{"id":28283,"date":"2014-04-28T18:41:15","date_gmt":"2014-04-28T16:41:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=28283"},"modified":"2014-04-28T18:41:15","modified_gmt":"2014-04-28T16:41:15","slug":"delitti-di-stato-ed-omerta-mediatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/04\/28\/delitti-di-stato-ed-omerta-mediatica\/","title":{"rendered":"Delitti di Stato ed omert\u00e0 mediatica."},"content":{"rendered":"<p>Quando la Legge e l\u2019Ordine Pubblico diventa violenza gratuita e reato impunito del Potere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scrive il dr Antonio Giangrande, sociologo storico e scrittore che sul tema ha scritto dei saggi pubblicati su Amazon.it.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 violenza \u00e8 violenza. C\u2019\u00e8 la violenza agevolata, come quella degli stalker, fenomeno che sui media si fa un gran parlare. Stalker che sono lasciati liberi di uccidere, in quanto, pur in presenza di denunce specifiche, non vengono arrestati, se non dopo aver ucciso coniuge e figli. C\u2019\u00e8 la violenza fisica che ti lede il corpo. C\u2019\u00e8 quella psicologica che di devasta la mente, come per esempio l\u2019essere vittima di concorsi pubblici od esami di abilitazione truccati o il considerare le tasse come \u201cpizzo\u201d o tangente allo Stato.<\/p>\n<p>O come per esempio c\u2019\u00e8 la violenza su Silvio Berlusconi: un vero e proprio ricatto\u2026. anzi \u00e8 un\u2019estorsione \u201cmafiosa\u201d a detta di Berlusconi. Libero di fare la campagna elettorale, ma fino a un certo punto: se nei suoi interventi pubblici Berlusconi torner\u00e0 a prendersela con i magistrati (come fa con regolarit\u00e0 da vent&#8217;anni a questa parte) potr\u00e0 venirgli revocato l&#8217;affido ai servizi sociali e scatterebbero gli arresti domiciliari.\u00a0<strong>Antonio Lamanna<\/strong>, come racconta la stampa, nell&#8217;udienza di gioved\u00ec 10 marzo 2014, ha sottolineato che se il Cavaliere dovesse diffamare i singoli giudici l&#8217;affidamento potrebbe essere revocato. Un bavaglio a Berlusconi: se dovesse parlare male della magistratura, verr\u00e0 sbattuto agli arresti\u00a0domiciliari. Lamanna, nel corso dell&#8217;udienza, ha portato in aula un articolo del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0dello scorso 7 marzo 2014, in cui veniva riportato che Berlusconi avrebbe detto, in vista delle decisione del Tribunale di Sorveglianza: &#8220;<strong>Sono qui a dipendere da una<\/strong>\u00a0<strong>mafia di giudici<\/strong>&#8220;. Dunque Lamanna ha commentato: &#8220;Noi non siamo n\u00e9 angeli vendicatori n\u00e9 angeli custodi, ma siamo qui per far applicare la legge&#8221;, e successivamente ha ribadito al Cavaliere la minaccia (abbassare i toni, oppure addio ai servizi).<\/p>\n<p>O come per esempio c\u2019\u00e8 la violenza su Anna Maria Franzoni. Quattordici anni dopo l&#8217;omicidio del figlio Samuele Lorenzi in Annamaria Franzoni ci sono ancora condizioni di pericolosit\u00e0 sociale e la donna ha bisogno di una psicoterapia di supporto. Sapete perch\u00e9: perch\u00e9 si dichiara innocente. E se lo fosse davvero? In questa Italia, se condannati da innocenti, bisogna subire e tacere. Questo \u00e8 il sunto della perizia psichiatrica redatta dal professor Augusto Balloni, esperto incaricato dal tribunale di Sorveglianza di Bologna di valutare ancora una volta la personalit\u00e0 della donna per decidere sulla richiesta di detenzione domiciliare. La perizia ha circa 80 pagine ed \u00e8 il frutto di una decina di incontri in oltre due mesi con le conclusioni, depositate prima di Pasqua 2014. Secondo quanto rivelato dalla trasmissione \u201cQuarto grado\u201d, la perizia sostiene che Franzoni, che sta scontando una condanna a 16 anni (e non a 30 anni, cos\u00ec come previsto per un omicidio efferato), \u00e8 socialmente pericolosa: soffre di un &#8220;disturbo di adattamento&#8221; per &#8220;preoccupazione, facilit\u00e0 al pianto, problemi di interazione con il sistema carcerario&#8221; perch\u00e9 continua a proclamarsi innocente.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la violenza fisica.