e0, il campanile del Duomo si alza con discrezione, sempre l\u00ec a tenere il ritmo delle giornate, un metronomo di pietra che non accelera mai, indifferente alle parole che cambiano, si deformano, si perdono e si reinventano, materia viva del lavoro di Marcello.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marcello <\/strong>\u00e8 un uomo che abita le parole con la cura di chi sa che ognuna di esse ha una storia millenaria. L\u2019ho invitato per parlare di <strong>classici<\/strong>: non come polverosi reperti da biblioteca, ma come organismi vivi, capaci, a distanza di secoli, di insegnarci ancora a stare nel mondo. Per chi maneggia l\u2019eterno, ho scelto il ritmo lento di una terrazza che guarda il Duomo, dove la pietra non ha fretta di cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla terrazza la luce del pomeriggio cade obliqua sul tavolo ancora vuoto. Il vento muove appena le tende e porta con s\u00e9 un rumore lontano, quotidiano, che non disturba. Stendo con calma la tovaglia di lino bianco Tivoli. Nessun gesto \u00e8 inutile, solo precisione. Il tessuto si adagia sul tavolo come se fosse sempre stato destinato a quel punto esatto, tra cielo e citt\u00e0. La tavola, mentre prende forma, comincia a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>La tovaglia non \u00e8 soltanto ordine: \u00e8 il tempo lento che certi testi pretendono da chi li affronta. Quelli che non si divorano, ma chiedono di essere letti con attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cristallo del vaso cattura la luce naturale e la restituisce in frammenti discreti. Sembra osservare il mondo. Come i libri che attraversano il tempo senza perdere nitidezza e voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ortensie azzurro polvere costruiscono la base della composizione, stabili e silenziose. Le peonie rosa pastello aggiungono pienezza, mentre le rose cipria chiudono il disegno con una delicatezza che non cerca attenzione, pur ottenendola. Come le voci di una storia: diverse, stratificate, capaci di convivere senza cancellarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>I sottopiatti d\u2019argento riflettono il cielo in modo impercettibile, come se trattenessero qualcosa della luce. Delimitano lo spazio con misura. Come fanno i testi che diventano classici: non invadono, ma definiscono un perimetro dentro cui il pensiero pu\u00f2 muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>I piatti di Bone China, bianchi e rotondi, con il loro sottile bordo argentato, sembrano appartenere a una misura diversa del tempo. Come certi libri che si aprono e non si esauriscono.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la musica di Debussy, in questo momento sto ascoltando <em>Chiaro di luna<\/em>, quasi impercettibile, si mescola ai suoni della terrazza senza sovrastarli, come una guida che sa il fatto suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arrivano i portacandele sottili. Li poso uno a uno, con un gesto che chiude la preparazione e apre qualcos\u2019altro. La fiamma non \u00e8 ancora accesa, ma \u00e8 gi\u00e0 presente nell\u2019intenzione. Tutto \u00e8 proporzione, equilibrio, attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio in quell\u2019istante, il citofono rompe la quiete.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio ospite \u00e8 arrivato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Lo accolgo e lo conduco sulla terrazza. Sul tavolo, tra i piatti e i fiori, c\u2019\u00e8 un piccolo papiro. Seguendo le istruzioni di internet \u2013 per dimostrare che antico e moderno possono convivere \u2013 ho fatto invecchiare un foglio di carta normale spennellandolo con t\u00e8e bruciacchiando leggermente i bordi una volta asciutto. Poi l\u2019ho arrotolato e chiuso con un nastrino di velluto bordeaux. Lo porgo al professore senza dire nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo srotola e legge.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAl dotto ospite, che tra volumi e polverose carte<\/p>\n\n\n\n<p>consuma i giorni nell\u2019illustre e antica arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti offro un dubbio, insieme al mio banchetto:<\/p>\n\n\n\n<p>val meglio il verso o il sugo nel piattetto?