{"id":262510,"date":"2026-08-16T00:05:00","date_gmt":"2026-08-15T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=262510"},"modified":"2026-08-14T10:20:58","modified_gmt":"2026-08-14T08:20:58","slug":"il-mio-lessico-famigliare-ferragosto-a-santisidoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/16\/il-mio-lessico-famigliare-ferragosto-a-santisidoro\/","title":{"rendered":"IL MIO LESSICO FAMIGLIARE \/ FERRAGOSTO A SANT&#8217;ISIDORO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1156\" class=\"wp-image-262539\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta-1024x740.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta-768x555.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/buonacueta-1536x1110.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di\u00a0<strong>Anna Maria Greco __________________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>ll Ferragosto della mia infanzia cominciava prima ancora di vedere il mare: arrivava nelle nostre case gi\u00e0 dalla sera precedente, insieme a quei profumi che annunciavano la festa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle cucine il sugo di pomodoro con il basilico ribolliva lentamente per la pasta al forno, si friggevano le melanzane per la parmigiana, si impastavano le polpette e si preparavano le crostate con la marmellata fatta in casa. Non mancavano la pitta rustica e la pitta di patate, preparate soprattutto per la sera di Ferragosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani delle mamme e delle nonne lavoravano senza sosta, mentre da qualche parte della casa cominciavano ad accumularsi stuoie, asciugamani, ombrelloni, borse, tavoli pieghevoli, sgabelli e frigoriferi portatili.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per noi copertinesi, e per tante famiglie dei paesi vicini, la destinazione era quasi sempre Sant\u2019Isidoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 agosto, giorno della solennit\u00e0 dell\u2019Assunzione della Beata Vergine Maria, era soprattutto una giornata da trascorrere insieme. Si cercava di portare al mare anche i nonni e le persone pi\u00f9 anziane della famiglia, perch\u00e9 in un giorno di festa nessuno rimanesse a casa da solo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La mattina ci si alzava prestissimo. Bisognava partire per tempo per trovare un buon posto sulla spiaggia e gi\u00e0 dalle prime ore la strada verso Sant\u2019Isidoro si riempiva di piccole utilitarie cariche quasi all\u2019inverosimile. Dai portapacchi spuntavano ombrelloni, borse e tavolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi avevamo una Fiat 128 a quattro sportelli e dentro dovevamo starci in sei: mamma, pap\u00e0, io e i miei tre fratelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Stretti nei nostri posti, partivamo con i finestrini aperti e il vento caldo che ci spettinava i capelli. Io aspettavo soprattutto quel momento in cui, avvicinandoci alla costa, avrei riconosciuto nell\u2019aria l\u2019odore del mare prima ancora di vederlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 guidava allegro, canticchiando Claudio Villa o Massimo Ranieri, i suoi preferiti. Mamma gli sedeva accanto con il suo bel rossetto rosso e uno dei suoi coloratissimi prendisole cuciti con le sue mani. Noi quattro, dietro, diventavamo sempre pi\u00f9 impazienti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Avvicinandoci a Sant\u2019Isidoro, gi\u00e0 da lontano, sulla destra, cominciavano a comparire quelle che noi chiamavamo le \u201cpagghiare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano semplici ripari costruiti con canne, lenzuola e teli impermeabili. Ogni famiglia sembrava aver dato alla propria un colore diverso: c\u2019erano teli a tinta unita, altri a fantasia, lenzuola chiare accostate a colori pi\u00f9 accesi. Viste da lontano, tutte insieme, sembravano comporre un grande quadro colorato sulla riva del mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune famiglie vi si sistemavano per diversi giorni, soprattutto nella settimana di Ferragosto. L\u00ec mangiavano, riposavano e persino dormivano la notte, a pochi passi dal mare. Tra loro c\u2019erano anche ambulanti che durante il giorno vendevano frutta o altre piccole cose lungo la strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai miei occhi di bambina sembrava quasi un piccolo villaggio.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quelle sistemazioni cos\u00ec semplici mi affascinavano. Mi facevano immaginare quanto dovesse essere bello addormentarsi con il rumore del mare e svegliarsi avendolo ancora davanti. Anche l\u00ec ci si aiutava e si condivideva quello che si aveva.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto Sant\u2019Isidoro era sempre pi\u00f9 vicina e finalmente, davanti ai nostri occhi, si apriva il mare. A quel punto diventavamo incontenibili: avremmo voluto essere gi\u00e0 sulla spiaggia.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena arrivati cominciava quello che oggi definirei un piccolo trasloco. Si aprivano gli ombrelloni, uno accanto all\u2019altro, e la spiaggia cominciava a riempirsi di colori. Si stendevano le stuoie, si sistemavano tavoli e sgabelli e, tra un ombrellone e l\u2019altro, comparivano tende improvvisate con lenzuola e teli dalle fantasie pi\u00f9 diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>In poco tempo quella distesa di sabbia cambiava volto: colori, stoffe e ombre si mescolavano sotto il sole e ogni famiglia riusciva a ritagliarsi il proprio piccolo spazio. Con poco si creava un riparo dal sole e quello spazio, per un giorno intero, diventava casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta sistemati, c\u2019era quasi sempre una tappa da fare: Lu Pascalinu.