{"id":263739,"date":"2026-09-26T00:06:00","date_gmt":"2026-09-25T22:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=263739"},"modified":"2026-09-18T14:47:39","modified_gmt":"2026-09-18T12:47:39","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-le-donne-fra-personale-e-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/09\/26\/indovina-chi-viene-a-cena-le-donne-fra-personale-e-politico\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ LE DONNE FRA &#8216;PERSONALE&#8217; E &#8216;POLITICO&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"400\" height=\"225\" class=\"wp-image-263742\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/01756740.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/01756740.jpg 400w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/01756740-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di\u00a0<strong>Emanuela Boccassini<\/strong>\u00a0_____________<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono cose che facciamo senza pi\u00f9 domandarci quando siano diventate possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Entriamo in una cabina elettorale, scegliamo chi ci rappresenter\u00e0, esprimiamo un\u2019opinione, partecipiamo \u2013 almeno in teoria \u2013 alla vita della comunit\u00e0 a cui apparteniamo. Ci sembra normale. Quasi naturale. Ma non \u00e8 sempre stato cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta fare un passo indietro nella storia per accorgersi che quella che oggi ci sembra una condizione naturale ha avuto un percorso lungo e tutt\u2019altro che lineare. Perch\u00e9 la parola cittadino, per molto tempo, non ha compreso tutti. Le donne vivevano nelle citt\u00e0, lavoravano, studiavano \u2013 non sempre \u2013, crescevano i figli, contribuivano alla vita economica e sociale delle comunit\u00e0. Ma quando si trattava di decidere, di rappresentare, di partecipare alla vita politica, quella stessa appartenenza sembrava improvvisamente non bastare pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una delle contraddizioni pi\u00f9 singolari della nostra storia: essere parte di una societ\u00e0 senza avere pienamente il diritto di intervenire nelle sue scelte. Eppure le donne non sono rimaste ai margini ad aspettare che qualcuno aprisse loro la porta. L\u2019hanno spinta da sole.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte con gesti pubblici eclatanti, altre attraverso associazioni, scritti, giornali, discussioni, proteste. Donne diverse, in epoche diverse e in luoghi diversi hanno cominciato a mettere in discussione un\u2019idea che per secoli era considerata la normalit\u00e0, che la politica fosse uno spazio maschile e che la voce delle donne dovesse rimanere confinata alla sfera privata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stata una conquista improvvisa. Non c\u2019\u00e8 un giorno preciso in cui le donne abbiano attraversato una soglia e siano diventate cittadine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un percorso fatto di domande, contraddizioni, passi avanti e passi indietro. Un percorso nel quale, prima ancora di chiedere il voto, molte donne hanno dovuto rivendicare qualcosa di ancora pi\u00f9 elementare: il diritto di essere riconosciute come persone capaci di pensare, scegliere e avere un\u2019opinione sulla cosa pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 quando oggi parliamo di cittadinanza femminile tendiamo a ricordare soprattutto il momento in cui \u00e8 arrivato il diritto di voto. Ma dietro quella conquista c\u2019\u00e8 una storia molto pi\u00f9 lunga: la storia di donne che hanno cominciato a prendere la parola, a confrontarsi, a organizzarsi e a chiedere di essere ascoltate.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo una donna poteva essere madre, moglie, lavoratrice, proprietaria, intellettuale, persino protagonista della vita sociale e culturale del proprio tempo, senza che questo significasse essere riconosciuta come soggetto politico a pieno titolo.<\/p>\n\n\n\n<p>La cittadinanza non \u00e8 comparsa tutta insieme, gi\u00e0 definita e uguale per tutti. \u00c8 una storia fatta di esclusioni, discussioni, conquiste e ripensamenti. Una storia in cui, a un certo punto, alcune persone hanno cominciato a chiedere qualcosa che sembrava quasi impensabile: perch\u00e9 noi no?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 una donna non dovrebbe poter votare? Perch\u00e9 non dovrebbe poter partecipare alla vita politica? Perch\u00e9 la sua opinione dovrebbe avere meno valore di quella di un uomo?<\/p>\n\n\n\n<p>Queste domande oggi appaiono banali e ovvie. Ma proprio per questo rischiamo di dimenticare quanto siano state rivoluzionarie quando qualcuno ha avuto il coraggio di formularle.