<\/p>\n\n\n\n<p>Manzoni ci perdoni la pretesa antica,<\/p>\n\n\n\n<p>di render dolce anche la sua fatica:<\/p>\n\n\n\n<p>se il lessico oggi arranca e par smarrito,<\/p>\n\n\n\n<p>che almeno si riprenda&#8230; con l\u2019appetito!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Alza lo sguardo. Sorride. Capisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Non serve spiegare altro. \u00c8 un piccolo <em>xenion<\/em>, un dono usato dagli antichi Romani per i loro ospiti che qui \u00e8 il segno per aprire la conversazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientro in terrazza con l\u2019antipasto. Un vassoio di piccole quiche di zucchine. Hanno un aspetto semplice, quasi discreto. Ma \u00e8 una semplicit\u00e0 solo apparente, costruita con equilibrio, fatta di dettagli che si rivelano poco a poco. Le dispongo al centro del tavolo, lasciando che trovino il loro posto tra l\u2019argento e i fiori. Anche qui, come nella tavola, nulla \u00e8 casuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono cose che sembrano immediate, accessibili, quasi ovvie. E invece chiedono tempo. Uno sguardo in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si parla spesso di \u201canalfabetismo funzionale\u201d o di un lessico ridotto all\u2019osso. Secondo te, siamo di fronte a una mutazione genetica della lingua o semplicemente i ragazzi stanno perdendo l\u2019abitudine alla \u201cfatica\u201d del testo, preferendo la velocit\u00e0 alla profondit\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019analfabetismo funzionale \u00e8 una realt\u00e0 non solo concreta, ma anche molto pi\u00f9 diffusa di quanto spesso si pensi. Prima di tutto, per\u00f2, bisogna chiarire di cosa si tratta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per analfabetismo funzionale si intende quel fenomeno per cui una persona sa leggere e scrivere, cio\u00e8 riconosce le lettere, legge correttamente le parole, ma in fondo non comprende davvero ci\u00f2 che legge. E non parliamo di testi particolarmente difficili o specialistici \u2013 \u00e8 normale che chiunque possa leggere un testo di fisica senza capirlo \u2013, ma di testi nella lingua comune, che per\u00f2 non si riescono a interpretare in modo corretto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019Italia, in passato, ha conosciuto un enorme problema di analfabetismo reale. Nell\u2019Ottocento, al momento dell\u2019unificazione, la maggior parte della popolazione era analfabeta: probabilmente oltre l\u201980%. Quel fenomeno fu progressivamente sconfitto grazie alla scuola, alla diffusione della lettura e a tutta una serie di strumenti che permisero a masse sempre pi\u00f9 ampie e sempre pi\u00f9 giovani di persone di imparare a leggere e scrivere. Quando sembrava che quel problema fosse ormai alle spalle, \u00e8 comparso, invece, l\u2019analfabetismo funzionale, legato in modo abbastanza evidente ai tempi recenti: allo sviluppo del digitale, ai cambiamenti nelle abitudini di lettura e scrittura, al rapporto diverso con i testi. In realt\u00e0 oggi non scriviamo meno di un tempo: basta pensare ai messaggi continui su Whatsapp. Anche quella \u00e8 scrittura. Il problema, quindi, non \u00e8 quantitativo ma qualitativo. Scriviamo molto, ma leggiamo poco e soprattutto leggiamo peggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Va anche detto che la scuola, rispetto al passato, \u00e8 molto pi\u00f9 attenta ai bisogni degli studenti. Sono stati fatti passi avanti enormi: sostegno, piani didattici personalizzati, attenzione ai bisogni educativi speciali. Eppure, proprio mentre tutto questo cresceva, \u00e8 cresciuto anche l\u2019analfabetismo funzionale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Lo lascio parlare, catturata dal ritmo della sua spiegazione; intanto, quasi in un gesto automatico per non interrompere la magia di quel racconto, rabbocco i calici, attenta a non perdere nemmeno una sillaba.