{"id":259728,"date":"2026-06-06T00:05:00","date_gmt":"2026-06-05T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259728"},"modified":"2026-05-31T12:49:58","modified_gmt":"2026-05-31T10:49:58","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-confusi-senza-riferimenti-validi-e-soli-i-nostri-ragazzi-di-fronte-al-disagio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/06\/indovina-chi-viene-a-cena-confusi-senza-riferimenti-validi-e-soli-i-nostri-ragazzi-di-fronte-al-disagio\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ TUTTE LE FAMIGLIE FELICI SI ASSOMIGLIANO, OGNI FAMIGLIA INFELICE E&#8217; INFELICE A MODO SUO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1080\" height=\"1920\" class=\"wp-image-259789\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau.jpeg 1080w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau-169x300.jpeg 169w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau-576x1024.jpeg 576w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau-768x1365.jpeg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaau-864x1536.jpeg 864w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini _______________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ferite che impiegano tempo a diventare visibili. Restano sotto traccia, si allargano lentamente dentro relazioni fragili, silenzi troppo lunghi, rabbia che non trova parole. A volte emergono in gesti improvvisi, sproporzionati, difficili da comprendere fino in fondo. E quasi sempre, quando accade, ci si concentra sull\u2019esplosione finale senza guardare davvero ci\u00f2 che l\u2019ha preceduta. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera prover\u00f2 a sedermi proprio l\u00ec, in quello spazio scomodo e pieno di domande: quello del disagio minorile. E lo far\u00f2 con la Dott.ssa Cristiana Baldassarre, psicologa e mediatrice familiare. <\/p>\n\n\n\n<p>Cristiana \u00e8 Presidente e operatrice del Consultorio Diocesano \u201cLa Famiglia\u201d di Lecce, dove si occupa di sostegno genitoriale e mediazione per coppie in separazione. Parallelamente, svolge un\u2019intensa attivit\u00e0 di prevenzione primaria nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio, progettando corsi sull\u2019affettivit\u00e0, l\u2019educazione sessuale e il contrasto al bullismo, oltre a gestire Sportelli d\u2019Ascolto per alunni, genitori e docenti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1062\" height=\"1600\" class=\"wp-image-259790\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai.jpg 1062w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai-680x1024.jpg 680w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai-768x1157.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/aaai-1020x1536.jpg 1020w\" sizes=\"(max-width: 1062px) 100vw, 1062px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa sera tavola e menu dialogheranno con noi. Ogni dettaglio prover\u00e0 a evocare il malessere giovanile, la collera e le fragilit\u00e0 che si esprimono in forme diverse e spesso contraddittorie.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservo il centro tavola prima di sistemarlo definitivamente. \u00c8 un insieme che mi colpisce: non del tutto mio, proprio per questo capace di restituire meglio l\u2019intenzione da cui nasce. Non \u00e8 una cena pensata solo per il gusto. \u00c8 un percorso. Chi si sieder\u00e0 attorno a questo tavolo deve percepire, anche senza spiegazioni, ci\u00f2 che le mie scelte cercano di raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni elemento ha un ruolo preciso nel costruire l\u2019atmosfera. La tavola \u00e8 apparecchiata su carta paglia gialla da frittura, al posto della tovaglia, e d\u00e0 subito un senso di essenzialit\u00e0. La carta paglia non protegge il legno del tavolo, lo espone. Proprio come vorrei esporre questo tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro, un vasetto di terracotta rotto e ricomposto secondo l\u2019arte giapponese del <em>Kintsugi <\/em>accoglie una pianta di aloe.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scelto piatti e bicchieri pesanti, doppi. Perch\u00e9 la fragilit\u00e0 dei ragazzi ha bisogno di un contenitore solido, di un perimetro capace di reggere l\u2019urto della loro rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le posate sono in acciaio semplice, senza dettagli superflui.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio vuoto tra un piatto e l\u2019altro non \u00e8 assenza; \u00e8 il silenzio di chi non ha parole, \u00e8 quella distanza che spesso separa un figlio da un genitore pur sedendo alla stessa tavola.