{"id":262805,"date":"2026-08-29T00:05:00","date_gmt":"2026-08-28T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=262805"},"modified":"2026-08-23T13:41:12","modified_gmt":"2026-08-23T11:41:12","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-ballando-con-le-stelline-quelle-piu-deboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/29\/indovina-chi-viene-a-cena-ballando-con-le-stelline-quelle-piu-deboli\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/\u00a0BALLANDO CON LE STELLINE (QUELLE PIU&#8217; DEBOLI)"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1200\" class=\"wp-image-262806\" style=\"width: 2500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/BUNASSE-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini _____________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E nemmeno questa sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a pensare a questa cena con una domanda fissa in testa: che cosa significa, oggi, sentirsi belli? Viviamo in un tempo ossessionato dall\u2019immagine, dove il corpo \u00e8 continuamente esposto, giudicato, ritoccato. Un tempo in cui le imperfezioni vengono percepite come difetti da cancellare piuttosto che come tratti identitari da proteggere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercavo una voce che potesse parlare di questa battaglia. Ma per capire davvero come si costruisce il rapporto con la propria pelle, occorre fare un passo indietro e guardare dove quel rapporto si forma. Prima ancora dei social, dei riflettori o degli sguardi altrui, c\u2019\u00e8 un luogo in cui il corpo impara a conoscersi, a misurarsi con i propri limiti e a cercare la propria armonia: una sala di danza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 stasera alla mia tavola siedono i quarant\u2019anni di esperienza di <strong>Anna Maria De Filippi<\/strong>, insegnante di danza, coreografa e operatrice di tecniche di bioenergetica, che a Lecce ha visto passare generazioni di bambine, ragazze e donne.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1600\" height=\"1070\" class=\"wp-image-262807\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB.jpg 1600w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB-1024x685.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/AMDFBUNCEB-1536x1027.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Con lei non parler\u00f2 della bellezza patinata delle riviste, ma di quella che si costruisce davanti a uno specchio giorno dopo giorno: la bellezza come postura dell\u2019anima, come accettazione delle proprie forme e come scoperta del proprio valore, oltre ogni canone impositivo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La serata \u00e8 calda, avvolta dall\u2019afa estiva tipica del Salento. Sulla terrazza, la prima brezza della sera inizia appena a muovere le foglie, portando un po\u2019 di sollievo dopo la giornata d\u2019aria pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia tavola parla ancor prima che la conversazione sia iniziata.<\/p>\n\n\n\n<p>La tovaglia \u00e8 di lino color ocra, con la luce calda che sembra trattenere ancora il sole del Sud.<\/p>\n\n\n\n<p>I piatti sono quelli della tradizione di Grottaglie, con il gallo dipinto al centro: un simbolo di risveglio e di fierezza che sembra pronto a dare voce a chi impara a stare eretto nel mondo. Ognuno \u00e8 leggermente diverso dall\u2019altro, come se anche l\u2019ordine avesse accettato che la vera armonia non coincida mai con una perfezione rigida.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto, i bicchieri in vetro soffiato custodiscono piccole bolle d\u2019aria rimaste intrappolate nel tempo. Nessuna \u00e8 uguale all\u2019altra, eppure \u00e8 proprio quella lieve imperfezione a renderli irripetibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della tavola, un mazzo di ranuncoli spontanei. Non sono disposti con precisione geometrica: si cercano, si sfiorano, si inclinano ciascuno nella propria direzione. \u00c8 un\u2019armonia che nasce dalle differenze, non dall\u2019uniformit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermo a osservare la tavola ancora per un