{"id":262768,"date":"2026-08-22T12:57:11","date_gmt":"2026-08-22T10:57:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=262768"},"modified":"2026-08-22T12:59:22","modified_gmt":"2026-08-22T10:59:22","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-scavando-nei-giornali-cartacei-di-un-tempo-si-trovano-i-tesori-della-memoria-di-una-lecce-che-non-ce-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/22\/indovina-chi-viene-a-cena-scavando-nei-giornali-cartacei-di-un-tempo-si-trovano-i-tesori-della-memoria-di-una-lecce-che-non-ce-piu\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ SCAVANDO NEI GIORNALI CARTACEI DI UN TEMPO SI TROVANO I TESORI DELLA MEMORIA DI UNA LECCE CHE NON C&#8217;E&#8217; PIU&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1424\" height=\"1753\" class=\"wp-image-262770\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO.jpg 1424w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO-244x300.jpg 244w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO-832x1024.jpg 832w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO-768x945.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/INDO-1248x1536.jpg 1248w\" sizes=\"(max-width: 1424px) 100vw, 1424px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong>Emanuela Boccassini&nbsp;<\/strong>________________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi pu\u00f2 dire che la memoria sia l\u2019unica fonte del sapere, ch\u2019ella sia legata, e quasi costituisca tutte le nostre cognizioni ed abilit\u00e0 materiali o mentali, e che senza memoria l\u2019uomo non saprebbe nulla e non saprebbe far nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Giacomo Leopardi scriveva nello <em>Zibaldone<\/em> queste parole, riconosceva alla memoria un ruolo fondamentale nella costruzione di ci\u00f2 che siamo: le esperienze, le conoscenze, le emozioni. Ma se questo vale per l\u2019individuo, cosa accade quando a rischiare di smarrire i propri ricordi \u00e8 un\u2019intera comunit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria di una citt\u00e0 non vive soltanto nei libri di storia. Vive nelle persone, nelle fotografie, nelle storie raccontate ancora una volta, nelle feste, nelle discussioni, nelle strade e nei luoghi che hanno visto passare generazioni. Vive, soprattutto, nelle tracce che qualcuno sceglie di conservare perch\u00e9 non vadano perdute.<\/p>\n\n\n\n<p>E a Lecce una parte importante di questa memoria \u00e8 custodita tra le pagine dei giornali.<\/p>\n\n\n\n<p>A Lecce, una parte importante di questa memoria \u00e8 custodita tra le pagine dei giornali. La Biblioteca Bernardini, e in particolare la sua Emeroteca, conserva la voce stampata della citt\u00e0. Tra giornali d\u2019epoca, fogli locali, titoli d\u2019inchiostro ormai sbiaditi ma mai spenti, si trova il racconto di oltre un secolo di vita politica, culturale, sociale e di costume del Salento.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"920\" height=\"2040\" class=\"wp-image-262769\" style=\"width: 1200px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE.jpg 920w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE-135x300.jpg 135w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE-462x1024.jpg 462w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE-768x1703.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AAASSE-693x1536.jpg 693w\" sizes=\"(max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che <strong>Gabriele De Blasi<\/strong> svolge ogni giorno un lavoro paziente e prezioso: preservare la voce di ieri perch\u00e9 possa continuare a parlare al nostro domani. Giornalista, bibliotecario e responsabile dell\u2019Emeroteca della Biblioteca Bernardini di Lecce, all\u2019interno del Convitto Palmieri, ha dedicato gran parte del suo percorso professionale alla cura, all\u2019ordinamento e alla digitalizzazione di questo vastissimo patrimonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Gabriele l\u2019Emeroteca non \u00e8 un semplice archivio di carta ingiallita, ma un vero e proprio archivio della memoria viva di Lecce e della sua comunit\u00e0. Perch\u00e9 tra quelle pagine non ci sono soltanto grandi eventi, ma anche storie minime, persone, abitudini, cambiamenti e frammenti di vita quotidiana: tutto ci\u00f2 che, senza qualcuno che lo conservi, rischierebbe di scomparire.