{"id":263778,"date":"2026-10-03T00:06:00","date_gmt":"2026-10-02T22:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=263778"},"modified":"2026-10-01T15:13:33","modified_gmt":"2026-10-01T13:13:33","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-le-canzoni-la-colonna-sonora-delle-nostre-vite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/10\/03\/indovina-chi-viene-a-cena-le-canzoni-la-colonna-sonora-delle-nostre-vite\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/\u00a0LE CANZONI, LA COLONNA SONORA DELLA NOSTRA VITA"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1536\" height=\"2048\" class=\"wp-image-263780\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/luimma.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/luimma.jpg 1536w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/luimma-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/luimma-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/luimma-1152x1536.jpg 1152w\" sizes=\"(max-width: 1536px) 100vw, 1536px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Emanuela Boccassini <\/strong>_________________<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte, in tutte le sue forme, accompagna da sempre la vita dell\u2019uomo. Ma la musica possiede qualcosa di diverso. Non si limita a essere ascoltata, attraversa le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>La scienza spiega che \u00e8 capace di modificare il nostro corpo e la nostra mente: riduce lo stress, stimola il rilascio della dopamina, favorisce memoria, apprendimento e perfino la neuroplasticit\u00e0 cerebrale. Alcuni studi sostengono che la musica ascoltata durante la gravidanza possa accompagnare il bambino gi\u00e0 prima della nascita, creando una sorta di memoria emotiva prenatale.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, al di l\u00e0 di ogni spiegazione biologica o psicologica, credo che il suo potere pi\u00f9 grande sia un altro. La musica ci raggiunge nei punti in cui spesso le parole non arrivano. Ci unisce agli altri, ma allo stesso tempo ci mette profondamente davanti a noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci accompagna nei momenti importanti, diventa rifugio, sfogo, memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo ascoltato una canzone capace di riportarci indietro nel tempo nel giro di poche note. Un amore, un\u2019estate, una perdita, un momento preciso che credevamo lontano. E improvvisamente eccolo l\u00ec, vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 proprio questo il mistero della musica: trasformare le emozioni in qualcosa che non si pu\u00f2 toccare e che, nonostante tutto, continua a restare dentro di noi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"983\" height=\"946\" class=\"wp-image-263779\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/802811153_10244221917793438_1580078968708009336_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/802811153_10244221917793438_1580078968708009336_n.jpg 983w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/802811153_10244221917793438_1580078968708009336_n-300x289.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/802811153_10244221917793438_1580078968708009336_n-768x739.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 983px) 100vw, 983px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ospite di questa sera non poteva non essere un musicista, uno che conosce il modo in cui una canzone pu\u00f2 arrivare a toccare corde profonde e rimanere nella memoria, <strong>Luigi Mariano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p> <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.luigimariano.com\/\" target=\"_blank\">www.luigimariano.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Cantautore salentino e romano d\u2019adozione, \u00e8 un raffinato autore e storyteller che ha costruito il proprio percorso dentro la tradizione della canzone d\u2019autore italiana, aprendola a suggestioni folk e rock e a un personale gusto per il racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo percorso ci sono riconoscimenti importanti \u2013 dal Premio Ciampi al Premio Bindi, fino al Premio Lunezia \u2013 ma soprattutto incontri e passioni che ne hanno definito la scrittura: le collaborazioni con artisti come Neri Marcor\u00e8 e Simone Cristicchi, l\u2019amore per Bruce Springsteen e, dal 2006, quel rapporto speciale con Giorgio Gaber che lo ha portato a portare nei teatri <em>Chiedo scusa se parlo di Giorgio<\/em>, uno spettacolo che \u00e8 molto pi\u00f9 di un semplice omaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sue canzoni convivono ironia, sarcasmo, impegno civile e introspezione. Mariano non \u00e8 soltanto il cantautore \u201cimpegnato\u201d: usa anche la leggerezza come strumento. Sa sorridere delle contraddizioni del nostro tempo, ma anche fermarsi davanti alle domande pi\u00f9 intime. La sua \u00e8 una scrittura che prova a raccontare il mondo senza smettere di interrogarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia terrazza, per questa occasione, prover\u00e0 a trasformarsi in una di quelle melodie indimenticabili che continuano a riaffiorare nella memoria fino a confondersi con la nostra stessa vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola di questa sera \u00e8 uno spartito visivo che attende solo di essere suonato. Per la base ho scelto una tovaglia di cotone candido, percorsa da grafiche a contrasto che celebrano il mondo delle note e del pentagramma, incorniciata lungo i bordi dal disegno geometrico e rigoroso di una tastiera di pianoforte. Sopra questa trama musicale si innesta un gioco di purezza e trasparenze. I piatti, realizzati in vetro finissimo e trasparente, rivelano una lavorazione delicata e arabescata lungo le tese, lasciando intravedere lo sfondo sottostante come se le note musicali della tovaglia fluttuassero sotto la superficie di ogni pietanza. I calici in vetro cristallino e trasparente, sorretti da un elegante stelo con un piccolo elemento a goccia alla base della coppa, catturano la luce delle candele in modo nitido e pulito. La loro totale limpidezza equilibra la ricchezza grafica della tovaglia, accogliendo il vino come una nota di colore pura dentro una composizione in bianco e nero.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della tavola ho scelto una composizione di rose <em>Chopin<\/em> e spighe di avena. Le rose hanno un\u2019eleganza morbida e quasi malinconica, mentre le spighe introducono una nota pi\u00f9 semplice e naturale. Tradizionalmente l\u2019avena \u00e8 associata all\u2019armonia e mi sembrava il simbolo perfetto per una serata dedicata alla musica e al modo in cui attraversa le nostre vite.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace il contrasto tra la delicatezza dei petali e la leggerezza rustica delle spighe: insieme creano un equilibrio che ricorda certe canzoni capaci di tenere dentro emozioni diverse, nostalgia e serenit\u00e0, forza e fragilit\u00e0. A completare la composizione, rami di felce raccolti in una ciotola bassa di vetro che lascia la tavola libera di respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questa cena ho preferito non attribuire a ogni singolo piatto un significato preciso. La musica, in fondo, non funziona cos\u00ec. Non si lascia sempre tradurre o spiegare, ma procede per armonie, contrasti e pause. \u00c8 l\u2019insieme che crea emozione. Anche il menu nasce da questa idea di armonia: sapori che si alternano senza sovrastarsi, consistenze diverse che trovano equilibrio, note fresche e pi\u00f9 intense capaci di rincorrersi come strumenti all\u2019interno della stessa composizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto dovrebbe costruire un percorso fatto di accordi, intervalli e ritorni. Perch\u00e9 la musica, proprio come il cibo, riesce a coinvolgere quando ogni elemento trova il proprio posto senza bisogno di imporsi sugli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Compio il mio solito passo indietro per accertarmi di non aver dimenticato nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Suona il citofono.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Prima che il mio ospite salga i due piani, mi concedo un ultimo sguardo d\u2019insieme. Il gelsomino \u00e8 l\u00ec, discreto, con il suo profumo delicato che si mescola all\u2019aria della sera. Alle mie spalle, il profilo del campanile del Duomo si staglia contro il cielo che si scurisce lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola, nella sua semplicit\u00e0, lascia intuire il tema della serata: musica, concordanza, memoria, su di essa le candele accese disegnano un\u2019atmosfera raccolta, intima, quasi sospesa. Tutto sembra gi\u00e0 in ascolto. E in un certo senso lo \u00e8. Le note di Ennio Morricone iniziano a diffondersi: sono una presenza percepibile appena un attimo sopra il silenzio, quasi come un profumo nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Accolgo con un sorriso Luigi e lo conduco sulla terrazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Si accomoda e mentre mi racconta la