{"id":259782,"date":"2026-05-31T00:03:00","date_gmt":"2026-05-30T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259782"},"modified":"2026-06-06T10:48:42","modified_gmt":"2026-06-06T08:48:42","slug":"sai-che-ce-caro-marco-ancona-apriamocela-noi-unetichetta-a-leccecronaca-it-mimmo-pesare-racconta-di-come-partendo-dal-salento-la-sua-casa-discografica-nos-records-si-sia-afferm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/31\/sai-che-ce-caro-marco-ancona-apriamocela-noi-unetichetta-a-leccecronaca-it-mimmo-pesare-racconta-di-come-partendo-dal-salento-la-sua-casa-discografica-nos-records-si-sia-afferm\/","title":{"rendered":"\u201cSai che c&#8217;\u00e8, caro Marco Ancona? Apriamocela noi un&#8217;etichetta&#8230;&#8221;. A leccecronaca.it MIMMO PESARE  RACCONTA DI COME, PARTENDO DAL SALENTO, LA SUA CASA DISCOGRAFICA NOS RECORDS SI SIA AFFERMATA A LIVELLO NAZIONALE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1344\" height=\"874\" class=\"wp-image-259820\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/nuova-cover.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/nuova-cover.jpeg 1344w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/nuova-cover-300x195.jpeg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/nuova-cover-1024x666.jpeg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/nuova-cover-768x499.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 1344px) 100vw, 1344px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Roberto Molle _____________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella seconda tappa del nostro viaggio attraverso il mondo delle etichette discografiche pugliesi abbiamo messo sotto la lente una realt\u00e0 tra le pi\u00f9 dinamiche e fluide del panorama alternativo italiano:la <strong>NOS Records<\/strong>. Muovendo da un\u2019ispirazione che richiama alla memoria l\u2019esperienza della <strong>Factory Records<\/strong>, la label mancuniana di <strong>Tony Wilson<\/strong> che lanci\u00f2 i <strong>Joy Division<\/strong> (e altri gruppi come <strong>Happy Mondays<\/strong>, <strong>A Certain Ratio<\/strong>, <strong>Durutti Column<\/strong> e <strong>Cabaret Voltaire<\/strong>), la NOS, fondata a Lecce nel 2021 da <strong>Marco Ancona<\/strong> (storico chitarrista di Bludinvidia e Fonokit), <strong>Mimmo Pesare<\/strong> (producer, musicista e docente universitario), <strong>Amerigo Verardi <\/strong>(uno dei musicisti pi\u00f9 influenti della scena alternativa italiana e non solo) e <strong>Carlo Chicco<\/strong> (giornalista e conduttore radiofonico), \u00e8 stata premiata qualche giorno fa al <strong>MEI<\/strong> (Meeting delle Etichette Indipendenti) per i suoi cinque anni di attivit\u00e0 e per il raggiungimento dei cinquanta album pubblicati (in realt\u00e0, a oggi, sessanta). Del roster della NOS Records fanno parte nomi passati recentemente anche dalle pagine di leccecronaca.it: da <strong>Klaudia Call<\/strong>, <strong>Ninotchka<\/strong>, <strong>Georgeanne Kalweit<\/strong> e <strong>Alessandro Palazzo<\/strong> fino agli stessi<strong> Marco Ancona <\/strong>e <strong>Amerigo Verardi<\/strong> (anche con uno dei suoi side-project pi\u00f9 interessanti, i Maverick Persona), poi<strong> Veronika Voss<\/strong>, <strong>Paola Petrosillo<\/strong>,<strong> Iucca<\/strong> e altri. Al momento c\u2019\u00e8 molta curiosit\u00e0 intorno al nuovo album di imminente uscita dell\u2019artista tarantino <strong>Giorgio Consoli<\/strong> e alle nuove, giovani e interessantissime scoperte della NOS: i <strong>Pallida Cavtat<\/strong>, il trio alt-rock-indie di giovanissimi salentini che sta incantando tutti per freschezza e originalit\u00e0 e i giovanissimi tarantini <strong>Taxology<\/strong>, freschi di uscita del loro doppio LP d\u2019esordio, che sta raccogliendo recensioni internazionali entusiastiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ospite dell\u2019intervista che ci aiuter\u00e0 a conoscere meglio la NOS Records \u00e8 Mimmo Pesare (originario di Sava ma leccese d\u2019adozione), come gi\u00e0 detto membro fondatore della label, producer, musicista e docente universitario. Il suo progetto <strong>Ninotchka<\/strong>, con un disco all\u2019attivo e uno in lavorazione, \u00e8 una tra le realt\u00e0 pi\u00f9 originali degli ultimi anni. Laboratorio sonoro, esperimento sociale, progetto culturale e filosofico: Ninotchka \u00e8 una splendida testimonianza musicale-umanistica che fa ben sperare in questi frangenti. Pianificata da tempo, l\u2019intervista \u00e8 slittata pi\u00f9 volte a causa di congiunture non allineate; alla fine, qualche settimana dopo, l\u2019incontro \u00e8 avvenuto. Il professor Pesare mi ha accolto nel suo studio di Unisalento e finalmente un\u2019interessante e piacevole conversazione ha chiarito interrogativi e svelato curiosit\u00e0 che da tempo mi ponevo a proposito di NOS Records. Ovviamente si \u00e8 partiti dall\u2019esperienza personale del musicista per arrivare al resto. Intanto, mentre il display del piccolo registratore cominciava a segnare i minuti, da una parete, dentro un poster in bianco e nero, il volto enigmatico di <strong>Ian Curtis <\/strong>si poneva come gradito, speciale, terzo incomodo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Intervista<\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Partiamo dall\u2019inizio. Come nasce il tuo rapporto con la musica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Intorno agli otto anni ascoltavo gi\u00e0 i Depeche Mode perch\u00e9 i