{"id":2659,"date":"2012-07-10T10:30:07","date_gmt":"2012-07-10T10:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=2659"},"modified":"2012-07-10T10:30:09","modified_gmt":"2012-07-10T10:30:09","slug":"indizi-di-esistenza-di-francesco-rodolfo-russo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/07\/10\/indizi-di-esistenza-di-francesco-rodolfo-russo\/","title":{"rendered":"\u201cINDIZI DI ESISTENZA\u201d  DI FRANCESCO RODOLFO RUSSO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/07\/10\/indizi-di-esistenza-di-francesco-rodolfo-russo\/francesco-rodolfo-russo\/\" rel=\"attachment wp-att-2660\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Francesco-Rodolfo-Russo-300x224.jpg\" alt=\"\" title=\"Francesco Rodolfo Russo\" width=\"300\" height=\"224\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2660\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Francesco-Rodolfo-Russo-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Francesco-Rodolfo-Russo-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Per gentile concessione dell\u2019autore, pubblichiamo il primo capitolo del romanzo di Francesco Rodolfo Russo \u201cIndizi di esistenza\u201d, appena uscito per i tipi dell\u2019editore Giancarlo Zedde,\u00a0 come lo stesso Francesco Rodolfo Russo ci segnala prontamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo ringraziamo e lo salutiamo con affetto. Vive da anni a Torino ( attualmente \u00e8 in Liguria a promuovere i suoi libri ) ma le sue radici sono qui a Lecce, dove contiamo di rivederlo presto.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>A.D. 1480 Otranto, venerd\u00ec 28 luglio<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il sole, proseguendo la salita nel cielo, irradi\u00f2 la costa e il mare. I raggi, distendendosi, accarezzarono le piccole creste candide che striavano l&#8217;acqua azzurro acciaio fino all&#8217;orizzonte. La luce cresceva e l&#8217;aria si scaldava, sebbene una brezza proveniente da terra provasse, dopo aver fatto frusciare le foglie palmate delle viti e quelle oblunghe e argentee degli olivi, a mitigare il calore del giorno. Sarebbe sembrata una placida mattinata d&#8217;estate se la permanenza a terra dei pescatori non avesse fatto sospettare che dovesse avvenire qualcosa che, in effetti, non tard\u00f2 ad accadere. La situazione meteorologica mut\u00f2 repentinamente rendendo pericolosa la navigazione. Il leggero vento, difatti, and\u00f2 a scontrarsi fino a soccombere con le folate di tramontana che con impeto flagellarono anche le piccole creste, mutandole in scintillanti lance che elevandosi fino a diventare picchi causavano pendii assai ripidi che precipitavano in ampi avvallamenti.<br \/>\nIl cielo perse luminosit\u00e0; i gabbiani, dopo aver gridato, scomparvero.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>In modo inaspettato, sul flutto pi\u00f9 alto apparve una galea che immediatamente spar\u00ec, mentre gi\u00e0 ai suoi lati danzavano in cima ad altre onde nuove imbarcazioni. Il canale si riemp\u00ec di legni che s&#8217;intu\u00ec non trasportavano mercanzie, soprattutto a causa del numero, della forma delle vele e delle insegne turche. Quelle navi, che sembravano dirigersi verso Brindisi, erano circa duecento.<br \/>\nGalee, galeotte, fuste e maone sembravano dirette a Brindisi, ma inaspettatamente, probabilmente perch\u00e9 dal largo i marosi correvano contro le imbarcazioni sollevandole, abbassandole di prua e alzandole improvvisamente di poppa, mutarono rotta e volsero verso la spiaggia confinante con i laghi Alimini, a quattro miglia da Otranto.