istante. Desidero renderla particolarmente accogliente. Perch\u00e9 questa sera parleremo di corpi, di disciplina e di bellezza, ma soprattutto del diritto di sentirsi a casa dentro se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>In sottofondo, le note di Ezio Bosso scorrono fluide e intime, creando uno spazio protetto in cui corpo e pensieri possano finalmente distendersi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il suono improvviso del citofono rompe la quiete e mi avvisa del suo arrivo. Quando la porta di casa si apre, accolgo Anna Maria con un piccolo pensiero, un <em>cadeau<\/em> simbolico: uno piccolo specchio d\u2019ottone lavorato a mano. Non un oggetto per giudicarsi o cercare difetti, ma un talismano per ricordarsi di guardare \u2013 e insegnare a guardare \u2013 la propria immagine con profonda gentilezza e verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sulla tavola le pirofile aspettano. Dentro, le pittule. Fritte una a una, tutte simili e tutte diverse. Qualcuna pi\u00f9 gonfia, qualcuna pi\u00f9 scura, come se avesse deciso da sola come venire al mondo. E dentro, il condimento cambia: verdure, sapori, colori che non si ripetono mai nello stesso modo. \u00c8 lo stesso gesto, ma non la stessa storia. Come accade nella danza: il passo di base \u00e8 lo stesso per tutte, ma l\u2019interpretazione e la vita che ciascuna vi immette sono uniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservandole viene naturale un pensiero: basta davvero poco perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 diverso venga \u201clisciato\u201d o reso conforme a una forma prestabilita. Le pittule non cercano di essere uguali, ma di restare fedeli a ci\u00f2 che sono diventate. \u00c8 forse questo il loro tratto pi\u00f9 onesto. E viene da chiedersi quanto sia difficile oggi, per una ragazza che cresce, restare cos\u00ec: non uniformata, semplicemente presente nella propria forma.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre ci serviamo e dopo le prime chiacchiere per rompere il ghiaccio porgo ad Anna Maria la prima domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In trentacinque anni di insegnamento hai visto generazioni di ragazze entrare in sala prove con l\u2019idea di avere u corpo \u201csbagliato\u201d. Prima ancora di correggere una postura o insegnare un passo, come si educa oggi un\u2019allieva<\/strong> <strong>ad abitare il proprio corpo con fiducia, in un tempo in cui lo specchio della sala si sovrappone a quello dei social?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Intanto ho eliminato gli specchi. Non l\u2019ho fatto di proposito: quando abbiamo cambiato sede, dovevamo rimetterli e a quel punto ho preferito non farlo. Sono entrata cos\u00ec in una dimensione di sala pi\u00f9 teatrale che di danza. Qui gli specchi sono terribili. Dovrebbero avere una funzione precisa: guardarti, allineare le tue linee, correggerti, capire, quando un maestro spiega, come deve stare un braccio. Tutto questo \u00e8 funzionale. Eppure, purtroppo, passa non in secondo, ma in quinto piano, perch\u00e9 quando si entra in una sala di danza e ci si guarda allo specchio, la prima cosa che si fa \u00e8 mettersi in relazione con gli altri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo il Covid c\u2019\u00e8 stato un aumento tremendo delle problematiche giovanili legate all\u2019aspetto e alla percezione di s\u00e9. Ma nella danza \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Anch\u2019io, in prima persona, ho subito il confronto con gli altri e ho sentito che il mio corpo non era adeguato a una disciplina che ha canoni e regole ben precise.