{"id":40551,"date":"2014-12-06T15:54:52","date_gmt":"2014-12-06T14:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=40551"},"modified":"2014-12-08T12:29:32","modified_gmt":"2014-12-08T11:29:32","slug":"ezechiele-leandro-da-pazzo-a-eccellenza-dl-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/12\/06\/ezechiele-leandro-da-pazzo-a-eccellenza-dl-territorio\/","title":{"rendered":"EZECHIELE LEANDRO, DA &#8220;PAZZO&#8221; A ECCELLENZA ILLUSTRE DEL TERRITORIO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/leandro.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"233\" title=\"leandro\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40552\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/leandro-300x233.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/leandro-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/leandro.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>di Valerio Melcore<strong>______Chi come noi conosce la storia di Ezechiele Leandro ben comprende il titolo dell&#8217;articolo. Aveva dipinto per decenni, o come dicevano i suoi compaesani, &#8220;nquacchiatu&#8221;, i muri della sua casa, i pezzi di compensato e di cartone che trovava tra i rifiuti, oppure dava forma\u00a0&#8220;alli pupazzi&#8221;, ossia\u00a0alle sue sculture \u00a0impastando cemento con il quale teneva insieme rifiuti di ogni genere trovati in giro per il paese.\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Pietre, barattoli, pezzi di bicicletta e qualsiasi altro oggetto che trovava per strada, erano i materiali con i quali dava concretezza alle forme che la sua fantasia gli suggeriva. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Ezechiele &#8220;lu pacciu&#8221; cos\u00ec veniva definito nella sua comunit\u00e0, ma senza cattiveria, con la bonariet\u00e0 con la quale una volta la comunit\u00e0 si teneva unita anche salvaguardando in qualche modo quei cittadini \u00a0pi\u00f9 fragili, e con quell&#8217;aggettivo &#8220;lu pacciu&#8221; &#8211; il pazzo &#8211; venivano messi al riparo dalla reazione di qualche forestiero che poteva incappare in questi strani personaggi, magari fraintendendo qualche loro strano comportamento.<\/strong><br \/>\n<strong>I lavori di Leandro non li si poteva non vedere, erano per cos\u00ec dire, esposti permanentemente a San Cesario, sui muri, sul prospetto della sua casa, le sue sculture erano presenti sul muretto di cinta che dava sulla strada, e quando la porta era aperta si intravedevano quelle presenti nel giardino.<\/strong><br \/>\n<strong>Oggi, quelli che parlano bene, \u00a0&#8220;la casa te lu pacciu&#8221; l&#8217;hanno chiamata IL SANTUARIO DELLA PAZIENZA, vedete come suona diverso, benedetta forza delle parole.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La prima volta che ho visto i suoi lavori all&#8217;interno di una galleria, \u00a0fu oltre trent&#8217;anni fa, \u00a0a Lecce presso la Societ\u00e0 Operaia posta a due passi da Piazza S.Oronzo, sul via Vittorio Emanuele II, la strada che porta al Duomo.<\/strong><br \/>\n<strong>La mostra gliela aveva organizzata il mio compagno di classe, nonch\u00e8 di battaglie giovanili, \u00a0Giovanni Albanese, che esponeva \u00a0i suoi lavori insieme a quelli di Leandro.<\/strong><br \/>\n<strong>Gianni all&#8217;epoca viveva ancora a San Cesario, qualche tempo dopo fece una scelta radicale, seguendo i Padri Comboniani anche se da laico.\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>A lui chiesi come mai una mostra insieme a quel &#8220;matto&#8221;, e lui mi disse che era un uomo particolare che era vissuto ai margini della societ\u00e0, che, come tante persone della sua generazione, non aveva avuto modo di studiare, ma che \u00a0a suo modo era un artista, e che avendo avuto in eredit\u00e0 una casa dai genitori, questa era stata trasformata in laboratorio e contemporaneamente in mostra permanente, dove quest&#8217;artista naif viveva e lavorava.