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo proprio da questo, stasera la memoria non si celebra soltanto: si assapora, si racconta e si condivide.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il momento di apparecchiare la tavola. Comincio dalla tovaglia di cotone bianco, una base neutra e senza tempo sulla quale far risaltare i dettagli. Al centro, il ricamo Chintz azzurro chiaro richiama il bordo dei piatti in porcellana, mentre le posate d\u2019argento aggiungono un tocco di eleganza discreta e, soprattutto, evocano i pranzi di famiglia di una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>I tumbler in vetro azzurro, decorati con motivi geometrici a rilievo, riportano invece a un\u2019atmosfera pi\u00f9 intima e domestica, quella delle case dell\u2019infanzia e dei ricordi che sembrano riaffiorare attraverso gli oggetti. Accanto a ciascun posto, il calice in vetro intagliato per il vino trova la sua posizione appena a destra, sopra la punta del coltello. I tovaglioli, raccolti da un nastro azzurro e da un piccolo rametto di non ti scordar di me, completano l\u2019apparecchiatura della tavola accanto alla forchetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della tavola, piccoli mazzi di non ti scordar di me raccolti in vasi di vetro r\u00e9tro diventano il filo conduttore della serata. Li intreccio con steli di fiori secchi e li accompagno a candele coniche alte, cos\u00ec che la luce, morbida e tremolante, avvolga la tavola in un\u2019atmosfera intima e raccolta. Un richiamo al tempo che passa, ma anche alla bellezza di ci\u00f2 che, nonostante il tempo, scegliamo di conservare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i segnaposto ho scelto piccole cornici r\u00e9tro in legno, ognuna con una vecchia fotografia in bianco e nero della persona che sieder\u00e0 l\u00ec: un dettaglio personale, quasi un piccolo viaggio nel passato prima ancora che inizi la cena.<\/p>\n\n\n\n<p>E per accompagnare la serata, una playlist di De Gregori e De Andr\u00e9. Perch\u00e9 certi ricordi, come certe canzoni, non hanno bisogno di essere spiegati: basta lasciarli suonare.<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio il mio solito passo indietro per osservare l\u2019insieme e assicurarmi che ogni elemento sia in armonia con gli altri. Ma, soprattutto, voglio verificare che la tavola riesca a raccontare qualcosa ancora prima che inizi la conversazione con il mio ospite.<\/p>\n\n\n\n<p>Il citofono mi avverte che \u00e8 arrivato. Lo accolgo con un sorriso e un bicchiere d\u2019acqua gi\u00e0 pronto per lui. Le scale, alte e numerose, unite al caldo estivo, rendono la salita tutt\u2019altro che semplice: l\u2019acqua, in questo momento, \u00e8 decisamente pi\u00f9 che un gesto di benvenuto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><a>Ci accomodiamo sulla terrazza pronta per accogliere Gabriele. Dopo che ha ripreso fiato possiamo iniziare la serata con un cocktail di gamberi e uova ripiene. L\u2019antipasto ci proietta immediatamente nel territorio delle cene importanti, delle feste, dei pranzi degli anni Settanta-Ottanta. \u00c8 perfetto come apertura perch\u00e9 mette gli ospiti in una dimensione personale.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Con estrema curiosit\u00e0 gli pongo la mia prima domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gabriele, durante la nostra chiacchierata informale quando ti ho invitato a questa cena hai affermato che l\u2019Emeroteca \u00e8 la memoria di Lecce e della sua comunit\u00e0. Cosa significa esattamente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Questo luogo costituisce e custodisce la memoria storica di questa comunit\u00e0 per una ragione molto concreta. Qui, infatti, \u00e8 conservata la pubblicistica della provincia di Terra d\u2019Otranto, cio\u00e8 delle attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia ai giorni nostri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dobbiamo ricordare che, all\u2019epoca della nascita dello Stato italiano, non esistevano naturalmente i mezzi di comunicazione che abbiamo oggi. Per sapere cosa accadeva nel nostro territorio, in Italia o nel resto del mondo, l\u2019unico strumento erano i giornali. E il Salento, da questo