{"id":259081,"date":"2026-05-16T00:03:00","date_gmt":"2026-05-15T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259081"},"modified":"2026-05-15T16:22:17","modified_gmt":"2026-05-15T14:22:17","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-ognuno-di-noi-ha-diritto-allemancipazione-alla-liberta-e-al-benessere-questa-e-la-vera-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/16\/indovina-chi-viene-a-cena-ognuno-di-noi-ha-diritto-allemancipazione-alla-liberta-e-al-benessere-questa-e-la-vera-rivoluzione\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ &#8220;Ognuno di noi ha diritto all\u2019emancipazione, alla libert\u00e0 e al benessere. Questa \u00e8 la vera  rivoluzione&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1062\" class=\"wp-image-259085\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/bunacovermi-1536x1020.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini _________________ <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera la terrazza cambia volto. Tovagliette americane e tovaglioli dello stesso colore, come una base comune che tiene insieme lo spazio. Sopra, piatti dalle tonalit\u00e0 diverse, ognuno a rappresentare una sfumatura emotiva differente, come se ogni posto a tavola raccontasse un modo diverso di sentire e di stare in relazione con gli altri. Il colore dei bicchieri di vetro corrisponde a quello dei piatti corrispondenti. Anche le posate hanno il manico in resina coordinato, un modo per riconoscere, come le anime simili che si riconoscono tra tante. Al centro della tavola, un insieme di pietre lisce e naturali, tra le quali si intrecciano piccoli elementi vegetali delicati, come la Mimosa pudica, che aggiungono una dimensione viva e sensibile alla composizione, quasi a suggerire un equilibrio tra ci\u00f2 che \u00e8 stabile e ci\u00f2 che \u00e8 sensibile, tra ci\u00f2 che resta e ci\u00f2 che reagisce, con le sue foglie che si ripiegano al minimo tocco o al calare della luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo il muretto della terrazza, a distanza regolare, piccole candele che profumano leggermente di lavanda, odore che calma il respiro prima ancora di iniziare a parlare. Esse disegnano una luce morbida e continua, che vuole accompagnare la cena, con discrezione. Le candele non servono a fare scena, non vogliono creare un effetto da rivista romantica, ma rimangono una accanto all\u2019altra, con una luce soffusa e costante. \u00c8 gi\u00e0 sera e quella luce non illumina tutto, abbraccia. Rende i contorni pi\u00f9 morbidi, quasi come se invitasse a parlare piano.<\/p>\n\n\n\n<p>In sottofondo una musica contemporanea, che pochi conoscono, gli StrayKids, un gruppo coreano che, contrariamente a quanto spesso si dice delle nuove generazioni, restituisce invece l\u2019immagine di un linguaggio emotivo diretto e senza vergogna. Nei loro testi, le emozioni non vengono nascoste ma nominate, attraversate, condivise. \u00c8 proprio questa capacit\u00e0 di dare voce al sentire, anche quando \u00e8 complesso o contraddittorio, a renderla una colonna sonora coerente con la serata.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Stasera, in modo particolare, non si tratta solo di mangiare insieme, ma di provare a dare un nome a qualcosa che spesso sentiamo senza saperlo pronunciare. Perch\u00e9 se \u00e8 vero, come dicevamo la settimana scorsa con il professore Aprile, che il nostro lessico si sta impoverendo, il rischio pi\u00f9 grande non \u00e8 scrivere male un tema, ma non avere pi\u00f9 le parole per definire ci\u00f2 che proviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo clima di luci basse e parole che sembrano chiedere attenzione, arriva la mia ospite.