<\/p>\n\n\n\n<p>E questa storia non riguarda soltanto il diritto di voto. Prima ancora, le donne hanno dovuto conquistare il diritto di studiare, di lavorare, di scegliere il proprio destino, di costruire una propria autonomia economica, di avere una voce e di vedere riconosciuta la propria dignit\u00e0 al di l\u00e0 del ruolo che la societ\u00e0 aveva assegnato loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Conquiste che oggi rischiano di apparire scontate proprio perch\u00e9 fanno parte della nostra normalit\u00e0. Ed \u00e8 forse per questo che vale la pena fermarsi un momento a guardarle da vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 mentre guardiamo indietro e ci meravigliamo del coraggio di quelle donne, guardando il presente ci troviamo davanti a una contraddizione che non \u00e8 facile da ignorare. In una societ\u00e0 in cui le donne hanno conquistato possibilit\u00e0 che per secoli erano loro negate, tornano a circolare <a>\u2013<\/a> soprattutto nell\u2019immaginario dei pi\u00f9 giovani \u2013 modelli nei quali il successo femminile sembra coincidere nuovamente con la bellezza, il matrimonio, il benessere garantito da un uomo, la possibilit\u00e0 di non dover lavorare o di non dover costruire una propria autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non penso che questo significhi che le giovani donne non abbiano ambizioni. Sarebbe ingiusto e, soprattutto, troppo semplice. Ma credo che sia legittimo chiedersi che cosa stia accadendo al valore che attribuiamo all\u2019autonomia, allo studio, al lavoro, alla realizzazione personale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo tutte quelle battaglie, che cosa scegliamo di fare della libert\u00e0 che abbiamo ricevuto?<\/p>\n\n\n\n<p>Domanda scomoda, ma necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 conquistare un diritto \u00e8 una cosa. Sentirlo davvero nostro, riconoscerne il valore e scegliere di esercitarlo \u00e8 un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora questa sera vorrei provare a fare un viaggio dentro una parola che usiamo continuamente senza fermarci quasi mai a pensarci: cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei capire quando \u00e8 nata l\u2019idea moderna del cittadino, chi ne \u00e8 rimasto fuori e, soprattutto, quando le donne hanno cominciato a reclamare per s\u00e9 quello spazio pubblico dal quale erano state escluse. Non soltanto per sapere quando hanno ottenuto il diritto di voto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire qualcosa di pi\u00f9 profondo: che cosa significa avere una voce nella societ\u00e0 e quanto \u00e8 difficile, ancora oggi, fare in modo che quella voce venga davvero ascoltata.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1596\" height=\"2321\" class=\"wp-image-263740\" style=\"width: 400px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501.jpg 1596w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501-704x1024.jpg 704w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501-768x1117.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501-1056x1536.jpg 1056w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/20190407_002501-1408x2048.jpg 1408w\" sizes=\"(max-width: 1596px) 100vw, 1596px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per raccontare questa storia ho scelto <strong>Rossella Bufano<\/strong>, giornalista, ricercatrice in Storia del pensiero politico dell\u2019Universit\u00e0 Pegaso e studiosa di storia delle istituzioni politiche, che da anni si occupa di cittadinanza, partecipazione politica delle donne e diritti. Vicedirettrice e coordinatrice dell\u2019area ricerca del Centro Studi Osservatorio Donna \u201cBianca Gelli\u201d dell\u2019Universit\u00e0 del Salento, ha dedicato parte dei suoi studi alla lunga e complessa storia delle donne che hanno rivendicato il diritto di essere, a pieno titolo, cittadine. \u00c8 autrice di <em>Anche noi siamo cittadine. Quali diritti politici per le donne nella Rivoluzione francese?<\/em> volume che si \u00e8 classificato primo al premio \u201cIl paese delle donne\u201d 2025.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Come per ogni cena \u00e8 giunto il momento di apparecchiare la tavola e creare la giusta atmosfera per raccontare storie che non sono tanto lontane nel tempo. Posiziono un runner in lino grezzocolor nocciola con l\u2019intento dicreare una striscia centrale che colleghi i commensali, come un percorso comune. Poggio i piatti in terracotta smaltata bianca, dal gusto essenziale per fa risaltare la trama scura del lino.<\/p>\n\n\n\n<p>I calici da vino in vetro liscio e trasparente sono affiancati da tumbler bassi e trasparenti con una lavorazione imperfetta a bolle. Le posate in acciaio opaco, per mantenere l\u2019atmosfera calda e senza tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>A centrotavola piccoli vasi in vetro senza acqua per l<strong>\u2019<\/strong>elicriso essiccato, simbolo perfetto della resistenza al sole salentino, sono intervallati da candelieri bassi con candele in cera d\u2019api naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per accompagnare la serata ho preparato una compilation di graffianti voci femminili: Anouk, Anastacia, Shanai Twain e Tori Amos, perfetta per mandare in cortocircuito uno stereotipo antico, quello della voce femminile sommessa, accomodante e confinata all\u2019ambito domestico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il citofono mi avverte che la mia ospite \u00e8 arrivata. La accolgo e la conduco sulla terrazza. Tra noi non ci sono formalit\u00e0: ci conosciamo da tempo e, per me, il suo arrivo ha anche qualcosa di speciale. Sono nata come giornalista sotto la sua supervisione e ritrovarla oggi dall\u2019altra parte della tavola, per una conversazione cos\u00ec importante, mi fa pensare a quanta strada possa esserci dentro un incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo la serata assaggiando l\u2019antipasto: frisa d\u2019orzo con caponata, caroselli e fichi freschi. La mia scelta deriva dalla sua consistenza dura, fatta per resistere, e dalla pazienza e dalla cura necessarie per farla ammorbidire. Secondo me, \u00e8 il simbolo del lavoro quotidiano delle donne, quel sapere silenzioso che ha custodito la vita ben prima che ci venisse riconosciuta la parola pubblica. Il retrogusto amarognolo dell\u2019orzo incontra la dolcezza del fico, proprio come la cittadinanza \u00e8 la capacit\u00e0 di trasformare la necessit\u00e0 in una forza comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Le chiacchiere proseguono con naturalezza e ne approfitto per rivolgere la prima domanda seria.