{"id":263993,"date":"2026-09-27T00:03:00","date_gmt":"2026-09-26T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=263993"},"modified":"2026-09-25T16:38:44","modified_gmt":"2026-09-25T14:38:44","slug":"natalina-di-pasquale-giornalista-arrivista-lultima-creazione-nelle-sue-storie-di-tiziana-franzutti-loccasione-per-tante-domande-e-qualche-riflessione-al-riguardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/09\/27\/natalina-di-pasquale-giornalista-arrivista-lultima-creazione-nelle-sue-storie-di-tiziana-franzutti-loccasione-per-tante-domande-e-qualche-riflessione-al-riguardo\/","title":{"rendered":"Natalina Di Pasquale, GIORNALISTA ARRIVISTA, L&#8217;ULTIMA CREAZIONE NELLE SUE STORIE DI TIZIANA FRANZUTTI: L&#8217;OCCASIONE PER TANTE DOMANDE, E QUALCHE RIFLESSIONE AL RIGUARDO"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1200\" height=\"1600\" class=\"wp-image-263994\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20260619-WA0010.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20260619-WA0010.png 1200w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20260619-WA0010-225x300.png 225w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20260619-WA0010-768x1024.png 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20260619-WA0010-1152x1536.png 1152w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Cristina Pipoli <\/strong>__________________<\/p>\n\n\n\n<p>Tiziana Franzutti interpreta Natalina Di Pasquale, arrivista e ossessionata dalla propria immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; l&#8217;ultima invenzione ne LE STORIE DI WILLIAM E TIZIANA<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=61572239456612\">https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=61572239456612<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Natalina \u00e8 un personaggio costruito per raccontare, esasperandolo, un certo modo di intendere il giornalismo: non come servizio, ricerca della verit\u00e0 o attenzione verso le persone, ma come un percorso personale verso la notoriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l&#8217;arrivismo a mandare avanti Natalina. Vuole emergere, vuole essere vista, vuole arrivare prima degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>La notizia diventa quasi uno strumento, un mezzo per conquistare quella visibilit\u00e0 che considera indispensabile per costruire la propria carriera. E proprio per questo Natalina finisce per rappresentare quelle figure che hanno l&#8217;aspetto del giornalista, ne occupano il ruolo e ne utilizzano gli strumenti, ma sembrano aver smarrito ci\u00f2 che dovrebbe stare al centro: la notizia e le persone che quella notizia racconta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la sua arroganza c&#8217;\u00e8 una convinzione precisa: per arrivare bisogna mostrarsi forti, perfetti, impeccabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Non bisogna chiedere permesso, bisogna prendere spazio. E forse \u00e8 proprio questo il lato pi\u00f9 interessante del personaggio: Natalina non aspetta che qualcuno le apra una porta. La vuole sfondare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Prima di parlare di Natalina Di Pasquale, una piccola considerazione forse necessaria. Nel mondo del giornalismo capita che qualcuno confonda la collaborazione con la competizione, la crescita di un collega con una minaccia al proprio spazio e l&#8217;ambizione altrui con arroganza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono persone che sembrano avere sempre bisogno di tenere gli altri un passo indietro, quasi che lasciare spazio a qualcuno significhi perderne per s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, invece di tendere una mano, si alza un muro. Invece di riconoscere un talento, lo si guarda con sospetto. Invece di creare spazio, lo si occupa tutto. E quando a questo si aggiunge quella certa aria da &#8220;io so, tu no&#8221;, quella distanza che sa di superiorit\u00e0 e quella fastidiosa puzza sotto il naso, diventa difficile capire dove finisca la professionalit\u00e0 e dove cominci semplicemente la paura della concorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio da qui che nasce Natalina Di Pasquale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;occasione abbiamo fatto quache domanda alla sua autrice, Tiziana Franzutti e le abbiamo esposto qualche riflessione sollecitata dalle sue risposte.