{"id":30277,"date":"2014-06-06T16:45:38","date_gmt":"2014-06-06T14:45:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=30277"},"modified":"2014-06-06T17:34:43","modified_gmt":"2014-06-06T15:34:43","slug":"angela-petrachi-il-delitto-di-melendugno-la-condanna-di-giovanni-camassa-e-un-errore-giudiziario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/06\/06\/angela-petrachi-il-delitto-di-melendugno-la-condanna-di-giovanni-camassa-e-un-errore-giudiziario\/","title":{"rendered":"Angela Petrachi. Il Delitto di Melendugno. La condanna di Giovanni Camassa \u00e8 un errore giudiziario?"},"content":{"rendered":"<div title=\"\" dir=\"ltr\">\n<div><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/toga.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/toga-300x225.jpg\" alt=\"\" title=\"toga\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30299\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/toga-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/toga.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Storie di Ordinaria ingiustizia.<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"ltr\">\n<div title=\"\" dir=\"ltr\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div>\n<div>\n<p>Il caso del delitto di Angela Petrachi, che ha sconvolto non solo Melendugno e la provincia di Lecce, ma anche tutta Italia. Di lei si \u00e8 interesatta il programma di Rai3: \u201cChi La Visto?<\/p>\n<p>Se ne occupa Antonio Giangrande, noto autore di saggi pubblicati su Amazon, tra cui \u201cGiustiziopoli, disfunzioni che colpiscono il singolo\u201d, \u201cMalagiustiziopoli, disfunzioni che colpiscono la collettivit\u00e0\u201d, oltre che \u201cTutto su Lecce, quello che non si osa dire\u201d. Libri che raccontano questa Italia alla rovescia. Giangrande per una scelta di libert\u00e0 si pone al di fuori del circuito editoriale. Libri dettagliati che fanno la storia, non la cronaca, perch\u00e9 fanno parlare i testimoni del loro tempo.<\/p>\n<p>\u00abSono orgoglioso di essere diverso. In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L\u2019Italia \u00e8 un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l\u2019ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita \u00e8? Faccio mia l\u2019aforisma di Bertolt Brecht. \u201cCi sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono pi\u00f9 bravi, ci sono quelli che lottano pi\u00f9 anni e sono ancora pi\u00f9 bravi, per\u00f2 ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.\u201d Rappresentare con verit\u00e0 storica, anche scomoda, ai potenti di turno, la realt\u00e0 contemporanea, rapportandola al passato e proiettandola al futuro. Per non reiterare vecchi errori. Perch\u00e9 la massa dimentica o non conosce. Denuncio i difetti\u00a0 e caldeggio i pregi italici. Perch\u00e9 non abbiamo orgoglio e dignit\u00e0 per migliorarci e perch\u00e9\u00a0 non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso!\u00bb<\/p>\n<p>Continua Antonio Giangrande \u00abE\u2019 comodo definirsi scrittori da parte di chi non ha arte n\u00e9 parte. I letterati, che non siano poeti, cio\u00e8 scrittori stringati, si dividono in narratori e saggisti. E\u2019 facile scrivere \u201cC\u2019era una volta\u2026.\u201d e parlare di cazzate con nomi di fantasia. In questo modo il successo \u00e8 assicurato e non hai rompiballe che si sentono diffamati e che ti querelano e che, spesso, sono gli stessi che ti condannano. Meno facile \u00e8 essere saggisti e scrivere \u201cC\u2019\u00e8 adesso\u2026.\u201d e parlare di cose reali con nomi e cognomi. Impossibile poi \u00e8 essere saggisti e scrivere delle malefatte dei magistrati e del Potere in generale, che per logica ti perseguitano per farti cessare di scrivere. Devastante \u00e8 farlo senza essere di sinistra. Quando si parla di veri scrittori ci si ricordi di Dante Alighieri e della fine che fece il primo saggista mondiale. Le vittime, vere o presunte, di soprusi, parlano solo di loro, inascoltati, pretendendo aiuto. Io da vittima non racconto di me e delle mie traversie.