difficolt\u00e0 nel trovare la mia casa, servo l\u2019antipasto: capesante su crema di topinambur. Ho scelto di iniziare con un piatto delicato, quasi rassicurante. La capasanta ha una dolcezza naturale, mentre il topinambur ha un sapore pi\u00f9 terroso, che richiama qualcosa di antico, familiare. Mi piaceva l\u2019idea che l\u2019antipasto fosse legato alla memoria, perch\u00e9 anche la musica ha questa capacit\u00e0: basta una nota, un accordo, una voce e improvvisamente non siamo pi\u00f9 qui, ma in un altro momento della nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se dovessi sfogliare la colonna sonora della tua vita, c\u2019\u00e8 un brano, un accordo, un ascolto o un autore (dato che gli ultimi tuoi spettacoli sono su Gaber e De Gregori) in particolare che funziona come uno stimolo: uno di quei suoni che, appena parte, la riporta immediatamente a un momento, a un luogo o a una persona precisa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>In realt\u00e0 la risposta spiazza molto, perch\u00e9 non \u00e8 quello che ti aspetti. Quello che ho collegato subito \u00e8 che, secondo me, bisogna pensare a cosa tira fuori l\u2019istinto quando si riceve una domanda. E il mio istinto mi dice subito Ennio Morricone e mio padre. \u00c8 stata proprio una risposta immediata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fin da quando ero piccolissimo ricevevo molti stimoli da parte dei miei genitori, che amavano la musica \u2013 aspetto che, comunque, ho descritto anche nel mio sito ufficiale. Avevo mio padre, appassionato di opera e di musica classica in generale, quindi delle grandi melodie, delle sinfonie e anche delle colonne sonore di Morricone; mia madre, invece, era legata soprattutto ai cantautori: Battisti, Baglioni, Cocciante, Morandi. Da mia madre ho ricevuto quindi l\u2019imprinting per quanto riguarda i cantautori, cosa che mi \u00e8 servita tantissimo nella vita; da mio padre, invece, questo amore appassionato per le grandi musiche, anche strumentali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perci\u00f2 mi ricordo fin da piccolo la colonna sonora di C\u2019era una volta il West, il tema principale che \u00e8 rimasto nella storia e che era una delle musiche preferite di mio padre. Ma, in generale, lui amava Morricone. \u00c8 un autore con il quale sono cresciuto e che tuttora, quando ascolto, mi fa commuovere. Non credo succeda solo a me, perch\u00e9 tocca delle corde dell\u2019anima che non \u00e8 facile spiegare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi avvolge totalmente il ricordo del rapporto che avevo con mio padre da piccolo. \u00c8 stato un rapporto bellissimo, anche perch\u00e9 mio padre era simpaticissimo, coinvolgente. E allora, legando questo aspetto artistico al ricordo di quella musica, di Morricone, mi emoziona molto l\u2019idea.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Devo dire che me le faceva sentire spesso, perch\u00e9 all\u2019epoca aveva ancora le cassette musicali. Io le ascoltavo la domenica mattina, quando queste musiche si spandevano nell\u2019aria: da una parte le arie delle opere che lui amava tanto, ma soprattutto quelle di Morricone, che piacevano molto anche a me e che quindi ricordo con particolare intensit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come ricordo anche \u2013 e questo \u00e8 veramente il mio latte, il luogo sonoro in cui sono cresciuto \u2013 l\u2019Intermezzo della Cavalleria rusticana di Mascagni. Mio padre lo ascoltava sempre. Era un tema che, da piccolino, mi faceva impazzire: mi piaceva sentirlo insieme a lui. E tuttora, quando sono al pianoforte, mi metto a suonarlo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per me quella musica \u00e8 come il mio amnios: \u00e8 qualcosa dentro cui sono cresciuto, che mi appartiene in maniera profondissima e che mi fa sentire a mio agio. \u00c8 una parte di me.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questa cosa pu\u00f2 spiazzare, perch\u00e9 magari la prima cosa che un cantautore potrebbe dire sarebbe una canzone di un altro cantautore. Io invece scelgo la musica di Morricone e, al massimo, Mascagni. Chiaramente ci sono anche i ricordi, pi\u00f9 vaghi, dei cantautori che ascoltava mia madre \u2013 Cocciante, Baglioni, Battisti, Morandi \u2013 per\u00f2 il ricordo di Morricone \u00e8 pi\u00f9 forte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Una coincidenza? O forse un istinto primordiale che mi indica gi\u00e0 una qualche affinit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>La colonna sonora della mia serata, quella scelta quasi senza pensarci, \u00e8 stata proprio Morricone.