{"id":260850,"date":"2026-07-18T00:05:00","date_gmt":"2026-07-17T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=260850"},"modified":"2026-06-30T17:00:26","modified_gmt":"2026-06-30T15:00:26","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/18\/indovina-chi-viene-a-cena-4\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/\u00a0L&#8217;INTEGRAZIONE E&#8217; UN PERCORSO DI AVVICINAMENTO RECIPROCO A SENSO UNICO ALTERNATO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"780\" height=\"1040\" class=\"wp-image-260858\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROCOVER.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROCOVER.jpg 780w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROCOVER-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROCOVER-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 780px) 100vw, 780px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong>Emanuela Boccassini ______________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Accogliere non \u00e8 un gesto irrilevante.<br>\u00c8 un lavoro che si muove tra regole e persone, tra ci\u00f2 che \u00e8 scritto e ci\u00f2 che accade davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Se nella cena di venerd\u00ec scorso abbiamo seguito le tracce di ci\u00f2 che si porta con s\u00e9 quando si parte, questa volta lo sguardo si sposta dall\u2019altra parte del tavolo: su chi ospita, su chi ogni giorno si occupa di rendere possibile un incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accoglienza \u00e8 fatta di procedure, di ascolto, di mediazioni continue, di equilibri fragili tra norme e bisogni reali. E dentro questo spazio, spesso invisibile, lavorano persone che fanno da ponte: tra lingue, tra aspettative, tra paure e possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera la tavola non racconta pi\u00f9 il viaggio. Racconta ci\u00f2 che succede dopo. Quando qualcuno arriva. E qualcun altro deve imparare, ogni giorno, a rendere possibile una convivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di apparecchiare, questa sera ho riflettuto a lungo, perch\u00e9 lo scopo di ogni cena \u00e8 far dialogare tra loro tutti gli elementi che la compongono: atmosfera, men\u00f9 e tavola. Ho cercato di unire ci\u00f2 che apparentemente sembra distante, ma che, se osservato con attenzione, parla la stessa lingua: il cibo, la convivialit\u00e0, l\u2019apertura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho eliminato la tovaglia per lasciare in evidenza il tavolo in legno realizzato da mio figlio. Un piano vivo, che porta gi\u00e0 da s\u00e9 una storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopra, un runner in canapa color zafferano attraversa la lunghezza della tavola come una traccia luminosa, quasi a disegnarne il respiro. Al centro, la Tabaa, una coppa marocchina in ceramica nei toni della terra, accoglie melograni spaccati e rami di ulivo fresco. Un insieme che richiama un tempo pi\u00f9 lento, fatto di gesti indispensabili e materiali semplici. I piatti bianchi, essenziali, sono appoggiati direttamente sul legno, ai lati del runner. I tovaglioli di lino grezzo sono chiusi con un filo di canapa. Accanto, bicchieri in vetro fum\u00e9 per acqua e vino. Le posate in acciaio opaco introducono una nota pi\u00f9 fredda e precisa, una presenza discreta che bilancia la materia pi\u00f9 calda della tavola. Il vetro fum\u00e9 e l\u2019acciaio riflettono in modo netto la luce delle candele basse, inserite in piccoli contenitori della stessa sfumatura grigio fumo, creando punti luminosi che si muovono sul legno nudo come segni intermittenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica dei K\u00edla, con la sua combinazione di strumenti tradizionali acustici e ritmi ancestrali, porta in tavola una vibrazione radicata, fatta di terra, legno e movimento. Un suono che non accompagna soltanto, ma sembra attraversare lo spazio, rendendolo pi\u00f9 caldo e vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio solito passo indietro per avere una visione d\u2019insieme. Sembra funzionare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il citofono mi comunica l\u2019arrivo della mia ospite, <strong>Sabrina Spedicato<\/strong>, una volontaria per vocazione che da pi\u00f9 di trent\u2019anni si dedica agli altri. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 volontaria presso il centro d\u2019ascolto della chiesa di Sant\u2019Antonio Fulgenzio, dove fa anche catechismo e canta nel coro parrocchiale. \u00c8 volontaria, da una ventina d\u2019anni, al CAV (Centro Aiuto Alla Vita, dove i volontari accolgono, si prendono cura, ascoltano, amano, per far crescere, come delle mamme). Le piace avere un contatto umano, soprattutto con i bambini, perch\u00e9 crede che abbiamo quella gioia spontanea in grado di tirare su chiunque.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"780\" height=\"1040\" class=\"wp-image-260859\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROVITA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROVITA.jpg 780w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROVITA-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/CENTROVITA-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 780px) 100vw, 780px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Apro e la attendo, sorridente, sulla soglia della porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci salutiamo, poi l\u2019accompagno verso la terrazza, gi\u00e0 pronta ad accoglierla.<\/p>\n\n\n\n<p>Porto in tavola piccoli involtini di pasta croccante. All\u2019apparenza ricordano un gesto lontano, quasi familiare in altre cucine del mondo, ma dentro raccontano altro. Cime di rapa stufate, intense e leggermente amare, incontrano la morbidezza della stracciatella. \u00c8 un contrasto che non vuole armonia perfetta, ma convivenza. La croccantezza avvolge tutto come una superficie che protegge senza nascondere. E mentre il primo assaggio rompe la sfoglia, la conversazione si apre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel tuo lavoro l\u2019incontro con persone provenienti da culture diverse passa prima di tutto attraverso la relazione. Quali sono le difficolt\u00e0 che emergono pi\u00f9 spesso nella comunicazione e quanto conta, secondo la tua esperienza, l&#8217;atteggiamento di chi accoglie nel far sentire una persona davvero inclusa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>La prima cosa che mi colpisce \u00e8 che molte donne straniere arrivano accompagnate dai mariti e spesso sono gli uomini a parlare per loro. Questo accade soprattutto con donne provenienti dall\u2019Asia, mentre le donne africane sembrano, generalmente, pi\u00f9 autonome, sicure e capaci di gestire il dialogo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella mia esperienza, per\u00f2, ho capito che le difficolt\u00e0 di comunicazione non dipendono soltanto da chi arriva, ma anche da chi accoglie. Quando incontriamo una persona proveniente da un\u2019altra cultura, siamo noi per primi a dover compiere uno sforzo di avvicinamento. L\u2019inclusione nasce dall\u2019empatia, dall\u2019ascolto, dalla capacit\u00e0 di mettersi nei panni dell\u2019altro e di farlo sentire accolto e rispettato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Naturalmente la lingua pu\u00f2 rappresentare un ostacolo importante. A volte l\u2019incomprensione genera frustrazione da entrambe le parti e rende pi\u00f9 difficile la relazione. Tuttavia credo che l\u2019elemento decisivo resti il modo in cui ci poniamo. Se una persona percepisce rispetto, attenzione e disponibilit\u00e0, le distanze si riducono e il dialogo diventa possibile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo ritengo che l\u2019inclusione non sia soltanto un compito di chi arriva, ma anche di chi accoglie. \u00c8 nella qualit\u00e0 della relazione che si costruisce la possibilit\u00e0 di sentirsi parte di una comunit\u00e0&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riflettendo sulla conversazione avuta con Sumaia la scorsa settimana durante la cena precedente, mi sono resa conto di quanto siano importanti la solidariet\u00e0 e l\u2019empatia. Quest\u2019ultima, forse, \u00e8 una delle parole chiave della nostra esistenza. Solo quando siamo disposti ad ascoltare davvero l\u2019altro, a sospendere il giudizio e a fare un passo nella sua direzione, riusciamo a superare quelle barriere \u2013 linguistiche, culturali o semplicemente umane \u2013 che spesso complicano le relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre queste riflessioni prendono forma, porto in tavola il primo piatto. Gnocchi di patate, semplici e riconoscibili, immersi in un brodo profumato allo zenzero, cipollotto e un filo di salsa di soia. Non appartengono a un solo luogo. Hanno attraversato distanze senza perdere la loro identit\u00e0 essenziale. Il cucchiaio porta alla bocca qualcosa che assomiglia a un passaggio: un cibo che non si limita a nutrire, ma fa sentire a casa. Ed \u00e8 proprio nel vapore che sale dalla ciotola, mentre sapori familiari e inattesi si mescolano