punto di vista, ha avuto una storia particolarmente ricca: qui \u00e8 sempre esistita una dialettica pubblicistica molto vivace e, se rapportiamo il numero delle testate alla popolazione, ci rendiamo conto di quanto fosse straordinaria la presenza dei giornali sul territorio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un esempio emblematico \u00e8 Nicola Bernardini. Nella sua vita non fu soltanto direttore della Biblioteca di Lecce, ma soprattutto un valentissimo giornalista e un grande collezionista di giornali. Nel 1890 pubblic\u00f2 la Guida alla stampa periodica italiana, un volume di oltre settecento pagine nel quale raccolse lo stato della stampa del Regno d\u2019Italia di quegli anni. C\u2019erano le schede di tutte le testate allora esistenti, ma anche di quelle che avevano cessato le pubblicazioni e che erano state attive al momento della proclamazione dell\u2019Unit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In altre parole, quella di Bernardini era una vera e propria Bibbia del giornalismo italiano. E il fatto che un\u2019impresa di questa portata fosse stata realizzata da un leccese a Lecce ci fa capire bene quale fosse, gi\u00e0 allora, il livello della nostra realt\u00e0 giornalistica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando nel 1907 Bernardini divent\u00f2 direttore della Biblioteca di Lecce, port\u00f2 con s\u00e9 gran parte della sua collezione privata. Era un collezionista meticoloso: raccoglieva i giornali nella sua abitazione e, una volta arrivato in biblioteca, mise a disposizione anche quel patrimonio. La ricchezza della nostra emeroteca, soprattutto per quanto riguarda la fine dell\u2019Ottocento e i primi trentacinque-quarant\u2019anni del Novecento, deriva quindi sia dalla sensibilit\u00e0 dei direttori che si sono succeduti nel tempo, sia dalle donazioni di Bernardini, sia dagli abbonamenti alle testate locali sottoscritti dalla provincia di Lecce, che allora era ancora la provincia di Terra d\u2019Otranto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo, nell\u2019Emeroteca \u00e8 materialmente conservata la memoria scritta e stampata di questa comunit\u00e0. Chiunque voglia sapere cosa accadeva a Lecce cento, centoventi o centotrent\u2019anni fa, prima o poi deve passare da qui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oggi, naturalmente, abbiamo anche un\u2019altra possibilit\u00e0: le moderne tecnologie ci permettono di consultare una parte consistente delle nostre raccolte, soprattutto quelle pi\u00f9 antiche, che sono state digitalizzate e sono disponibili sul nostro sito, Bibliando.it.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre lo ascolto, penso a quanto i giornali fossero importanti all\u2019epoca dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Erano il principale, se non l\u2019unico, modo per sapere cosa accadeva oltre i confini della propria comunit\u00e0. In fondo, anche allora si era collegati al resto del mondo, seppure in maniera molto diversa da oggi: le notizie viaggiavano pi\u00f9 lentamente, ma riuscivano comunque a mettere in relazione luoghi e persone lontani.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Porto a tavola il primo. Ho scelto la pasta alla puttanesca. Avrei potuto optare per una carbonara, pi\u00f9 rassicurante, pi\u00f9 immediatamente legata all&#8217;idea della cucina tradizionale e della convivialit\u00e0. Ma questa sera non voglio semplicemente parlare di tradizione: voglio parlare di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>La puttanesca mi \u00e8 sembrata pi\u00f9 adatta perch\u00e9 arriva prima delle parole. Il profumo dell&#8217;aglio, l&#8217;intensit\u00e0 delle olive e dei capperi, il pomodoro, l&#8217;acciuga: sapori netti, mediterranei, capaci di riportare alla mente luoghi e momenti senza nemmeno doverli cercare.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria, del resto, non \u00e8 sempre ordinata. Non procede per capitoli e date, non chiede il permesso prima di riaffiorare. A volte basta un profumo, un sapore, un gesto familiare perch\u00e9 qualcosa che credevamo dimenticato, torni improvvisamente presente.