\u00a0Tutti a lavarsi la bocca con il termine legalit\u00e0. Mai nessuno ad indicare i responsabili delle malefatte se trattasi dei poteri forti. Cos\u00ec si muore nelle \u201ccelle zero\u201d italiane.\u00a0 Dai pestaggi ai suicidi sospetti. Le foto incredibili. Di questo parla Antonio Crispino nel suo articolo su \u201cIl Corriere della Sera\u201d del 5 febbraio 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quando questa inchiesta sar\u00e0 tolta dal sito del Corriere (pi\u00f9 o meno 48 ore), in carcere sar\u00e0 morta un\u2019altra persona. Sono 2230 decessi in poco pi\u00f9 di un decennio. Quasi un morto ogni due giorni. Morte naturale, arresto cardio-circolatorio, suicidio. Queste le cause pi\u00f9 comuni. Quelle scritte sulle carte. Poi ci sarebbero i casi di pestaggio, di malasanit\u00e0 in carcere, di detenuti malati e non curati, abbandonati, le istigazioni al suicidio, le violenze sessuali, le impiccagioni a pochi giorni dalla scarcerazione o dopo un diverbio con il personale carcerario. Sono le ombre del sistema. La versione ufficiale \u00e8 che il carcere \u00e8 \u201ctrasparente\u201d, sono tutte fantasie, storie metropolitane. \u00abI detenuti, ormai, l\u2019hanno presa come una moda quella di denunciare violenze\u00bb. Parola di Donato Capece, leader del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria). Per essere credibili bisogna portare le prove, le testimonianze. In che modo? \u00abIl carcere \u00e8 un mondo a parte, un sistema chiuso dove si viene a sapere quello che io voglio che si sappia e dove le carte si possono sistemare a piacimento. Il sistema tende a proteggere se stesso\u00bb sintetizza Andrea Fruncillo, ex agente penitenziario di Asti. Lo avevamo incontrato gi\u00e0 qualche anno fa. Grazie anche alla sua denuncia (caso pi\u00f9 unico che raro) venne alla luce il sistema di pestaggio organizzato all\u2019interno del carcere dove prestava servizio. In primo grado non si trov\u00f2 nessun responsabile. In secondo grado sono arrivate le condanne. E\u2019 una lotta impari, una fatica di Sisifo. \u00abAnche l\u00ec dove riusciamo faticosamente a reperire delle prove finisce quasi sempre con una prescrizione\u00bb spiega l\u2019avvocato Simona Filippi. \u00c8 uno gli avvocati di Antigone, l\u2019associazione che si occupa dei diritti dei detenuti. Carte alla mano, ci mostra come i reati per cui si procede sono attinenti alle sole lesioni. I tempi di prescrizione sono facilmente raggiungibili rispetto a un reato di tortura. Se fosse introdotto nel nostro ordinamento. Ad\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>, infatti, questo reato non esiste. Come praticamente non esistono condanne passate in giudicato. Esistono, invece, foto e documenti agghiaccianti che pochi dubbi lascerebbero sulla natura della morte del detenuto. Ma tutto \u00e8 interpretabile e la scriminante \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo. Lo avevamo testato anche noi, nel 2012, dopo l\u2019aggressione ricevuta da parte del comandante degli agenti penitenziari di Poggioreale che minacci\u00f2: \u00abSe non spegni questa telecamera te la spacco in testa&#8230; I detenuti li trattiamo anche peggio, lo puoi anche scrivere\u00bb. Anche in quel caso chiedevamo di presunti casi di violenza. Tante scuse per l\u2019accaduto, la richiesta &#8211; cortese &#8211; di non denunciare da parte della direttrice e promesse di azioni disciplinari da parte del Dap. Nulla di concreto. Anzi. Sul sito della polizia penitenziaria il comandante viene descritto come un \u2018martire della battaglia\u2019, in puro stile corporativo, provocato da giornalisti in cerca di scoop. \u00abNessuna prova\u00bb. Qualche foto gira su internet per la pervicacia di genitori che chiedono giustizia: sono i casi di Stefano Cucchi, Marcello Lonzi (la mamma ha venduto tutto quello che aveva per pagare avvocati e periti. Ultimamente ha messo in vendita il proprio rene per poter pagare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo a Strasburgo. La battaglia legale va avanti da 10 anni) o Federico Perna. Gli altri non li conosce nessuno. Come Manuel Eliantonio, Carlo Saturno, Bohli Kaies, Raffaele Montella, Aldo Tavola, Stefano Guidotti, Antonino Vadal\u00e0, Mauro Fedele, Gregorio Durante, Giuseppe Rotundo e troppi altri. Raccogliamo tutto quello che si pu\u00f2 