<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0Io gli obiettai che non si poteva parlare di un artista naif, in quanto eravamo\u00a0in presenza di un uomo che non viveva nella giungla o nel deserto, isolato dal resto del mondo, lui viveva in una societ\u00e0 civilizzata con la quale in qualche modo interagiva, e dalla quale era condizionato, e che se anche non era una persona colta era comunque un uomo che vedeva quanto gli accadeva intorno, che entrava in contatto con la societ\u00e0 moderna attraverso riviste, immagini, disegni, anche se raccattati tra i rifiuti.<\/strong><br \/>\n<strong>Il mio amico replic\u00f2, lo ascoltai con molta attenzione, ma pi\u00f9 per l&#8217;affetto e per la stima che nutrivo per lui, e per il rispetto che si deve alle persone pi\u00f9 fragili, che non per le argomentazioni portate.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gianni volle farmelo conoscere, me lo present\u00f2, gli domandai cosa significassero quelle immagini stilizzate, \u00a0e lui mi rispose indicandomi delle immagini indistinte rappresentate nel dipinto: &#8220;quiddhi suntu li cristiani te San cesariu ca ni minanu te mangiare allu puercu, e lu pUercu suntu ieu&#8221;.<\/strong><br \/>\n<strong>Era una persona anziana, mite, che parlava a bassa voce, io ero molto imbarazzato per quanto mi aveva appena detto, lo ringraziai salutai Gianni e andai via.\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Non l&#8217;ho pi\u00f9 incontrato ma di lui ho avuto molte volte avuto modo di parlare, con lo stesso Gianni, con il nipote di Leandro e con i tanti amici di San Cesario.<\/strong><br \/>\n<strong>Ancora oggi che sento uomini del mondo della cultura e delle istituzioni salentine, parlare dell&#8217;arte di Leandro non so cosa pensare: un uomo, un artista, per quanto primitivo che avesse un progetto? o una persona dall&#8217;animo semplice che impastava e colava cemento come un bimbo fa con la sabbia sulla spiaggia? Certo \u00e8, che non riesco a togliermi dalla mente, un altro personaggio altrettanto eccentrico che viveva a Merine.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La sua casa era decorata grosso modo come quella di Leadro, e quando bambino mio zio insieme ai cuginetti ci portava al mare di San Foca, io gli chiedevo di fermarsi un attimo davanti a quella casa che tanto mi affascinava. Mio zio rallentava, guardava il mio sguardo di bimbo stupefatto, e mi diceva:&#8221; ci sape se su pacci iddhi, oppuru simi paccia nui ca fuscimu tutta la semana cu putimi scire a mare la tumineca&#8221;, ossia &#8221; chi lo sa se sono pazzi loro, o invece siamo noi i folli che corriamo tutti i giorni per poter andare al mare la domenica&#8221;.<\/strong><br \/>\n<strong>E la domanda oggi risulta ancora pi\u00f9 attuale.<\/strong><br \/>\n<strong>Sono pazzi coloro, il cui animo semplice li porta \u00a0a rifugiarsi entro nicchie lontani dalla modernit\u00e0, rappresentando i moti dell&#8217;animo, che seguono il loro sentire pi\u00f9 profondo, esprimendosi come pi\u00f9 e meglio riescono, o noi che siamo costretti a correre, ad affannarci all&#8217;interno di una societ\u00e0 che si definisce civile, alla ricerca di un benessere economico, che difficilmente potr\u00e0 essere anche benessere dell&#8217;animo.<\/strong><br \/>\n<strong>Il pazzo di Merine, mor\u00ec piuttosto giovane, \u00a0se fosse vissuto sin in et\u00e0 avanzata, magari oggi saremmo qui a ricordarlo con un mostra.<\/strong><\/p>\n<p><em>Ed ecco il comunicato stampa<\/em>.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 inaugurata il 12 dicembre alle 18.30 presso il MUST, museo storico della citt\u00e0 di Lecce, la mostra-omaggio a Ezechiele Leandro, con 18 dipinti, 3 sculture e 12 fogli manoscritti, tutte opere provenienti da una collezione privata. In tale occasione sar\u00e0 presentato il catalogo della mostra, con testi di Toti Carpentieri e Renzo Margonari e una biografia a firma di Antonio Benegiano e Ambra Biscuso.