{"id":265240,"date":"2026-11-02T14:03:39","date_gmt":"2026-11-02T13:03:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=265240"},"modified":"2026-11-02T16:23:08","modified_gmt":"2026-11-02T15:23:08","slug":"settantanni-dopo-la-rivolta-ungherese-un-discrimine-di-valore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/11\/02\/settantanni-dopo-la-rivolta-ungherese-un-discrimine-di-valore\/","title":{"rendered":"SETTANT&#8217;ANNI DOPO. LA RIVOLTA UNGHERESE UN DISCRIMINE DI VALORE"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1440\" height=\"1152\" class=\"wp-image-265241\" style=\"width: 1200px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/budabona.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/budabona.png 1440w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/budabona-300x240.png 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/budabona-1024x819.png 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/budabona-768x614.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1440px) 100vw, 1440px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Mario Bozzi Sentieri _______________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nella Storia del comunismo, la seconda met\u00e0 del 1956 appartiene ai polacchi e agli ungheresi. E\u2019 in primo luogo l\u2019esperienza di questi due popoli a mettere un po\u2019 in tutta Europa un punto finale alla grande fase mitologica del sovietismo<\/em>\u201d \u2013 ha scritto &nbsp;Francois Furet (in <em>Il passato di un\u2019illusione. L\u2019idea comunista nel XX <\/em>Secolo, Mondadori Editore 1995) originale studioso di un mito che si \u00e8 rivelato distruttivo e disastroso: non solo per i fallimenti economici creati, ma anche &nbsp;per la miseria morale e umana a cui ha dato vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Alla Rivolta d\u2019Ungheria, della quale cade quest\u2019anno il settantesimo anniversario,&nbsp; va allora riconosciuto il valore simbolico di una cesura essenziale, di un \u201cdiscrimine\u201d che fece epoca e che ancora oggi va capito nella sua drammatica essenza, laddove&nbsp;&nbsp; il tempo trascorso, i muri crollati, il disfacimento dell\u2019Urss, il tracollo, dopo il 1989,&nbsp;&nbsp; dei regimi comunisti e lo sfarinarsi dei partiti \u201cfratelli\u201d occidentali non devono&nbsp;&nbsp; fare abbassare la guardia rispetto alle drammatiche giornate ungheresi&nbsp; dell\u2019ottobre-novembre 1956 e la fine \u2013 per dirla con Furet \u2013 della \u201cgrande fase mitologica del sovietismo\u201d e quindi dell\u2019idea comunista che lo informava.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai come in occasione dei \u201cfatti d\u2019Ungheria\u201d infatti il \u201cdiscrimine\u201d \u00e8 chiaro, evidenti le forze in campo ed i rispettivi interessi in gioco.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte il &nbsp;regime comunista &nbsp;&nbsp;al collasso economico, nato contro la maggioranza del popolo ungherese (alle ultime elezioni libere i comunisti avevano ottenuto il 17% dei voti),&nbsp; che si reggeva grazie ad un capillare sistema poliziesco (tra il 1952 ed il 1956, per ragioni politiche&nbsp; vennero processati e condannati 516.000 ungheresi), dall\u2019altro un&nbsp; popolo orgoglioso della propria identit\u00e0 e tutt\u2019altro che disposto all\u2019assimilazione ideologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso i primi atti dei rivoltosi di Budapest furono &#8211; i simboli contano \u2013 la distruzione della statua di Stalin, l\u2019assalto alle sedi del partito , la bandiera ungherese purgata della falce e martello.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivolta anarchica ? Rivolta democratica ? Rivolta nazionale ? Furono diverse le componenti che contribuirono all\u2019insurrezione popolare. Visto il contesto, quel che \u00e8 certo \u00e8 che fu rivolta anticomunista, nella misura in cui il comunismo rappresentava l\u2019antinazione, il regime poliziesco, il potere straniero. E tale&nbsp; fu anche in ragione di come venne percepito in occidente, a cominciare dall\u2019Italia. Anche qui le differenze contano e&nbsp; aiutano a cogliere le forze in campo.