documentare. Lo mostriamo, in una miscellanea di orrore e terrore, al garante dei detenuti della Lombardia Donato Giordano, la regione con il pi\u00f9 alto numero di carcerati. \u00abE\u2019 una follia, se \u00e8 vero come \u00e8 vero quello che ho visto siamo messi peggio del nazismo\u00bb. Eppure casi di pestaggio sulla sua scrivania non sono mai arrivati. Nemmeno uno. Invece da mesi ci arrivano via posta segnalazioni dal carcere di Opera. \u00abFate luce sulla cella 24\u00bb, ci scrivono. Cos\u2019\u00e8 la cella 24? \u00abSolo una cella come tante altre dove mettono drogati e alcolizzati. Il direttore del carcere mi ha detto che \u00e8 vuota per evitare che si facciano male. Indagher\u00f2\u00bb ci fa sapere il garante Giordano. In tutta Italia la cella 24 ha tanti nomi. Ogni detenuto, a seconda della provenienza geografica, la apostrofa in modo diverso, ma il senso \u00e8 quello: cella 0, cella interrata, cella frigorifera, cella nera, cella estiva\/invernale\u2026 Ogni termine ha una spiegazione. Incontriamo un poliziotto di Poggioreale per chiedergli del sovraffollamento ma il discorso vira inevitabilmente sull\u2019esistenza della \u201ccella zero\u201d, la cella dove verrebbero portati i detenuti da punire. Non sa di essere ripreso. Spaventa la normalit\u00e0 con la quale afferma cose di una certa gravit\u00e0: \u00abPoggioreale \u00e8 stato scenario di tante cose violente, dentro Poggioreale si \u00e8 sparato, ci sono stati i morti, sono girate pistole\u2026 fino a quando non c\u2019\u00e8 stata la svolta autoritaria delle forze dell\u2019ordine. Nella gestione di una popolazione del genere, permetti che c\u2019\u00e8 anche il momento di tensione, che si superano dei limiti, da ambo le parti e si interviene in questo modo? Penso che \u00e8 naturale\u2026 E\u2019 un po\u2019 come lo schiaffo del padre in famiglia, no?\u00bb. La denuncia che il garante si aspetta sulla scrivania dovrebbe partire da un detenuto pestato che si trova all\u2019interno del carcere e convive con altri detenuti che non vogliono problemi. La stessa denuncia prima di essere spedita passerebbe tra le mani del sistema carcerario. Dopodich\u00e9 il detenuto dovrebbe continuare a convivere con i suoi presunti carnefici, ogni giorno. Il tutto partendo dal presupposto che un detenuto, per definizione, ha una credibilit\u00e0 pari allo zero e una possibilit\u00e0 di documentare quello che dice praticamene nulla. \u00abAnche se viene trasferito dopo la denuncia, il detenuto sa che le prende lo stesso. Tra di noi arrivava la voce di chi aveva fatto l\u2019infame e si trovava ugualmente il modo di punirlo. Chi sa sta zitto, anche i medici. Ad Asti dicevamo noi al medico cosa scrivere sulla cartella clinica dopo un pestaggio. Ovviamente nei casi in cui lo portavamo da un medico. Ci sono tanti bravi agenti che fanno solo il loro dovere ma seppure assistessero ai pestaggi non potrebbero parlare. Sarebbero mandati in missione in chiss\u00e0 quale carcere sperduto d\u2019Italia, gli negherebbero le licenze, i permessi, farebbero problemi con le ferie, verrebbero discriminati&#8230; Insomma il carcere \u00e8 un mondo con le sue regole\u00bb ricostruisce cos\u00ec la sua esperienza, Fruncillo. \u00abCi aveva provato Carlo Saturno a denunciare le violenze subite nel carcere minorile di Bari\u00bb ricorda Laura Baccaro autrice con Francesco Morelli del dossier \u201cMorire di carcere\u201d pubblicato su Ristretti Orizzonti. E\u2019 stato sfortunato. Era l\u2019unico testimone ed \u00e8 morto impiccato una settimana prima dell\u2019udienza in cui doveva deporre. Il processo si \u00e8 chiuso per mancanza di prove.