{"id":261646,"date":"2026-07-19T00:05:00","date_gmt":"2026-07-18T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=261646"},"modified":"2026-07-18T14:38:07","modified_gmt":"2026-07-18T12:38:07","slug":"il-mio-lessico-famigliare-acqua-e-sale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/19\/il-mio-lessico-famigliare-acqua-e-sale\/","title":{"rendered":"IL MIO LESSICO FAMIGLIARE \/ ACQUA E SALE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2048\" height=\"2034\" class=\"wp-image-261647\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-300x298.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-1024x1017.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-768x763.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-1536x1526.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/abc-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/>di <strong>Anna Maria Greco<\/strong> _________________<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un pezzo di pane raffermo riporta a casa. Oggi mi \u00e8 rimasto tra le mani un pezzo di pane raffermo. Mi sono chiesta: che ne faccio? La risposta \u00e8 arrivata da sola. <\/p>\n\n\n\n<p>Insieme ad essa \u00e8 riaffiorato un ricordo. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 tornata alla mente mamma, con la sua grande coppa bianca, un po&#8217; sbiadita, sempre la stessa. Era l\u00ec che prendeva vita l&#8217;acqua e sale. Spezzava il pane di grano duro in grossi pezzi, poi aggiungeva i pomodori maturi, le paponelle, la cipolla bianca e dolce, una manciata di rucola e, quando l&#8217;orto la regalava, anche il brucacchio, quell&#8217;erba selvatica che cresceva spontanea tra la terra e le pietre. <\/p>\n\n\n\n<p>Una presa di sale grosso, rigorosamente a sentimento, e un generoso filo di olio extravergine d&#8217;oliva. Prima di aggiungere l&#8217;acqua lasciava riposare tutto per qualche minuto, quasi volesse concedere agli ingredienti il tempo di conoscersi, cercarsi, abbracciarsi. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi versava l&#8217;acqua fresca. Nemmeno quella aveva una misura precisa. La aggiungeva poco alla volta, osservando il pane e lasciando che fosse lui a dirle quanta ne occorresse. Ogni pezzo si ammorbidiva lentamente, senza disfarsi, mentre sul fondo della coppa si formava quel sughetto in cui l&#8217;olio, il pomodoro, la cipolla e il sale si univano in un sapore che sapeva d&#8217;estate. <\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto afferrava la grande coppa con entrambe le mani e la faceva oscillare. La inclinava, la ruotava con un movimento lieve e continuo e, a ogni gesto, il pane, i pomodori, le paponelle, la cipolla, la rucola e il brucacchio iniziavano a danzare. <\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava una piccola coreografia della natura. Nulla si rompeva: ogni elemento trovava il proprio posto e il pane custodiva lentamente l&#8217;anima della nostra terra. Era un piatto povero. Ma soltanto negli ingredienti. Dentro quella coppa c&#8217;erano il sapere delle nostre madri, la dignit\u00e0 del lavoro e una ricchezza che allora ci sembrava semplicemente vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Erano tempi in cui nulla veniva sprecato: perfino un pezzo di pane raffermo trovava un nuovo valore. Le nostre madri sapevano trasformare ci\u00f2 che restava in qualcosa da condividere, insegnandoci, senza dirlo, il rispetto per il cibo e per il lavoro di chi lo aveva prodotto. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre oggi preparavo l&#8217;acqua e sale mi sono accorta che non stavano tornando soltanto i ricordi. Era un&#8217;intera infanzia che riprendeva vita attraverso i suoi profumi. Ho riscoperto che esiste una memoria che gli occhi, da soli, non riescono a custodire. Basta un odore familiare per ritrovare una casa, una voce, una carezza. E con quella carezza sono riemersi i miei fratelli, i miei cugini e le vicine di casa, sedute per terra nelle sere d&#8217;estate, con i grembiuli impregnati dell&#8217;odore del tabacco e quelle mani sapienti che infilavano il tabacco, una foglia dopo l&#8217;altra. <\/p>\n\n\n\n<p>Faceva caldo, tanto caldo, ma nessuno trovava il tempo di lamentarsene. Le mani continuavano a lavorare senza fretta, accompagnando racconti, risate e qualche momento di silenzio, mentre noi bambini giocavamo finch\u00e9 il tramonto lasciava il posto alla frescura della sera. Poi ci sedevamo per terra, con una scodella di acqua e sale tra le mani. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno pensava alla povert\u00e0. Nessuno sentiva la mancanza di qualcosa. Eravamo semplicemente felici, senza sapere che quei momenti sarebbero diventati il ricordo pi\u00f9 prezioso della nostra vita. La nostra ricchezza non stava in ci\u00f2 che possedevamo, ma in ci\u00f2 che condividevamo. Bastavano una tavola semplice, il lavoro delle mani e l&#8217;amore dei nostri genitori per non farci mancare nulla. <\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre mamme avevano un dono straordinario: sapevano trasformare il poco in abbondanza. Non preparavano soltanto da mangiare; nutrivano la famiglia, riempivano la casa di calore e, senza bisogno di parole, ci insegnavano che la felicit\u00e0 non si misura da ci\u00f2 che si ha, ma da ci\u00f2 che si vive insieme. <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi molti chiamano questo piatto tradizione. Per me \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 casa. \u00c8 la voce di mia madre. \u00c8 il sorriso di mio padre. Sono i miei fratelli, i miei cugini, il vicinato, le sere d&#8217;estate e quella vita semplice che allora ci sembrava normale e che oggi riconosco come uno dei doni pi\u00f9 grandi che la vita mi abbia fatto. Preparando l&#8217;acqua e sale non ho riportato in tavola soltanto un piatto contadino. Ho ritrovato il profumo dell&#8217;infanzia e della mia casa.<\/p>\n\n\n\n<p>______________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 1 &#8211; continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/19\/il-mio-lessico-famigliare-acqua-e-sale\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/07\/19\/il-mio-lessico-famigliare-acqua-e-sale\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Maria Greco _________________ Quando un pezzo di pane raffermo riporta a casa. Oggi mi \u00e8 rimasto tra le mani un pezzo di pane raffermo. Mi sono chiesta: che ne faccio? La risposta \u00e8 arrivata da sola. Insieme ad essa \u00e8 riaffiorato un ricordo. 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