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questo che mi piace della puttanesca: una ricetta semplice, dai sapori decisi, capace di lasciare una traccia. Un po\u2019 come i ricordi: non sempre sono quelli che abbiamo scelto di conservare a tornare per primi. A volte sono quelli che, semplicemente, hanno trovato il modo di non farsi dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gabriele, che cosa possono raccontarci i giornali di una citt\u00e0 che spesso non troviamo nei libri di storia?<\/strong><br>&#8220;<em>I giornali ci possono raccontare tutto ci\u00f2 che va oltre le informazioni istituzionali. Naturalmente, quando prendiamo in mano un giornale dell\u2019epoca, dobbiamo ricordare che quel giornale era espressione di chi lo scriveva. E se, come dicevamo prima, a Lecce esistevano tante testate, \u00e8 chiaro che non erano certo la fotocopia l\u2019una dell\u2019altra. Esprimevano opinioni politiche e culturali diverse, e anche visioni differenti della realt\u00e0. Pi\u00f9 o meno, come accade oggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La differenza \u00e8 che allora il giornale era praticamente l\u2019unico strumento di informazione, ma anche di confronto. Per questo il dialogo e il dibattito erano molto pi\u00f9 sviluppati. E una delle cose pi\u00f9 interessanti che possiamo scoprire attraverso quei giornali \u00e8 proprio lo stile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pensiamo ancora a Nicola Bernardini. Era direttore del <\/em>Corriere Meridionale<em>, probabilmente il pi\u00f9 importante giornale leccese tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento. A un certo punto, essendo anche una testa calda non indifferente, decise di lasciare il <\/em>Corriere Meridionale<em> e di fondare <\/em>La Provincia di Lecce<em>, un nuovo giornale direttamente concorrente. Gi\u00e0 questo ci fa capire parecchio del personaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La cosa davvero interessante, per\u00f2, \u00e8 andare a leggere quei giornali. Se chi ci ascolta o ci legge avesse la possibilit\u00e0 di venire in Emeroteca, oppure semplicemente di consultarli attraverso il nostro sito, dove sono stati digitalizzati, vedrebbe che gli esponenti delle diverse fazioni politiche, sociali e culturali salentine non se le mandavano certo a dire. Per\u00f2 lo facevano con uno stile e, direi, con un rispetto per l\u2019avversario che oggi conosciamo molto meno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nei laboratori che abbiamo fatto con le scuole abbiamo trovato persino delle vere e proprie sfide a duello tra contendenti di opposte fazioni politiche. Eppure anche una dichiarazione di sfida, per quanto aspra, veniva affidata alla stampa con uno stile letterario forbito, con una padronanza della lingua italiana che oggi \u00e8 diventata molto pi\u00f9 rara.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il dibattito politico, culturale e sui costumi era vivacissimo, ma si sviluppava attraverso un eloquio e una propriet\u00e0 di linguaggio che oggi, purtroppo, incontriamo sempre meno. Questa, secondo me, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle che possiamo riscoprire attraverso quei giornali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E poi potremmo scoprire anche una Lecce diversa. Perch\u00e9 diciamocelo: noi leccesi ci siamo sempre sentiti un po\u2019 superiori. E non soltanto rispetto alle altre citt\u00e0 della regione. La riorganizzazione politico-amministrativa che negli anni Venti port\u00f2 alla nascita della Puglia, con Foggia, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, noi non l\u2019abbiamo mai digerita del tutto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 noi eravamo i cittadini del capoluogo della provincia di Terra d\u2019Otranto, il cosiddetto Grande Salento. E ritrovarci all\u2019interno di una regione il cui capoluogo era Bari, culturalmente e linguisticamente diversa da Lecce, non ci \u00e8 mai andato gi\u00f9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Noi leccesi ci sentiamo superiori, diciamolo pure. Non soltanto nei confronti della Daunia e del Barese, ma anche rispetto a Brindisi e Taranto. E, se proprio vogliamo essere sinceri, anche all\u2019interno della stessa provincia: un leccese si sente tranquillamente superiore a uno di San Cesario o di Lequile. Siamo fatti cos\u00ec.