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- Natalina Di Pasquale, mentre sta raccontando una vicenda in cui \u00e8 addirittura esplosa una bomba accanto a una RSA, sembra preoccuparsi soprattutto del fatto che la pioggia possa rovinarle la piega appena fatta dal parrucchiere. Quando Natalina attacca gli altri perch\u00e9 &#8220;non sono professionali&#8221;, non rischia di essere lei per prima a perdere di vista ci\u00f2 che dovrebbe essere davvero importante in un servizio?<\/p>\n\n\n\n<p>R- <em>&#8220;Natalina Di Pasquale \u00e8 un personaggio controverso. In qualche modo rispecchia una parte della nostra societ\u00e0: deve tenere tutto e tutti sotto controllo e l&#8217;apparenza conta pi\u00f9 di ci\u00f2 che si \u00e8 realmente. Se non sei diretta, anche a costo di risultare antipatica, sei debole e quindi facilmente attaccabile&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: Forse Natalina non \u00e8 soltanto una caricatura. \u00c8 lo specchio deformante di un mondo nel quale mostrarsi forti \u00e8 diventato pi\u00f9 importante che esserlo davvero. E quando l\u2019apparenza diventa una corazza, anche una goccia di pioggia pu\u00f2 sembrare una minaccia. Ma viene da chiedersi: nel giornalismo, quanto spazio dovrebbe esserci per chi arriva dopo, per chi sta ancora cercando la propria voce? Perch\u00e9 la crescita di un collega deve essere vissuta come una minaccia? E quando l\u2019ambizione di qualcuno viene scambiata per arroganza, non sarebbe forse il caso di chiedersi se a parlare sia davvero la professionalit\u00e0 o, semplicemente, la paura di perdere il proprio spazio?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- In quella situazione, cosa viene prima per Natalina Di Pasquale: la notizia o la sua immagine?<\/p>\n\n\n\n<p>R-<em> &#8220;Assillata e quasi ossessionata dalla perfezione del proprio aspetto, Natalina mette l\u2019immagine prima della notizia. \u00c8 convinta che la prima cosa che arriva al pubblico sia l\u2019immagine e solo dopo la professionalit\u00e0. Si preoccupa principalmente di apparire e tratta i suoi collaboratori come servi incompetenti: il caff\u00e8 non \u00e8 alla giusta temperatura, l\u2019inquadratura non \u00e8 perfetta, la luce \u00e8 troppo forte. Si perde cos\u00ec il lato umano delle persone. \u00c8 una donna decisa a emergere e a fare carriera&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: Ma quando il narcisismo entra in redazione, dove finisce il giornalismo e dove comincia la costruzione di un personaggio? Se l&#8217;immagine della giornalista diventa pi\u00f9 importante della storia che dovrebbe raccontare, siamo ancora davanti a un&#8217;informazione o davanti a una forma sofisticata di autorappresentazione? E quanto pu\u00f2 diventare pericoloso un giornalismo nel quale il trucco, l&#8217;inquadratura, la posa, il modo di parlare e persino l&#8217;atteggiamento contano pi\u00f9 delle persone che si hanno davanti? Forse la domanda pi\u00f9 scomoda \u00e8 proprio questa: quando una giornalista finisce per raccontare soprattutto s\u00e9 stessa, chi sta davvero facendo notizia?<\/p>\n\n\n\n<p>D- Natalina Di Pasquale sembra avere sempre un&#8217;opinione molto netta sugli altri. Ma quanto \u00e8 severa con s\u00e9 stessa quando si trova davanti a una situazione in cui anche lei potrebbe sbagliare?