miei cugini pi\u00f9 grandi li seguivano negli anni Ottanta. Anche mio padre, pur ascoltando soprattutto musica classica, era molto avanti musicalmente. In casa mia si \u00e8 sempre respirata musica, anche grazie a mia madre. La mia strada per\u00f2 l\u2019ho trovata verso i sedici anni, quando ho cominciato a indirizzarmi verso una musica pi\u00f9 \u201cdifficile\u201d, pi\u00f9 poetica. Ci sono stati dei passaggi che pi\u00f9 o meno fanno tutti: i Doors sono stati un punto di svolta. Poi ho iniziato ad ascoltare la new wave italiana: Diaframma, Litfiba, Moda, Neon, Underground Life, CCCP e tanti altri gruppi di quell\u2019epoca. Successivamente sono arrivati i Cure, i Joy Division e tutta la new wave anglosassone. Ho avuto anche un periodo molto dark: Sisters of Mercy, Death in June, Christian Death. Un altro grande amore sono stati gli Smiths, cos\u00ec come la musica elettronica e band del cuore, come i Japan e i Tuxedomoon. Tutto questo poi \u00e8 confluito nelle esperienze con i gruppi che ho formato dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Parliamo comunque della mia adolescenza: i miei \u201canni Ottanta\u201d li ho vissuti cos\u00ec. Il primo disco comprato in quarta elementare fu <em>Arena<\/em> dei Duran Duran: era il 1984. Oggi i Duran Duran sono stati rivalutati, ma gi\u00e0 allora erano un grande gruppo. Cercavano di rifarsi ai Japan, e quello era proprio il periodo pi\u00f9 <em>new romantic <\/em>della wave inglese. Poi arriv\u00f2 il grunge, che per\u00f2 a me non faceva battere il cuore. Nel 1991 avevo sedici anni, ma provenendo gi\u00e0 da ascolti differenti mi sembrava qualcosa di distante. In quegli anni ascoltavo cose pi\u00f9 scure: Jesus and Mary Chain, My Bloody Valentine, Pixies. Non mi piaceva l\u2019estetica grunge, ero orientato verso altre sonorit\u00e0. Invece mi colp\u00ec molto il britpop: i Suede, i Blur (non gli Oasis). E un altro amore enorme fu il trip hop. Nel 1994 usc\u00ec <em>Dummy<\/em> dei Portishead e per me fu una rivelazione. Poi Massive Attack, Tricky, Archive, U.N.K.L.E. e tutta quella scena. Anche in Italia qualcuno provava a fare qualcosa del genere, ma eravamo ancora agli inizi. Nel frattempo con il mio gruppo di allora nel 1995 incidiamo una demo e la mandiamo a Valerio Soave della Mescal. All\u2019epoca non esisteva internet: registravi la cassetta, preparavi la biografia battuta a macchina e spedivi tutto. Lui ci disse che la proposta gli piaceva e che avremmo dovuto registrarla meglio per poi incontrarci. Per\u00f2 il gruppo si sciolse perch\u00e9 il batterista and\u00f2 via per lavoro. Quel trio si chiamava Art Nouveau. Io suonavo il basso cantavo e scrivevo i testi. Alla chitarra c\u2019era Pierluigi Toma, un grandissimo chitarrista, molto elegante, mai troppo \u201cpower\u201d, sempre molto raffinato e <em>jazzy<\/em> nel suono, e alla batteria Enzo Becci.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo lo scioglimento del gruppo \u00e8 iniziata una fase pi\u00f9 impegnativa della mia vita. Mi ero gi\u00e0 iscritto all\u2019universit\u00e0, a Filosofia, ma nel frattempo lavoravo anche come barman. Mi sono fatto l\u2019universit\u00e0 lavorando dal gioved\u00ec alla domenica: \u00e8 stata dura e ci ho messo un po\u2019 pi\u00f9 di tempo. In quel periodo ho lasciato un po\u2019 la musica ed \u00e8 stato un cruccio. Ma stava anche cambiando il periodo storico. Stava finendo la stagione dei centri sociali; a Sava ne fondammo uno molto attivo dove organizzavamo molti concerti con un bellissimo giro di persone. Venivano anche da fuori provincia ai nostri eventi e c\u2019era una stupenda atmosfera di condivisione e collaborazione. Con gli Art Nouveau facemmo un memorabile (almeno per noi\u2026) concerto in uno storico \u201c25 Aprile antiautoritario\u201d, a Sava nel 1995, con i Veronika Voss, che erano il gruppo di riferimento di Taranto. Poi per\u00f2 quel periodo \u00e8 finito e mi sono buttato sulle \u201ccose da fare\u201d: studio e lavoro. Facevo il barista, le stagioni, i concorsi da bartender. Mi piaceva anche, per\u00f2 inevitabilmente questa cosa mi allontanava dalla musica. Molti anni dopo gli Art Nouveau arriv\u00f2 un altro gruppo con cui, dal 2006 al 2009 abbiamo fatto circa cento concerti un po\u2019 dappertutto. Era un progetto completamente diverso da ci\u00f2 che facevo normalmente: una sorta di shake \u201ccinedelico\u201d, quasi anticipando gruppi come i Calibro 35. Il progetto si chiamava QCK, eravamo in cinque e tramite MySpace (la prima piattaforma social dell\u2019epoca) ci prese un\u2019agenzia di Genova che si chiamava Big Ramona: merchandising, demo, organizzazione dei concerti. Era un esperimento molto particolare: basso, batteria, chitarra, tastiere e un dj (Cosmico, n.d.r.) che faceva scratch con i vinili. Era una musica molto nuova per l\u2019epoca, molto ballabile, lontana dalle mie sonorit\u00e0 oscure, ma io come bassista mi ci divertivo tantissimo. Per due anni facemmo davvero molti concerti, registrammo una demo di 7 pezzi originali e poi anche quel gruppo si sciolse e il disco non fu mai pubblicato ufficialmente, anche se quella demo girava in heavy rotation nelle feste e nelle dance hall salentine, sottobanco. Successivamente ci sono stati gli Zeman, circa una decina di anni fa, con il compianto Massimo Todisco alla voce al piano Rhodes e con Tristano Cannoletta alla batteria. Facevamo una musica difficile da definire, tra rock psichedelico e new wave. A un certo punto per\u00f2 ho sentito l\u2019esigenza di fare qualcosa