{"id":261923,"date":"2026-08-15T00:05:00","date_gmt":"2026-08-14T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=261923"},"modified":"2026-07-26T15:56:06","modified_gmt":"2026-07-26T13:56:06","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-conoscere-per-riconoscere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/15\/indovina-chi-viene-a-cena-conoscere-per-riconoscere\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ &#8220;Conoscere per riconoscere&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"384\" height=\"216\" class=\"wp-image-261925\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Delegazione-nella-Casa-della-comunita.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Delegazione-nella-Casa-della-comunita.jpeg 384w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Delegazione-nella-Casa-della-comunita-300x169.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini <\/strong>________________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono parole che sembrano innocue e invece raccontano un\u2019intera cultura. Riferirsi a un uomo con il suo titolo \u201cingegnere\u201d o \u201cavvocato\u201d e una donna, con lo stesso percorso professionale, semplicemente \u201csignora\u201d pu\u00f2 apparire un dettaglio. Eppure il linguaggio quotidiano fatica ancora, in molti contesti, a riconoscere alle donne lo stesso titolo professionale che attribuisce con naturalezza agli uomini. Ma il linguaggio non \u00e8 mai soltanto linguaggio. Esso, infatti, attribuisce autorevolezza, riconosce competenze, definisce il posto e racconta il modo in cui una societ\u00e0 guarda alle persone e distribuisce il prestigio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso vale per il mondo del lavoro. Diventare primaria, occupare posizioni elevate o semplicemente farsi strada in specializzazioni storicamente blindate come la chirurgia, per una donna, \u00e8 ancora una corsa a ostacoli. Eppure, se provi a chiamare questo sistema con il suo nome \u2013 <em>patriarcato<\/em> \u2013 c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che scuote la testa, sorride con sufficienza e ti dice: \u00abMa no, esagerata, il patriarcato non esiste pi\u00f9, \u00e8 una roba del secolo scorso!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso osservare come chi non ha mai dovuto lottare per vedere riconosciuto il proprio ruolo professionale tenda, talvolta, a considerare superate le discriminazioni che altre persone continuano invece a sperimentare.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 chi ritiene che si tratti solo di una questione di tempo e di scelte individuali; altri vi leggono il riflesso di una cultura che, pur cambiando, conserva ancora stereotipi difficili da superare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per chi legge la violenza sulle donne anche attraverso la lente del patriarcato, quest\u2019ultimo non rappresenta una teoria astratta, ma un insieme di modelli culturali che influenzano ruoli, aspettative e rapporti di potere. \u00c8 un percorso che spesso inizia molto prima dei lividi, con parole, atteggiamenti, ruoli imposti e relazioni sbilanciate. E purtroppo, quando questa pretesa di controllo e questa disparit\u00e0 arrivano all\u2019estremo, smettono di essere un problema di linguaggio e possono diventare un\u2019emergenza fisica, una ferita, una violenza. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, quando si parla di violenza sulle donne, il dibattito si intreccia spesso con quello sul patriarcato. Per molti studiosi e operatori del settore, la violenza di genere non \u00e8 soltanto il risultato di comportamenti individuali, ma si inserisce anche in un contesto culturale in cui stereotipi, disuguaglianze e dinamiche di potere possono contribuire a renderla possibile o a ostacolarne il riconoscimento.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1956\" height=\"2256\" class=\"wp-image-261924\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14.jpeg 1956w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14-260x300.jpeg 260w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14-888x1024.jpeg 888w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14-768x886.jpeg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14-1332x1536.jpeg 1332w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/dentro14-1776x2048.jpeg 1776w\" sizes=\"(max-width: 1956px) 100vw, 1956px\" \/> <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da questa prospettiva che prende avvio la conversazione con <strong>Laura Curti<\/strong>, infermiera del Centro Assistenza Urgenza di Ferrara. A volte basta una frase, pronunciata quasi di sfuggita, per far nascere un\u2019intervista. Non ricordo le parole esatte che pronunci\u00f2 la sera in cui la incontrai, ma ne ricordo il senso. Mi ha parlato di quanto, ancora oggi, per una donna sia difficile affermarsi in alcune specializzazioni mediche e ha attribuito questa difficolt\u00e0 a una cultura patriarcale che non \u00e8 del tutto scomparsa. \u00c8 stato in quel momento che le ho chiesto il numero di telefono.