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando parliamo di cittadinanza pensiamo a qualcosa di naturale, quasi a una condizione che appartiene a tutti. Ma nella storia non \u00e8 stato cos\u00ec. Quando e perch\u00e9 le donne sono state escluse dalla cittadinanza politica? E soprattutto, quali idee sulla natura e sul ruolo delle donne hanno reso quell&#8217;esclusione possibile e perfino accettabile per cos\u00ec tanto tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Penso che la domanda da porsi non sia tanto quando le donne siano state escluse dalla cittadinanza politica, ma quando siano state incluse, se per cittadinanza \u2013 come \u00e8 opportuno che sia \u2013 si intende l\u2019essere titolari di diritti e doveri all\u2019interno di un\u2019organizzazione politica, lo Stato, che esercita la propria sovranit\u00e0 su un territorio e su una popolazione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questo il punto da cui partire: non tanto dal momento in cui alle donne \u00e8 stato concesso qualcosa, ma dal lungo periodo in cui quella possibilit\u00e0 non era nemmeno contemplata. La cittadinanza, prima di essere un diritto conquistato, \u00e8 stata per molto tempo un confine: stabiliva chi poteva parlare, decidere, rappresentare e chi invece doveva essere rappresentato da qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per lunghissimo tempo le donne non hanno avuto accesso ai diritti politici perch\u00e9 considerate non adatte. Nel corso della storia le motivazioni sono state diverse: si \u00e8 arrivati persino a discutere se le donne avessero o meno un\u2019anima, anche se naturalmente si tratta di periodi molto pi\u00f9 antichi. Nei secoli di cui mi sono occupata come storica, dal Settecento al Novecento, troviamo nell\u2019Ottocento le teorie positiviste e, in Italia, basti pensare a Lombroso, secondo cui l\u2019intelligenza poteva essere messa in relazione con il peso della massa cerebrale, considerato inferiore nelle donne rispetto agli uomini. Da qui l\u2019idea che le donne fossero incapaci di razionalit\u00e0, di affrontare questioni politiche, prive di qualit\u00e0 come l\u2019affidabilit\u00e0 e la lucidit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il problema, per\u00f2, era anche nell\u2019educazione. Nel Settecento Mary Wollstonecraft, nel suo scritto sui diritti delle donne, contesta l\u2019educazione proposta da Rousseau per Sophie, la compagna di \u00c9mile, secondo cui una donna doveva conoscere soltanto ci\u00f2 che serviva a rendere felice l\u2019uomo. In buona sostanza, le donne venivano educate soprattutto per essere piacenti, per sedurre l\u2019uomo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi non erano considerate capaci di occuparsi di questioni politiche o di fare scelte razionali, figurarsi di governare. E questo, naturalmente, era in contraddizione con la presenza, nella storia, di sovrane e di donne che si erano distinte. Ma venivano considerate eccezioni, non la norma.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un paradosso, in questa storia, che forse vale la pena fermare per un momento. Prima si educano le donne a stare dentro un ruolo preciso, poi si usa quella stessa educazione come prova della loro incapacit\u00e0 di stare fuori da quel ruolo. \u00c8 un meccanismo che rende l\u2019esclusione quasi invisibile: non ti viene detto soltanto che non puoi partecipare, ti viene spiegato che non ne saresti nemmeno capace.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>La questione, per\u00f2, \u00e8 che l\u2019esclusione dalla cittadinanza politica non ha mai significato assenza delle donne dalla politica. Le donne hanno esercitato una presenza pubblica attraverso quella che oggi definiamo attivit\u00e0 extraistituzionale: associazioni, salotti, circoli, stampa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gi\u00e0 nel Rinascimento, per esempio, le donne a corte potevano incidere sulla vita culturale e sulle mode letterarie, e quindi anche, in qualche misura, sulle scelte politiche. Nel Settecento questo fenomeno diventa ancora pi\u00f9 evidente attraverso le favorite dei sovrani e le amanti di personaggi influenti, che potevano intervenire nelle decisioni politiche e militari e persino nelle nomine. Voltaire, nelle Lettere persiane, parla di uno \u201cStato nello Stato\u201d riferendosi proprio a queste donne di corte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche Condorcet, quando sostiene la causa del diritto di voto alle donne in Francia, riflette su questo paradosso: le donne vengono accusate di esercitare un potere occulto proprio perch\u00e9 non hanno la possibilit\u00e0 di esercitare un diritto politico riconosciuto. Se si riconosce loro il diritto di voto, quel potere pu\u00f2 diventare invece una forma di espressione pubblica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ma essere escluse dalle istituzioni non significava essere assenti dalla politica. Ed \u00e8 forse una delle contraddizioni pi\u00f9 interessanti di questa storia: le donne non avevano il diritto di partecipare formalmente alla vita politica, ma questo non significa che non la attraversassero, non la influenzassero, non cercassero altri luoghi nei quali far sentire la propria voce.