<\/p>\n\n\n\n<p>La terrazza \u00e8 illuminata da due lampade portatili collocate a terra: una davanti al gelsomino, l\u2019altra sul lato opposto, nella zona pi\u00f9 vuota della terrazza. La luce, calda e radente, disegna ombre morbide e lascia il resto dello spazio in penombra. Nel buio della sera, la tavola emerge come unico punto realmente visibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In sottofondo, la musica di Eminem mi sembra la pi\u00f9 adatta. Il rapper scandisce parole come proiettili. \u00c8 la lingua di chi non \u00e8 stato \u201cdigerito\u201d emotivamente e ha dovuto inventarsi un alfabeto da solo, tra le crepe di una casa disfunzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il citofono suona.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La mia ospite \u00e8 arrivata. La conduco in terrazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera ho eliminato l\u2019eccesso, per un argomento cos\u00ec difficile serve l\u2019essenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono silenzi che pesano come macigni. Quelli di chi non risponde, quelli di chi sparisce, quelli di chi non sa come chiedere aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una cosa che faccio fatica ad accettare, per\u00f2. Ho cresciuto i miei figli cercando di trasmettere rispetto, attenzione per l\u2019altro, senso del limite. Non \u00e8 stato sempre semplice, ma era chiaro cosa fosse giusto e cosa no. Per questo oggi mi colpiscono \u2013 e in parte mi spaventano \u2013 certi comportamenti violenti, a volte gratuiti, che vengono liquidati come \u201cragazzate\u201d. \u00c8 una parola che non riesco a usare.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora mi chiedo cosa stia succedendo nel mondo degli adulti. Non tanto per colpa, ma per una difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente a dire dei no, a segnare dei confini, a non giustificare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riesco a non vedere una responsabilit\u00e0, ma allo stesso tempo mi domando se basti questo per spiegare una rabbia che, in alcuni casi, sembra andare oltre.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre porto a tavola l\u2019antipasto \u2013 fagottini con le rape, cibo semplice, da mangiare anche in piedi \u2013 mi torna in mente un\u2019immagine: quella di una generazione che sembra consumare tutto molto in fretta, esperienze, relazioni, perfino emozioni, senza il tempo di fermarsi davvero a riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte ho la sensazione che manchi uno spazio in cui le cose possano sedimentare, prendere forma, avere peso. E quando tutto scorre cos\u00ec velocemente, anche il limite rischia di perdere consistenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando un adolescente compie atti di violenza estrema o apparentemente privi di senso, secondo te dove inizia davvero il percorso che lo porta a quel gesto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Il percorso che porta a certi atti di violenza estrema, o apparentemente privi di senso, \u00e8 diverso per ogni ragazzo che ci troviamo davanti. A volte, purtroppo, tutto nasce persino dalla noia. E nel gruppo anche un gesto inizialmente banale pu\u00f2 trasformarsi in qualcosa di violento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando incontro un minore, lo vedo sempre individualmente. Prima leggo ci\u00f2 che ha commesso, poi per\u00f2 mi trovo davanti ragazzi che, almeno all\u2019apparenza, sembrano quasi incapaci di fare del male. Non degli \u201cangioletti\u201d, certo, ma giovani che spesso non comprendono davvero la gravit\u00e0 delle proprie azioni. Molti dicono: \u00abPensavo che si stesse divertendo\u00bb. \u00c8 ci\u00f2 che accade frequentemente nei casi di bullismo con cui abbiamo a che fare nelle scuole. Spesso veniamo chiamati troppo tardi, quando il danno \u00e8 gi\u00e0 stato fatto. E anche il bullo, preso singolarmente, appare incapace di comprendere fino in fondo ci\u00f2 che ha provocato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La carenza pi\u00f9 grande che vedo, dopo trent\u2019anni di attivit\u00e0 come psicologa dell\u2019et\u00e0 evolutiva, \u00e8 quella dell\u2019empatia. I ragazzi fanno sempre pi\u00f9 fatica a percepire il dolore e il male arrecato agli altri<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mi accorgo che non riesco a rimanere neutra. E non mi basta nemmeno spiegare tutto con l\u2019et\u00e0 o con il momento. Ho l\u2019impressione che qualcosa, nel modo in cui cresciamo e accompagniamo i nostri ragazzi, si sia allentato. Non parlo solo di regole, ma di presenza, di confini, di responsabilit\u00e0 condivise. Forse \u00e8 una lettura parziale, forse \u00e8 il mio sguardo a essere segnato da ci\u00f2 che vedo. Ma \u00e8 da qui che parto. E allora continuo a chiedere a me stessa, ma poi rivolgo il mio dubbio alla mia ospite.