\u00a0 Ascoltato e seguito, parlo degli altri, vittime o carnefici, che l\u2019aiuto cercato non lo concederanno mai. Faccio ancora mia un altro aforisma di Bertolt Brecht \u201cChi non conosce la verit\u00e0 \u00e8 uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, \u00e8 un delinquente\u201d. Bene. Tante verit\u00e0 soggettive e tante omert\u00e0 son tasselli che la mente corrompono. Io le cerco, le filtro e nei miei libri compongo il puzzle, svelando l\u2019immagine che dimostra la verit\u00e0 oggettiva censurata da interessi economici ed ideologie vetuste e criminali.<\/p>\n<p>\u00abDel delitto di Angela Petrachi \u2013 racconta Giangrande &#8211; ne dava conto il 9 novembre 2002 lo stesso Corriere della Sera a firma di Roberto Buonavoglia. \u201cI genitori pensavano che fosse fuggita, forse con un uomo. L&#8217; hanno cercata per 5 giorni prima di dare l&#8217; allarme. Ieri mattina, invece, Angela Petrachi, 31 anni, separata e madre di due bambini, \u00e8 stata trovata morta da un cercatore di funghi in un boschetto di querce alla periferia di Melendugno, 15 chilometri da Lecce. Aveva la gonna arrotolata sui fianchi. Nessuna traccia degli indumenti intimi. Gli abiti, invece, erano strappati ma erano gli stessi che la vittima indossava il giorno della scomparsa, il 26 ottobre, quando lasci\u00f2 i figli di 7 e 11 anni nella casa materna dicendo: \u00abTorno subito\u00bb. Sul cadavere il medico legale che\u00a0<a href=\"http:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0compir\u00e0 l&#8217;autopsia, Alberto Tortorella, ha riscontrato tante sevizie da far dire agli investigatori che \u00abil killer si \u00e8 accanito sul corpo della povera donna\u00bb. Angela Petrachi sarebbe stata attirata in una trappola dall&#8217;assassino, che quasi certamente conosceva. Forse l&#8217;uomo ha tentato di violentarla e lei ha resistito. L&#8217;ha colpita al volto con un bastone o una pietra, ha messo il corpo faccia in gi\u00f9 e l&#8217;ha trascinato per alcuni metri fino a nasconderlo dietro un cespuglio. Poi, prima di fuggire, l&#8217;assassino ha infierito sul cadavere. Uno sfregio, secondo i militari, che farebbe pensare a un delitto a sfondo sessuale forse riconducibile al giro di frequentazioni della donna. Proprio su conoscenti e amici di Angela Petrachi indagano ora i carabinieri che stanno controllando i tabulati delle schede telefoniche della donna e stanno scavando nella sua vita privata. La vittima, che svolgeva lavori saltuari, era separata da due anni dal marito, un militare al quale la famiglia non aveva perdonato di aver sposato Angela. Dopo la rottura del matrimonio la donna aveva frequentato un altro uomo che, alla fine della relazione, l&#8217;aveva denunciata sostenendo che la 31enne teneva comportamenti diseducativi con i figli. Per questo i due bambini erano stati affidati per 5 mesi a un istituto di Oria (Brindisi), fino al ritiro della denuncia. E proprio per impedire che alla donna venissero sottratti di nuovo i bimbi i suoi genitori hanno aspettato 5 giorni prima di denunciarne la scomparsa. Una perdita di tempo forse fatale: un testimone ha detto ai carabinieri di aver visto la donna 24 ore dopo la scomparsa.\u201d.\u00a0Angela Petrachi viveva a Melendugno, con i figli di 5 e 7 anni. Alle 14.30 di sabato 26 ottobre 2002, dopo aver pranzato con i figli in casa dei propri genitori, si allontan\u00f2 dicendo che sarebbe andata per un\u2019ora a casa sua e poi sarebbe tornata in tempo per accompagnare il figlio maggiore al catechismo. Ma questa evoluzione dei fatti non si verific\u00f2 mai. Gioved\u00ec 31 i genitori di Angela vennero avvisati che l\u2019auto della figlia si trovava nello spiazzo adiacente il campo sportivo, con la ruota posteriore destra a terra per un chiodo conficcato nel copertone. All\u2019interno i documenti dell\u2019auto e il giubbino. Secondo alcune testimonianze sarebbe stata parcheggiata l\u00ec fin dal pomeriggio di sabato. I documenti di Angela vennero ritrovati un paio di giorni. Non si seppe pi\u00f9 nulla fino alle 8,30 circa di