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre Luigi parla, la sua voce profonda riempie la mia terrazza come non aveva mai fatto prima. Ha qualcosa di naturale e intimo, una familiarit\u00e0 che mi spiazza. Mi sembra quasi di conoscerlo gi\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure ci eravamo incontrati molti anni fa, a un concerto. Una breve presentazione tra le tante persone che, quella sera, volevano parlargli. Poi nulla. Le nostre strade non si erano pi\u00f9 incrociate fino a oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso, invece, \u00e8 qui, seduto alla mia tavola, e risponde con calma alla mia prima domanda, spesso con gli occhi bassi. Un dettaglio che tradisce una timidezza che forse non ci si aspetterebbe da chi sale su un palco e canta davanti a un pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ascolto e ho la sensazione di trovarmi davanti a una persona profondamente sensibile \u2013 cosa che i suoi testi avevano gi\u00e0 lasciato intuire \u2013 ma soprattutto autentica. Non c\u2019\u00e8 costruzione nelle sue parole, n\u00e9 la necessit\u00e0 di mostrarsi diverso da quello che \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questo che mi mette a mio agio: la sensazione di non dover fare nulla. Non c&#8217;\u00e8 imbarazzo, non c\u2019\u00e8 distanza. Solo due persone che, per qualche strano gioco del caso, si ritrovano a parlare come se si conoscessero da molto pi\u00f9 tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Servo il primo. Ho scelto qualcosa di luminoso e immediato: risotto al limone con gamberi rossi e menta. Il limone d\u00e0 freschezza e carattere, ma sotto quella prima impressione ci sono la dolcezza del gambero rosso, la cremosit\u00e0 del risotto e il profumo della menta. Mi sembrava un buon punto di partenza per parlare di una cosa che riguarda anche la musica: quanto conta quello che arriva immediatamente all\u2019ascoltatore e quanto, invece, quello che rimane quando l\u2019impatto iniziale \u00e8 passato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Negli ultimi anni il modo di vivere e fruire la musica \u00e8 cambiato radicalmente. L\u2019immagine, l\u2019impatto visivo e la performance sembrano avere oggi un peso sempre maggiore. Secondo te, questo cambiamento ha modificato anche il modo in cui si scrivono e si ascoltano le canzoni? E che spazio conserva, in questo nuovo scenario, la qualit\u00e0 della scrittura?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Bella domanda questa. Beh, in effetti hai ragione: si potrebbe parlare tanto di questo argomento, ma io ho sempre un po\u2019 di timore a esprimere certe idee, perch\u00e9 non vorrei essere inquadrato come un \u201cmatusa boomer\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2, purtroppo, ognuno ha la sua et\u00e0, il suo vissuto e la sua visione delle cose. Non mi piace criticare in generale le nuove generazioni per i loro gusti, perch\u00e9 mi rendo conto che sono figlie di questo tempo: non si pu\u00f2 fare diversamente, e quindi si adattano ai nuovi linguaggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Indubbiamente, per\u00f2, non si pu\u00f2 non sottolineare un evidentissimo impoverimento del linguaggio in generale. Non dico che bisogna essere per forza De Andr\u00e9 o Guccini, anche perch\u00e9 quelli sono stili. Lo stesso Vasco Rossi, che oggi ha 74 anni, scriveva in maniera pi\u00f9 asciutta, aveva trovato un suo stile, ma il modo di scrivere era pi\u00f9 ricco. Al di l\u00e0 del fatto che utilizzasse pi\u00f9 o meno parole, in una sola frase riusciva magari a farti vedere un mondo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Adesso, secondo me, la fruizione di mezzi tecnologici molto rapidi ha un po\u2019 impoverito tutto, perch\u00e9 \u00e8 venuta meno la concezione dell\u2019attesa, che \u00e8 una delle cose pi\u00f9 importanti per un essere umano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Riuscire ad apprezzare perfino le attese e a riempirle con pensieri, riflessioni, immagini, tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 dare un senso a ogni istante della vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Vittorio De Sica diceva al figlio Christian che, quando stava l\u00ec ad aspettare un treno, non doveva essere scalpitante e impaziente, ma doveva riempire quello spazio con la lettura, con pensieri che lo arricchissero, con qualcosa che gli permettesse di vivere anche quel