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La mia ospite di questa sera \u00e8 Michela Maffei, psicologa clinica. \u00c8 nata a Salerno nel 1971, vive e lavora a Lecce. Ha conseguito la laurea Magistrale in Psicologia dell\u2019intervento nei contesti relazionali e sociali presso l\u2019Universit\u00e0 del Salento con la votazione di 110\/110 e lode. Ha proseguito la formazione presso Afips \u2013 Associazione per la formazione e l\u2019intervento psicosociale di Lecce \u2013 occupandosi dello Sportello d\u2019Ascolto psicologico all\u2019Istituto \u201cA. De Pace\u201d di Lecce rivolto a studenti, docenti e famiglie. Ha anche una laurea in Scienze Politiche presso l\u2019Istituto Universitario Orientale di Napoli ed \u00e8 giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1536\" height=\"2047\" class=\"wp-image-259197\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/AABBCC.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/AABBCC.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/AABBCC-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/AABBCC-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/AABBCC-1153x1536.jpg 1153w\" sizes=\"(max-width: 1536px) 100vw, 1536px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Non un ingresso formale, ma quasi naturale: come se fosse sempre stata qui, a sedere a questa tavola. \u00c8 proprio questo il senso della serata: sentirsi abbastanza a proprio agio da poter dire anche ci\u00f2 che di solito si trattiene. Perch\u00e9 spesso, anche con le persone che amiamo, facciamo fatica a mostrarci per quello che siamo davvero. Come se mettere a nudo le emozioni fosse una forma di debolezza, pi\u00f9 che di verit\u00e0. Eppure, mai come oggi, i sentimenti sembrano diventati qualcosa da controllare, da filtrare, quasi da nascondere. Ci si espone continuamente, ma raramente ci si racconta davvero. Probabilmente \u00e8 questa la contraddizione pi\u00f9 grande del nostro tempo: essere sempre visibili, ma non sempre riconoscibili. E allora mi chiedo se questo vale anche per i pi\u00f9 giovani, che spesso sembrano distratti, immersi in stimoli continui, in immagini, in giudizi veloci. E che a volte, per questa ragione, fanno pi\u00f9 fatica a fermarsi, a riflettere su ci\u00f2 che sentono, su ci\u00f2 che fanno e dicono.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le prime chiacchiere, arrivano in tavola dei cornetti salati, dorati, invitanti. Dentro, un ripieno semplice: prosciutto crudo e stracchino. Due elementi diversi che si incontrano in modo naturale. Uno dal sapore pi\u00f9 deciso, l\u2019altro pi\u00f9 delicato. E all\u2019inizio sembra basti questo: stare insieme, funzionare, piacere subito. Poi per\u00f2, come spesso accade, il primo morso non dice tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 cos\u00ec anche nella vita di tutti i giorni, vediamo ci\u00f2 che ci colpisce, ci\u00f2 che ci affascina, ma non sempre ci\u00f2 che resta.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre si rompe il ghiaccio, tra un assaggio e l\u2019altro, la conversazione si fa pi\u00f9 aperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 ancora una direzione precisa, ma l\u2019aria inizia a farsi pi\u00f9 attenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio in questo momento, quando tutto sembra semplice e leggero, che vale la pena iniziare a guardare un po\u2019 pi\u00f9 da vicino ci\u00f2 che spesso diamo per scontato: il modo in cui impariamo a stare con gli altri, fin da subito, fin da piccoli.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando parliamo di educazione sentimentale, non parliamo solo di relazioni di coppia, ma del modo in cui impariamo fin da piccoli a stare con gli altri: a riconoscere le emozioni, a rispettarle e a gestirle. Secondo te, oggi questo tipo di educazione esiste davvero, oppure lo stiamo ancora imparando da soli, spesso nel modo sbagliato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>La prima \u201ceducazione sentimentale\u201d viene impartita dal padre e dalla madre. In particolare la diade madre-bambino \u00e8 la relazione primaria costituente l\u2019apprendistato emozionale. Lo psicoanalista Peter Fonagy parla di &#8216;funzione riflessiva&#8217; che viene svolta dalla madre vs il bambino: in una relazione sana la madre riconosce il bambino come un Soggetto con i suoi stati mentali, emozioni, desideri. Li digerisce e glieli rimanda in una modalit\u00e0 che il bambino pu\u00f2 sostenere. \u00c8 in questo modo che il figlio impara a riconoscere e a regolare le sue emozioni. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ad esempio se un bambino cade e la madre inizia a piangere, anticipa la reazione del figlio al quale trasmette ansia incontrollata, invece di calma e sicurezza, causandone il pianto. Dunque la capacit\u00e0 di riconoscere, regolare ed esprimere le proprie emozioni si sviluppa nella relazione primaria. L\u2019ambiente sociale e la cultura contribuiscono sinergicamente al potenziamento di questa capacit\u00e0 che \u00e8 essenziale per uno sviluppo tipico. Le cronache registrano spesso l\u2019assenza del polso emozionale nei giovani che per primi denunciano apatia e noia al confine con la depressione e con l\u2019alessitimia ossia l\u2019analfabetismo emotivo. Oppure i media evidenziano episodi di violenza in cui al contrario esplode la distruttivit\u00e0. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sergio Martella, psicoterapeuta di Lecce, a proposito della &#8216;devianza&#8217; giovanile (si pensi al recente episodio in cui uno studente tredicenne di Bergamo ha cercato di uccidere l\u2019insegnante di francese) rintraccia una molteplicit\u00e0 di cause che descrivono il livello di involuzione della nostra societ\u00e0, dal controllo elettronico fin dall&#8217;asilo, ai videogiochi psicogeni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em> <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Infine l\u2019assenza di una grammatica affettiva esprime oltre a relazioni affettive disfunzionali in ambito familiare, anche la povert\u00e0 culturale artatamente voluta da un sistema culturale in declino che mortifica le coscienze e la consapevolezza. <em>Lev Sem\u00ebnovi\u010d Vygotskij, psicoanalista russo definito dai contemporanei il \u201cMozart della psicologia\u201d<\/em>, fece una scoperta fondamentale: il linguaggio si sviluppa solo nelle relazioni e diventa pensiero. Quindi la parola costruisce il pensiero e non viceversa. Nella deriva culturale attuale in cui i bambini leggono al massimo il \u201cdiario della schiappa\u201d che non pu\u00f2 essere un eroe con cui identificarsi e un bacino di parole da cui attingere, si comprende perch\u00e9 crescano giovani apatici incapaci di riconoscere ed esprimere le loro emozioni&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un quadro complesso quello che ci presenta Michela: da un lato la biologia dell\u2019amore (la diade), dall\u2019altro un sistema culturale che sembra voler inaridire il pensiero togliendo le parole ai ragazzi. Siamo figli delle parole che ci sono state donate: se la famiglia \u00e8 il primo alfabeto e la cultura il vocabolario, l\u2019analfabetismo emotivo di oggi \u00e8 il grido di una generazione a cui abbiamo tolto il diritto di narrare se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva il primo pennette con pesto di pistacchi e speck. Esso gioca sui contrasti: la dolcezza del pistacchio, il sapore deciso dello speck. Due elementi che, da soli, direbbero cose diverse, ma che insieme cercano un equilibrio. E qui comincia la parte pi\u00f9 vera: quando smettiamo di immaginare l\u2019altro come lo vorremmo e iniziamo a fare i conti con ci\u00f2 che \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte funziona, a volte meno. Ma \u00e8 l\u00ec che una relazione prende forma.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Michela, quando ci relazioniamo con qualcuno, quanto di noi arriva davvero cos\u00ec com\u2019\u00e8 e quanto invece \u00e8 gi\u00e0 un po\u2019 filtrato, costruito prima ancora dell\u2019incontro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Tu mi stai chiedendo se siamo autentici o indossiamo delle maschere, uno nessuno e centomila. Entrambi i comportamenti. La letteratura, la filosofia, il teatro \u2013 terapeutico e non \u2013 si occupano da sempre di questa domanda: chi siamo? E ammesso che sappiamo chi siamo, il nostro essere \u00e8 pienamente compreso dagli Altri? Lacan indica come Altro la parola, l\u2019inconscio strutturato come un linguaggio. Quindi anche la psicologia si pone questa domanda e soprattutto nella clinica, ossia nell\u2019incontro con il disagio, la sofferenza, la psicopatologia. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La psicologia del ciclo di vita studia il processo attraverso il quale il bambino diventa uomo attraverso le relazioni primarie ovvero il rapporto affettivo con la madre e con il padre. La qualit\u00e0 della relazione affettiva primaria \u2013 se improntata al possesso e al legame oppure al rispetto dell\u2019originalit\u00e0 e della differenza della nuova vita che si sviluppa \u2013 predice il tipo di uomo e di donna che diventiamo. In questo senso i genitori sono il destino di un uomo e i modelli delle sue relazioni future, nel bene e nel male, pi\u00f9 o meno nevrotiche. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Con queste premesse si pu\u00f2 rispondere alla domanda: per essere noi stessi dobbiamo capire chi siamo e qual \u00e8 la nostra identit\u00e0. Nelle relazioni, paradossalmente, anche se stiamo erigendo delle difese e costruiamo una maschera, siamo sempre noi stessi, perch\u00e9 agiamo secondo le nostre premesse affettive. L\u2019 Altro pu\u00f2 non capire subito la nostra personalit\u00e0, ma gli scambi avvengono a livello inconscio, per cui nessuna comunicazione, in questo senso, pu\u00f2 sottrarsi all\u2019autenticit\u00e0 e l\u2019essenza dell\u2019essere rimane intatta<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Forse il punto non \u00e8 scegliere tra autenticit\u00e0 e maschera, ma comprendere quanto anche le nostre difese raccontino chi siamo davvero. Pirandello probabilmente sorriderebbe: dietro ogni maschera continua comunque a pulsare, ostinata, la verit\u00e0 dell\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per secondo arriva un polpettone. Un piatto in tema con la serata: non mostra subito il suo condimento, ma nasconde molto pi\u00f9 di quanto sembri. Ingredienti diversi, consistenze diverse, che da soli non basterebbero. Come il polpettone tiene insieme ingredienti diversi grazie al formaggio fuso, cos\u00ec le relazioni hanno bisogno di un \u201clegante\u201d che spesso \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di mostrarsi fragili. L\u2019amore smette di essere qualcosa di spontaneo e diventa qualcosa che si costruisce, pezzo dopo pezzo. Anche quando non \u00e8 perfetto. Del resto, un \u201csentimento frullato\u201d (ovvero semplificato, senza sfumature) toglie sapore alla vita stessa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 oggi facciamo cos\u00ec fatica a mostrarci vulnerabili anche nelle relazioni in cui dovremmo sentirci pi\u00f9 al sicuro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Con le premesse fatte, si pu\u00f2 comprendere che scegliamo di costruire relazioni basate su sentimenti di fiducia e sicurezza e valori di rispetto e di dignit\u00e0 quando i nostri genitori ci hanno cresciuto con questi criteri. Un individuo riconosciuto come Soggetto, proprietario del proprio ruolo sessuale ed interprete della propria vita, ha fiducia in se stesso e si permette di avere fiducia negli Altri che sceglier\u00e0 in maniera inconscia, ma secondo modelli introiettati, senza incorrere in rischi e pericoli. Viceversa la violenza subita in casa in varie forme \u2013 da quella fisica alle umiliazioni, manipolazioni, disconoscimento, abuso psicologico&nbsp;\u2013 diventa la causa di comportamenti aggressivi e distruttivi. Si pensi alle donne che scelgono uomini che le picchiano e purtroppo espongono anche i figli a questa violenza: esse sono costrette dalla coazione a ripetere gli stessi maltrattamenti che hanno subito in famiglia dai genitori. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo smantella la narrazione imperante sul femminicidio: la violenza non ha genere, non \u00e8 diretta contro le donne. Inoltre i dati statistici smentiscono questo falso mito creato a fini di controllo sociale: percentuali di donne uccise 0,075 per cento su 100mila abitanti e 0,15 per cento su 100mila donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Una riflessione ricca e articolata che parte da temi psicologici importanti come il ruolo delle esperienze primarie nella costruzione dei legami. Un argomento complesso, che nella letteratura psicologica \u00e8 interpretato anche secondo prospettive diverse.