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il problema \u00e8 serio e non si risolve con il semplice moralismo di \u201cuna volta le cose andavano bene\u201d, \u201cuna volta si leggevano pi\u00f9 classici e adesso non si leggono pi\u00f9\u201d. \u00c8 vero: oggi la lettura \u00e8 molto meno praticata rispetto al passato e questo sta producendo conseguenze amare. Devo ammettere \u2013 sto riflettendo sulla faccenda anche mentre ti rispondo \u2013 la povert\u00e0 lessicale delle nuove generazioni nasce in gran parte da qui: si scrive continuamente sui cellulari, ma si legge pochissimo. Inoltre, la lettura digitale, con strumenti come il tablet, non ha sostituito davvero il libro cartaceo. D\u2019altra parte, in Italia \u2013 in modo scriteriato e completamente folle \u2013 si \u00e8 arrivati a situazioni paradossali: il Ministero ha premiato scuole che eliminavano i libri cartacei in favore di materiali digitali spesso assemblati dagli stessi docenti, magari copiati e incollati da Internet senza un vero progetto didattico. \u00c8 accaduto davvero: ci sono stati dirigenti scolastici premiati per aver tolto il libro cartaceo dalle classi. Una scelta, francamente, inquietante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel frattempo altri Paesi stanno tornando indietro. La Svezia, proprio nelle ultime settimane, ha reintrodotto carta e penna nelle scuole, riconoscendo il valore dell\u2019esercizio manuale della scrittura. La Francia, invece, sta reintroducendo maggiore severit\u00e0 nel sistema scolastico, prevedendo un aumento significativo delle bocciature (da zero i respinti aumenteranno fino al 25% della popolazione studentesca) per ristabilire criteri pi\u00f9 rigorosi di selezione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E in tutto questo, la lettura resta il vero antidoto all\u2019analfabetismo funzionale. Ma leggere richiede fatica, lentezza, allenamento. E soprattutto richiede tempo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oggi gli insegnanti non possono pi\u00f9 delegare completamente la lettura al lavoro domestico, perch\u00e9 a casa gli studenti vivono immersi nelle distrazioni: cellulari, social network, notifiche continue. Per questo una parte sempre pi\u00f9 consistente del lavoro deve essere fatta in classe. Io stesso, perfino all\u2019universit\u00e0, svolgo moltissimo lavoro durante le lezioni: esercizi, letture, attivit\u00e0 guidate. Consiglio sempre agli studenti di frequentare, perch\u00e9 se lavorano bene in aula arrivano all\u2019esame quasi preparati. Non esistono scorciatoie: la lettura \u2013 soprattutto quella dei classici \u2013 \u00e8 lenta, faticosa, impegnativa. Per\u00f2 non ha alternative. D\u2019altra parte, funziona come l\u2019allenamento fisico: se si vogliono risultati veri \u2013 la pancia piatta, i muscoli allenati \u2013 bisogna fare fatica, sudare, avere costanza. Non esistono miracoli. Lo stesso vale per la mente: leggere richiede impegno, ma \u00e8 proprio quello sforzo che costruisce comprensione, pensiero e capacit\u00e0 critica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero: oggi scriviamo continuamente, ma spesso in forme rapide, frammentarie, istintive. Leggere un libro <em>\u2013<\/em> e soprattutto un classico <em>\u2013<\/em> obbliga invece a rallentare, interpretare, collegare idee, tollerare la complessit\u00e0. \u00c8 una palestra mentale. E la metafora di Marcello sul corpo allenato funziona: la comprensione profonda richiede esercizio, non consumo veloce. Tuttavia non sono certa che una scuola pi\u00f9 rigorosa coincida automaticamente con una scuola migliore. Il ragionamento del mio ospite \u00e8 davvero solido: senza lessico ricco, senza lettura lenta, senza capacit\u00e0 di stare dentro testi complessi, una societ\u00e0 diventa pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 manipolabile, pi\u00f9 superficiale. E questa non \u00e8 una fissazione da professori nostalgici: \u00e8 un problema culturale e democratico enorme.