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Presentare Laura significa raccontare una storia fatta di ascolto, di attese e di scelte precise, dove la cura dell\u2019altro non \u00e8 mai stato un semplice mestiere, ma una direzione di vita. Infermiera dal 1995, la mia ospite ha attraversato tutte le sfumature della prima linea della sanit\u00e0: dai primi passi in una struttura protetta a Bondeno e nella terapia intensiva del Sant\u2019Anna, fino all\u2019intimit\u00e0 silenziosa dei reparti di ostetricia e ginecologia a Comacchio. Ma \u00e8 nel 1998 che il suo percorso incrocia l\u2019adrenalina e la complessit\u00e0 del Pronto Soccorso generale, dove impara l\u2019arte del triage, quella capacit\u00e0 quasi invisibile, ma vitale, di guardare negli occhi chi arriva e capire subito, oltre le parole, l\u2019entit\u00e0 del dolore. Per quasi vent\u2019anni, dal 2007 al 2025, quella stessa prontezza l\u2019ha portata a bordo delle ambulanze e nella centrale dell\u2019Emergenza Territoriale 118, un osservatorio unico sulle fragilit\u00e0 umane, dove le case della gente si aprono senza filtri nel momento del bisogno. Dal 2025, Laura porta tutta questa straordinaria esperienza sul territorio emiliano, operando nel cuore del CAU, un avamposto di assistenza immediata dove le storie continuano a incrociarsi ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, dietro i turni, le sirene e i camici, c\u2019\u00e8 un secondo binario che la definisce: quello della tutela dei pi\u00f9 vulnerabili. Nel corso degli anni, Laura ha scelto di specializzarsi, diventando Facilitatrice per la presa in carico di donne e minori vittime di violenza e conseguendo un Master specifico nel 2024. Una competenza preziosa che trasmette alle nuove generazioni come docente all\u2019Universit\u00e0 di Ferrara e come relatrice in numerosi convegni.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando stasera Laura si sieder\u00e0 a tavola, non porter\u00e0 solo la sua professionalit\u00e0, ma lo sguardo di chi ha scelto di non voltarsi dall\u2019altra parte di fronte al dolore pi\u00f9 silenzioso.<\/p>\n\n\n\n<p>La delicatezza dell\u2019argomento mi ha portato a riflettere a lungo su come allestire la mia terrazza, un luogo intimo ma aperto a tutti, che ha assistito al passaggio di persone eterogenee dalle quali ho sempre imparato qualcosa e che hanno riempito la mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La struttura in legno che protegge la mia terrazza dal sole durante il giorno diventa, al calare della sera, una cornice naturale. Le tende color avorio, raccolte ai lati, si muovono leggere al ritmo della brezza estiva, lasciando che lo sguardo si perda nel cielo che lentamente cambia colore.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce del tramonto accompagna i primi istanti della cena. Poi, quasi lentamente, lascia spazio al chiarore caldo delle candele, che si riflette sui piatti di vetro e sui bicchieri, creando piccoli giochi di luce. Ogni dettaglio invita alla calma, all\u2019ascolto, alla condivisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Una tovaglia in cotone color avorio accoglie piatti di vetro trasparente. La loro leggerezza sembra invitare a guardare oltre la superficie, proprio come accade a chi, per professione, ha imparato a riconoscere le ferite che non lasciano lividi.<\/p>\n\n\n\n<p>I tovaglioli color lilla richiamano l\u2019impegno contro la violenza sulle donne, senza essere appariscenti. Le posate in metallo brunito raccontano la forza silenziosa di chi ogni giorno affronta il dolore con competenza e umanit\u00e0, mentre i bicchieri di vetro, dalla base solida e lavorata, parlano di trasparenza, equilibrio e sostegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della tavola, il glicine \u00e8 il protagonista. I suoi fiori delicati evocano la rinascita, la speranza e la capacit\u00e0 di rifiorire anche dopo gli inverni pi\u00f9 lunghi. Qualche rametto di eucalipto completa il centrotavola, diffondendo una sensazione di freschezza e richiamando, con semplicit\u00e0, il mondo della cura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad attendere la mia ospite c\u2019\u00e8 un piccolo fiore in