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Arriva il sorbetto, essenziale, pulito, quasi neutro. Un momento che sembra semplice, ma che in realt\u00e0 ha qualcosa di necessario: interrompe il flusso, rinfresca, riporta chiarezza. Perch\u00e9 quando si parla di sentimenti non si dovrebbe mai essere \u201canestetizzati\u201d, ma presenti, lucidi.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questo piccolo spazio tra una parola e l\u2019altra che diventa importante: dopo ci\u00f2 che Michela ha detto, vale la pena lasciare sedimentare, senza affrettare subito un nuovo livello di discorso. Non per cambiare tema, ma per permettere a ci\u00f2 che \u00e8 stato detto di restare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi i pi\u00f9 giovani sembrano molto esposti a stimoli e immagini, ma spesso sono privi della \u201cgrammatica\u201d necessaria per tradurre quegli stimoli. Se il lessico dei sentimenti si riduce a pochi aggettivi piatti, come si fa a distinguere la malinconia dalla noia, o l\u2019attrazione dall&#8217;amore? Secondo te, questa povert\u00e0 di parole ci rende pi\u00f9 fragili?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Purtroppo i giovani sono il bersaglio del programma di controllo che inizia dalla culla: lo stile genitoriale improntato al possesso materno caratteristico dei paesi familistici sud-europei \u2013 per cui pi\u00f9 che di patriarcato occorre riconoscere che viviamo in un matriarcato \u2013 appiattisce i giovani su posizioni regressive e depressive. Si tratta di una involuzione che intacca pi\u00f9 livelli: dalla famiglia alla scuola passando per le universit\u00e0, dagli affetti al linguaggio che ne \u00e8 l\u2019espressione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il primato del potere affettivo materno nei paesi del Mediterraneo, inteso come blocco delle istanze di sviluppo dei figli,   genera malinconia, distruttivit\u00e0 e violenza. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando mi hai proposto l\u2019intervista mi hai parlato di educazione sentimentale, ma Flaubert si limitava a registrare dei comportamenti, mentre noi operatori della salute mentale abbiamo la responsabilit\u00e0 di riconoscere, prevenire e curare il disagio. Responsabilit\u00e0 che pesa anche sui cittadini in termini di consapevolezza. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi non di educazione sentimentale abbiamo bisogno, ma di una corretta igiene affettiva, di cultura, consapevolezza e rispetto umano diffusi proprio nelle famiglie a partire dal padre e dalla madre. Per tutti questi motivi ho aperto uno sportello psicologico presso l\u2019Associazione Tesla accessibile a tutti i cittadini fino a maggio: \u201cOgni individuo ha diritto all\u2019emancipazione, alla libert\u00e0 e al benessere. Questa \u00e8 la rivoluzione\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In questa riflessione, Michela tocca temi profondi e complessi sulla struttura della nostra societ\u00e0. Mi sembra particolarmente prezioso il suo richiamo alla responsabilit\u00e0: l\u2019idea che non basti \u201cosservare\u201d i sentimenti, ma che occorra una vera e propria igiene affettiva. \u00c8 un invito potente a riscoprire i ruoli all\u2019interno della famiglia e a promuovere una cultura del rispetto che parta proprio dalla consapevolezza dei genitori. \u00c8 qui, in questa \u201crivoluzione\u201d del benessere e della libert\u00e0 individuale, che risiede la sfida educativa pi\u00f9 grande per il nostro territorio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il peso di queste parole si deposita tra noi, scivolo un attimo in cucina. Porto in tavola il dolce, panna cotta con marmellata di frutti di bosco, dove la tenerezza incontra una nota pi\u00f9 vivace e leggermente acidula, in un equilibrio che ricorda certi sentimenti quando riescono a convivere senza sovrastarsi. Una consistenza morbida, essenziale, con una dolcezza non esagerata. \u00c8 un dessert bilanciato come dovremmo essere tutti con i nostri sentimenti. E forse \u00e8 anche questo che, col tempo, si impara a riconoscere nelle relazioni non ci\u00f2 che colpisce di