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>La presenza politica femminile diventa particolarmente evidente durante la Rivoluzione francese. Le donne partecipano alla vita politica, creano club femminili, discutono ci\u00f2 che viene dibattuto nelle assemblee, scrivono sui giornali e si occupano di questioni politiche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un esempio \u00e8 Olympe de Gouges, che scrive numerosi testi nei quali propone anche soluzioni politiche. Nel 1788, per esempio, suggerisce una cassa comune alla quale i cittadini avrebbero contribuito in base alle proprie possibilit\u00e0 economiche per affrontare il dissesto finanziario del Regno. Fa una brutta fine perch\u00e9 si \u00e8 mischiata di politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se guardiamo invece alla storia italiana, bisogna distinguere tra cittadinanza politica e cittadinanza giuridica. Per molto tempo le donne sono state considerate delle minori: a differenza dei minori uomini, che a un certo punto diventavano maggiorenni, le donne non diventavano mai pienamente autonome dal punto di vista giuridico. Non erano considerate pienamente soggetti giuridici, ma soprattutto oggetto delle leggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un primo piccolo passo si ha con Salvatore Morelli, deputato del Regno d\u2019Italia, nato a Carovigno, che nel 1877 ottiene il riconoscimento della validit\u00e0 della testimonianza delle donne in tribunale. Morelli aveva chiesto molto di pi\u00f9, cio\u00e8 diritti civili e politici, ma quelli non vengono riconosciuti durante la sua esperienza parlamentare. Il riconoscimento della validit\u00e0 della testimonianza rappresenta comunque un primo passo verso il riconoscimento di una personalit\u00e0 giuridica e di una capacit\u00e0 di giudizio femminile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Bisogna aspettare il 1919 perch\u00e9 venga abolita l\u2019autorizzazione maritale, istituto confermato dal Codice civile Pisanelli del 1865. In sostanza, la donna non disponeva di una piena autonomia: prima decideva per lei il padre e poi il marito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Basti pensare a un esempio che mi ha colpito analizzando il Codice civile: una donna vedova e incinta non poteva neppure decidere del proprio ventre; esisteva il consiglio di famiglia, che doveva nominare un tutore del ventre materno. Questo d\u00e0 la misura di quanto la donna fosse ritenuta incapace di decidere autonomamente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riconoscimento giuridico e l\u2019emancipazione economica procedono quindi insieme. Anche il lavoro diventa uno strumento fondamentale di emancipazione, perch\u00e9 l\u2019autonomia economica consente alla donna di conquistare autonomia anche sotto altri aspetti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E arriviamo cos\u00ec al riconoscimento dei diritti politici.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto viene naturale chiedersi quanto sia stato lungo il viaggio. Perch\u00e9 il voto del 1945-46, quello che oggi ricordiamo come una data precisa nei libri di storia, arriva in realt\u00e0 alla fine di un percorso cominciato molto prima e fatto di conquiste parziali, contraddizioni e forme diverse di partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel caso italiano, le donne ottengono il diritto di voto nel 1945. Ma la storia ha ricordato soprattutto il voto del giugno 1946, quando si recano alle urne per il referendum istituzionale e per l\u2019elezione dell\u2019Assemblea Costituente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In realt\u00e0 le donne e gli uomini italiani votano gi\u00e0 a partire da marzo, nelle elezioni amministrative, e le donne hanno anche la possibilit\u00e0 di essere elette. Questo aspetto \u00e8 stato riscoperto relativamente di recente attraverso gli studi e gli archivi: tra gli studi importanti ci sono quelli di Patrizia Gabrielli sulle donne sindaco. Abbiamo avuto donne sindaco e donne nelle amministrazioni pubbliche, ma per molto tempo queste presenze sono rimaste poco conosciute.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riconoscimento del voto arriva dopo la Seconda guerra mondiale anche perch\u00e9, almeno nell\u2019Italia centro-settentrionale, le donne partecipano alla Resistenza e sostituiscono gli uomini durante la guerra. Diventa quindi difficile, dopo una partecipazione democratica extraistituzionale cos\u00ec importante, disconoscere la loro capacit\u00e0 di scelta politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In questo periodo nascono o si rafforzano associazioni che sostengono il diritto di voto e rivendicano la partecipazione delle donne alla vita politica e sociale. C\u2019\u00e8 l\u2019UDI, l\u2019Unione Donne Italiane, nata nel 1944-45 dai Gruppi di difesa della donna, che si impegna per costruire il tessuto politico e sociale necessario alla campagna per il diritto di voto. C\u2019\u00e8 il CIF, il Centro Italiano Femminile, legato al mondo cattolico e alla Democrazia cristiana, e nasce anche l\u2019ANDE, l\u2019Associazione Nazionale Donne Elettrici, inizialmente pi\u00f9 orientata verso la monarchia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi esiste tutto un movimento femminile extraistituzionale che rende sempre pi\u00f9 difficile non riconoscere alle donne il diritto di voto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E la storia ci mostra che questo percorso non riguarda soltanto l\u2019Italia. Le donne partecipano alla vita politica anche in altri Paesi, dalla Rivoluzione francese all\u2019esperienza americana e inglese. Nell\u2019Ottocento, in Italia, partecipano al Risorgimento pur non avendo diritto di voto. Poi, tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento, si arriva progressivamente al riconoscimento del voto alle donne nei diversi Stati europei ed extraeuropei.