{"id":4477,"date":"2012-10-29T16:15:32","date_gmt":"2012-10-29T16:15:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=4477"},"modified":"2013-04-02T08:23:14","modified_gmt":"2013-04-02T08:23:14","slug":"i-libri-di-leccecronaca-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-libri-di-leccecronaca-it\/","title":{"rendered":"I Libri di leccecronaca.it"},"content":{"rendered":"<h3>Rassegna mensile di novit\u00e0 librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri<br \/>\nGli ultimi e pi\u00f9 interessanti volumi di tutti i generi freschi di stampa<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1>Aprile 2013<\/h1>\n<div><\/div>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapap\u00e0 \u2013 Storia irriverente di un potere invisibile\u00a0 (Rizzoli, pagg. 333, Euro 19,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Barbapap\u00e0 \u00e8 il soprannome che la redazione di &#8216;Repubblica&#8217; aveva dato a Eugenio Scalfari, il fondatore e il primo direttore. Ho lavorato accanto a lui per quattordici anni, pi\u00f9 altri diciassette all&#8221;Espresso&#8217;. E oggi qualche amico mi domanda sorpreso: &#8216;Perch\u00e9 hai voluto scrivere da canaglia la storia del trionfo di Barbapap\u00e0 e di quanto \u00e8 accaduto dopo?&#8217;. Rispondo che l&#8217;ho fatto per non sottostare alla regola plumbea che tutela i grandi giornali. Fortezze sempre ben difese, capaci di incutere un timore riverenziale che induce a cautele cortigiane e narrazioni felpate. Con un po&#8217; di presunzione, sono convinto che nessun altro fosse pronto a costruire un racconto fondato su un&#8217;infinit\u00e0 di ricordi personali e con l&#8217;aiuto di un diario tenuto per decenni. Tuttavia questo non \u00e8 un libro riservato ai soli addetti ai lavori. L&#8217;importanza acquisita da &#8216;Repubblica&#8217; nell&#8217;ultimo trentennio fa del quotidiano guidato da Scalfari e oggi da Ezio Mauro un testimone unico dell&#8217;Italia odierna. Uno specchio autorevole, e in molti casi autoritario, che rimanda a un potere invisibile, ma concreto. Lo detiene il gruppo raccolto attorno a una testata in grado di influenzare partiti, governi, mode culturali, comportamenti di massa. Il mio racconto riporta sulla scena le stagioni che hanno reso forte &#8216;Repubblica&#8217;: l&#8217;epoca violenta del Settantasette, la bufera del terrorismo, l&#8217;assassinio di Moro, il caso P2, le battaglie con il Psi di Craxi e il Pci di Berlinguer&#8230;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>EUROPA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Franco Ferrarotti, <em>L\u2019Europa al bivio<\/em>\u00a0 (Edizioni Solfanelli, pagg. 160, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 ferma di fronte al dilemma: unione puramente monetaria oppure autentica comunit\u00e0 politica? Questo libro spiega che il dilemma viene da lontano e costituisce il peccato originale dell\u2019Unione europea. L\u2019Europa ha ceduto e fino ad oggi \u00e8 rimasta legata alla concezione del generale de Gaulle di una \u201cEuropa delle patrie\u201d, unita sola dalla moneta unica. Ma una moneta sovrana senza sovrano non basta. \u00c8 una moneta orfana, vittima designata della predatoria speculazione internazionale.<br \/>\nIl primo saggio, che d\u00e0 il titolo a questo libro, affronta questo tema, oggi decisivo per l\u2019avvenire dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>MONDO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fabrizio Martal\u00f2, <em>L\u2019Islam entra in banca \u2013 Economia e finanza islamica da Maometto fino ai giorni nostri <\/em>\u00a0(Greco e Greco, pagg. 306, Euro 12,50)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All&#8217;et\u00e0 di dieci anni il piccolo Maometto fu iniziato all&#8217;arte del commercio e accompagn\u00f2 le carovane dello zio che attraversavano il deserto della penisola araba per raggiungere le citt\u00e0 siriane. Pi\u00f9 tardi, form\u00f2 con la moglie un patto chiamato qirad che sarebbe, secondo lo storico Roberto Lopez, il modello della commenda, utilizzata dai mercanti italiani e giunta poi con alcune varianti sino alla citt\u00e0 anseatiche della Germania settentrionale. Come ricorda Fabrizio Martal\u00f2 in questo libro, Maometto amava i mercanti. Diceva che avrebbero goduto della felicit\u00e0 in questo mondo e nell&#8217;altro, dichiarava: &#8220;colui che guadagna denaro piace a Dio&#8221;. Quando conquistarono le citt\u00e0 bizantine della costa mediterranea, gli arabi trovarono fiorenti economie commerciali e divennero nell&#8217;esercizio della mercatura ancora pi\u00f9 raffinati ed esperti di quanto fossero stati negli anni in cui i loro traffici erano prevalentemente continentali.<\/p>\n<p>http:\/\/giotto.ibs.it\/cop\/copj170.asp?f=9788879806985 L&#8217; Islam entra in banca. Ecomomia e finanza islamica da Maometto fino ai giorni nostri All&#8217;et\u00e0 di dieci anni il piccolo Maometto fu iniziato all&#8217;arte del commercio e accompagn\u00f2 le carovane dello zio che attraversavano il deserto della penisola araba per raggiungere le citt\u00e0 siriane. Pi\u00f9 tardi, form\u00f2 con la moglie un patto chiamato qirad che sarebbe, secondo lo storico Roberto Lopez, il modello della commenda, utilizzata dai mercanti italiani e giunta poi con alcune varianti sino alla citt\u00e0 anseatiche della Germania settentrionale. Come ricorda Fabrizio Martal\u00f2 in questo libro, Maometto amava i mercanti. Diceva che avrebbero goduto della felicit\u00e0 in questo mondo e nell&#8217;altro, dichiarava: &#8220;colui che guadagna denaro piace a Dio&#8221;. Quando conquistarono le citt\u00e0 bizantine della costa mediterranea, gli arabi trovarono fiorenti economie commerciali e divennero nell&#8217;esercizio della mercatura ancora pi\u00f9 raffinati ed esperti di quanto fossero stati negli anni in cui i loro traffici erano prevalentemente continentali. 12,00 new EUR in_stock<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ECONOMIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Filippo Peschiera (a cura di ), <em>L\u2019anticrisi e il futuro: la collaborazione nell\u2019impresa tra capitale e lavoro <\/em>(De Ferrari, pagg. 130, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Occasione importante, quella rappresentata dalla pubblicazione degli atti del convegno su \u201cLa collaborazione nell\u2019impresa tra capitale e lavoro\u201d, organizzato nell\u2019ottobre 2011 dal Centro Europeo per le radici cristiane nella societ\u00e0, presieduto dal Prof. Filippo Peschiera. Al centro della riflessione dei convenuti e dei contributi successivi,\u00a0 l\u2019idea del \u201cmodello renano\u201d, in grado di realizzare l\u2019auspicata collaborazione tra i diversi fattori della produzione, secondo la dottrina d\u2019ispirazione cattolica, ma non solo, in grado di riportare al centro della vita economica e sociale \u2013 come indicato da Papa Benedetto XVI nell\u2019Enciclica <em>Caritas in Veritate <\/em>&#8211; la dignit\u00e0 del lavoro, l\u2019accesso ad esso e la sua stabilit\u00e0, ricordando, cos\u00ec come richiesto non solo da esigenze di giustizia, ma dalla stessa <em>\u00ab<\/em>ragione economica<em>\u00bb<\/em>, senza dimenticare che il \u00abprimo capitale da salvaguardare e valorizzare \u00e8 l\u2019uomo, la persona, nella sua integrit\u00e0<em>\u00bb <\/em>. Indicazioni, che in una fase acuta della crisi, suonano come un prospettiva d\u2019impegno sociale e culturale, a cui gli le riflessioni del\u00a0\u00a0 Centro Europeo per le radici cristiane nella societ\u00e0 offrono concreti riscontri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giovanni Dragoni, Banchieri &amp; Compari \u2013 Come mala finanza e cattivo capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori (Chiare Lettere, pagg. 176, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove finiscono i nostri soldi? Chi paga la crisi? L&#8217;Italia \u00e8 tra i paesi che faticano di pi\u00f9 a risollevarsi. La cura Monti ha bloccato la crescita. La disoccupazione \u00e8 ai massimi dal 2004. Soprattutto le banche non riescono a superare la crisi, nonostante i generosi interventi fatti in loro soccorso. Quelle italiane hanno ricevuto dalla Bce 270 miliardi di prestiti a buon mercato, pi\u00f9 di un quarto del totale distribuito in Europa. Perch\u00e9 hanno bisogno di cos\u00ec tanti soldi? Perch\u00e9 sono imbottite di Bot, Btp e Cct comprati quando sembravano un investimento sicuro, mentre ora sono ad alto rischio, la fiducia \u00e8 crollata e il debito pubblico sembra inarrestabile. Questo libro racconta come la pioggia di denaro facile proveniente dal grande bancomat di Francoforte venga impiegata per fare speculazioni: le banche hanno aumentato gli acquisti di titoli di Stato (318 miliardi di euro!) che il Tesoro altrimenti non avrebbe saputo come piazzare, forti della garanzia che il rendimento dei titoli \u00e8 molto pi\u00f9 alto del costo del prestito. Alla fine chi paga? Gli Stati, se i cittadini potranno sopportare nuove tasse. Come racconta Dragoni, ricostruendo storie e casi esemplari, le scorribande della finanza e le speculazioni delle banche si incrociano con la ragnatela di partecipazioni, i conflitti d&#8217;interesse, le triangolazioni con l&#8217;estero per aggirare il fisco. A farne le spese, i risparmiatori, mentre c&#8217;\u00e8 sempre qualche banchiere in grisaglia o un cinico operatore che incassa un bonus milionario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>METAPOLITICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Franco Cardini, <em>Arianna infida <\/em>\u2013 <em>Bugie del nostro tempo<\/em> (Medusa Edizioni, pagg.203, Euro 14,90)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo libro ricorda volentieri un samizdat, una di quelle pubblicazioni clandestine circolanti nell&#8217;Unione Sovietica del secondo dopoguerra che si poteva trattenere per breve tempo, magari per una sola notte, passata in bianco immersi nella lettura. Con questo non si vuol certo dire che Franco Cardini abbia subito una qualche forma di censura, meno che mai politica (o forse s\u00ec, ma questo \u00e8 da vedere). Questo libro, in realt\u00e0, nasce da una profonda e spassionata riflessione sui meccanismi che nel nostro Paese bloccano la circolazione delle idee e la corretta informazione. &#8220;Arianna infida&#8221;, dunque, \u00e8 il tentativo di riprendere il bandolo di una matassa che si \u00e8 persa nelle cento o mille bugie che ci vengono propinate ogni giorno, tanto sulla storia remota o recente, quanto sugli eventi che accadono ai giorni nostri. In queste pagine Franco Cardini denuncia alcuni mali che ci affiggono: del nostro essere europei, in un&#8217;Europa che, a dispetto delle proprie radici ebraico-cristiane, appare condizionata da lobbies economico-finanziarie e da teoremi come quello neoconservatore sull&#8217;esportazione della democrazia; del nostro essere italiani, in un&#8217;Italia assediata da circhi di nani e ballerine, bugie e prevaricazioni tanto culturali quanto politiche; del nostro essere affacciati sul Mediterraneo, crogiolo di culture di cui continuiamo ostinatamente a disinteressarci accontentandoci della vulgata ufficiale.<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Primo Siena, Incontri nella Terra di Mezzo \u2013 Profili del pensiero differente (Solfanelli, pagg. 216, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Convocati in una ideale \u201cTerra di Mezzo\u201d l\u2019autore incontra quindici esponenti del \u201cpensiero differente\u201d del secolo XX, sui quali egli s\u2019\u00e8 formato intellettual\u00admente e spiritualmente. Dieci di essi, italiani (Giovanni Gentile, Marino Gentile, Julius Evola, Guido Manacor\u00adda, Attilio Mordini, Silvano Panunzio, Michele Fede\u00adrico Sciacca, Giovanni Papini, Ferdinando Tirinnanzi, Emilio Bodrero); e cinque stranieri (Vintila Horia, Rus\u00adsell Kirk, Romano Guardini, Charles Maurras, Carlos Alberto Disandro). Si tratta di una minoranza di pensa\u00adtori che hanno saputo concepire intellettualmente e te\u00adstimoniare nei fatti una visione metapolitica del mondo e della vita: confessori di un \u201cpensiero forte\u201d che \u2013 in tempi dominati dal \u201cpensiero debole\u201d \u2013 riscatta il vigo\u00adre essenziale di una cultura \u201cpoliticamente scorretta\u201d. L\u2019itinerario intellettuale dei pensatori qui ritratti, ripropone gli aspetti plurimi di un \u201crealismo metafi\u00adsico\u201d che, affrontando il <em>kaos <\/em>della nostra epoca in\u00adquieta, cerca di riaprire la via del <em>kosmos <\/em>sulla quale incamminare nuovamente la societ\u00e0 attuale per ricon\u00addurla ad un modello sapiente di civilt\u00e0, nel solco della tradizione perenne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giancarlo Ricci, <em>Il padre dov\u2019era \u2013 Le omosessualit\u00e0 nella psicanalisi <\/em>(Sugarco, pagg. 208, Euro 16,50)<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019attuale dibattito sull\u2019omosessualit\u00e0 maschile e sull\u2019identit\u00e0 di genere questo libro propone, in modo critico, punti di vista nuovi esposti in modo agevole in una quarantina di voci. Ne risulta una sorta di mappa delle problematiche pi\u00f9 significative: dagli scenari sociali dell\u2019ideologia di genere alla genesi dell\u2019identit\u00e0 sessuale, dall\u2019ipotesi biologica sull\u2019origine dell\u2019omosessualit\u00e0 alla vicenda della sua derubricazione dal DSM. Con gli strumenti della psicanalisi l\u2019autore si inoltra sul terreno clinico esplorando i motivi psichici e familiari che portano all\u2019orientamento omosessuale. I temi affrontati sono ampi: l\u2019assenza del padre e il predominio della madre, il nodo dell\u2019adolescenza, ma anche il vissuto traumatico, l\u2019abuso, la diffusione della pornografia. Affrontando il dibattuto tema della domanda di cura, l\u2019autore si sofferma sulle diverse forme di omosessualit\u00e0 che differiscono anche per il manifestarsi o meno di un disagio soggettivo. La nostra epoca, che festosamente si compiace del declino del padre, sembra celebrare il trionfo di un \u00abgodimento smarrito \u00bb, barattandolo con un concetto di libert\u00e0 e di emancipazione in cui tutto \u00e8 permesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>CHIESA CATTOLICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roberto de Mattei, <em>La Chiesa fra le tempeste \u2013 Il primo millennio di storia della Chiesa nelle conversazioni a Radio Maria<\/em> (Sugarco, pagg. 170, Euro 16.00)<\/strong><\/p>\n<p>Benedetto XVI, utilizzando la metafora applicata da san Basilio al post-concilio di Nicea, ha paragonato il nostro tempo a una battaglia navale notturna nel mare in tempesta e nell&#8217;omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2006, ha descritto la navicella della Chiesa come \u00absquassata dal vento delle ideologie\u00bb , ma inaffondabile e sicura nel suo cammino&#8230; La storia, che \u00e8 maestra di vita e di fede cristiana, ci insegna, attraverso l&#8217;esempio dei martiri, come la Verit\u00e0 non sia negoziabile e debba essere testimoniata, se necessario, con il sangue. I monaci e gli eremiti ci ricordano il rifiuto del mondo e la necessit\u00e0 di un&#8217;unione costante con il Signore, nel silenzio e nella preghiera. L&#8217;azione degli apologisti ci mostra come l&#8217;apostolato si eserciti non solo esponendo positivamente la fede, ma anche confutando i pregiudizi e gli errori con le armi della polemica e della controversia. Nel primo millennio di storia furono gettate le fondamenta e le radici della cristianit\u00e0 e i sovrani e i principi cristiani che hanno creato le nazioni europee ci offrono l&#8217;esempio di come si pu\u00f2 cristianizzare il mondo, senza appartenervi. L&#8217;esempio dei crociati \u00e8, tra tutti, quello pi\u00f9 generoso perch\u00e9 \u00a0essi offrirono la loro vita alla Chiesa, ignorando quali prove avrebbero dovuto subire per compiere fino in fondo la propria vocazione. Lo spirito con cui si lanciarono alla liberazione del Santo Sepolcro \u00e8 lo stesso che oggi dovremmo chiedere per liberare la Chiesa e la civilt\u00e0 cristiana dai mali che la affliggono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vito Tanzi,\u00a0 Italica &#8211; Costi e conseguenze dell\u2019unificazione d\u2019Italia, (Grantorino Libri, pagg. 289, Euro 20,00) <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con Italica: Costi e Conseguenze dell\u2019unificazione d\u2019Italia Vito Tanzi cerca di giudicare il processo unitario nazionale\u00a0 non dal punto di vista tradizionale, enfatizzandone\u00a0 gli aspetti patriottici ed eroici,\u00a0 ma\u00a0 dal punto di vista dei costi e benefici, puntando l\u2019attenzione sulle conseguenze economiche. In quest\u2019ottica, l\u2019unificazione appare meno vantaggiosa per il popolo italiano, e specialmente per i cittadini che vivevano allora e vivranno poi nel Mezzogiorno d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Al momento dell\u2019unificazione, il Piemonte era\u00a0 infatti talmente indebitato, e aveva un disavanzo nei conti pubblici talmente elevato che rischiava il fallimento. La scelta era unificazione o fallimento. Scelse l\u2019unificazione e le sue finanze furono salvate dalla creazione del Regno d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nel 1861\u00a0 c\u2019era d\u2019altra canto\u00a0 poca differenza nel reddito medio tra Nord e Sud dell\u2019Italia, e l\u2019emigrazione dal Sud era scarsa. L\u2019unificazione contribu\u00ec invece a creare il problema del Mezzogiorno, non solo col trasferimento del debito piemontese sul resto d\u2019Italia, ma anche attraverso altri fattori : quali\u00a0 il forte aumento delle tasse nel Mezzogiorno, la rapida applicazione dei bassi dazi doganali del Piemonte al Regno di Napoli, la\u00a0 distruzione della\u00a0 ristretta rete di welfare, ad opera della Chiesa.