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E questa maledetta puzza sotto il naso si sente ancora oggi, ma si sentiva anche nei dibattiti culturali di cento, centoventi anni fa. Il leccese aveva questa caratteristica e, a quanto pare, non ce la siamo ancora tolta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo dico con cognizione di causa, perch\u00e9 io sono da trentacinque anni immerso nella memoria storica di questa comunit\u00e0. Non so se per preparazione o per cultura acquisita, ma forse per osmosi: uno sta qui dentro per tanto tempo e inevitabilmente questo materiale qualcosa te lo trasmette. Ti trasmette la storia, la cultura, ma anche i pregi e i difetti della comunit\u00e0 che racconta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E questo, in particolare, i leccesi non lo considerano neppure un difetto. Che ci vuoi fare? Siamo fatti cos\u00ec: \u00abCi dispiace per gli altri, ma noi siamo migliori\u00bb<\/em> &#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Gabriele insiste sul senso di superiorit\u00e0 dei leccesi, mi viene da sorridere, perch\u00e9 mi dispiace ammetterlo, ma in parte \u00e8 vero. \u00c8 proprio a Lecce, per la prima volta, che ho sentito pronunciare la celebre frase: \u00abTu non sai chi sono io!\u00bb. Naturalmente non sono tutti cos\u00ec, ma forse \u00e8 proprio questo atteggiamento, con i suoi pregi e i suoi difetti, a raccontare qualcosa dell&#8217;identit\u00e0 della citt\u00e0. E se i giornali sono davvero lo specchio della societ\u00e0 che li produce, pi\u00f9 ascolto Gabriele pi\u00f9 sento crescere la curiosit\u00e0 di andare a sfogliare quelle pagine e scoprire, oltre alle vicende raccontate, anche la qualit\u00e0 della scrittura con cui venivano raccontate.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver tolto i piatti vuoti, porto in tavola il secondo: il filetto al pepe verde. Non l\u2019ho scelto perch\u00e9 sia un piatto \u201cstorico\u201d in senso stretto, ma perch\u00e9 porta con s\u00e9 la memoria di un certo modo di vivere la ristorazione. Il carrello, la preparazione davanti al cliente, la padella, il flamb\u00e9, la fiamma che si alza sotto gli occhi dei commensali: \u00e8 quasi una piccola scenografia del passato. Un tempo in cui parte della cena si consumava anche con gli occhi, guardando il cameriere trasformare gli ingredienti nel piatto direttamente davanti a noi. Stasera per\u00f2 ci sono io, dall\u2019altra parte del tavolo, che per qualche minuto mi improvviso ma\u00eetre, cuoca e addetta allo spettacolo a ricreare sulla mia terrazza quel piccolo rito che apparteneva a un modo ormai quasi scomparso di vivere la cena.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci sono storie, persone o avvenimenti che l\u2019Emeroteca conserva e che la memoria di Lecce, invece, ha dimenticato?<\/strong><br>&#8220;<em>Assolutamente s\u00ec. E ti spiego anche perch\u00e9. Perch\u00e9 l\u2019inventariazione del materiale dell\u2019Emeroteca procede cos\u00ec lentamente? Per un motivo molto semplice: non solo se ne occupa una sola persona, ma quella persona, quando trova un giornale vecchio da sistemare nell\u2019annata della relativa testata, non si limita a guardare il titolo e la data e a metterlo al suo posto. Lo legge. E proprio questo, di tanto in tanto, mi ha permesso, in maniera del tutto casuale, di trovare delle vere e proprie chicche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Te ne racconto due.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La prima riguarda Tito Schipa. Non ricordo esattamente la data, ma siamo chiaramente nei primi anni del Novecento. Schipa, che era molto amico di Nicola Bernardini, quando si trovava in America, dall\u2019altra parte dell\u2019oceano, e assisteva a cose che in Italia e in Europa ancora non erano arrivate, si divertiva a mandargli delle lettere molto dettagliate. Di fatto erano vere e proprie corrispondenze giornalistiche dall\u2019altra parte del mondo, che poi venivano pubblicate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Una di queste mi \u00e8 rimasta particolarmente impressa. Schipa raccontava di aver assistito a uno spettacolo del famoso circo Barnum. Non c\u2019erano soltanto acrobati e animali: lo spettacolo comprendeva anche quelle che allora venivano presentate come vere e proprie \u201cstranezze\u201d del mondo. E Schipa descriveva con dovizia di particolari la donna barbuta, l\u2019uomo pi\u00f9 alto del mondo e tutte quelle curiosit\u00e0 che, pi\u00f9 di cento anni fa, costituivano una parte dello spettacolo circense.