<\/p>\n<p>Katiuscia Favero. Anche lei aveva denunciato: un medico e due infermieri dell\u2019Opg di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. La avrebbero violentata ripetutamente. \u00abDopo la denuncia viene trovata impiccata a un albero in un recinto accessibile solo al personale medico-infermieristico. Sfortunata anche lei. Perch\u00e9 spariscono anche le perizie ginecologiche effettuate dopo la denuncia\u00bb. Caso chiuso. Nel 2008 verranno assolti sia il medico che gli infermieri denunciati da Katiuscia, per mancanza di prove. Cristian De Cupis diceva che alcuni agenti della Polfer di Roma lo avevano picchiato durante l\u2019arresto. Denuncia tutto al Pronto soccorso. Muore prima ancora che gli convalidino l\u2019arresto. Aveva 36 anni. Manuel Eliantonio viene fermato all\u2019uscita di una discoteca. Aveva fumato, usato droghe. Gliene trovano alcune in tasca e lui scappa. L\u2019agente lo rincorre e lo porta nella caserma della Polizia stradale di Carcare, provincia di Savona poi in carcere. Ufficialmente muore per \u00abarresto cardiaco\u00bb ma il giorno prima aveva scritto alla mamma: \u00abMi ammazzano di botte, mi riempiono di psicofarmaci, quelli che riesco li sputo, se non li prendo mi ricattano\u00bb. Anche qui, nessuna prova. Nessuna prova e nessuna testimonianza neppure per Bohli Kaies. E\u2019 uno spacciatore tunisino morto per \u00abarresto cardiocircolatorio\u00bb. La perizia disposta dal procuratore di Sanremo precisa: \u00abAvvenuta per asfissia violenta da inibizione dell\u2019espansione della gabbia toracica\u00bb. In pratica: soffocato. Cos\u00ec il procuratore Roberto Cavallone decide di indagare i tre carabinieri che procedettero all\u2019arresto. Dir\u00e0: \u00abE\u2019 una morte della quale lo Stato italiano deve farsi carico. Chi ha visto si faccia avanti e i tre militari raccontino come \u00e8 andata\u00bb. Non si sapr\u00e0 mai come \u00e8 andata nemmeno per Rachid Chalbi. Trovato morto in cella per \u201csuicidio\u201d. Qualche giorno prima era stato punito con il trasferimento nel penitenziario di Macomer. Quando i parenti si recano all\u2019obitorio notano ecchimosi sul volto e sul petto. I parenti si chiedono: \u00abNonostante la richiesta del consolato e dei legali l\u2019autopsia non \u00e8 stata eseguita. Perch\u00e9?\u00bb.<\/p>\n<p>Qui si parla di morti che hanno commesso il reato di farsa. Ossia: colpevoli di essere innocenti. Di chi \u00e8 stato arrestato \u00e8 poi in caserma picchiato fine a morirne, se ne parla come eccezione. Ma nessuno parla di chi subisce violenza o muore durante le fasi dell\u2019arresto.<\/p>\n<p>Foto e filmati, raccolti e rilanciati sul web, compongono una moviola con pochi margini d\u2019interpretazione: colpi di manganello contro persone a terra, calci, quel terribile gesto di salire con gli scarponi sull\u2019addome di una ragazza rannicchiata sull\u2019asfalto con il suo ragazzo che le sta sopra per proteggerla.<\/p>\n<p>E poi loro. \u201cQuello che \u00e8 successo a Magherini ripropone tragedie che sembrano richiamare situazioni simili e comportamenti analoghi a quelli gi\u00e0 visti come nel caso di Aldrovandi e di Ferulli. Si teme l\u2019abuso di Stato. Una persona che grida aiuto e una persona in divisa sopra di lui che effettua la cosiddetta azione di contenimento, un termine pudico e ipocrita.\u201d Questo ha detto duramente il senatore Manconi, che parla di evidenze documentate (un video ripreso dall\u2019alto) dei\u00a0<strong>comportamenti illegali da parte delle forze dell\u2019ordine.<\/strong><\/p>\n<p>PRESADIRETTA ha raccontato nell\u2019ignavia generale\u00a0le storie dei meno conosciuti: Michele Ferrulli, morto a Milano durante un fermo di polizia mentre ballava per strada con gli amici, Riccardo Rasman, rimasto ucciso durante un\u2019irruzione della polizia nel suo appartamento dopo essere stato legato e incaprettato col fil di ferro, Stefano Brunetti, morto il giorno dopo essere stato arrestato col corpo devastato dai lividi. A PRESADIRETTA hanno fatto ascoltare i racconti scioccanti dei \u201c<em>sopravvissuti<\/em>\u201d come Paolo Scaroni, in coma per due mesi dopo le percosse subite durante le cariche della polizia contro gli ultras del Brescia, Luigi Morneghini, sfigurato dai calci in faccia di due agenti fuori servizio e delle altre vittime che ad\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0aspettano ancora giustizia. Ma quante sono invece le storie di chi non ha avuto il coraggio di denunciare e si \u00e8 tenuto le botte, le umiliazioni pur di non mettersi contro le forze dell\u2019ordine e dello Stato? Noi pensiamo di vivere in un Paese democratico dove i diritti della persona sono inviolabili, \u00e8 veramente cos\u00ec?\u00a0\u201cMorti di Stato\u201d \u00e8 un racconto di Riccardo Iacona e Giulia Bosetti.\u00a0Morti di Stato\u201d, l\u2019inchiesta giornalistica che non fa sconti.