<br \/>\nGli uomini che dagli scogli avevano avvistato la flotta capirono che i Turchi, una volta approdati, si sarebbero diretti verso la loro citt\u00e0. Iniziarono, quindi, a correre e a gridare di ritirare le bestie dentro le mura.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;araldo saraceno arriv\u00f2 il giorno successivo.<br \/>\n\u2013 Akmed Ghedik Pasci\u00e0 \u00e8 venuto con quest&#8217;armata per ordine del nostro signore Maometto II per prendere possesso della citt\u00e0; se la consegnerete senza combattere sarete liberi di andare con mogli e figli dove pi\u00f9 vi piacer\u00e0; se preferirete restare sudditi di Akmed Ghedik Pasci\u00e0 sarete trattati come gli altri sudditi.<br \/>\nQuelle parole, tradotte da un interprete, ricevettero per risposta il silenzio. Silenzio che parve durare a lungo. Poi, la prima manifestazione di una volont\u00e0 che si sarebbe ripetuta nella sostanza, bench\u00e9 con espressioni diverse:<br \/>\n\u2013 Questa \u00e8 casa nostra; noi non andremo via da qui! \u2013 Esclam\u00f2 una fanciulla.<br \/>\nIniziarono il vociare e le professioni di fede.<br \/>\nL&#8217;araldo aspettava che qualcuno gli rispondesse.<br \/>\nIl capitano Zurlo chiese e ottenne il silenzio; poi dichiar\u00f2 con determinazione:<br \/>\n\u2013 Otranto \u00e8 suddita della serenissima e cattolica maest\u00e0 del Re Ferdinando I d&#8217;Aragona. Se accettassimo la proposta del tuo Signore negheremmo la Patria e la nostra Fede. Dite ad Akmed Ghedik Pasci\u00e0 che questa gente \u2013 indic\u00f2 coloro che lo affiancavano \u2013 ha resistito a Totila e ai Normanni e resister\u00e0 anche alle vostre armate. Se la volete conquistatela con le armi.<br \/>\nL&#8217;araldo si allontan\u00f2, dopo essersi fatto tradurre il proclama.<br \/>\nSubito dopo l&#8217;arcivescovo Stefano, Zurlo, Delli Falconi, il capitano Nicola Picardi e i maggiorenti della citt\u00e0 convocarono il popolo nella cattedrale.<br \/>\nZurlo fu il primo a parlare:<br \/>\n\u2013 Sua Maest\u00e0 Ferdinando I d&#8217;Aragona, Re di Napoli, ha deciso di elevarmi a governatore di questa citt\u00e0. \u2013 Tacque per qualche istante, riprese: \u2013 Tuttavia, non \u00e8 in questa veste che vi parlo, ma in quella di capitano del presidio militare, insufficiente a difendere Otranto. \u2013 Un&#8217;altra pausa consent\u00ec a Don Francesco di guardarsi intorno: neanche uno accenn\u00f2 a intervenire. Prosegu\u00ec: \u2013 Dobbiamo resistere nell&#8217;attesa delle milizie di Don Alfonso. Oggi stesso invier\u00f2 lettere a Lecce, Brindisi e Napoli. \u2013 Volle mostrarsi fiducioso: \u2013 Vedrete che gli aiuti arriveranno. Nel frattempo, \u2013 ordin\u00f2, \u2013 tutti devono entrare fra le mura, portando con s\u00e9 cibarie e animali; si levino i ponti e si chiudano le porte e si rimanga vigilanti nell&#8217;attesa.<br \/>\nTerminata la riunione, il capitano Giannantonio Delli Falconi, accompagnato dal nobile Picardi, fece il giro delle mura e ordin\u00f2 di prepararsi alla difesa:<br \/>\n\u2013 Alzate i ponti \u2013 comand\u00f2 \u2013 calate le saracinesche e chiudete i rastrelli. \u2013 Infine aggiunse: \u2013 Che si gettino in mare le chiavi della citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Uno dei maggiorenti di Otranto camminava avanti e indietro nel salone della sua casa, quando entr\u00f2 una fanciulla.<br \/>\n\u2013 Padre, mi avete mandato a chiamare? \u2013 domand\u00f2 con gli occhi bassi.<br \/>\n\u2013 S\u00ec, figlia mia. Stanotte partirai per Lecce.<br \/>\n\u2013 Ma, padre&#8230;<br \/>\n\u2013 Mi hanno riferito che i Turchi fanno razzie di tutto quel che trovano nei dintorni. \u2013 Tacque brevemente, riprese: \u2013 Penso che presto sferreranno l&#8217;attacco alla citt\u00e0; non so per quanto tempo potremo resistere e non penso che Don Alfonso arriver\u00e0 a tempo per salvare la citt\u00e0 e chi c&#8217;\u00e8 dentro. Per questa ragione, voglio che tu e mio nipote andiate via.