<\/p>\n<p>Nel contempo l\u2019unificazione cre\u00f2 uno stato unitario molto centralizzato, con funzionari piemontesi mandati ad amministrare tutti i territori del Regno d\u2019Italia, attraverso un\u2019amministrazione molto pesante, che caus\u00f2 molte difficolt\u00e0 e forte reazioni.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Paolo Simoncelli, <em>Non credo neanch\u2019io alla razza \u2013 Gentile e i colleghi ebrei <\/em>(Le Lettere, pagg. 238, Euro 16,50)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I rapporti di stima e di amicizia tra Gentile e molti colleghi ebrei si intensificano dopo le leggi razziali. Il ricorso a Gentile per consiglio, per aiuto, non rimane vano. Gentile incontra Mussolini a palazzo Venezia la sera del 29 agosto 1938. Testimonier\u00e0 di avergli detto ben chiaro di non credere alla razza. Proceder\u00e0 a protestare col duce e ad aiutare i colleghi ebrei; e non solo privatamente. Ripetute e pubbliche le sue prese di posizione antirazziali. L\u2019ampia documentazione inedita raccolta, dagli epistolari agli atti d\u2019ufficio presso i ministri dell\u2019Educazione nazionale e della Cultura popolare, Bottai e Pavolini, dimostra la gamma varia ma costante di interventi a sostegno di intellettuali ebrei, noti e meno noti che vedono in Gentile il loro unico sostegno.<br \/>\nEmerge per contro l\u2019amara constatazione dell\u2019opportunismo anche antisemita, il coro pubblico di non richiesto sostegno razzista di ben altri e insospettabili esponenti della cultura italiana, poi corsi nel dopoguerra a \u201ccancellare le tracce\u201d del loro vergognoso comportamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alessandro D&#8217;Ascanio,\u00a0 <em>Storia dell\u2019 A.L.B.A. &#8211; Un tentativo autarchico di politica petrolifera<br \/>\nnell\u2019Italia dei primi anni Quaranta <\/em>\u00a0(Edizioni Solfanelli, pagg. 184, Euro 14,00)<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p>Nel corso del 1941, nel pieno della drammatica partecipazione dell\u2019Italia al secondo conflitto mondiale, IRI e AGIP furono incaricati dal regime fascista di installare un impianto di estrazione di oli combustibili sulla Maiella, nel cuore del bacino minerario asfaltifero abruzzese.<br \/>\nL\u2019apparato logistico delle forze armate reclamava un urgente bisogno di carburante dal momento che gli allineamenti strategici della guerra avevano tagliato fuori l\u2019Italia dal greggio di provenienza mediorientale. Si decise allora di investire denaro pubblico nella costituzione dell\u2019ALBA (Azienda lavorazione bitumi asfalti), una specifica struttura aziendale, controllata dai due enti cardine dell\u2019interventismo economico statale, cui si confer\u00ec la difficile missione di sperimentare una nuova tecnologia di trattamento delle rocce asfaltiche per l\u2019estrazione di oli.<br \/>\nL\u2019ambizioso tentativo, nel breve volgere di un biennio, fu bruscamente arrestato dal deflagrare inarrestabile delle operazioni belliche sul suolo nazionale e dall\u2019occupazione tedesca degli impianti in costruzione. Nel dopoguerra, il sito individuato sarebbe stato lasciato nel pi\u00f9 completo abbandono.<br \/>\nNonostante tale fallimentare epilogo, la ricostruzione della vicenda dell\u2019ALBA, oltre a permettere di osservare il processo di razionalizzazione del bacino minerario della Maiella messo in atto dal regime fascista, consente di analizzare in concreto un caso di politica industriale gestito da IRI e AGIP nelle particolari forme che l\u2019intervento pubblico in economia assunse nell\u2019Italia del tempo, tra velleit\u00e0 corporative, propositi autarchici, incentivi e vincoli dell\u2019economia di guerra.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>***<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesco Perfetti, <em>Fascismo e riforme istituzionali <\/em>(Le Lettere, pagg. 190, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il dibattito sul parlamentarismo e sulla sua funzionalit\u00e0, particolarmente vivace nell\u2019ultima fase dello Stato liberale, ruot\u00f2 attorno a temi tornati ora di attualit\u00e0: monocameralismo, bicameralismo, ruolo del Senato, sistemi elettorali e via dicendo. Al dibattito, che interess\u00f2 tutte le forze politiche dell\u2019epoca, prese parte anche il fascismo. Le discussioni sulla riforma costituzionale proseguirono pur dopo la conquista del potere e accompagnarono l\u2019intera storia del regime mettendo in evidenza come, all\u2019interno del fascismo, coesistessero tendenze contrastanti i cui poli estremi erano, da una parte, la volont\u00e0 di eversione e sovvertimento del sistema parlamentare e, dall\u2019altra, l\u2019aspirazione a inserire il nuovo edificio istituzionale nel solco della tradizione conservatrice. Il volume ricostruisce i termini del dibattito e le trasformazioni istituzionali fino alla istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Emilio Gin: <\/strong><em>L\u2019ora segnata dal destino. Gli Alleati e Mussolini da Monaco all\u2019intervento<\/em><strong> (Edizioni Nuova Cultura, pp. 424, Euro 27,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia, il 10 giugno 1940, costituisce un nodo storiografico per certi versi ancora irrisolto. Emilio Gin , sulla base di una imponente documentazione reperita negli archivi italiani ed esteri e della vasta letteratura sull&#8217;argomento rilegge i nove mesi della &#8220;non belligeranza&#8221; italiana attraverso la lente della natura pragmatica e non ideologica della politica estera di Mussolini. La ricerca giunge a conclusioni innovative individuando nell&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia l&#8217;ultimo e illusorio tentativo mussoliniano di ricondurre la questione sui binari della diplomazia e della trattativa. Questa linea italiana appare compresa bene da Chamberlain che, forte della propria esperienza da Stresa a Monaco, \u00e8 tra i pochi a cogliere la non sovrapponibilit\u00e0 di Roma e Berlino. E accanto a Chamberlain compaiono elementi noti e meno noti dell\u2019apparato di governo britannico che tuttavia soffrono progressivamente dell\u2019aggressivit\u00e0 e dell\u2019italofobia ad esempio di Eden. Analogamente nell\u2019apparato politico-diplomatico francese, man mano che scorrono i mesi che portano all\u2019aggressione tedesca alla Polonia e alla non belligeranza italiana, l\u2019antica polemica anti mussoliniana lascia il posto a riflessioni diverse, pi\u00f9 attente alle divaricazioni che non alle consonanze italo-tedesche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>STORIA DELLE DESTRE<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alejandro C. Tarruella<\/strong><strong>, <\/strong><strong><em>La Guardia di Ferro Argentina <\/em><\/strong><strong>&#8211; <\/strong><em>Da Per\u00f3n e Kirchner (Settimo Sigillo, pagg. 280, Euro 26,00)<\/em><strong><em><\/p>\n<p><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ricostruzione dettagliata della storia di una delle pi\u00f9 interessanti componenti del movimento giustizialista, quella facente capo ad Alejandro Alvarez, da molti considerato uno dei pochi interpreti autentici del pensiero politico di Per\u00f3n. Il movimento nasce come un gruppo giovanile fascisteggiante all\u2019indomani del golpe che ha spodestato Per\u00f3n (1950), cresce e si fa \u201cadulto\u201d, fino a diventare un\u2019importante componente del movimento neo-giustizialista. Percorre l\u2019intero arco della transizione peronista, dal debito col fascismo contratto dal Gruppo de Oficiales Unidos che diede origine al peronismo, fino alle posizioni ultracattoliche in cui oggi si riconosce Alejandro Alvarez, passando attraverso tutte le altre stagioni del peronismo, dalla conservatrice alla progressista, dalle simpatie filocastriste agli ammiccamenti nei confronti della dittatura militare.<\/p>\n<p>Opera di grande importanza per comprendere la storia dell\u2019Argentina e del peronismo. La denominazione di Guardia di Ferro adottata dal movimento di Alvarez testimonia un evidente debito culturale nei confronti del fascismo europeo.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Roberto Tundo (a cura di), <em>Le storie della destra salentina <\/em>(Tipografia 5 Emme, pagg. 300, s.p.)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuesto libro nasce dalla voglia di raccontare la storia della Destra nel Salento attraverso i racconti di chi l\u2019ha vissuta in prima persona in modo che trasmetta lo spirito della vita politica \u2013 afferma Roberto Tundo, curatore di <em>Le storie della destra salentina <\/em>\u00a0\u2013 Non volevo scrivere la storia completa dell\u2019MSI, ma era necessario contestualizzare tutte le vicende raccolte in modo che seguissero un filo logico, da qui l\u2019utilit\u00e0 degli articoli del giornale \u2018La Contea\u2019, che all\u2019epoca raccontava le vicende del partito attraverso le voci dei militanti che davano espressione alle loro idee\u201c. Il libro \u00e8 un susseguirsi di episodi vissuti dai militanti della Destra salentina, che si vanno a inserire in un contesto storico-politico pi\u00f9 ampio. Le vicende raccontate dalle decine di \u201ctestimoni\u201d coinvolti sono di ogni tipo:\u00a0 dalle origini\u00a0 alle drammatiche \u201cpistolettate\u201d nella Lecce degli anni 70, dalle vicende goliardiche,\u00a0 come \u201cla cena col capo\u201d, ai retroscena dei congressi di partito dai racconti della radio di destra nel periodo delle radio libere alla partecipazione ai Campi Hobbit, dalle esperienze ecologiste alla \u201csvolta di Fiuggi\u201d.\u00a0 Per raccogliere tutto il materiale necessario, dagli articoli di giornale alle fotografie, Roberto Tundo ha realizzato\u00a0 un lungo lavoro di ricerca, riuscendo a dare vita ad un testo espressione del suo desiderio di raccontare la vita della Destra salentina vissuta dall\u2019interno. La prefazione del libro \u00e8 di\u00a0 Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che scrive \u201cla ricostruzione puntuale di Roberto Tundo sull\u2019evoluzione della destra nella Provincia di Lecce dal Movimento Sociale Italiano, passando per Alleanza Nazionale, fino ad arrivare al Popolo delle Libert\u00e0, risulta utile per comprendere come sia il progetto di societ\u00e0 a costituire la sostanza di una comunit\u00e0 politica e non la forma-partito\u201d.<\/p>\n<p>Per acquisti: tundoroberto@gmail.com<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>SCIENZA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Steven W. Mosher, <em>Controllo demografico. Costi reali e benefici illusori<\/em> (Cantagalli, pagg. 416, Euro 21,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Steven W. Mosher affronta in questo libro una delle questioni pi\u00f9 dibattute dei nostri tempi: il problema demografico. L&#8217;autore &#8211; dati scientifici alla mano, tutti interpretati con esemplare onest\u00e0 intellettuale &#8211; sbugiarda la retorica dogmatica di quanti &#8211; a tutti i livelli, dall&#8217;istruzione ai mass media, dalla politica alle istituzioni, UNPD compresa -, ci hanno fatto credere che il mondo era ed \u00e8 vicino a un baratro a causa della sovrappopolazione mondiale, una sorta di bomba demografica pronta ad esplodere..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>CLASSICI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gabriele D\u2019Annunzio, <em>Tragedie, sogni e misteri <\/em>(Mondadori, pagg. 3.700, Euro 120,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In occasione dei centocinquant&#8217;anni dalla nascita di d&#8217;Annunzio, si completa con il teatro l&#8217;edizione delle sue opere nei Meridiani. I due tomi, a cura di Annamaria Andreoli con la collaborazione di Giorgio Zanetti, raccolgono, per la prima volta, corredate di ricchissimi apparati, tutte le opere drammatiche dannunziane, da Francesca da Rimini alla Figlia di Iorio, dalla Fiaccola sotto il moggio a Fedra e al Martyre de saint Sebastien, solo per citare le pi\u00f9 celebri. Versatile e aperto a ogni sperimentazione, d&#8217;Annunzio lascia nel suo tempo il segno sull&#8217;intero mondo dello spettacolo: tragedia, commedia, melodramma, sacra rappresentazione, pantomima, balletto, cinema (film e documentario). Ogni testo \u00e8 accompagnato da un&#8217;introduzione che ne ripercorre le fasi ideative e compositive, soffermandosi poi sull&#8217;allestimento scenico, sulla regia, sugli interpreti e sulle reazioni del pubblico, e da note esplicative, indispensabili quando si tratta di drammi storici di ambientazione remota o esotica. Anche il saggio cronologico \u00e8 mirato alle opere teatrali: sottolinea la centralit\u00e0 del teatro nella vita di d&#8217;Annunzio e getta nuova luce sulla sua travagliata relazione amorosa con Eleonora Duse, grazie a documenti solo di recente recuperati. Non meno nuovo risulta il suo rapporto con il cinema, di cui \u00e8 pioniere entusiasta, sia in veste di soggettista che<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ROMANZI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Paul Bourget, <em>Il demone meridiano <\/em>\u00a0(Edizioni Solfanelli, pagg. 440, Euro 25,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 il \u201cdemone meridiano\u201d? \u00c8 la tentazione di chi ha raggiunto il meriggio della vita [di chi ha superato \u201cil mezzo del cammin di nostra vita\u201d]. Per Louis Savignan, affermato storico e bandiera degli intellettuali cattolici, tornato da Parigi nella natia Alvernia quando gli viene offerto di candidarsi al Parlamento, tale tentazione consiste da un lato nel poter trascurare gli studi per la politica, dall\u2019altro la morale per amare la donna con cui era stato fidanzato vent\u2019anni prima e da cui era stato abbandonato.