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Regole che, in realt\u00e0, sono cambiate moltissimo. Ho conosciuto compagnie e realt\u00e0 della danza, come quella di Emio Greco, coreografo brindisino di fama internazionale e mio compagno di studi. Ho assistito ad alcuni suoi spettacoli, caratterizzati dalla diversit\u00e0 dell\u2019umano: ragazze pi\u00f9 rotonde, pi\u00f9 magre, pi\u00f9 alte. Una cosa simile l\u2019avevo vista anche in Forsythe, in uno spettacolo degli anni Novanta: mi ero meravigliata nel vedere corpi alternativi, diversi rispetto alla rigidit\u00e0 dello stile classico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esiste, quindi, un modo di fare danza che non \u00e8 quello di \u201cAmici\u201d, o comunque di realt\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 popolari. Esiste una danza che ha superato, almeno in parte, il concetto di un corpo unico e ideale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il discorso del corpo, per\u00f2, \u00e8 molto pi\u00f9 ampio, perch\u00e9 parte anche dall\u2019educazione familiare. Penso, per esempio, all\u2019anoressia, un tema che tratto molto perch\u00e9 da vent\u2019anni lavoro in ASL, in un centro che si occupa di anoressia. \u00c8 sicuramente legata anche a un fenomeno sociale che non ci aiuta: viviamo in un sistema che sembra avere bisogno di persone malate pi\u00f9 che sane, perch\u00e9 altrimenti non pu\u00f2 vendere farmaci, prodotti di bellezza e tutto ci\u00f2 che ruota intorno all\u2019insoddisfazione del corpo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma non \u00e8 solo una questione sociale. Anche le famiglie sono spesso impreparate, fragili, piene di paure. E le paure dei genitori vengono trasmesse ai figli. Se una donna non ha superato il proprio impaccio corporeo, rischia di passare il testimone alla propria figlia. Poi arriva l\u2019esterno, con tutto il suo peso, e d\u00e0 un ulteriore contributo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un problema complesso e, purtroppo, oggi molto dilagante&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 proprio da qui che possiamo ripartire: da ci\u00f2 che non ha bisogno di essere perfetto per essere desiderabile, da ci\u00f2 che non chiede al corpo \u2013 e nemmeno al cibo \u2013 di assomigliare a un archetipo. Mentre Anna Maria parla di corpi, di sguardi e di modelli da cui \u00e8 cos\u00ec difficile liberarsi, penso a quanto sia curioso che proprio a tavola la perfezione perda spesso il suo valore. Ci sono sapori che non hanno bisogno di essere addomesticati, forme che non hanno bisogno di essere corrette.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il primo piatto arriva senza fretta: strascinati con pomodorini, cacioricotta e mollica croccante. Non hanno nulla di levigato, nulla che cerchi di piacere a prima vista. Sono un piatto che non si scusa per la sua forma, n\u00e9 per il suo carattere deciso. Ed \u00e8 proprio in quella ruvidit\u00e0 che si insinua il pensiero: la bellezza, quella che passa dai filtri e dagli sguardi veloci, somiglia spesso a qualcosa di addomesticato. Qui invece c\u2019\u00e8 materia, consistenza, identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli strascinati hanno una forma irregolare, nata dal gesto delle mani, e proprio per questo non sono mai perfettamente uguali. Viene naturale pensare a quanto spesso il corpo, soprattutto quello di chi danza, venga spinto verso un ideale prestabilito che non ammette deviazioni. Ma questo piatto racconta il contrario: che l\u2019armonia non coincide mai con uno standard.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La danza insegna disciplina, precisione e ricerca dell&#8217;armonia. Ma dove finisce la cura del corpo e dove inizia il rischio di inseguire un ideale di perfezione che pu\u00f2 far male, soprattutto alle ragazze pi\u00f9 giovani?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Beh, intanto c\u2019\u00e8 danza e danza, ci sono scuole e scuole. Ovviamente, la maggior parte delle scuole, anche in passato, puntava molto alla possibilit\u00e0 di portare un\u2019allieva a diventare una danzatrice. Sappiamo tutti, per\u00f2, che il percorso \u00e8 complesso, perch\u00e9 la danza \u00e8 una disciplina che oggi cozza un po\u2019 con le attitudini dei ragazzi, che vogliono tutto e subito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La danza, cos\u00ec come la musica, richiede almeno quindici anni di studio quotidiano, impegno e costanza. Noi insegnanti \u2013 e lo dico anche confrontandomi con le mie colleghe \u2013 incontriamo oggi notevoli difficolt\u00e0 nel coinvolgere i ragazzi rispetto agli anni Ottanta, quando