{"id":263507,"date":"2026-09-19T00:06:00","date_gmt":"2026-09-18T22:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=263507"},"modified":"2026-09-18T14:48:42","modified_gmt":"2026-09-18T12:48:42","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-il-libro-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/09\/19\/indovina-chi-viene-a-cena-il-libro-di-famiglia\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/\u00a0IL LIBRO DI FAMIGLIA"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2048\" height=\"1536\" class=\"wp-image-263508\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/COVERBOCCA-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong>Emanuela Boccassini _____________<\/strong>_<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di imprenditoria femminile, non si pu\u00f2 ignorare il contesto dentro cui prende forma. I numeri, se ascoltati davvero, raccontano scelte quotidiane, rinunce, ripartenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo il lavoro delle donne \u00e8 rimasto invisibile, confinato nelle case o nelle attivit\u00e0 rurali. Anche quando entrava nell\u2019economia, lo faceva senza pieno riconoscimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, lentamente, qualcosa \u00e8 cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra la fine dell\u2019Ottocento e il Novecento iniziano a emergere figure che rompono questo confine: donne che non si limitano a partecipare, ma trasformano ci\u00f2 che fanno in impresa, ricerca, innovazione. \u00c8 un processo lento, che passa attraverso il lavoro tessile, le prime attivit\u00e0 autonome e una consapevolezza nuova del proprio ruolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero spartiacque arriva negli anni Settanta, quando l\u2019economia cambia struttura e le donne entrano sempre pi\u00f9 nel mondo dei servizi e dell\u2019impresa. Da l\u00ec in poi il percorso si amplia: dagli anni Duemila l\u2019imprenditoria femminile si consolida e si diversifica, fino a diventare oggi una presenza stabile del sistema economico italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure restano differenze, fragilit\u00e0, territori pi\u00f9 forti e altri pi\u00f9 esposti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 dentro questa trasformazione che la mia cena prende forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso ogni elemento della tavola voglio raccontare ci\u00f2 che si nasconde dietro l\u2019imprenditoria femminile: la fatica quotidiana, le resistenze, gli impegni e i sacrifici di donne che si muovono in un contesto ancora segnato, in molti casi, da ostacoli espliciti o invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Come centrotavola ho scelto una composizione di <em>alyssum<\/em> marittimo bianco. A prima vista \u00e8 un fiore discreto, quasi minimale. Eppure nella sua apparente delicatezza si rivela la sua forza. Cresce in piccoli grappoli, come se ogni parte cercasse la vicinanza dell\u2019altra, dando vita a una rete naturale fatta di connessioni leggere ma costanti. Ha un profumo appena accennato, una presenza non invadente. Si adatta ai contesti senza perdere la propria identit\u00e0 e per questo diventa una metafora potente: il modo in cui molte donne costruiscono, tengono insieme, resistono, facendo funzionare ci\u00f2 che le circonda.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola \u00e8 vestita di rosso. Una scelta netta, quasi dichiarativa. Il rosso parla di energia, di coraggio, di decisione. \u00c8 il colore del comando, ma anche della determinazione quotidiana, quella che non sempre si vede, ma che regge le strutture pi\u00f9 solide. Su questa base intensa, tutto il resto trova un suo contrappunto naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>I piatti sono in porcellana bianca, ma non lisci. La loro superficie \u00e8 attraversata da venature concentriche in rilievo, come onde che si allargano o come i cerchi che la vita disegna nel legno. Mi piace pensare che raccontino visivamente ci\u00f2 che accade dentro un\u2019impresa: un\u2019idea iniziale, un nucleo forte, che poco alla volta si espande, crea movimento, genera valore e lascia tracce nel contesto in cui nasce. Il piatto superiore, con la sua