venerd\u00ec 8 novembre, quando il corpo di Angela venne trovato da un cercatore di funghi. Era in un boschetto, nelle vicinanze della strada su cui erano stati rinvenuti i documenti e la borsa. Indossava ancora i vestiti che aveva quando era uscita dalla casa dei genitori. Le indagini dei carabinieri si concentrarono da subito sull\u2019ex fidanzato della donna al quale Angela, quel sabato 26 ottobre, aveva inviato ben 14 messaggi, tra le 17 e le 23. Nonostante tutto questo, invece \u00e8 stato condannato Giovanni Camassa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due si erano dati appuntamento per l\u2019acquisto di un cane ma l\u2019incontro ben presto degener\u00f2. Come accertato dal medico legale, Angela fu vittima di uno stupro, poi soffocata con le sue stesse mutandine e infine accoltellata.\u00a0Di quel delitto fu accusato e condannato in via definitiva il 26 febbraio 2014 Giovanni Camassa. La corte di Cassazione ha confermato la condanna alla pena dell&#8217;ergastolo per Giovanni Camassa, l&#8217;agricoltore 45enne ritenuto responsabile dell&#8217;omicidio di Angela Petrachi, la 31enne uccisa brutalmente nell&#8217;ottobre del 2002 nelle campagne di Melendugno (Lecce). I giudici di primo grado avevano assolto l&#8217;imputato per non aver commesso il fatto; in appello, invece, l&#8217;imputato fu condannato al carcere a vita. Angela Petrachi, madre di due figli, uscita dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio del 26 ottobre 2002, scomparve nel nulla. Il suo corpo venne ritrovato solo la mattina dell&#8217;8 novembre da un cercatore di funghi. L&#8217;autopsia rivel\u00f2 che la donna era stata violentata, strangolata con i suoi slip e seviziata con la lama di un coltello. Secondo l&#8217;accusa, l&#8217;imputato e la vittima si sarebbero incontrati nel pomeriggio del 26 ottobre per discutere dell&#8217;acquisto di un cane. Durante l&#8217;incontro, per\u00f2, la situazione sarebbe degenerata e l&#8217;uomo, colto da un raptus forse perch\u00e8 invaghito della donna, avrebbe aggredito Angela Petrachi uccidendola.\u00a0Carcere a vita. E\u2019 il verdetto emesso dai giudici della Suprema Corte dopo circa quattro ore di camera di consiglio. Ci sono voluti la sbobinatura di 400 file, la ripulitura di centinaia e centinaia di intercettazioni, un lavoro meticoloso da parte dell\u2019ingegnere informatico Luigina Quarta e una nuova istruttoria dibattimentale per riscrivere una nuova inaspettata verit\u00e0 nel processo istruito per fare luce sull\u2019omicidio di Angela Petrachi, avvenuto il 26 ottobre del 2002. I giudici di secondo grado, Presidente Roberto Tanisi, a latere Rodolfo Boselli, condannarono all\u2019ergastolo il presunto assassino, Giovanni Camassa, 44enne di Melendugno, assolto in primo grado per non aver commesso il fatto dopo aver trascorso due anni e mezzo di carcere. Camassa si \u00e8 sempre giustificato affermando che quel giorno si trovava in compagnia della propria compagna, ma gli accertamenti tecnici avrebbero ribaltato l\u2019impianto difensivo costruito dall\u2019avvocato difensore Francesca Conte che aveva evidenziato come non vi sarebbe mai stato un movente e fatto notare l\u2019esistenza di rapporti burrascosi tra la donna e il suo ex marito, tanto che la Petrachi present\u00f2 anche una querela. I figli di Angela erano assistiti dall\u2019avvocato Tiziana Petrachi.\u00a0Dopo la pronuncia della colpevolezza ribadita, in via definitiva, dalla Cassazione i carabinieri della Stazione di Martano hanno arrestato Giovanni Camassa, 47enne, in ottemperanza all\u2019ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d\u2019Appello di Lecce, in seguito alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione per l\u2019omicidio di Angela Petrachi. Camassa, dopo le formalit\u00e0 di rito \u00e8 stato tradotto alla Casa Circondariale di Lecce dove dovr\u00e0 scontare la pena. Il ricorso alla Suprema Corte era stato presentato dall\u2019avvocato difensore Francesca Conte, che ha sempre insistito sull\u2019inesistenza di un movente