ho iniziato a insegnare. Dobbiamo fare uno sforzo enorme per appassionarli: non hanno voglia, per esempio, di fare un paio d\u2019ore di sbarra, che \u00e8 un lavoro pesante e difficile. Dobbiamo mettere tutta l\u2019energia che abbiamo, perch\u00e9 purtroppo la passione e il desiderio di fare nei ragazzi si sono allentati moltissimo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sappiamo tutti che i cellulari e i social, in generale, hanno spento un po\u2019 il corpo. Hanno portato anche noi adulti a una sorta di inerzia, mentre la danza chiede esattamente il contrario: chiede al corpo di esprimersi al massimo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Naturalmente lo studio della tecnica, come nella musica, porta anche a un\u2019idea di perfezionismo. Non \u00e8 un caso che molte ragazze che si ammalano di anoressia provengano da realt\u00e0 legate alle scuole di danza, dove spesso si tende al perfezionismo. E anche questo ha una radice familiare: il desiderio di una ragazza di essere brava e bella per essere amata dai genitori. \u00c8, in sostanza, un meccanismo che pu\u00f2 svilupparsi all\u2019interno della famiglia e che poi, in alcune scuole, viene ulteriormente alimentato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono ormai tanti anni che non partecipo con la mia scuola ai concorsi. Non voglio mettere i ragazzi uno contro l\u2019altro, stabilire chi \u00e8 pi\u00f9 bravo e chi \u00e8 meno bravo. Tutte queste cose mi fanno vomitare, veramente. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo per fare queste cretinate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La danza \u00e8 una disciplina che fa bene all\u2019anima, se \u00e8 fatta bene \u00e8 curativa. Se riesci a lavorare con delle classi in cui fai danzare le persone nello spazio, dai dignit\u00e0 al loro corpo e alla diversit\u00e0 che ogni corpo porta con s\u00e9, allora stai facendo qualcosa di importante. Martha Graham diceva che ognuno di noi \u00e8 un miracolo unico e irripetibile della natura. Sono questi i valori su cui lavorare oggi, non l\u2019omologazione e la convinzione che bisogna essere tutti magri e belli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se una scuola ha chiaro questo principio, poi far\u00e0 crescere ragazze che avranno attitudini particolari, perch\u00e9 ovviamente la danza richiede anche una certa elasticit\u00e0 e determinate caratteristiche corporee. Quella ragazza trover\u00e0 il suo spazio e potr\u00e0 continuare anche nel perfezionamento. Ma impostare una scuola con l\u2019obiettivo di tirare fuori a tutti i costi dei ballerini professionisti, secondo me, \u00e8 un errore proprio di partenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Credo che molte scuole debbano rivedere l\u2019idea di chi \u00e8 pi\u00f9 bravo e chi \u00e8 meno bravo. Anche la scuola pubblica dovrebbe, secondo me, annullare i voti e dare dignit\u00e0 e bellezza alla particolarit\u00e0 di ognuno. Chi \u00e8 pi\u00f9 lento, forse, arriva anche pi\u00f9 lontano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho avuto allieve con doti eccellenti che si sono spente in un nanosecondo. Altre, invece, proprio perch\u00e9 avevano un tempo pi\u00f9 dilatato, sono riuscite a concentrare le proprie energie e, con una guida, a raggiungere ottimi obiettivi, anche modificando un po\u2019 il corpo che magari all\u2019inizio non sembrava particolarmente adatto alla danza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A questo proposito mi viene in mente Elisabetta Terabust, una ballerina italiana bellissima. In tante interviste ha raccontato che tutti le dicevano che non poteva fare danza perch\u00e9 non aveva il corpo adatto. E invece \u00e8 diventata una prima ballerina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2, in definitiva, la cosa brutta \u00e8 questa: sento che molte famiglie \u2013 non nella mia scuola, grazie a Dio, perch\u00e9 tra simili ci si attrae \u2013 insinuano nel pensiero dei figli l\u2019idea che debbano diventare famosi. La danza non si fa per questo, ma perch\u00e9 fa bene. Poi, come in tutte le cose, se uno possiede delle qualit\u00e0, trover\u00e0 la sua strada&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre prendo dal forno il secondo, rifletto sulle parole di Anna Maria. Al di l\u00e0 di quanto mi trovi d\u2019accordo con lei, ci\u00f2 che mi colpisce di pi\u00f9 \u00e8 la calma con cui parla. Nei suoi profondi occhi scuri si vedono la passione e la dedizione, la sua forza non ha bisogno di alzare la voce: sta proprio in quel tono netto, a tratti quasi battagliero, con cui difende le proprie idee. Non ha mai scelto la strada pi\u00f9 facile e, di fronte alle difficolt\u00e0, non ha gettato la spugna.