<\/p>\n\n\n\n<p>R- <em>&#8220;Con gli altri \u00e8 intransigente: tutto ci\u00f2 che fanno \u00e8 sempre da rivedere. Anche lei non \u00e8 immune dagli errori, ma i suoi sono piccoli errori veniali, cosucce che richiedono una minima aggiustatina. \u00c8 molto sicura di s\u00e9 e convinta che prima o poi trover\u00e0 lo scoop che la far\u00e0 finire in prima pagina e diventare famosa&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: Per gli altri l&#8217;errore \u00e8 una colpa. Per lei \u00e8 una parentesi. Ma non \u00e8 forse questa una delle domande pi\u00f9 scomode che un ambiente professionale dovrebbe porsi: chi controlla chi ha il potere di giudicare gli altri? Chi mette in discussione chi decide chi \u00e8 bravo e chi non lo \u00e8? <\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto: quanto \u00e8 davvero meritocratico un sistema nel quale alcuni possono sbagliare, imparare e continuare a crescere, mentre ad altri basta un errore per essere marchiati, messi da parte o considerati presuntuosi perch\u00e9 hanno osato chiedere il proprio spazio?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- Natalina Di Pasquale vuole apparire professionale, ma a volte \u00e8 proprio lei a diventare protagonista del servizio. Non c&#8217;\u00e8 il rischio che la giornalista finisca per rubare la scena alla notizia?<\/p>\n\n\n\n<p>R-<em> &#8220;Essendo egocentrica, \u00e8 sempre protagonista, in ogni situazione. Vuole apparire, sembrare sempre pronta e performante, proprio come pretende la societ\u00e0 in cui vive. Non pu\u00f2 concedersi debolezze. Rubando la scena a chiunque, ritiene persino che la notizia stessa diventi pi\u00f9 avvincente e convincente&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: Ed \u00e8 qui che la domanda diventa ancora pi\u00f9 scomoda: quando chi dovrebbe dirigere una redazione sceglie chi deve stare davanti e chi deve restare dietro, sta davvero premiando il talento o, qualche volta, sta semplicemente scegliendo chi gli somiglia, chi non mette in discussione gli equilibri e chi occupa gi\u00e0 abbastanza spazio da non lasciarne agli altri? <\/p>\n\n\n\n<p>Se una persona ambiziosa viene immediatamente definita arrogante, mentre chi esercita da anni il proprio potere sugli altri viene considerato autorevole, non dovremmo chiederci dove sia finito il confine tra autorevolezza e privilegio? E ancora: il giornalismo italiano dovrebbe costruire una squadra o una corte? Perch\u00e9 se per far emergere qualcuno bisogna necessariamente spegnere qualcun altro, forse il problema non \u00e8 nell\u2019ambizione di chi vuole emergere, ma in un sistema che non sa fare spazio.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- Se Natalina Di Pasquale esistesse davvero e lavorasse nella sua redazione, lei la assumerebbe?<\/p>\n\n\n\n<p>R-<em> &#8220;Per certi aspetti s\u00ec. Ha la giusta ambizione, la sfacciataggine di proporsi agli altri con fermezza e la certezza che prima o poi arriver\u00e0 il suo momento. Ma non lo attende di certo seduta in poltrona: se lo va a cercare, quel momento. Se lo prende&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: Siamo davvero sicuri che nel giornalismo italiano l&#8217;ambizione venga premiata? O viene premiata soltanto quando non mette in discussione chi \u00e8 gi\u00e0 arrivato? Perch\u00e9 \u00e8 facile applaudire chi ha fame di successo finch\u00e9 quella fame non comincia a reclamare spazio. Ma quando una persona giovane, determinata o semplicemente convinta delle proprie capacit\u00e0 prova a farsi avanti, perch\u00e9 troppo spesso la prima reazione \u00e8 quella di ridimensionarla, etichettarla o farle capire che &#8220;non \u00e8 ancora il suo momento?&#8221; E chi decide quando quel momento \u00e8 arrivato? Il talento, il lavoro o il permesso di chi occupa gi\u00e0 quella posizione?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- Natalina Di Pasquale \u00e8 completamente inventata o, dietro di lei, c&#8217;\u00e8 qualche giornalista reale che l&#8217;ha ispirata?<\/p>\n\n\n\n<p>R- <em>&#8220;\u00c8 un personaggio ispirato a una soubrette italiana, molto presente in televisione, ma di cui non posso fare il nome. Altrimenti rischio la denuncia!