<br \/>\nNel frattempo, a Parigi, un prete modernista celebra (cinquant\u2019anni prima del Concilio!) con un nuovo rito in lingua volgare e il figlio di Savignan inclina pericolosamente verso questa eresia.<br \/>\nSullo sfondo, la lotta della Chiesa contro il nemico esterno (la politica anticlericale massonica) e quello interno (il modernismo).<br \/>\n&#8220;Il demone meridiano&#8221;, considerato il capolavoro di Bourget, ha un intreccio perfettamente funzionante, ma \u00e8 soprattutto un raffinato scavo psicologico e, infine, un grande romanzo ideologico.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>LETTERATURA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Miguel de Unamuno, <em>In viaggio con Don Chisciotte <\/em>\u00a0(Medusa Edizioni, pagg. 139, Euro 16,50)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo libro raccoglie per la prima volta l&#8217;insieme di saggi brevi e di articoli scritti dal grande intellettuale e scrittore spagnolo sull&#8217;opera di Cervantes, e in particolare sul Don Chisciotte. Era un progetto che lo stesso Unamuno voleva realizzare e non ebbe poi il tempo di condurre in porto. Si presenta come una raccolta organica che, ponendosi accanto al celebre&#8221;Vita di Don Chisciotte e Sancio&#8221; (1905), completa per il lettore italiano il panorama delle importanti ricerche di Unamuno sul mito pi\u00f9 grande della letteratura spagnola. Milan Kundera, nella sua Teor\u00eca del romanzo, pone il Don Chisciotte come fondamento del romanzo moderno. Il volume comprende il saggio &#8220;Il cavaliere dalla trista figura&#8221; del 1896, mai tradotto finora, dove Unamuno confronta le descrizioni che raffigurano Don Chisciotte nel romanzo con i ritratti che i pittori moderni gli hanno dedicato. Tra baffi cadenti e riflessioni sulla bruttezza del personaggio di Cervantes, lo scrittore torna sul tema che gli sta pi\u00f9 a cuore: il valore universale di questo mito. Nella raccolta anche alcuni articoli polemici, tra cui &#8220;Muoia Don Chisciotte&#8221; che prende di mira gli eruditi che impantanano Don Chisciotte nelle dispute filologiche perdendo il messaggio umano e morale. Come scrive nell&#8217;Introduzione Enrico Lodi &#8220;sia Unamuno, sia Don Chisciotte, incarnano al meglio il conflitto tra la volont\u00e0 di compiere un ideale che serbano dentro e l&#8217;impossibilit\u00e0 di raggiungerlo.<\/p>\n<p>http:\/\/giotto.ibs.it\/cop\/copj170.asp?f=9788876982682 In viaggio con Don Chisciotte Questo libro raccoglie per la prima volta l&#8217;insieme di saggi brevi e di articoli scritti dal grande intellettuale e scrittore spagnolo sull&#8217;opera di Cervantes, e in particolare sul Don Chisciotte. Era un progetto che lo stesso Unamuno voleva realizzare e non ebbe poi il tempo di condurre in porto. Si presenta come una raccolta organica che, ponendosi accanto al celebre&#8221;Vita di Don Chisciotte e Sancio&#8221; (1905), completa per il lettore italiano il panorama delle importanti ricerche di Unamuno sul mito pi\u00f9 grande della letteratura spagnola. Milan Kundera, nella sua Teor\u00eca del romanzo, pone il Don Chisciotte come fondamento del romanzo moderno. Il volume comprende il saggio &#8220;Il cavaliere dalla trista figura&#8221; del 1896, mai tradotto finora, dove Unamuno confronta le descrizioni che raffigurano Don Chisciotte nel romanzo con i ritratti che i pittori moderni gli hanno dedicato. Tra baffi cadenti e riflessioni sulla bruttezza del personaggio di Cervantes, lo scrittore torna sul tema che gli sta pi\u00f9 a cuore: il valore universale di questo mito. Nella raccolta anche alcuni articoli polemici, tra cui &#8220;Muoia Don Chisciotte&#8221; che prende di mira gli eruditi che impantanano Don Chisciotte nelle dispute filologiche perdendo il messaggio umano e morale. Come scrive nell&#8217;Introduzione Enrico Lodi &#8220;sia Unamuno, sia Don Chisciotte, incarnano al meglio il conflitto tra la volont\u00e0 di compiere un ideale che serbano dentro e l&#8217;impossibilit\u00e0 di raggiungerlo. 14,02 new EUR in_stock<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PERSONAGGI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giordano Bruno Guerri, <em>\u00a0La mia vita carnale \u2013 Amori e passioni di Gabriele D\u2019Annunzio <\/em>\u00a0(Mondadori, pagg. 230, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Posa&#8221;, &#8220;finzione&#8221;, &#8220;provocazione&#8221;, &#8220;teatro&#8221;: ecco i termini associati per decenni al nome di Gabriele D&#8217;Annunzio. Con queste parole siamo stati abituati a descriverlo, cos\u00ec ci \u00e8 sempre stato insegnato. Ma la suggestione della sua poesia, le imprese ardite e la retorica detta appunto &#8220;dannunziana&#8221; non sono sufficienti a svelare il segreto di una vita &#8220;inimitabile&#8221;. Giordano Bruno Guerri ci conduce lontano da stereotipi, accompagnandoci nelle stanze folli e geniali della dimora dannunziana. Pagina dopo pagina, sfogliando il &#8220;libro di pietre vive&#8221; che il Vate ci ha lasciato, riscopriamo un uomo che fu seduttore e amante irresistibile, avvinto dal &#8220;bisogno imperioso della vita violenta, della vita carnale, del piacere, del pericolo fisico, dell&#8217;allegrezza&#8221;. Grazie al diario (in gran parte inedito) di Amelie Mazoyer, ancella in servizio continuo che il Vate ribattezza A\u00e9lis, conosceremo Gabriele D&#8217;Annunzio uomo &#8220;intero&#8221;. Geisha, complice e confidente, A\u00e9lis si contende il ruolo di preferita con l&#8217;elegante musicista Luisa Baccar\u00e0 e con la cameriera Emilia. A\u00e9lis annota per lunghi anni tutto ci\u00f2 che accade nelle stanze del Vittoriale, registrando ascese e cadute delle &#8220;badesse di passaggio&#8221;: nobildonne, artiste, prostitute, semplici paesane o avventuriere; e un contorno di personaggi non secondari. Su tutto ci\u00f2, naturalmente lui, la sua grandezza di poeta e la sua strepitosa vitalit\u00e0, fatta di genio e di cocaina, invenzione e di ironia: il suo essere un libertario e anarchico, modernizzatore e anticipatore.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pupi Avati, <em>La grande invenzione \u2013 Un\u2019autobiografia <\/em>(Rizzoli, pagg. 396, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Un passato fastoso, un presente difficile, e una inesauribile riserva di sogni: \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 che riceve alla nascita Pupi Avati, figlio di due mondi, la ricca borghesia urbana bolognese e l\u2019arcaica tradizione contadina di Sasso Marconi. La galleria degli antenati \u00e8 unica: la bisnonna Olimpia, asolaia emigrata in Brasile in cerca di fortuna con i tre figli piccoli, il nonno Carlo che trov\u00f2 moglie grazie a venticinque bign\u00e8, gli zii materni che ogni anno portavano ai Savoia le ciliegie di Sasso Marconi, il nonno Giuseppe che chiese alla Madonnina del Paradiso una grazia \u201cfatale\u201d, i genitori protagonisti di una incredibile storia d\u2019amore&#8230; Con questi presupposti, come stupirsi se la tua vita diventa un\u2019unica grande avventura, dalla via Emilia a Cinecitt\u00e0? Nella Bologna del dopoguerra si svolge l\u2019educazione sentimentale di Pupi, un ragazzo timido ma un po\u2019 mascalzone, un perdigiorno con una bruciante passione per il jazz, un rapporto complesso con le donne, un amore irreversibile per il cinema. Poi l\u2019addio alla carriera da musicista, la parentesi come rappresentante di surgelati, i difficili esordi cinematografici, la Roma degli artisti, l\u2019insolito lavoro con Pasolini, i pedinamenti per conoscere il maestro Fellini, i successi di pubblico e critica.<\/p>\n<p><em>La grande invenzione <\/em>racconta tutto questo e molto altro ancora. L\u2019irresistibile capacit\u00e0 di invenzione narrativa che dispiega, e che rivela un Avati scrittore finora insospettato, ne fanno un grande romanzo corale, un intreccio di percorsi e di sogni che seduce il lettore trasportandolo in una singolare dimensione di realismo magico all\u2019emiliana.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>IMMAGINARIO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Antonio Faeti, <em>La storia dei miei fumetti &#8211;<\/em><\/strong><em>\u00a0 <\/em><strong><em>L&#8217;immaginario visivo italiano fra Tarzan, Pecos Bill e Valentina <\/em><\/strong>\u00a0<strong>(Donzelli Editore, pagg. 426, Euro 32,00)<\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Antonio Faeti, che quarant\u2019anni fa regal\u00f2 al lettore, con il suo Guardare le figure, una ricostruzione a tutto tondo dell\u2019immaginario visivo italiano attraverso le illustrazioni dei libri per l\u2019infanzia, duplica oggi il suo dono con questa esplorazione dell\u2019altra faccia di quello stesso immaginario. La storia dei suoi fumetti (vale a dire di tutti i fumetti da lui divorati, collezionati, posseduti, catalogati, coltivati con la passione maniacale che ben conoscono i cultori del genere) diventa qui la storia di ciascuno di noi. Proprio come accade al protagonista dell\u2019Educazione sentimentale di Flaubert, anche l\u2019autore di questo libro ripensa alle sue prime fantasie e ritrova le piccole tracce, i brandelli della sua educazione sentimentale. E visto che, come scrive Faeti, \u00abin una educazione sentimentale si \u00e8 scelti, non si sceglie\u00bb, in questo percorso della memoria ci sono presenze sorprendenti e assenze illustri. La Vipera Bionda, il Brontolosauro, Manuela la matadora accompagnano la crescita di questo immaginario tra gli anni quaranta e cinquanta. Da Nadir Quinto a Raffaele Paparella, da Jacovitti a Guido Crepax, dal \u00abCorriere dei Piccoli\u00bb a \u00abLanciostory\u00bb, \u00e8 la memoria del sogno \u2013 dei nostri sogni \u2013 che rivive in queste pagine ispiratissime, indimenticabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1>Marzo 2013<\/h1>\n<div><\/div>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Piergiorgio Corbetta \u2013 Elisabetta Gualmini, <em>Il partito di Grillo <\/em>(Il Mulino, pagg. 244, Eiro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai timori e alle ripulse, il \u00abgrillismo\u00bb sembra pi\u00f9 di una meteora del costume: forse sar\u00e0 un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse \u2013 come promette e minaccia \u2013 li far\u00e0 saltare. In ogni caso, sar\u00e0 bene conoscere il fenomeno pi\u00f9 da vicino, al di l\u00e0 del clamore giornalistico. Con l\u2019aiuto dell\u2019Istituto Cattaneo, il lettore potr\u00e0 scoprire le ragioni del successo del M5s e potr\u00e0 quindi, alla vigilia delle prossime elezioni politiche, su cui Grillo si sforza quotidianamente di mettere un\u2019ipoteca, inquadrare bene il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l\u2019uso delle tecnologie informatiche e della \u00abweb democracy\u00bb, il ruolo delle tradizioni civiche e la capacit\u00e0 di proiezione a livello nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Arturo Diaconale, <em>Per l\u2019Italia \u2013 Un\u2019idea nazionale un\u2019idea liberale <\/em>(Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranit\u00e0 nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell&#8217;identit\u00e0 italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranit\u00e0 e dell&#8217;identit\u00e0 non si pu\u00f2 essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non \u00e8 possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell&#8217;unit\u00e0 politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ECONOMIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sergio Ricossa, <em>Come si manda in rovina un Paese. I danni causati all\u2019economia italiana, dal dopoguerra ai tempi recenti, dalla lunga ingerenza del potere pubblico (Rubbettino, pagg. 294, Euro 16,00)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sergio Ricossa raccoglie in questo volume parti del diario da lui tenuto dal 1944 al 1994. La stazione di partenza \u00e8 rappresentata dall&#8217;opera di ricostruzione compiuta nel secondo dopoguerra. Si giunge man mano in tante altre stazioni, che segnano per\u00f2 un radicale cambiamento dell&#8217;originaria direzione di marcia. Ricossa ci fornisce le istruzioni attraverso cui afferrare il senso di tale cambiamento. E la sua storia diviene un&#8217;incalzante narrazione dei danni provocati dalle interferenze del potere pubblico nell&#8217;economia. Si comprende allora che la crisi di oggi ha alle spalle una lunga incubazione. La sua dinamica, reiterativa, monotona, \u00e8 quella dell&#8217;interventismo. Promette sempre di affrancarci dalle &#8220;impietose&#8221; leggi del mercato. Realizza solamente la sistematica distruzione di una rilevante parte delle risorse prodotte dai cittadini. E ricorre, con la proterva presunzione di avere trovato il rimedio, a nuove interferenze, che hanno come risultato il puntuale peggioramento della situazione. Il protagonista principale di una tale disfatta \u00e8 una classe politica incline a qualunque compromesso, che ha istituzionalizzato la pratica vergognosa del voto di scambio e un assistenzialismo sfrenato. A ci\u00f2 si aggiunge l&#8217;inettitudine di un ceto imprenditoriale mai veramente disposto a rischiare e l&#8217;incapacit\u00e0 dei sindacati di misurarsi con le leggi dell&#8217;economia. Un&#8217;irriverente spiegazione delle cause del nostro declino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AA.VV.\u00a0 <em>Mircea Eliade &#8211; Le forme della Tradizione e del Sacro<\/em> (Edizioni Mediterranee, pagg. 170, Euro 12,50)<\/strong><\/p>\n<p>Mircea Eliade \u00e8 stato uno dei pensatori pi\u00f9 influenti del XX secolo, ha segnato una svolta cruciale nello studio dei fenomeni religiosi e interrogarsi sulla sua vita \u00e8 come interrogarsi sulla storia spirituale di un passato in cui affondano le nostre radici presenti. L&#8217;Italia \u00e8 stata quasi una seconda patria per il romeno Eliade, e tutti italiani sono i nove autori di questo libro che affronta temi e problemi di respiro universale: eros, politica e religione, tempo e storia, trasmutazione alchemica. Vengono inoltre esaminate le tangenze del pensiero di Eliade con quello di altri studiosi della religione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TRADIZIONI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castrese Cacciapuoti, <em>D\u00e8i del Giappone tradizionale. Strutture ideologiche indoeuropee nei miti dello Shinto. Il carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese e di altri popoli altaici <\/em>(Il Cerchio, pagg. 296, Euro 22,00)<\/strong><\/p>\n<p>In questa originale opera il concetto di ideologia tripartita, postulata da Georges Dum\u00e9zil, viene applicato ai miti dell&#8217;Asia Orientale, basandosi principalmente sulle ricerche svolte dal professor Yoshida Atsuhik, che inizi\u00f2 i suoi studi in Francia proprio sotto la guida di Dum\u00e9zil.<\/p>\n<p>Avvalendosi del metodo comparativo, viene portato alla luce l&#8217;inequivocabile carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese primitivo e di altri popoli altaici.