momento. Doveva, insomma, riempire di vita ogni attesa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E ogni attesa potrebbe essere \u2013 a me \u00e8 successo \u2013 anche foriera di creativit\u00e0. Magari ti viene un\u2019idea se sei un artista, naturalmente, ma anche se non lo sei, perch\u00e9 poi, alla fine, la creativit\u00e0 dovrebbe abbracciare tutti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi riuscire a far fruttare ogni istante della vita \u00e8 qualcosa di prezioso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Purtroppo questo tempo molto veloce ha condizionato molto le nuove generazioni, che sono \u2013 sempre a mio avviso \u2013 anche un po\u2019 vittime del sistema. Da una parte mi viene molto da criticarle, per\u00f2 dall\u2019altra mi rendo conto che sono immerse in questo humus e non \u00e8 facile far loro notare certe cose, perch\u00e9 spesso fanno fatica a comprendere una prospettiva diversa dalla loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi \u00e8 capitato spesso di parlare con ragazzi di dodici, quindici anni. Quando fai certi discorsi, ti guardano assolutamente allibiti: fanno fatica a capire di che cosa stai parlando, perch\u00e9 appartengono a un mondo in cui questi concetti sono diventati meno familiari. Da questo punto di vista \u00e8 molto scoraggiante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2 non voglio che questo discorso faccia pensare che io non riconosca ai giovani grandissimi talenti e una creativit\u00e0 straordinaria. Hanno un potenziale infinito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho incontrato spesso dei ragazzi perch\u00e9 mi hanno invitato a parlare nelle scuole: sono stato in una scuola elementare, in una scuola media, in una scuola superiore e anche all\u2019universit\u00e0, in contesti particolari. E ho avvertito la grande intelligenza dei ragazzi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il problema \u00e8, appunto, che sono immersi in questo humus e fanno fatica ad apprezzare la profondit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Purtroppo emerge molto la superficialit\u00e0 dell\u2019esistenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La sua riflessione sulla profondit\u00e0 mi rimane in testa mentre la conversazione prosegue. E forse non \u00e8 un caso che, proprio a questo punto della serata, sia il cibo a offrirmi un\u2019altra chiave di lettura. Porto in tavola il secondo, ricciola scottata con carciofi croccanti. Per questa portata ho cercato soprattutto un contrasto: la morbidezza della ricciola e la croccantezza del carciofo. Due consistenze molto diverse che, per\u00f2, funzionano. E forse anche nella musica il passato e il presente possono convivere in questo modo: non \u00e8 necessario riproporre quello che \u00e8 stato esattamente com\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte basta riprenderlo, riascoltarlo, lasciarlo incontrare con qualcosa di nuovo perch\u00e9 torni ad avere un significato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi assistiamo a un fenomeno affascinante: ragazzi giovanissimi che cercano rifugio nel repertorio del passato, a caccia di brani scritti decenni prima che nascessero. Secondo lei cosa cercano in quella musica che forse non trovano nelle produzioni di oggi? \u00c8 un bisogno di autenticit\u00e0, di poesia o c\u2019\u00e8 dell\u2019altro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questa domanda, secondo me, \u00e8 collegata a quella di prima. Perch\u00e9, se da una parte questa iper-tecnologia sta portando a uno snaturamento dell\u2019essere umano, dall\u2019altra credo che nell\u2019istinto degli esseri umani \u2013 e soprattutto dei ragazzi \u2013 ci sia qualcosa che li spinge a divincolarsi da questa modernit\u00e0 che rischia di portarli lontano da se stessi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Secondo me hanno intuito una cosa che io identifico in questo modo: esistono le canzoni \u201cmaratonete\u201d e le canzoni \u201ccentometriste\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un concetto a cui penso da molto tempo. E mi pare che, negli ultimi tempi, qualcosa di simile sia stato espresso anche da un\u2019altra persona importante, di cui per\u00f2 adesso non ricordo il nome. Ma l\u2019esempio che faccio io \u00e8 questo: il modo di scrivere una canzone pu\u00f2 essere molto diverso, per\u00f2 quello che bisogna cercare di capire \u00e8 qual \u00e8 l\u2019obiettivo della scrittura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se un artista \u00e8 immerso totalmente