cuoio, materiale resistente e capace di attraversare il tempo senza perdere la propria essenza. Legato con un filo di lino naturale a un piccolo cartoncino, anch\u2019esso avorio, a forma di cartellino da erbario, ho fatto stampare una frase che accompagna la serata: \u00abCi sono ferite che il pronto soccorso vede subito e altre che imparano a riconoscere solo gli occhi di chi sa ascoltare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il filo conduttore della cena. Perch\u00e9 la cura non consiste soltanto nel medicare una ferita, ma anche nel saper ascoltare un silenzio, cogliere un dettaglio, riconoscere una richiesta d\u2019aiuto che spesso non trova le parole per essere pronunciata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad accompagnare la conversazione saranno le melodie al pianoforte di Yiruma. Le sue composizioni, delicate e mai invadenti, creeranno un\u2019atmosfera raccolta, lasciando che siano le parole, i racconti e le emozioni a occupare il posto d\u2019onore a tavola.<\/p>\n\n\n\n<p>Il solito passo indietro per osservare l\u2019insieme. \u00c8 un piccolo rito che non salto mai. Solo allora il citofono annuncia l\u2019arrivo della mia ospite.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accolgo con un sorriso. \u00c8 il mio modo di dire \u201cbenvenuta\u201d prima ancora delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Laura mi ha raccontato che \u00e8 venuta gi\u00e0 altre volte a Lecce in vacanza e se n\u2019\u00e8 innamorata, ma ovviamente non l\u2019ha vissuta come una del luogo, per questo prima di sederci a tavola, le mostro il campanile del Duomo dalla prospettiva privilegiata della mia terrazza. \u00c8 uno dei piccoli angoli di Lecce che i turisti raramente riescono a scoprire.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre porto a tavola l\u2019antipasto, un\u2019insalata di valeriana e rucola con arancia e gherigli di noci, per rappresentare le tante storie diverse che incontra, le porgo la mia prima domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Durante il nostro primo incontro hai accennato al patriarcato come a un elemento che continua a influenzare il percorso delle donne, anche in ambito professionale. Dal tuo punto di vista, esiste un legame tra questa cultura e la violenza? In che modo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Certamente. La cultura patriarcale rappresenta una delle radici della violenza contro le donne, perch\u00e9 alimenta ancora oggi rapporti di potere e disuguaglianze che si riflettono in molti ambiti della vita, compreso quello lavorativo e universitario. Non \u00e8 un caso che proprio quest\u2019anno, all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 di Ferrara, sia stato inaugurato, per la prima volta, uno sportello antiviolenza, fortemente voluto dalla rettrice in collaborazione con il Centro Donna Giustizia. \u00c8 un segnale importante, che riconosce come la violenza possa assumere forme diverse e manifestarsi anche nei luoghi della formazione e del lavoro. I dati confermano che la strada verso una reale parit\u00e0 \u00e8 ancora lunga: in Italia solo il 6% delle donne medico riesce a ricoprire incarichi dirigenziali. In alcune discipline, come la chirurgia e le specialit\u00e0 chirurgiche, la presenza femminile ai vertici \u00e8 ancora pi\u00f9 rara: le donne primarie sono pochissime&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Le sue parole lasciano emergere un dato che invita a riflettere: la violenza non \u00e8 soltanto quella che lascia lividi sul corpo, ma anche quella che limita opportunit\u00e0, carriere e libert\u00e0. Il cambiamento, per\u00f2, passa dalla consapevolezza e dalla capacit\u00e0 delle istituzioni di riconoscere il problema e affrontarlo. \u00c8 con questo pensiero che, dopo aver tolto i piatti dell\u2019antipasto, servo il primo. <a>Risotto allo zafferano<\/a>, il giallo richiama la luce e la rinascita.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il personale del 118 entra nelle case nel momento in cui tutto \u00e8 ancora autentico. Ci sono segnali, anche non fisici, che ti fanno intuire quando dietro un trauma potrebbe nascondersi una situazione di violenza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Molto pi\u00f9 spesso di quanto si possa immaginare. \u00c8 pi\u00f9 facile riconoscere una violenza quando ci sono segni evidenti, come ematomi o lesioni, ma nella maggior parte dei casi le richieste di aiuto arrivano in modo indiretto. Il 118 viene chiamato per sintomi apparentemente comuni \u2013 capogiri, stati d\u2019ansia, malori o altri disturbi \u2013 che talvolta nascondono una situazione di