{"id":262103,"date":"2026-08-02T00:05:00","date_gmt":"2026-08-01T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=262103"},"modified":"2026-08-08T09:36:01","modified_gmt":"2026-08-08T07:36:01","slug":"il-mio-lessico-famigliare-destate-il-ritorno-al-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/02\/il-mio-lessico-famigliare-destate-il-ritorno-al-paese\/","title":{"rendered":"IL MIO LESSICO FAMIGLIARE \/ RITORNO A COPERTINO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1280\" height=\"720\" class=\"wp-image-262106\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/buonaamg.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/buonaamg.jpg 1280w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/buonaamg-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/buonaamg-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/buonaamg-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Anna Maria Greco _______________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Oggi voglio raccontarvi un ricordo d&#8217;estate che ancora oggi riesce a emozionarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli anni Settanta e Ottanta aspettavo l&#8217;estate con un&#8217;emozione speciale. Non soltanto per il mare o per le vacanze, ma perch\u00e9 era il tempo in cui tornavano a casa gli emigranti, i figli della nostra terra partiti per la Germania, la Svizzera, la Francia e altri Paesi d&#8217;Europa in cerca di un futuro migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;erano telefoni cellulari, n\u00e9 messaggi capaci di dirci l&#8217;ora esatta del loro arrivo. Si sapeva soltanto che sarebbero tornati. Ed era proprio quell&#8217;attesa a rendere ogni ritorno un piccolo avvenimento per tutto il paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando, in fondo alla strada, compariva quasi sempre una Mercedes con la targa straniera, bastava uno sguardo per capire che erano arrivati.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul portapacchi erano sistemate valigie, scatoloni e pacchi, legati con spago ed elastici dai ganci metallici. Avevano attraversato centinaia di chilometri, sotto il sole, la pioggia e il vento. Quel carico raccontava sacrifici, nostalgia, speranze e il desiderio di non spezzare mai il legame con la propria terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi ragazzi sbirciavamo incuriositi all&#8217;interno dell&#8217;auto. I sedili rivestiti di pelle o i coprisedili in pelliccia ci sembravano un piccolo lusso. Dallo specchietto retrovisore pendevano quasi sempre un crocifisso e qualche piccolo souvenir del Paese in cui vivevano. Sul cruscotto non mancavano l&#8217;immagine della Madonna o quella di un santo, silenziosi compagni di quel lungo viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>La notizia correva di casa in casa. Le donne uscivano sull&#8217;uscio asciugandosi le mani nel grembiule, gli uomini interrompevano quello che stavano facendo e noi bambini lasciavamo ogni gioco per correre in strada. Poi gli sportelli si aprivano e iniziavano gli abbracci: lunghi, sinceri, pieni di tutto il tempo trascorso lontani.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Non tutte le estati, per\u00f2, erano uguali. <\/p>\n\n\n\n<p>Qualche volta, ad aspettare quel ritorno, c&#8217;era una persona in meno. Nel tempo trascorso lontano qualcuno era venuto a mancare e la gioia del ritrovarsi si mescolava al dolore di un&#8217;assenza. Una sedia sarebbe rimasta vuota e, per un istante, lo sguardo cercava proprio chi non sarebbe pi\u00f9 entrato da quella porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo gli abbracci, tutti si mettevano ad aiutare. Chi prendeva una valigia, chi uno scatolone, chi saliva a sciogliere gli elastici del portapacchi. Nessuno restava a guardare. Era il modo pi\u00f9 semplice per partecipare a quella gioia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giro di poche ore anche le case cambiavano volto. Dai ripostigli uscivano reti pieghevoli, materassi e cuscini; i salotti si trasformavano in camere da letto e ogni spazio veniva adattato per la notte. Le famiglie si stringevano un po&#8217;, ma nessuno si sentiva di troppo. Perch\u00e9, quando tornavano i figli del Sud, non arrivavano semplicemente degli ospiti: tornava la famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Solo quando tutto era stato sistemato arrivava il momento che noi bambini aspettavamo con impazienza. Si aprivano le valigie e comparivano tavolette di cioccolato dal sapore che non avevamo mai conosciuto, biscotti, caramelle e dolci che per noi erano una vera delizia. Ogni assaggio sembrava arrivare da un altro mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le giornate scorrevano tra il mare, le passeggiate e i giochi che sembravano non finire mai. Bastava pochissimo per diventare amici. Noi provavamo a imparare qualche parola in tedesco o in francese, mentre i nostri cugini e gli amici arrivati dall&#8217;estero ridevano cercando di parlare il dialetto salentino. Ci correggevamo a vicenda, sbagliavamo, ridevamo ancora. Senza rendercene conto avevamo imparato una cosa bellissima: l&#8217;amicizia non ha bisogno della stessa lingua per farsi capire.