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da dove nasce davvero questa rabbia che a volte sembra senza misura? Quanto \u00e8 responsabilit\u00e0 dei ragazzi e quanto degli adulti che li circondano? E soprattutto, stiamo intervenendo quando \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Come dicevo prima, la responsabilit\u00e0 nostra. Non soltanto dei genitori, ma degli adulti in generale, di tutti coloro che hanno a che fare con i ragazzi. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un tempo esistevano valori pi\u00f9 condivisi; oggi, invece, non riusciamo pi\u00f9 a trasmetterli con la stessa forza. Ed \u00e8 proprio questa mancanza che alimenta il disagio che vediamo ovunque: nella scuola, nei centri aggregativi, perfino nelle attivit\u00e0 sportive. Prima c\u2019era maggiore collaborazione educativa. Oggi assistiamo persino a genitori che aggrediscono un allenatore. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E allora bisogna chiedersi: che modelli di riferimento siamo diventati noi adulti? La responsabilit\u00e0 non \u00e8 soltanto della famiglia, perch\u00e9 attorno ai ragazzi dovrebbero esserci figure educative capaci di parlare lo stesso linguaggio: genitori, insegnanti, educatori, allenatori, parrocchie. Se ciascuno manda messaggi diversi, i ragazzi finiscono per crescere senza un riferimento stabile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 questa, secondo me, la radice di quella che viene definita \u201cadolescenza liquida\u201d: un\u2019identit\u00e0 fragile, senza confini chiari, limiti e regole condivise. Un tempo gli stessi principi venivano ribaditi da tutti gli adulti di riferimento: dai genitori, dai nonni, dagli insegnanti, dagli allenatori. Oggi, invece, i ragazzi ricevono messaggi contraddittori e fanno fatica a costruire uno schema solido di valori<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, oggi gli esempi sembrano sempre pi\u00f9 fragili e, spesso, non rappresentano nemmeno esempi positivi per i pi\u00f9 giovani. Viene quasi da chiedersi quali punti di riferimento abbiano davvero oggi gli adolescenti, in una societ\u00e0 in cui anche gli adulti appaiono sempre pi\u00f9 disorientati.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Stiamo intervenendo troppo tardi. Gi\u00e0 negli anni Ottanta, quando studiavo all\u2019universit\u00e0, si parlava della necessit\u00e0 di uno psicologo a scuola, proprio perch\u00e9 scuola e famiglia rappresentano le due principali agenzie educative. Ma lo psicologo scolastico non dovrebbe essere una presenza occasionale, limitata a poche ore: dovrebbe essere una figura stabile, integrata nel percorso educativo e presente anche nei momenti di confronto con i docenti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo sguardo di uno psicologo \u00e8 diverso da quello dell\u2019insegnante e consentirebbe di cogliere il disagio molto prima che si trasformi in un comportamento problematico. Inoltre, l\u2019et\u00e0 in cui emergono certe difficolt\u00e0 si \u00e8 abbassata notevolmente: un tempo si interveniva soprattutto nelle scuole superiori, oggi invece la prevenzione dovrebbe iniziare gi\u00e0 nella scuola dell\u2019infanzia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fondamentale sarebbe anche creare momenti di incontro tra minori e genitori. Molti adulti, in questo periodo storico, hanno perso la bussola e hanno bisogno di essere accompagnati nel loro ruolo educativo. Serve una collaborazione pi\u00f9 stretta tra scuola, famiglie e professionisti, capaci di offrire strumenti concreti di supporto&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Cristiana continua a spiegare il suo pensiero con una voce pacata e serena, come chi sa ci\u00f2 che dice e lo ha costruito nel tempo. L\u2019esperienza degli anni le ha lasciato una sicurezza tranquilla, quella che nasce dall\u2019aver attraversato le difficolt\u00e0 senza bisogno di alzare il tono della voce.