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi l\u2019esclusione dalla cittadinanza politica \u00e8 stata reale, ma non ha significato assenza dalla politica. Le donne hanno continuato a partecipare alla vita pubblica, a esercitare influenza e a costruire forme di presenza politica anche quando il loro ruolo non era riconosciuto dalle istituzioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 proprio questo, forse, il punto da cui partire per capire quando le donne siano state davvero incluse nella cittadinanza: non soltanto dal momento in cui hanno ottenuto il diritto di voto, ma dalla lunga storia che ha portato a quel riconoscimento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, dopo aver attraversato secoli di esclusioni, conquiste e battaglie per avere una voce, forse avevamo bisogno di tornare a qualcosa di molto pi\u00f9 semplice e concreto: la tavola.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva il primo.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre i piatti passano da una parte all\u2019altra, penso che anche una cena, in fondo, sia un piccolo esercizio di cittadinanza. Ci si siede insieme, si prende la parola, si ascolta quella degli altri, si discute, si cambia idea. Nessuno dovrebbe avere bisogno di un permesso per farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 anche per questo che parlare di cittadinanza davanti a una tavola appare meno astratto di quanto sembri. Perch\u00e9 la politica, prima ancora di essere fatta di istituzioni e leggi, riguarda la possibilit\u00e0 di stare nello spazio comune e avere una voce dentro quello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>E intanto, naturalmente, arriva il primo \u2013 che, a differenza della politica, mette d\u2019accordo quasi tutti \u2013 spaghettoni freddi con un pesto di rucola selvatica, mandorle tostate e scorza di limone. La rucola selvatica \u00e8 una pianta tenace: cresce spuntando dalle spaccature della roccia arida, sotto il sole di agosto. Rappresenta la forza delle donne che non si piega e trova sempre il modo di fiorire. Il suo gusto deciso, spezzato dalla freschezza del limone, porta in tavola una presenza chiara, che rifiuta le banalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A un certo punto, per\u00f2, alcune donne hanno smesso di accettare quella esclusione e hanno cominciato a dire: \u201canche noi siamo cittadine\u201d. Che cosa accade quando una persona che \u00e8 stata tenuta ai margini comincia a riconoscersi come parte a pieno titolo della comunit\u00e0? Quali sono state le prime forme attraverso cui le donne hanno fatto sentire la propria voce?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come ho accennato prima, le donne, soprattutto con la Rivoluzione francese e poi con il Risorgimento italiano, partecipano concretamente ai cambiamenti politici attraverso un\u2019attivit\u00e0 extraistituzionale che va dalle manifestazioni di piazza alla pubblicazione di pamphlet, come quelli di Olympe de Gouges, nei quali vengono proposte anche soluzioni politiche ed economiche; dalla redazione di giornali e dalla scrittura di articoli alle riunioni e alle assemblee, dove si discute e si dibatte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In questo modo le donne fanno un interessante apprendistato politico, seguendo le diverse assemblee e partecipando, anche se non in maniera formale, al dibattito pubblico. Non lo fanno in maniera silente: in qualche modo incitano, reagiscono, intervengono. E quella influenza diretta, quella che potremmo definire una forma di opinione pubblica esercitata, contribuisce a rendere sempre pi\u00f9 evidente la necessit\u00e0 che anche i diritti politici vengano riconosciuti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non tutte, per\u00f2, arrivano a rivendicarli nello stesso modo. Alcune donne, proprio perch\u00e9 partecipano concretamente alle trasformazioni in corso, ritengono in qualche modo di esercitare gi\u00e0 una forma di partecipazione politica. La Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano sono infatti momenti storici caratterizzati da lotte, guerre civili e conflitti contro gli Stati esterni: in queste circostanze l\u2019attenzione per ci\u00f2 che \u00e8 teorico pu\u00f2 essere meno pressante rispetto alla necessit\u00e0 di agire concretamente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quelle che invece iniziano a chiedere il riconoscimento dei diritti politici comprendono che, avendo contribuito alle trasformazioni politiche in corso, hanno anche il diritto di vedere riconosciuta questa partecipazione. E comprendono soprattutto la necessit\u00e0 di poter rappresentare direttamente le proprie esigenze, che non sempre gli uomini sono in grado di conoscere, comprendere o rivendicare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo \u00e8 sicuramente un primo passo. E infatti, dopo il Risorgimento italiano, troviamo esperienze emancipazioniste come \u00abLa Donna\u00bb, la rivista condotta per circa vent\u2019anni da Adelaide Gualberta