ampiezza e la sua profondit\u00e0, accoglie il cibo lasciando spazio a queste linee, trasformandolo in una cornice del lavoro e della sua evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>I bicchieri completano la scena con un gioco pi\u00f9 contemporaneo. Hanno una linea bombata, senza stelo, essenziale e insieme sofisticata. La superficie \u00e8 attraversata da una sfumatura metallica che parte dal bordo e scende lentamente, passando dall\u2019argento al platino scuro, fino a dissolversi nella trasparenza del vetro. \u00c8 un oggetto che vive di contrasti: riflesso e invisibilit\u00e0, presenza e sottrazione. Come se volesse ricordare che anche la visibilit\u00e0, a volte, \u00e8 una scelta calibrata.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola, nel suo insieme, vuole suggerire un equilibrio possibile tra forza e discrezione, tra struttura e leggerezza, tra ci\u00f2 che si mostra e ci\u00f2 che lavora silenziosamente dietro le quinte.<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio in questo equilibrio la tavola assume il suo significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Un significato che si fa tattile nelle posate di metallo brunito, opache e concrete come gli attrezzi di un mestiere che non cerca il bagliore del palcoscenico, ma la solidit\u00e0 dell\u2019opera. Lungo il muretto della terrazza ho posizionato a distanza costante, piccole lampade creando Lungo il muretto della terrazza ho posizionato, a distanza costante, delle piccole lampade, creando un&#8217;atmosfera intima e raccolta. La loro luce morbida sfiora le venature dei piatti e i profili dei bicchieri, mentre intorno alla tavola prende forma uno spazio di confidenza e di racconti condivisi, capace di custodire e, allo stesso tempo, far emergere le storie degli ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p>In sottofondo, le trame della chitarra di Yasmin Williams intrecciano una melodia limpida e costante. Un ritmo fluido che avanza senza parole, trasformandosi in un tappeto sonoro delicato, capace di accogliere e accompagnare il racconto e lo sguardo sul mondo della mia ospite.<\/p>\n\n\n\n<p>Poifaccio il mio solito passo indietro, per assicurarmi che l\u2019insieme mandi il messaggio che avevo immaginato per la serata: un incontro tra storie di vita e di impegno, dove la complessit\u00e0 di essere donne, costrette a moltiplicarsi, a sovrapporre i giorni e i ruoli, non sia un limite, ma la trama stessa del racconto, affinch\u00e9 non debbano rinunciare a nessuna parte di s\u00e9. Donne che portano sulle spalle la fatica invisibile di cucire insieme la propria realizzazione professionale, la presenza nella societ\u00e0 e la devozione alla famiglia, trasformando questa costante frammentazione in un bilanciamento potente.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il citofono interrompe il pensiero con la sua puntualit\u00e0 semplice.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"2048\" height=\"1536\" class=\"wp-image-263509\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA.jpg 2048w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/GRAZIA-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrivata la mia ospite <strong>Grazia Manni<\/strong>. Editrice salentina alla guida della storica casa editrice Manni, fondata a Lecce nel 1984 dai suoi genitori, porta avanti da oltre quarant\u2019anni con la sorella Agnese, un catalogo di altissimo profilo letterario e civile. La sua storia professionale \u00e8 l\u2019esempio di come la passione per la parola possa farsi impresa indipendente, radicata sul territorio e riconosciuta a livello nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di imprenditoria, spesso si pensa ai numeri e ai grandi poli industriali; ma esiste un\u2019imprenditoria che misura il proprio successo nell\u2019impatto culturale e nella capacit\u00e0 di dare voce a un territorio. Grazia incarna perfettamente questa visione: con coraggio, straordinaria lungimiranza e una determinazione tutta al femminile, ha guidato e consolidato una casa editrice indipendente, trasformandola in un punto di riferimento culturale non solo per il Salento e la Puglia, ma per l\u2019intera editoria nazionale. La sua \u00e8 la storia di un\u2019impresa coraggiosa, capace di unire una solida visione strategica a una profonda responsabilit\u00e0 etica. Una leadership che non ha bisogno di imporsi, ma che sostiene, accoglie e costruisce legami duraturi.