che fosse davvero mio. Ho suonato per un anno anche con Tobia and the Sellers e ho collaborato con tanti amici, ma iniziavo a pensare a qualcosa che mi rappresentasse al 100%. Suonare in una band \u00e8 un\u2019esperienza bellissima, la consiglio a tutti: si cresce insieme, si condivide tanto. Per\u00f2 a un certo punto \u00e8 difficile trovare quattro o cinque persone completamente affini a te. Con il tempo emerge anche una forma di individualismo artistico: vuoi fare esattamente ci\u00f2 che senti tuo. Nel frattempo avevo iniziato ad alfabetizzarmi ai linguaggi elettronici. Io ero un bassista classico: basso, amplificatore, pedalini. Ho iniziato a familiarizzare con i software musicali, prima Garageband e poi Logic. Successivamente ho comprato i primi controller MIDI, il primo synth, la drum machine e altre macchine. Piano piano ho capito quale fosse il mio suono. E soprattutto ci ho messo molti anni a capire come portarlo fuori davvero.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 A un certo punto per\u00f2 il tuo suono cambia radicalmente. Arriva l\u2019elettronica, arrivano i synth, i campionatori. Come nasce davvero Ninotchka?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Nel frattempo avevo fatto anche un pezzo con Luca Attanasio dei Playontape. Lui era molto vicino alla mia estetica dark e probabilmente quel pezzo lo far\u00f2 uscire, a molti anni dalla sua incisione. Per\u00f2 io in quegli anni stavo soprattutto cercando il mio suono. E stavo imparando a fare cose che prima non sapevo fare: synth, sequencer, campionatori. Il campionatore per me \u00e8 stato fondamentale. Tutto nasce da quella passione esplosa nel 1994 con il trip hop. Mi affascinava il concetto del campionamento, anche se fino a quel momento non l\u2019avevo mai realmente utilizzato. Ho iniziato a comprare strumenti, sperimentare, rivendere quello che non sentivo mio, finch\u00e9 non ho trovato davvero le macchine adatte a me. Il primo live ufficiale di Ninotchka esce alla Sagra del Diavolo del 2018, col progetto \u201cLa follia e il suo doppio\u201d, un reading musicale in cui Giorgio Consoli leggeva e drammatizzava testi di Franco Basaglia e io ci suonavo sotto; quello spettacolo doveva essere una <em>una tantum<\/em> in occasione del quarantennale della Legge 180, ma poi invece ha fatto decine e decine di repliche in tutta Italia e tuttora ce lo chiedono. Non era ancora il mio progetto autoriale ma ne costituiva il primo incubatore. Il nome Ninotchka viene dalla mia passione per i Tuxedomoon, perch\u00e9 \u00e8 il titolo di un loro brano, ma mi piaceva anche per altri motivi: \u00e8 pure il titolo di un famoso film di Greta Garbo, la mia attrice preferita, diretto da Ernst Lubitsch. Tante suggestioni che si univano insieme. Con Giorgio \u2013 che per me \u00e8 un fratello \u2013 abbiamo iniziato a costruire questa estetica. Lui era stato il fondatore e la voce dei Leitmotiv, uno dei gruppi alternative pugliesi pi\u00f9 importanti degli anni Duemila ed \u00e8 anche un attore professionista formato al Piccolo di Milano. Fa teatro, cinema, tantissime cose.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Una cosa che colpisce di Ninotchka \u00e8 che tu non canti: in \u201cTemporalit\u00e0\u201d, primo album del tuo progetto, ci sono diversi ospiti che ti danno man forte con la loro voce. Mi viene in mente Massimo Zamboni e il suo stupendo album \u201cSorella sconfitta\u201d, che mi dici?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Non ho mai pensato di avere una vera voce da cantante. Lo facevo da ragazzo e lo faccio tuttora sotto la doccia, ma mi piaceva di pi\u00f9 l\u2019idea di un progetto alla Wild Bunch di Bristol: una mente creativa che non necessariamente compare in primo piano. C\u2019erano voci ospiti, figure differenti, come succedeva nei Massive Attack o negli Everything But The Girl. E poi per me c\u2019era anche un discorso filosofico legato all\u2019identit\u00e0: l\u2019idea che il progetto non dovesse coincidere con una sola persona.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 A proposito di Everything But The Girl, siamo da quelle parti l\u00ec. Un \u201cautore-regista\u201d con le idee ben chiare sui suoni che riesce a coniugarli a parole e voci, che non \u00e8 scontato arrivi sempre un buon risultato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Assolutamente. Ben Watt ha fatto un disco meraviglioso nei primi anni Ottanta, molto raffinato. Quelle cose l\u00ec \u2013 Prefab Sprout, certa sophisticated-pop inglese \u2013 sono sempre state dentro il mio immaginario. Comunque Ninotchka nasce cos\u00ec: io ormai avevo trovato il mio suono. Avevo accumulato anni di esperimenti, hard disk pieni di bozze, prove, tentativi. E questa cosa mi fa piacere quando viene percepita, perch\u00e9 oggi spesso tanti progetti vengono costruiti in poco tempo dalle major. Nel mio caso invece dietro c\u2019erano anni e anni di lavoro silenzioso. Le prime cose le ho iniziate intorno al 2013, ma il primo singolo \u00e8 uscito solo molti anni dopo. Per tanto tempo ho lavorato senza pubblicare nulla.