{"id":263692,"date":"2026-09-20T00:05:00","date_gmt":"2026-09-19T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=263692"},"modified":"2026-09-17T10:45:27","modified_gmt":"2026-09-17T08:45:27","slug":"il-mio-lessico-famigliare-la-scomparsa-delle-fontane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/09\/20\/il-mio-lessico-famigliare-la-scomparsa-delle-fontane\/","title":{"rendered":"IL MIO LESSICO FAMIGLIARE \/\u00a0LA SCOMPARSA DELLE FONTANE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1080\" height=\"1440\" class=\"wp-image-263693\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FONTANA.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FONTANA.png 1080w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FONTANA-225x300.png 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/FONTANA-768x1024.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di\u00a0<strong>Anna Maria Greco _________________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVai alla fontana e prendi una minzana d\u2019acqua.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Era una di quelle frasi che, da bambina, sentivo spesso e che non avevano bisogno di spiegazioni. La fontana era l\u00ec, all\u2019angolo della mia via, a pochi passi da casa. Bastava prendere il recipiente vuoto e andare.<\/p>\n\n\n\n<p>La minzana apparteneva alle parole e ai gesti di ogni giorno. Un tempo era di terracotta; nei miei ricordi era ormai soprattutto di plastica, pi\u00f9 leggera, con due robusti manici laterali che assicuravano una buona presa quando, piena d\u2019acqua, diventava tutt\u2019altra cosa da trasportare.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fontane come quella ce n\u2019erano diverse, distribuite in vari punti del paese per permettere a quante pi\u00f9 famiglie possibile di approvvigionarsi d\u2019acqua. Il paese era molto meno esteso di oggi, le case finivano prima e quelle fontane riuscivano a servire intere zone dell\u2019abitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non tutte le famiglie, infatti, avevano ancora l\u2019allaccio all\u2019Acquedotto Pugliese. L\u2019acqua dai rubinetti di casa usciva, ma per molti proveniva dalla cisterna. Quando cominciava a scarseggiare bisognava farla arrivare. Ricordo i camion con le grandi cisterne: chi svolgeva quel servizio prelevava l\u2019acqua dai propri pozzi, riempiva la cisterna del camion e poi la scaricava nelle cisterne delle abitazioni. Noi quella quantit\u00e0 d\u2019acqua la chiamavamo una caratizza. A seconda della grandezza della cisterna di casa poteva bastarne una oppure ne occorrevano due. Quell\u2019acqua si pagava e si cercava, perci\u00f2, di farla durare il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi aveva la fortuna di possedere un pozzo disponeva di una risorsa in pi\u00f9. Ricordo che un campione di quell\u2019acqua veniva portato in laboratorio per essere analizzato e soltanto quando le analisi confermavano che fosse potabile la si beveva. Sentivo dire dai grandi anche che pi\u00f9 il pozzo era profondo, migliore potesse essere l\u2019acqua. Era una delle tante convinzioni che arrivavano alle mie orecchie di bambina.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Acquedotto Pugliese non arriv\u00f2 contemporaneamente in tutte le case. Bisognava aspettare che la rete raggiungesse la propria strada, fare domanda e attendere i tempi dell\u2019allacciamento. Nel frattempo si continuava con la cisterna, con il pozzo per chi lo aveva e con la fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019erano i vicini. Chi aveva gi\u00e0 l\u2019acqua dell\u2019Acquedotto in casa non si meravigliava se qualcuno bussava chiedendo la cortesia di riempire qualche recipiente. Si apriva il rubinetto, si riempivano le minzane e ci si salutava. Ho visto fare questo gesto ancora molti anni dopo la mia infanzia. Non lo chiamavamo solidariet\u00e0. Ci si aiutava e basta.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche a casa nostra c\u2019era una cisterna e proprio a quella \u00e8 legata un\u2019immagine che non ho mai dimenticato. Quando fu costruita, mio padre and\u00f2 fino a Porto Cesareo a comprare un\u2019anguilla.<\/p>\n\n\n\n<p>Io quell\u2019anguilla l\u2019ho vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo il buio della cisterna, l\u2019acqua sotto di noi e quell\u2019animale vivo che vi fu lasciato andare fino a scomparire alla nostra vista. Allora si attribuiva all\u2019anguilla una sorta di funzione depurativa: si credeva che aiutasse a mantenere l\u2019acqua pi\u00f9 pulita, liberandola da impurit\u00e0 e piccoli organismi. Nei discorsi degli adulti sentivo parlare persino di batteri.