<\/p>\n\n\n\n<p>Servo la pollo con patate, rosmarino e un accenno di menta. \u00c8 un piatto, nella sua semplicit\u00e0, autentico, senza artifici. Solo sostanza. Qui non c\u2019\u00e8 la rapidit\u00e0 di una percezione estetica: c\u2019\u00e8 tempo, cottura lenta, attesa. Perch\u00e9 questo \u00e8 un piatto che si attraversa. La cultura della cura, come il nutrimento vero, non serve a decorare, ma a sostenere. Non a rendere visibili, ma a rendere pieni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo torna a essere esperienza: qualcosa che vive, che lavora, che sente anche quando lo sguardo degli altri si sposta altrove. Nel lavoro di Anna Maria c\u2019\u00e8 la ricerca costante della sostanza prima ancora dell\u2019immagine. Perch\u00e9 insegnare ad accettare le proprie forme significa imparare a riconoscere ci\u00f2 che resta da ci\u00f2 che passa, ci\u00f2 che nutre davvero da ci\u00f2 che dura solo lo spazio di un applauso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci sono fragilit\u00e0 che non si vedono allo specchio, ma emergono durante una lezione: nello sguardo di chi si mette sempre in fondo, nella paura di sbagliare, nel bisogno continuo di confrontarsi con le altre. Come riconosci queste insicurezze e, soprattutto, come cerchi di restituire fiducia a chi non riesce ancora a vedere il proprio valore?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Questa \u00e8 una domanda difficilissima, perch\u00e9 entra proprio nel concetto di terapia. Intanto, la maggior parte delle persone vive una forma di imbarazzo corporeo. Lo vedo negli adulti, con cui lavoro, ma anche nei bambini e nei ragazzi: molte persone pensano di non essere mai all\u2019altezza di fare qualcosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In una classe, per\u00f2, vedo spesso due atteggiamenti apparentemente opposti. Ci sono quelli che si mettono in fondo, nell\u2019ultima fila, e pensano: \u201cSe sono trasparente, forse \u00e8 meglio, cos\u00ec nessuno mi giudica\u201d. E poi ci sono quelli che fanno esattamente il contrario, che vogliono stare davanti, essere visti. Io penso che siano due atteggiamenti diversi, ma che abbiano la stessa radice: una forma di insicurezza, il bisogno e la paura di essere giudicati. Da una parte c\u2019\u00e8 \u201cnon guardatemi\u201d, dall\u2019altra \u201cguardami perch\u00e9 io esisto\u201d. Molto probabilmente, chi chiede di essere vista \u00e8 proprio quella persona che, in qualche modo, non \u00e8 stata guardata abbastanza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La mia esperienza di quarant\u2019anni di insegnamento, di trent\u2019anni in ASL e di tanti anni di lavoro sulla bioenergetica e sulla terapia corporea, anche con persone con disabilit\u00e0, mi porta sempre a pensare che noi siamo cresciuti all\u2019interno di una famiglia. E viene tutto da l\u00ec. I nostri genitori sono cresciuti in una famiglia, i nostri nonni in un\u2019altra famiglia ancora. Cos\u00ec come tramandiamo gli aspetti fisici, tramandiamo anche le paure, per generazioni e generazioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A volte qualcuno riesce a fermarsi e a rompere questa catena, dicendo: \u201cIo non voglio pi\u00f9 sentirmi fuori dal mio corpo. Vorrei piacermi, vorrei accettarmi\u201d. Ma \u00e8 un percorso lunghissimo, molto legato, per quello che mi riguarda, anche al femminile. Il piacersi e l\u2019accettarsi passano dalla memoria della propria educazione, dagli esempi che abbiamo ricevuto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Noi siamo quello che abbiamo