{"id":264279,"date":"2026-10-10T00:05:00","date_gmt":"2026-10-09T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=264279"},"modified":"2026-10-10T10:55:18","modified_gmt":"2026-10-10T08:55:18","slug":"indovina-chi-viene-a-cena-orgoglio-e-poverta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/10\/10\/indovina-chi-viene-a-cena-orgoglio-e-poverta\/","title":{"rendered":"INDOVINA CHI VIENE A CENA? \/ ORGOGLIO E POVERTA&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1080\" height=\"1080\" class=\"wp-image-264281\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA.jpg 1080w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/CCCHHHIIIIIAAAA-60x60.jpg 60w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong>Emanuela Boccassini&nbsp;<\/strong>_________________<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono mancanze che non fanno rumore immediatamente. Entrano nelle case poco alla volta, si infilano nelle abitudini quotidiane, cambiano il modo e ci\u00f2 che le persone desiderano. A volte hanno il volto delle rinunce silenziose: un libro non comprato, uno sport lasciato perdere, una gita evitata, sogni ridimensionati molto prima di essere pronunciati. E quando tutto questo si ripete per anni, il rischio \u00e8 che non resti una difficolt\u00e0 temporanea, ma diventi una condizione che passa da una generazione all\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 anche cos\u00ec che nasce quella che oggi chiamiamo povert\u00e0 ereditaria. Quando una famiglia non riesce ad assicurare ai figli i beni necessari \u2013 non solo il cibo, ma anche cultura, attivit\u00e0 extrascolastiche, possibilit\u00e0 di sognare \u2013 che adulti diventeranno quei bambini? Il rischio \u00e8 che la fame di oggi diventi la rabbia o l\u2019apatia di domani?<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"960\" height=\"720\" class=\"wp-image-264280\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/AAAVVV.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/AAAVVV.jpg 960w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/AAAVVV-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/AAAVVV-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/AAAVVV-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per parlare di un argomento cos\u00ec delicato che ha la dignit\u00e0 come parola d\u2019ordine, ho invitato<strong> Alessandro Valenti<\/strong>, sceneggiatore e regista salentino, attivo nel cinema e nell\u2019ambito della cultura e dell\u2019impegno sociale. Nel suo percorso professionale ha collaborato alla scrittura di opere cinematografiche e televisive, lavorando anche con il regista Edoardo Winspeare. \u00c8 autore e regista del cortometraggio <em>Babbo Natale<\/em>, vincitore del Premio MigrArti 2016 e presentato alla 73\u00aa Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia. Da diversi anni \u00e8, inoltre, presidente dell\u2019Accademia della Carit\u00e0 di Lecce, realt\u00e0 impegnata nella promozione di iniziative culturali e sociali e nel sostegno delle persone che vivono situazioni di difficolt\u00e0. Attraverso l\u2019Accademia, Alessandro ha sviluppato progetti che intrecciano cinema, cultura, inclusione e attenzione alle fragilit\u00e0 sociali. Con il suo curriculum ricco di umanit\u00e0, ho ritenuto fosse la persona pi\u00f9 adatta alla serata.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sono sulla terrazza, al tramonto che lentamente si spegne. Le temperature si sono abbassate eppure, per ora, la terrazza continua a essere il palcoscenico delle mie cene.<\/p>\n\n\n\n<p>La struttura in legno sopra la testa disegna una specie di cornice naturale; una tenda leggera filtra ancora gli ultimi residui di luce del giorno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><a>Stasera non ci sono merletti o porcellane che gridano sfarzo. <\/a>Semplicit\u00e0 e sobriet\u00e0 saranno le portate principali, anche della conversazione. Sulla tavola ho disteso una tovaglia di lino grezzo, che cade morbida. Una di quelle che sanno di bucato steso al sole e di mani che l\u2019hanno accarezzata, piegata, apparecchiata tante volte. L\u2019ho allestita per parlare di un ospite che in citt\u00e0 tutti conoscono ma che nessuno invita volentieri a cena: la povert\u00e0. Ma non quella urlata dei talk show, bens\u00ec quella che si nasconde tra le pieghe della dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre i dati ISTAT scorrono freddi sul mio taccuino, parlandomi di migliaia di famiglie nel Salento che faticano ad assicurare ai figli anche il necessario, capisco che stasera il vero protagonista non \u00e8 ci\u00f2 che manca, ma ci\u00f2 che riusciamo a mettere in tavola.