<\/p>\n<p>Ottima la prima per la nuova serie di \u201cPresadiretta\u201d di Riccardo Iacona, scrive\u00a0Filippo Vendemmiati\u00a0su Articolo 21 del 7 gennaio 2014. \u201cMorti di Stato\u201d una puntata dura e senza sconti a cui si vorrebbe ne seguisse subito un\u2019altra, fatta anche di risposte, smentite, precisazioni. Ma difficilmente sar\u00e0. Chi scrive conosce bene il lungo travaglio che ha preceduto e ha partorito questa trasmissione. Come spesso fino ad ora \u00e8 accaduto,\u00a0 \u201ci coinvolti\u201d preferiranno tacere, eludere,\u00a0 rispondere non con le parole, ma semmai con \u201cgli avvertimenti giudiziari\u201d dei loro avvocati. Perch\u00e9 qui sta la prima e paradossale differenza:\u00a0 l\u2019inchiesta giornalistica,\u00a0 quella vera, quella che nonostante tutto dunque non \u00e8 morta, ha un nome e un cognome, un responsabile che si firma e si assume ogni responsabilit\u00e0; il reato penale commesso dallo Stato \u00e8 coperto dall\u2019anonimato, da una divisa e da un casco,\u00a0 da omissioni complicit\u00e0..\u00a0 Per questo tanto tenace e insuperabile \u00e8 il muro che si oppone all\u2019introduzione del codice identificativo sulle divise e del reato di tortura, da 25 anni \u00a0inadempienti\u00a0 nonostante il protocollo firmato davanti alla Convenzione dell\u2019Onu. Ma c\u2019\u00e8 un duplice reato di tortura: il primo \u00e8\u00a0 quello delle vittime non di incidenti o di colluttazioni avvenute sulla strada, bens\u00ec di violenze gratuite avvenute durante\u00a0 un fermo, un controllo, in manette o nel chiuso delle caserme o delle carceri; il secondo \u00e8 quello dei familiari delle vittime,\u00a0 costrette ad un terribile e doloroso percorso per ottenere scampoli di una giustizia che non ce la fa \u00a0ad essere normale. Anche chi condannato in via definitiva per reati compiuti con modalit\u00e0 gravissime,\u00a0 sancite da motivazioni trancianti contenute in tre sentenze, come nel caso dell\u2019omicidio di Federico Aldrovandi, ha diritto ad indossare\u00a0 ancora la divisa, quasi che un quarto silenzioso grado di giudizio garantisse chi di quella stessa divisa abusa e con quella divisa infanga il giuramento\u00a0 fatto davanti alla Costituzione.. Non solo e tanto di \u201cmele marce\u201d si \u00e8 occupata questa puntata di Presadiretta, ma di un sistema malato che queste mele alleva , copre e difende., secondo il principio non nuovo che dalla polizia non si decade, ma semmai si viene promossi. Grazie a Presadiretta e a Raitre di avercelo raccontato con tanta efficacia, nel nome delle vittime note e ignote, per una volta non ignorate.<\/p>\n<p>Le Forze dell\u2019Ordine usano delle tecniche apposite di bloccaggio delle persone esagitate che li si vuol portare alla calma o all\u2019esser arrestate.\u00a0Di questo parla la Relazione della 360 SYSTEM della Polizia di Stato.<\/p>\n<p><strong>Primo contatto.\u00a0<\/strong>La pressione come strumento per apprestare la difesa, l\u2019armonia del movimento e la elasticit\u00e0, non irrigidirsi in situazioni di stress, aumento del carattere e dell\u2019aggressivit\u00e0 quando sottoposti ad attacchi.<\/p>\n<p><strong>Ammanettare l\u2019avversario.\u00a0<\/strong>Come eseguire una corretta e veloce procedura di bloccaggio a terra e successivo ammanettamento in situazione di uno contro uno, tecniche per portare a terra l\u2019avversario in sicurezza e controllo dell\u2019avversario a terra.<\/p>\n<p>Probabilmente, come tutte le cose italiane, il corso non \u00e8 frequentato e quindi ogni agente adopera una sua propria tecnica personale, spesso, letale e che per forza di cose passa per buona ed efficace.<\/p>\n<p>La versione ufficiale pareva chiara. Riccardo Magherini, 40 anni, figlio dell\u2019ex stella del Palermo<strong>\u00a0<\/strong>Guido Magherini, \u00e8 morto due mesi fa a Firenze<strong>,<\/strong>\u00a0qualche istante dopo essere stato arrestato a causa di un arresto cardiaco, scrive nel suo articolo Alessandro Bisconti su \u201cSicilia Informazioni\u201d del 27 aprile 2014. Vagava seminudo e in stato di shock in Borgo San Frediano a Firenze. Aveva appena sfondato la porta di una pizzeria, portando via il cellulare a un pizzaiolo. Chiedeva aiuto, diceva di essere inseguito da qualcuno che voleva ucciderlo.