<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione:E forse anche questo anonimato dice qualcosa. Natalina pu\u00f2 essere una maschera, ma le maschere funzionano soltanto quando dietro di esse riconosciamo qualcosa di vero. Quante volte, nel giornalismo e soprattutto in televisione, abbiamo visto trasformare il personaggio in professione, l&#8217;immagine in autorevolezza e la presenza scenica in competenza? Quanto conta ancora ci\u00f2 che una persona sa raccontare e quanto, invece, conta quanto riesce a farsi guardare?<\/p>\n\n\n\n<p>Se il pubblico finisce per ricordare pi\u00f9 il volto del giornalista che la storia raccontata, abbiamo costruito un comunicatore o una celebrit\u00e0? E soprattutto: quando l&#8217;immagine diventa il requisito principale per ottenere spazio, che fine fanno quelli che magari hanno talento, preparazione e qualcosa da dire, ma non possiedono ancora la vetrina giusta?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>D- Quanto c&#8217;\u00e8 di Tiziana Franzutti dentro Natalina Di Pasquale?<\/p>\n\n\n\n<p>R- <em>&#8220;Niente. Natalina \u00e8 praticamente l\u2019opposto di come sono io. \u00c8 creata per essere il mio alter ego. Mi piacerebbe essere un po&#8217;come lei. Non si vergogna, mette in mostra il suo aspetto e il suo cattivo carattere per farsi rispettare. Per ottenere ci\u00f2 che sogna combatte e se lo va a prendere. Io, invece, non ho ancora trovato quella chiave che apre la porta del coraggio<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Riflessione: E forse \u00e8 proprio qui che Natalina diventa pi\u00f9 vera. Perch\u00e9 quanto spesso chi appare arrogante viene semplicemente definito &#8220;troppo&#8221;, mentre chi resta in silenzio viene premiato perch\u00e9 non disturba gli equilibri? Quante persone rinunciano a chiedere, a proporsi, a pretendere il proprio spazio per paura di essere giudicate presuntuose?<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo sicuri che il problema sia sempre nell\u2019arroganza di chi si espone, o qualche volta nel sistema che rende necessario essere arroganti per essere finalmente visti?<\/p>\n\n\n\n<p>Tiziana dice di non aver ancora trovato la chiave del coraggio. Ma forse quella chiave non serve per diventare Natalina. Serve per smettere di chiedere il permesso di essere s\u00e9 stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 Natalina combatte, si espone, pretende, si prende quello che vuole. Tiziana forse deve ancora imparare a farlo senza sentirsi in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui il personaggio diventa una domanda che riguarda tutti noi: che societ\u00e0 stiamo costruendo, se per andare avanti sembra necessario essere arrivisti, sgomitare, occupare lo spazio degli altri e considerare ogni collega un possibile concorrente? Se per emergere bisogna necessariamente passare davanti a qualcuno, non stiamo forse trasformando la realizzazione personale in una gara permanente, dove il successo dell\u2019uno sembra richiedere il ridimensionamento dell\u2019altro?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse Natalina non \u00e8 soltanto il ritratto di una donna arrivista. \u00c8 il prodotto di una societ\u00e0 che ci insegna che bisogna arrivare, a qualunque costo, prima che lo faccia qualcun altro. E cos\u00ec l&#8217;ambizione smette di essere una forza e diventa una lotta per la sopravvivenza: non pi\u00f9 &#8220;voglio riuscire&#8221;, ma &#8220;devo riuscire prima di te&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora resta una domanda, forse la pi\u00f9 scomoda di tutte: questo \u00e8 davvero giornalismo? Oppure \u00e8 una carriera precostituita, costruita sulla competizione e sull&#8217;arrivismo, nella quale per conquistare uno spazio bisogna necessariamente toglierlo a qualcun altro, fino a compromettere la dignit\u00e0 professionale e umana di chi resta indietro? Quante persone sedute sulla poltrona, persone che hanno il potere di decidere, che hanno una certa rilevanza favoriscono questo meccanismo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cristina Pipoli __________________ Tiziana Franzutti interpreta Natalina Di Pasquale, arrivista e ossessionata dalla propria immagine. 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