in un obiettivo commerciale, per esempio perch\u00e9 la casa discografica gli chiede di realizzare un singolo che deve esplodere durante un\u2019estate, l\u2019obiettivo \u00e8 quello. Ed \u00e8 importante riconoscerlo. \u00c8 probabile, quindi, che la canzone che ne verr\u00e0 fuori sar\u00e0 una canzone dell\u2019estate: avr\u00e0 una funzione, una durata, un determinato tipo di fruizione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutto l\u2019opposto pu\u00f2 accadere quando, invece, alla base c\u2019\u00e8 un\u2019ispirazione autentica, che ha bisogno del suo tempo. Pu\u00f2 succedere che un artista inizi a scrivere una canzone e riesca a completarla addirittura dopo un anno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tornando a Vasco Rossi \u2013 che continua a tornarmi in mente, anche se non \u00e8 tra i miei preferiti \u2013 penso a Vita spericolata. Uno potrebbe immaginare una canzone nata in maniera diretta, quasi istintiva. E invece, se non ricordo male, Vasco ebbe quella musica, scritta dal suo amico Tullio Ferro, per circa un anno prima di trovare le parole giuste.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019ha ascoltata per un anno, continuando a cercare quelle parole. E questo, secondo me, dice molto sulla necessit\u00e0 di lasciare che una canzone maturi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A me \u00e8 successo qualcosa di simile. Io scrivo prima le musiche, perch\u00e9 credo che, partendo dalla musica, la canzone assuma dei connotati pi\u00f9 rotondi, pi\u00f9 compiuti, che mi risultano pi\u00f9 naturali. Poi, su quella musica, metto le parole.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 una cosa che \u00e8 successa spessissimo anche a Battisti, a Mogol e a tanti altri autori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi, quando penso a Vasco Rossi che lavora per un anno su una musica prima di arrivare alle parole, penso anche a questo: alla ricerca della profondit\u00e0, dell\u2019autenticit\u00e0, della qualit\u00e0. Non necessariamente alla quantit\u00e0 di tempo in s\u00e9, ma alla disponibilit\u00e0 a lasciare che qualcosa maturi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E allora credo che i ragazzi, nel loro istinto, cerchino proprio qualcosa che resti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Probabilmente, ascoltando le canzoni del passato, si rendono conto che hanno obiettivi diversi: sono state costruite pensando non soltanto al consumo immediato, ma anche alla possibilit\u00e0 di durare nel tempo come prodotto artistico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E forse, proprio perch\u00e9 sono immersi in una realt\u00e0 cos\u00ec veloce e superficiale, sentono il bisogno di andare nella direzione opposta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 una mia interpretazione, naturalmente. Per\u00f2 credo che possa essere anche questo il motivo per cui tanti ragazzi oggi tornano ad ascoltare musica del passato: forse cercano qualcosa che non passi subito, qualcosa che abbia il tempo di sedimentare e che, dopo anni, possa ancora dire loro qualcosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrivato anche per noi il tempo di far sedimentare le parole. \u00c8 il momento del sorbetto, quello del silenzio e della riflessione. Una pausa leggera che, nelle mie cene, segna quasi sempre un cambio di ritmo: le parole si fermano, ma non si interrompono davvero, semplicemente trovano il tempo di posarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 uno dei momenti che amo di pi\u00f9. Le conversazioni si fanno pi\u00f9 lente, gli sguardi pi\u00f9 distesi, come se a un certo punto ci si sentisse tutti un po\u2019 pi\u00f9 a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriva il dolce, che scandisce l\u2019ultimo atto della serata. Charlotte nocciola e cioccolato con pan di spagna e croccantino su uno specchio di <em>coulis<\/em> di frutti di bosco. Ho pensato al dolce come a un finale, non soltanto della cena ma del nostro percorso. \u00c8 un dolce composto da diversi elementi, consistenze e sapori che arrivano insieme, un po&#8217; come una composizione musicale. E c\u2019\u00e8 anche un elemento croccante, quasi una piccola sorpresa sonora. Ma soprattutto \u00e8 il momento in cui ci si ferma: il pasto \u00e8 quasi finito e quello che rimane \u00e8 il tempo trascorso insieme. Per questo mi sembrava il piatto giusto per parlare di una cosa che forse oggi rischiamo di perdere: l\u2019ascolto come esperienza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>In un\u2019epoca in cui ascoltiamo la musica per lo pi\u00f9 da soli, con le cuffiette o attraverso uno schermo, stasera siamo qui attorno a una tavola a parlarne insieme. Che cosa conserva di insostituibile la dimensione dell&#8217;ascolto condiviso, da viva voce, e qual \u00e8 il &#8220;potere&#8221; che la musica mantiene intatto nonostante tutti i cambiamenti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 troppo bella, ma anche troppo difficile. Tu mi metti veramente in difficolt\u00e0, perch\u00e9 da una domanda cos\u00ec possono aprirsi tantissimi argomenti. C\u2019\u00e8 da pensarci.