Beccari, che rivendica la possibilit\u00e0 di acquisire diritti politici proprio per poter esercitare meglio i propri doveri nei confronti dello Stato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Certo, la storia della conquista del voto e dei diritti \u00e8 stata lunga e ha assunto forme diverse. E penso che la battaglia per essere riconosciute come soggetti politici sia stata un passaggio fondamentale per le donne di allora, cos\u00ec come continua a esserlo, in forme diverse, per quelle di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal canto mio, mi piace condividere e diffondere conoscenze che dovrebbero essere scontate, ma che evidentemente non lo sono affatto. \u00c8 anche per questo che ho organizzato questa serata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dopo tanta storia, tanta politica e qualche secolo di battaglie, credo sia arrivato il momento di alleggerire un po\u2019 il proseguimento della cena. E cos\u00ec compio il mio prossimo passo verso la cucina, questa volta per portare a tavola il secondo piatto. Servo una parmigiana di melanzane in bianco, con caciocavallo e granella di noci. L\u2019ho voluta in bianco perch\u00e9, senza la copertura della salsa di pomodoro, ogni strato rimane visibile: la delicatezza della melanzana, la sostanza del formaggio, la solidit\u00e0 della noce. I diritti e la cittadinanza si conquistano proprio cos\u00ec, un passo alla volta, stratificando la storia con l\u2019autodeterminazione di chi vuole mostrare la propria identit\u00e0 senza nascondersi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abbiamo conquistato il diritto di partecipare alla vita politica, ma avere formalmente una voce significa necessariamente essere ascoltate? Quanto conta, ancora oggi, il modo in cui le donne vengono rappresentate nello spazio pubblico, nei mezzi di informazione e nella politica? E quanto la rappresentazione pu\u00f2 influenzare il modo in cui una societ\u00e0 considera autorevole una voce femminile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Qui il discorso \u00e8 molto complesso. Io credo che ci sia una crisi pi\u00f9 o meno generale, che non riguarda soltanto il ruolo femminile, ma l\u2019idea stessa di comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Negli anni Ottanta sembrava che il ruolo delle donne stesse prendendo sempre pi\u00f9 piede: abbiamo avuto nuovamente molte donne sindaco, donne manager e una presenza femminile pi\u00f9 riconoscibile anche nei luoghi del potere. Oggi, per\u00f2, mi sembra che il problema sia pi\u00f9 ampio. Pur essendoci manifestazioni e forme di partecipazione di cui la televisione ci d\u00e0 notizia, chi svolge attivit\u00e0 professionali a contatto con gli altri e con la societ\u00e0 si rende conto di quanto sia forte l\u2019individualismo. I social, in qualche modo, lo favoriscono e lo alimentano, compromettendo quell\u2019idea di comunit\u00e0 che dovrebbe essere alla base della convivenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi, secondo me, c\u2019\u00e8 una crisi molto generale dell\u2019idea di comunit\u00e0 e del rispetto per essa, che non riguarda soltanto le donne, ma qualcosa di molto pi\u00f9 ampio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La rappresentazione delle donne, per\u00f2, incide moltissimo. Pensiamo, per esempio, alla violenza contro le donne e ai femminicidi: il permanere di questa realt\u00e0 ripropone l\u2019idea della donna come propriet\u00e0 e non contribuisce certo a costruire un\u2019immagine fondata sul rispetto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se invece ci spostiamo sul terreno prettamente politico, ci rendiamo conto che, come hanno dimostrato diversi studi gi\u00e0 a partire dagli anni Novanta, molto spesso le donne che arrivano al potere finiscono per replicare forme di potere tipicamente maschili. Questo pu\u00f2 accadere anche perch\u00e9, in alcuni casi, arrivano in quelle posizioni sostenute da uomini e questo, a mio avviso, non fa sempre buon gioco alla loro immagine pubblica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La mia \u00e8 una lettura personale, ma non nasce da un pregiudizio: \u00e8 qualcosa che riscontro in diverse circostanze. \u00c8 come se alcune donne avessero interiorizzato un bisogno, quasi ancestrale, di dimostrare di essere capaci. E questo, talvolta, pu\u00f2 portarle ad assumere atteggiamenti di grande aggressivit\u00e0, persino superiori a quelli maschili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La politica, del resto, implica spesso una logica molto dura: finch\u00e9 non si raggiunge un obiettivo, sembra quasi valere la regola del \u201cvita mia, morte tua\u201d. Il problema \u00e8 che, quando le donne arrivano al potere e sentono di dover dimostrare continuamente di essere all\u2019altezza, rischiano di introiettare proprio questa modalit\u00e0. E questo, ancora una volta, non credo giovi all\u2019immagine delle donne in politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrivato il momento del sorbetto al limone, quello che pulisce lo stomaco e, metaforicamente, anche i pensieri. Dopo tutto quello che ci siamo raccontati, sento il bisogno di una pausa, di prendere un po\u2019 di distanza e lasciare sedimentare le parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che le donne siano le peggiori nemiche delle donne. A volte pu\u00f2 anche essere vero, ma non \u00e8 certamente questo il caso. Stimo Rossella da quando la conosco, per la sua cultura, per la sua curiosit\u00e0 e soprattutto per quella capacit\u00e0 di aprire spazi anche alle altre donne, alle loro storie e alle loro competenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltarla questa sera mi ha riportato indietro nel tempo, ai miei primi articoli, quando mi occupavo proprio di questi argomenti: le lotte per conquistare diritti che oggi ci sembrano acquisiti, le donne capaci di imprese memorabili e rimaste invece nell\u2019ombra, conosciute magari soltanto dagli addetti ai lavori. Storie che, allora come oggi, mi ricordavano quanto sia facile dimenticare ci\u00f2 che non viene raccontato.