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La seconda chicca riguarda invece il pittore Geremia Re, e questa mi sta particolarmente a cuore perch\u00e9 era, in qualche modo, una persona di famiglia. Uno dei suoi figli spos\u00f2 mia zia, la sorella di mia madre, e mio cugino si chiama proprio Geremia Re. Per noi, quindi, Geremia Re \u00e8 sempre stata una figura familiare. Era anche molto amico di mio nonno: Geremia Re insegnava all\u2019Istituto d\u2019Arte e mio nonno, nei primi anni del Novecento, ne era il segretario. Erano talmente legati che alla fine i loro figli si fidanzarono e si sposarono.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In famiglia sapevamo che Geremia Re aveva combattuto nella Prima guerra mondiale. Mio zio raccontava che suo padre era entrato a Gorizia appena liberata. Considerando per\u00f2 che, nel dopoguerra, Geremia Re ebbe un forte impegno politico nel Partito Comunista e che tutti i suoi figli furono poi esponenti del PCI e della CGIL a Lecce, non avevamo mai immaginato che da giovane fosse stato un fervente interventista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pensavamo che fosse partito semplicemente perch\u00e9 aveva vent\u2019anni, era stato arruolato e si era trovato a combattere. Invece scoprii che era partito volontario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo trovai, ancora una volta casualmente, proprio su un giornale. Era stata pubblicata una lettera inviata al giornale dal direttore dell\u2019Accademia d\u2019Arte di Roma, dove Geremia Re studiava. Il direttore aveva ricevuto una lettera da un suo allievo di Leverano, che chiedeva di interrompere momentaneamente gli studi perch\u00e9 voleva partire volontario per la guerra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quell\u2019allievo era Geremia Re.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E la cosa pi\u00f9 incredibile \u00e8 che questa storia non la conoscevano neppure i suoi figli. Quando feci questa scoperta, purtroppo mio zio era gi\u00e0 morto. Era ancora viva una zia, nel frattempo \u00e8 mancata anche lei, ma non ne sapeva nulla nemmeno lei.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E allora chiss\u00e0 quante altre storie come queste sono ancora nascoste nei giornali leccesi. Quando parliamo della memoria di una comunit\u00e0, infatti, non parliamo soltanto dell\u2019informazione istituzionale: le elezioni del sindaco, gli scavi di Cosimo De Giorgi all\u2019anfiteatro e tutto il resto. Parliamo anche di queste piccole vicende, di queste minuzie che, messe insieme, fanno la storia. E spesso sono informazioni che non conoscono nemmeno i parenti delle persone coinvolte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io penso che ce ne siano migliaia. Quando andr\u00f2 in pensione, se avr\u00f2 il tempo, mi piacerebbe continuare a cercarle. Chiss\u00e0 quante altre storie potrebbero venire fuori. Ed \u00e8 proprio questo il bello dei giornali: non raccontano soltanto la grande storia. Conservano anche quella piccola, quella quotidiana, quella che altrimenti rischierebbe di scomparire&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 giunto il momento del sorbetto. Il mio preferito.<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche istante cala un silenzio che non ha nulla di imbarazzante. \u00c8 quello, quasi necessario, che arriva quando le parole sono state tante e hanno lasciato qualcosa su cui fermarsi a riflettere. Ripenso a ci\u00f2 che Gabriele mi ha raccontato, alle storie nascoste tra le pagine di quei vecchi giornali e alla passione con cui parla del suo lavoro. Soprattutto, penso all\u2019orgoglio con cui riesce a raccontare la sua Lecce, non soltanto attraverso i suoi grandi avvenimenti, ma anche attraverso le piccole storie che rischierebbero altrimenti di andare perdute.