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>I piatti sono tutti uguali, bianchi, conservati per le occasioni speciali, ma non formali. Quelli semplici, collezionati nel tempo con i punti di una vecchia raccolta, eppure non dozzinali. Le posate sono di acciaio semplice, senza ornamenti. I bicchieri di vetro non spesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della tavola non c\u2019\u00e8 un\u2019unica decorazione, ma un piccolo equilibrio naturale: due composizioni laterali di fiori di campo, alla stessa altezza, come due presenze silenziose. Al centro, pi\u00f9 alto, un mazzo di margherite con qualche filo d\u2019erba spontaneo che spunta ribelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i fiori, un elemento semplice ma centrale: una brocca di vetro con acqua fresca. Nessuna decorazione. Accanto, un cestino di pane rustico, offerto allo sguardo prima ancora che alle mani. Tutto sulla mia tavola deve parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera vorrei che dicesse che la povert\u00e0 e la semplicit\u00e0 non sono mancanza di gusto, ma capacit\u00e0 di trasformare poco in molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sottofondo musicale ho scelto Ludovico Einaudi. I suoi brani mi hanno sempre trasmesso emozioni intense. Mi hanno fatto desiderare, sperare, sognare. Sembra che lascino spazio anche alle parole non dette. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Do il mio solito ultimo sguardo per accertarmi di non aver dimenticato nulla, quando con un tempismo strepitoso sento il citofono.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio ospite \u00e8 arrivato. Lo conduco sulla terrazza e lo faccio accomodare. Iniziamo a chiacchierare per rompere il ghiaccio, perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che incontro Alessandro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre porto a tavola l\u2019antipasto, semplice e povero, <a>bruschette con cipolla caramellatalentamente con un filo d\u2019aceto e un pizzico di zucchero<\/a>, penso al tema della cena e mi rendo conto che la povert\u00e0 non coincide pi\u00f9 soltanto con la mancanza di lavoro o con l\u2019assenza di un reddito. Negli ultimi anni in Italia \u00e8 diventata una condizione che pu\u00f2 attraversare anche la vita di chi un lavoro ce l\u2019ha, ma non riesce comunque a far fronte con continuit\u00e0 alle spese essenziali. Una delle trasformazioni pi\u00f9 rilevanti \u00e8 proprio questa: oggi anche chi lavora pu\u00f2 essere povero. A incidere sono soprattutto l\u2019aumento del costo della vita, in particolare di alimentari ed energia, e salari che non crescono allo stesso ritmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Salento il quadro non \u00e8 diverso, ma spesso appare ancora pi\u00f9 fragile: redditi pi\u00f9 bassi, lavori stagionali o precari, minori tutele economiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il dato statistico non basta. Il punto riguarda la quotidianit\u00e0: spese sempre pi\u00f9 calcolate, rinunce che non toccano pi\u00f9 il superfluo ma l\u2019essenziale e la difficolt\u00e0 crescente nel garantire ai figli ci\u00f2 che fino a poco tempo fa era normale. \u00c8 qui che entra in gioco un tema pi\u00f9 profondo: la dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando il bilancio familiare si stringe fino a soffocare, la vita diventa un esercizio di potatura. Quali sono le prime cose \u2013 non solo materiali, ma anche simboliche \u2013 che una persona \u00e8 costretta a tagliare e quanto pesa la consapevolezza di dover rinunciare a quel \u201csuperfluo\u201d che per\u00f2 ci rende umani?