<\/p>\n\n\n\n<p>E io resto un istante immobile, prima di aprire, con la sensazione netta che alcune presenze non entrino mai davvero da sole, portino con s\u00e9 tutto ci\u00f2 che le ha precedute.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La tavola \u00e8 un linguaggio silenzioso. Ogni piatto non arriva per riempire uno spazio, ma per dire qualcosa che le parole, da sole, non basterebbero a raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per iniziare, ho scelto un antipasto che parla di differenze. Insalata di radicchio, elementi freschi e croccanti, mandorle tostate. Sapori che non cercano di uniformarsi, ma che convivono mantenendo ciascuno la propria identit\u00e0. Il radicchio porta una nota pi\u00f9 decisa, quasi identitaria; il resto alleggerisce, apre, introduce. Le mandorle aggiungono una solidit\u00e0 discreta, come ci\u00f2 che sostiene senza essere immediatamente visibile. \u00c8 un piatto che non chiede uniformit\u00e0, ma equilibrio tra elementi diversi. E, credo, anche fare impresa significa questo: imparare a tenere insieme aspetti differenti della propria vita senza lasciare che uno cancelli gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fare l\u2019editore indipendente significa decidere ogni giorno quali parole meritano di essere stampate e quali no. Se guardi indietro all\u2019inizio della tua storia con la Manni Editori, c\u2019\u00e8 stato un libro preciso, un autore o una scelta rischiosa in cui hai sentito per la prima volta che pubblicare non era soltanto un mestiere, ma l\u2019assunzione di una responsabilit\u00e0 culturale verso questo territorio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pi\u00f9 che un libro preciso, un autore o una scelta, diciamo che la responsabilit\u00e0 culturale nella nostra casa editrice viene soprattutto dalle scelte di libri che raccontano le diversit\u00e0. A parte la letteratura, quindi la poesia, la prosa, la saggistica, c\u2019\u00e8 un filone di libri di impegno sociale che \u00e8 molto presente fin dall\u2019inizio nella casa editrice, perch\u00e9 siamo convinti che dar voce, tra virgolette, alle \u201cminoranze\u201d, o comunque alle specificit\u00e0 culturali, fisiche e psicologiche, abbia un senso importante, sia per chi vive quelle specificit\u00e0 sia per chi non le conosce.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi riferisco, per esempio, a libri sul mondo della Resistenza e quindi sui partigiani, sugli ebrei, sulla comunit\u00e0 LGBTQIA+, sulle neurodivergenze, sui percorsi di affido, sulla tossicodipendenza, sul carcere, sugli stereotipi di genere, eccetera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi, pi\u00f9 che scelte rischiose, penso che siano argomenti rischiosi, perch\u00e9 non \u00e8 facile, in una casa editrice indipendente, avere un occhio al mercato e, allo stesso tempo, mantenere fede alle scelte editoriali in cui crediamo. Noi siamo convinti che realmente un libro possa incidere, possa cambiare, dal punto di vista culturale, un atteggiamento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In questi giorni, purtroppo, assistiamo a tante violenze contro le donne e noi siamo convinti che fare la nostra parte anche dal punto di vista culturale, affinch\u00e9 sempre pi\u00f9 ragazzi e ragazze leggano e crescano abbandonando il patriarcato e gli stereotipi della donna che sta a casa, sia comunque importante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A questo proposito, tocchi con mano quanto sia fondamentale il rapporto con i ragazzi, con le giovani generazioni, con i libri e con gli argomenti \u201cdelicati\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Qualche tempo fa eravamo in una scuola con un libro che parlava di Trotula di Ruggiero, la prima medichessa salernitana del Trecento. Vorrei fare una premessa: quando c\u2019\u00e8 l\u2019autore a scuola, magari vado anch\u2019io. \u00c8 chiaro che poi, ai ragazzi, cerchi sempre di fare dei discorsi ulteriori che partono dal libro, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019occasione ghiotta per dire qualcosa e per farli confrontare su altre tematiche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Parlando proprio ai ragazzi della differenza tra il mestiere dell\u2019uomo e quello della donna e del rapporto tra loro, alla fine dell\u2019incontro si sono avvicinate tre ragazze e mi hanno chiesto se potevo parlare con la dirigente per far organizzare un corso di educazione sessuale e affettiva in quella scuola.