{"id":265428,"date":"2026-11-08T00:07:00","date_gmt":"2026-11-07T23:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=265428"},"modified":"2026-11-07T18:36:28","modified_gmt":"2026-11-07T17:36:28","slug":"non-lasciate-che-il-silenzio-cancelli-la-storia-delle-vostre-famiglie-per-questo-paola-mattioli-ha-scritto-il-libro-viera-unitaliana-del-23","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2026\/11\/08\/non-lasciate-che-il-silenzio-cancelli-la-storia-delle-vostre-famiglie-per-questo-paola-mattioli-ha-scritto-il-libro-viera-unitaliana-del-23\/","title":{"rendered":"NON LASCIATE CHE IL SILENZIO CANCELLI LA STORIA DELLE VOSTRE FAMIGLIE: PER QUESTO PAOLA MATTIOLI HA SCRITTO IL LIBRO \u201cViera. Un\u2019italiana del \u201923\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1599\" height=\"899\" class=\"wp-image-265429\" style=\"width: 1500px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover.png 1599w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover-300x169.png 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover-768x432.png 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/paola-cover-1536x864.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 1599px) 100vw, 1599px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>IL MONOPOLIO DI STATO VIGILAVA SUL CAFF\u00c8 CHE CAFF\u00c8 NON ERA. NON LASCIATE CHE IL SILENZIO CANCELLI LA STORIA DELLE VOSTRE FAMIGLIE: PAOLA RITROVA IN EMILIA LE RADICI DI VIERA E RESTITUISCE VOCE A UNA MEMORIA CHE NON DEVE MORIRE.<\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Cristina Pipoli ________________<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;era una fabbrica, c&#8217;erano uomini e donne che lavoravano, c&#8217;erano materie prime da trasformare, prodotti da confezionare e vendere. E c&#8217;era soprattutto uno Stato che controllava. Controllava i surrogati, perch\u00e9 sottoposti al Monopolio di Stato, controllava l&#8217;orzo ancora da tostare, verificava quello che entrava e quello che usciva. Nella fabbrica della famiglia di Viera, la PBG, c&#8217;era un ufficiale della Guardia di Finanza incaricato di vigilare sul prodotto. Un controllo costante, che accompagnava le diverse fasi della produzione. Nulla doveva sfuggire, nulla poteva essere lasciato all&#8217;improvvisazione. La famiglia di Viera era sempre in regola, pronta a rispondere alle verifiche fiscali e amministrative. Lo Stato vigilava sulla produzione, sulle materie prime, sui prodotti. Ma chi avrebbe custodito la storia di quelle persone?<\/p>\n\n\n\n<p>Chi avrebbe raccontato il lavoro, i sacrifici, le intuizioni e le vite che si consumavano dentro quelle mura?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"900\" height=\"1600\" class=\"wp-image-265430\" style=\"width: 600px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue.jpg 900w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue-768x1365.jpg 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaaaadue-864x1536.jpg 864w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La PBG non produceva soltanto il surrogato di caff\u00e8. La sua attivit\u00e0 si era ampliata fino a comprendere anche la lavorazione della camomilla. La materia prima veniva acquistata a Faenza, da un coltivatore diretto. Erano piccoli fiori che, una volta raccolti, venivano preparati e lasciati asciugare al sole, prima di essere confezionati in piccole scatoline di cartone. A occuparsi del confezionamento erano ragazze assunte dalla fabbrica, che lavoravano a cottimo, inserendo la camomilla nelle scatoline. Anche dietro un gesto apparentemente semplice c&#8217;era un&#8217;organizzazione del lavoro, c&#8217;erano mani femminili, tempo, fatica e precisione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Viera ebbe anche in questo caso un&#8217;intuizione pubblicitaria. Fece scrivere uno slogan destinato a identificare il prodotto: &lt;&lt;Come fiorisce il fior di camomilla la PBG lo raccoglie e lo sigilla&gt;&gt;. Una frase semplice, ma efficace, che raccontava il percorso del fiore, dalla raccolta alla confezione. La camomilla completava cos\u00ec l&#8217;attivit\u00e0 produttiva della fabbrica, ampliandone l&#8217;offerta. Le vendite crescevano e diventavano sempre pi\u00f9 consistenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la produzione dei surrogati comportava precise