<strong>\u00a0<\/strong>Poi \u00e8 entrato nell\u2019auto di una ragazza mentre lei scappava. Quindi sono arrivati i carabinieri che dopo averlo immobilizzato, hanno chiamato il 118, visto lo stato di agitazione di Magherini. Dieci minuti dopo \u00e8 arrivato il medico che ha trovato l\u2019uomo in arresto cardiaco. Un\u2019ora pi\u00f9 tardi Magherini \u00e8 morto in ospedale. Adesso il fratello di Riccardo Magherini accompagnato dal suo legale e dal senatore del PD Luigi Manconi hanno presentato in Senato le immagini inedite del corpo dell\u2019uomo, sulla morte del quale chiedono che sia fatta chiarezza, sospettando un abuso di polizia simile ad altri che hanno funestato le cronache recenti.\u00a0Ci sono per\u00f2 numerose testimonianze (e un video) che raccontano di un uomo preso a calci a lungo, in particolare calci al fianco e all\u2019addome, mentre era sdraiato a terra e di soccorsi chiamati quando ormai non reagiva pi\u00f9. \u201cPer una quarantina di minuti Riccardo \u00e8 stato steso a terra immobilizzato dai carabinieri con un ginocchio sulla schiena. Era ammanettato ed \u00e8 stato percosso e intanto Riccardo urlava: \u2018Sto morendo, sto morendo\u2019\u201d ha raccontato un testimone alla trasmissione Chi l\u2019ha visto, ma in tanti sostengono questa ricostruzione.\u00a0I video e le foto sono appena stati presentati in Senato. Il pap\u00e0 Guido, 62 anni, ha disputato<strong>\u00a0<\/strong>tre stagioni con la maglia del Palermo, nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, diventando presto un semi-idolo (18 gol). Lui, Riccardo, ha provato a seguire le orme del padre. Inizio promettente, con la vittoria del torneo di Viareggio in maglia viola, da protagonista. Era considerato una promessa del calcio fiorentino. Poi si \u00e8 perso per strada. Tante delusioni, anche nella vita. Fino alla separazione, recente, con la moglie e all\u2019ultima, folle, serata.<\/p>\n<p><strong>Mor\u00ec d\u2019infarto<\/strong>\u00a0durante l\u2019 arresto il cinquantunenne milanese\u00a0<strong>Michele Ferulli<\/strong>, deceduto la sera del\u00a0<strong>30 giugno 2011<\/strong>, dopo esser stato percosso da alcuni agenti di polizia che lo stavano ammanettando. E\u2019 quanto emerge dalla perizia redatta dal tecnico incaricato dai giudici della Corte d\u2019Assise d\u2019Appello di Milano,\u00a0<strong>Fabio Carlo Marangoni<\/strong>, che ha potuto visionare ben\u00a0<strong>4 filmati<\/strong>\u00a0di quei tragici momenti. Gli uomini delle forze dell\u2019ordine, intervenuti dopo una segnalazione per schiamazzi notturni in\u00a0<strong>via Varsavia<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong>nel capoluogo lombardo, stavano procedendo al fermo della vittima, e secondo la relazione peritale uno di loro\u00a0<em><strong>\u201cpercuoteva ripetutamente sulla spalla e sulla scapola destra\u201d<\/strong><\/em>\u00a0l\u2019individuo in procinto di essere arrestato. Ferulli venne colto, forse per la concitazione, da un\u00a0<strong>arresto cardiaco<\/strong>\u00a0che gli sarebbe risultato fatale. Nel procedimento giudiziario in corso risultano imputati i\u00a0<strong>quattro poliziotti<\/strong>\u00a0intervenuti sul posto durante quella serata maledetta. Per loro l\u2019accusa \u00e8 di\u00a0<strong>omicidio preterintenzionale<\/strong><strong>.<\/strong>\u00a0Stando a quanto risulta dal lavoro depositato da Marangoni, per ben 2 volte Ferulli invoc\u00f2 esplicitamente aiuto.<\/p>\n<p>L\u2019abominevole morte di Luigi Marinelli \u00e8 l\u2019articolo di\u00a0Alessandro Litta Modignani su \u201cNotizie Radicali\u201d del 15 ottobre 2012. Sempre pi\u00f9 spesso sentiamo nominare Cucchi, Aldrovandi, Bianzino, Uva&#8230;. Nomi diventati tristemente familiari, evocatori di arbitrio, brutalit\u00e0, violenza, morte, denegata giustizia. Il muro dell\u2019omert\u00e0 e del silenzio poco alla volta si rompe, le famiglie coraggiose non si rassegnano al dolore della perdita, facebook e internet fanno il resto, obbligando la carta stampata ad adeguarsi e a rispettare il dovere di cronaca. Cos\u00ec, uno dopo l\u2019altro, altri nomi e altre vicende emergono dall\u2019oscurit\u00e0 e assurgono alla dignit\u00e0 di \u201ccasi\u201d. La lista si allunga, nuovi nomi si aggiungono, con le loro storie di ordinaria follia. Alla presentazione del libro-denuncia di Luca Pietrafesa \u201cChi ha ucciso Stefano Cucchi?