<br \/>\n\u2013 Vostro nipote? \u2013 domand\u00f2, arrossendo leggermente e continuando a guardare per terra.<br \/>\n\u2013 Cara figliola \u2013 avvicin\u00f2 a s\u00e9 la ragazza e l&#8217;abbracci\u00f2 teneramente. La allontan\u00f2 per poterla guardare in viso. Si sforz\u00f2 di sorridere, disse: \u2013 Sono vecchio, ma spero che tu non pensi che per questo motivo sia anche stupido. Ti ho vista con il tuo bel soldatino con corazza e cinghie di pelle&#8230;<br \/>\n\u2013 Padre&#8230;<br \/>\nNon le consent\u00ec di negare; la interruppe:<br \/>\n\u2013 Ho interrogato Carmela&#8230;<br \/>\n\u2013 Che cosa ne sa lei? \u2013 Alz\u00f2 gli occhi per mostrare il disappunto.<br \/>\n\u2013 Ha avuto nove figli; vuoi che non sappia quando una donna \u00e8 incinta? In ogni caso, non intendo discutere. \u2013 Ribad\u00ec quanto aveva deciso: \u2013 Questa notte partirai. Ti accompagneranno Carmela, Oronzo e Nino. Adesso va&#8217; a prepararti.<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\nI messaggeri per Lecce e Brindisi erano partiti da qualche tempo. Don Francesco Zurlo, ultimata la terza lettera, quella indirizzata a Ferdinando I, stava per rileggerla quando bussarono discretamente alla porta.<br \/>\n\u2013 Avanti! \u2013 Grid\u00f2, passando una mano fra i capelli.<br \/>\n\u2013 Don Francesco, sono qui ai vostri ordini \u2013 dichiar\u00f2 il giovane con voce bassa ma risoluta.<br \/>\n\u2013 Leggete. \u2013 Intim\u00f2 il governatore, mentre gli consegnava la lettera. \u2013 Ad alta voce! \u2013 aggiunse perentoriamente.<br \/>\n\u2013 Serenissima e Cattolica Maest\u00e0 \u2013 inizi\u00f2 il giovane, con un certo imbarazzo. \u2013 \u00c8 indirizzata a Ferrante&#8230; \u2013 Non capiva perch\u00e9 dovesse leggere una lettera indirizzata al Re.<br \/>\n\u2013 Avanti, avanti, \u2013 lo sollecit\u00f2 don Francesco. \u2013 Non perdete tempo.<br \/>\n\u2013 &#8230;l&#8217;istante necessit\u00e0 ed evidente pericolo non pare che facciamo con Vostra Maest\u00e0 tanti lunghi proemi; perch\u00e9 l&#8217;armata turchesca che ha dimorato tanti giorni alla Valona, in quest&#8217;ora \u00e8 comparsa ai danni nostri. La provisione che \u00e8 nella citt\u00e0 \u00e8 poca, il nemico \u00e8 potente, quale col numero di centocinquanta e pi\u00f9 vele \u00e8 venuto ad assalirci: se la Maest\u00e0 Vostra non fa subito quella provisione necessaria, noi porteremo gran pericolo di perderci ed essere presi; noi dal canto nostro non mancheremo di difenderci per quanto sar\u00e0 possibile, e faremo il nostro dovere; ma il manco sarebbe la perdita della Vita, e dei nostri figli, mentre quello che pi\u00f9 importa sar\u00e0 il disservizio di Dio, e il danno che potr\u00e0 sostenere alla Maest\u00e0 Vostra&#8230; \u2013 Il giovane s&#8217;interruppe. \u2013 Don Francesco perch\u00e9&#8230;<br \/>\n\u2013 Proseguite.<br \/>\n\u2013 La supplichiamo pertanto per amore di Dio \u2013 riprese a leggere \u2013 che ci dovesse soccorrere subito contro questo cane, nostro nemico tanto potente. N\u00e9 diremo altro se non raccomandarci umilmente alla Maest\u00e0 Vostra, che nostro Signore guardi e conservi per lunga serie di anni con ogni felicit\u00e0; e noi liberi dall&#8217;oppressione dei nostri nemici e dalla presente invasione. Data in Otranto il 28 luglio 1480.<br \/>\nTerminata la lettura, il giovane sollev\u00f2 gli occhi e li diresse verso il governatore che, impedendosi di far trapelare la preoccupazione, con voce ferma impart\u00ec l&#8217;ordine:<br \/>\n\u2013 Partite per Napoli, subito. Consegnerete la lettera a Sua Maest\u00e0 e riferirete ci\u00f2 che vi \u00e8 noto e che non \u00e8, per brevit\u00e0, inserito nel testo.