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 E infatti Ninotchka sembra un disco molto frammentato, ma allo stesso tempo coerente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, \u00e8 vero. Non \u00e8 un concept album nel senso classico, per\u00f2 ha un suo suono preciso. Sono storie complementari, collegate tra loro ma anche autonome. Il primo singolo, <em>Temporalit\u00e0<\/em>, nasce nel 2018. Poi il disco vero e proprio \u00e8 arrivato nel 2021. In mezzo ho pubblicato altri tre singoli molto distanti l\u2019uno dall\u2019altro. C\u2019era <em>Scegli<\/em>, cantato da Gianluca De Rubertis, che \u00e8 una sorta di ballad elettro-acustica. Poi <em>In nessun posto<\/em>, interpretato da Emidio Clementi, che ebbe un riscontro molto forte. E infine <em>Mare crudele<\/em>, cantato da Georgeanne Kalweit. A un certo punto per\u00f2 ho sentito l\u2019esigenza di trasformare quelle prime intuizioni in vere forme-canzone. Cos\u00ec nacque quel famoso primo singolo, <em>Temporalit\u00e0<\/em>. Feci ascoltare la demo a Marco Ancona, con cui siamo amici da tanti anni, lui mi disse subito: \u201cMi piace, produciamolo\u201d, pubblicai il pezzo in maniera totalmente indipendente, ancora prima della nascita di NOS Records, tramite DistroKid e il brano inizi\u00f2 a girare. Era il mio primo pezzo \u201csolo mio\u201d e per questo per me aveva un valore enorme.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 <em>Temporalit\u00e0<\/em> ha qualcosa che resta dentro, anche dopo molti ascolti. Ha un mood retr\u00f2 e nostalgico, allo steso tempo \u00e8 moderno con un respiro \u201cprogressista\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, credo abbia quella capacit\u00e0 l\u00ec. \u00c8 un pezzo semplice, ma quando ti entra dentro poi ritorna. Sai quando magari ascolti musica in macchina, in playlist casuale, e dopo settimane un brano riaffiora? Ecco, con <em>Temporalit\u00e0<\/em> succede spesso. Poi arriv\u00f2 <em>Scegli<\/em>, con Gianluca De Rubertis. L\u00ec emerge anche tutta una tensione politica e sociale di quel periodo. Sentivo finalmente di essermi liberato da una frustrazione che avevo avuto spesso nelle band: il limite nel parlare apertamente di certe cose. Molti dicevano: \u201cNon dobbiamo fare canzoni politiche\u201d. A me invece quella cosa stava stretta. Finalmente ero libero: musica e testi erano miei, potevo dire quello che volevo senza compromessi. Avevo ormai superato i quarant\u2019anni e non avevo pi\u00f9 bisogno di adattarmi alle aspettative degli altri. Facevo musica semplicemente perch\u00e9 mi piaceva farla. Infatti dico sempre una cosa: ho fatto il disco che avrei voluto ascoltare io.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 E ogni brano viene poi affidato a interpreti diversi. Devo dire che i brani sembrano essere stati scritti appositamente per ognuno dei cantanti ospiti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec. Con Gianluca De Rubertis \u00e8 stato naturale: il suo timbro basso era perfetto per quel tipo di brano. Gli feci ascoltare una versione demo dal telefono, una sera al Caff\u00e8 Letterario di Lecce, gli piacque e decise di cantarla. Con Emidio Clementi invece il legame nasce da lontano. Per me i Massimo Volume sono stati fondamentali. Lo avevamo invitato all\u2019Arci di Sava intorno nel 2013 per uno spettacolo con Corrado Nuccini. In quel periodo conducevo anche una trasmissione notturna su Radio Flo, una web radio che andava molto bene. Il programma si chiamava <em>Blow Up<\/em>. Lo intervistai e da allora siamo rimasti in contatto. Poi, attraverso il mio percorso universitario e le mie letture, ho iniziato sempre di pi\u00f9 a cercare un punto d\u2019incontro tra musica, filosofia e psicanalisi. Uno dei miei autori di riferimento \u00e8 Jacques Lacan e da l\u00ec \u00e8 nato tutto un ragionamento sul rapporto tra scrittura, identit\u00e0 e voce.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 A un certo punto il progetto Ninotchka comincia davvero a uscire fuori dal circuito locale. E l\u00ec succede qualcosa di importante. Cosa in particolare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 In quegli anni mi rendevo conto che quando ascoltavo i Massimo Volume avevo quasi la sensazione che certe canzoni potessero spiegare Jacques Lacan meglio di tanti saggi universitari. Due mondi apparentemente lontanissimi che invece, nella mia testa, comunicavano profondamente. Da l\u00ec nasce anche un piccolo libro che scrissi e che and\u00f2 sorprendentemente bene: <em>Jacques Lacan spiegato dai Massimo Volume<\/em>. Era un titolo volutamente provocatorio: cosa c\u2019entra uno dei pi\u00f9 grandi psicanalisti del Novecento con un gruppo post-rock italiano? Eppure per me quella connessione esisteva eccome. Chiamo Emidio Clementi e gli chiedo se vuole scrivere la prefazione. Lui accetta. E quella cosa rinsalda ancora di pi\u00f9 il nostro rapporto. Nel frattempo ci eravamo gi\u00e0 incontrati diverse volte: a Bologna, a Modena durante una data del progetto Basaglia, all\u2019Arci Ribalta. Pian piano siamo diventati amici. Era nataurale, a un certo punto, provare a coinvolgerlo davvero in un mio pezzo, anche se sinceramente pensavo che non avrebbe mai accettato, perch\u00e9 Emidio non aveva praticamente mai interpretato materiale non suo. Lui \u00e8 prima di tutto uno scrittore. Gli mando per\u00f2 questa base molto trip hop, quasi electro: <em>In nessun posto<\/em>. Un pezzo molto scuro. Dopo un po\u2019 mi arriva un messaggio: \u201cMi piace, te la canto, Mimmo\u201d. Quando, dopo un mese, mi arriv\u00f2 via mail il file con la sua voce registrata per me fu la chiusura di un cerchio. Nel 1995 ascoltavo <em>Lungo i bordi<\/em> come un disco sacro. Era stato un vero shock emotivo. Ritrovarmi anni dopo a collaborare con lui, e per di pi\u00f9 in una mia canzone, era una cosa che non avrei mai immaginato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 E quel singolo allarga molto il raggio di Ninotchka.