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La sera era una festa. <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno c&#8217;era un invito diverso: una sorella, un fratello, una zia. Le tavole si allungavano per accogliere tutti. Non mancavano mai le orecchiette fatte in casa, la pasta al forno, la parmigiana, l&#8217;anguria fresca e il vino delle nostre campagne.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra una portata e l&#8217;altra si parlava del lavoro, dei sacrifici affrontati lontano da casa, dei progetti per il futuro, dei figli che crescevano e dei sogni che ciascuno custodiva. Erano racconti che univano due mondi e che, ogni estate, facevano sentire la distanza un po&#8217; pi\u00f9 piccola.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;estate, per\u00f2, passava sempre troppo in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi senza accorgercene arrivavano gli ultimi giorni di agosto e, con loro, il momento che nessuno avrebbe voluto vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Le automobili tornavano a riempirsi. Tra i vestiti trovavano posto anche le provviste preparate con amore: bottiglie d&#8217;olio d&#8217;oliva, conserve di pomodoro fatte in casa, olive in salamoia, formaggi, vino e tutto quello che la nostra terra sapeva offrire. Le mamme continuavano ad aggiungere qualcosa fino all&#8217;ultimo momento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPorta anche questo&#8230; quando lo mangerai penserai a casa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In quella frase c&#8217;era tutto l&#8217;amore che non riuscivano a dire.<\/p>\n\n\n\n<p>I saluti erano sempre gli stessi: abbracci lunghi, occhi lucidi e la promessa di rivedersi l&#8217;estate successiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di salutarci, noi ragazzi ci scambiavamo gli indirizzi, scritti con cura su un foglietto, sul retro di una fotografia o sull&#8217;ultima pagina di un quaderno. C&#8217;era chi li custodiva in una scatolina dei ricordi e chi, gelosamente, li conservava nel diario con il lucchetto, insieme ai pensieri pi\u00f9 belli di quell&#8217;et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScrivimi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Era una promessa che mantenevamo davvero.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche settimana il postino riportava un pezzetto di quell&#8217;estate. Riconoscevamo subito quelle buste dai francobolli stranieri e bastava vederle per emozionarci. Dentro c&#8217;erano lettere scritte a mano e, qualche volta, le fotografie che avevano sviluppato al ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche noi facevamo lo stesso. Sviluppavamo i nostri rullini, sceglievamo con cura le fotografie pi\u00f9 belle e le spedivamo ai cugini e agli amici conosciuti durante l&#8217;estate. Poco tempo dopo arrivavano le loro. Ogni busta era una piccola festa: aprendola, sembrava che un pezzetto di quell&#8217;estate tornasse ancora una volta tra le nostre mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il tempo riprendeva il suo corso, in attesa dell&#8217;estate successiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, ripensando a quegli anni, mi accorgo che il ricordo pi\u00f9 bello non \u00e8 soltanto quello di chi tornava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l&#8217;attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quel paese che, per qualche settimana, ritrovava una parte di s\u00e9. Le porte restavano aperte, un posto a tavola si trovava sempre e ogni ritorno diventava una festa condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi, quando d&#8217;estate vedo passare un&#8217;auto con il portapacchi, il cuore torna a quei giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedo le mani che salutavano finch\u00e9 l&#8217;automobile non spariva in fondo alla strada e gli occhi di chi restava, gi\u00e0 con il desiderio del prossimo ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9, quando tornavano i figli del Sud, non tornavano soltanto delle persone. Per qualche settimana tornava a casa anche il cuore del nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p>______________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 3 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/02\/il-mio-lessico-famigliare-destate-il-ritorno-al-paese\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/02\/il-mio-lessico-famigliare-destate-il-ritorno-al-paese\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Maria Greco _______________ Oggi voglio raccontarvi un ricordo d&#8217;estate che ancora oggi riesce a emozionarmi. Tra gli anni Settanta e Ottanta aspettavo l&#8217;estate con un&#8217;emozione speciale. 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