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto ci fosse di scientificamente vero io, naturalmente, non potevo saperlo. E non ricordo neppure che fine facesse quell\u2019anguilla, quanto tempo rimanesse nella cisterna o se un giorno ne venisse messa un\u2019altra. Ricordo soltanto lei che scompare nel buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano tempi in cui si faceva molto con ci\u00f2 che si aveva. Esperienze, consigli e piccole soluzioni passavano da una casa all\u2019altra, quasi naturalmente. Per bere e cucinare, per\u00f2, a casa nostra si preferiva l\u2019acqua potabile dell\u2019Acquedotto Pugliese. E allora si andava alla fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Le file le ricordo bene. Quando c\u2019erano molti recipienti da riempire, gli adulti mandavano avanti noi bambini con le minzane vuote. \u00abVai intanto a prendere il posto.\u00bb E noi andavamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno alla fontana si aspettava, ma difficilmente si rimaneva in silenzio. Le donne parlavano, si scambiavano una notizia, un consiglio, una confidenza. Qualcuna raccontava un fatto di famiglia, un\u2019altra qualcosa accaduto nel vicinato. Di un tempo precedente alla mia nascita mi raccontavano che le donne vi portassero persino la verdura da lavare. C\u2019era un turno per tutto e ognuno aspettava il proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arrivava il momento di riempire. Una minzana piena pesava. Noi bambini qualche volta la riportavamo a casa in due, uno per ciascun manico. Chi aveva una bici Carolina poteva sistemarla dietro e procedere con una mano sul manubrio e l\u2019altra a tenerla ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli adulti avevano imparato ben altri equilibri: due minzane appese ai lati del manubrio della bicicletta, una sistemata dietro e un\u2019altra davanti, appoggiata sulla struttura tra i pedali. Quattro minzane in un solo viaggio. A pensarci oggi sembra quasi un\u2019impresa. Allora era semplicemente il modo di portare a casa pi\u00f9 acqua possibile.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019estate, quando occorrevano scorte pi\u00f9 abbondanti, si approfittava spesso della sera tardi. C\u2019era meno gente, la fila si accorciava e si potevano riempire diversi recipienti. Ogni minzana presa alla fontana significava un po\u2019 d\u2019acqua della cisterna risparmiata. E chi abitava abbastanza vicino trovava qualche volta il modo, durante la notte, di collegare lunghi tubi di gomma alla fontana per irrigare il proprio giardino.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l\u2019acqua serviva a tutto. Serviva per bere e cucinare, per il bucato che si faceva interamente a mano, per lavarci. Ricordo una grande tinozza di metallo nella quale si faceva il bagno e l\u2019acqua scaldata nelle grandi pentole prima di essere versata dentro. Il bagno, nei miei ricordi, era spesso l\u2019appuntamento della settimana.<\/p>\n\n\n\n<p>E persino quell\u2019acqua, dopo averci lavati, poteva servire ancora: veniva recuperata per lo scarico del WC. A casa della mia bisnonna ricordo ancora la turca. Si cercava di non buttare ci\u00f2 che poteva avere un secondo uso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quando in casa c\u2019era un neonato, invece, l\u2019attenzione diventava ancora maggiore. Ricordo l\u2019acqua messa sul fuoco e lasciata bollire prima di preparare una pappa o una camomilla. Non ricordo quale acqua venisse scelta, ma quel gesto s\u00ec: per i pi\u00f9 piccoli, prima di tutto, l\u2019acqua si faceva bollire.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori dalle case, intanto, la fontana accompagnava le giornate. Al mattino presto, prima di raggiungere la campagna, i contadini si fermavano alla fontana che incontravano lungo il percorso per riempire i recipienti e lu mile, quello di terracotta nel quale portavano l\u2019acqua da bere. Molti raggiungevano i campi in bicicletta e, tornando, la fontana diventava nuovamente una sosta.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec ci si dissetava. Ci si avvicinava al getto e si beveva quell\u2019acqua fresca. Ci si bagnava il viso, si sciacquavano le mani e qualche volta persino i piedi. Lo ricordo soprattutto quando si tornava dalla campagna o dalla vendemmia, stanchi, accaldati, con addosso ancora la polvere della giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le strade capitava anche di vedere passare i pastori con il gregge. La fontana offriva ristoro anche a loro: beveva il pastore, beveva il cane che accompagnava le pecore e nella vaschetta sottostante trovavano un po\u2019 d\u2019acqua anche un gatto o qualche uccello.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quella stessa vaschetta, per noi bambini, custodiva una piccola meraviglia: i girini.