che potesse spiegare il brutale assassinio. L\u2019autopsia permise di stabilire che la giovane era stata violentata, strangolata e seviziata. A distanza di poco tempo i sospetti degli inquirenti si concentrarono su Giovanni Camassa, con il quale la Petrachi aveva un appuntamento il giorno della sua scomparsa per concordare l\u2019acquisto di un cane. Al termine del processo di primo grado l\u2019uomo fu assolto, mentre in Appello arriv\u00f2 la condanna all\u2019ergastolo da parte dei giudici a cui poco convincente risult\u00f2 anche l\u2019alibi fornito dal presunto assassino, che ha sempre sostenuto di avere trascorso il pomeriggio del 26 ottobre con la donna che in seguito divent\u00f2 sua moglie.L\u2019accusa ha analizzato e confutato l&#8217;alibi dell&#8217;imputato, dimostrando, attraverso riscontri di natura tecnica che, secondo il pubblico ministero hanno evidenziato come le \u201crisultanze delle consulenze di parte siano prive di significato\u201d, che l&#8217;imputato e la moglie non erano insieme in quel tragico pomeriggio macchiato di sangue. Camassa, infatti, ha sempre affermato che quel triste giorno di ottobre era proprio in compagnia di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Moira Flamini. Un passaggio fondamentale questo. La difesa di Camassa, rappresentata dall\u2019avvocato Francesca Conte, aveva presentato ricorso in Cassazione. La penalista leccese ha sempre evidenziato come non vi fosse un movente dell\u2019omicidio. Non sarebbe mai stato concordato, infatti, alcun incontro per l\u2019acquisto di un cane, come sostenuto dall\u2019accusa. Nella denuncia di scomparsa non vi \u00e8 alcun riferimento, n\u00e9 nella successiva integrazione. La vicenda relativa al cane emergerebbe sol alcuni mesi dopo. Quel pomeriggio Angela Petrachi avrebbe dovuto incontrare, con ogni probabilit\u00e0, due amiche. Una testimone, ritenuta inspiegabilmente inattendibile ha spiegato la difesa, vede alle 14.50 la donna salire su una Lancia Thema blu. L\u2019avvocato Conte ha poi evidenziato come i rapporti tra la 31enne e l\u2019ex marito fossero a dir poco burrascosi, tanto che la stessa aveva in passato presentato una querela nei suoi confronti. Appare singolare, secondo la nota penalista leccese, come l\u2019alibi dell\u2019uomo sia stato verificato telefonicamente, contattando una donna che, secondo la sua versione, era con lui quel pomeriggio. Tesi e ipotesi che non hanno trovato riscontro nei giudici, che hanno deciso di scrivere le parole \u201cfine pena mai\u201d sul fascicolo di Giovanni Camassa. A sollevare l\u2019interesse sul caso ci ha pensato il nipote di Camassa che ha chiesto il mio aiuto, certamente non per risolvere il caso, n\u00e9 per porvi giustizia, incarico delegato alle toghe, magistrati ed avvocati, ma per sollevare un velo pietoso sulla spinosa vicenda. Testimonianza che \u00e8 gi\u00e0 stata riportata dal tg di\u00a0Telenorba\u00a0 il 12 marzo 2014 e da un articolo sulla\u00a0Gazzetta del Mezzogiorno del\u00a013 marzo 2014. \u00a0Egli mi scrive: \u201cSono Francesco Di Cianni, Vi scrivo da Martignano, piccolo Comune della Provincia di Lecce, per illustrarVi una situazione gravissima e che vede protagonista un uomo, mio zio, detenuto ingiustamente per quasi 4 anni, e cosa ancor pi\u00f9 grave, condannato all\u2019ergastolo in via definitiva, al termine di un Processo quanto mai strano e anomalo, che non ha tenuto in considerazione aspetti fondamentali e prove che,\u00a0<strong>&#8220;<em>senza ogni ragionevole dubbio<\/em>&#8220;<\/strong>,\u00a0se fossero state considerate, avrebbero dimostrato l&#8217;assoluta innocenza ed estraneit\u00e0 ai fatti di quella che invece appare essere solo un caprio espiatorio a protezione di chiss\u00e0 chi o quale persona, invece evidentemente pi\u00f9 influente di un normalissimo cittadino onesto, che ad\u00a0<a href=\"http:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0\u00e8 invece libero ingiustamente! I fatti, brevemente, e che avremo modo sicuramente di affrontare e spiegarVi pi\u00f9 nel dettaglio