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per rispondere alla tua domanda, partirei da un\u2019esperienza che ho vissuto attraverso l\u2019Accademia della Carit\u00e0, dove organizziamo laboratori di lettura con donne senza fissa dimora. Al termine di uno di questi percorsi abbiamo costruito insieme un elenco dei diritti e ci\u00f2 che pi\u00f9 mi ha colpito \u00e8 stato scoprire quale fosse, per loro, il primo diritto da rivendicare: non il diritto al lavoro, n\u00e9 quello a una casa, ma il diritto di essere ascoltate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un aspetto che mi ha fatto molto riflettere, perch\u00e9 nelle situazioni di difficolt\u00e0 non si rischia di perdere soltanto i beni materiali. La tensione provocata dalla mancanza di denaro, dall\u2019impossibilit\u00e0 di pagare le bollette o, nei casi pi\u00f9 estremi, dalla perdita della casa, pu\u00f2 portare anche alla morte delle relazioni, del dialogo, del sentirsi parte di una comunit\u00e0. Quando si vive in una situazione che sembra non lasciare spazio a nessuna possibilit\u00e0 di cambiamento, diventa difficile costruire rapporti e relazioni capaci di far crescere la persona.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo, quando parlo di povert\u00e0, penso anche alla difficolt\u00e0 di continuare a sentirsi pienamente umani. \u00c8 uno degli aspetti su cui lavoro quando accolgo le persone in Accademia: la prima cosa che faccio \u00e8 chiedere il loro nome e cognome, perch\u00e9 credo sia importante ripartire dalla persona, dalla sua identit\u00e0, prima ancora che dal suo bisogno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E proprio per questo faccio fatica a considerare davvero \u201csuperfluo\u201d tutto ci\u00f2 che va oltre la semplice sopravvivenza. Certo, avere una casa, poter pagare il riscaldamento e avere da mangiare sono bisogni fondamentali. Ma essere una persona significa anche poter andare dal parrucchiere, dal dentista, comprarsi una maglietta che ci faccia sentire bene con noi stessi, avere occasioni per stare con gli altri, costruire relazioni e vivere la propria dimensione emotiva.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quello che chiamiamo superfluo, quindi, spesso \u00e8 tutt\u2019altro che superfluo: sono proprio quelle piccole possibilit\u00e0 che ci permettono di prenderci cura di noi stessi, di sentirci parte del mondo e, semplicemente, di continuare a essere persone.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Molte famiglie si trovano oggi a compiere scelte difficili, a volte dolorose. E accanto alla privazione materiale si aggiunge, soprattutto per bambini e ragazzi, una forma pi\u00f9 sottile di esclusione: non poter partecipare a una gita, rinunciare a un\u2019uscita, restare ai margini di esperienze condivise.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa accade alla dignit\u00e0 delle persone quando la vita \u00e8 fatta di rinunce continue? \u00c8 una domanda che rimane sospesa e che mi accompagna mentre porto in tavola il primo piatto.<\/p>\n\n\n\n<p>La zuppa di legumi e cereali, accompagnata da crostini di pane fatto in casa, mi sembra perfettamente coerente con il tema della serata. I legumi sono stati a lungo considerati la \u201ccarne dei poveri\u201d: nutrienti, semplici, accessibili, rappresentano la forza e la sostanza. Sono alla base di una cucina capace di far bastare ci\u00f2 che si ha, di trasformare ingredienti poveri in un pasto completo e, allo stesso tempo, sono un vero tesoro dal punto di vista nutrizionale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alessandro, abbiamo trasformato la \u201ccucina povera\u201d in un lusso. Se oggi un chilo di ciliegie costa quanto l\u2019ora di lavoro di un bracciante o di un precario, possiamo ancora parlare della dieta mediterranea come di un patrimonio comune, o il mangiar bene \u00e8 diventato l\u2019ultimo e pi\u00f9 odioso privilegio di classe?