<\/p>\n<p><em>Ezechiele Leandro. I denti del leone<\/em>, questo il titolo della nuova mostra del MUST, il Museo Storico della Citt\u00e0 di Lecce, che vede insieme il Comune del capoluogo salentino e il Comune di San Cesario di Lecce, e che ci accompagner\u00e0 nel passaggio dal 2014 al 2015, in continuit\u00e0 con quanto proposto sino ad ora nell\u2019ambito di \u201cMUSTINART. Generazioni a confronto\u201d, il format che identifica l\u2019attivit\u00e0 espositiva dell\u2019Istituzione museale leccese sin dalle tre mostre iniziali, quelle che costituivano la proposta di \u201cLavori in corso. Corpo 1\u201d. E sempre con il chiaro proposito di \u201cvalorizzare l\u2019identit\u00e0 culturale del Salento (i territori di Lecce, Brindisi e Taranto), sviluppando da un lato la conoscenza e la fruizione dei beni monumentali cittadini nella rete del SAC \u2013 Sistema Ambientale Culturale di cui il MUST Museo Storico Cittadino \u00e8 il\u00a0fulcro centrale, dall\u2019altra, offrendo, attraverso un\u2019attenzione all\u2019arte contemporanea, un riconoscimento alle \u2018eccellenze\u2019 indigene valorizzando i talenti e stimolando il sorgerne di nuovi tra i giovani\u201d, come abbiamo avuto pi\u00f9 volte occasione di rammentare e di ribadire.<\/p>\n<p>Ma questa mostra, a quasi centodieci anni dalla nascita dell\u2019artista salentino, vuole innanzi tutto confermare il suo essere, ben oltre ogni altra e possibile definizione, un \u201cprimitivo\u201d; come ben evidenziano la semplificazione formale delle sue opere e l\u2019assenza in esse dei soggetti narrativi, in una sorta di espansione del concetto d\u2019arte e nel proposito manifesto ed esercitato di riconquistare la libert\u00e0 primigenia. Ma, ancor pi\u00f9, vuole confermare il suo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0di artista totale, con quel suo muoversi dalla ricca e particolare produzione pittorica alla scultura anche ambientale (l\u2019assoluta unicit\u00e0 del \u201cSantuario della Pazienza\u201d,\u00a0finalmente vincolato dal Ministero dei Beni Culturali\u201d) alla letterariet\u00e0 dei tanti suoi scritti (i denti del titolo della mostra sono, appunto, questi tre aspetti espressivi), tra significati pedagogici, etici e simbolici, oltre estetici.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cEd eccoci, ora, alla ri\/affermazione di quel suo voler essere\u00a0<em>primitivo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>originale<\/em>, concetti questi, pi\u00f9 volte precisati e difesi, che lo rappresentavano e che lo rappresentano. Ieri, ma ancor pi\u00f9\u00a0OGGI, nel momento in cui sarebbe opportuno, in linea con il suo pensiero, porsi dinanzi alla realt\u00e0 avvalendosi di una sorta di necessario e doveroso filtro morale, guardando al bene e al male, e al conflitto tra i due termini e le due contemporanee modalit\u00e0 del vivere. Evidenziando il senso dell\u2019inquietudine e della sofferenza umana, nell\u2019evidente elogio del brutto, della reificazione dello scarto e dell\u2019esaltazione dell\u2019oggetto (ben oltre dada e Schwitters e in una precisa anticipazione della trash art), scoprendo con grande forza espressiva i mostri dei suoi sogni. Bestiari moderni di un visionario che non \u00e8 contro, ma fuori da ogni regola. Libertario e moralista, quindi ma ancor prima uomo senza maestri, profeta, primitivo e rupestre\u201d. (Dal catalogo della mostra).<\/p>\n<p><em>\u201cLa mostra \u2013 secondo Toti Carpentieri \u2013 \u00e8 finalizzata a far comprendere come Leandro non sia un naif ma un primitivo, e come alla base del suo lavoro ci sia inequivocabilmente un progetto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/12\/06\/ezechiele-leandro-da-pazzo-a-eccellenza-dl-territorio\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2014\/12\/06\/ezechiele-leandro-da-pazzo-a-eccellenza-dl-territorio\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valerio Melcore______Chi come noi conosce la storia di Ezechiele Leandro ben comprende il titolo dell&#8217;articolo. 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