<\/p>\n<p>Si disveleranno cos\u00ec corrispondenze sorprendentemente numerose e puntuali, testimonianza di profonde influenze del mondo indoeuropeo sull&#8217;Asia orientale risalenti a ben prima dell&#8217;introduzione del buddhismo, che gettano una nuova luce sui rapporti intercorrenti in epoche remote tra i vari popoli dell&#8217;Eurasia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fabrizio Amore, <em>Il cantiere di Bottai <\/em>(Cantagalli, pagg. 321, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p>Giuseppe Bottai fu tra i pochi leader fascisti ad avere un lucido ed organico progetto politico e a ritenere che tale progetto potesse realizzarsi soltanto dotando il fascismo di un ampio e denso apparato culturale. Il &#8221;cantiere&#8221; di cui in questo volume si parla \u00e9 l&#8217;Ateneo pisano, che dal 1928 divenne la sede di uno dei pi\u00f9 interessanti esperimenti della rivoluzione totalitaria propugnata da Bottai: cambiare i canoni dell&#8217;economia e della politica tradizionali per realizzare il corporativismo, inteso come dottrina originale in grado di modificare radicalmente la societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Pierluigi Romeo di Colloredo, <em>La carne del Carnaro <\/em>(Associazione Culturale Italia Storica, pagg. 132, Euro 16,00).<\/strong><\/p>\n<p>Venerd\u00ec 12 settembre 1919, Gabriele D&#8217;Annunzio occupa Fiume. La vicenda fiumana segna una svolta fondamentale nella storia politica dell&#8217;Italia uscita dalla Grande Guerra delusa e umiliata nelle proprie aspettative territoriali, ma anche nella vita del Poeta. Dalla preparazione sino alla proclamazione dell&#8217;unione di Fiume all&#8217;Italia nel primo discorso tenuto da D&#8217;Annunzio ad una folla in delirio &#8211; nascita di un modo di fare politica che segner\u00e0 per sempre il mondo, da Piazza Venezia a Berlino, sino all&#8217;Avana di Fidel Castro &#8211; la Marcia di Ronchi viene descritta ora per ora, esaminando gli avvenimenti e gli uomini, dando voce ai protagonisti con documenti e discorsi, per offrire il quadro pi\u00f9 completo possibile su quel venerd\u00ec 12 settembre 1919. Con gli avvenimenti viene analizzato il ruolo della Massoneria Italiana e internazionale, insieme agli interessi esoterici del Vate, aspetto poco noto ma fondamentale per conprendere le scelte e le decisioni di Gabriele D&#8217;Annunzio sia come uomo d&#8217;arte che come uomo d&#8217;arme.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Massimo Zamorani, <em>Luigi Ferraro \u2013 Un eroe del mare <\/em>(Mursia, pagg. 253, Euro 19,00)<\/strong><\/p>\n<p>Luigi Ferraro (1914-2006), ufficiale della Marina Militare, \u00e8 stato uno dei primi italiani a specializzarsi nelle tecniche di immersione subacquea. La sua passione per il mare nasce presto: fin dall&#8217;adolescenza da balilla trascorsa fra Tripoli e l&#8217;Italia inizia a immergersi e a segnalarsi per audacia e perizia tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si distingue in alcune imprese proprio come sommozzatore ed entra nel Gruppo Gamma, il nucleo speciale dei nuotatori d&#8217;assalto della X\u00aa Flottiglia Mas. Il suo mito viene consacrato nell&#8217;estate del 1943, quando passa alla storia come affondatore solitario di ben tre navi nel corso delle operazioni notturne di sabotaggio contro le forze navali alleate nel Mediterraneo orientale, tra Alessandretta e Mersina. Con la sua esperienza e con le sue intuizioni nel dopoguerra ha contribuito notevolmente all&#8217;evoluzione dell&#8217;attivit\u00e0 subacquea, inventando un nuovo tipo di maschera e di pinne, impegnandosi nel recupero di navi affondate e collaborando con aziende come Cressi Sub e Mares e personaggi come Jacques Cousteau ed Enzo Maiorca. Luigi Ferraro non \u00e8 stato solo un eroe di guerra, ma anche e soprattutto un vero eroe del mare.<\/p>\n<p><strong> <\/strong>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Federco Niglia, <em>L\u2019antigermanesimo italiano \u2013 Da Sedan a Versailles<\/em> (Le Lettere, pagg. 140, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>I rapporti tra Italia e Germania si caratterizzano da sempre per una certa dose di ambivalenza: dietro all\u2019aspirazione alla conoscenza e all\u2019intesa si celano sovente il sospetto e l\u2019incomprensione. Gli italiani, per parte loro, hanno sempre avuto un atteggiamento di amore-odio per il mondo tedesco.<br \/>\nDietro agli stereotipi, positivi e negativi, che influenzano l\u2019attuale visione italiana del mondo tedesco si nasconde una storia articolata e complessa. Questo volume analizza il momento cruciale in cui la Germania si afferma come polo di riferimento culturale per l\u2019Italia: nell\u2019ultimo trentennio dell\u2019Ottocento la Germania bismarckiana penetra la politica, l\u2019economia e la cultura del Regno d\u2019Italia. Vista inizialmente come fonte di rinnovamento per il paese, l\u2019influenza tedesca viene progressivamente rigettata da porzioni consistenti dell\u2019intellettualit\u00e0 e del mondo politico nazionale. Lo schieramento di Italia e Germania su schieramenti opposti nella grande guerra trasformer\u00e0 l\u2019antigermanesimo nel paradigma dominante della visione italiana dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fabrizio Bucciarelli, <em>Operazione Shadow Circus <\/em>(Mattioli, pagg. 135, Euro 16,00)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Queste pagine raccontano la storia della lotta di quella parte del popolo tibetano che, dopo l&#8217;invasione cinese del 1949-50 e la successiva fuga in India del XIV Dalai Lama seguita alla rivolta di Lhasa del &#8217;59, opt\u00f2 per la resistenza armata contro l&#8217;occupazione. Nonostante i numerosi appelli al mondo intero, pochissimi si mostrarono interessati alle tragiche vicende tibetane. Solo l&#8217;India e gli Stati Uniti accettarono di supportare la causa tibetana, forse pi\u00f9 per calcolo politico che per vera solidariet\u00e0. Ne deriv\u00f2 un ventennio di lotta senza esclusione di colpi, misconosciuto ai pi\u00f9 e ben poco coperto dai media, che termin\u00f2 nei primi anni &#8217;70, quando la presidenza Nixon decise di abbandonare i resistenti come pegno di amicizia verso una Cina in fase di riavvicinamento. Oggi molti dei vecchi combattenti tibetani vivono come profughi in esilio, ma la loro battaglia e quella del Dalai lama continuano sotto altre forme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Robert Jones, <em>Cavalieri \u2013 I\u00a0 guerrieri d\u2019\u00e9lite dell\u2019Europa medievale<\/em> (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 296, Euro 32,00)<br \/>\n<\/strong><br \/>\nSplendente nella sua armatura e con le insegne, montato su un destriero durante un torneo o impegnato in combattimento ravvicinato sul campo di battaglia, la figura del cavaliere di corte \u00e8 diventata un\u2019icona del Medioevo. Ma dietro l\u2019immagine popolare esiste una realt\u00e0 storica pi\u00f9 complessa e affascinante. Questo libro va oltre il mito per spiegare chi fosse davvero questo celebrato guerriero a cavallo. Dai particolari della complicata armatura alle tappe della \u201ccarriera militare\u201d, dal codice cavalleresco al ruolo politico e sociale, il volume offre una guida riccamente illustrata al mondo dei cavalieri attraverso resoconti di prima mano, rievocando in modo vivace e realistico battaglie come quelle di Agincourt e Pavia, nonch\u00e9 singoli cavalieri quali Goffredo di Buglione, Guglielmo il Maresciallo e Riccardo Cuor di Leone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Massimo Filippini\u00a0 <em>I caduti di Cefalonia: fine di un mito<\/em><\/strong>, (IBN editori, pagg.\u00a0 112\u00a0 Euro 10,00).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Autore ridimensiona il mito resistenziale relativo alla tragedia di Cefalonia, che ha ampliato a dismisura il numero dei soldati italiani fucilati dai tedeschi (fino a oltre 9.000, riportati dalle ricerche documentali di Filippini a circa 1.700 come numero comprendente anche i caduti in combattimento) e oscurato quello che \u00e8 il nodo centrale della questione: il massacro inutilmente feroce da parte dei Tedeschi vi fu, ma gli Italiani non erano tutelati dalle norme internazionali per\u00a0l&#8217;indugio di Badoglio nel dichiarare lo stato di guerra con la Germania, nonostante gli avvertimenti di Eisenhower.<br \/>\nIl tentativo di costruire a posteriori\u00a0 una pagina di Resistenza del Regio Esercito dopo l\u2019otto settembre si scontra con l\u2019evidente situazione di disfacimento della disciplina e di irresponsabile insubordinazione che tolgono al Comandante della divisione Acqui, gen. Gandin, la possibilit\u00e0 di qualsiasi trattativa con i Tedeschi, mentre incombe il pericolo di un massacro da parte dell\u2019aviazione germanica e un tentativo autonomo del contrammiraglio Galati di portare soccorsi con due torpediniere viene bloccato dagli Inglesi.<\/p>\n<p>Su tutto emergono le responsabilit\u00e0 del Re e del maresciallo Badoglio nell\u2019aver lasciato allo sbando l\u2019Esercito, per poi intimare l\u201911 settembre, a fuga conclusa a Brindisi, di opporsi a qualsiasi tentativo di disarmo da parte dei Tedeschi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Adriano Romualdi, <em>Il fascismo come fenomeno europeo<\/em> (Settimo Sigillo, pagg. 169, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo contributo di Adriano Romualdi si rivela di particolare interesse per il taglio storiografico con cui l&#8217;aromento viene affrontato, integrato, come \u00e8, da una continua attenzione verso l&#8217;aspetto ideologico, e nella specificit\u00e0 della prospettiva europea in cui il fascismo viene oculatamente inserito, cogliendone le radici culturali nella civilt\u00e0 del vecchio continente e in particolar odo nel romanticismo ottocentesco. La modernit\u00e0 del fenomeno fascista, che pur si alimenta dell&#8217;humus spirituale e culturale dell&#8217;Europa, \u00e8 colto lucidamente dallo studioso nel suo tentativo di socializzare i valori tradizionali, riproponendoli nell&#8217;era della modernizzazione e della massificazione, al fine di &#8220;reintegrare i diseredati nella propriet\u00e0, nella famiglia, nella patria&#8221;.<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fortunato Aloi, <em>I fatti del 70 <\/em>(Citt\u00e0 del sole, pagg. 286, Euro\u00a0 16,00)<br \/>\n<\/strong><br \/>\nReggio Calabria 1970. Scoppia la rivolta per &#8220;Reggio Capoluogo&#8221;, rivolta che segner\u00e0, soprattutto sul piano storico e politico, uno spartiacque: da quella data inizia una nuova fase per la Calabria e per tutto il Mezzogiorno. Questo saggio, sostanzialmente un testo di testimonianze, analisi e documentazione, vuole rileggere i fatti di Reggio del 1970 per tentare di capire quello che \u00e8 stato il Mezzogiorno e capire quale \u00e8 stata la funzione ideologica che hanno avuto alcuni pensatori, per quanto la Rivolta sia stata un movimento di popolo. Perch\u00e9 Reggio con la sua Rivolta \u00e8 s\u00ec storia, ma \u00e8 soprattutto la consapevolezza di una volont\u00e0 e la certezza di un popolo, e questo libro \u00e8 un &#8220;attraversamento&#8221; di quei fatti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ANNI DI PIOMBO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enzo Raisi, <em>Bomba o non bomba \u2013 Alla ricerca ossessiva della verit\u00e0<\/em> (Minerva Edzioni, pagg. 264, Euro 19,00)<\/strong><\/p>\n<p>2 agosto 1980. Una bomba esplode alla Stazione di Bologna, provocando una vera e propria strage. Enzo Raisi (allora giovane del M.S.I.) in partenza per le vacanze si salva per pochi attimi.<br \/>\n2005. Enzo Raisi divenuto nel frattempo Deputato della Repubblica, membro della commissione Mitrokhin, indaga sui documenti provenienti dagli archivi degli ex paesi dell\u2019est e scopre nuovi elementi che raccontano una versione molto diversa da quella conosciuta fino ad oggi.<br \/>\nUn libro-inchiesta in cui vicende pubbliche e private si intrecciano alla ricerca della verit\u00e0 fino ad oggi non emersa, con al centro il patto tra Aldo Moro ed i palestinesi, che consentiva il passaggio ed i deposito di armi ed esplosivi sul territorio italiano. Una pubblicazione che contiene per la prima volta un CD con tutti i documenti della commissione Mitrokin legati alla terribile strage di Bologna del 2 Agosto 1980. La verit\u00e0 di Enzo Raisi \u00e8 che Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti. \u201cMa in Italia all\u2019epoca \u2013 dice Raisi \u2013 c\u2019erano troppi interessi contrastanti per fare luce sulla verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA DELLE DESTRE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Paolo Deotto e Luciano Garibaldi, <em>La vera storia dell\u2019Uomo Qualunque\u00a0<\/em> (Edizioni Solfanelli, pagg. 110, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQualunquismo\u201d. Pochi sanno cosa voglia realmente dire, a cosa si riferisca. Ma in tanti sono pronti a giurare che il \u201cqualunquista\u201d \u00e8 un uomo egoista, gretto, che bada solo agli affari suoi, che evita qualsiasi impegno politico e sociale. Se invece leggiamo la straordinaria avventura di Guglielmo Giannini, fondatore del settimanale \u201cL\u2019Uomo Qualunque\u201d e poi dell\u2019omonimo partito politico, scopriremo che quel commediografo di successo, giornalista, scrittore, era un uomo serio, pur con le sue intemperanze, col suo carattere sanguigno e irruente. Scopriremo che il movimento politico che fond\u00f2 aveva probabilmente un difetto fondamentale: era troppo moderno.<br \/>\nIn un\u2019Italia che usciva dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra civile, che era alla fame e tuttavia ancora dilaniata dall\u2019odio, il giornale di Giannini e successivamente il partito costituirono la voce di quei milioni di italiani che desideravano tornare a una vita normale, che erano disgustati da una politica di settarismo e arrivismo, che volevano tornare a essere cittadini e non continuare a essere sudditi.<br \/>\nUn\u2019avventura brevissima, quella di Giannini. Il clamoroso successo del settimanale, alla fine del 1944, e del partito, alle elezioni per la Costituente e alle amministrative del 1946, fecero tremare i grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che, alleati nel CLN ma sempre in contrasto tra loro, trovarono un nuovo momento di unit\u00e0 nello stritolamento di un comune nemico che si era dimostrato in grado di catalizzare i voti degli italiani pacifici, lavoratori, stanchi di furori ideologici che avevano portato solo disastri. Alle elezioni politiche del 1948 ebbe inizio il declino dell\u2019\u201cUomo Qualunque\u201d, che fu inarrestabile. La politica \u201cprofessionale\u201d aveva vinto e si prese anche la vendetta con la \u201cdamnatio memoriae\u201d.