{"id":259429,"date":"2026-05-22T11:56:48","date_gmt":"2026-05-22T09:56:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259429"},"modified":"2026-05-22T12:03:35","modified_gmt":"2026-05-22T10:03:35","slug":"linviato-ignoto-almerigo-grilz-e-il-peso-del-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/22\/linviato-ignoto-almerigo-grilz-e-il-peso-del-silenzio\/","title":{"rendered":"L&#8217;INVIATO IGNOTO: ALMERIGO GRILZ E IL PESO DEL SILENZIO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1250\" height=\"879\" class=\"wp-image-259435\" style=\"width: 900px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Grilz.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Grilz.jpg 1250w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Grilz-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Grilz-1024x720.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Grilz-768x540.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1250px) 100vw, 1250px\" \/>di&nbsp;<strong>Valerio Melcore<\/strong>________A trentanove anni dalla sua morte, il muro di gomma inizia finalmente a incrinarsi. Solo da qualche tempo l&#8217;Italia ha cominciato a ricordare un grande giornalista. Nella sua Trieste si organizzano mostre con i suoi scatti da mezzo mondo, si presentano libri, gli si intitola una strada. Eppure, fino a ieri, di questo reporter non si conosceva nemmeno il luogo della sepoltura. Dove non \u00e8 arrivato lo Stato italiano, sono arrivati l\u2019affetto e la caparbiet\u00e0 di due amici e colleghi, Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, che si sono recati in Mozambico e hanno rintracciato la sua tomba. Oggi sappiamo che Almerigo Grilz riposa all\u2019ombra di un grande albero in Africa.<br>Ma a cosa si deve questa congiura del silenzio, durata per quasi quarant&#8217;anni? <br>IL PRIMO CADUTO (E DIMENTICATO) DEL SOPO GUERRA<\/p>\n\n\n\n<p>A spiegarlo \u00e8 lo stesso Micalessin, che con Biloslavo e Grilz fond\u00f2 da giovanissimo l\u2019agenzia&nbsp;<em>Albatross<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQualcuno l\u2019ha definito l\u2019inviato ignoto. Si chiamava Almerigo Grilz, era triestino ed \u00e8 morto il 19 maggio del 1987 a Caia, in Mozambico, colpito alla testa da un proiettile mentre filmava una battaglia. \u00c8 stato il primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dopo la seconda guerra mondiale. A tutt\u2019oggi resta, per\u00f2, quello pi\u00f9 ignorato, trascurato e dimenticato nella storia del giornalismo italiano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene spontaneo un paragone, doloroso ma necessario. Pensiamo a Giulio Regeni, un altro giovane italiano che cercava di documentare una realt\u00e0 complessa in terra d&#8217;Africa e vi ha trovato la morte. Giustamente, i media, la politica e l&#8217;opinione pubblica si sono mobilitati per non far cadere la sua storia nell&#8217;oblio. Oggi non c\u2019\u00e8 italiano che non conosca il suo nome. Per Almerigo Grilz, invece, il sistema dell&#8217;informazione non ha mai speso una parola.<br>IL RAGAZZO CON IL &#8220;MAXI&#8221; CAPPOTTO NERO<\/p>\n\n\n\n<p>Io Almerigo l\u2019ho conosciuto prima che diventasse un reporter di fama internazionale. Erano gli anni in cui la politica si faceva per convinzione e non per convenienza, anni in cui militare a destra significava rischiare il pestaggio o la galera ogni giorno. Grilz era il Segretario del Fronte della Giovent\u00f9 di Trieste; ci incontravamo a Roma, in via Quattro Fontane, durante le direzioni nazionali presiedute da un giovane Gianfranco Fini.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ricordo come fosse ieri: un ragazzo alto, magro (all&#8217;epoca, tolto Marco Tarchi, lo eravamo un po&#8217; tutti), lo sguardo sveglio, l&#8217;aria scanzonata e un sorriso perenne. L&#8217;ultima volta che lo vidi indossava un cappotto nero lunghissimo, un &#8220;maxi&#8221; in pelle come voleva la moda del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La Trieste di Grilz era il fulcro della giovent\u00f9 di destra in Italia: nelle scuole medie superiori il 45% degli studenti si dichiarava di destra. Durante una riunione a Roma lo presi da parte per farmi spiegare la loro strategia. Mi smont\u00f2 subito l&#8217;idea che dipendesse dal fatto di essere una citt\u00e0 di frontiera:&nbsp;<em>\u00abAnche a Trieste la sinistra spadroneggiava impunita\u00bb<\/em>, mi spieg\u00f2. Le cose erano cambiate quando il Fronte aveva iniziato a ribattere colpo su colpo, prima sul piano dialettico nelle scuole e poi con la presenza fisica nelle piazze, potendo contare sul supporto concreto degli adulti del MSI locale. Una coesione generazionale che a Lecce, la mia citt\u00e0, ci manc\u00f2, spingendomi col tempo ad abbandonare l&#8217;attivismo.