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre faccio queste riflessioni porto il primo. I cannelloni con funghi e besciamella arrivano in tavola ancora caldi, compatti. Non sono un piatto da consumare in fretta: chiedono, attenzione, disponibilit\u00e0 a fermarsi davvero. Del resto, non tutto ci\u00f2 che ha valore si lascia capire subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Succede anche con certi libri. Bisogna entrarci dentro, lasciarsi accompagnare. E, mentre si procede, si ha quasi la sensazione che qualcuno stia camminando accanto a noi \u2013 un maestro, forse, o semplicemente una voce capace di guidarci un po\u2019 pi\u00f9 lontano. Perch\u00e9 questo accada, per\u00f2, serve qualcosa che oggi sembra sempre pi\u00f9 raro: il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Semplificare un classico per renderlo \u201caccessibile\u201d non \u00e8 un po\u2019 come servire un piatto gourmet frullato? Non rischiamo di togliere agli studenti proprio quegli strumenti critici che servono per decifrare la complessit\u00e0 del mondo reale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sulla prima risposta mi sono preso molto spazio e molto tempo; spero di essere pi\u00f9 breve sulla seconda e sulla terza. Il tema della semplificazione dei classici ha, secondo me, due aspetti distinti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il primo \u00e8 un aspetto cronologico. Esistono classici molto lontani nel tempo \u2013 pensiamo, per esempio, al <\/em>Decameron<em> di Boccaccio \u2013 che presentano non soltanto un lessico diverso, ma anche una sintassi pi\u00f9 complessa, legata a una lingua che, pur essendo italiana, \u00e8 in parte distante da quella contemporanea. In questi casi pu\u00f2 essere comprensibile, entro certi limiti, una riscrittura o un accompagnamento che renda il testo pi\u00f9 accessibile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Diverso \u00e8 invece il discorso per i classici pi\u00f9 recenti. Che si tenti di semplificare l\u2019<\/em>Orlando furioso <em>\u2013 che pure risale al 1532 \u2013 \u00e8 gi\u00e0 discutibile. Ma quando si arriva a semplificare <\/em>I promessi sposi<em>, o a ricondurre la prosa d\u2019arte alla struttura del romanzo di consumo contemporaneo, allora il problema cambia completamente. Perch\u00e9 il punto non \u00e8 chiarire qualche passo difficile. Il punto \u00e8 che si finisce per ridurre una scrittura costruita con finalit\u00e0 artistiche a una struttura narrativa tipica del romanzo di consumo: il giallo, il noir, il rosa, cio\u00e8 forme narrative prevedibili, lineari, scandite secondo schemi fissi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E questo, francamente, lo trovo agghiacciante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come dargli torto! Sono rapita dalla sua dialettica, riesce a rendere \u201cpopolare\u201d l\u2019alta cultura senza svenderla.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 come prendere la <\/em>Quinta Sinfonia<em> di Beethoven e trasformarla in una canzone. La canzone ha una sua struttura precisa e perfettamente legittima: strofa, ritornello, sviluppo, conclusione. \u00c8 una forma prevedibile, costruita cos\u00ec da secoli, da Napoli settecentesca in poi. Ma una sinfonia nasce per un altro scopo, con un\u2019altra architettura, un altro respiro. Se si prova a piegare una sinfonia dentro la struttura della canzone, il risultato \u00e8 qualcosa che impoverisce entrambe.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo stesso vale per I promessi sposi, per Verga, per Pirandello. Non sono opere nate per essere \u201cromanzi di consumo\u201d. Ridurle alla sola trama, eliminando tutto ci\u00f2 che eccede il semplice racconto \u2013 lo stile, le riflessioni, la complessit\u00e0 linguistica, le digressioni, la costruzione artistica \u2013 significa snaturarle completamente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E non credo che questo serva n\u00e9 ai ragazzi n\u00e9 ai classici stessi. Non aiuta davvero a migliorare il lessico, n\u00e9 a sviluppare strumenti interpretativi pi\u00f9 raffinati. E soprattutto non \u00e8 cos\u00ec che si rende popolare un classico. La popolarit\u00e0 dei classici non nasce dalla loro semplificazione estrema, ma dalla capacit\u00e0 di accompagnare i lettori dentro la loro complessit\u00e0, senza distruggerla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Marcello tocca un punto molto importante: un classico non \u00e8 solo \u201cla storia che racconta\u201d, ma il modo in cui la racconta. E questa \u00e8 una cosa che oggi si dimentica spesso. Le semplificazioni