<\/p>\n<p><strong>PERSONAGGI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giulia\u00a0 Simone, <em>Il guardasigilli del regime \u2013 L\u2019itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco<\/em> (Franco Angeli, pagg. 238, Euro 27,00)<br \/>\n<\/strong><br \/>\nProtagonista centrale della costruzione politico-giuridica dello Stato, Alfredo Rocco offr\u00ec al fascismo delle solide basi dottrinarie, che aveva elaborato fin dal tempo in cui era capogruppo del movimento nazionalista a Padova. Una volta nominato ministro, Rocco mise in pratica, attraverso la creazione della legislazione fascista, il proprio pensiero politico, strutturato attorno alla formulazione del principio organicistico gi\u00e0 elaborato nel corso degli anni patavini, influenzando profondamente la stessa ideologia fascista. Grazie ad una vasta ricerca condotta su documenti editi ed inediti, rinvenuti in archivi nazionali ed esteri, questa biografia mette in luce la versatilit\u00e0 intellettuale e politica di Alfredo Rocco. Emerge la sua figura di ministro &#8211; quella pi\u00f9 conosciuta &#8211; ma anche di studente, docente, padre di famiglia, militare, politico, giornalista, amministratore di giornali. Il suo percorso politico appare tortuoso, tuttavia la logica che ispira il suo pensiero \u00e8 chiara: dalla giovanile militanza radicale fino all&#8217;attivit\u00e0 legislativa, Rocco ha avuto come obiettivo quello di tutelare sempre l&#8217;autorit\u00e0 dello Stato, al di sopra di tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Domenico Vecchioni, <em>Pol Pot \u2013 L\u2019assassino sorridente <\/em>(Greco &amp; Greco, pagg. 153, Euro\u00a0 12,00)<br \/>\n<\/strong><br \/>\nIl 17 aprile del 1975 le prime avanguardie dei &#8220;Khmer rossi&#8221; entrano in Phnom Penh. Sono guerriglieri giovanissimi, molti di loro non hanno pi\u00f9 di sedici anni, sono i seguaci di Pol Pot, fautori di un\\&#8217;ideologia assoluta, cieca ed irrazionale che causer\u00e0 incommensurabili lutti allo gi\u00e0 stremato popolo cambogiano. Un popolo che in pochi anni perder\u00e0 un quarto della propria consistenza per l\\&#8217;affermazione di una ideologia astratta, dove sfuma il senso della sacralit\u00e0 della vita e scompare ogni espressione di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LETTERATURA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Adriano Tilgher, <em>Pirandello o il dramma di vedersi vivere\u00a0<\/em> (Edizioni Solfanelli, pagg. 112, Euro 10,00)<\/strong><br \/>\nLa presente raccolta di scritti, curata da Pierfrancesco Giannangeli, nasce dalla volont\u00e0 di dare nuovo lustro alla figura di Adriano Tilgher, pensatore fra i pi\u00f9 originali di quell\u2019epoca di acceso fervore culturale di inizio secolo e fra i primi a rivelare l\u2019originalit\u00e0 del teatro pirandelliano con alcuni saggi rimasti fondamentali.<br \/>\nAccusato da pi\u00f9 parti di essere un \u00abcritico filosofo\u00bb, di imprigionare la produzione di Pirandello in astratte formulazioni, Tilgher ha dimostrato nelle sue opere di volgere a favore il malevolo rimprovero lanciatogli da alcuni colleghi. Le sue lucide analisi di giornalismo militante, andando oltre l\u2019effimero dello spettacolo, collegano il \u00abdramma\u00bb di Pirandello alla pi\u00f9 avanzata cultura europea del primo Novecento.<br \/>\nLa raccolta comprende cinque scritti molto penetranti ed esemplificativi del metodo di Tilgher, fra cui Il mondo poetico di Pirandello, in cui \u00e8 contenuta la celebre teorizzazione del dualismo di Vita e Forma, teorizzazione che entrer\u00e0 a far parte, a pieno titolo, della storiografia letteraria sullo scrittore siciliano e che rimarr\u00e0 inseparabile dal suo nome.<br \/>\nNata per interpretare il \u00abdramma\u00bb dell\u2019Agrigentino, per stringere da vicino il suo ragionare, quella formula ripresa da Georg Simmel non risolve sicuramente il complesso mondo pirandelliano ma, in qualche modo, gli mette dei paletti, lo illustra schematicamente, tornando a scandire con regolarit\u00e0, come un motivo generatore, i momenti pi\u00f9 significativi dell\u2019attivit\u00e0 del critico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOIR<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roberto Genovesi,\u00a0 <em>La mano sinistra di Satana<\/em>\u00a0 (Newton Compton, pagg. 384, Euro 9,90)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg \u00e8 infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. \u00c8 uno psicometrista capace di \u201cvedere\u201d la storia di un\u2019arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d\u2019indagine, che si muovono nella zona d\u2019ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. \u00c8 un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un\u2019anima che vive nell\u2019ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e pi\u00f9 povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i pi\u00f9 scettici si convincono che Gayborg sia l\u2019unico in grado di far luce sull\u2019identit\u00e0 dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perch\u00e9 l\u2019ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all\u2019unica donna che lui abbia mai amato\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><\/h2>\n<h1>Febbraio 2013 &#8211;\u00a0I Libri di leccecronaca.it<\/h1>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Luca Antonini, <em>Federalismo all\u2019italiana <\/em>(Marsilio, pagg. 207, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;impianto del federalismo all&#8217;italiana non \u00e8 mai stato seriamente &#8220;radiografato&#8221;. Pochi sanno, ad esempio, che su un semplice albero si intrecciano oggi almeno cinque diversi tipi di competenze: europea, statale, regionale, provinciale, comunale. Cos\u00ec, i danni provocati dalle alluvioni non dipendono solo dalla pioggia, ma anche da un sistema trascurato e ingestibile. Lo stesso avviene per settori come sanit\u00e0, trasporti, istruzione e welfare. Gli scandali sono spesso la punta dell&#8217;iceberg di un problema molto pi\u00f9 vasto. Per capire come stanno veramente le cose, distinguendo virt\u00f9 e inefficienze, \u00e8 necessario avere un quadro completo della situazione. Tuttavia sono ancora pochissimi &#8211; la cerchia ristretta degli addetti ai lavori &#8211; a conoscere la verit\u00e0 sul federalismo all&#8217;italiana, soprattutto quella dietro le quinte, che dovrebbe invece essere diffusa tra tutti gli elettori, per evitare strumentalizzazioni o veri e propri raggiri. Luca Antonini &#8211; principale consulente del Governo e del Parlamento sul federalismo fiscale &#8211; la racconta in questo libro, un excursus sulla riforma rimasta incompiuta ma che assorbe pi\u00f9 di met\u00e0 della spesa pubblica italiana. In questo &#8220;diario di bordo&#8221;, ricco di dati inediti, l&#8217;autore descrive le riforme costituzionali, il federalismo fiscale, il nesso con la spending review, gli aspetti chiave e le ricadute concrete sulla vita dei cittadini, mettendo in luce distorsioni, responsabilit\u00e0 e sprechi, ma anche casi di conclamata efficienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Arturo Diaconale, <em>Per l\u2019Italia \u2013 Un\u2019idea nazionale \u2013 Un\u2019idea liberale <\/em>(Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranit\u00e0 nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell&#8217;identit\u00e0 italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranit\u00e0 e dell&#8217;identit\u00e0 non si pu\u00f2 essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non \u00e8 possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell&#8217;unit\u00e0 politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Khaled Fouad Allam, <em>Avere vent&#8217;anni a Tunisi e al Cairo &#8211; Per una lettura delle rivoluzioni arabe <\/em>(Marsilio Edizioni, pagg. 208, Euro 18,00)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I notiziari, se da una parte evidenziano la lontananza tra il luogo in cui si svolgono gli eventi e quello in cui ci si trova, dall&#8217;altra riportano alla memoria sensazioni simili gi\u00e0 vissute. Cos\u00ec, quando, nel dicembre 2010, vidi le immagini delle prime sommosse tunisine, ebbi la sensazione di tornare al periodo della mia infanzia in Algeria. Mi venne in mente, in particolare, il periodo del maggio 1968\u00bb. Parte dai suoi ricordi personali, Khaled Fouad Allam, per costruire una lettura comparativa delle contestazioni e dei rivolgimenti che abbiamo imparato a conoscere con il nome di \u00abPrimavera araba\u00bb. Sono molte le domande che Allam si pone nel corso di questo libro e che configurano un approccio del tutto inedito: perch\u00e9 il mondo arabo non ha avuto un suo Sessantotto? Perch\u00e9 il conflitto israelo-palestinese non avr\u00e0 mai la valenza simbolica e aggregatrice che ebbe il Vietnam per i giovani occidentali degli anni sessanta e settanta? Cosa accomuna i linguaggi e le forme mediali in cui il dissenso dei giovani arabi trova espressione alle manifestazioni degli <em>indignados<\/em> e al rap delle grandi periferie metropolitane occidentali? Qual \u00e8 il rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione? Internet giunge davvero a liberare i sogni di questi giovani o rischia di diventare anch&#8217;esso strumento di chiusura? E, infine, perch\u00e9 non riesce a emergere una leadership forte? Ricco di spunti e suggestioni &#8211; sociologiche e letterarie (testi di canzoni, film e letteratura) &#8211; il libro muove dalla consapevolezza che per comprendere quanto sta avvenendo nel mondo arabo non si pu\u00f2 non considerare cosa voglia dire oggi avere vent&#8217;anni a Tunisi e al Cairo e confrontarsi con modelli di societ\u00e0 che racchiudono in s\u00e9 ancora tante, troppe, contraddizioni irrisolte. Contraddizioni che diventano ancora pi\u00f9 esplosive nel processo di ricostruzione che fa seguito alle rivolte, come dimostra la bozza di Costituzione dei salafiti tunisini, qui pubblicata per la prima volta, in cui si pretende di dare vita a una nuova forma di governo islamico servendosi di concetti e di riferimenti che risalgono al mondo medievale arabo e dunque alle strutture portanti della societ\u00e0 di quell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Lucio D\u2019Arcangelo, <em>La spirale di Gabelentz <\/em>&#8211; <em>Morfologia e tipologia delle lingue <\/em>(Edizioni Solfanelli, pagg. 120, Euro 10,00).<\/strong><br \/>\nOggi la globalizzazione della ricerca ha portato alla luce le lingue pi\u00f9 lontane ed esotiche (ad esempio quelle aborigene dell\u2019Australia) rivelando possibilit\u00e0 impensate per il linguaggio umano. La diversit\u00e0 delle lingue \u00e8 apparsa in tutta la sua portata come un \u201cfenomeno vitale manifesto\u201d , che rende problematico ogni tentativo di classificazione.<br \/>\nOgni lingua racchiude una visione del mondo, un \u201cpensiero\u201d emergente attraverso i secoli o i millenni. Ma questo patrimonio inestimabile \u00e8 oggi in serio pericolo. Si calcola che ogni anno muoiano venticinque lingue e di questo passo un po\u2019 meno della met\u00e0 delle lingue del mondo, che sono in tutto 6000-6500, entro questo secolo sar\u00e0 sparita: una catastrofe culturale che non ha precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0 e che ha suscitato l\u2019allarme dell&#8217;UNESCO.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ECONOMIA E SOCIETA\u2019<\/strong><\/p>\n<p><strong>Suzanne Dionet-Grivet, <em>La guerra dell\u2019acqua<\/em> (Fuoco Edizioni, pagg. 319, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Inquinamento, conflitti per il controllo delle risorse idriche, idrodiplomazia e necessit\u00e0 di una gestione concertata&#8230; Questi sono solo alcuni dei temi affrontati in questo notevole saggio in modo chiaro e semplice. Grazie a numerose illustrazioni e schemi, oltre che a diversi esempi estrapolati nei pi\u00f9 diversi contesti mondiali, quest\u2019opera rappresenta senz\u2019altro uno strumento prezioso per capire le sfide ed i problemi legati alla necessit\u00e0 di disporre per l\u2019uomo di questa risorsa fondamentale per la vita, che pur essendo la pi\u00f9 abbondante sul nostro Pianeta, \u00e8 sempre pi\u00f9 di difficile utilizzo. Circa un quarto della popolazione mondiale infatti non dispone di un accesso diretto a questo bene primario, mentre il controllo delle fonti e dei servizi idrici \u00e8 sempre pi\u00f9 in mano alle multinazionali. Oggi la crescita demografica ed i cambiamenti climatici hanno reso ancor pi\u00f9 pressante questo tema affrontato da vicino al Forum Mondiale sull\u2019acqua che si tenuto a Marsiglia nel marzo 2012.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lorenza Violini e Giorgio Vittadini, <em>La sfida del cambiamento<\/em> &#8211; <em>Superare la crisi senza sacrificare nessuno <\/em>(Bur, pagg. 448, Euro 10,90)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dissesto economico e le tensioni sociali che stanno mettendo in\u00a0ginocchio l\u2019Europa sono il segno di una ben pi\u00f9 profonda e radicata\u00a0crisi culturale. A venire meno non sono soltanto le istituzioni governative,\u00a0ma i paradigmi ideologici e le certezze che per anni le hanno\u00a0sorrette. \u00c8 necessario un ripensamento delle pratiche di gestione del bene comune, un cambiamento che riaffermi la priorit\u00e0 delle iniziative\u00a0sorte \u201cdal basso\u201d e che rimetta al centro della vita civile l\u2019uomo,\u00a0la famiglia e tutti quei soggetti sociali dei quali, per troppi anni, si \u00e8\u00a0rifiutato di riconoscere la funzione pubblica.<br \/>\nI saggi raccolti in questo volume indicano come gli stessi cittadini\u00a0possano farsi motore della crescita, se non ostacolati dallo\u00a0Stato; come ognuno di noi, facendo appello al proprio senso di\u00a0responsabilit\u00e0 e alle risorse illimitate del proprio \u201cdesiderio socializzante\u201d,\u00a0possa dare vita a una iniziativa sociale a misura d\u2019uomo,\u00a0in grado di fornire risposte concrete ai bisogni della collettivit\u00e0 e\u00a0dei singoli individui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossella Sereno, <em>Fratelli di gradinata<\/em> (Novantico, pagg. 121, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Questa\u00a0 pregevole opera, che si distingue per la delicatezza nell&#8217;approccio all&#8217;argomento e nella capacit\u00e0 di riportare le interviste dei protagonisti, rappresenta un importante contributo a chi non frequenta il mondo ultras ma vuole conoscerlo meglio. Dalle pagine emergono con chiarezza la mentalit\u00e0, le sensazioni, le molteplici esperienze dei &#8220;Fratelli di gradinata&#8221;, che li distinguono dal tifoso appassionato, un insieme di idee e valori &#8211; amicizia, orgoglio, onore &#8211; che trovano riscontro anche nella vita quotidiana, rese leggibili per chi vuole capire. Una\u00a0 fotografia del mondo ultras, scritta con il doveroso distacco del &#8220;non protagonista&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Plinio Correa de Oliveira, <em>Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo <\/em>(a cura di Guido Vignelli) (Editoriale Il Giglio, pagg. 128, Euro 15,00).<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 il <em>dialogo<\/em>? Un modo per approfondire punti di vista diversi con l\u2019obiettivo comune di conoscere la verit\u00e0, oppure una <em>parola-talismano<\/em> carica di significati reconditi, una tecnica per <em>trasbordare inavvertitamente<\/em> i cattolici verso posizioni ideologiche, lontane dagli insegnamenti della vera fede? Mascherata da un\u2019apparenza bonaria e conciliante, quella del dialogo \u00e8 una tecnica precisa, che sottintende la negoziabilit\u00e0 di qualunque principio, impone la rinuncia all\u2019esistenza di qualsiasi verit\u00e0, stabilisce le premesse perch\u00e9, col tempo e con una serie progressiva di mediazioni, i principi stessi finiscano per essere svuotati di senso. Una tecnica che obbliga ad una continua trattativa, ad un continuo e incalzante compromesso, pur di tenere aperto il tavolo di mediazione con la parte avversa. Massicciamente utilizzata tra gli anni \u201860 e \u201880 dai comunisti, la tecnica del dialogo \u00e8 servita ad indebolire le difese psicologiche di milioni di cattolici e di anticomunisti, rendendoli accondiscendenti e disposti pi\u00f9 ad attaccare chi denunciava il disastro dei regimi comunisti che i suoi responsabili.