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si erano rese conto, stimolate dalle domande emerse durante la nostra discussione, di averne bisogno. Avevano capito che era importante parlarne e che anche questo passa, come dicevo prima, dal discorso della prevenzione, anche rispetto ai femminicidi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi s\u00ec, si tocca con mano, per fortuna, anche qualcosa di diverso e di positivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che emerge dalle parole di Grazia \u00e8 la spontaneit\u00e0 con cui racconta il proprio lavoro e il forte legame tra le sue scelte editoriali e una personale attenzione alle tematiche sociali. I libri, per lei, non sono soltanto oggetti culturali, ma possono diventare strumenti capaci di suscitare domande, far emergere consapevolezze e spingere soprattutto le giovani generazioni a riconoscere un bisogno e a chiedere un cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 di trasformare che mi porta al primo piatto. Come un libro pu\u00f2 partire da una storia, da un incontro o da una domanda e diventare qualcosa di pi\u00f9, anche ingredienti semplici possono cambiare attraverso le mani di chi li lavora, assumere una forma nuova e raccontare un\u2019idea diversa da quella da cui sono nati.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli gnocchi con crema di piselli frullati, menta e ricotta raccontano proprio questo passaggio: ci\u00f2 che nasce semplice si modifica, si ammorbidisce, cambia consistenza e, senza perdere la propria natura, diventa qualcosa di nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pisello diventa base e colore, la menta introduce una freschezza che rompe l\u2019inerzia, la ricotta tiene insieme senza appesantire. \u00c8 un piatto che parla di costruzione lenta, di adattamento, di crescita che non cancella ci\u00f2 che era prima. Ogni percorso imprenditoriale attraversa trasformazioni simili. Le idee iniziali raramente arrivano intatte al traguardo: si modificano, incontrano ostacoli, assorbono esperienze e nuove prospettive. E, spesso, nel cambiamento dell&#8217;impresa si riflette anche quello di chi la guida. Mentre il sapore fresco della menta pulisce il palato, lascio sul tavolo l&#8217;interrogativo pi\u00f9 intimo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel racconto dell\u2019imprenditoria si festeggiano quasi sempre le conquiste, i traguardi e le copertine dei libri usciti bene. Ma la storia reale di un\u2019impresa \u2013 specialmente culturale \u2013 \u00e8 fatta soprattutto di quello che non si vede. Nel tuo percorso, quali sono state le rinunce invisibili che hanno pesato di pi\u00f9 e che oggi hanno dato forma alla donna che sei?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Allora credo di essere fortunata, perch\u00e9 non ho fatto molte rinunce. Innanzitutto, la casa editrice con cui collaboro da sempre, e che oggi \u00e8 la mia casa editrice, \u00e8 nata in famiglia: da mio padre, da mia madre e poi dalle persone che si sono avvicinate a noi, mia sorella e io soprattutto. Io ho iniziato a lavorarci quando avevo appena quindici anni: scrivevo articoli per la rivista e, all\u2019epoca, mi occupavo persino di scrivere a mano gli indirizzi, perch\u00e9 prima si faceva cos\u00ec.