violenza. Spesso la vittima prova vergogna oppure si trova ancora in presenza del maltrattante e non pu\u00f2 raccontare ci\u00f2 che sta vivendo. Per questo \u00e8 fondamentale saper osservare ci\u00f2 che va oltre i sintomi. Un collega, tengo a sottolineare che si tratta di un uomo, e io abbiamo elaborato prima una procedura operativa specifica per il personale del 118 e successivamente un percorso di formazione rivolto agli operatori. La violenza \u00e8 sempre esistita, ma senza gli strumenti giusti non siamo stati capaci di riconoscerla sempre e subito. Oggi, grazie a una formazione mirata, possiamo cogliere quei segnali che prima rischiavano di passare inosservati&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Laura raccontano una professionista preparata, ma soprattutto una persona che ha scelto di guardare oltre l&#8217;emergenza. Nel suo modo di parlare non c&#8217;\u00e8 mai enfasi, solo la convinzione che riconoscere un segnale possa cambiare il destino di qualcuno. \u00c8 una forma di cura che nasce dall&#8217;attenzione e dall&#8217;ascolto, prima ancora che dalla competenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre rifletto su questo, arriva il secondo piatto: un filetto di branzino in crosta di patate. \u00c8 una preparazione essenziale, delicata, priva di inutili eccessi. In qualche modo mi ricorda Laura: concreta, discreta, capace di trasmettere quanto il suo lavoro e il volontariato siano parte integrante della sua identit\u00e0. Ascoltandola, mi sorprendo a pensare quanto sarebbe prezioso poter contare su figure come la sua anche nel mio territorio<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Spesso la paura o la vergogna frenano le donne dal denunciare o dal dire la verit\u00e0 sull\u2019origine di un trauma. In che modo i protocolli sanitari attuali aiutano a tutelare e accompagnare la donna anche quando non \u00e8 ancora pronta a formalizzare una denuncia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Il percorso che abbiamo sviluppato a Ferrara nasce proprio dall&#8217;esigenza di proteggere la donna fin dai primi segnali di violenza, ancora prima che la situazione degeneri. Il nostro intervento comincia gi\u00e0 nell&#8217;abitazione della persona, con il personale del 118, e prosegue grazie a una rete di servizi che lavorano in modo coordinato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Abbiamo predisposto due schede. La prima \u00e8 il normale verbale del 118, che viene consegnato alla paziente e riporta esclusivamente quanto da lei dichiarato. Se la violenza emerge solo come una confidenza e non come una denuncia esplicita, non viene riportata nel verbale, per evitare che, tornando a casa, l&#8217;eventuale maltrattante possa venirne a conoscenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La seconda scheda, invece, viene compilata solo al termine dell&#8217;intervento, quando l&#8217;ambulanza \u00e8 rientrata in sede. \u00c8 un documento riservato, che serve a registrare i casi sospetti o accertati e a consentire, quando necessario, l&#8217;attivazione della rete di protezione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Al termine dell\u2019intervento chiediamo sempre alla donna se desidera proseguire il percorso in ospedale, dove sono previsti protocolli specifici. Se non ci sono lesioni che richiedano il ricovero o se la persona non se la sente di andare in ospedale, le viene comunque fornito immediatamente il contatto del Centro Antiviolenza pi\u00f9 vicino. \u00c8 un passaggio fondamentale, perch\u00e9 permette di avviare un percorso di aiuto anche senza una denuncia formale, nel pieno rispetto dei tempi e delle scelte della vittima&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il momento del sorbetto. La pausa che, a tavola, invita a rallentare il ritmo e a fare spazio ai pensieri. \u00c8 il tempo dei bilanci, delle domande che ognuno rivolge prima di tutto a se stesso: abbiamo fatto abbastanza? Avremmo potuto accorgerci prima? Cosa possiamo fare, concretamente, perch\u00e9 nessuna donna resti sola? La brezza della sera rende il sorbetto ancora pi\u00f9 fresco e, per un istante, sembra alleggerire anche il peso delle riflessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La guardo negli occhi. Sono scuri, intensi e profondi. Sembrano custodire una sensibilit\u00e0 che va oltre il ruolo professionale. Non le chiedo da dove nasca. Alcune motivazioni appartengono alla sfera pi\u00f9 intima di una persona e meritano di restare l\u00ec. Mi basta pensare che proprio quella sensibilit\u00e0 rende il suo modo di prendersi cura degli altri cos\u00ec autentico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicina la fine della cena. Con rammarico perch\u00e9 il tempo \u00e8 trascorso velocemente, porto in tavola il dolce. Una cheesecake ai frutti rossi. Questi ricordano la forza e la vita, ma in un contesto positivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tu incontri la violenza quando ormai \u00e8 esplosa. Se potessi intervenire molto prima, da dove inizieresti? Dalla scuola, dalle famiglie, dalla formazione degli operatori o da un cambiamento culturale pi\u00f9 ampio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Partirei sicuramente dalla formazione. C\u2019\u00e8 una slide che utilizzo in ogni corso e che riassume perfettamente il mio pensiero: \u201cconoscere per riconoscere\u201d. Solo se impariamo a conoscere la violenza possiamo imparare anche a riconoscerla. Questo vale per tutti: per un vicino di casa, un&#8217;amica, un collega, ma anche per i professionisti. Naturalmente la formazione deve essere calibrata in base all\u2019et\u00e0 e al contesto, ma dovrebbe iniziare il prima possibile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Durante il master ho seguito una lezione tenuta da un\u2019insegnante che spiegava come si possa lavorare gi\u00e0 nella scuola dell\u2019infanzia, utilizzando strumenti adeguati ai bambini. Anche scegliere libri privi di stereotipi di genere \u00e8 un modo per educare al rispetto. Pensiamo a quanti messaggi trasmettiamo senza accorgercene: dal fiocco rosa o azzurro alla nascita, fino ai giocattoli considerati \u201cda maschio\u201d o \u201cda femmina\u201d. Se una bambina sogna di fare la chimica o la calciatrice, deve sentirsi libera di immaginare quel futuro. \u00c8 da piccoli che si costruisce una cultura diversa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esistono studi internazionali, come il Global Gender Gap Report, che ogni anno analizzano il livello di parit\u00e0 di genere nei diversi Paesi. Ma, al di l\u00e0 delle classifiche e delle leggi, resta una convinzione maturata nella mia esperienza: nessuna norma, da sola, pu\u00f2 cambiare una mentalit\u00e0. Il vero cambiamento nasce dalla cultura e la cultura si costruisce attraverso la formazione, coinvolgendo bambini, ragazzi, adulti e professionisti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 quello che stiamo cercando di fare anche con i nostri corsi, rivolti non solo agli operatori sanitari, ma anche alle scuole. E sono proprio i bambini delle elementari ad averci sorpreso di pi\u00f9: ascoltano, fanno domande, assorbono tutto come spugne. \u00c8 da l\u00ec che bisogna partire&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Laura non alza mai la voce. Racconta il proprio lavoro con la calma di chi conosce il peso delle parole. Non cerca effetti speciali, n\u00e9 si concede il ruolo dell&#8217;eroina. E forse \u00e8 proprio questa sobriet\u00e0 a rendere ancora pi\u00f9 forte ogni risposta. Perch\u00e9, mentre l&#8217;ascolto, mi rendo conto che il coraggio non sempre fa rumore. A volte ha il volto di chi sceglie, ogni giorno, di esserci.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la mia ospite si congeda, le candele sono ormai quasi consumate. Sul tavolo restano qualche petalo di glicine, i bicchieri vuoti e molte riflessioni. Porto lentamente i piatti in cucina, quasi con il timore di interrompere il silenzio che si \u00e8 creato. Le ferite non sempre lasciano segni visibili. Alcune si nascondono dietro uno sguardo abbassato, una parola trattenuta, un malessere che sembra avere tutt\u2019altra origine. Questa sera ho capito che imparare a riconoscerle non \u00e8 un compito riservato agli operatori sanitari o alle forze dell\u2019ordine: \u00e8 una responsabilit\u00e0 che riguarda ciascuno di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Spengo l\u2019ultima candela. La terrazza torna silenziosa, ma so che conserver\u00e0 il ricordo di una conversazione destinata a restare. E mi piace pensare che ogni riflessione condivisa, ogni stereotipo messo in discussione, ogni persona che impara a riconoscere un segnale possa essere un piccolo passo verso quel cambiamento culturale di cui Laura ha parlato per tutta la sera.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 15 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/15\/indovina-chi-viene-a-cena-conoscere-per-riconoscere\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/15\/indovina-chi-viene-a-cena-conoscere-per-riconoscere\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini ________________&nbsp; Ci sono parole che sembrano innocue e invece raccontano un\u2019intera cultura. 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