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Allora, secondo me, la musica \u00e8 lo specchio del momento storico in cui viene scritta. E quindi, ovviamente, non pu\u00f2 che essere cos\u00ec anche oggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Viviamo in un\u2019epoca in cui c\u2019\u00e8 molta solitudine e, allo stesso tempo, una forte ricerca della solitudine. Quasi una paura del sociale, se vogliamo. L\u2019informazione ci bombarda quotidianamente di immagini e notizie legate a rischi costanti, omicidi, efferatezze, guerre, sangue. E questo, unito a un aspetto che secondo me \u00e8 fondamentale \u2013 il modo in cui l\u2019informazione condiziona il nostro pensiero \u2013 e all\u2019iper-tecnologia di cui parlavo prima, ha prodotto, a mio avviso, una maggiore ricerca dell\u2019isolamento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quindi s\u00ec, \u00e8 vero: oggi c\u2019\u00e8 un ascolto molto solitario. Ma non credo che questo sia un problema della musica. \u00c8 un problema della societ\u00e0. Perch\u00e9 l\u2019idea di condividere qualcosa con gli altri, soprattutto qualcosa che ci emoziona e ci arricchisce, \u00e8 probabilmente una delle esperienze pi\u00f9 importanti che possiamo fare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo non significa che non debba esistere anche l\u2019ascolto individuale. Anzi, \u00e8 bellissimo poter godere da soli di un\u2019opera artistica. Io stesso sono una persona che, ogni tanto, cerca la solitudine. Come molti artisti ho bisogno di isolarmi per creare, per metabolizzare, per ritrovare me stesso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma sono anche uno che cerca gli altri. Io cerco gli altri continuamente, perch\u00e9 ho bisogno del confronto. Non sono uno che gode dello stare settimane da solo. E probabilmente questo mi deriva dalla mia generazione, che mi ha instillato quello che considero un bellissimo seme: la ricerca del confronto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Vedo, invece, che oggi c\u2019\u00e8 sempre meno voglia di confrontarsi. C\u2019\u00e8 quasi una forma di supponenza. In molte persone vedo la convinzione di sapere gi\u00e0 tutto e, di conseguenza, una perdita dell\u2019umilt\u00e0 necessaria per ascoltare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019ascolto, ormai, sembra quasi essere scomparso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sembra che ascoltare l\u2019altro sia diventato qualcosa di pericoloso, o comunque una perdita di tempo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la voglia di fermarsi, di cercare di comprendere una situazione attraverso il racconto di qualcun altro, perch\u00e9 si pensa: \u201cIo che cosa ci guadagno? Al massimo servir\u00e0 ad aiutare l\u2019altro\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In realt\u00e0 \u00e8 esattamente il contrario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Attraverso l\u2019incontro e l\u2019ascolto di chiunque c\u2019\u00e8 sempre qualcosa da imparare. E quando dico chiunque, intendo davvero chiunque: non soltanto le persone che consideriamo \u201cnormali\u201d, ma anche persone con esperienze, condizioni e percorsi completamente diversi dai nostri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io, per esempio, avevo uno zio disabile, per il quale ho scritto la canzone <\/em>Vita rasoterra<em>. Da bambino lo ascoltavo e stavo sempre zitto, semplicemente perch\u00e9 avevo la sensazione che ci fosse qualcosa da imparare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nonostante i suoi problemi cognitivi, era un grandissimo appassionato di arti: poesia, letteratura, pittura, scultura, un po\u2019 di tutto. Mi ha trasmesso questa passione. Io lo ascoltavo, ero talmente affascinato da lui che credo sia stato proprio anche attraverso di lui che mi \u00e8 nata la voglia di creare opere artistiche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 come se mi