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sorbetto arriva quasi a fare da spartiacque. Un momento per respirare, prima di riprendere la conversazione e portare in tavola il dolce. La torta di tagliatelline arriva a chiudere la cena con un altro frammento di memoria gastronomica salentina. Un dolce semplice e sorprendente, che porta con s\u00e9 l\u2019eco di una cucina domestica, ingegnosa, capace di trasformare ingredienti e consuetudini in qualcosa di nuovo. Anche questo \u00e8 memoria: ci\u00f2 che nasce dalla quotidianit\u00e0 e, proprio perch\u00e9 appartiene alla vita di tutti i giorni, rischia di essere dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Avrei ancora tante domande da rivolgergli. \u00c8 un pozzo di conoscenze, di storie e di curiosit\u00e0 nel quale continuerei a immergermi per ore, senza mai avere la sensazione di averne abbastanza. Ogni risposta apre una nuova curiosit\u00e0, ogni racconto conduce altrove. Ma la serata corre e devo arrivare all\u2019ultima domanda. Quella che, forse, pi\u00f9 di tutte, mi incuriosisce.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se tra cento anni qualcuno aprisse i giornali di oggi, che cosa vorresti che scoprisse della Lecce e dei leccesi del nostro tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Che siamo una manica di irresponsabili. Che, in fondo, non meritiamo questa citt\u00e0. E te lo dico non tanto, e non soltanto, per ragioni politiche. Lo dico soprattutto per una questione culturale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siamo qui da alcune ore a parlare dell\u2019importanza dell\u2019Emeroteca come luogo della memoria storica della nostra comunit\u00e0. Abbiamo citato personaggi eccelsi della storia del nostro territorio: Nicola Bernardini, Tito Schipa, Geremia Re. E allora ti faccio una provocazione. Vai in piazza Sant\u2019Oronzo e chiedi alle prime persone che incontri chi \u00e8 il centravanti del Lecce: praticamente tutti sapranno risponderti. Chiedi chi \u00e8 stato acquistato nell\u2019ultima campagna acquisti e ti sapranno dire anche quello.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poi chiedi loro chi era Nicola Bernardini. Oppure Pietro Marti, Vittorio Bodini. Quanti saprebbero risponderti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco il punto. Per questo dico che non ci meritiamo questa citt\u00e0. Perch\u00e9 abbiamo perso esattamente ci\u00f2 che l\u2019Emeroteca conserva: la memoria della nostra comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E non l\u2019abbiamo persa perch\u00e9 siamo meno intelligenti di un tempo. Anzi, oggi abbiamo strumenti di ricerca, di conservazione e di accesso alle informazioni infinitamente superiori a quelli che esistevano cento anni fa, ma anche soltanto vent\u2019anni fa. Il problema \u00e8 che siamo diventati pigri. Non ci interessa pi\u00f9 conoscere, non ci interessa pi\u00f9 andare a cercare. E questa cosa fa rabbia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io sono un vecchiaccio di sessantaquattro anni che ha passato pi\u00f9 della met\u00e0 della propria vita in biblioteca. Eppure continuo a fare quello che faccio, a parlare dell\u2019Emeroteca e a cercare di promuoverla. Non perch\u00e9 la Regione Puglia o la biblioteca debbano apprezzarmi o premiarmi. Lo faccio perch\u00e9 sono convinto che questo sia un luogo fondamentale per il futuro della nostra comunit\u00e0 e, soprattutto, per quello delle generazioni che verranno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il problema \u00e8 che, se non siamo noi due, che evidentemente abbiamo una sensibilit\u00e0 particolare verso queste cose, chi se ne interesser\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da quando ho cominciato a fare attivit\u00e0 con le scuole in biblioteca, quasi trent\u2019anni fa, mi sono reso conto che il livello di curiosit\u00e0 e di voglia di conoscere \u00e8 andato gradualmente scemando, in ogni ordine e grado di scuola. E possiamo discutere fino a domattina di chi sia la colpa: dei telefonini, degli insegnanti, del Covid, della societ\u00e0, di quello che volete. Ma per me \u00e8 un dato oggettivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io registro un\u2019esperienza di oltre trent\u2019anni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Prendi un cittadino leccese del 1861 e fagli leggere il primo giornale pubblicato dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Io e te, oggi, probabilmente ci emozioneremmo. Troveremmo qualcosa di bello, qualcosa che ci parla di quella citt\u00e0 e di quel mondo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poi entra in biblioteca una scolaresca di trenta liceali. Uno, due, magari cinque ragazzi ti dicono: \u201cChe bello\u201d. Gli altri giocano con il telefonino e le insegnanti non dicono nulla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E allora io, che continuo a lavorare, a cercare, a conservare e a custodire la memoria di questa comunit\u00e0, mi pongo una domanda: servir\u00e0?