<br><br>DAL FANGO DELLE TRINCEE AL CINISMO DEI MEDIA<br>Qualche anno dopo, a Bergamo, Mirko Tremaglia mi raccont\u00f2 che Almerigo era diventato un reporter di prim&#8217;ordine. Le sue immagini e i suoi servizi erano contesi dalle pi\u00f9 importanti reti mondiali \u2014 come la&nbsp;<em>Nbc<\/em>&nbsp;e la&nbsp;<em>Cbs<\/em>&nbsp;\u2014, scriveva in perfetto inglese per il&nbsp;<em>Sunday Times<\/em>&nbsp;e il&nbsp;<em>Der Spiegel<\/em>. Facevo il tifo per lui, consapevole di quanto fosse difficile per chi arrivava da quella storia farsi strada nel mondo del lavoro, ma tremavo per i rischi che correva in quei teatri di guerra dimenticati dove gli altri inviati non avevano il coraggio di mettere piede.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando cadde in Mozambico nel 1987, la reazione di certa stampa italiana fu spietata.&nbsp;<em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>, organo del Partito Comunista Italiano, titol\u00f2 gelida:&nbsp;<strong>\u00abMorto mercenario triestino\u00bb<\/strong>. E quando Paolo Frajese ebbe il coraggio di dedicargli un servizio sul Tg1, il comitato di redazione della RAI protest\u00f2 vibratamente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica colpa di Almerigo \u00e8 stata quella di non aver mai rinnegato il proprio passato. Come fa notare amamaramente Micalessin, illustri firme del giornalismo italiano come Gad Lerner, Ezio Mauro, Paolo Mieli, Toni Capuozzo o Lucia Annunziata sono transitate senza troppi problemi dalle file dell&#8217;estrema sinistra alle poltrone delle pi\u00f9 blasonate redazioni. Grilz no. Grilz ha commesso l&#8217;errore fatale di morire prima di poter passare, insieme a Gianfranco Fini e a un&#8217;intera classe dirigente, attraverso la &#8220;purificazione&#8221; della svolta di Fiuggi. Quel mancato passaggio lo ha condannato allo stigma eterno del &#8220;fascista&#8221;, un&#8217;etichetta che per anni ha blindato l&#8217;accesso alla memoria istituzionale dell&#8217;Ordine dei Giornalisti e del sindacato. <br>LE COLPE DI UNA DESTRA SENZA MEMORIA<\/p>\n\n\n\n<p>Se la sinistra ha fatto cultura e informazione a proprio uso e consumo, la colpa \u00e8 anche di una destra politicamente e culturalmente incapace. Una destra che per anni si \u00e8 fatta guidare da un leader le cui televisioni promuovevano quotidianamente messaggi e personaggi cari all&#8217;area progressista.<\/p>\n\n\n\n<p>Il disinteresse per Grilz ha contagiato persino i suoi ex compagni di strada. Gianfranco Fini, che da giovane segretario del Fronte dormiva regolarmente nella cameretta di Almerigo quando andava a Trieste, si \u00e8 guardato bene, anche da Presidente della Camera, dall&#8217;organizzare un ricordo pubblico per quello che definiva un amico. Alleanza Nazionale, succube di una sudditanza culturale nei confronti della sinistra, non ha mai celebrato negli anni del potere un uomo che rappresentava l&#8217;icona stessa dell&#8217;avventura e dell&#8217;informazione libera.<br>LA TERRA NON COPRE LA PASSIONE<\/p>\n\n\n\n<p>Ci consola il fatto che, nonostante i tentativi di seppellire Almerigo Grilz una seconda volta, il suo ricordo stia riaffiorando con forza. Oggi sono soprattutto i giovani free-lance, gli aspiranti reporter di guerra, a chiedere di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua \u00e8 la storia di un uomo che, in una Trieste sospesa ai confini della Cortina di Ferro, aveva trasformato uno stile di vita in passione politica. Un ragazzo che gi\u00e0 negli anni &#8217;70, unico in un ambiente spesso sclerotizzato, aveva capito l&#8217;importanza fondamentale dell&#8217;immagine, imbracciando cineprese e macchine fotografiche mentre guidava i cortei. E quando le piazze di quei roventi anni smisero di regalare emozioni, lasci\u00f2 le stanze polverose della politica per trasferire la sua sete di verit\u00e0 in prima linea. Perch\u00e9 se il giornalismo era la sua battaglia, l\u2019avventura era la sua vita.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/22\/linviato-ignoto-almerigo-grilz-e-il-peso-del-silenzio\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/22\/linviato-ignoto-almerigo-grilz-e-il-peso-del-silenzio\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Valerio Melcore________A trentanove anni dalla sua morte, il muro di gomma inizia finalmente a incrinarsi. Solo da qualche tempo l&#8217;Italia ha cominciato a ricordare un grande giornalista. Nella sua Trieste si organizzano mostre con i suoi scatti da mezzo mondo, si presentano libri, gli si intitola una strada. 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