\u201d (Reality Book, 180 pagine) tenuta nei giorni scorsi nella sede del Partito radicale a Roma, ha finalmente trovato la forza interiore di parlare l\u2019avv. Vittorio Marinelli, che con voce rotta dall\u2019emozione ha raccontato la morte abominevole, letteralmente \u201cassurda\u201d di suo fratello Luigi. Luigi Marinelli era schizofrenico, con invalidit\u00e0 riconosciuta al 100%. Si sottoponeva di buon grado alle terapie che lo tenevano sotto controllo, dopo un passato burrascoso che lo aveva portato in un paio di ospedali psichiatrico-giudiziari. Spendaccione, disturbato, invadente fino alle soglie della molestia, divideva la sua vita fra gli amici, la sua band e qualche spinello. Era completamente incapace di amministrarsi. Ricevuta in eredit\u00e0 dal padre una certa somma, la madre e i fratelli gliela passavano a rate, per evitare che la sperperasse tutta e subito. Rimasto senza soldi, la mattina del 5 settembre 2011 Luigi va dalla madre, esige il denaro rimanente; si altera, d\u00e0 in escandescenze, minaccia, le strappa la cornetta dalle mani \u2013 ma non ha mai messo le mani addosso a sua madre, mai, neppure una sola volta nel corso della sua infelice esistenza. Messa alle strette, la madre chiama Luisa (la fidanzata di Luigi, anch\u2019ella schizofrenica) chiama l\u2019altro figlio Vittorio, chiama la polizia e quest\u2019ultima decisione si riveler\u00e0 fatale. Arrivano due volanti &#8211; poi diventeranno addirittura tre o quattro &#8211; trovano Luigi che straparla come suo solito semi-sdraiato sulla poltrona, esausto ma in fin dei conti calmo. Gli agenti chiamano il 118 per richiedere un ricovero coatto. Arriva Vittorio, mette pace in famiglia, madre e figlio si riconciliano, Luigi riceve in assegno il denaro che gli appartiene e fa per andarsene. Ma la polizia ha bloccato la porta e non lo lascia uscire, dapprima con le buone poi, di fronte alle crescenti rimostranze, con l\u2019uso della forza. Luigi \u00e8 massiccio, obeso, tre poliziotti non bastano, ne arriva un quarto enorme e forzuto. Costui blocca lo sventurato contro il muro, lo piega a terra, lo schiaccia con un ginocchio sul dorso, gli torce le braccia dietro la schiena e lo ammanetta, mentre Vittorio invita invano gli agenti a calmarsi e a desistere. \u201cNon fate cos\u00ec, lo ammazzate&#8230;!\u201d dice lui, \u201cSi allontani!\u201d sbraitano quelli. Vittorio vede il fratello diventare cianotico, si accorge che non riesce a respirare, lo guarda mentre viene a mancare. Allontanato a forza, telefona per chiedere aiuto al 118 ma dopo due o tre minuti sono i poliziotti a richiamarlo. Luigi ormai non respira pi\u00f9 ma ha le braccia sempre bloccate dietro alla schiena: le chiavi delle manette&#8230;. non si trovano! La porta di casa \u00e8 bloccata, non si sa da dove passare, un agente riesce finalmente a trovare la porta di servizio, scende alle auto ma le chiavi ancora non saltano fuori. \u201cGli faccia la respirazione bocca a bocca!\u201d gridano gli agenti in preda nel panico (Luigi \u00e8 bavoso e sdentato, a loro fa schifo, poverini). Liberano infine le braccia ma ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare. Il volto di Luigi \u00e8 nero. E\u2019 morto. Arriva l\u2019ambulanza, gli infermieri si trovano davanti a un cadavere ma, presi da parte e adeguatamente istruiti, vengono convinti dagli agenti a portare via il corpo per tentare (o meglio: per fingere) la rianimazione. Il resto di questa storia presenta il solito squallido corollario di omert\u00e0, ipocrisia, menzogne, mistificazioni. Gli agenti si inventano di avere ricevuto calci e pugni per giustificare l\u2019ammanettamento, il magistrato di turno avalla la tesi della \u201ccollutazione\u201d. L\u2019autopsia riscontra la frattura di ben 12 costole e la presenza di sangue nell\u2019addome, la Tac rivela di distacco del bacino, evidenti conseguenze dello schiacciamento del corpo. Le analisi tossicologiche indicano una presenza di sostanze stupefacenti del tutto insignificante. A marzo il pm chiede l\u2019archiviazione