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un percorso che dura da moltissimo tempo e questo ha fatto s\u00ec che anche le persone che lavorano con noi siano diventate, in qualche modo, parte della famiglia: sorelle, nipoti. Il clima che si respira \u00e8 quindi molto familiare, molto amichevole, e questo sicuramente ha consentito di coniugare meglio l\u2019essere donna, moglie e mamma con il lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per esempio, quando \u00e8 arrivata la mia prima figlia, nel 2003, aveva appena 29 giorni quando me la sono portata in casa editrice. Era in un\u2019altra stanza, con una persona che si occupava di lei, e io ero l\u00ec, fisicamente, a lavorare. Non ho dovuto rinunciare al lavoro o alla mia carriera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E questo vale, naturalmente, non soltanto per me, che sono proprietaria e azionista della casa editrice. Anche le altre persone, quando hanno delle difficolt\u00e0, possono portare per un periodo il bambino al lavoro, oppure lavorare in smart working. \u00c8 chiaro che le rinunce, in una grande azienda o in una situazione lavorativa pi\u00f9 complessa, possono essere maggiori. Noi abbiamo sempre cercato, invece, di andare incontro alle esigenze delle persone e di provare a non rinunciare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche quando sono stata chiamata a far parte della seconda Giunta Ria come assessore, non ho rinunciato alla casa editrice: cercavo di conciliare una cosa con l\u2019altra. Oppure quando, per nove anni, sono stata direttore amministrativo della Fondazione ICO \u201cTito Schipa\u201d gestendo Lirica Sinfonica del Politeama Greco: riuscivo a coniugare i due impegni, magari passando un\u2019ora al giorno in casa editrice e poi andando al Museo Castromediano per firmare i pagamenti degli orchestrali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Diciamo che mi \u00e8 stato consentito di fare quello che volevo, cercando di tenere insieme le diverse opportunit\u00e0. Mia sorella, per esempio, oggi vive a Milano e lavora completamente in smart working. Abbiamo scelto di consentirle di lavorare da l\u00ec perch\u00e9 non volevamo che rinunciasse a quell\u2019opportunit\u00e0, che era importante non solo per lei, ma anche per la casa editrice: stare al centro del panorama editoriale italiano, forse anche europeo. Lei vive a Milano da sette o otto anni e, nel frattempo, anche la nostra sede si \u00e8 spostata in Lombardia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi, ecco, non mi sento di aver fatto particolari rinunce. Se oggi ho voglia di prendermi due giorni, di viaggiare, di andare al San Carlo o da qualche altra parte, cerco di tenere tutto insieme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo piatto cambia ancora ritmo. Il filetto in salsa di soia ha una cottura veloce, ma prima di arrivare al fuoco ha bisogno del suo tempo: quello della marinatura, durante il quale assorbe lentamente sapori e profumi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un equilibrio tra tempi diversi, tra ci\u00f2 che richiede pazienza e ci\u00f2 che, al momento giusto, pu\u00f2 accadere rapidamente. E nelle parole di Grazia ritorna proprio questa capacit\u00e0 di tenere insieme cose diverse senza dover necessariamente rinunciare a una per scegliere l\u2019altra. Il lavoro, la famiglia, gli incarichi, i viaggi, le passioni: esperienze e impegni che, racconta, ha cercato di far convivere trovando di volta in volta un modo possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la marinatura lavora cos\u00ec: non chiede di fermare tutto, ma di concedere a ogni cosa il proprio tempo. Poi arriva il momento della cottura, breve, deciso, e ci\u00f2 che sembrava ancora in attesa \u00e8 pronto a trasformarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manni Editori \u00e8 una realt\u00e0 attorno a cui sono passati e passano tantissimi autori e intellettuali. Eppure chi guida un\u2019azienda sa che il momento della decisione finale \u00e8 spesso un atto solitario. Nel tuo percorso hai trovato pi\u00f9 alleanze salde o pi\u00f9 solitudini? E cosa ti ha insegnato questo stare al centro di una bottega culturale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche su questo, diciamo, sono fortunata, perch\u00e9 dal 1984 non c\u2019\u00e8 stata praticamente nessuna decisione presa in solitaria. Abbiamo sempre condiviso tutto. Penso che questo derivi anche dall\u2019educazione che ho ricevuto dai miei genitori: in famiglia le decisioni sono sempre state collettive. Quando, per esempio, io e mio fratello volevamo un altro fratellino, lo chiedemmo alla mamma e lei e pap\u00e0 ci accontentarono. Mia madre ci disse che era incinta prima ancora di dirlo a mio padre! Ecco, a casa nostra funzionava cos\u00ec e, in qualche modo, lo stesso principio \u00e8 entrato anche nella casa editrice.