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019estate, quando vi ristagnava un po\u2019 d\u2019acqua, li vedevamo guizzare, piccoli e scuri, con quella lunga codina che li spingeva da una parte all\u2019altra. Sapevamo che sarebbero diventati rane, ma questo non diminuiva affatto la nostra curiosit\u00e0. Potevamo restare chini a guardarli per un tempo infinito, dimenticandoci magari che qualcuno ci aspettava a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi bastava una mano sotto il getto. Uno spruzzo. Una risata. E la fontana diventava nostra.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle lunghe giornate d\u2019estate correvamo l\u00ec per cercare un po\u2019 di refrigerio e finivamo inevitabilmente per bagnarci completamente. Con le mani deviavamo il getto verso l\u2019amico pi\u00f9 vicino; quello scappava, tornava indietro e ricambiava lo scherzo. Riempivamo persino le buste di plastica d\u2019acqua, pronti a sorprendere qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Schiamazzi, corse, risate. E quell\u2019acqua fresca che ci arrivava addosso sotto il sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine eravamo fradici: i capelli bagnati, i vestiti appiccicati alla pelle, le gambe grondanti d\u2019acqua. Eravamo usciti di casa con una minzana vuota e l\u2019ordine di prendere il posto alla fontana. Tornavamo con la minzana piena e, addosso, tutta la freschezza di un pomeriggio d\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 questa l\u2019immagine che pi\u00f9 di tutte mi \u00e8 rimasta dentro: l\u2019acqua che zampilla e noi bambini intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la fontana non apparteneva soltanto ai nostri giochi. Era uno dei punti di riferimento del paese. Per indicare una casa bastava dire: \u00abArriva alla fontana&#8230;\u00bb e da l\u00ec continuavano le indicazioni. Non c\u2019erano telefonini, navigatori o posizioni da condividere.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fontana ci si dava appuntamento. Si aspettava un\u2019amica, ci si fermava a parlare e, qualche volta, forse, si aspettava anche l\u2019innamorato. Tra una minzana che si riempiva e un recipiente che lasciava il posto al successivo passavano parole, sguardi, confidenze. Qualche incontro durava il tempo necessario a riempire un recipiente; qualche altro, chiss\u00e0, si sperava durasse un po\u2019 di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La fontana era anche questo: acqua che dissetava e vita che le scorreva intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2, finalmente, l\u2019allaccio all\u2019Acquedotto Pugliese anche nelle case che lo avevano atteso. Fu un sollievo. Molta fatica venne risparmiata. Non c\u2019erano pi\u00f9 le minzane da riempire per necessit\u00e0, le file da fare, l\u2019acqua da trasportare e soprattutto quell\u2019ansia che arrivava quando la cisterna cominciava a svuotarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Bastava aprire un rubinetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un progresso atteso e desiderato, e sarebbe ingiusto dimenticare quanto miglior\u00f2 la vita quotidiana. Eppure certe comodit\u00e0, mentre ci liberano da una fatica, portano lentamente via anche alcuni gesti, alcune abitudini, certi piccoli luoghi d\u2019incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella fontana che stava all\u2019angolo della mia via, a pochi passi da casa, purtroppo oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Come lei sono scomparse molte delle fontane che un tempo abitavano le strade dei nostri paesi. Forse proprio per questo, quando oggi ne incontro una ancora al suo posto e sento l\u2019acqua sgorgare dal beccuccio, qualcosa dentro di me si muove.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un istante non vedo pi\u00f9 soltanto una vecchia fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedo una bicicletta carica di minzane. Una donna che aspetta il proprio turno. Un contadino che si china per bere. Lu mile. Il cane del pastore. I girini nella vaschetta.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi rivedo noi. Bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole delle lunghe estati, gli schiamazzi, gli spruzzi, le corse, i vestiti fradici e quella gioia semplice che non aveva bisogno di niente, se non di un po\u2019 d\u2019acqua e di qualcuno con cui giocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritrovo una freschezza che non apparteneva soltanto all\u2019acqua. Era la freschezza della fanciullezza.<\/p>\n\n\n\n<p>___________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 10 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Anna Maria Greco _________________ \u00abVai alla fontana e prendi una minzana d\u2019acqua.\u00bb Era una di quelle frasi che, da bambina, sentivo spesso e che non avevano bisogno di spiegazioni. La fontana era l\u00ec, all\u2019angolo della mia via, a pochi passi da casa. Bastava prendere il recipiente vuoto e andare. 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