<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\nIl giovane inviato a Napoli, allontanandosi di soppiatto da Otranto, ebbe comunque modo di notare le bombarde turche spinte verso la citt\u00e0: erano di bronzo, di ferro oppure forgiate con entrambi i metalli. Tutte, per\u00f2, avevano una caratteristica che dest\u00f2 gran meraviglia nel soldato: erano grosse come botti e avrebbero tirato palle di pietra viva di smisurata grandezza: alcune, infatti, erano di dieci palmi di circuito, altre di otto, altre di sei. Sarebbe voluto tornare indietro sia perch\u00e9 avrebbe voluto combattere in difesa della citt\u00e0 sia perch\u00e9 nella citt\u00e0 viveva la ragazza che amava. Non lo fece, anzi acceler\u00f2; prima sarebbe arrivato dal Re pi\u00f9 presto sarebbero partiti gli aiuti per Otranto.<br \/>\nNon sapeva per\u00f2 che oltre a lui, stavano per abbandonare la citt\u00e0, dandosi a una fuga tanto precipitosa quanto indegna, molti soldati del presidio militare.<br \/>\nL&#8217;indomani, a difendere Otranto ci sarebbero stati solamente gli Idruntini: perlopi\u00f9 contadini e pescatori che poco o nulla conoscevano dell&#8217;arte della guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Cuneo. Domenica 28 novembre 2010. I d&#8217;avvento<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Quando iniziarono a mulinare i primi granuli farinosi che, con il passare del tempo, andarono a impallidire i tetti, Ludovica ebbe la conferma che le previsioni meteorologiche dei giorni precedenti erano esatte. La donna, sveglia da almeno due ore, seduta dietro la scrivania posta sul soppalco, dominata da un&#8217;improvvisa emozione, guard\u00f2 rapita la neve che scendeva priva di voce e le torn\u00f2 alla mente il primo pomeriggio del sabato, quando le foglie cadute sul viale, colorate nelle varie sfumature dell&#8217;autunno, crocchiavano sotto i suoi piedi. Dopo pranzo, infatti, attratta dal sole, aveva raggiunto il rond\u00f2 Garibaldi e si era avviata verso meridione, con l&#8217;intenzione di raggiungere il Santuario di Santa Maria degli Angeli. Affrontava la camminata dopo molti anni. Probabilmente per questo motivo s&#8217;era guardata attorno come se vedesse l&#8217;ambiente per la prima volta. In questo modo aveva potuto notare che gli alberi erano numerati dall&#8217;uno al milleduecentodieci. La numerazione iniziava dal lato destro andando verso il Santuario, ritornava indietro sullo stesso marciapiede per poi proseguire su quello opposto, nello stesso modo: i numeri salivano verso Sud e continuavano ad aumentare ritornando indietro. A un certo punto, sul marciapiede di sinistra aveva visto il primo cartello: nella parte superiore della cornice c&#8217;era scritto \u00abOasi\u00bb, in quella inferiore \u00abAria Protetta\u00bb, mentre nel mezzo in un riquadro rosso, al cui centro era raffigurato un volatile, c&#8217;era scritto L.I.P.U. Pi\u00f9 avanti aveva incontrato altri cartelli che l&#8217;avevano sorpresa, considerato che si trovavano su un viale cittadino, perch\u00e9 vietavano la caccia. Arrivata a destinazione era entrata nel giardino davanti al Santuario e, prima di riprendere la via del ritorno, era salita con lo sguardo dall&#8217;area fluviale del Gesso alla Besimauda, imbiancata per met\u00e0.