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si decide tutto insieme. \u00c8 chiaro che, alla fine, c\u2019\u00e8 una persona che firma, perch\u00e9 esiste una rappresentanza legale e una responsabilit\u00e0 giuridica che deve necessariamente essere attribuita a qualcuno, ma \u00e8 davvero soltanto un dettaglio obbligatorio. Le decisioni, invece, le prendiamo insieme: cosa pubblicare, quali strade intraprendere, come affrontare le diverse situazioni. \u00c8 difficile persino che le comunicazioni siano intestate soltanto a uno di noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Penso che questo sia molto importante anche perch\u00e9 ognuno ha una sensibilit\u00e0 diversa dall\u2019altro e competenze differenti. E proprio questa complementarit\u00e0, secondo me, fa la differenza. Io, per esempio, non ho una formazione classica da editor, anche se sono giornalista da molti lustri. Mi occupo soprattutto di contabilit\u00e0, commerciale, direzione generale, risorse umane e di tutti quegli aspetti che magari mancano a mia sorella, che invece ha una formazione pi\u00f9 legata alla redazione e alla produzione e si occupa di questi ambiti insieme alle altre persone che lavorano con noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poi c\u2019\u00e8 mia madre, che \u00e8 la grande vecchia, in tutti i sensi, della casa editrice. Ha 81 anni e mezzo e continua a venire tutti i giorni, dal luned\u00ec al venerd\u00ec, con un orario praticamente completo. Legge tutto, risponde alle mail e continua a dirigere la rivista L\u2019Immaginazione, con cui siamo nati e che rappresenta la nostra prima esperienza di stampa e di attivit\u00e0 editoriale. \u00c8 l\u2019intellettuale della famiglia, una figura molto solida che continua ancora oggi a confrontarsi quotidianamente con il mondo interno e con quello esterno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E poi c\u2019\u00e8 tutta una rete di persone: quelle che lavorano dentro la casa editrice, quelle che collaborano dall\u2019esterno e tanti consulenti che, tra virgolette, sono diventati anche amici. Con loro ci confrontiamo molto spesso, perch\u00e9 una cosa che ci ha sempre insegnato mio padre \u00e8 che bisogna avere gli occhi strabici: uno rivolto al territorio e l\u2019altro al mercato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono due dimensioni che devono necessariamente convivere. Se facessimo le cose soltanto per il mercato, perderemmo il rapporto con il territorio; ma se vivessimo esclusivamente di ci\u00f2 che vendiamo in Puglia, probabilmente saremmo chiusi gi\u00e0 da molti anni. Quindi dobbiamo guardare fuori, essere presenti nel panorama editoriale pi\u00f9 ampio, ma allo stesso tempo continuare a lavorare sul territorio e contribuire a farlo crescere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 una mediazione continua, una connessione tra queste due realt\u00e0. Per questo non possiamo prescindere dal lavoro con gli enti locali, le scuole, le associazioni e, pi\u00f9 in generale, da tutti quei progetti culturali che ci permettono di essere presenti sul territorio e di contribuire alla sua crescita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto la tavola si ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva il sorbetto al limone.<\/p>\n\n\n\n<p>Non come intermezzo, ma come spazio necessario. Un momento in cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto, anche attraverso il cibo, si deposita, si allenta, smette di correre. \u00c8 il tempo in cui le cose non si aggiungono, ma si chiariscono. Il palato si ripulisce, ma anche il pensiero si dispone in modo diverso. \u00c8 una pausa che non interrompe, ma permette di ascoltare meglio ci\u00f2 che resta.