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando parliamo di cibo, forse dovremmo partire dalla filiera e dalle persone che rendono possibile ci\u00f2 che arriva sulle nostre tavole. Oggi molti braccianti vivono ancora in condizioni di forte degrado abitativo, fisico ed economico e, nonostante il loro lavoro sia indispensabile, ricevono spesso paghe molto basse e sono esposti a forme di sfruttamento. Sono loro, per\u00f2, a contribuire a portare sulle nostre tavole pomodori, frutta\u2026 i prodotti della terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 qualcosa che dovremmo tenere presente anche quando facciamo la spesa: dietro ci\u00f2 che acquistiamo ci sono persone, storie e condizioni di lavoro che non sempre vediamo. \u00c8 una realt\u00e0 presente in molti territori e che conosciamo anche da vicino, per esempio nel Salento e in particolare nell\u2019area di Nard\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo credo che mangiare bene non debba essere un privilegio di classe. Dovrebbe essere un diritto: tutti dovrebbero avere la possibilit\u00e0 non soltanto di nutrirsi, ma di avere accesso a un cibo di qualit\u00e0, sano e preparato con cura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 un principio che cerchiamo di applicare concretamente anche all\u2019Accademia della Carit\u00e0, dove ogni giorno la nostra mensa distribuisce circa duecento pasti. Uno degli aspetti su cui lavoriamo maggiormente \u00e8 proprio la qualit\u00e0 del cibo. Non vogliamo limitarci a dare qualcosa che permetta semplicemente di placare la fame; vogliamo che le persone possano anche scoprire il piacere di mangiare bene, di assaporare una cucina curata e di ritrovare, quando possibile, sapori legati alla dieta mediterranea.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 anche per questo che organizziamo momenti come quello della cena che abbiamo realizzato ieri sera, coinvolgendo persone capaci di cucinare e mettendo al centro non soltanto il bisogno di nutrirsi, ma anche il piacere, la cura e la dignit\u00e0 che ci sono nel condividere un buon pasto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il cibo, come ci ha ricordato Alessandro, non \u00e8 soltanto qualcosa che riempie lo stomaco. \u00c8 anche convivialit\u00e0, piacere, cura, possibilit\u00e0 di assaporare un piatto preparato con attenzione e di ritrovare, attraverso il cibo, una parte del proprio decoro. Perch\u00e9 <em>il cibo non \u00e8 mai soltanto cibo<\/em>: \u00e8 relazione, memoria, condivisione. E, soprattutto nel nostro territorio, lo sappiamo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Per secondo porto in tavola un <a>polpettone di patate, con pisellini e fagiolini<\/a>. Anche qui la materia \u00e8 semplice, essenziale. Le patate prendono il posto della carne, mentre gli ortaggi completano il piatto. \u00c8 un secondo che non punta all\u2019abbondanza, ma alla sostanza: ci\u00f2 che basta, senza eccessi. Ma proprio questa semplicit\u00e0 ci ricorda che non \u00e8 necessario avere molto per mangiare bene: occorrono ingredienti, cura e la capacit\u00e0 di trasformare ci\u00f2 che abbiamo in qualcosa da condividere.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Spesso pretendiamo che chi \u00e8 povero sia anche \u201cesemplare\u201d, sobrio e perfetto risparmiatore del proprio nulla. Ma \u00e8 davvero possibile mantenere la dignit\u00e0 in una vita fatta solo di sottrazioni? O la vera soglia della povert\u00e0 estrema si raggiunge quando viene negata anche la possibilit\u00e0 di sognare qualcosa di inutile ma bello?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019\u00e8 un altro aspetto su cui, attraverso il lavoro con le persone che vengono in Accademia, vorrei insistere: la povert\u00e0 non \u00e8 una colpa. Non possiamo pensare che chi si trova in una situazione di difficolt\u00e0 sia necessariamente una persona sobria, buona o, al contrario, colpevole della propria condizione. Secondo me, molto spesso la povert\u00e0 \u00e8 anche il risultato di un sistema economico e sociale che pu\u00f2 produrre esclusione e far ricadere sulla persona la responsabilit\u00e0 della propria situazione. E proprio da qui che bisogna partire: dal riconoscere che chi vive una condizione di povert\u00e0 non ha perso il diritto a ricostruire la propria vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo, uno degli aspetti pi\u00f9 importanti del lavoro dell\u2019Accademia \u00e8 aiutare le persone a tornare a desiderare, a immaginare, persino a sognare qualcosa di apparentemente inutile, ma bello. Non ci si limita a offrire cibo o un tetto, si