senza confondersi, che trova spazio la seconda domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ti \u00e8 mai capitato un momento in cui hai capito che la distanza culturale era solo un paravento, e qual \u00e8 la situazione pi\u00f9 concreta, quasi banale, in cui vedi nascere un fraintendimento feroce a causa di un codice non condiviso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Fraintendimenti feroci, no, assolutamente. Nell\u2019esperienza del volontariato ci\u00f2 che dovrebbe contraddistinguerci sono prima di tutto l\u2019ascolto e l\u2019accoglienza, la disponibilit\u00e0 a comprendere l\u2019altro e, allo stesso tempo, a lasciarsi comprendere. In una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 multietnica e interculturale prevalgono spesso sentimenti di estraneit\u00e0 e di insicurezza, alimentati da incomprensioni e difficolt\u00e0 comunicative. Si tende a pensare che l\u2019integrazione coincida con l\u2019assimilazione, cio\u00e8 con il progressivo assorbimento di un gruppo culturale all\u2019interno di un altro. Io credo, invece, che l\u2019integrazione sia un processo a &#8216;doppio senso alternato&#8217;: un percorso di reciproco avvicinamento, nel rispetto delle regole e delle differenze.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutto questo \u00e8 possibile soltanto se si \u00e8 capaci di ascoltare. E l\u2019ascolto non passa esclusivamente attraverso una lingua comune, per quanto essa sia importante. Si ascolta anche attraverso i linguaggi della prossimit\u00e0, del rispetto, della gentilezza e dell\u2019attenzione verso l\u2019altro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2 che conta davvero \u00e8 la qualit\u00e0 dell\u2019incontro: la capacit\u00e0 di comprendere chi siamo e chi abbiamo davanti. E spesso davanti a noi ci sono persone che hanno lasciato affetti, tradizioni, suoni, profumi e sapori per inseguire la speranza di una vita migliore<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre ascolto Sabrina, mi accorgo che l\u2019integrazione di cui parla assomiglia pi\u00f9 a una lunga cottura che a un cambiamento improvviso. Non chiede di diventare uguali, ma di restare abbastanza vicini da trasformarsi senza perdere se stessi. Il tempo cambia ritmo. Lo stracotto \u00e8 una pietanza che ha bisogno di ore per diventare ci\u00f2 che \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>La carne si scioglie, insieme a cipolle dolci, cumino e prugne che si sono trasformate in una densit\u00e0 quasi scura. Il sapore racconta storie antiche generatesi nel tempo e con gesti misurati.<\/p>\n\n\n\n<p>E da questa lentezza nasce la terza domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel tuo lavoro fai costantemente da imbuto e da ponte. In questo equilibrio sottile, cosa pesa di pi\u00f9 sulle tue spalle alla fine della giornata: la rigidit\u00e0 delle regole burocratiche o il carico emotivo delle persone che incontri?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Sicuramente la burocrazia c\u2019\u00e8 e, a volte, pesa, nonostante la nostra vocazione sia quella del volontariato. Tuttavia, alla fine della giornata, ci\u00f2 che lascia il segno non sono tanto le procedure, quanto il coinvolgimento umano. Quando ti trovi ad ascoltare storie difficili, situazioni drammatiche, scelte di vita che spesso sono anche scelte di sopravvivenza, il carico emotivo diventa molto forte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci sono giornate in cui si torna a casa con una sensazione di svuotamento. Accade soprattutto quando non si riesce a trovare una soluzione concreta ai problemi delle persone che si rivolgono a noi. In quei momenti emerge un profondo senso di impotenza: vorresti fare di pi\u00f9, ma ti scontri con limiti che non sempre dipendono dalla tua volont\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A volte si tratta di questioni apparentemente piccole. Penso, per esempio, a una giovane donna che ha bisogno di un particolare tipo di latte per il proprio bambino. Sembra una richiesta semplice, ma trovare il modo di soddisfarla nel rispetto delle procedure, delle convenzioni e della necessaria trasparenza nell\u2019utilizzo delle risorse richiede tempo e attenzione. I fondi che gestiamo provengono da donazioni, dal cinque per mille e dalla generosit\u00e0 di tante persone: per questo ogni scelta deve essere corretta e trasparente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>So che una soluzione a quel problema specifico la trover\u00f2. Pi\u00f9 difficile, invece, \u00e8 trovare una risposta al peso emotivo che certe storie lasciano dentro di noi. \u00c8 quello il carico pi\u00f9 complesso da gestire, perch\u00e9 non esistono procedure o regolamenti capaci di alleggerirlo&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La cena si ferma. Non perch\u00e9 finisca qualcosa, ma perch\u00e9 serve spazio. Il sorbetto arriva come una soglia: separa senza interrompere, pulisce senza cancellare. Le parole dette fino a questo momento non spariscono. Semplicemente si posano.