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, inevitabilmente si apre anche a un pubblico diverso, grazie alla fanbase dei Massimo Volume. Cominciano ad arrivare recensioni importanti: Rockerilla, Rumore e altre realt\u00e0 di settore. E chiaramente questa cosa mi ha dato ancora pi\u00f9 fiducia. Poi arriva il terzo singolo. Un pezzo che dalle sonorit\u00e0 molto internazionali, grazie anche a campioni presi dalle librerie loop di artisti come Bonobo e Moderat. All\u2019inizio pensavo di proporlo a Mara Redeghieri degli \u00dcstmam\u00f2, ma poi ho sentito che la voce giusta fosse quella di Georgeanne Kalweit. Georgeanne \u00e8 una artista incredibile, il suo timbro \u00e8 tra i pi\u00f9 raffinati del pop contemporaneo e ho sempre amato la sua voce, gi\u00e0 dai tempi de Delta V. Non ci conoscevamo ancora benissimo. Ci eravamo incontrati anni prima a un concerto all\u2019Arci di Sava insieme a Cesare Malfatti. Le scrivo, le mando il brano e lei accetta, in maniera molto professionale. Registra questa voce splendida e nasce \u201cMare Crudele\u201d, dedicato alla tragedia dei migranti morti nel Mediterraneo e con un videoclip ufficiale di Giuseppe D\u2019Oria, che includeva immagini delle ONG. Nel frattempo il disco era ormai completo: quei tre brani, pi\u00f9 altri pezzi, formavano finalmente un album vero e proprio. E l\u00ec nasce il problema: chi lo pubblica? Perch\u00e9 ormai non era pi\u00f9 una semplice autoproduzione fatta in casa. Dietro c\u2019erano anni di lavoro, una costruzione precisa del suono, una produzione seria e certosina, sempre seguita dalla abili mani di Marco Ancona. Comincio quindi a mandarlo in giro alle etichette e ricevo molte risposte positive, ma l\u00ec capisci anche quanto sia cambiata oggi l\u2019industria musicale. Le etichette indipendenti di una volta praticamente non esistono pi\u00f9. Molte ti chiedono denaro senza offrirti realmente nulla. Un giorno ero all\u2019Orient Express con Marco Ancona e parlavamo proprio di questa frustrazione. A un certo punto gli dico: \u201cSai che c\u2019\u00e8? Apriamocela noi un\u2019etichetta\u201d. E cos\u00ec nasce NOS Records. Il primo disco pubblicato dall\u2019etichetta \u00e8 proprio l\u2019LP d\u2019esordio di Ninotchka. All\u2019inizio eravamo io e Marco, poi si aggiunge Carlo Chicco da Bari e infine arriva Amerigo Verardi, al quale proponiamo di diventare direttore artistico della label. Per me era una scelta naturale. Con Amerigo avevamo gusti musicali, filosofici e persino politici molto vicini. E poi io lo ammiravo profondamente da anni. Oltre a essere un amico, rappresenta una figura importantissima della musica underground italiana: gli Allison Run, i Lula, i Betty\u2019s Blues, le produzioni, tutta una storia bellissima che continua a produrre gemme. Lui accetta e da quel momento iniziamo davvero a lavorare come una struttura discografica strutturata. Marco Ancona invece \u00e8 il nostro riferimento tecnico: mix, mastering e produzione sonora, esperienza e competenze enormi. Tantissimi gruppi passano da lui. Io invece mi occupo soprattutto degli artisti e dei progetti. Quella figura che tecnicamente viene chiamata A&amp;R: artist and repertoire. \u00c8 un ruolo che ho imparato facendolo. Mi occupo delle idee, dei contatti e della programmazione del catalogo. Per esempio <em>Stagioni<\/em>, il disco tributo ai Massimo Volume \u00e8 nato dal mio amore verso la band di Emidio. All\u2019inizio facevo persino l\u2019ufficio stampa da solo. Di notte invece di dormire scrivevo comunicati, mandavo mail, organizzavo cose. Nel frattempo riusciamo anche, tramite Trulletto Records e grazie a Sebastiano Lillo, a ottenere una distribuzione importante come Believe. Ed \u00e8 una cosa significativa, perch\u00e9 NOS Records nasce gi\u00e0 con una distribuzione forte alle spalle. \u201cTemporalit\u00e0\u201d esce sia in digitale sia in formato fisico. Per stampare il vinile organizzo un crowdfunding completamente da solo. Anche l\u00ec \u00e8 stato un lavoro enorme, ma alla fine funziona e sei libero dall\u2019inizio alla fine.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Quindi NOS Records comincia ad avere un\u2019identit\u00e0 e a crescere davvero. Ma non credo sia stato facile trovare la via per differenziarsi nella jungla delle etichette discografiche, che sappiamo no se la passino tanto bene. Sapevate dove stavate andando a parare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, perch\u00e9 fin dall\u2019inizio la nostra idea era molto chiara: volevamo costruire un\u2019etichetta realmente indipendente e completamente no profit. Le etichette chiedono percentuali su tutto: diritti, vendite, concerti, crowdfunding, merchandising. Noi invece abbiamo deciso una cosa radicale: tutti i diritti restano agli artisti. NOS Records non prende una lira. Ed \u00e8 una cosa di cui vado molto orgoglioso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Una scelta quasi controcorrente allo stato attuale. Una sorta di mission che lancia un segnale forte in tempi di edonismo e individualismo feroci.