{"id":262383,"date":"2026-08-09T00:03:00","date_gmt":"2026-08-08T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=262383"},"modified":"2026-08-09T10:56:12","modified_gmt":"2026-08-09T08:56:12","slug":"il-mio-lessico-famigliare-la-siringa-di-vetro-quando-quel-tintinnio-faceva-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/09\/il-mio-lessico-famigliare-la-siringa-di-vetro-quando-quel-tintinnio-faceva-paura\/","title":{"rendered":"IL MIO LESSICO FAMIGLIARE \/\u00a0LA SIRINGA DI VETRO: QUANDO QUEL TINTINNIO FACEVA PAURA"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1122\" height=\"1402\" class=\"wp-image-262384\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buna.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buna.png 1122w, 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n\u00e9 coda.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualunque cosa, pur di distrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro di me speravo che, almeno quella volta, si dimenticasse di uscire.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non succedeva mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a poco il campanello di casa suonava.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapevo gi\u00e0 chi fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il dottore.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggiava la bicicletta accanto alla porta d&#8217;ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul manubrio era fissato un cestino di metallo, dentro il quale teneva la sua inseparabile borsa di cuoio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto, approfittando di una sua distrazione, sbirciavo dentro quella borsa.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;erano lo stetoscopio, le medicine, il ricettario e tanti strumenti di cui allora ignoravo perfino il nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai miei occhi di bambina, l\u00ec dentro c&#8217;era davvero di tutto&#8230; Tranne un briciolo di empatia o di piet\u00e0 per me.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abApri la bocca.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il medico guardava la gola, quasi sempre aiutandosi con il manico di un cucchiaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mie tonsille, grandi come due palle da tennis, parlavano prima ancora di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Scriveva la ricetta, la consegnava a pap\u00e0 e mi abbozzava un sorriso che, nella mia fantasia di bambina, sembrava dirmi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAdesso tocca a te.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poi risaliva sulla sua bicicletta e ripartiva per raggiungere un&#8217;altra casa del paese, dove qualcuno lo stava gi\u00e0 aspettando.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me cominciava il conto alla rovescia.<\/p>\n\n\n\n<p>La sentenza era quasi sempre la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sette punture di penicillina.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sei.<\/p>\n\n\n\n<p>Non quattro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non due.<\/p>\n\n\n\n<p>Sette.<\/p>\n\n\n\n<p>Per una bambina come me erano un&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche tempo arrivava chi avrebbe praticato l&#8217;iniezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto spesso era la mia amata zia Rita.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche volta una vicina di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre volte Gino, un infermiere e amico di pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In paese c&#8217;erano persone diventate un punto di riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevano imparato a praticare le iniezioni con attenzione, esperienza e un profondo senso di responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Bastava mandarle a chiamare e, appena potevano, arrivavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo facevano con grande generosit\u00e0 e con un autentico spirito di condivisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un modo semplice e silenzioso di prendersi cura degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>E chi riceveva quell&#8217;aiuto trovava sempre un modo altrettanto semplice per dire grazie.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso bastavano un cestino di uova fresche, un pacco di caff\u00e8, un po&#8217; di zucchero o gli agrumi raccolti nel proprio giardino.<\/p>\n\n\n\n<p>Non contava il valore del dono.<\/p>\n\n\n\n<p>Contava la riconoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E mi piace pensare che, ancora oggi, esistano persone capaci della stessa disponibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi bambini vedevamo tutto con occhi diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quante volte ci siamo sentiti dire:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFai il bravo&#8230; altrimenti chiamo chi fa le punture.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGuarda che adesso arriva il dottore.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, senza volerlo, finivamo per vedere proprio quelle persone venute a curarci come i cattivi della situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi so che non era cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivavano per aiutarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai per punirci.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando vedevo entrare la zia Rita con il suo meraviglioso sorriso, il mio cuore si divideva in due.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte ero felice di vederla.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall&#8217;altra sapevo perfettamente perch\u00e9 fosse venuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le mani portava quella piccola cassettina di metallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lucida.<\/p>\n\n\n\n<p>Custodita con una cura quasi affettuosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro c&#8217;erano due siringhe di vetro, perfettamente trasparenti, e aghi di diverse misure, con quella base dorata che, ai miei occhi, sembrava enorme.