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Il mondo di oggi \u00e8 complesso e crescere dei ragazzi \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile. La tecnologia, da un lato, offre grandi opportunit\u00e0, ma dall\u2019altro ha accelerato il bisogno del \u201ctutto e subito\u201d: il bisogno continuo di distrarsi, divertirsi, apparire. E questo, inevitabilmente, sta cambiando profondamente il modo di vivere le relazioni e la crescita&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La sua risposta resta sospesa in aria per qualche istante, mentre la conversazione rallenta naturalmente verso toni pi\u00f9 quotidiani. \u00c8 a quel punto che porto a tavola il primo piatto: penne all\u2019arrabbiata. Il nome sembra suggerire qualcosa di immediato, quasi istintivo, ma non so quale sia esattamente la sua origine. E, allo stesso modo, non so dire con certezza da dove nasca quella rabbia che spesso viene attribuita ai giovani di oggi. Sempre che sia davvero solo rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte mi sembra che dietro certi comportamenti violenti o esasperati ci sia qualcosa di pi\u00f9 difficile da nominare: un\u2019insofferenza diffusa, una fatica a stare dentro le relazioni, forse anche un senso di vuoto che non trova altre forme per esprimersi. So che \u00e8 rischioso generalizzare. Non tutti i ragazzi sono cos\u00ec. Ce ne sono molti che sorprendono per lucidit\u00e0, per senso critico, per capacit\u00e0 di immaginare il futuro. E proprio per questo il contrasto colpisce ancora di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cosa fa davvero la differenza, oggi, tra un ragazzo che riesce a orientarsi e uno che si perde?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>La differenza tra un ragazzo che riesce a orientarsi e uno che si perde dipende soprattutto dalle figure di riferimento che ha intorno. Sono gli adulti che dovrebbero aiutarlo a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 bene da ci\u00f2 che \u00e8 male, ci\u00f2 che \u00e8 giusto da ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato. Tra pari, invece, spesso ci si rafforza a vicenda e ci si racconta la realt\u00e0 nel modo che fa pi\u00f9 comodo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come ti ho detto prima, ci\u00f2 che manca e che emerge chiaramente durante i colloqui con i ragazzi: l\u2019assenza di un adulto significativo a cui sentirsi davvero legati. Un tempo si sentiva dire: \u00abSono pi\u00f9 legato a mia madre\u00bb, oppure \u00abCon mio padre riesco a parlare meglio\u00bb. Oggi, invece, questo tipo di legame sembra molto pi\u00f9 fragile. I genitori vengono percepiti soprattutto come figure che concedono permessi o danno soldi, ma non sempre come punti di riferimento emotivi capaci di offrire sostegno reale. Anche il ruolo dei fratelli maggiori, che un tempo potevano rappresentare una guida, appare molto pi\u00f9 debole. I ragazzi finiscono cos\u00ec per cercare risposte altrove: nei social, su Google, nelle app, perfino nell\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 l\u00ec che chiedono consigli, conforto, indicazioni. E questo sta creando problemi enormi, perch\u00e9 il punto di riferimento dovrebbe restare una persona reale: un adulto capace di ascoltare, correggere, aiutare a comprendere gli errori e a trovare una strada diversa&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiedo, mentre ascolto, se i ragazzi di oggi abbiano davvero voglia di confidarsi, di esprimere se stessi. E come se avesse colto quel pensiero, Cristiana continua a parlare rispondendo a una domanda che non le ho rivolto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>I ragazzi, per fortuna, sono ancora disposti a parlare. Nei consultori e negli sportelli d\u2019ascolto scolastici arrivano molti giovani. Naturalmente tutto deve essere gestito con grande delicatezza e riservatezza, perch\u00e9 il timore del giudizio resta forte. Oggi, almeno, la tecnologia consente modalit\u00e0 pi\u00f9 discrete di accesso, attraverso mail o messaggi, evitando l\u2019esposizione diretta che un tempo poteva creare imbarazzo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il disagio esiste ed \u00e8 profondo. Ce ne accorgiamo proprio dal numero di ragazzi che chiedono aiuto. Spesso si presentano con problemi apparentemente semplici \u2013 una delusione sentimentale, una difficolt\u00e0 scolastica \u2013 ma scavando emerge molto altro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La richiesta pi\u00f9 frequente, pi\u00f9 costante e forse anche pi\u00f9 dolorosa, \u00e8 la solitudine. Accanto a questa c\u2019\u00e8 la noia: \u00abNon so cosa fare\u00bb, \u00abNon so come passare il tempo\u00bb. Si sono persi i luoghi della condivisione spontanea: il cortile, la piazzetta, l\u2019oratorio, i punti d\u2019incontro dove ragazzi di et\u00e0 diverse imparavano naturalmente a stare insieme e a