<br \/>\nLudovica, senza rendersene conto, sollev\u00f2 una mano e lasci\u00f2 che rimanesse sospesa in una posizione innaturale. La penna che reggeva indic\u00f2 un punto del soggiorno, quasi a voler additare qualcosa di nascosto che doveva essere rivelato. Scosse la testa, sorrise, guard\u00f2 distrattamente lo scritto e chiuse il quadernone. Apr\u00ec un cassetto della scrivania e ripose con cura un plico; pensierosa richiuse il tiretto. Gli occhi andarono nuovamente all&#8217;esterno per seguire i granuli di neve. Poi, lo sguardo si appann\u00f2 e il ricordo la catapult\u00f2 a Sonora. Era rientrata dal Messico da una quindicina di giorni e ancora non aveva smaltito la delusione per non essere riuscita a trovare notizie inedite su Carlos Castaneda e sul suo maestro don Juan Matus, uno stregone indiano yaqui.<br \/>\nAveva letto qualcosa sui due e ne era rimasta talmente affascinata da organizzare il viaggio nel Centro America. Adesso si chiedeva che cosa realmente aveva sperato di trovare. Certamente non avrebbe avuto risposte diverse da quelle lette nei libri.<br \/>\n\u2013 Un uomo di conoscenza sa che la morte \u00e8 l&#8217;ultimo testimone, perch\u00e9 vede. \u2013 Pronunci\u00f2 la frase di don Juan a voce bassa; poi s&#8217;interrog\u00f2: \u2013 Chi sa se adesso mi sta osservando? \u2013 Croll\u00f2 il capo quasi a voler allontanare un brutto pensiero.<br \/>\nGuard\u00f2 il quadernone. Aveva sperato che accadesse qualcosa, invece non era arrivata alcuna risposta: la penna non s&#8217;era mossa e la pagina era rimasta bianca. Le sovvenne alla mente una frase di don Juan che ammoniva di non avventurarsi nell&#8217;ignoto senza avere nessun potere perch\u00e9 era un&#8217;azione stupida e si rischiava d&#8217;incontrare soltanto la morte.<br \/>\nI pensieri di Ludovica sembravano indirizzati solamente verso una presenza che poteva essere definita nulla o tutto o, semplicemente, ci\u00f2 che si desiderava che fosse.<br \/>\nEra arrivato il momento di muoversi; si sollev\u00f2, discese le scale e raggiunse il soggiorno. Per qualche istante guard\u00f2 fuori per abbracciare i tetti che circondavano l&#8217;abitazione, poi si gir\u00f2, scese i quattro gradini che portavano nel corridoio ed entr\u00f2 nella stanza da letto, and\u00f2 nella cabina armadio e indoss\u00f2 il giaccone blu. Torn\u00f2 indietro. Nell&#8217;antibagno degli ospiti infil\u00f2 le scarpe da pioggia e usc\u00ec.<br \/>\nLentamente discese le scale, ancora attaccata a pensieri che, seppure intralciati da onde impercettibili, non interruppero il loro viaggio. Arrivata dabbasso attravers\u00f2 il cortile con passo accorto per evitare di scivolare sullo strato di neve; aperto il portone e richiuso con insolito garbo si diresse verso Piazza Galimberti. I portici bassi di Via Roma la riparavano dalla neve e dal freddo. Poco prima del Duomo gett\u00f2 un&#8217;occhiata all&#8217;\u00abAntica Libreria Salomone\u00bb e rilesse gli avvisi che, ripetuti di vetrina in vetrina, ricordavano che dal 20 novembre tutti i pomeriggi, dalle 15,00 alle 19,00, c&#8217;era la svendita totale dei libri al prezzo che variava dai 3 ai 5 Euro. Non riusciva a immaginare come si potesse liquidare tutto dopo centocinquanta anni di attivit\u00e0, considerato che quella libreria era stata anche una delle stamperie dei Savoia; insomma un pezzo di storia della citt\u00e0 e non soltanto. Cos\u00ec com&#8217;era accaduto nei giorni precedenti anche questa volta pens\u00f2 che non sarebbe entrata ad acquistare nulla; se l&#8217;avesse fatto avrebbe avuto l&#8217;impressione di rubare. Era un&#8217;idea esagerata e la scacci\u00f2. Pens\u00f2 invece che pi\u00f9 avanti, sotto i portici di Piazza Galimberti, un Orso bianco &#8216;aveva occupato&#8217; il posto di un&#8217;altra libreria: dolciumi al posto di pagine odorose di tipografia.<br \/>\nArrivata alla piazza, invece di attraversarla, prefer\u00ec allungare il percorso per rimanere al coperto.