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una di quelle botteghe di una volta dove si trovava un po\u2019 di tutto: pane fresco, salumi, tabacchi e generi di prima necessit\u00e0. Esiste ancora oggi, sempre nello stesso posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena si entrava, si sentiva un odore particolare, difficile da descrivere, che ancora oggi basta a riportarmi indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec si comprava anche il ghiaccio. Con poche decine di lire se ne prendeva un grosso pezzo, lo si avvolgeva negli strofinacci bianchi di cotone e lo si sistemava nel frigorifero portatile. Durante la giornata, con un piccolo martelletto, se ne rompeva quanto serviva.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto la spiaggia prendeva vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nonne entravano in acqua con le loro candide sottane di cotone; le mamme, con cappelli a larghe tese o foulard annodati sulla testa, chiacchieravano. Alcune tiravano fuori l\u2019uncinetto, altre leggevano i fotoromanzi, allora molto seguiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi bambini ci sentivamo liberi. <\/p>\n\n\n\n<p>Correvamo da una parte all\u2019altra convinti che nessuno ci stesse guardando e invece gli adulti vigilavano sempre su di noi, anche quando non ce ne accorgevamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra un ombrellone e l\u2019altro, famiglie che al mattino quasi non si conoscevano cominciavano a parlare, a offrirsi qualcosa, a condividere ci\u00f2 che avevano portato da casa. Lo sguardo di una mamma, di un pap\u00e0 o di un nonno finiva per posarsi anche sul figlio di qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p>E noi potevamo continuare a sentirci liberi e protetti.<\/p>\n\n\n\n<p>La sabbia diventava il nostro mondo. Costruivamo case e i pi\u00f9 ingegnosi raccoglievano piccoli rametti verdi dalla vegetazione ai margini della spiaggia per creare persino un giardino. Altri scavavano finch\u00e9, sul fondo della buca, compariva l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora lo stupore: ci sembrava incredibile che bastassero le nostre mani per farla affiorare dalla sabbia. Bastava davvero pochissimo per inventare un gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra una corsa e un bagno nascevano amicizie che, almeno per quel giorno, sembravano esistere da sempre. Poco importava da quale ombrellone arrivassimo o di chi fossimo figli: finivamo per giocare tutti insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno a noi c\u2019era musica. Qualcuno portava una radio a pile, qualcun altro una chitarra e, qualche volta, comparivano anche una fisarmonica e un tamburello. Partivano gli stornelli e i canti popolari, si aggiungevano altre voci e tutto finiva per mescolarsi alle risate, al rumore del mare e alla felicit\u00e0 di quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini, intanto, si spostavano verso gli scogli dietro la Torre, alla ricerca dei ricci e, se qualcuno riusciva a pescare un polpo, lo riportava indietro con orgoglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tanto in tanto compariva anche una macchina fotografica a rullino. Le fotografie non si sprecavano: ci si stringeva nell\u2019inquadratura, qualcuno raccomandava di stare fermi, un clic, e quel momento veniva affidato alla pellicola.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arrivava l\u2019ora del pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto gli ombrelloni si aprivano le tovaglie colorate e le teglie preparate dalla sera precedente. Parmigiana, polpette e pasta al forno, mangiate davanti al mare, sembravano avere un sapore ancora pi\u00f9 buono. Seguivano l\u2019anguria, la frutta di stagione, qualche crostata e infine il caff\u00e8 conservato nel thermos.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre che noi bambini ci fossimo davvero seduti: mangiavamo in fretta e, appena possibile, tornavamo a correre verso il mare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pranzo gli adulti rallentavano. Qualcuno cercava di concedersi una pennichella, gli uomini si raccoglievano intorno a un tavolo per giocare a carte e le donne continuavano a chiacchierare e a scambiarsi confidenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle ore pi\u00f9 calde noi avevamo un altro richiamo: la Rotonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un piccolo rifugio dal sole, un luogo che esiste ancora oggi e che continuiamo a chiamare semplicemente \u201cla Rotonda\u201d. Allora c\u2019erano qualche tavolino, delle sedie, un piccolo bar, i biliardini, un flipper e il jukebox.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso erano proprio i nonni ad accompagnarci al bar a prendere il gelato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScegli quello che vuoi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi era quasi un privilegio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco pi\u00f9 in l\u00e0 i pi\u00f9 grandi giocavano a biliardino e noi pi\u00f9 piccoli ci arrampicavamo ai bordi per vedere. Quando la pallina entrava in porta, qualcuno cercava persino di recuperarla al volo, infilando la mano prima che scendesse nel foro.<\/p>\n\n\n\n<p>Le stecche, spesso unte di grasso, finivano per lasciarci i polsi anneriti. Non importava: la partita continuava.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli adolescenti infilavano una moneta nel jukebox e sceglievano il loro disco preferito, mentre noi tornavamo dalla Rotonda alla spiaggia e dalla spiaggia alla Rotonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo bambini e sembrava impossibile stancarci.