organizzano laboratori di poesia, di musica, si va al cinema, a teatro, nei musei, si affrontano temi legati alla Costituzione e ai diritti. Sono occasioni che permettono alle persone di confrontarsi, di esprimersi, di scoprire o riscoprire una dimensione di s\u00e9 che la povert\u00e0 rischia di cancellare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La poesia, in questo senso, diventa qualcosa di tutt\u2019altro che inutile. Restituisce alla persona la possibilit\u00e0 di essere ascoltata nella sua dimensione pi\u00f9 profonda e impedisce che venga ridotta semplicemente al suo bisogno. Non \u00e8 soltanto un corpo da nutrire o una persona a cui offrire un letto: \u00e8 un essere umano con un\u2019anima, dei desideri, una storia, dei diritti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ed \u00e8 proprio da questo riconoscimento che, secondo me, pu\u00f2 nascere un autentico percorso di cittadinanza attiva. Prima ancora di chiedersi che cosa possiamo dare a una persona, bisogna ascoltarla e riconoscerne la dignit\u00e0. Il cibo e l\u2019accoglienza sono fondamentali, ma non possono essere il punto d\u2019arrivo: devono diventare l\u2019inizio di un percorso attraverso il quale una persona possa tornare a sentirsi parte della comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrivato il momento del sorbetto. La mia firma culinaria, il momento della riflessione, della sedimentazione. Per qualche secondo non aggiungo altro. Il rumore delle posate sembra pi\u00f9 forte del solito. Il sorbetto arriva come un piccolo intervallo: rinfresca, pulisce il gusto e ci concede qualche istante di silenzio prima di continuare. Perch\u00e9 alcune parole, come alcuni sapori, hanno bisogno di tempo per essere assaporate e per arrivare fino in fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle di Alessandro, soprattutto. Ci ha ricordato che nutrire una persona non significa soltanto darle qualcosa da mangiare, ma riconoscerla, ascoltarla, restituirle la possibilit\u00e0 di sognare, di partecipare, di sentirsi parte di una comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora lasciamo che questo sorbetto faccia proprio questo: ci conceda una breve pausa, prima del dolce, per far depositare ci\u00f2 che abbiamo ascoltato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche perch\u00e9 anche questa serata non vuole offrire risposte definitive. Vuole provare a osservare un aspetto della realt\u00e0 senza semplificarla, senza giudicarla, senza distogliere lo sguardo. Perch\u00e9 la povert\u00e0 vera non \u00e8 mai soltanto un numero: \u00e8 una condizione vissuta, spesso in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre servo ildolce, <a>mele cotte con cannella <\/a>e un po\u2019 di zucchero a velo, rivolgo la mia ultima domanda.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nelle nostre citt\u00e0 del Sud, l\u2019orgoglio spesso nasconde la fame. Quanto incide, nel tessuto sociale, il silenzio di chi preferisce saltare un pasto pur di non ammettere il proprio fallimento economico? La povert\u00e0 che non urla \u00e8 forse quella che dovrebbe farci pi\u00f9 paura?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Durante il Covid abbiamo realizzato una campagna che si chiamava \u201cNon uno di meno\u201d, con l\u2019obiettivo di distribuire tablet e creare collegamenti alla rete per permettere a tutti gli studenti di continuare a seguire le lezioni. Ma anche in quella situazione ci siamo trovati davanti a qualcosa che va oltre il bisogno materiale: la vergogna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Molte famiglie, infatti, non chiedevano un tablet o un collegamento perch\u00e9 si vergognavano della propria condizione. E ancora una volta siamo tornati al punto da cui eravamo partiti: la povert\u00e0 vissuta come una colpa. Per questo, prima ancora di offrire un aiuto concreto, \u00e8 necessario costruire una relazione, avvicinarsi alle persone e aiutarle a comprendere che trovarsi in quella condizione non diminuisce il loro valore n\u00e9 la loro dignit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra forma di sofferenza che mi ha fatto riflettere molto. Ricordo una bambina africana di nove anni che viveva