confrontarsi<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Delle parole della mia ospite mi colpisce soprattutto la solitudine. Una solitudine silenziosa, quotidiana, che sembra attraversare intere generazioni di adolescenti. Poi, per\u00f2, penso alla mia adolescenza. D\u2019estate bastava scendere in cortile per trovare ragazzi di ogni et\u00e0: si parlava per ore, ci si confidava, i pi\u00f9 grandi diventavano punti di riferimento per i pi\u00f9 piccoli. Senza accorgercene, crescevamo insieme. Oggi, invece, quel mondo sembra scomparso. Pi\u00f9 che le fragilit\u00e0 individuali, a fare impressione \u00e8 forse proprio questo vuoto relazionale: ragazzi circondati da numerosi contatti, ma sempre pi\u00f9 poveri di legami significativi e veri.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Oggi capita di vedere gruppi di adolescenti seduti uno accanto all\u2019altro senza parlarsi davvero, ciascuno ripiegato sul proprio telefono. E questa mancanza di relazioni autentiche emerge anche nella scuola. Un tempo i compagni di classe diventavano amici che si continuavano a frequentare negli anni; oggi, invece, molti ragazzi conoscono appena chi siede accanto a loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mancano coesione, solidariet\u00e0, empatia. Anche davanti ai problemi comuni, difficilmente il gruppo riesce a unirsi davvero. Ognuno resta chiuso nel proprio spazio emotivo, incapace di fare squadra o di sostenere l\u2019altro. Ed \u00e8 forse questa la forma di disagio pi\u00f9 triste che stiamo osservando&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Le sue ultime frasi lasciano per qualche istante un silenzio pensieroso attorno al tavolo. Poi la cena riprende lentamente il suo ritmo quotidiano e porto in tavola il secondo: spiedini di carne e peperoni. Il calore diretto della brace e il fumo rendono tutto pi\u00f9 essenziale, inconscio. Penso a quanto, in certi momenti, le reazioni possano essere immediate, non filtrate. Come se mancasse uno spazio di riflessione tra ci\u00f2 che si prova e ci\u00f2 che si fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, accanto a questo, c\u2019\u00e8 sempre altro: qualcosa di pi\u00f9 morbido, meno visibile, che resta sullo sfondo. Probabilmente \u00e8 la convivenza di elementi diversi \u2013 impulso e fragilit\u00e0, durezza e bisogno \u2013 a rendere cos\u00ec difficile capire fino in fondo certi comportamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto agli spiedini, porto un\u2019insalata di arance, olive nere e finocchi. I sapori si mescolano senza annullarsi o prevalere: il dolce, l\u2019amaro, la freschezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Tendiamo a cercare una spiegazione unica \u2013 la rabbia, la noia, l\u2019assenza di regole \u2013 ma raramente basta. C\u2019\u00e8 quasi sempre una sovrapposizione di elementi diversi, a volte anche contraddittori, che convivono senza trovare un equilibrio. \u00c8 questa complessit\u00e0 che ci sfugge quando proviamo a dare un nome a ci\u00f2 che vediamo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrivato il momento del sorbetto. Questo \u00e8 diventato un piccolo rituale delle mie cene, introdotto quasi spontaneamente per segnare un passaggio inevitabile: quello della pausa. Dopo sapori cos\u00ec netti, il silenzio si prende il suo spazio. Anche la bocca sembra trovare un momento per riprendere fiato. Per qualche minuto non si parla. O meglio, non ce n\u2019\u00e8 bisogno. Le parole restano sospese, come in attesa di sedimentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Servo il dolce: savoiardi fatti in casa spezzati grossolanamente, miele tiepido e noci tostate, scorza di arancia e una punta minuscola di cannella. Ha una fragilit\u00e0 particolare: si rompe facilmente, assorbe, si ammorbidisce, cambia consistenza. Nulla resta uguale a come era all\u2019inizio. E magari \u00e8 tale trasformazione continua, tale capacit\u00e0 di assorbire e modificarsi, a tornarmi in mente mentre penso ai ragazzi di cui abbiamo parlato tutta la sera. A quanto sia difficile incasellarli in definizioni rigide, definitive.