sostenendo che la causa della morte \u00e8 stata una crisi cardiaca. La famiglia presenta opposizione. Qual \u00e8 stata la causa della crisi cardiaca? Perch\u00e9 \u00e8 stato immobilizzato? Era forse in stato d\u2019arresto? In questo caso, per quale reato? Le varie versioni degli agenti, mutate a pi\u00f9 riprese, sono in patente contraddizione. \u201cGli venivano subito tolte le manette\u201d \u00e8 scritto spudoratamente nel verbale, mentre in verit\u00e0 gli sono state tenute per almeno 10 minuti, forse un quarto d\u2019ora. L\u2019ultima volante dei Carabinieri, sopraggiunta sul posto, descrive nel verbale \u201cun uomo riverso a terra ancora ammanettato\u201d. Ma quando Vittorio Marinelli fa notare al magistrato che questa \u00e8 evidentemente la \u201ccausa prima efficiente\u201d dell\u2019arresto cardiaco, si sente rispondere dal leguleio che \u201cla sua \u00e8 un\u2019inferenza\u201d. Resta il fatto che prima di essere ammanettato Luigi Marinelli era vivo, dopo \u00e8 morto. Queste sono le cosiddette forze del cosiddetto ordine, questa \u00e8 la magistratura dell\u2019Italia di\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>. Tornano alla mente le parole pronunciate da Marco Pannella in una conferenza stampa di un paio di anni fa: \u201cPresidente Napolitano, tu sei il Capo di uno Stato di merda\u201d.<\/p>\n<p>Ferrara, via dell\u2019Ippodromo. All\u2019alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni, scrive \u201cZic\u201d il 15 febbario 2014. Dopo due anni di coperture e reticenze, durante i quali le versioni ufficiali sposavano la tesi della morte per overdose e dell\u2019innocenza dei tutori dell\u2019ordine, il 20 ottobre 2007 \u00e8 iniziato il processo a quattro agenti, a novembre 2008 il \u201ccolpo di scena\u201d, agli atti del processo una foto che mostrerebbe inequivocabilmente come causa di morte sia un ematoma cardiaco causato da una pressione sul torace, escludendo ogni altra ipotesi. Su questa immagine \u00e8 acceso il dibattito, nelle ultime udienze della fase istruttoria, tra i periti chiamati a deporre dai legali dalla famiglia e quelli della difesa. Infine, il 6 luglio 2009, la condanna degli agenti. Il giudice: \u00abUcciso senza una ragione\u00bb, imputati condannati a 3 anni e mezzo per eccesso colposo in omicidio colposo. Nel nostro speciale i resoconti di tutte le udienze. Altri agenti condannati nell\u2019ambito del processo-bis, per i depistaggi dei primi giorni di indagine; una poliziotto condannato anche nel processo-ter. Il 9 ottobre 2010 il Viminale risarcisce alla famiglia due milioni di euro, una cifra che nel 2014 la Corte dei conti chieder\u00e0 che venga pagata dai poliziotti. L\u201910 giugno 2011 si chiude il processo d\u2019appello con la conferma delle condanne. Durissima la requisitoria della pg: \u201cIn quattro contro un\u2019inerme, una situazione abnorme\u201d. Gli agenti fanno ricorso in Cassazione che il 21 giugno 2012 rigetta, le condanne sono definitive (ma c\u2019\u00e8 l\u2019indulto). Pg: \u201cSchegge impazzite in preda al delirio\u201d. A marzo 2013 provocazione del Coisp, un sindacatino di polizia che strappa il proprio quarto d\u2019ora di notoriet\u00e0 manifestando sotto le finestre dell\u2019ufficio di Patrizia Moretti. La citt\u00e0 in piazza: \u201cLo scatto d\u2019orgoglio\u201d, A inizio 2013 poliziotti in carcere per scontare i 6 mesi di pena residua, Lino Aldrovandi a Zeroincondotta: \u201cNon voglio nemmeno pensare che non li licenzino\u201d, ma un anno dopo stanno per tornare in servizio. Il 15 febbraio 2014 manifestano in cinquemila: \u201cVia la divisa\u201d.<\/p>\n<p><em>Dr Antonio Giangrande<\/em><\/p>\n<p>Presidente dell\u2019Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/04\/28\/delitti-di-stato-ed-omerta-mediatica\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/04\/28\/delitti-di-stato-ed-omerta-mediatica\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la Legge e l\u2019Ordine Pubblico diventa violenza gratuita e reato impunito del Potere. Cos\u00ec scrive il dr Antonio Giangrande, sociologo storico e scrittore che sul tema ha scritto dei saggi pubblicati su Amazon.it. C\u2019\u00e8 violenza \u00e8 violenza. 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