per strada con la madre. Un pomeriggio cadde e rimasi colpito dal fatto che non grid\u00f2, non reag\u00ec, come se avesse paura persino di esprimere il proprio dolore. Mi \u00e8 rimasta dentro questa immagine, perch\u00e9 credo che, quando si arriva al culmine della disperazione, possa accadere qualcosa di simile: non si riesce pi\u00f9 nemmeno a gridare. La paura e la sofferenza diventano cos\u00ec profonde da anestetizzare le emozioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo, in alcuni casi, anche permettere a una persona di esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, persino il proprio desiderio di gridare, diventa parte del percorso. Non bisogna chiedere a chi soffre di essere sempre composto, riconoscente o silenzioso. Bisogna restituirgli la possibilit\u00e0 di sentire e di esprimere ci\u00f2 che ha dentro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltarlo mentre parla con una clama mista a trasporto, interesse, umanit\u00e0, mi fa capire di aver scelto davvero la persona giusta per una cena cos\u00ec delicata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lavorare con persone che vivono situazioni di estrema vulnerabilit\u00e0 \u00e8 complesso anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 pensare di arrivare con una soluzione gi\u00e0 pronta. Io non mi metto davanti a una persona dicendole che cosa deve o non deve fare: cerco piuttosto di costruire insieme a lei un percorso. Per questo torno sempre all\u2019ascolto della storia del singolo. Quando conosco qualcuno, quando ascolto la sua storia, non ho pi\u00f9 davanti un \u201cproblema sociale\u201d: ho davanti una persona con cui posso costruire qualcosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Abbiamo visto persone che sono arrivate da noi senza nulla e che, nel tempo, hanno conquistato una casa, un lavoro, una maggiore autonomia e la capacit\u00e0 di ricostruire relazioni. A volte questo significa intervenire su problemi molto concreti. Penso, per esempio, a una donna che aveva subito violenza e viveva per strada. Dopo un percorso di riappropriazione di s\u00e9, aveva trovato un lavoro, ma si trovava di fronte a un altro ostacolo: non riusciva ad affittare una casa perch\u00e9 non aveva una busta paga che offrisse sufficienti protezioni al proprietario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In questi casi cerchiamo di intervenire creando strumenti concreti, come un fondo di garanzia attraverso il quale l\u2019Accademia si fa carico di tutelare il padrone di casa nel caso di difficolt\u00e0 nel pagamento. \u00c8 un piccolo intervento, ma pu\u00f2 fare una differenza enorme: permette a una persona di superare un ostacolo che da sola non riuscirebbe a risolvere e di compiere un altro passo verso l\u2019autonomia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 questo, in fondo, l\u2019approccio che vorrei proporre quando parliamo di sofferenza sociale: smettere di considerarla soltanto come una grande e indistinta \u201cemergenza\u201d e cominciare a raccontare le storie di chi le vive. Perch\u00e9 quando una persona ha un nome e un cognome, quando la guardiamo e ascoltiamo la sua vicenda, non \u00e8 pi\u00f9 un nodo da sciogliere: \u00e8 una persona con cui costruire un percorso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E quel percorso pu\u00f2 partire da cose molto concrete \u2013 una casa, un letto, un lavoro \u2013 ma deve restituire anche la possibilit\u00e0 di riappropriarsi di s\u00e9, del proprio immaginario, dei propri desideri. Nutrire una persona significa anche restituirle la possibilit\u00e0 di vedere il proprio futuro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo mi piace parlare di una sorta di \u201cagopuntura sociale\u201d: non sempre serve una grande soluzione calata dall\u2019alto. A volte bisogna individuare il punto preciso in cui una persona \u00e8 bloccata e intervenire l\u00ec, con lo strumento giusto. Un piccolo intervento pu\u00f2 aprire un percorso molto pi\u00f9 grande.