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una cosa, per\u00f2, che mi ha colpito particolarmente nel modo in cui Grazia racconta la sua storia: l\u2019umilt\u00e0. Parla della sua fortuna senza nasconderla, ma anche senza trasformarla in un merito da esibire. Racconta le possibilit\u00e0 che ha avuto, le occasioni che ha saputo cogliere, il lavoro, la carriera, la famiglia, i viaggi, gli incontri, senza mai dare l\u2019impressione di voler dimostrare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 riuscita, almeno per come la racconta, a tenere insieme molte parti della sua vita senza rinunciare a nessuna, e ha scelto di mettere quelle possibilit\u00e0 anche al servizio del territorio in cui vive, attraverso il lavoro della casa editrice. Non c\u2019\u00e8 compiacimento nelle sue parole, n\u00e9 quella distanza che a volte si avverte in chi ha avuto pi\u00f9 opportunit\u00e0 di altri. Al contrario, c\u2019\u00e8 una naturale attenzione verso le persone, verso ci\u00f2 che accade intorno a lei, verso il bisogno di condividere e di confrontarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 proprio questo che arriva pi\u00f9 forte. Grazia \u00e8 gentile, curiosa, disponibile, interessata agli altri. E non \u00e8 soltanto un\u2019impressione legata al modo in cui si pone: lo si ritrova nelle cose che dice, nel valore che attribuisce alle relazioni, nel modo in cui parla della famiglia, dei collaboratori, dei ragazzi, del territorio. La sua storia racconta una donna che ha avuto la fortuna di poter scegliere, ma che quella fortuna non l\u2019ha mai confusa con un privilegio da tenere per s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio che queste riflessioni rimangano ancora un momento sul tavolo. Poi arriva il dolce. Una torta millefoglie con crema di fragole e frutta fresca. Qui la struttura diventa visibile: livelli che si sovrappongono senza annullarsi. La fragola introduce una nota viva, immediata, mentre la crema lega e ammorbidisce. La sfoglia tiene tutto insieme con una fragilit\u00e0 che \u00e8 solo apparente. \u00c8 un dolce che non chiude semplicemente la cena, ma la riprende da un altro punto di vista: quello della stratificazione, di ci\u00f2 che si costruisce nel tempo e resta leggibile anche nella sua complessit\u00e0. Nessuna impresa nasce da un solo gesto o da un unico talento. Si costruisce nel tempo, strato dopo strato, attraverso incontri, errori, intuizioni, sostegni ricevuti e ostacoli superati. Guardandola da vicino, ogni storia imprenditoriale rivela una complessit\u00e0 che raramente appare dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un libro, proprio come una visione d\u2019impresa o una comunit\u00e0, si costruisce a strati: bozze, correzioni, attese e molto tempo. Nel nostro territorio e, in particolare tra donne che fanno impresa, senti che oggi prevalga la capacit\u00e0 di fare rete o c\u2019\u00e8 ancora il riflesso della competizione? Che cosa servirebbe, secondo te, per passare dalla forma alla sostanza della collaborazione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi sono occupata molto di donne. Ho cominciato da piccola, quando mia madre mi portava alle manifestazioni dell\u20198 marzo con l\u2019UDI e ho sempre respirato, in qualche modo, quell\u2019aria. Poi, quando sono stata assessore alle Pari opportunit\u00e0, oltre che alla Cultura, della Provincia di Lecce, ho ideato insieme ad altre persone dei corsi per avvicinare la politica alle donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Da allora mi occupo abbastanza di questo tema, perch\u00e9 spesso le donne sono le peggiori nemiche di se stesse. Io, per\u00f2, credo che oggi le cose siano un po\u2019 cambiate e che ci sia molta pi\u00f9 solidariet\u00e0, molta pi\u00f9 sorellanza, come si dice oggi. Certo, c\u2019\u00e8 ancora qualcuna che magari sente il bisogno di \u201cindossare i pantaloni\u201d a tutti i costi, assumendo atteggiamenti maschili o addirittura maschilisti, per\u00f2 complessivamente, ritengo, che venga riconosciuta alle donne una sensibilit\u00e0 diversa da quella maschile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Che cosa manca? Sicuramente mancano delle normative e mancano delle infrastrutture, insomma, le solite cose che tutti conosciamo. Per arrivare a una vera parit\u00e0 di genere bisognerebbe dare sostanza anche agli aspetti concreti e tecnici che ancora sono assenti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2 ci sono sempre pi\u00f9 donne al comando di imprese, enti pubblici, uffici