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Totalmente. Anche perch\u00e9 ormai il mercato \u00e8 drogato dalle major, dagli algoritmi, dai big like. Ma tanti artisti anche molto popolari in realt\u00e0 non guadagnano quanto si pensa. Noi invece volevamo fare scouting vero: cercare musica che piacesse realmente a noi, senza inseguire mode o algoritmi. Non ci interessava pubblicare per forza l\u2019indie-pop del momento o quello che \u201cfunziona\u201d sulle piattaforme. L\u2019idea era semplice: dare tutto agli artisti e creare una comunit\u00e0 musicale credibile. Ed \u00e8 stata una scelta difficile, perch\u00e9 economicamente non \u00e8 sostenuta da grandi strutture, per\u00f2 col tempo questa linea \u00e8 diventata quasi un marchio di riconoscibilit\u00e0. Alcuni artisti hanno iniziato a vedere NOS Records come un posto affidabile, con un\u2019identit\u00e0 precisa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Anche perch\u00e9 attorno all\u2019etichetta iniziano a gravitare nomi importanti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec. Dopo Ninotchka, per esempio, escono anche i primi singoli del nuovo progetto solista di Marco Ancona. E l\u2019engagement cresce ulteriormente, perch\u00e9 Marco aveva gi\u00e0 un suo percorso molto forte. Poi pian piano arrivano altri artisti, un sacco di artisti bravissimi e l\u00ec diventa fondamentale anche il ruolo di Amerigo Verardi. La sua presenza ci permette di entrare in relazione con musicisti molto importanti, perch\u00e9 Amerigo non \u00e8 solo un grandissimo artista: \u00e8 soprattutto una figura storica della musica indipendente italiana e il fatto che lui rappresentasse la direzione artistica di NOS, garantendone la qualit\u00e0 del progetto, ha dato ulteriormente credibilit\u00e0 e autorevolezza all\u2019etichetta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Come nasce anche l\u2019idea del tributo ai Massimo Volume?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 C\u2019era un anniversario per me importante: i trent\u2019anni discografici di questa band seminale. Quindi ho proposto ad Amerigo, Marco e Carlo una calla destinata a una serie di artisti che potessero reinterpretare i classici della band e inaspettatamente, dopo molto lavoro, ci siamo trovati una tracklist con nomi come Francesco Bianconi dei Baustelle, Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus, Max Collini degli Offlaga Disco Pax, Cesare Basile, i Bachi da Pietra e tanti altri.<br>La compilation ha avuto decine di migliaia di stream, \u00e8 diventata disco italiano del mese su Rumore ed \u00e8 entrata nella cinquina finale del Premio Tenco\u2026un piccolo sogno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Nel disco tributo c\u2019\u00e8 anche Mauro Ermanno Giovanardi, che per la tua (ma anche per la mia) generazione \u00e8 stato importantissimo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Assolutamente. Per me i La Crus sono stati fondamentali, un progetto pioneristico e raffinatissimo. Ho sempre stimato Joe, perci\u00f2 per il disco tributo ai MC gli ho scritto per proporgli una sua partecipazione. Lui mi rispose che lo avrebbe fatto volentieri ma non avendo tempo, in quel periodo, di entrare in studio per registrare un inedito, mi concede il permesso di ripubblicare una sua interpretazione gi\u00e0 esistente (si trattava della sua cover dei MV \u201cIl primo dio\u201d). Il problema era che quel brano apparteneva ancora alla Warner e ottenere i permessi era complicatissimo. Allora nasce l\u2019idea di ricostruire completamente la base da zero utilizzando soltanto la sua voce originale. Ed \u00e8 stato bellissimo per me lavorare su quel materiale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 In tutto questo, NOS Records continua a espandersi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, piano piano abbiamo iniziato a produrre artisti di Roma, Genova, Livorno, Milano\u2026 non eravamo pi\u00f9 soltanto una realt\u00e0 locale. La cosa pi\u00f9 bella era che tutti loro arrivavano spontaneamente, perch\u00e9 percepivano che dietro l\u2019etichetta c\u2019era un\u2019idea reale, non semplicemente un tentativo di stare dentro il mercato. E questo, secondo me, oggi fa ancora la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Quando vi rendete conto che NOS records si \u00e8 conquistato uno \u201cspazio\u201d e una credibilit\u00e0 veramente importanti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Dopo il disco tributo ai MV e tutta quella serie di collaborazioni importanti succede qualcosa che non ci aspettavamo. Arrivano recensioni enormi: una pagina intera su Rumore, articoli ovunque, il disco entra tra le uscite pi\u00f9 elogiate dell\u2019anno. E l\u00ec improvvisamente il nome di NOS Records comincia a girare davvero, tanto \u00e8 vero che subito dopo il MEI \u2013 Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, ci proclama terza migliore label italiana!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 E da quel momento cambia anche il ritmo dell\u2019etichetta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Totalmente. Prima magari facevamo un\u2019uscita al mese, quasi sempre singoli. Dopo quel periodo iniziano ad arrivare proposte continuamente. Negli ultimi anni siamo arrivati a pubblicare anche quattro release al mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Se facciamo i conti, in cinque anni di NOS Records abbiamo coinvolto qualcosa come trentasette artisti differenti tra dischi, featuring, compilation e collaborazioni. Pi\u00f9 di cinquanta uscite e centinaia di brani pubblicati. E tutto questo senza avere una vera struttura alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Insomma, belle soddisfazioni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Assolutamente. Perch\u00e9 spesso la gente non capisce quanto tempo richieda una cosa del genere. Noi non guadagniamo praticamente nulla da questo lavoro, visto