<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre parla, il tono della voce si fa pi\u00f9 concitato. La delusione e l\u2019irritazione per quell\u2019indifferenza, per la crescente mancanza di interesse delle nuove generazioni verso la cultura, emergono sempre pi\u00f9 chiaramente. Sembra che abbia trovato, in questa conversazione, il luogo giusto per dare voce a una rabbia che porta dentro da tempo. Lui, che trascorre gran parte della sua vita tra documenti antichi, testimonianze di epoche lontane, tradizioni e conoscenze che rischiano di scomparire troppo in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltandolo, mi rendo conto di essere d\u2019accordo con lui. Certo, non possiamo fare di tutta l\u2019erba un fascio, e sarebbe ingiusto attribuire a un\u2019intera generazione gli stessi interessi e le stesse responsabilit\u00e0. Eppure \u00e8 difficile non notare quanto, per molti ragazzi, la notoriet\u00e0 e i like sembrino contare pi\u00f9 della curiosit\u00e0 verso ci\u00f2 che li circonda, della voglia di conoscere le proprie radici e di cercare risposte alle domande che il mondo pone loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo \u00e8 volato via, come succede quando le parole e le persone sono quelle giuste. So che potr\u00f2 ancora andare a trovarlo nel suo studio al secondo piano del Convitto Palmieri e continuare, prima o poi, quella conversazione rimasta necessariamente in sospeso perch\u00e9 tante sono le domande e tante le risposte taciute.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci congediamo e con un soffio spengo le candele ormai quasi consumate. Fermo la musica e la terrazza viene avvolta dal silenzio della sera. Rimangono i piatti vuoti, i bicchieri ancora sulla tavola e quella strana sensazione che lasciano le conversazioni belle: quella di aver imparato qualcosa, ma soprattutto di avere ancora voglia di sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 questo, in fondo, il senso della memoria: non conservare semplicemente ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma continuare ad avere curiosit\u00e0 per ci\u00f2 che siamo diventati.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie, Gabriele.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 16 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/22\/indovina-chi-viene-a-cena-scavando-nei-giornali-cartacei-di-un-tempo-si-trovano-i-tesori-della-memoria-di-una-lecce-che-non-ce-piu\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/22\/indovina-chi-viene-a-cena-scavando-nei-giornali-cartacei-di-un-tempo-si-trovano-i-tesori-della-memoria-di-una-lecce-che-non-ce-piu\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Emanuela Boccassini&nbsp;________________&nbsp; \u00abSi pu\u00f2 dire che la memoria sia l\u2019unica fonte del sapere, ch\u2019ella sia legata, e quasi costituisca tutte le nostre cognizioni ed abilit\u00e0 materiali o mentali, e che senza memoria l\u2019uomo non saprebbe nulla e non saprebbe far nulla\u00bb. Quando Giacomo Leopardi scriveva nello Zibaldone queste parole, riconosceva alla memoria un ruolo fondamentale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":262770,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,31],"tags":[44],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262768"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=262768"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262768\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":262771,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262768\/revisions\/262771"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/262770"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=262768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=262768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=262768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}