{"id":259932,"date":"2026-06-04T10:46:06","date_gmt":"2026-06-04T08:46:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=259932"},"modified":"2026-06-04T13:54:36","modified_gmt":"2026-06-04T11:54:36","slug":"sulle-tracce-dei-briganti-la-storia-dimenticata-che-unisce-abruzzo-e-salento-e-filastrocca-finale-capitolo-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/04\/sulle-tracce-dei-briganti-la-storia-dimenticata-che-unisce-abruzzo-e-salento-e-filastrocca-finale-capitolo-3\/","title":{"rendered":"SULLE TRACCE DEI BRIGANTI: LA STORIA DIMENTICATA CHE UNISCE ABRUZZO E SALENTO e filastrocca finale &#8211; capitolo 3"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1436\" height=\"1600\" class=\"wp-image-259934\" style=\"width: 900px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5.jpg 1436w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5-269x300.jpg 269w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5-919x1024.jpg 919w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5-768x856.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Il-cammino-dei-briganti-5-1379x1536.jpg 1379w\" sizes=\"(max-width: 1436px) 100vw, 1436px\" \/>di Melcore Valerio______Diario di un cammino interrotto che diventa l&#8217;occasione per rileggere le pagine pi\u00f9 drammatiche del nostro Post-Unit\u00e0.<br>Ieri sera nessuna telefonata da parte di Fulvio. Come gi\u00e0 raccontato nei due precedenti resoconti, il salentino Fulvio Sanz\u00f2, insieme all\u2019inseparabile amico Lucio Cuna, si \u00e8 unito al bolognese Gianni Mattarozzi e a un affiatato gruppo di camminatori toscani composto da Giuliano Carlino, Anna Ciampi, Stefania Maffia, Alessandra Volponi ed Elena Vanni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo gruppo sta percorrendo il suggestivo&nbsp;<strong>Cammino dei Briganti<\/strong>&nbsp;in Abruzzo. Nella tarda mattinata di ieri, Fulvio mi aveva avvertito che il maltempo e la pioggia battente stavano rendendo il percorso troppo pericoloso, costringendo la comitiva a rimanere al riparo per l&#8217;intera giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sosta forzata ci offre per\u00f2 l\u2019occasione perfetta per riflettere sulle origini storiche del nome di questo cammino. \u00c8 un&#8217;opportunit\u00e0 per ricordare come anche la Puglia, e in particolare il nostro Salento, partecip\u00f2 attivamente al complesso fenomeno del&nbsp;<strong>brigantaggio<\/strong>, nonostante i suoi figli pi\u00f9 illustri avessero inizialmente preso parte al Risorgimento fidandosi delle promesse di Giuseppe Mazzini. <\/p>\n\n\n\n<p>Una fiducia che, col tempo, si trasform\u00f2 in un profondo senso di tradimento. Tra questi protagonisti spicca&nbsp;<strong>Sigismondo Castromediano<\/strong>, Duca di Cavallino, che per le sue idee liberali scont\u00f2 ben dieci anni nelle galere borboniche. Eppure, una volta fatta l&#8217;Italia e di fronte a un Meridione che percepiva come &#8220;svaligiato&#8221;, lo stesso Castromediano arriv\u00f2 a invitare i propri amici a non votare per Mazzini, da lui ormai definito un &#8220;delinquente&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una pagina di storia che non ci \u00e8 mai stata raccontata a scuola. Anzi, ha generato veri e propri paradossi urbanistici e storici sotto i nostri occhi:<br><strong>A Cavallino di Lecce<\/strong>, proprio a pochi passi dal palazzo dove il &#8220;Bianco Duca&#8221; viveva, ha trovato sede per decenni una sezione di partito intitolata proprio a Giuseppe Mazzini.<br><br><strong>A Lecce<\/strong>, la piazza principale della citt\u00e0 nuova \u2014 che i leccesi di una volta chiamavano affettuosamente&nbsp;<em>Piazza Trecentomila<\/em>&nbsp;in ricordo della folla che accolse il Papa \u2014 \u00e8 stata ribattezzata proprio Piazza Mazzini.