che tutti i diritti restano agli artisti. Quindi perch\u00e9 passare le notti davanti al computer invece di uscire o vivere normalmente? Perch\u00e9 per noi c\u2019\u00e8 un\u2019idea etica e <strong>politica<\/strong> del fare musica. Una filosofia del dono, della condivisione. Dentro NOS Records ognuno ha un ruolo: Marco Ancona \u00e8 l\u2019anima tecnica, il produttore, l\u2019ingegnere del suono; Carlo Chicco segue molto la comunicazione e il management; io e Amerigo Verardi lavoriamo soprattutto sulla linea artistica e culturale del progetto. Soprattutto siamo quattro persone provenienti da province diverse della Puglia: io da Taranto anche se ormai vivo a Lecce da oltre trent\u2019anni, Amerigo da Brindisi, Carlo da Bari, Marco dal Salento. E questa pluralit\u00e0 secondo me ha dato forza all\u2019etichetta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Per\u00f2 la vostra resta una struttura molto \u201corizzontale\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, sempre Anche Amerigo, che potrebbe tranquillamente imporsi per ruolo, esperienza e autorevolezza, continua sempre a confrontarsi. Mi dice: \u201cQuesto ti piace? Tu che ne pensi?\u201d. C\u2019\u00e8 davvero un dialogo continuo. E questa cosa per me \u00e8 una ricchezza, perch\u00e9 siamo innanzitutto <strong>amici<\/strong>!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Nel frattempo iniziano ad arrivare artisti anche da fuori regione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec. All\u2019inizio pubblicavamo soprattutto amici e realt\u00e0 vicine: Ninotchka, Iucca, i progetti legati alla nostra scena. Poi per\u00f2 iniziano ad arrivare gruppi da Milano, Genova, Roma. Entrano artisti elettronici, producer, band molto differenti tra loro. E a un certo punto succede una cosa incredibile: i Virginiana Miller ci chiedono di pubblicare con noi il loro nuovo singolo. Parliamo di un gruppo importantissimo, storico. Poi arrivano anche Veronika Voss, Georgeanne Kalweit, i Kozminski e tantissimi altri artisti che stimiamo. Ed era incredibile vedere persone che avevamo ascoltato per tutta la vita scegliere una realt\u00e0 piccola come la nostra.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Cosa ne pensi del mercato musicale attuale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Oggi esce una quantit\u00e0 enorme di musica. Tantissime cose bellissime rischiano di perdersi immediatamente. Quando eravamo ragazzi noi, la musica alternativa era davvero alternativa: aveva una visione forte, un\u2019identit\u00e0 precisa. Oggi invece spesso anche l\u2019indie finisce per inseguire le stesse logiche del mainstream. Tutto tende ad assomigliarsi. Per\u00f2 io continuo a vedere in tutto questo anche un segno di vitalit\u00e0. Significa che c\u2019\u00e8 ancora gente che sente il bisogno di fare musica, di creare spazi, di costruire comunit\u00e0. Ed \u00e8 questo, in fondo, il senso di NOS Records.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Quindi, nonostante tutte le difficolt\u00e0 del mercato musicale, tu continui ad avere una certa fiducia nella musica indipendente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, perch\u00e9 per fortuna esistono ancora artisti che hanno una visione forte. Penso a Iosonouncane, per esempio. Uno pu\u00f2 anche trovarlo schivo o difficile, per\u00f2 l\u00ec senti ancora una ricerca vera, una personalit\u00e0 precisa. E questa cosa per me \u00e8 fondamentale. Il problema \u00e8 che negli ultimi anni il termine \u201cindie\u201d \u00e8 stato completamente svuotato. Quella che una volta era musica indipendente oggi spesso \u00e8 soltanto pop confezionato in maniera furba, con un\u2019estetica pseudo-alternativa. Io vengo da un\u2019altra idea di indipendenza. Negli anni Novanta esistevano davvero etichette indipendenti fortissime: il Consorzio Produttori Indipendenti, per esempio, tutta una scena che aveva un\u2019identit\u00e0 culturale precisa. Oggi invece molte cose che vengono definite \u201cindie\u201d sono semplicemente prodotti molto ben costruiti dal punto di vista commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Una specie di alternativa gi\u00e0 addomesticata, studiata a tavolino.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Esatto. Io li chiamo \u201cmacchine emotive\u201d: prodotti pensati per funzionare subito, emotivamente, ma senza un vero rischio artistico. Poi magari ci sono artisti bravissimi anche dentro quel sistema, per\u00f2 \u00e8 cambiato completamente il senso della parola \u201cindipendente\u201d. Per questo continuo a cercare musicisti che abbiano ancora una visione personale, anche radicale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 In fondo anche il tuo percorso nasce da l\u00ec: ascoltare, collegare, reinterpretare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec. E senza quasi accorgermene mi sono ritrovato, nell\u2019arco di pochi anni, a stare contemporaneamente dentro tante cose: la scrittura, la musica, l\u2019etichetta, l\u2019organizzazione culturale. NOS Records nasce quasi casualmente, semplicemente perch\u00e9 volevo pubblicare il mio disco con un\u2019etichetta vera. Poi improvvisamente ci siamo trovati dentro una rete molto pi\u00f9 ampia. E nel frattempo arrivavano anche riconoscimenti importanti: classifiche di fine anno, recensioni molto positive, segnalazioni tra i migliori dischi indipendenti. Non era qualcosa che ci aspettavamo davvero.