<\/p>\n<p>Pubblicato per la prima volta nel 1965, fu tradotto in italiano nel 1970 dall\u2019Edizione de \u00abL\u2019Alfiere\u00bb di Napoli. L\u2019Editoriale Il Giglio ne ha curato ora una nuova edizione, affidando la traduzione dall\u2019originale portoghese a Guido Vignelli, autore anche della postfazione, \u201cIl mito del dialogo relativista. Una strategia di conquista che continua\u201d.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 contestualizzato ad un preciso momento storico-politico, il saggio non ha perso di attualit\u00e0 poich\u00e9 la tecnica del dialogo ha continuato ad essere utilizzata costantemente fino ai nostri giorni, rivestita da un\u2019aura di \u201cbuonismo\u201d e di \u201crispetto delle differenze\u201d, producendo effetti di notevole rilievo sul piano culturale ed identitario.<\/p>\n<p>La sua pi\u00f9 recente versione \u00e8 quel politically correct che permea ogni settore e che viene brandito ad ogni pie\u2019 sospinto per mettere a tacere chi osi affermare un qualsiasi principio. Quel politically correct che, tanto per fare un esempio, in nome della libert\u00e0 religiosa garantita a tutti impedisce ai cattolici di mostrare i propri simboli perch\u00e9 non graditi ai fedeli di altri credo ed espelle Ges\u00f9 Bambino dalle recite scolastiche di Natale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alberto Henriet, <em>L\u2019uomo che cavalca la tigre &#8211; Il viaggio esoterico del barone Julius<\/em> <em>Evola <\/em>(Edizioni Tabula Fati, pagg. 120, Euro 10,00)<br \/>\n<\/strong>Alberto Henriet ha avuto la brillante idea di guidarci come in una visita a una esposizione dei quadri di Julius Evola: ogni quadro suscita nell\u2019autore delle immagini, quasi delle visioni, dove ben presto Evola stesso, in alcuni casi grazie al suo \u201cdoppio\u201d Ea (che, come ben si sa, era lo pseudonimo usato in Ur e Krur), diventa diretto protagonista di scene in cui viene trasportato nel suo (di Evola) presente, passato e futuro, una realt\u00e0 trasfigurata fantasticamente grazie alle avanguardie artistiche che Henriet conosce molto bene e sa amalgamare nei suoi racconti-visioni di poche righe o di diverse pagine, e il cui titolo \u00e8 spesso proprio quello di un quadro evoliano: l\u2019ambiente romano dell\u2019aristocrazia e dei cabaret dove il Barone era un vero e proprio \u201cpersonaggio\u201d; le figure di Onofri, Reghini, Parise, Sibilla Aleramo; le musiche di Debussy, Strawinsky, Sch\u00f6nberg; i quadri di Kandinsky, Carr\u00e0, L\u00e9ger, Picabia, della Secessione Viennese: tutto ci\u00f2 fa da sfondo all\u2019Evola degli Anni Venti, la cui figura spesso risalta nei ricordi dei testimoni e, fin quando sono sopravvissuti, dei superstiti di allora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>DIRITTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giacinto Auriti, <em>Il valore del diritto<\/em> (Edizioni Solfanelli, pagg. 64, Euro 7,00)<\/strong><br \/>\nIl tema del &#8220;valore del diritto&#8221; \u00e8 scelto per evidenziare come sul presupposto di una convinzione filosofica e di teoria generale si possa elaborare una legge scientifica del diritto che travalichi il momento puramente empirico del diritto positivo.<br \/>\nL\u2019indagine muove dalla definizione del valore come &#8220;rapporto tra fasi di tempo&#8221; e conseguentemente del diritto come strumento, con la successiva distinzione tra fisiologia e patologia del diritto e della societ\u00e0, a seconda che sia normale o meno il giudizio di valore che le condiziona.<br \/>\nSu queste premesse si considerano varie problematiche che, pur se fra loro apparentemente estranee, sono tutte analizzate nella medesima ottica del giudizio di valore che lo condiziona.<br \/>\nIn breve, ci si propone di dimostrare la validit\u00e0 del teorema iniziale in base alla sua idoneit\u00e0 a risolvere i vari problemi presi in considerazione. La conferma delle tesi svolte con metodo deduttivo va poi data risalendo con metodo induttivo dal problema particolare ai principi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SCIENZA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Stanley L. Jaky, <em>Disegno intelligente ? <\/em>(Fede &amp; Cultura, pagg. 46, Euro 2,88)<\/strong><\/p>\n<p>Questo opuscolo su quella teoria dell&#8217;evoluzione che \u00e8 nota col nome di Disegno Intelligente \u00e8 stato ispirato dagli articoli in prima pagina che il New York Times vi ha dedicato per tre giorni consecutivi, nell&#8217;agosto del 2005. Questi articoli e altre storie di copertina hanno dato molto rilievo a un aspetto di quella teoria che \u00e8 connesso, almeno indirettamente, al fondamentalismo biblico. Ma quella teoria ha nella sua armatura altre crepe, e molto pi\u00f9 serie, e di queste dovrebbero essere pienamente consapevoli quei cristiani che vogliono prendere sul serio l&#8217;ammonimento di Paolo nella Lettera ai Romani, secondo cui il loro culto deve essere un \u201cculto ragionevole\u201d. Per nessuna ragione essi dovrebbero accettare la dottrina \u201cbiblica\u201d errata della creazione speciale di ogni specie. Una simile nozione \u00e8 un insulto a un\u2019esegesi equilibrata e a una sana teologia. Le lacune, spesso molto gravi, della teoria Darwinista non possono essere risolte nella teoria del Disegno Intelligente, che dal punto di vista filosofico non \u00e8 in grado di affrontare il disegno e la finalit\u00e0. Inoltre, si tratta di una sottile riedizione della teoria della creazione speciale. E quel che \u00e8 peggio, sostenendo di essere una teoria dell&#8217;evoluzione \u201cscientifica\u201d, implica che il disegno, nella misura in cui include una finalit\u00e0 (una finalit\u00e0 divina in effetti), possa essere un oggetto di misurazione, operazione quest\u2019ultima che \u00e8 il criterio della verit\u00e0 nell&#8217;ambito della scienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Niall Ferguson, <em>Occidente <\/em>(Mondadori, pagg. 432, Euro 22,00)<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Se nel 1411 fossimo stati in grado di circumnavigare il globo, saremmo rimasti abbagliati dallo splendore e dalla potenza della civilt\u00e0 orientale: a Pechino si costruiva la Citt\u00e0 Proibita; nel vicino Est, gli Ottomani stringevano d&#8217;assedio Costantinopoli. Nei regni di Aragona, Castiglia, Francia, Portogallo e Inghilterra, al contrario, avremmo trovato malattie, carestie e guerre interminabili. L&#8217;idea che l&#8217;Occidente sarebbe riuscito a dominare il resto del mondo sembrava un&#8217;ipotesi folle e assolutamente irrealizzabile. Eppure \u00e8 ci\u00f2 che accadde nei secoli successivi. Cosa ha permesso alla civilt\u00e0 occidentale di trionfare sull&#8217;apparente superiorit\u00e0 degli imperi d&#8217;Oriente? La risposta, sostiene Niall Ferguson, \u00e8 che l&#8217;Occidente seppe mettere a frutto sei strumenti assenti nella civilt\u00e0 orientale: scienza, democrazia, medicina, concorrenza, consumismo ed etica lavorativa. E, oggi, la perdita del monopolio di questi strumenti porterebbe a un declino irreversibile del dominio occidentale. <em>Occidente<\/em> \u00e8 un affascinante viaggio intorno al mondo che ripercorre la storia della nostra civilt\u00e0: dal Grande Canale della Cina al Palazzo Topkapi di Istanbul, da Machu Picchu alla Namibia. Ma \u00e8 anche la storia di navigazioni, missili, vaccini e blue jeans. Il racconto definitivo della storia dell&#8217;Occidente in et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luciano Monzali, <em>Un re afghano in esilio a Roma &#8211; Amanullah e l\u2019Afghanistan nella politica<\/em> <em>estera italiana 1919-1943<\/em> (Le Lettere, pagg. 148, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Per molti anni visse in esilio a Roma un importante sovrano afghano, Amanullah, che aveva combattuto vittoriosamente contro i Britannici nel 1919 e che aveva cercato di avviare un coraggioso programma di riforme politiche e sociali per il proprio popolo. Fra il 1929 e gli anni della seconda guerra mondiale Roma divenne il luogo da cui Amanullah cerc\u00f2 di orchestrare svariati intrighi e macchinazioni per riconquistare il trono perduto. Questo libro, fondato su documentazione diplomatica in gran parte inedita, da una parte \u00e8 un tentativo di comprendere come i diplomatici italiani di stanza a Kabul, fra i quali spicca Pietro Quaroni, percepissero e interpretassero la societ\u00e0 afghana e i suoi problemi; dall\u2019altra \u00e8 una ricostruzione delle relazioni italo-afghane all\u2019interno del quadro generale della politica italiana verso il Medio Oriente e l\u2019Asia centrale negli anni fra le due guerre mondiali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alberto Leoni, <em>Il paradiso devastato <\/em>(Edizioni Ares, pagg. 495, Euro 19,50)<\/strong><\/p>\n<p>Il 10 giugno 1940 l\u2019Italia entrava nella Seconda guerra mondiale, dopo aver sub\u00ecto il martirio di durissimi bombardamenti, il suo territorio venne invaso dagli angloamericani il 10 luglio 1943: da quel momento l\u2019intera Penisola, da Capo Pachino a Domodossola, divent\u00f2 una sconfinata arena di battaglia, in cui si affrontarono centinaia di migliaia di combattenti provenienti da ogni angolo del Globo. Per la prima volta uno storico italiano ricostruisce ogni singolo tassello di quella interminabile Campagna, non confinando la prospettiva al campo della politica o della guerra civile, ma approfondendo l\u2019analisi dei protagonisti militari di quel conflitto, ossia delle macchine da guerra alleate e naziste. \u00c8 una narrazione del volto sporco della guerra fatta dalla prospettiva dei soldati, che furono prima di tutto uomini, dei loro slanci come delle loro paure: \u00e8 un racconto \u00abdal basso\u00bb, nel solco della migliore storiografia anglosassone, dove sono dettagliate tutte le tappe di una via Crucis di spettrale ampiezza: le spiagge della Sicilia, come quelle di Salerno e di Anzio, la Linea Gotica, il baluardo di Cassino, Ortona, la \u00abStalingrado d\u2019Italia\u00bb, fino alla breccia di Argenta, l\u2019ultima battaglia che consent\u00ec lo sfondamento e la vittoria finale. Alberto Leoni ha dato voce a una miriade di eroi dimenticati o sconosciuti, come i fanti canadesi, i temerari fucilieri nippoamericani, i gurkha dai pugnali a lama ricurva, nonch\u00e9 gli implacabili paracadutisti tedeschi, i famoso Diavoli verdi. I loro nomi costellano i tanti cimiteri militari presenti nel nostro Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Angelo Ventrone, <em>\u00abVogliamo tutto\u00bb. Perch\u00e9 due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988<\/em> <\/strong>(Laterza, pagg. 378, Euro 24,00).<\/p>\n<p>In questo volume Angelo Ventrone indaga alcuni decenni della storia recente del nostro paese, dal 1960 fino alla fine degli anni Ottanta. Indica due poli: il 1960, nel quale le proteste contro il governo Tambroni sembrano confermare agli occhi dei rivoluzionari italiani le potenzialit\u00e0 insurrezionali che albergano nelle masse popolari del paese; il 1988, l&#8217;assassinio del senatore Roberto Ruffilli, il cui omicidio \u00e8 stato progettato per contestare e contrastare il definitivo riconoscimento, da parte della grande maggioranza dei militanti delle Brigate Rosse, della sconfitta e della conseguente conclusione della fase della lotta armata. \u00c8 all&#8217;interno di questo trentennio che si svolge la parabola dell&#8217;ultimo movimento rivoluzionario italiano. Attraverso l&#8217;analisi dei testi prodotti da questa complessa galassia &#8211; dal gruppo dei Quaderni Rossi a quello di Classe Operaia, da Potere Operaio a Lotta Continua, dai maoisti ai trozkisti, dalle Brigate Rosse a Prima Linea, per finire con l&#8217;Autonomia Operaia &#8211; l&#8217;autore risponde ai tanti interrogativi che quegli anni sollevano. Per ricostruire l&#8217;universo mentale e le pratiche politiche dei giovani di quegli anni, sono state utilizzate le fonti pi\u00f9 varie: la memorialistica, le riviste, i libri, gli opuscoli, i documenti di questure e prefetture, gli atti giudiziari, i manifesti, i volantini, le scritte sui muri, le canzoni e i film.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MEDIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi , <em>Lingua italiana e televisione <\/em>(Carocci editore, pagg. 144, Euro 11,00)<\/strong><\/p>\n<p>Amata o denigrata, scatola magica o scatolone vuoto, la televisione ha indubbiamente contribuito a plasmare l\u2019italianit\u00e0 nella sua essenza, non solo\u00a0 in virt\u00f9 del suo iniziale intento pedagogico, ma anche per la sua capacit\u00e0 di\u00a0 aggregazione, attirando spettatori di ogni regione e strato sociale. Tale<\/p>\n<p>differenziazione sociolinguistica ha comportato un conseguente rimodellamento\u00a0 del parlato, sviluppando nuovi fenomeni di oralit\u00e0. La televisione ricrea\u00a0 comportamenti linguistici grazie alle infinite variet\u00e0 che la\u00a0 contraddistinguono: \u00e8 questa la tesi espressa dalle linguiste Gabriella Alfieri<br \/>\ne Ilaria Bonomi nel saggio <em>Lingua italiana e televisione<\/em>. Il libro traccia una fondamentale distinzione, mutuata da\u00a0 Umberto Eco, tra \u00abpaleotelevisione\u00bb (1954-76), con intento principalmente<br \/>\ndivulgativo e destinata a pubblici differenziati, e \u00abneotelevisione\u00bb, che segna\u00a0 l\u2019avvento della tv commerciale rivolta a un pubblico generalista. L\u2019abisso tra\u00a0 le due ere televisive \u00e8 notevole, in quanto quella contemporanea presenta una\u00a0 testualit\u00e0 all\u2019insegna dell\u2019ibridazione tra i media: ormai radicato \u00e8 l\u2019uso di\u00a0 ricevere sms, email o commenti da Facebook in trasmissione, nonch\u00e9, dagli anni<br \/>\nOttanta, le telefonate degli spettatori, \u00abcon conseguente sdoganamento delle\u00a0 pronunce regionali e abbassamento dei registri lessicali\u00bb. Il saggio di Alfieri\u00a0 e Bonomi presenta una carrellata di esempi tratti da vari generi televisivi\u00a0 della neotelevisione per descrivere la pluralit\u00e0 di registri e situazioni<br \/>\ncomunicative in essi presenti.<\/p>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<h1>Gennaio 2013<\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>POLITICA<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Lodovico Festa, <em>Ascesa &amp; declino \u2013 Italia 1992-2012\u00a0<\/em> (Edizioni Ares, pagg. 240, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDal 1992 al 2012 la storia italiana sembra un giro dell\u2019oca: si parte con la crisi della politica e la necessit\u00e0 di un governo tecnico tutelato da influenze straniere, e si arriva con la crisi della politica e la necessit\u00e0 di un governo tecnico tutelato da influenze straniere. Naturalmente sono consistenti le differenze tra una fase e l\u2019altra: il 1992 chiudeva una stagione con protagonisti forti, con un sistema istituzionale evidentemente inadeguato ma sorretto da un compromesso storico (quello della Costituente) di formidabile portata. Proprio per la consistenza dei soggetti quella stagione \u00e8 ancora pi\u00f9 drammatica della seconda: invece che gli spread tra Buoni del tesoro italiani e tedeschi, ci sono le manette a guidare le danze. E proprio la drammaticit\u00e0 degli avvenimenti\u00a0 testimonia l\u2019impreparazione di tutti a gestire la nuova fase. Il 2011 invece \u00e8 una commedia molto annunciata, i tentativi di far cadere Silvio Berlusconi si susseguono, gli eventi sono seguiti da un Presidente della Repubblica troppo cauto in particolare verso i magistrati \u00abcombattenti\u00bb ma con una forte sensibilit\u00e0 democratica che protegge da esiti pi\u00f9 sconvolgenti. Alla fine la caduta del governo avviene in forme controllate che danno qualche margine a una gestione politica della fase successiva.