pi\u00f9, ma ci\u00f2 che resta saldo, senza dover continuamente dimostrare qualcosa. E a volte, la semplicit\u00e0 \u00e8 la forma pi\u00f9 matura di equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il linguaggio \u00e8 il primo nutrimento del pensiero, oggi stiamo offrendo ai nostri ragazzi una dieta fatta di silenzi e schermi. Non possiamo stupirci se la loro fame di essere \u201cvisti\u201d e riconosciuti si trasforma in un morso violento, l\u2019unico modo che resta, a chi non ha ricevuto le parole, per tradurre il proprio battito in vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di questo percorso, resta un\u2019idea semplice ma non banale: l\u2019educazione sentimentale \u2013 o meglio, l\u2019igiene sentimentale \u2013 non \u00e8 qualcosa che si insegna una volta per tutte, ma qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso le esperienze, gli errori, le relazioni che viviamo. Imparare a riconoscere ci\u00f2 che sentiamo, a rispettarlo e a non averne paura \u00e8 forse una delle forme pi\u00f9 concrete di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo riguarda tutti: non solo i giovani, ma chiunque continui a mettersi in relazione con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 stare con qualcuno non significa solo condividere momenti, ma imparare, ogni volta, a capire meglio anche se stessi. E forse crescere, in fondo, \u00e8 imparare a non temere ci\u00f2 che proviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre la brezza della sera spegne l\u2019ultima candela, capisco che l\u2019educazione sentimentale non \u00e8 un libro da studiare, ma una pratica quotidiana. Nella mia testa risuona la massima di Michela \u00abOgni individuo ha diritto all\u2019emancipazione, alla libert\u00e0 e al benessere. Questa \u00e8 la rivoluzione.\u00bb Una rivoluzione gentile, che non si fa nelle piazze ma tra i piatti di una cena condivisa, dove il benessere non \u00e8 un lusso, ma la base necessaria perch\u00e9 ogni sentimento possa fiorire. Emanciparsi, in fondo, significa avere il coraggio di sedersi a tavola senza maschere, rivendicando il diritto di essere fragili per poter diventare finalmente liberi.<\/p>\n\n\n\n<p>Salutando la mia gradita ospite, mi accorgo che la tavola, ora scompigliata, \u00e8 pi\u00f9 bella di quando era perfetta: perch\u00e9 ci sono i segni di un incontro vero. E forse crescere \u00e8 proprio questo: accettare che il \u201cdisordine\u201d delle emozioni \u00e8 ci\u00f2 che ci rende umani. Capisco che educare i sentimenti significa, prima di tutto, restituire dignit\u00e0 alle parole che li abitano.<\/p>\n\n\n\n<p>_______________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 2 &#8211; continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/16\/indovina-chi-viene-a-cena-ognuno-di-noi-ha-diritto-allemancipazione-alla-liberta-e-al-benessere-questa-e-la-vera-rivoluzione\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/16\/indovina-chi-viene-a-cena-ognuno-di-noi-ha-diritto-allemancipazione-alla-liberta-e-al-benessere-questa-e-la-vera-rivoluzione\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini _________________ Questa sera la terrazza cambia volto. Tovagliette americane e tovaglioli dello stesso colore, come una base comune che tiene insieme lo spazio. Sopra, piatti dalle tonalit\u00e0 diverse, ognuno a rappresentare una sfumatura emotiva differente, come se ogni posto a tavola raccontasse un modo diverso di sentire e di stare in relazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":259085,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/259081"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=259081"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/259081\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":259199,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/259081\/revisions\/259199"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/259085"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=259081"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=259081"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=259081"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}