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto la musica continua a scorrere in sottofondo. Sono voci graffianti di donne che hanno ricevuto dalla vita colpi duri, ma che sono ancora l\u00ec, pronte a cantare pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 questo il modo migliore per concludere una serata come questa: non con una risposta definitiva, ma con qualche domanda in pi\u00f9 e con la voglia di continuare ad ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, per\u00f2, non mi resta che concludere in bellezza la cena e portare in tavola il dolce: una crostata di fichi e noci su frolla all\u2019olio d\u2019oliva, accompagnata da un sorbetto alla menta fresca e da un sorso di vino cotto freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>I fichi e le noci sono i frutti lenti della fine dell\u2019estate, che chiedono tempo per maturare proprio come il cammino per la parit\u00e0; la menta porta quella freschezza viva e balsamica con cui celebro, insieme a Rossella, la bellezza e la forza della nostra voce.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abbiamo attraversato una storia in cui le donne hanno dovuto lottare per studiare, lavorare, essere autonome, scegliere il proprio destino e partecipare alla vita pubblica. Oggi, per\u00f2, assistiamo anche al ritorno di modelli in cui il successo femminile sembra essere nuovamente associato alla bellezza, al matrimonio, al benessere garantito da un uomo. \u00c8 davvero un passo indietro? E, soprattutto, che cosa ci dice questo sul modo in cui le nuove generazioni stanno vivendo la libert\u00e0 conquistata dalle donne che le hanno precedute?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Molto interessante, rispetto a questo, \u00e8 un testo ormai datato, quello di Loredana Lipperini, \u00abAncora dalla parte delle bambine\u00bb, del 2008. Stiamo parlando di quasi vent\u2019anni fa. Il libro riprende, sulla scia di \u00abDalla parte delle bambine\u00bb di Elena Gianini Belotti, pubblicato negli anni Settanta, il tema dell\u2019immagine e della rappresentazione delle donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Belotti aveva analizzato il modo in cui, nei libri scolastici e nell\u2019educazione, venivano rappresentati i ruoli femminili: la donna dedita alla famiglia, spesso in cucina, mentre l\u2019uomo aveva la possibilit\u00e0 svolgere tutte le professioni. Il bambino poteva aspirare a qualsiasi mestiere, mentre alla bambina veniva trasmessa un\u2019immagine molto pi\u00f9 limitata delle proprie possibilit\u00e0. E questo incideva anche sulla consapevolezza che loro potevano avere di s\u00e9 e del proprio futuro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lipperini, nel 2008, mette in evidenza con rammarico un altro aspetto: nelle vetrine comparivano gi\u00e0 perizoma destinati alle bambine. E allora viene da chiedersi se non ci sia un ritorno proprio a quell\u2019immagine femminile che Wollstonecraft aveva contestato secoli fa, quando denunciava un\u2019educazione che impediva alle donne di sviluppare pienamente la consapevolezza di s\u00e9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Naturalmente oggi siamo dentro una societ\u00e0 molto diversa. L\u2019evoluzione tecnologica, la globalizzazione, le crisi economiche e le guerre hanno prodotto difficolt\u00e0 che riguardano tutti, uomini e donne, anche sul piano lavorativo e professionale. In realt\u00e0 le crisi economiche accompagnano tutte le epoche e l\u2019economia \u00e8 ciclica, anche se ogni volta ci sembra di trovarci davanti a qualcosa di nuovo e di pi\u00f9 grave.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A questo si aggiunge, a mio avviso, una difficolt\u00e0 ad accettare il corso della vita e i suoi tempi. \u00c8 comprensibile voler restare giovani, ma il problema \u00e8 il modello che si trasmette anche alle generazioni successive: il \u201ctutto e subito\u201d, la difficolt\u00e0 ad accettare il sacrificio, l\u2019attesa, la conquista attraverso la fatica e il lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I contadini conoscevano bene i tempi della natura: seminavi e dovevi aspettare il raccolto, non potevi pretendere che arrivasse quella stessa sera. Questa capacit\u00e0 di aspettare la maturazione dei tempi, di fare sacrifici e di costruire lentamente qualcosa ha accompagnato l\u2019essere umano anche in altre attivit\u00e0 e professioni. Oggi, invece, sembra essersi indebolita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E quando si vive in una situazione di crisi e si cerca una soluzione immediata, \u00e8 naturale che si cerchino anche delle scorciatoie. Penso, per esempio, al fenomeno delle baby prostitute di alcuni anni fa, legato anche al desiderio di avere subito beni e oggetti che rappresentavano un certo modello di vita. Forse, dietro tutto questo, c\u2019\u00e8 una crisi di valori: il bene non \u00e8 pi\u00f9 necessariamente ci\u00f2 che ci rende