mangiato, anche emotivamente. Se abbiamo avuto un padre o una madre con una buona autostima, probabilmente abbiamo imparato ad averla. Se questo non \u00e8 successo, dobbiamo cominciare da l\u00ec. E non \u00e8 facile intervenire su questi aspetti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quello che cerco di fare a lezione \u00e8, prima di tutto, aiutare le ragazze a costruire un percorso. Ma c\u2019\u00e8 anche una possibilit\u00e0 culturale: un giovane di sedici o diciassette anni dovrebbe capire che cosa succede nel mondo, che cos\u2019\u00e8 la politica sociale, non quella legata ai partiti, ma il funzionamento della societ\u00e0 in cui vive. Dovrebbe capire che cos\u2019\u00e8 il nostro sistema consumistico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io ne parlo tantissimo con i ragazzi. Il sistema ci vuole insicuri, perch\u00e9 cos\u00ec vende pi\u00f9 creme per la pelle, prodotti per dimagrire, prodotti per i capelli. Ci mostra modelle bellissime e giovanissime e ci induce a pensare che dovremmo essere tutti cos\u00ec. Noi adulti gi\u00e0 ci caschiamo: figuriamoci i bambini. Una ragazzina di dodici o tredici anni vede quel modello e naturalmente cerca di raggiungerlo. Non sa, per esempio, che a quell\u2019et\u00e0 il corpo ha bisogno di crescere e di prendere peso anche per svilupparsi e pu\u00f2 entrare in una crisi profonda.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questa fragilit\u00e0 \u00e8 poi sostenuta, o al contrario tamponata, dalla famiglia. Se una famiglia ha una certa stabilit\u00e0, se la madre ha una buona stima di s\u00e9 e il padre ha un suo equilibrio, pu\u00f2 aiutare a proteggere il figlio. Se invece, come purtroppo accade in molte famiglie, non c\u2019\u00e8 tempo da dedicare ai figli, si corre continuamente, si trascura il dialogo, non si trova lo spazio per ascoltare e per evitare di trasmettere le proprie paure, allora tutto diventa molto pi\u00f9 complesso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Noi adulti dobbiamo smettere di pensare di dover semplicemente \u201cfare i genitori\u201d o \u201cfare gli insegnanti\u201d. Dobbiamo prima di tutto modificare noi stessi e cercare di essere un esempio. Invece spesso ci investiamo di ruoli giudicanti, con il dito puntato, chiedendo ai nostri figli di fare quello che noi non siamo riusciti a realizzare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io, come insegnante, posso fare la mia parte, continuando a studiare e a mettermi in discussione. Continuo infatti a studiare tantissimo. In questo periodo, per esempio, seguo una psicologa che adoro, Gabriella Tupini. Ha 86 anni e ha creato un canale YouTube, anche se adesso probabilmente non lo porta pi\u00f9 avanti. Mi aiuta moltissimo sul piano psicologico e mi d\u00e0 altri strumenti per capire come posso fare al meglio il mio lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io penso che un insegnante non debba mai sentirsi come un genitore e, soprattutto, non debba mai sentirsi arrivato. Un educatore deve avere sempre la curiosit\u00e0 di capire, di apprendere, di migliorarsi. Se ha scelto questo lavoro, che \u00e8 anche un lavoro di sostegno verso i pi\u00f9 piccoli, si assume una responsabilit\u00e0: quella di lavorare continuamente su se stesso per poter fare meglio il proprio mestiere&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Anna Maria fa un\u2019analisi disincantata e realistica della societ\u00e0 in cui viviamo. Non tutti, forse, saranno d\u2019accordo con lei, ma mentre la ascolto mi rendo conto di quanto ci sia del vero nelle sue parole. Corriamo continuamente, spesso senza una vera meta, e finiamo per trascurare ci\u00f2 che conta davvero: i figli, la trasmissione dei valori, la salute, gli affetti sinceri e disinteressati.