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la domanda resta, inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le risposte attuali \u2013 tra prevenzione, scuola, giustizia e repressione \u2013 sono davvero sufficienti o stiamo ancora intervenendo quando il problema \u00e8 gi\u00e0 esploso<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>La parola d\u2019ordine che ancora oggi manca \u00e8 alleanza. Un\u2019alleanza educativa tra tutte le figure che ruotano attorno ai ragazzi. Io devo avere un\u2019alleanza con mio marito, con l\u2019insegnante di mio figlio, con tutte le persone che, in modi diversi, partecipano alla sua crescita. Spesso manca una linea educativa condivisa, anche quando i genitori non sono separati. Le regole, i valori e i limiti dovrebbero essere coerenti e condivisi dalla comunit\u00e0 adulta nel suo insieme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 aiuta davvero i ragazzi. Solo insieme si possono creare alternative valide a quello che oggi sono diventati i grandi protagonisti: telefonino e videogiochi. Non si tratta di tornare indietro in modo nostalgico o impossibile, ma di costruire spazi diversi per i giovani, possibilmente anche gratuiti, in cui possano incontrarsi e crescere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quest\u2019anno abbiamo avviato una \u201cscuola dei genitori\u201d, proprio per sostenere le famiglie. Sono emersi tanti disagi, sia nei genitori sia nei ragazzi che seguiamo al consultorio, e questo ci ha permesso di comprendere meglio le dinamiche quotidiane. Esperienze come queste mostrano quanto sia importante lavorare insieme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esiste un antico proverbio africano che dice: \u00abPer crescere un bambino ci vuole un intero villaggio\u00bb. Ed \u00e8 esattamente cos\u00ec. Non si pu\u00f2 scaricare la responsabilit\u00e0 solo sui genitori. Non c\u2019\u00e8 un unico colpevole, non c\u2019\u00e8 un errore individuale. Spesso anche gli adulti si sentono soli in questo compito. Ed \u00e8 per questo che serve collaborazione, sostegno reciproco, rete<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mi colpisce molto questa idea del \u201cvillaggio\u201d. Mi chiedo per\u00f2 quanto, oggi, questo villaggio possa esistere davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Oggi l\u2019et\u00e0 delle fragilit\u00e0 si \u00e8 abbassata: lo dicono molte ricerche. L\u2019avvicinamento precoce ad alcol e fumo avviene gi\u00e0 intorno ai 12 anni. Anche alcuni disturbi legati all\u2019ansia e alla gestione scolastica emergono sempre prima.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Forse, in alcuni casi, abbiamo anche cercato di proteggere troppo i ragazzi, evitando loro ogni difficolt\u00e0. Ma cos\u00ec facendo non li abbiamo preparati ad affrontare la frustrazione. Se un bambino non sperimenta mai un \u201cno\u201d, un fallimento, una perdita, poi non sa gestirli quando arrivano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco perch\u00e9 \u00e8 fondamentale \u2013 come dicevo \u2013 tornare all\u2019alleanza educativa. Perch\u00e9 non \u00e8 possibile arrivare a una bocciatura e reagire con aggressivit\u00e0, senza aver costruito prima un percorso condiviso. Le regole devono essere chiare, comprese e sostenute da tutti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Solo cos\u00ec si pu\u00f2 provare a dare una risposta al caos educativo che oggi stiamo vivendo&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dalle parole della psicologa, i rendo conto che quella che all\u2019inizio sembrava una sensazione diventa una constatazione: nella crescita dei ragazzi manca qualcosa di profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mancano modelli credibili, figure adulte realmente presenti, capaci non solo di indicare una direzione, ma di sostenerla nel tempo e con coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto in cui l\u2019esposizione al successo facile \u2013 anche attraverso strade discutibili \u2013 ha grande visibilit\u00e0, diventa ancora pi\u00f9 evidente quanto conti la qualit\u00e0 degli esempi. E forse il nodo non riguarda soltanto i ragazzi, ma la responsabilit\u00e0 degli adulti nel costruire, oppure nel lasciare vuoti, quei riferimenti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando accompagno Cristiana alla porta per salutarci, provo per la prima volta una certa insoddisfazione. Non per quanto ho ascoltato, ma per la percezione, netta e inevitabile, delle nostre mancanze come adulti.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 5 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/06\/indovina-chi-viene-a-cena-confusi-senza-riferimenti-validi-e-soli-i-nostri-ragazzi-di-fronte-al-disagio\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/06\/indovina-chi-viene-a-cena-confusi-senza-riferimenti-validi-e-soli-i-nostri-ragazzi-di-fronte-al-disagio\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini _______________ Ci sono ferite che impiegano tempo a diventare visibili. 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