giudiziari. Quindi, secondo me, anche se molto lentamente, una visione diversa sta passando e sta favorendo questo cambiamento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Resta il fatto che, purtroppo, nei posti di comando ci sono ancora molti uomini e le leggi sono spesso costruite secondo una visione molto maschile. E anche le donne che arrivano in posizioni di potere non sempre fanno abbastanza per aiutare le altre donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Credo, per\u00f2, che sia anche una questione di tempi. Siamo in una democrazia e le persone vengono democraticamente elette: non si pu\u00f2 fare una rivoluzione dall\u2019oggi al domani. Bisogna per\u00f2 che ciascuno faccia la propria parte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io, nella mia prima vita professionale, mi sono occupata di antimafia e ricordo sempre quello che diceva Borsellino: per combattere la mafia, ciascuno deve fare quello che pu\u00f2, ciascuno deve fare la propria parte. E penso che valga anche in questo caso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io devo fare bene oggi il mio lavoro di editrice, ognuno deve fare bene il proprio lavoro, il proprio impegno, la propria occupazione. Anche una cassiera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Qualunque lavoro facciamo, se lo facciamo bene, produciamo benessere: non soltanto economico, ma anche sociale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La serata volge al termine e sulla tavola restano soltanto bicchieri semivuoti, qualche briciola e il ricordo della storia ascoltata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso allora a una parola che abbiamo usato spesso questa sera: impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo abituati ad associarla ai numeri, ai bilanci, alla crescita. Eppure, ascoltando il racconto della mia ospite, appare chiaro che un\u2019impresa nasce molto prima dei risultati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nasce da un\u2019intuizione, da una scelta, da una visione. Ma soprattutto dalle persone che la abitano e dalle relazioni che riescono a costruire intorno a essa.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di Grazia mi lascia proprio questo: l\u2019idea che fare impresa non significhi soltanto creare valore economico. Significa condividere, confrontarsi, mettere insieme competenze diverse, guardare al mercato senza perdere di vista il territorio. Significa, quando \u00e8 possibile, creare le condizioni perch\u00e9 il lavoro e la vita possano convivere, senza che una debba necessariamente cancellare l\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>E significa anche assumersi una responsabilit\u00e0: fare bene la propria parte, qualunque essa sia. Perch\u00e9 ciascuno, nel proprio lavoro e nel proprio ruolo, pu\u00f2 contribuire a produrre qualcosa che va oltre il risultato immediato: pu\u00f2 creare cultura, relazioni, benessere e, magari, lasciare a chi viene dopo qualcosa da raccogliere e continuare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 19 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Emanuela Boccassini ______________ Quando si parla di imprenditoria femminile, non si pu\u00f2 ignorare il contesto dentro cui prende forma. I numeri, se ascoltati davvero, raccontano scelte quotidiane, rinunce, ripartenze. Per molto tempo il lavoro delle donne \u00e8 rimasto invisibile, confinato nelle case o nelle attivit\u00e0 rurali. Anche quando entrava nell\u2019economia, lo faceva senza pieno riconoscimento. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":263508,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/263507"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=263507"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/263507\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":263744,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/263507\/revisions\/263744"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/263508"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=263507"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=263507"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=263507"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}