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse ha ragione anche quando ci invita, indirettamente, a smettere di assumere l\u2019atteggiamento di chi pensa di sapere tutto e di avere una risposta per ogni cosa. Non \u00e8 cos\u00ec. Siamo tutti, in qualche misura, ancora in cammino. E forse riconoscerlo sarebbe gi\u00e0 un buon punto di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima del dolce, arriva il sorbetto al limone. Freddo, netto, senza ambiguit\u00e0. \u00c8 il momento in cui la conversazione si interrompe per un istante, come se anche il pensiero avesse bisogno di fare spazio. Non aggiunge, toglie. Pulisce il palato come si vorrebbe pulire lo sguardo dai pregiudizi. \u00c8 in questo passaggio che tutto si alleggerisce. Resta l\u2019essenziale: ci\u00f2 che non ha bisogno di essere decorato per essere riconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il dolce arriva per ultimo: pasticciotti leccesi, caldi, con la superficie dorata. All\u2019esterno sono composti, ma \u00e8 solo al primo taglio che si rivela la fragilit\u00e0 interna della crema, che non coincide mai del tutto con la \u201ccrosta\u201d esterna.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo tanti anni trascorsi a osservare corpi che crescono, cambiano, si allenano e imparano ad esprimersi, secondo te che cosa significa, oggi, sentirsi davvero belle?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Oggi sentirsi davvero belli \u00e8 quasi impossibile. Bisognerebbe cambiare tutto il sistema.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questa domanda si lega molto a tutto quello che abbiamo gi\u00e0 detto. Per sentirsi davvero belli ci vorrebbe quasi un\u2019azione magica, una fata che arrivasse e dicesse: \u201cEcco, adesso ti senti bene\u201d. In realt\u00e0, sentirsi belli significa cominciare a capire che non dobbiamo dimostrare niente agli altri. Ed \u00e8 una cosa difficilissima, perch\u00e9 i bambini crescono cercando di dimostrare ai genitori di essere all\u2019altezza, di essere degni del loro amore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo \u00e8 un problema, perch\u00e9 anche noi genitori siamo fragili, siamo umani e sbagliamo. Io non uso mai la parola \u201ccolpa\u201d. Non \u00e8 colpa di nessuno, perch\u00e9 ognuno di noi ha ricevuto un\u2019educazione e, sicuramente, in quella educazione ci sono stati insegnamenti molto utili e altri pi\u00f9 discutibili. Ed \u00e8 proprio su questi ultimi che bisognerebbe lavorare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per imparare ad accettarsi bisogna fare un lavoro di decostruzione di tutta l\u2019educazione e di tutto quello che ci \u00e8 stato insegnato. Molte delle mie allieve mi raccontano della \u201cprima della classe\u201d, succedeva anche ai miei tempi. Ma chi \u00e8 la prima della classe? \u00c8 un elemento inventato dal nostro sistema, per cui tutti i bambini vedono che la maestra guarda la prima della classe con gli occhi dell\u2019amore e gli altri si sentono sbagliati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il mio maestro della Scala di Milano, Carlo Farabone, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, un giorno mi disse: \u201cAnnamaria, tu lavora sui pi\u00f9 deboli, che i pi\u00f9 bravi fanno da soli\u201d. \u00c8 stato un grande insegnamento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Noto invece che molte maestre si affezionano ai pi\u00f9 bravi perch\u00e9, in qualche modo, le fanno faticare di meno. Nella mia vita io mi sono caricata sempre i pi\u00f9 deboli: nella danza, cos\u00ec come nel lavoro in ASL con le persone con disabilit\u00e0. Sono attratta dalle persone pi\u00f9 fragili perch\u00e9 sono quelle che vibrano di pi\u00f9 e spesso hanno anche tantissimo da dire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019idea di poter far uscire la bellezza che c\u2019\u00e8 dentro ognuno di noi mi piace moltissimo. Mi fa bene, perch\u00e9 aiuta anche me a far uscire sempre la mia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un lavoro difficile e bisogna farlo anche sul piano culturale e politico: educare i ragazzi a capire che cosa vuole il sistema da noi, quali modelli ci propone e perch\u00e9. Il sistema ci vuole insicuri e ci induce a sentirci inadeguati, perch\u00e9 dall\u2019insicurezza nascono anche consumi, bisogni e dipendenze. I ragazzi devono imparare a capire questi meccanismi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Bisognerebbe fare educazione emotiva nelle scuole, altroch\u00e9. I bambini