<\/p>\n<p>Solo qualche margine, per\u00f2, perch\u00e9 il non essere riusciti a far organizzare dai partiti, sia pure mal messi come sono quelli secondorepubblicani, il passaggio da governo politico a governo d\u2019emergenza con una grande coalizione tipo quelle tedesche ha ulteriormente logorato il rapporto tra societ\u00e0 e Stato, alimentando le derive filotecnocratiche (\u201c\u00e8 sufficiente l\u2019amministrazione\u201d), quelle di protesta (\u201cnon c\u2019\u00e8 destino comune della nazione, ognuno si salvi come pu\u00f2 protestando o arrangiandosi\u201d) e quella da nomenklature (\u201cla gestione dello Stato \u00e8 problema delle grandi potenze protettrici e delle tecnocrazie, il ceto politico deve coprire questi soggetti del potere reale e pensare sostanzialmente ai propri interessi\u201d)\u2026\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessandro Nardone, <em>La destra che vorrei <\/em>(Sacco Editore, pagg. 156, Euro 14,90)<\/strong><\/p>\n<p>La crisi economica e quella di valori, gli scandali, le scissioni, il bunga bunga ed una classe politica interessata soltanto alla conservazione del potere, che ormai detiene da oltre vent\u2019anni. Anche a destra esiste una generazione pronta ad alzare la testa, una generazione che non si riconosce tanto nell\u2019incoerenza di Fini quanto\u00a0negli atteggiamenti di Berlusconi; una generazione antitetica alle Minetti ed alle\u00a0Carfagna perch\u00e9 ritiene che la politica sia una cosa seria, e che rappresentare la\u00a0gente nelle istituzioni non possa essere altro che la naturale conseguenza di\u00a0capacit\u00e0, militanza e contatto con il territorio. Basta, quindi, con il sistema delle\u00a0nomine, vera e propria catena di montaggio per yes man asserviti al capo che operano\u00a0non per gl\u2019interessi collettivi, ma unicamente per essere ri-nominati e rimanere\u00a0attaccati alla poltrona, il pi\u00f9 possibile.\u00a0Ricostruire la destra ripartendo dai valori, innanzitutto, ma tenendo presente che,\u00a0per trasmetterli, dovr\u00e0 essere in grado di liberarsi del passato, parlando un\u00a0linguaggio nuovo e, soprattutto, trovando nuovi punti di riferimento in grado\u00a0d\u2019incarnare quei principi.\u00a0I valori della destra in 5 canzoni, 5 film e 5 libri: da Jovanotti a Fabri Fibra,\u00a0passando per Guccini, Saramago, Salinger, Orwell, per arrivare all\u2019intervista\u00a0immaginaria al protagonista di Fight Club: \u00e8 il tentativo con il qual l\u2019autore\u00a0abbandona gli stereotipi che &#8211; dagli anni \u201970 ad oggi &#8211; hanno composto l\u2019iconografia\u00a0della destra italiana, per mettersi alla ricerca di spunti nuovi attraverso i quali\u00a0comporre il mosaico di una destra realmente figlia del nostro tempo, in grado di\u00a0parlare alle nuove generazioni facendosi capire e, magari, tornando ad\u00a0appassionarle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ESTERI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giacomo Gabellini, <em>La parabola \u2013 Geopolitica dell\u2019unipolarismo statunitense<\/em> (Anteo, pagg. 303, Euro 25,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il crollo dell&#8217;URSS ha permesso a Washington di instaurare un assetto geopolitico unipolare incardinato sugli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo, i centri decisionali statunitensi hanno escogitato e messo in atto una strategia &#8220;mondialista&#8221; volta ad omologare tutti i popoli che abitano il pianeta ai principi del nuovo ordine mondiale. Tale strategia si \u00e8 dispiegata sul piano economico attraverso l&#8217;espansione coatta del libero mercato, su quello geopolitico con l&#8217;occidentalizzazione del mondo e su quello militare con la riconfigurazione ed espansione verso est della NATO. Questo libro indaga i passaggi fondamentali che caratterizzano questa &#8220;parabola&#8221; unipolare statunitense, che ha conosciuto la propria fase ascendente e il proprio picco nel corso degli anni &#8217;90, per poi intraprendere una discesa progressiva che non pare ancora essersi conclusa. Ne emerge uno scenario molto distante dalle raffigurazioni ufficiali, che vede numerosi attori emergenti implementare piani che mirano ad alterare i rapporti di forza internazionali e a ridefinire l&#8217;assetto mondiale, in cui l&#8217;avvento del multipolarismo comporter\u00e0 la conclusione della breve e turbolenta &#8220;parabola&#8221; statunitensi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ECONOMIA E SOCIETA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luca Gallesi,\u00a0 <em>C&#8217;era una volta l&#8217;economia. Oro e lavoro nelle favole dal \u00abMago di Oz\u00bb a \u00abMary Poppins\u00bb<\/em>(Bietti, pagg. 92, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>Quando gli economisti raccontano favole \u00e8 il momento di rivolgersi alle favole per capire l&#8217;economia. In questo saggio, denso e graffiante, sono personaggi fiabeschi ad accompagnarci in un mondo dominato dai Signori dell&#8217;Oro, che come maghi &#8211; fanno lievitare o collassare l&#8217;economia, giocando con i destini di chi invece svolge un lavoro onesto per vivere. Le favole si rivelano cos\u00ec fonte inesauribile di sapienza, soprattutto nei momenti di crisi; pi\u00f9 di serissime e impettite trattazioni, forniscono gli strumenti per capire l&#8217;eterna lotta tra Oro e Lavoro, tra chi si guadagna il pane con le proprie forze e chi specula sulla fatica altrui. Ad unire le analisi di Luca Gallesi le teorie economiche di Ezra Pound, grande poeta ed insieme intellettuale \u201calternativo\u201d. Nucleo dell&#8217;economia poundiana \u00e8 che il denaro \u00e8 una unit\u00e0 di misura da rapportare all&#8217;economia reale, non ha valore in s\u00e9 soprattutto da quando la moneta non \u00e8 pi\u00f9 convertibile in oro. La chiave dei disastri economici, compresa la bolla speculativa attuale, \u00e8 che lo Stato ha rinunciato a emettere moneta delegandola ai privati fin dalla fondazione della Banca d&#8217;Inghilterra nel 1964, e come avviene tuttora con le Banche centrali di emissione: esse sono enti privati che \u00abcreano denaro dal nulla per poi prestarlo allo Stato, che si indebita ogni volta che ha bisogno di denaro per i propri scopi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antonio Selvatici, <em>Il libro nero della contraffazione &#8211;\u00a0 Quanto costa all&#8217;Italia la falsificazione. Quanto si arricchisce la malavita. Che cosa si fa e che cosa si deve fare <\/em>(Pendragon, pagg. 230, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>La prima indagine giornalistica sulla contraffazione: le cifre da capogiro, i legami con la criminalit\u00e0 organizzata e gli intrecci internazionali di un business che replica illegalmente non solo le note griffes dell&#8217;abbigliamento, ma anche armi, prodotti agroalimentari, sigarette, giocattoli, parti di ricambio delle auto, permessi di soggiorno. Si tratta di un furto che vale alcuni miliardi di euro l&#8217;anno e di cui fanno le spese i consumatori, il fisco e un&#8217;importante fetta di prodotti <em>Made in Italy<\/em>, in un trasferimento illecito di ricchezza che sottrae risorse all&#8217;Occidente e alimenta l&#8217;economia di un colosso economico quale la Cina, Paese dal quale proviene la principale quota mondiale di prodotti contraffatti. Chiamando in causa gli organismi preposti al controllo a livello italiano, europeo e mondiale, questo libro offre una serie di spunti su possibili misure alternative per arginare un fenomeno che necessita urgentemente di essere contrastato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roberto Volpi, <em>Il sesso spuntato \u2013 Il crepuscolo della rivoluzione sessuale in Occidente <\/em>(Lindau, pagg. 208, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Capita non di rado di sentire affermare dalle fonti pi\u00f9 disparate, e anche qualificate, che quello del declino demografico dell\u2019Occidente sarebbe un problema inventato. Forse \u00e8 pi\u00f9 realistico pensare che il problema non solo esista, ma sia a tal punto grave che misure di stampo dichiaratamente natalista \u2013 tese <em>in primis<\/em>, se non in modo esclusivo, a incrementare le nascite \u2013 non riescono che ad attenuarlo senza venirne a capo. Questo saggio coglie l\u2019anima del problema, che sta proprio nella riproduzione sessuale in Occidente, nel sesso degli occidentali, che \u00e8 cambiato \u2013 in corrispondenza con i cambiamenti nelle coppie e nelle famiglie, nel matrimonio e nei modi e nei tempi del mettersi e dello stare insieme tra uomini e donne \u2013 non sempre, anzi quasi mai, in meglio. \u00c8 con quest\u2019anima assai problematica e riottosa che bisogna fare i conti, ammesso e non concesso che ci stiano ancora a cuore le sorti della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Miriam Pastorino (a cura di), <em>Il delirio e la speranza. Storie di padri separati<\/em> (Erga, pagg. 252, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>Secondo un&#8217;indagine condotta da Gesef (Associazione genitori separati dai figli) su 26.800 soggetti, il 75% degli uomini in fase di separazione subisce mobbing giudiziario e l&#8217;89% subisce la minaccia dalla coniuge di non poter vedere i figli. Questa raccolta di racconti, insolita per la coralit\u00e0 delle voci e dei contributi che l&#8217;hanno resa possibile, ci costringe a meditare sulle radici culturali del multiforme malessere dei \u201cpadri separati\u201d, ma, nello stesso tempo, apre a prospettive di speranza: perch\u00e9 i protagonisti, sempre uomini pi\u00f9 o meno quarantenni, capaci di lottare eroicamente e di resistere alle prove pi\u00f9 drammatiche perch\u00e9 sostenuti dall&#8217;incrollabile volont\u00e0 di vivere pienamente il proprio ruolo paterno, finiscono sempre, in un modo o nell&#8217;altro, per discostarsi dagli stereotipi del maschio opportunista, debole e rinunciatario stigmatizzato dai mass media e dalla politica.<\/p>\n<p>Miriam Pastorino, scrive nell&#8217;introduzione: &#8220;Pu\u00f2 una societ\u00e0 sopravvivere senza padri? Mai come oggi il nostro futuro \u00e8 apparso appeso alla capacit\u00e0 di liberarci in fretta delle zavorre del passato e in particolare di quelle false ideologie che, con la pretesa di regalarci il massimo della felicit\u00e0 assieme al massimo della libert\u00e0, hanno finito per spalancare le porte a innumerevoli dolori individuali e causato il collasso di tutte le nostre basi culturali e sociali&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni Chimirri<em>, Teologia del nichilismo I vuoti dell&#8217;uomo e la fondazione metafisica dei valori <\/em>(Mimesis, pagg. 309, Euro 24,00)<\/strong><\/p>\n<p>Secondo F. Nietzsche, il nichilismo \u00e8 lo &#8220;smarrimento dei valori tradizionali &#8211; Dio, Verit\u00e0, Bene &#8211; e lo scivolamento verso il trivellante sentimento del proprio nulla&#8221;. In un mondo frutto del caso, l&#8217;uomo si ritrova senz&#8217;anima, destinato al niente della morte e senza un fine soprannaturale. Contro questo modo di concepire l&#8217;esistenza, si espongono a livello multidisciplinare (teologia, filosofia, psicologia, morale) non solo le contraddizioni interne del nichilismo, ma anche quelle dei suoi precursori (agnosticismo, materialismo, ateismo, scientismo, laicismo). Particolare attenzione viene data alla fondazione religiosa della libert\u00e0, della morale e dell&#8217;amore (contro il relativismo) e alla critica delle concezioni di Dio come Nulla e Ineffabile (misticismo, teologia negativa). Guidano lo studio il realismo e il pensiero cristiano, due prospettive che offrono risposte per superare le precariet\u00e0 della vita (divenire, vuoto, male, angoscia) e intravedere la presenza dell&#8217;Assoluto. In Appendice, le classiche &#8220;dimostrazioni dell&#8217;esistenza di Dio&#8221; esemplificano la perenne validit\u00e0 di una &#8220;metafisica dell&#8217;essere&#8221; profondamente anti-nichilista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SPIRITUALITA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni Fighera, \u201c<em>Che cos\u2019\u00e8 mai l\u2019uomo, perch\u00e9 di lui ti ricordi ?\u201d \u2013 L\u2019Io, la crisi, la speranza <\/em>(Edizioni Ares, pagg. 240, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuesto libro di Giovanni Fighera entra nel vivo della crisi della modernit\u00e0, e analizza i fondamenti che l\u2019hanno prodotta e che tuttora ne producono gli sviluppi in modo veramente impressionante\u00bb: la libert\u00e0 sciolta dai valori e dalla verit\u00e0, la parcellizzazione del sapere, il relativismo, l\u2019ideologia scientistico-tecnicistica. \u00abFighera si fonda soprattutto su testi di poeti e di letterati, che dimostra di conoscere molto bene, citando in modo puntuale molti loro passi particolarmente significativi\u00bb. Cos\u00ec si esprime Giovanni Reale nella Prefazione , mentre Gianfranco Lauretano nell\u2019Invito alla lettura evidenzia come attraverso un documentato percorso storico (dall\u2019antichit\u00e0 alla contemporaneit\u00e0) si delinea la \u00abquestione che l\u2019autore ritiene fondamentale: senza il Mistero, il mondo \u00e8 pi\u00f9 piccolo e assurdo, soprattutto la parte pi\u00f9 interessante del mondo, cio\u00e8 l\u2019io, la persona\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019uomo, come dimostra la sua storia, soprattutto in questa et\u00e0 post-moderna, non \u00e8 autosufficiente, non \u00e8 in grado di salvarsi da solo. Bisogna fondare un nuovo umanesimo, che per Fighera deve riscoprire Dio e riappropriarsi della legge morale universale guardando di nuovo alla ragione umana non pi\u00f9 intesa in modo riduttivo. \u00abQuesto Tu che ha creato il mondo apre le porte all\u2019amore, vero fulcro della conoscenza, e all\u2019appartenenza a esso, per cui la solitudine che contraddistingue i contemporanei \u00e8 sconfitta con l\u2019adesione e l\u2019appartenenza alla Verit\u00e0. Rinasce cos\u00ec anche la capacit\u00e0 di costruzione di un mondo pi\u00f9 umano, attraverso la responsabilit\u00e0, che! \u00e8 etimologicamente un rispondere a qualcuno\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RITRATTI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pietrangelo Buttafuoco, <em>Fuochi<\/em> (Vallecchi, pagg. 238, Euro14,50)<\/strong><\/p>\n<p>Dalla Sicilia al Continente, da Berlusconi a Gheddafi, da Terzani al barone Von Ungern-Sternberg, dall\u2019Opa alla Lapa. Pietrangelo Buttafuoco racconta cos\u00ec, con la sua personale invettiva, personaggi e contraddizioni, termini e situazioni che stanno caratterizzando l\u2019ennesima stazione di un Occidente in crisi. Fuochi perch\u00e9 sono parole, le sue, capaci di bruciare la fisicit\u00e0 delle pagine dei quotidiani e trasformarsi in passaggi di racconto, disvelatore e ironico allo stesso tempo. Fuochi sono gli incontri dell\u2019autore con i personaggi della politica, del giornalismo, della societ\u00e0, da Norberto Bobbio a Eugenio Scalfari, dai quali emerge un mosaico pi\u00f9 complesso di quello che esegeti o detrattori si ostinano a comporre. Fuochi sono i racconti, le pillole, gli aneddoti sparsi che si fanno apologhi e ci aiutano a capire di che razza sono i nostri tempi. Fuochi non possono che essere , infine, anche le parole sulla destra italiana, un luogo che non \u00e8 pi\u00f9 dimora verticale di spirito ma un carro consegnato a vagare nell\u2019orizzontalit\u00e0. Sotto la mano di Buttafuoco, l\u2019Italia e il mondo si fanno tela su cui imprimere e graffiare. E il risultato non pu\u00f2 che essere incendiario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orfeo Tamburi, <em>Malaparte come me<\/em> (Le Lettere, pagg. 110, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>Curzio Malaparte fu un personaggio fuori del comune: grande scrittore sempre al centro della scena artistica, politica, culturale e mondana, leg\u00f2 il suo nome non solo a capolavori come <em>Kaputt<\/em> e La <em>Pelle<\/em>, ma anche a una vita vissuta con intensit\u00e0 eccezionale all\u2019insegna di contraddizioni e polemiche. Personalit\u00e0 complessa ed enigmatica fu, di volta in volta, fascista intransigente e oppositore del regime, strapaesano e novecentista, cortigiano e frondista, sempre, comunque, protagonista e testimone delle grandi tragedie del Novecento. Fra coloro che lo conobbero a fondo e lo frequentarono a lungo vi fu il pittore Orfeo Tamburi, che collabor\u00f2 con lui curandone la rivista <em>Prospettive<\/em> e illustrandone molte opere. Il sodalizio fra i due, che si conobbero nel 1937, dur\u00f2 praticamente fino alla morte di Malaparte. Nei suoi ricordi, scritti con grande immediatezza e con gusto dell\u2019aneddoto, Tamburi descrive \u2013 son parole sue \u2013 \u00abMalaparte com\u2019era e come pochi lo hanno conosciuto\u00bb perch\u00e9 \u00abcon gli altri spesso recitava o, meglio, si divertiva a mascherare la realt\u00e0 che, forse, trovava troppo piatta\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MEDIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pier Francesco Pingitore, <em>Memorie dal Bagaglino. Diario intimo di un cabaret <\/em>(Mursia, pagg. 186, Euro 16)<\/strong><\/p>\n<p>Un anno dopo aver concluso il suo lungo viaggio con il Bagaglino, Pier Francesco Pingitore, uno dei padri dello spettacolo di satira politica pi\u00f9 amato e criticato d\u2019Italia, arriva in libreria con <em>Memorie dal Bagaglino.