<br \/>\nEntr\u00f2 da \u00abArione\u00bb. Sedette e ordin\u00f2 un caff\u00e8 decaffeinato. Il locale era affollato dagli acquirenti della domenica. Guard\u00f2 in giro, ma non le parve di scorgere volti conosciuti: probabilmente gli indigeni, bench\u00e9 non fosse ancora iniziata la stagione sciistica, erano fuori citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Aspettava che la servissero, quando si scopr\u00ec a pensare alla sua richiesta: &#8220;Un caff\u00e8 decaffeinato&#8221;. Avrebbe potuto anche prendere &#8220;un t\u00e8 deteinato&#8221; o, magari, sempre che esistesse, &#8220;una cioccolata decioccolata&#8221;.<br \/>\nL&#8217;arrivo del cameriere le diede lo spunto per un altro giro d&#8217;orizzonte. Not\u00f2 i primi panettoni invernali. Aveva aggiunto lei l&#8217;aggettivo, ricordando che, invece, lo scorso agosto nei negozi dove si vendeva il dolce era specificato: &#8216;estivo&#8217;. Sorrise. Probabilmente Cuneo era l&#8217;unica citt\u00e0 italiana dove si vendeva il panettone anche in estate e a qualcuno sarebbe sembrato strano, non sapendo che in alcune zone della Francia il panettone si vende tutto l&#8217;anno e che la Provincia Granda e il suo capoluogo sono meta di numerosi transalpini.<br \/>\nBevve il caff\u00e8, si guard\u00f2 di nuovo attorno e un&#8217;altra volta i visi le parvero anonimi e non soltanto perch\u00e9 le erano sconosciuti. Aveva sperato almeno di scambiare un saluto. Era delusa. Ritornata nella sua terra dopo anni di assenza, aveva avuto modo di appurare quanto fosse difficile riannodare i legami di un tempo. Dei vecchi amici si erano fermati in pochi a Cuneo: conseguita la laurea, i pi\u00f9 avevano scelto di migrare verso luoghi che offrivano maggiori opportunit\u00e0 di lavoro. A Ludovica il cambiamento di chi aveva deciso di rimanere appariva evidente: aveva lasciato dei giovani che desideravano realizzarsi nella citt\u00e0 d&#8217;origine e ritrovava individui adulti con un passato a lei sconosciuto. Molti erano ammogliati, avevano figli e nipoti, altri erano vedovi, con prole o senza. Tutti o quasi sembravano contenuti nella quotidianit\u00e0. La citt\u00e0 aveva un aspetto grigio; il sole, ossia quel baluginio che fa di una persona un&#8217;anima viva, sembrava ostacolato nell&#8217;esercizio di scaldare e illuminare. Tra chi era rimasto, qualcuno dava segnali certi di crescita, mentre altri, la maggior parte, erano marcati solamente dalle rughe degli anni; la vecchiaia in costoro non era legata a un fatto semplicemente anagrafico. Come percepivano lei? Come una vecchia o come una donna che, seppure avanti negli anni, aveva raggiunto il giusto equilibrio? Poi, desiderava veramente essere considerata una persona assennata? Soltanto in parte probabilmente, vale a dire per quella porzione d&#8217;individui che esprimevano giudizi poco lusinghieri al suo riguardo. Nella sostanza, Ludovica voleva essere se stessa, con guizzi rilevanti d&#8217;imprevedibilit\u00e0 non sempre comprensibili in una citt\u00e0 fin troppo placida. Per questa ragione, era difficoltoso stabilire nuovi rapporti.<br \/>\nPag\u00f2 e usc\u00ec.<br \/>\nStava per incamminarsi verso casa, quando un urlo di dolore la fece voltare. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/07\/10\/indizi-di-esistenza-di-francesco-rodolfo-russo\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/07\/10\/indizi-di-esistenza-di-francesco-rodolfo-russo\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per gentile concessione dell\u2019autore, pubblichiamo il primo capitolo del romanzo di Francesco Rodolfo Russo \u201cIndizi di esistenza\u201d, appena uscito per i tipi dell\u2019editore Giancarlo Zedde,\u00a0 come lo stesso Francesco Rodolfo Russo ci segnala prontamente. Lo ringraziamo e lo salutiamo con affetto. 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