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E forse \u00e8 proprio questo che dovremmo ricordare: la sofferenza sociale non riguarda \u201cgli altri\u201d. Una difficolt\u00e0 pu\u00f2 attraversare la vita di chiunque, indipendentemente dalla sua cultura, dalla sua storia o dalla sua posizione. Sapere che tutti possiamo trovarci, in momenti diversi, dall\u2019altra parte del bisogno dovrebbe renderci non soltanto pi\u00f9 solidali, ma anche pi\u00f9 consapevoli del fatto che siamo, davvero, tutti sulla stessa barca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>A volte bastano pochi minuti di conversazione perch\u00e9 una persona si mostri nella sua complessit\u00e0, oltre l\u2019immagine che ci siamo fatti di lei. \u00c8 quello che \u00e8 successo incontrando Alessandro Valenti: dietro le prime parole ho scoperto un uomo attento, disponibile all\u2019ascolto e profondamente interessato alle vite e alle difficolt\u00e0 degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che nello sguardo, forse, questa attenzione si riconosce nel modo in cui sceglie le parole: delicate, mai giudicanti, capaci di avvicinarsi alle persone e alle loro fragilit\u00e0 con rispetto e solidariet\u00e0. Parole che raccontano un impegno nato nel tempo e che ha trovato nel cinema e nel lavoro sociale due strumenti per osservare la realt\u00e0, raccontarla e, quando possibile, provare a cambiarne almeno un piccolo pezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 forse proprio questa delicatezza, pi\u00f9 di qualsiasi conclusione, che mi rimane alla fine della cena.<\/p>\n\n\n\n<p>La serata sta lentamente scivolando verso la sua fine naturale. Non sempre ci\u00f2 che abbiamo attraversato trova una risposta immediata, a volte serve tempo perch\u00e9 le parole si depositino e assumano il loro vero peso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accorgo che, pi\u00f9 delle conclusioni, \u00e8 il modo in cui si resta dentro le cose a fare la differenza. Dentro ci\u00f2 che manca, dentro ci\u00f2 che resiste, dentro ci\u00f2 che si trasforma. E, secondo me, \u00e8 proprio l\u00ec che si nasconde il senso pi\u00f9 profondo di tutto questo: nel tentativo di non voltarsi altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi allontano senza dire molto e rientro un momento in casa. Quando torno, ho tra le mani un piccolo boccale di vetro recuperato \u2013 era un semplice barattolo di ceci. L\u2019ho lavato, tenuto da parte e trasformato in un porta candela fatto in casa. La cera non \u00e8 perfetta, la superficie \u00e8 leggermente irregolare. Proprio per questo mi piace. Lo porgo al mio ospite con naturalezza per lasciargli un piccolo ricordo della cena. Lui osserva il vetro trasparente, ancora riconoscibile nella sua semplicit\u00e0 originaria. \u00c8 un dono che vuol ricordare come la povert\u00e0 a volte, costringa lo sguardo a cambiare direzione: a riconoscere valore dove altri vedono soltanto scarti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche secondo restiamo in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Alessandro continuano a tornarmi in mente. Mi fanno pensare a Leopardi e alla sua <em>Ginestra<\/em>, a quell\u2019idea cos\u00ec lucida e, insieme, cos\u00ec umana che, davanti alla nostra fragilit\u00e0 e a un destino che nessuno pu\u00f2 evitare, l\u2019unica risposta possibile sia riconoscersi parte della stessa sorte e imparare a sostenerci.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 questo il senso pi\u00f9 profondo della solidariet\u00e0: non sentirsi diversi da chi ha bisogno, ma riconoscere che la vulnerabilit\u00e0 appartiene alla condizione umana e che, in momenti diversi della vita, possiamo trovarci tutti ad aver bisogno di una mano. Tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri per attraversare il buio, per non lasciare indietro nessuno e, soprattutto, per ricordarci di essere umani.<\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente la serata finisce.<\/p>\n\n\n\n<p>__________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>( 22 \u2013 continua )<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Emanuela Boccassini&nbsp;_________________ Ci sono mancanze che non fanno rumore immediatamente. Entrano nelle case poco alla volta, si infilano nelle abitudini quotidiane, cambiano il modo e ci\u00f2 che le persone desiderano. 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