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungi dall&#8217;essere una semplice manifestazione di criminalit\u00e0 comune, il brigantaggio in Puglia fu un vasto e violento movimento di&nbsp;<strong>rivolta sociale e armata<\/strong>, esploso tra il 1861 e il 1865 all\u2019indomani dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Fu il frutto amaro di una grave miseria, dell\u2019isolamento culturale del Sud e del profondo malcontento verso il nuovo Stato sabaudo. La guerriglia fu duramente repressa dall\u2019esercito italiano, alimentata da tre problematiche profonde:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Crisi socio-economica:<\/strong>&nbsp;Le promesse di riscatto e di redistribuzione delle terre ai contadini si rivelarono ben presto le &#8220;grandi bugie&#8221; di Garibaldi, lasciando intatto il potere dei vecchi latifondisti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Politiche invise:<\/strong>&nbsp;L\u2019introduzione della leva obbligatoria (che sottraeva braccia fondamentali ai campi) e le nuove odiate tasse, come quella sul macinato, spinsero molti disperati a darsi alla macchia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fede borbonica:<\/strong>&nbsp;Per molti contadini e nostalgici, la lotta assumeva anche una connotazione politica, legata al desiderio di vedere tornare i Borbone, considerati l\u2019unico potere legittimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le bande erano formate da una miscellanea di contadini, ex soldati borbonici sbandati, renitenti alla leva e banditi comuni. Dal punto di vista&nbsp;<strong>logistico<\/strong>, l&#8217;impervio territorio pugliese offriva rifugi perfetti: i briganti si nascondevano nelle fitte foreste e nelle gravine, come il celebre&nbsp;<strong>Bosco delle Pianelle<\/strong>&nbsp;nei pressi di Martina Franca o la&nbsp;<strong>Gravina di Laterza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Fondamentale era poi la rete dei&nbsp;<strong>manutengoli<\/strong>, ovvero complici e fiancheggiatori locali che fornivano cibo, riparo e informazioni strategiche muovendosi tra i centri abitati e le masserie isolate.<\/p>\n\n\n\n<p>Le bande compivano assalti e sequestri mirati principalmente contro i &#8220;galantuomini&#8221; (i nuovi ricchi e i possidenti liberali), anche se spesso finivano per estorcere denaro agli stessi contadini per autofinanziarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratt\u00f2 di una pagina complessa. Sotto molti aspetti, presenta analogie con quanto accadde quasi un secolo dopo nel Nord Italia con i Partigiani. Tuttavia, la memoria storica ha riservato loro due destini opposti: i Partigiani, avendo vinto la guerra al fianco degli Alleati, sono oggi giustamente onorati come eroi; i briganti, al contrario, sono passati alla storia come criminali. Come dicevano gli antichi romani:&nbsp;<em>\u201cVae victis\u201d<\/em>&nbsp;(Guai ai vinti), perch\u00e9 la storia la scrivono sempre i vincitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ribaltamento della realt\u00e0 non riguarda solo il passato remoto. Anche in tempi pi\u00f9 recenti, vicini a noi, abbiamo assistito a casi di criminali fatti passare per eroi, con vie e piazze dedicate e Comuni di nascita insigniti di medaglie d&#8217;oro o d&#8217;argento. In quei casi, anche quando tutti sapevano la verit\u00e0, si \u00e8 preferito tacere. Nei piccoli paesi, dove si \u00e8 un po&#8217; tutti imparentati, lo si faceva per rispetto verso famiglie non responsabili delle nefandezze del congiunto; alle istituzioni comunali, d&#8217;altro canto, ha sempre fatto pi\u00f9 comodo sostenere che nella propria comunit\u00e0 fosse nato un eroe piuttosto che un bandito.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, anche se noi stessi salentini spesso non ne siamo a conoscenza, esistono briganti del nostro territorio che si sono distinti per le proprie gesta e per un&#8217;ideale forma di resistenza all&#8217;invasione.<br>Qualche tempo fa ho voluto ricordare i loro nomi e il loro orgoglio in versi, nella mia filastrocca, che recita cos\u00ec: <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Ballata del Sud Tradito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Soffia lo scirocco, polvere e lamento,<\/em>&nbsp;<br><em>piange la terra rossa del fiero Salento.