devono capire che non esiste soltanto la famiglia d\u2019origine. Esistono anche altre famiglie, altre realt\u00e0, altre persone con attitudini diverse, magari pi\u00f9 giocose. Il confronto \u00e8 importante: significa scoprire che cosa vuol dire guardare negli occhi una persona, ascoltarla, stare con gli altri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche tutto il lavoro che faccio sul corpo \u00e8 importante, \u00e8 terapeutico proprio perch\u00e9 aiuta a portare fuori lo sguardo: a guardare una persona negli occhi, a toccarla, a entrare in relazione con lei. Oggi anche le neuroscienze stanno dimostrando quanto siano importanti le esperienze corporee e relazionali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dobbiamo far vivere ai ragazzi questa esperienza del corpo, perch\u00e9 i cellulari ci hanno rinchiuso, oltre che nell\u2019inerzia di cui parlavo prima, anche in una solitudine tremenda. I bambini, i ragazzi, devono stare con gli altri, guardarsi, ascoltarsi, sentire un adulto che racconti loro che cosa significa voler bene a un\u2019altra persona, ammirarla senza invidiarla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019\u00e8 tanto da fare per sentirsi bene. \u00c8 difficile, ma dobbiamo farlo&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questa risposta raccoglie quasi tutti i temi emersi durante la serata: il corpo, l\u2019educazione, il giudizio, la famiglia, la scuola, la fragilit\u00e0, il confronto con gli altri e, infine, la possibilit\u00e0 di ritrovare una relazione pi\u00f9 autentica con se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio in quella discrepanza tra apparire ed essere che, secondo me, si apre la riflessione pi\u00f9 profonda: quanto spesso ci\u00f2 che mostriamo all\u2019esterno corrisponde davvero a ci\u00f2 che siamo dentro? Una domanda che vale per la danza, per la vita e per tutte quelle ragazze che crescono cercando un\u2019armonia che non dovrebbe mai diventare una gabbia, ma la possibilit\u00e0 di sentirsi finalmente libere nel proprio corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>La serata volge al termine. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo l\u2019ultimo brindisi analcolico, saluto Anna Maria e la ringrazio per la passione, l\u2019energia e il cuore che mette in tutto ci\u00f2 che fa. Come spesso accade alla fine di queste cene, mi rimane la sensazione che la conversazione non sia davvero finita. I miei ospiti mi lasciano sempre con qualche domanda in pi\u00f9, con la curiosit\u00e0 di incontrarli ancora e di continuare quelle chiacchiere che, anche quando si spengono le luci e si sparecchia la tavola, continuano a fare spazio a un pensiero, a una domanda, a un desiderio di capire e di migliorare.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 17 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/29\/indovina-chi-viene-a-cena-ballando-con-le-stelline-quelle-piu-deboli\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/08\/29\/indovina-chi-viene-a-cena-ballando-con-le-stelline-quelle-piu-deboli\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini _____________ E nemmeno questa sera. Ho iniziato a pensare a questa cena con una domanda fissa in testa: che cosa significa, oggi, sentirsi belli? Viviamo in un tempo ossessionato dall\u2019immagine, dove il corpo \u00e8 continuamente esposto, giudicato, ritoccato. Un tempo in cui le imperfezioni vengono percepite come difetti da cancellare piuttosto che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":262806,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262805"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=262805"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262805\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":262808,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/262805\/revisions\/262808"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/262806"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=262805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=262805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=262805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}