<\/p>\n\n\n\n<p>La cassettina veniva riempita d&#8217;acqua e sistemata sul fornello, pronta per la sterilizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me quel tempo sembrava infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi iniziava quel tintinnio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il vetro che sfiorava il metallo mentre l&#8217;acqua bolliva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi sono convinta che riconoscerei quel suono fra mille altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, nel frattempo, facevo il tifo per il fornello.<\/p>\n\n\n\n<p>Speravo che non si spegnesse mai e che continuasse a bollire ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia fantasia andava perfino oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Speravo che la cassettina scivolasse di mano, cadesse sul pavimento e si rompesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia testa era un piano perfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente cassettina.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente siringhe.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente punture.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non accadeva mai.<\/p>\n\n\n\n<p>La cassettina veniva sollevata dal fornello e appoggiata sul tavolo, dove l&#8217;aspettavano gi\u00e0 una tovaglietta di cotone bianca, il cotone idrofilo e la bottiglietta di alcol denaturato, di quel caratteristico colore rosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo odore intenso invadeva lentamente tutta la casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi basta sentirlo per tornare bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di iniziare, la zia Rita si disinfettava accuratamente le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Palmo contro palmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dorso contro dorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli spazi interdigitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel gesto si ripeteva prima della preparazione, prima dell&#8217;iniezione e ancora dopo aver terminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche senza conoscere le regole dell&#8217;igiene, avevo gi\u00e0 capito che, per chi si prendeva cura degli altri, la pulizia e l&#8217;attenzione erano una forma di cura e rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il momento che temevo pi\u00f9 di ogni altro stava per arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>La zia Rita apriva lentamente la cassettina con una calma che, in quel momento, proprio non riuscivo a capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto il mio cuore cominciava a battere sempre pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, invece, avrei preferito che la richiudesse subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Con delicatezza prendeva tra le mani la siringa di vetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Inseriva lentamente lo stantuffo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi osservava gli aghi, uno a uno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco che iniziava un altro momento di autentico terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardava.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardava la siringa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi riguardava.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava dovesse prendere le misure.<\/p>\n\n\n\n<p>Altezza della bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Farmaco da iniettare.<\/p>\n\n\n\n<p>Misura dell&#8217;ago.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro di me speravo sempre che scegliesse quello pi\u00f9 piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, ai miei occhi, erano tutti enormi.<\/p>\n\n\n\n<p>Preparava il farmaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Diluiva la penicillina con movimenti lenti e sicuri, poi la aspirava nella siringa.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto arrivava un gesto che conoscevo fin troppo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un leggero colpetto dato con un dito sul vetro faceva salire la piccola bolla d&#8217;aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito dopo spingeva delicatamente lo stantuffo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla punta dell&#8217;ago usciva una piccola goccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il segnale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me significava soltanto una cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;era pi\u00f9 speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>E pensare che, nel frattempo, avevo gi\u00e0 il cuore in gola.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani sudate.<\/p>\n\n\n\n<p>Le gambe molli.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stomaco chiuso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero convinta di aver gi\u00e0 sofferto abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;iniezione non era ancora cominciata.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto iniziava la mia fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima dietro una porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sotto il tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche volta persino dentro un armadio.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando proprio non volevo arrendermi, scappavo in giardino.<\/p>\n\n\n\n<p>Peccato che quei muri fossero troppo alti per poterli scavalcare.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero convinta di avere escogitato un piano perfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli adulti, per\u00f2, sembravano conoscerlo ancora prima di me.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia libert\u00e0 finiva sempre l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>E, puntualmente, qualcuno mi riportava indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto fratelli, sorelle e cugini assistevano alla scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno sorrideva.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno tratteneva una risata.