felici, ma ci\u00f2 che viene riconosciuto, mostrato e desiderato dagli altri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Anche il concetto di felicit\u00e0, allora, cambia. C\u2019\u00e8 un\u2019 ostentazione della bellezza a ogni costo, ma spesso si tratta di una bellezza stereotipata. Mi sembra inconcepibile, per esempio, che a una ragazza di diciassette anni, quando il suo sviluppo fisico non \u00e8 ancora necessariamente compiuto, venga regalato un intervento per rifarsi il seno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi sembra che la societ\u00e0 stia perdendo di vista che cosa renda veramente felici le persone. \u00c8 diventata una gara alla bellezza e anche i programmi televisivi e i social, a mio avviso, contribuiscono talvolta a rafforzare modelli fuorvianti: l\u2019idea di dover essere tutte uguali, tutte costruite secondo gli stessi canoni, con le stesse labbra, gli stessi corpi, gli stessi stereotipi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E qui, paradossalmente, torniamo ancora una volta a Rousseau. La donna non viene pi\u00f9 soltanto educata secondo un modello pensato per la felicit\u00e0 dell\u2019uomo: viene addirittura modificata fisicamente per avvicinarsi a quel modello. Anche in questo senso, dunque, mi sembra di vedere un ritorno indietro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 evidente: qualcosa, nella rappresentazione che la societ\u00e0 propone alle donne, non ha ancora smesso di ripetersi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Non posso che essere d\u2019accordo con Rossella. Si sta perdendo di vista una delle cose belle della vita: l\u2019attesa. Come recita una frase tradizionalmente attribuita a Lessing, \u00abl\u2019attesa del piacere \u00e8 essa stessa il piacere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse un altro aspetto bello della vita \u00e8 proprio l\u2019unicit\u00e0 delle persone: quelle imperfezioni che ci rendono affascinanti, imprevedibili, intriganti. Mentre ascoltavo Rossella, la mia testa continuava a tornare su tutto quello che era emerso durante questa cena. E arrivata alla fine della serata, penso a quanta strada abbiano fatto le donne per arrivare fin qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono conquiste che oggi ci appartengono in modo naturale. Il diritto di voto. Il diritto allo studio. Quello di lavorare, di scegliere della propria vita, di costruire un\u2019esistenza che non fosse necessariamente determinata dal matrimonio o dalla famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono voluti anni perch\u00e9 venissero messi in discussione il delitto d\u2019onore e il matrimonio riparatore, perch\u00e9 la violenza dentro le mura domestiche smettesse di essere considerata una questione privata, perch\u00e9 si arrivasse a riconoscere nel femminicidio non semplicemente un omicidio, ma il gesto estremo di una violenza legata alla condizione femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardando indietro, potremmo pensare che il percorso sia compiuto. Che una volta riconosciuti i diritti, il resto sia soltanto una conseguenza naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una differenza, sottile ma enorme, tra avere una libert\u00e0 sulla carta e poterla vivere davvero. Una donna pu\u00f2 avere il diritto di studiare e non avere le condizioni economiche per farlo. Pu\u00f2 avere il diritto di lavorare e trovarsi a scegliere tra il lavoro e la cura. Pu\u00f2 essere libera di lasciare una relazione e non sentirsi al sicuro nel farlo. Pu\u00f2 avere gli stessi diritti di un uomo e continuare a incontrare ostacoli, aspettative e giudizi che rendono quella parit\u00e0 molto meno concreta di quanto dica una legge.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui la storia smette di essere qualcosa che riguarda soltanto il passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 le conquiste delle donne non sono una linea d\u2019arrivo. Sono una strada che continua e ogni generazione si trova davanti alla responsabilit\u00e0 di capire che cosa significhi davvero essere libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il compito di oggi non \u00e8 soltanto difendere i diritti conquistati dalle donne che ci hanno precedute, ma fare in modo che quei diritti diventino sempre pi\u00f9 realt\u00e0 nella vita quotidiana: nelle relazioni, nel lavoro, nella famiglia, nelle possibilit\u00e0 che una ragazza sente di avere davanti a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera ho pensato molto alla parola libert\u00e0. Una parola che pronunciamo facilmente, ma che diventa molto pi\u00f9 complessa quando proviamo a chiederci che cosa significhi viverla davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora forse la domanda con cui vorrei congedare Rossella, e con lei questa serata, non \u00e8 quanto abbiamo conquistato. \u00c8 quanto di quelle conquiste siamo riuscite a trasformare in una libert\u00e0 reale.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 20 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Emanuela Boccassini\u00a0_____________ Ci sono cose che facciamo senza pi\u00f9 domandarci quando siano diventate possibili. Entriamo in una cabina elettorale, scegliamo chi ci rappresenter\u00e0, esprimiamo un\u2019opinione, partecipiamo \u2013 almeno in teoria \u2013 alla vita della comunit\u00e0 a cui apparteniamo. Ci sembra normale. Quasi naturale. Ma non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. 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