attraverso tutte le carte processuali, riguardano l&#8217;omicidio di Angela Petrachi, avvenuto nel 2002 in un Comune della medesima provincia di Lecce, Melendugno, e per il quale \u00e8 stato condannato per l&#8217;appunto mio zio, Giovanni Camassa, senza nessuna prova e anzi con molti punti interrogativi e sospetti. A parziale dimostrazione di ci\u00f2, era stato anche assolto con formula piena per non aver commesso il fatto in primo grado in Corte di Assise dal Giudice Giacomo Conte. Lo stesso Giudice infatti, al tempo dei fatti, dispose anche la scarcerazione immediata dell&#8217;imputato. L&#8217;amara sorpresa giunse per\u00f2 in Corte d&#8217;Appello, dove, come per magia, venne ribaltata la sentenza di primo grado (che venne commutata in ergastolo, il massimo della pena prevista dal Codice Penale Italiano, e che non viene comminata nemmeno ai Mafiosi, ma che evidentemente nel caso di mio zio doveva cancellare in fretta il reato dalle spalle del vero esecutore, molto pi\u00f9 influente di un povero e comunissimo contadino leccese), e la definitiva doccia fredda in Cassazione, il 26\/02\/2014, con la riconferma dell&#8217;ergastolo in capo al mio congiunto. La cosa eclatante non sta nella condanna in s\u00e9 (non sarebbe il primo caso di mala giustizia italiana, e forse neanche l&#8217;ultimo nostro malgrado), ma nel fatto che nei gradi successivi al primo non sono state prese in considerazione prove eclatanti (una su tutte la perizia del R.I.S. che scagionava l&#8217;imputato, e lo stesso Capitano del R.I.S. che scriveva testualmente nella relazione\u00a0<em>&#8220;\u2026..escludiamo Giovanni Camassa dall&#8217;ipotesi che avesse potuto commettere il fatto.&#8221;<\/em>), o testimonianze di persone che confermavano l&#8217;alibi di mio zio. Al tempo stesso, non sono stati presi in considerazione fatti importanti e sicuramente decisivi al fine dell&#8217;esito processuale (se appunto considerate), quali le denunce per percosse alla povera vittima antecedenti il suo omicidio, o posizioni di persone quanto meno sospette che dalle 17.00 alle 23.00 ricevevano messaggi da parte della Petrachi anche dopo la presunta morte (che secondo l\u2019accusa \u00e8 avvenuta intorno alle 13.00) e la presenza del loro DNA sul corpo della vittima e le quali ad\u00a0<a href=\"http:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b24pl1m1.20140409_1715?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0sono libere e le cui posizioni non sono mai state affrontate processualmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Da ultimo abbiamo la testimonianza di nuove persone che finalmente sembra abbiano trovato la forza di testimoniare a favore di mio zio, dopo anni di terrore e paura per la loro incolumit\u00e0.\u201d. Ben venuto nel club, direi a Francesco ed a tutti i disillusi da questa giustizia. Peccato che a contarli tutti vien l\u2019orticaria. Ben 5 milioni di errori giudiziari ed ingiuste detenzioni negli ultimi 50 anni. Se sembran pochi per alimentare un dubbio su come funziona la giustizia in Italia, vuol dire che vale il detto gi\u00e0 richiamato: \u201cChi non conosce la verit\u00e0 \u00e8 uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, \u00e8 un delinquente\u201d.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dr Antonio Giangrande<\/em><\/p>\n<p>Presidente dell\u2019Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.controtuttelemafie.it\/\" target=\"_blank\">www.controtuttelemafie.it<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"http:\/\/www.telewebitalia.eu\/\" target=\"_blank\">www.telewebitalia.eu<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/06\/06\/angela-petrachi-il-delitto-di-melendugno-la-condanna-di-giovanni-camassa-e-un-errore-giudiziario\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/06\/06\/angela-petrachi-il-delitto-di-melendugno-la-condanna-di-giovanni-camassa-e-un-errore-giudiziario\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie di Ordinaria ingiustizia. 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