<\/p>\n\n\n\n<p>E sono sicura che, dentro di s\u00e9, stesse pensando:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMeno male che oggi tocca a lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente mi prendevano, iniziava la trattativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Promettevo qualunque cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Che da quel giorno sarei stata bravissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Che non avrei fatto pi\u00f9 capricci.<\/p>\n\n\n\n<p>Che avrei preso tutte le medicine senza protestare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tentativi disperati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non funzionavano mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Finivo stesa sulle ginocchia della mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno mi teneva ferme le gambe.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcun altro cercava di tranquillizzarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arrivava la frase che mi terrorizzava quasi quanto la puntura.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStai ferma&#8230; altrimenti si spezza l&#8217;ago dentro e dobbiamo andare in ospedale. E l\u00ec ti fanno tante altre punture.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto diventavo immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>Piangevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi muovevo pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La penicillina sembrava non finire mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrava lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec lentamente che, nella mia fantasia, ero convinta lo facessero apposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente qualcuno diceva:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 finita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppiavo in un pianto liberatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia consolazione aveva sempre lo stesso rifugio.<\/p>\n\n\n\n<p>Le braccia della mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, prima di dormire, arrivava un altro gesto d&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un pezzetto di cotone idrofilo stendeva delicatamente un velo di pomata Hirudoid nel punto dell&#8217;iniezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo faceva con una dolcezza infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel massaggio leggero aiutava ad alleviare il dolore e a riassorbire il piccolo indurimento che, a volte, la puntura lasciava nel muscolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, pi\u00f9 di tutto, serviva a farmi sentire protetta.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;odore inconfondibile dell&#8217;Hirudoid mi accompagnava per tutta la notte e, insieme a quel profumo, tornava anche il pensiero che il giorno dopo mi aspettava un&#8217;altra puntura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne avevo fatta una in meno, \u00e8 vero. Ma il conto alla rovescia non era ancora finito.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni sono passati.<\/p>\n\n\n\n<p>Le siringhe di vetro hanno lasciato il posto a quelle monouso, pi\u00f9 sicure e fondamentali per prevenire le infezioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel tintinnio \u00e8 scomparso dalle nostre case.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non dalla memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>E c&#8217;\u00e8 una cosa che il tempo ha reso ancora pi\u00f9 bella.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando sono diventata mamma e arriv\u00f2 il momento di accompagnare i miei figli a fare i vaccini, io non ne ero capace.<\/p>\n\n\n\n<p>La paura delle punture era rimasta quella della bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, accanto a me, c&#8217;era ancora una volta la mia amata zia Rita.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta non per fare una puntura a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma per aiutarmi a trovare il coraggio di essere mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono diventata infermiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse anche per quel timore, mai del tutto scomparso, di provocare dolore a qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita, per\u00f2, mi ha portata comunque a prendermi cura degli altri, diventando operatrice socio-sanitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>E se oggi qualcuno deve farmi un&#8217;iniezione, succede ancora una cosa curiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza nemmeno accorgermene, cerco di bloccare con la mia mano il polso di chi tiene la siringa.<\/p>\n\n\n\n<p>Loro sorridono.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno scherza bonariamente con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcun altro mi dice, ridendo, che ormai sono una donna.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sorrido con loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi chiudo gli occhi, respiro profondamente&#8230; E quella puntura, in fondo, me la piango ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>E torno, puntualmente, a essere quella bambina.<\/p>\n\n\n\n<p>Sfido chiunque sia cresciuto con il tintinnio delle siringhe di vetro nell&#8217;acqua che bolliva a dire di non aver avuto, almeno una volta, la mia stessa paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il tempo ci fa diventare adulti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma certe paure continuano, ostinatamente, a restare bambine.<\/p>\n\n\n\n<p>___________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 4 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/09\/il-mio-lessico-famigliare-la-siringa-di-vetro-quando-quel-tintinnio-faceva-paura\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/09\/il-mio-lessico-famigliare-la-siringa-di-vetro-quando-quel-tintinnio-faceva-paura\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Maria Greco ___________________ Sono quasi certa che molti, leggendo questo racconto, ritroveranno un pezzetto della propria infanzia. 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