trasformano opere complesse in prodotti narrativi piatti e velocissimi da consumare. Se togli a Manzoni la lingua, le riflessioni, il ritmo, l\u2019ironia, le pause, le descrizioni, alla fine resta solo \u201cRenzo deve sposare Lucia\u201d, cio\u00e8 lo scheletro della trama. Ma la letteratura non \u00e8 Wikipedia con pi\u00f9 pagine. Trovo molto efficace il paragone con la musica: una sinfonia e una canzone non sono \u201cmeglio\u201d o \u201cpeggio\u201d l\u2019una dell\u2019altra, semplicemente nascono per funzioni diverse. Allo stesso modo, un romanzo d\u2019arte e un romanzo di consumo non lavorano con gli stessi strumenti n\u00e9 cercano gli stessi effetti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Porto in tavola il secondo. L\u2019arrosto di vitello, con il suo profumo pieno e familiare. Accanto, il pur\u00e8 di patate, morbido, essenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo servo con un gesto abituale. Ci sono cose che non hanno bisogno di effetti. Esistono. Hanno a che fare con la memoria, con ci\u00f2 che si \u00e8 imparato, anche senza accorgersene, con quello che continua a dare forma anche quando non lo nominiamo pi\u00f9. Con alcuni libri \u00e8 lo stesso. Non sempre li ricordiamo nei dettagli. Eppure qualcosa di loro, del loro insegnamento resta radicato in noi. Ci forma, ci prepara, anche se non sempre ce ne accorgiamo subito. Forse \u00e8 qui che si misura davvero ci\u00f2 che chiamiamo \u201cclassico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il momento del sorbetto. Una pausa. Non solo tra una portata e l\u2019altra, ma dentro la cena stessa. I bicchieri si appannano appena, mostrando la freschezza ancora prima di assaggiarla. Rimaniamo in silenzio. Ma non \u00e8 imbarazzante. Ha una funzione precisa. \u00c8 spazio che serve a lasciare sedimentare ci\u00f2 che \u00e8 stato detto, a farlo proprio senza doverlo trattenere con le parole. Anche nella conversazione esistono intervalli necessari, in cui il pensiero smette di rincorrere e comincia a fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manzoni ha diffuso la lingua italiana moderna. Rinunciare alla sua architettura sintattica nelle scuole significa solo risparmiare tempo o significa condannare i ragazzi a una scrittura piatta, priva di quelle sfumature che permettono di esprimere pensieri articolati?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alessandro Manzoni \u00e8, senza dubbio, il pi\u00f9 grande intellettuale dell\u2019Ottocento italiano. E, da storico della lingua italiana \u2013 quindi da un punto di vista specifico, che non pu\u00f2 non tener conto del valore letterario ma che si concentra soprattutto sull\u2019aspetto linguistico \u2013 \u00e8 evidente che il suo ruolo \u00e8 fondamentale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Manzoni ha letteralmente contribuito a creare la lingua italiana moderna, quella che oggi tutti parliamo e utilizziamo nella comunicazione quotidiana. La lingua italiana contemporanea, infatti, in larga parte prende forma proprio attraverso <\/em>I promessi sposi<em>. In questo senso, il romanzo non \u00e8 solo un\u2019opera letteraria, ma anche un testo fondativo della nostra identit\u00e0 linguistica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se oggi leggiamo un articolo di giornale, un avviso ferroviario o un messaggio di servizio pubblico, \u00e8 anche perch\u00e9 esiste una base linguistica che Manzoni ha contribuito a consolidare. Senza di lui, con ogni probabilit\u00e0, la lingua della comunicazione quotidiana sarebbe stata diversa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Detto questo, \u00e8 importante anche respingere alcune semplificazioni superficiali, secondo cui Manzoni sarebbe stato un autore \u201cpoco coraggioso\u201d o \u201criducibile a un\u2019idea scolastica semplificata\u201d. Al contrario, si trattava di un intellettuale complesso e rigoroso, tutt\u2019altro che un \u201cpretino\u201d come qualcuno irresponsabilmente, demagogicamente, populisticamente, vorrebbe far credere. Manzoni fu profondamente cattolico, ma anche autonomo nelle sue scelte culturali e civili. Emblematico, in questo senso, \u00e8 il suo rapporto con