<\/p>\n\n\n\n<p>E in realt\u00e0 non si posano leggere. Restano addosso, perch\u00e9 quello che ho ascoltato riguarda un peso invisibile: il lato meno raccontato di chi si prende cura degli altri. La fatica di reggere storie difficili, di affrontare bisogni urgenti, di confrontarsi con limiti che non sempre permettono una risposta. Non \u00e8 solo una questione organizzativa o burocratica: \u00e8 un carico umano, che si accumula silenziosamente. Il sorbetto non cancella le parole di Sabrina, ma concede una pausa, giusto il tempo di tornare a respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un po\u2019 arriva il dolce. Le frittelle sono ancora calde. Mela e cannella riconducono a qualcosa di domestico, quasi familiare. Accanto, il latte di cocco introduce un\u2019altra memoria, pi\u00f9 distante, pi\u00f9 morbida. Non si oppongono. Si cercano.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>E nel punto esatto in cui si incontrano, la serata trova la sua ultima domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci sono dinamiche di questo mondo che non si riescono mai a spiegare a parole a chi non le attraversa, ma si possono solo far vivere. Dopo anni spesi in questo settore, c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 semplice che questo lavoro ti ha insegnato sugli esseri umani in generale, al di l\u00e0 di ogni provenienza, passaporto o confine?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Credo che nella ricerca della verit\u00e0 emerga un\u2019idea fondamentale: quella dell\u2019essere umano come unico e irripetibile, fin dal concepimento. Per me questa \u00e8 una verit\u00e0 essenziale, che d\u00e0 senso allo sguardo con cui ci si avvicina all\u2019altro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ancora oggi molte mamme mi mandano le fotografie dei loro bambini, ormai cresciuti. Questo mi procura una profonda soddisfazione, perch\u00e9 mi fa sentire che, in qualche modo, abbiamo accompagnato tante donne in un percorso difficile ma prezioso: quello di portare avanti una gravidanza, di crescere i propri figli, di affrontare scelte importanti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alcune di loro ci hanno poi chiesto anche di battezzare i loro bambini. In quei momenti ci\u00f2 che conta, al di l\u00e0 delle differenze di credo, \u00e8 il gesto dell\u2019affidamento: il fatto che ci consegnino ci\u00f2 che hanno di pi\u00f9 caro, i loro figli. \u00c8 una responsabilit\u00e0 grande, che sento profondamente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Abbiamo battezzato anche bambini di famiglie musulmane. Ovviamente ciascuno mantiene la propria visione religiosa, ma ci\u00f2 che resta centrale, in questi incontri, \u00e8 il rapporto di fiducia che si crea e la possibilit\u00e0 di accompagnare la crescita di una vita che ci viene affidata&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi le brillano mentre mi risponde. Nel suo sguardo si concentra l\u2019impegno \u2013 suo e di tutti i volontari \u2013 e insieme la soddisfazione che nasce quando le fatiche trovano un senso nella vita degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tutto finisce, resta il tavolo. Non come oggetto, ma come traccia. Un luogo temporaneo in cui ingredienti, storie e persone hanno provato a riconoscersi senza somigliarsi del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di capire tutto. Si tratta di restare abbastanza a lungo da ascoltare davvero. E, a volte, basta questo per cambiare il modo in cui si sta al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 11 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/18\/indovina-chi-viene-a-cena-4\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/18\/indovina-chi-viene-a-cena-4\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Emanuela Boccassini ______________ Accogliere non \u00e8 un gesto irrilevante.\u00c8 un lavoro che si muove tra regole e persone, tra ci\u00f2 che \u00e8 scritto e ci\u00f2 che accade davvero. 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