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nel tardo pomeriggio, per\u00f2, anche quella confusione conosceva una piccola pausa: arrivava il momento del rosario.<\/p>\n\n\n\n<p>Era pur sempre il giorno dell\u2019Assunzione della Beata Vergine Maria e anche sulla spiaggia la festa conservava il suo momento di devozione. Le voci si abbassavano e noi bambini ci sedevamo sulla sabbia, vicino alle nostre mamme.<\/p>\n\n\n\n<p>A guidare la preghiera era quasi sempre la stessa nonna, che tra le mani rugose teneva un vecchio rosario che si diceva avesse cento anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel rosario aveva una storia, sempre la stessa, eppure noi bambini tornavamo ad ascoltarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme alla preghiera circolava anche una credenza popolare che ci metteva un po\u2019 di paura: si raccontava che proprio nel giorno di Ferragosto la Madonna prendesse con s\u00e9 dal mare tre bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so quanto ci fosse di fede, di leggenda o semplicemente del desiderio degli adulti di renderci pi\u00f9 prudenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, per\u00f2, ci credevo.<\/p>\n\n\n\n<p>E per qualche minuto guardavo con un po\u2019 di timore quel mare nel quale, fino a poco prima, avevo giocato senza alcun pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi bastava che qualcuno ricominciasse a correre. E correvo anch\u2019io.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto il sole cominciava a scendere e Sant\u2019Isidoro cambiava lentamente colore. Ma la giornata non era ancora finita.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera si accendevano le lampade a gas e sulla spiaggia comparivano piccoli punti di luce. Si raccoglievano pezzi di legno e si preparava il fal\u00f2, il cui fumo aiutava anche a tenere lontane le zanzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno a quel fuoco ci si ritrovava ancora una volta insieme. Se durante il giorno qualcuno aveva pescato un polpo, quello era il momento di arrostirlo e dividerlo tra i presenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tirava fuori ci\u00f2 che era avanzato dal pranzo, insieme alla pitta rustica e alla pitta di patate tenute da parte per la sera. Il cibo veniva sistemato sui tavoli e messo a disposizione di tutti: ognuno prendeva ci\u00f2 che desiderava e offriva quello che aveva.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, quasi senza accorgercene, tante piccole tavolate diventavano una sola.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto vedevamo pap\u00e0 tornare da Lu Pascalinu con i panini morbidi al burro per la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle mamme si metteva a prepararli secondo i gusti di ciascuno: con il prosciutto, la mortadella, il formaggino o la Nutella, e poi li distribuiva tra noi bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il panino arrivava a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fuoco continuava ad ardere e le lampade illuminavano piccoli pezzi di spiaggia. Anche noi cominciavamo a sentire la stanchezza, ma cercavamo di resistere. Non volevamo perdere niente, neppure gli ultimi minuti, perch\u00e9 addormentarsi significava quasi lasciare che Ferragosto finisse senza di noi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Prima o poi, per\u00f2, arrivava davvero il momento di andare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Con le bottiglie di acqua dolce portate da casa cercavamo di togliere il sale dalla pelle e la sabbia dai piedi. Si piegavano stuoie e teli, si richiudevano i tavoli, si caricavano le ultime cose e tornavamo a essere in sei dentro la nostra Fiat 128.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo resistito al sonno per tutta la sera, ma bastavano il movimento della macchina e il rumore della strada perch\u00e9, uno dopo l\u2019altro, ci addormentassimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivavamo a casa, spesso toccava a pap\u00e0 prenderci in braccio e portarci a letto.<\/p>\n\n\n\n<p>E se il sole aveva lasciato qualche scottatura di troppo \u2014 le creme protettive non facevano ancora parte delle nostre abitudini \u2014 le mamme avevano gi\u00e0 il loro rimedio: qualche fetta di patata sulla schiena arrossata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mattino seguente, forse, saremmo tornati ancora al mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Ferragosto era stato un\u2019altra cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Era cominciato la sera prima, con il profumo del sugo nelle nostre cucine, ed era finito cos\u00ec: con quattro bambini addormentati e qualche granello di sabbia che, nonostante tutto, riusciva sempre a tornare a casa con noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati tanti anni.<\/p>\n\n\n\n<p>E se qualcuno di voi, leggendo questo racconto, si \u00e8 riconosciuto anche solo in uno di questi ricordi di Ferragosto, nella Sant\u2019Isidoro di un tempo, sono felice di averlo ricordato insieme a voi.<\/p>\n\n\n\n<p>___________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 5 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/16\/il-mio-lessico-famigliare-ferragosto-a-santisidoro\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/16\/il-mio-lessico-famigliare-ferragosto-a-santisidoro\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Anna Maria Greco __________________ ll Ferragosto della mia infanzia cominciava prima ancora di vedere il mare: arrivava nelle nostre case gi\u00e0 dalla sera precedente, insieme a quei profumi che annunciavano la festa. 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