<\/p>\n\n\n\n<p>A sinistra il trauma non fu di poco conto. Giuseppe Di Vittorio, storico segretario generale della Cgil, si schier\u00f2, in una prima fase, con i rivoltosi ungheresi, salvo poi essere richiamato all\u2019ordine da Palmiro Togliatti, segretario del Pci. &nbsp;Il mondo della cultura vicino al Partito Comunista manifest\u00f2&nbsp; (con il \u201cManifesto dei 101\u201d) il suo dissenso, illudendosi di potere avviare, in Italia, &nbsp;una discussione all\u2019interno del partito, ma senza risultati. Molti stracciarono la tessera, altri ritrattarono.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni della rivolta ungherese, \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, organo del Pci, &nbsp;parla di \u201cputsch controrivoluzionario\u201d, bolla gli operai insorti come&nbsp; &#8220;teppisti&#8221; e &#8220;spregevoli provocatori&#8221;, &#8220;fascisti&#8221; e &#8220;nostalgici del regime horthyiano&#8221;,&nbsp; salutando poi l\u2019intervento sovietico, finalizzato a \u201cporre fine all\u2019anarchia ed al terrore bianco\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>I vertici del Pci sono ben allineati agli ordini di Mosca. Per Umberto Terracini \u201cL&#8217;intervento sovietico non pu\u00f2 che trovare unanime appoggio e solidariet\u00e0 in tutti i veri democratici italiani\u201d. Anche Giorgio Napolitano condanna come controrivoluzionari gli insorti ungheresi. E\u2019 certo che Togliatti abbia sollecitato l&#8217;intervento armato sovietico, come conferma&nbsp; una lettera del leader comunista italiano del 30 ottobre 1956 al Comitato Centrale del Pcus. Alla fine a&nbsp; vincere fu la linea togliattiana: \u201cQuando crepitano le armi dei controrivoluzionari si sta da una parte o dall\u2019altra delle barricate. Un terzo campo non c\u2019\u00e8\u201d (\u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, 25 ottobre 1956).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte opposto, quello dell\u2019anticomunismo pi\u00f9 radicale, c\u2019\u00e8&nbsp; la passione e l\u2019intransigenza della giovent\u00f9 missina, che manifesta la propria solidariet\u00e0 a quella ungherese, proclama scioperi ad oltranza nelle scuole, chiede lo scioglimento del Pci. A Milano viene perfino lanciato un appello per trovare giovani volontari disposti a battersi per l\u2019Ungheria, con i risultato che i dirigenti locali si beccano una denuncia per la violazione della norma che \u201cvieta gli arruolamenti non autorizzati al servizio di uno Stato estero\u201d. Mirko Tremaglia, non ancora trentenne, non si lascia per\u00f2 scappare l\u2019occasione e parte con alcuni camerati, su una sgangherata Giardinetta, alla volta di Budapest. In realt\u00e0 varca appena&nbsp; il confine tra Austria ed Ungheria, riuscendo a favorire la fuga di alcuni giovani patrioti.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro, dal&nbsp; 23 ottobre al 4 novembre 1956,&nbsp;&nbsp; l\u2019immagine delle strade di Budapest piene&nbsp; del coraggio e delle illusioni di studenti e operai, una speranza pura, presto travolta dalle truppe sovietiche&nbsp; (200.000 uomini e 4.000 carri armati lanciati contro i patrioti d\u2019Ungheria), che cost\u00f2 al popolo ungherese un prezzo altissimo:&nbsp; quasi 3.000 morti, migliaia di feriti, l\u2019esodo di 250.000 ungheresi in fuga dal loro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda ungherese conferma come, in quegli anni, l\u2019anticomunismo fosse un discrimine di valore. Ed oggi \u2013 anche alla luce delle vicende seguenti&nbsp; &#8211; \u00e8 ben chiaro chi avesse ragione, tra quanti sollecitavano &nbsp;l\u2019intervento sovietico ovvero&nbsp; chi piangeva le vittime della repressione, tra chi stava&nbsp; dalla parte dei carnefici e chi invece chiedeva la libert\u00e0 per la propria terra. <em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Storia vecchia e nuovissima di chi \u00e8 sempre pronto&nbsp; ad innalzarsi sul piedistallo della propria superiorit\u00e0 antropologica ed etica, guardandosi bene per\u00f2 dal&nbsp; fare i conti con i propri &nbsp;\u201cpadri politici\u201d e quindi con i responsabili, diretti ed&nbsp; indiretti,&nbsp;&nbsp; della repressione del 1956, punto finale \u2013 per dirla con Furet &#8211; alla grande fase mitologica del sovietismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Bozzi Sentieri _______________ \u201cNella Storia del comunismo, la seconda met\u00e0 del 1956 appartiene ai polacchi e agli ungheresi. 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