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Per\u00f2 NOS Records non fa soltanto musica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 No. E questa \u00e8 una cosa a cui tengo molto. Negli ultimi anni abbiamo fatto anche operazioni apertamente politiche e culturali. Per esempio, con Amerigo abbiamo pubblicato un singolo di Ninotchka (\u201cLune di Gaza) i cui proventi erano destinati agli ospedali palestinesi; cos\u00ec pure come il singolo \u201cE tu addostavi\u201d di Amerigo e Paola Petrosillo, dedicato alla Global Sumud Flottilla. Abbiamo preso posizione pubblicamente contro il genocidio palestinese aderendo al sindacato dei Massive Attack (che ci hanno risposto subito ringraziandoci!) e abbiamo interdetto la distribuzione della nostra musica nello Stato di Israele. Sono piccoli gesti, certo. Non cambiano il mondo. Per\u00f2 per me hanno un significato simbolico importante: un\u2019etichetta indipendente deve avere anche una posizione etica.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Quasi una comunit\u00e0 culturale, pi\u00f9 che una semplice label.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Si, questa cosa mi colpisce tantissimo, perch\u00e9 \u00e8 esattamente quel cortocircuito che ho sempre cercato: cultura alta e cultura popolare che si toccano e parlano con coraggio nel discorso pubblico. Per me la musica ha sempre funzionato cos\u00ec: non soltanto intrattenimento, ma anche pensiero, immaginario, identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 E forse \u00e8 questo che continua a tenere insieme tutte le cose che fai.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 Probabilmente s\u00ec. Anche quando mi occupo di altri artisti, in fondo sto sempre ricollegandomi a me stesso, alle mie emozioni, alle cose che mi hanno formato. E credo che alla fine tutto il mio percorso \u2013 nella radio, nei gruppi, nei libri che scrivo, nelle mie canzoni, dentro NOS Records \u2013 nasca sempre dalla stessa esigenza: cercare una forma personale di autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 A un certo punto per\u00f2 tutte queste relazioni artistiche diventano anche rapporti umani molto forti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec, ed \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle che mi siano capitate. Per esempio con Mauro Ermanno Giovanardi ormai ci sentiamo continuamente, siamo amici. Oppure con Andrea Chimenti, un altro mio mito musicale da sempre: quando ho scritto il mio ultimo singolo, <em>Ninnarella<\/em>, ho subito pensato che sarebbe stato perfetto cantato da Andrea: gli ho scritto, gli ho mandato la demo e dopo pochissimi giorni, con l\u2019eleganza e l\u2019umilt\u00e0 che lo caratterizzano da sempre, mi ha risposto semplicemente: \u201cCiao Mimmo, mi piace moltissimo, sia la musica che il testo: te lo canto!\u201d. E poi, pensa, dopo appena quindici giorni \u2013 subito dopo Natale \u2013 mi arriva la voce registrata. Quando arriv\u00f2 quella voce rimasi senza parole. Ha qualcosa di ieratico, autorevole. Una voce che disegna mondi mentre la ascolti. E la cosa bella \u00e8 che con persone cos\u00ec poi nascono anche rapporti veri, non soltanto collaborazioni artistiche.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>D. \u2013 Nasce da l\u00ec Musiclash?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R. \u2013 S\u00ec. Musiclash \u00e8 probabilmente il punto in cui tutte le cose della mia vita si sono unite davvero: un festival in cui l\u2019universit\u00e0, la musica, la scrittura, la divulgazione, dialogano tra loro, senza salire in cattedra, comunicando a tutti. Io insegno psicopedagogia del linguaggio e scienze della comunicazione, ma a un certo punto ho voluto inserire anche un percorso che si chiama psicopedagogia della comunicazione musicale. L\u00ec sperimento una cosa che mi diverte tantissimo: faccio ascoltare a ragazzi di vent\u2019anni musica che probabilmente non avrebbero mai incontrato da soli. Poi analizziamo i testi, il linguaggio, i riferimenti culturali, mettendo insieme musica, filosofia e comunicazione. In qualche modo questa cosa ha chiuso un cerchio. Musiclash nasce proprio da l\u00ec: un festival che prova a ragionare sull\u2019immaginario musicale, non soltanto sulla musica in s\u00e9.<br>Spero di continuare a parlare di musica, ancora e ancora.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1693\" height=\"929\" class=\"wp-image-259785\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi.jpg 1693w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi-1024x562.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi-768x421.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/a-noi-1536x843.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1693px) 100vw, 1693px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/31\/sai-che-ce-caro-marco-ancona-apriamocela-noi-unetichetta-a-leccecronaca-it-mimmo-pesare-racconta-di-come-partendo-dal-salento-la-sua-casa-discografica-nos-records-si-sia-afferm\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/05\/31\/sai-che-ce-caro-marco-ancona-apriamocela-noi-unetichetta-a-leccecronaca-it-mimmo-pesare-racconta-di-come-partendo-dal-salento-la-sua-casa-discografica-nos-records-si-sia-afferm\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Molle _____________ Nella seconda tappa del nostro viaggio attraverso il mondo delle etichette discografiche pugliesi abbiamo messo sotto la lente una realt\u00e0 tra le pi\u00f9 dinamiche e fluide del panorama alternativo italiano:la NOS Records. 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