responsabilit\u00e0 amministrative e fiscali. Si trattava infatti di prodotti sottoposti al regime del Monopolio di Stato e, proprio per questo, la fabbrica era soggetta a controlli. Negli uffici della PBG era presente un ufficiale della Guardia di Finanza incaricato di verificare il prodotto, sia in entrata sia in uscita. Il controllo riguardava le materie prime e la produzione: dall&#8217;orzo ancora da tostare fino al prodotto lavorato, pronto a lasciare lo stabilimento. La famiglia di Viera era sempre in ordine sotto il profilo amministrativo e fiscale. Ogni passaggio doveva essere regolare, ogni prodotto controllato. La presenza dell&#8217;ufficiale della Finanza faceva parte della quotidianit\u00e0 della fabbrica, in un&#8217;organizzazione nella quale non si poteva lasciare nulla al caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro quella disciplina, per\u00f2, c&#8217;era una vita che non conosceva orari comodi. Viera si alzava alle sei del mattino e rientrava a casa soltanto alle 21.30. Una giornata interminabile, trascorsa tra il lavoro, gli impegni e le necessit\u00e0 di un&#8217;attivit\u00e0 che richiedeva una presenza costante. La fabbrica non era soltanto un luogo di produzione: era una parte della vita della famiglia, un progetto costruito giorno dopo giorno, con fatica e determinazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2 la malattia del padre di Viera. Un evento che modific\u00f2 profondamente il futuro dell&#8217;impresa. Di fronte alle nuove difficolt\u00e0, la famiglia fu costretta a prendere una decisione dolorosa: vendere la fabbrica. Si interrompeva cos\u00ec un&#8217;esperienza imprenditoriale nella quale erano stati investiti anni di lavoro, energie e speranze. Si chiudeva una stagione importante, ma non si cancellava ci\u00f2 che quella famiglia aveva costruito.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimanevano i ricordi, le persone, le giornate trascorse in fabbrica e tutto quello che quella storia aveva rappresentato. A distanza di tempo, una frase restituisce il senso di ci\u00f2 che la vita pu\u00f2 riservare, anche quando si crede di avere costruito qualcosa di solido: \u00abNon c&#8217;\u00e8 al mondo una cosa certa, siamo tutti, pi\u00f9 o meno, sullo stesso piano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1960 Viera conobbe Paolo Mattioli. Fu amore a prima vista. Un incontro destinato a segnare l&#8217;inizio di una nuova fase della sua vita, dopo gli anni trascorsi nella fabbrica e le vicende familiari che avevano accompagnato la sua giovinezza. La storia personale di Viera proseguiva, intrecciandosi con quella di una nuova famiglia. Ma il passato non sarebbe mai diventato qualcosa da archiviare o da dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio qui che questa vicenda assume un significato che va oltre la storia di un&#8217;impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Paola Mattioli, figlia di Viera, vive in Emilia. Da pochissimo ha compiuto un viaggio nel proprio territorio, alla ricerca delle radici familiari, riuscendo finalmente a visitare la fabbrica del nonno &#8220;La Tazzina&#8221;, quella PBG nella quale si produceva anche il surrogato di caff\u00e8 che aveva rappresentato una parte importante dell&#8217;attivit\u00e0 familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stato un viaggio verso una terra sconosciuta, ma un ritorno nei luoghi della propria storia. Perch\u00e9 vivere in un territorio non significa necessariamente conoscerne tutte le tracce familiari, n\u00e9 sapere dove affondano le proprie radici. A volte bisogna cercarle, ricostruirle, raggiungere quei luoghi che per anni sono esistiti soprattutto nei racconti di una madre.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di profondamente diverso nel leggere i ricordi di una madre e nel trovarsi, un giorno, davanti ai luoghi nei quali quei ricordi sono nati. Le parole acquistano consistenza, gli spazi diventano testimonianze, il passato smette di essere una narrazione lontana. Diventa qualcosa che si pu\u00f2 guardare, attraversare, quasi toccare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Paola mi ha telefonato, ho capito subito che era successo qualcosa di importante. La sua voce tremava. Era felice, squillante, incredula di essere riuscita finalmente a visitare quella fabbrica. Ho percepito tutta l&#8217;emozione di quel momento. Non stava semplicemente raccontandomi di aver visto un vecchio stabilimento: aveva ritrovato un pezzo della propria famiglia, aveva dato concretezza alle parole di Viera, aveva incontrato un luogo che apparteneva alla memoria di sua madre e, dunque, anche alla sua.