<\/em>&nbsp;<br><em>Non chiamateli ladri, non dite &#8220;briganti&#8221;,<\/em>&nbsp;<br><em>son figli traditi, di rabbia giganti.<\/em>&nbsp;<br><em>All&#8217;ombra dell&#8217;ulivo, col fucile in mano,<\/em>&nbsp;<br><em>sfidarono il piombo del giogo sovrano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno era il sessanta, con l\u2019oro d\u2019Albione,&nbsp;<br>portarono l&#8217;inganno a piegar la Nazione.&nbsp;<br>I beni del Regno, ricchezza e semente,&nbsp;<br>svaniron nel nulla d&#8217;un Nord prepotente.&nbsp;<br>Le casse svuotate, le fabbriche spente,&nbsp;<br>lasciarono il vuoto alla nostra povera gente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La terra a chi zappa!&#8221;, grid\u00f2 l&#8217;uomo rosso,&nbsp;<br>promesse di vento finite in un fosso.&nbsp;<br>Due milioni di ettari, e mezzo ancor di pi\u00f9,&nbsp;<br>venduti ai signori, ai borghesi lass\u00f9.&nbsp;<br>Al misero servo, al contadino arso,&nbsp;<br>soltanto la fame e un destino gi\u00e0 perso.<\/p>\n\n\n\n<p>E non bast\u00f2 l&#8217;oro, ci presero i figli,&nbsp;<br>strappati alle madri tra stenti e perigli.&nbsp;<br>Tre anni di leva, un dazio mortale,&nbsp;<br>per un re straniero, lontano e fatale.&nbsp;<br>Pregava il curato, fremeva l&#8217;altare,&nbsp;<br>nessuno poteva quel furto fermare.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 la protesta, un grido nel vento,&nbsp;<br>il Piemonte rispose col suo tradimento:&nbsp;<br>arresti di massa, sommarie sentenze,&nbsp;<br>nel sangue affogarono le nostre coscienze.&nbsp;<br>Ma il popolo stanco non piega la testa,&nbsp;<br>la macchia s&#8217;infiamma, si suona la festa!<\/p>\n\n\n\n<p>Soldati borbonici senza pi\u00f9 scudo,&nbsp;<br>pastori e braccianti dal viso crudo.&nbsp;<br>Il bosco divenne fortezza e dimora,&nbsp;<br>per chi rifiutava l&#8217;iniqua signora.&nbsp;<br>Nel fiero Salento la fiamma \u00e8 tempesta,&nbsp;<br>ed ecco i ribelli che alzano la cresta.<\/p>\n\n\n\n<p>In testa &#8220;il Sergente&#8221;, Donato Rizzo avanza,&nbsp;<br>che all&#8217;italo invasore non d\u00e0 tolleranza.&nbsp;<br>Al fianco ha Quintino, &#8220;Macchiorru&#8221; tremendo,&nbsp;<br>che sferza le truppe col ferro fendendo.<\/p>\n\n\n\n<p>E c&#8217;\u00e8 &#8220;Pizzichiccu&#8221;, Cosimo Mazzeo,&nbsp;<br>che al fuoco sabaudo fa marameo.&nbsp;<br>Ippazio Giaffreda, il forte &#8220;Pecuraru&#8221;,&nbsp;<br>che il sonno al sabaudo rese assai amaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Barbaro, &#8220;Pipirussu&#8221; di fiamma,&nbsp;<br>che vendica il pianto di ogni nostra mamma.&nbsp;<br>E a dar voce al sangue, con penna e con spada,&nbsp;<br>Giuseppe Valente su questa contrada!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il Letterato&#8221; che tesseva l&#8217;orgoglio,&nbsp;<br>che l&#8217;alma infondeva su un lacero foglio,&nbsp;<br>con l&#8217;arte del dire, con limpida mente,&nbsp;<br>per non far morire la voce silente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Soffia lo scirocco, polvere e lamento,<\/em>&nbsp;<br><em>riposa la terra rossa del fiero Salento.<\/em>&nbsp;<br><em>Non chiamateli ladri, non dite &#8220;briganti&#8221;,<\/em>&nbsp;<br><em>son figli traditi, di rabbia giganti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><\/p>\n<\/blockquote>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/04\/sulle-tracce-dei-briganti-la-storia-dimenticata-che-unisce-abruzzo-e-salento-e-filastrocca-finale-capitolo-3\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/06\/04\/sulle-tracce-dei-briganti-la-storia-dimenticata-che-unisce-abruzzo-e-salento-e-filastrocca-finale-capitolo-3\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Melcore Valerio______Diario di un cammino interrotto che diventa l&#8217;occasione per rileggere le pagine pi\u00f9 drammatiche del nostro Post-Unit\u00e0.Ieri sera nessuna telefonata da parte di Fulvio. 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