le istituzioni ecclesiastiche: non rinneg\u00f2 mai le sue convinzioni, ma nemmeno si pieg\u00f2 a pressioni esterne. Infatti, quando nacque il Regno d\u2019Italia la chiesa protest\u00f2 in modo veemente anche per via del fatto che lo Stato italiano \u2013 del tutto logicamente \u2013 aveva deciso che la sua capitale sarebbe stata Roma (non era ancora successo questo, ma and\u00f2 cos\u00ec). E Alessandro Manzoni, piuttosto che ripudiare il Regno d\u2019Italia prefer\u00ec mantenere la propria coerenza intellettuale e morale e mor\u00ec scomunicato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Detto ci\u00f2, il punto centrale non \u00e8 tanto difendere Manzoni dai suoi detrattori attuali, i quali naturalmente si fermano ai titoli di giornale senza leggere tutto il resto, quanto constatare che <\/em>I promessi sposi<em> vengono oggi letti troppo poco. Il problema non \u00e8 teorico: \u00e8 pratico. Il romanzo \u00e8 spesso presente nei programmi scolastici solo formalmente. Molti studenti lo conoscono per sommi capi, attraverso riassunti o spiegazioni frammentarie, ma non lo leggono davvero nella sua interezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In passato la scuola non si poneva nemmeno il problema se affrontare o meno <\/em>I promessi sposi<em>: l\u2019insegnante sapeva che al secondo anno il romanzo andava fatto e, ogni settimana, proponeva un capitolo ai propri allievi. Gli studenti, naturalmente, non erano entusiasti \u2013 come non lo erano per la matematica, la grammatica o il latino. E del resto non lo eravamo neanche noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 evidente: se ti chiedono se preferisci giocare a pallone o fare latino, la risposta \u00e8 ovvia ancora oggi. Per\u00f2, gli insegnanti non si scomponevano e portavano avanti il lavoro con continuit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oggi, invece, con un atteggiamento pi\u00f9 \u201cattento\u201d o, a volte, eccessivamente prudente \u2013 \u201ccasomai si traumatizzano\u201d, \u201cmeglio non forzare\u201d e cos\u00ec via \u2013 la situazione \u00e8 cambiata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Secondo me, nella pratica, <\/em>I promessi sposi<em> vengono affrontati al secondo anno del liceo solo sulla carta o poco pi\u00f9. Una buona parte degli studenti, anche tra quelli che seguo io a Lettere, non li ha mai letti davvero. Ne conoscono il contenuto generale, certo, anche perch\u00e9 altrimenti non supererebbero l\u2019esame \u2013 su Manzoni non si pu\u00f2 non sapere nulla \u2013 ma parlare di una lettura approfondita e completa \u00e8 ormai, nella maggior parte dei casi, un\u2019eccezione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il dibattito sullo spostamento del romanzo al quarto anno, quindi, appare secondario. Il fatto che il ministro e Valditara voglia spostarne lo studio dal secondo al quarto anno, mi lascia sostanzialmente indifferente. Il punto non cambia se non si affronta il vero problema: la qualit\u00e0 della lettura. Temo, invece, che spostare <\/em>I promessi sposi<em> pi\u00f9 avanti e ridurli a una sorta di macchietta o a un riassunto generato dall\u2019intelligenza artificiale possa rappresentare, di fatto, l\u2019anticamera della loro progressiva eliminazione dalla scuola italiana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io non voglio fare un discorso moralistico, per\u00f2 francamente tra il far leggere una prosa impegnata \u2013 una prosa civile, complessa, strutturata \u2013 e il sostituirla con testi semplificati, si perde qualcosa di fondamentale. Si tratta di una scrittura articolata, con periodi che possono arrivare anche a cinquanta parole, non a cinque come siamo ormai abituati a vedere, scrivere e leggere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Leggere testi complessi, con periodi lunghi e articolati, \u00e8 un esercizio fondamentale. Se questo viene meno, si indebolisce anche la capacit\u00e0 di comprendere strutture linguistiche e concettuali complesse.