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il valore della ricerca delle proprie origini: scoprire che la storia familiare non \u00e8 qualcosa di astratto, confinato nei ricordi o nelle fotografie. \u00c8 scritta anche nei luoghi, nelle fabbriche, nelle strade e nel territorio che ha visto lavorare e vivere le generazioni precedenti. \u00c8 riconoscere che la propria identit\u00e0 non nasce dal nulla, che prima di noi ci sono state persone che hanno lavorato, costruito, rischiato, amato e affrontato difficolt\u00e0. Persone che non sempre sono entrate nei libri di storia, ma che hanno lasciato un segno nella vita di chi \u00e8 venuto dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento le generazioni di una famiglia si sono idealmente incontrate: il nonno, Viera e Paola. Una storia che sembrava appartenere al passato \u00e8 tornata a vivere nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Viera aveva affidato alla figlia un desiderio preciso: impedire che quella vicenda venisse dimenticata, che non si sapesse e non se ne parlasse pi\u00f9. Voleva che la sua storia, quella della sua famiglia e della fabbrica non finissero nel silenzio. Paola ha raccolto quel desiderio. Ha cercato, ricostruito, raccontato e, infine, \u00e8 andata a vedere con i propri occhi il luogo da cui tutto aveva avuto origine.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora il contrasto iniziale torna con tutta la sua forza. Lo Stato controllava l&#8217;orzo, i surrogati, le entrate e le uscite della fabbrica. Pretendeva registrazioni, verifiche e regolarit\u00e0. La famiglia di Viera rispettava quei controlli, lavorava e portava avanti la propria attivit\u00e0. Ma nessun registro avrebbe potuto conservare le giornate interminabili di Viera, le mani delle ragazze che confezionavano la camomilla, le intuizioni del padre, le speranze di quella famiglia. Nessun controllo avrebbe potuto impedire che, molti anni dopo, una figlia tornasse in quei luoghi per ricostruire la storia dei suoi.<\/p>\n\n\n\n<p>La fabbrica pu\u00f2 essere venduta. Le macchine possono fermarsi. Le scatoline di camomilla possono non esistere pi\u00f9. Il caff\u00e8 che caff\u00e8 non era pu\u00f2 diventare soltanto un ricordo. Ma una storia, quando qualcuno decide di salvarla, non \u00e8 finita.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse \u00e8 proprio questa la lezione pi\u00f9 importante lasciata da Viera: non bisogna aspettare che le persone scompaiano per accorgersi del valore dei loro racconti. Non bisogna lasciare che il silenzio si depositi sulle vicende familiari, che i luoghi vengano dimenticati, che il lavoro e i sacrifici di chi ci ha preceduto diventino soltanto nomi senza storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Paola, tornando nei luoghi del nonno in Emilia, ha dimostrato che le radici non sono qualcosa da celebrare soltanto a parole. Bisogna cercarle, riconoscerle e custodirle. Perch\u00e9 quando una generazione smette di raccontare e quella successiva smette di ascoltare, si perde qualcosa che non sempre \u00e8 possibile recuperare.<\/p>\n\n\n\n<p>Viera voleva che la sua storia non venisse dimenticata. Oggi quella storia continua a vivere attraverso sua figlia. E la telefonata di Paola, con la voce tremante di felicit\u00e0 e incredulit\u00e0, \u00e8 forse la testimonianza pi\u00f9 bella che la memoria familiare abbia trovato una nuova casa.<\/p>\n\n\n\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1599\" height=\"899\" class=\"wp-image-265431\" style=\"width: 800px;\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3.png 1599w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3-300x169.png 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3-768x432.png 768w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/aaaa3-1536x864.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 1599px) 100vw, 1599px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL MONOPOLIO DI STATO VIGILAVA SUL CAFF\u00c8 CHE CAFF\u00c8 NON ERA. 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