avesse insegnato i tasti bianchi e neri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco perch\u00e9 per me l\u2019ascolto \u00e8 cos\u00ec importante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Io vedo che questa caratteristica si \u00e8 un po\u2019 persa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Rimane nonostante viviamo in un\u2019epoca in cui, secondo me, la musica \u00e8 molto umiliata, perch\u00e9 non viene pi\u00f9 considerata veramente per quello che \u00e8: un\u2019espressione di altissima cultura. Il problema \u00e8 che nel nostro tempo sembra non essere pi\u00f9 percepita cos\u00ec e questo \u00e8 veramente deleterio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per me musica significa cultura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Eppure il suo potere rimane. Rimane la capacit\u00e0 della musica di creare un collegamento con chi ascolta, anche quando quella persona \u00e8 sola. Continua a stimolare ricordi, creativit\u00e0, emozioni; pu\u00f2 aiutarci a risolvere un problema, a elaborare una sensazione, a metabolizzare qualcosa che stiamo vivendo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Serve sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E, secondo me, dentro la musica esiste ancora lo stimolo all\u2019aggregazione. Ogni volta che arriva una nota, pu\u00f2 arrivare anche il pensiero: \u201cQuesta \u00e8 una cosa che potrei condividere con qualcun altro\u201d. Per\u00f2 sta a noi scegliere di farlo oppure no.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le nuove generazioni, secondo me, lo fanno poco: si stanno chiudendo molto in se stesse. Ma la musica non ha mai smesso di dare quello stimolo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siamo noi che decidiamo se riceverlo o no. Se accoglierlo oppure lasciarlo passare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E quindi questo potere, secondo me, resta immutabile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Prima che la serata giunga a conclusione, Luigi mi fa dono del suo ultimo album, <em>Mondo acido<\/em>. Devo ammettere che il titolo \u00e8 evocativo e sorrido, perch\u00e9 anche questa volta sono d\u2019accordo con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo ascoltato su YouTube alcune delle canzoni e ritrovo <em>Vita rasoterra<\/em>, di cui abbiamo parlato poco prima. Sembrerebbe che la serata sia arrivata al suo ultimo movimento. E invece no.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendiamo a chiacchierare e finiamo a parlare, tra gli altri argomenti, anche della sua canzone <em>Errori di grammatica<\/em>, una metafora degli errori della vita: quelli quotidiani, quelli che si commettono magari per leggerezza, distrazione o semplice fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sugli errori di grammatica, per\u00f2, ci soffermiamo parecchio. E forse Luigi avr\u00e0 qualcosa da ridire leggendo questo articolo, perch\u00e9 io appartengo orgogliosamente alla scuola del \u201cse stessi\u201d senza accento, mentre lui sostiene la forma \u201cs\u00e9 stessi\u201d. In realt\u00e0 entrambe le grafie sono ammesse nell\u2019uso, quindi possiamo tranquillamente considerarla una questione di stile. Giusto per rimanere in tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, purtroppo, arriva davvero il momento del congedo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le candele si sono consumate senza fretta. La terrazza \u00e8 tornata, poco alla volta, al suo respiro naturale. Il profumo del gelsomino continua a mescolarsi al silenzio della notte, mentre il profilo del Duomo resta l\u00ec, immobile, come se avesse osservato tutta la serata senza mai intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse non tutto ha bisogno di una conclusione netta.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune cose si chiudono come certe melodie: non con un punto, ma con una sospensione. Con un\u2019eco che continua a vibrare anche quando tutto sembra gi\u00e0 finito.<\/p>\n\n\n\n<p>E alla fine, forse, non resta ci\u00f2 che ci siamo detti.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta quello che continua a vibrare dopo il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 21 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuela Boccassini _________________ L\u2019arte, in tutte le sue forme, accompagna da sempre la vita dell\u2019uomo. Ma la musica possiede qualcosa di diverso. Non si limita a essere ascoltata, attraversa le persone. 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