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Eppure credo che valga ancora la pena leggere i classici cos\u00ec come sono stati concepiti, senza ridurli o semplificarli eccessivamente, nel rispetto dell\u2019impianto con cui sono stati pensati dai loro autori e, per cos\u00ec dire, dai \u201csaggi legislatori\u201d del canone scolastico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo motivo, <\/em>I promessi sposi<em> possono tranquillamente restare dove sono sempre stati collocati. Il punto non \u00e8 spostarli, ma leggerli davvero.<\/em> <em>Perch\u00e9 cominci a eliminare <\/em>I Promessi sposi<em> cominci a fare i riassunti con l\u2019intelligenza artificiale della <\/em>Divina Commedia<em> cominci a non sapere se Boccaccio del quindicesimo secolo del quattordicesimo del tredicesimo o del ventesimo e poi il rischio \u00e8 quello che oggi si denuncia sempre pi\u00f9 spesso: un progressivo aumento dell\u2019analfabetismo funzionale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Condivido le riflessioni di Marcello. L\u2019idea di spostare o ridurre la presenza de <em>I promessi sposi<\/em> nel percorso scolastico non \u00e8 una questione neutra o organizzativa, ma rischia di avere conseguenze pi\u00f9 profonde di quanto possa sembrare. Il pericolo \u00e8 che questo tipo di operazione diventi il primo passo verso un progressivo indebolimento del rapporto con i classici, fino a una loro marginalizzazione o a una loro trasformazione in versioni semplificate e impoverite. E con essa si perderebbe qualcosa di essenziale: non solo un patrimonio letterario, ma anche un modello di lingua e di struttura del pensiero. I classici non servono soltanto a conoscere la nostra tradizione culturale, ma anche a esercitare la mente su forme linguistiche e sintattiche complesse, molto lontane dalla comunicazione rapida e ridotta a cui oggi siamo sempre pi\u00f9 abituati. Il rischio pi\u00f9 grande non \u00e8 solo quello di \u201cperdere Manzoni\u201d, ma di perdere gradualmente l\u2019abitudine alla complessit\u00e0, sostituita da forme sempre pi\u00f9 brevi, semplificate e standardizzate di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dulcis in fundo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tiramis\u00f9 arriva in tavola con il suo sapore deciso. Mentre lo servo, la conversazione si distende. Ci\u00f2 che chiamiamo \u201cclassico\u201d non riguarda soltanto i libri. \u00c8 qualcosa che resiste nel tempo: un equilibrio, una forma, un modo di guardare il mondo. Vale per certi gesti, per certe abitudini, ma anche per quei testi che continuiamo a leggere e interrogare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro <em>I Promessi sposi<\/em>, per esempio, si muovono dinamiche che ci appartengono ancora: la costruzione della verit\u00e0, la paura collettiva, il bisogno di trovare colpevoli, il rapporto con il potere. Cambiano i contesti, cambiano i nomi, ma l\u2019essere umano resta sorprendentemente simile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo il problema non \u00e8 stabilire se un classico sia ancora \u201cattuale\u201d. Il punto \u00e8 capire se siamo ancora capaci di accompagnarlo, di renderlo vivo, di entrarci dentro davvero. E forse, pi\u00f9 che chiederci cosa togliere, dovremmo tornare a domandarci come restituire senso e profondit\u00e0 alla lettura.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciare andare un interlocutore acuto, appassionato e piacevole come Marcello non \u00e8 semplice. Spero davvero di poterlo invitare nuovamente, per continuare a riflettere insieme e condividere conversazioni belle e stimolanti come quella di questa sera.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 1 &#8211; continua ) <\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/09\/indovina-chi-viene-a-cena-la-lingua-di-manzoni-ci-fa-uguali-ma-lanalfabetismo-funzionale-e-un-pericolo-i-classici-ci-fanno-migliori-ma-bisogna-leggerli-per-intero\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/09\/indovina-chi-viene-a-cena-la-lingua-di-manzoni-ci-fa-uguali-ma-lanalfabetismo-funzionale-e-un-pericolo-i-classici-ci-fanno-migliori-ma-bisogna-leggerli-per-intero\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini ________________ Nella prima puntata di questa rubrica, mi sembra naturale fare un passo indietro. 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