<\/em> <em>Diario intimo di un cabaret<\/em>, nel quale svela retroscena inediti di quasi cinque decenni di carriera.\u00a0 Dallo scantinato di Via di Panico, in cui \u00e8 nato, alle glorie del Salone Margherita,\u00a0 il Bagaglino \u00e8 stato una fucina di successi e un&#8217;incubatrice di personaggi tra realt\u00e0 e caricatura. Tanti i comici e le primedonne che si sono succeduti su quel palco ricco di lustrini e paillettes: da Oreste Lionello a Pippo Franco e a Leo Gullotta, da Pamela Prati a Valeria Marini. Senza dimenticare la prima Gabriella Ferri.<\/p>\n<p>Un diario che, con ironia e spontaneit\u00e0, fa rivivere gli entusiasmi, le illusioni, gli amori, le invidie e le rivalit\u00e0 di un gruppo di artisti che da una cantina di una Roma popolare e ridanciana \u00e8 arrivato al grande pubblico televisivo, mettendo in scena pregi e difetti di un intero Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Michele Angelini, <em>Gli Stati Confederati d\u2019America: utopia o realt\u00e0 possibile ? &#8211; \u00a0 I ribelli del sud erano davvero senza possibilit\u00e0 di fronte ai nordisti? Quali furono i momenti topici in cui poteva cambiare il corso della guerra? Quale eventuale futuro economico e istituzionale dopo il conflitto? <\/em>(Ermanno Albertelli Editore, pagg. 144, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il libro rappresenta un\u2019interessante riflessione sul futuro degli USA in caso di vittoria dei secessionisti durante la guerra civile. Analizza le effettive possibilit\u00e0 dei ribelli e le occasioni in cui potevano cambiare il corso del conflitto. Il testo d\u00e0 ampio spazio a quello che poteva essere il futuro economico, istituzionale e sociale della CSA in caso di sopravvivenza alla guerra. In questo volume, tra fantasia e realt\u00e0, si pu\u00f2 trovare una serie di spunti utili per eventuali approfondimenti sull\u2019argomento, sia per chi gi\u00e0 \u00e8 appassionato alla guerra civile sia per chi ancora non conosce la grande epopea dei \u201cJohnny Rebs e Billy Janks\u201d, e infine per i giocatori di wargames storici che possono trarre spunto per nuovi scenari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fabrizio Di Lalla, <em>Un posto al sole-La colonizzazione demografica in A.O.I.\u00a0 <\/em>(Solfanelli, pagg. 440, Euro 30,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la colonizzazione demografica abbia rappresentato l\u2019elemento\u00a0 distintivo del colonialismo, la ricerca storica su tale argomento ha presentato\u00a0 finora un vuoto d\u2019indagine inspiegabile. Salvo, infatti, alcuni scritti limitati ad alcuni aspetti e di estrema sintesi, poco o\u00a0 nulla \u00e8 stato scritto e il riferimento pi\u00f9 importante resta ancora il saggio di\u00a0 Carlo Giglio del lontano 1939. Il\u00a0 libro di Fabrizio Di Lalla cerca di supplire a tale carenza attraverso una\u00a0 ricerca a tutto campo attraverso l\u2019esame del notevole materiale\u00a0 disponibile nei principali archivi italiani. La documentazione raccolta \u00e8 stata messa a confronto, nel piano dell\u2019 opera, con gli articoli pubblicati nelle tante riviste coloniali dell\u2019epoca\u00a0 determinando due piani di lettura. Da una parte l\u2019aspetto propagandistico che faceva\u00a0 leva sulla societ\u00e0\u00a0 italiana, creando consenso e speranze,\u00a0 dall\u2019altra la dura realt\u00e0 che emerge dalle testimonianze scritte, mai\u00a0 pubblicate, non solo dei vertici politici e aziendali ma anche dei semplici coloni che alla fine pagarono il prezzo pi\u00f9 alto di questa avventura. Parte integrante del saggio \u00e8 l\u2019ampia appendice che comprende, tra l\u2019 altro, i quadri riassuntivi degli elementi essenziali della colonizzazione\u00a0 demografica e un\u2019ampia iconografia fotografica e documentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Brienza,\u00a0 <em>Evita Per\u00f2n, populismo al femminile<\/em> (Pagine, pagg. 120, Euro 14,00)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Oggi si riesce a fatica a comprendere lo straordinario successo che ebbe in Argentina questa donna venuta dal popolo e che aveva saputo vivere per il suo popolo. Fu la moglie di Peron ad occuparsi per prima della promozione della donna nella nuova societ\u00e0 argentina del dopoguerra, ispirandosi a principi e promuovendo misure che non ne snaturavano le prerogative essenziali svolte nella famiglia, in netta antitesi con quanto perseguito dal femminismo individualistico che avrebbe caratterizzato la seconda met\u00e0 del XX secolo. \u00a0Questo studio mette in particolare evidenza quanto la partecipazione alla vita politica della donna argentina sia frutto dell&#8217;instancabile impegno di Evita, la cui attivit\u00e0 assistenziale fu continua e che interpret\u00f2 sempre il suo ruolo politico e sociale come una missione da adempiere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulio Vignoli (a cura di) , <em>Gli italiani di Crimea \u2013 Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio <\/em>(Settimo Sigillo, pagg. 182, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il libro fa seguito al saggio di Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli, &#8220;L&#8217;olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea&#8221;, pubblicato sempre da Settimo Sigillo nel 2008.<br \/>\nIn questo volume vengono fornite pi\u00f9 ampie notizie storiche sulla presenza italiana in Crimea, nel Mar d&#8217;Azov e nel Mar Nero. Successivamente sono riportate nuove testimonianze dell&#8217;olocausto che non avevavno trovato posto nel precedente saggio o perch\u00e9 ancora sconosciute, o perch\u00e9 i superstiti dello sterminio si erano rifiutati di fornirle o pubblicarle temendo ancora per se medesimi e per i loro cari.<\/p>\n<p>Chiudono il volume brevi accenni agli italiani tuttora rimasti, dopo la deportazione, in Kazakistan e in Uzbekistan.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stefano Verdino, <em>Genova reazionaria \u2013 Una storia culturale della Restaurazione<\/em> (Interlinea, pagg. 193, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>Una Genova tra provincia ed Europa \u00e8 la citta narrata nei diari inglesi e francesi di molti viaggiatori, addirittura periferico epicentro del Romanticismo inglese nel breve tempo del soggiorno di Byron, con altri autori da Mary Shelley a Lady Blessington. Ma la citt\u00e0 della formazione di Mazzini (1815-31) e della fine dei giansenisti fu anche una officina della Reazione, non meno di Torino e Modena, quando anche il melodramma gioc\u00f2 la sua partita quale strumento di riverbero legittimista, come evidenzia il &#8220;Bianca e Fernando&#8221; di Bellini per l&#8217;inaugurazione del nuovo teatro intitolato al sovrano regnante Carlo Felice. Stefano Verdino racconta il progetto reazionario, la cultura della citt\u00e0, i suoi passaggi internazionali, il mondo dell&#8217;universit\u00e0, le polemiche culturali: un quadro tanto ricco e vario quanto inesplorato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA DELLE DESTRE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Federico Gennaccari, Claudio Volante e Guido Giraudo, <em>Voci contro vento &#8211; Storie e canzoni della musica alternativa 1965-1983\u00a0<\/em> (Fergen, pagg. 496, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>Una storia illustrata (pi\u00f9 di 200 tra foto, copertine, manifesti e giornali) delle canzoni scritte da militanti del Fronte della Giovent\u00f9 e del Fuan tra il 1974 e i primi anni Ottanta (pi\u00f9 qualche predecessore negli anni Sessanta), per raccontare la cronaca e la vita quotidiana nella stagione degli &#8220;anni di piombo&#8221; e della &#8220;guerra civile&#8221; a bassa intensit\u00e0, divisi fra l\u2019impegno politico e i sentimenti di amore e di rabbia, i morti da piangere e le inchieste giudiziarie, le speranze e i sogni, l\u2019anticomunismo e l\u2019Europa Nazione.<\/p>\n<p>Canzoni diffuse dalle prime radio libere (quasi un centinaio quelle di destra) e protagoniste dei tre Campi Hobbit (il primo raduno nel 1977 ebbe un impatto &#8220;rivoluzionario&#8221;, sfatando tanti luoghi comuni sulla destra).<br \/>\nLa musica alternativa non \u00e8 un genere preciso, al suo interno si spazia dagli Janus, che facevano del buon rock progressive con incursioni nell\u2019hard, curando molto la musica e meno i testi, agli Atellana che recuperavano le tradizioni popolari come il Canto dei Sanfedisti (\u201cSona, sona, sona carmagnola\u201d) e il Canto delle Lavandaie del Vomero, canto napoletano del XIII secolo. Poi a parte la musica celtica e le atmosfere medievaleggianti della Compagnia dell\u2019Anello (fantasy anche nel nome tratto da \u201cIl Signore degli Anelli\u201d di Tolkien, un \u201ccult\u201d per la Destra anni \u201870), gli unici ancora in attivit\u00e0, per tutti gli altri (Lombroni, Scocco, Amici del Vento, Zetapiemme, Marzi, Di Fi\u00f2 ecc.) i punti di riferimento sonori sono i cantautori tra ballate, un po\u2019 di rock e brani in perfetto stile cabaret dove con l\u2019ironia si mettevano alla berlina gli avversari, evidenziandone le contraddizioni. Canzoni \u201ccontro vento\u201d che giravano al di fuori dei canali commerciali e costituiscono realmente una cultura \u201cunderground\u201d, tramandata oralmente o in modo artigianale e semiclandestino, utilizzando vecchie registrazioni, essendo da molto tempo esauriti i dischi e le cassette originali.<br \/>\nUn fenomeno minoritario che ha comunque interessato qualche milione di italiani.<br \/>\nUn patrimonio storico e culturale che non poteva andare perso (oggi conservato da Lorien, l&#8217;archivio storico della musica alternativa) e che bisogna conoscere per poter capire la destra di ieri con un occhio all\u2019oggi e uno sguardo al domani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Rodolfo Sideri, <em>Adriano Romualdi \u2013 L\u2019uomo, l\u2019opera e il suo tempo <\/em>(Settimo Sigillo, pagg. 160, Euro 15,00) <em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A quarant\u2019anni dalla tragica morte, il pensiero eretico e politicamente scorretto di Adriano Romualdi viene esaminato in tutta la complessit\u00e0 delle sue articolazioni, in modo da offrirne un panorama completo, finora mancante nella pur vasta letteratura sul neofascismo. Il pensiero romualdiano viene ripercorso, attraverso l\u2019esame di tutta la sua vasta bibliografia, sia per inserirlo nel suo contesto storico, sia per individuare quelle linee che, nel panorama desertificato delle culture politiche, sono ancora in grado di offrire una chiara e coerente concezione del mondo, visto da Destra. L\u2019Europa-Nazione, la ricerca delle radici indoeuropee, l\u2019interpretazione del Fascismo come Rivoluzione Conservatrice, l\u2019idea di uno Stato nuovo e del valore della cultura come forza prepolitica, sono certamente risposte che Romualdi forniva ai problemi del suo tempo, ma costituiscono ancora, per chi vuole mantenere una vigilanza critica sulle tendenze del mondo moderno, un utile strumento interpretativo. Uno strumento forse troppo tagliente per le coscienze appiattite sulla dimensione del politicamente corretto, ma che \u00e8 comunque utile proporre anche perch\u00e9, come scriveva Romualdi, \u00absarebbe veramente imperdonabile lasciarsi sfuggire la soddisfazione di attirare contemporaneamente l\u2019incomprensione degli sciocchi e l\u2019ira degli imbecilli\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I CLASSICI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vilfredo Pareto, <em>Le configurazioni del fascismo (1922 &#8211; 1923),<\/em> (Edizioni di Ar, pagg. 129, Euro 13,00)<br \/>\n<\/strong>Secondo Pareto l&#8217;Italia post-1918 \u00e8 ricca di forze centrifughe (le leghe rosse, il sindacato dei ferrovieri e dei tramvieri) e di forze centripete (plutocrati e borghesia produttiva) e rileva che ogni gruppo organizzato vuole impadronirsi del potere centrale, mentre le tendenze centrifughe sono meramente tattiche. Egli configura il fascismo come una forza politica di restaurazione del potere centrale tutt&#8217;altro che invisa alla plutocrazia, ma ricca, al proprio interno, di tendenze socializzatrici. In definitiva il fascismo al potere avrebbe configurato una sorta di governo di salute pubblica, nel quadro di una politica di riforme sociali condotta dall&#8217;alto. Edizione critica a cura di Francesco Ingravalle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Friedrich Georg Junger e Ernst Junger, <em>Guerra e guerrieri<\/em> (Mimesis, pagg. 74, Euro 8,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa guerra \u00e8 l\u2019evento che ha dato la fisionomia al volto del nostro tempo\u00bb. Cos\u00ec scriveva Friedrich Georg J\u00fcnger nel 1930 nello scritto <em>Guerra e guerrieri<\/em>, un breve saggio che \u00e8 diventato fondamentale nel dibattito filosofico e politico novecentesco. In questo scritto l\u2019autore tedesco tenta di mettere a fuoco il senso della guerra senza confini che era esplosa nel corso della Primo conflitto mondiale, ma che avrebbe sempre pi\u00f9 dato forma alla esistenza degli uomini anche nei decenni a venire. Ancora oggi <em>Guerra e guerrieri<\/em>, oltre che una eccezionale testimonianza della mutazione dello natura della guerra avvenuta nel corso della Prima guerra mondiale, ci pone dinanzi all\u2019immagine della violenza senza forma che caratterizza la vita contemporanea. A <em>Guerra e<\/em> <em>guerrieri<\/em> segue il discorso che Ernst J\u00fcnger pronunci\u00f2 nel 1979 nella citt\u00e0 di Verdun per sancire una nuova amicizia tra la Francia e la Germania: il grande scrittore e filosofo, nonch\u00e9 eroe della Prima guerra mondiale, in poche righe ripensa alla sua vita in guerra e alla pace planetaria a cui oggi l\u2019uomo deve aspirare come sua unica salvezza: \u00abGuardando retrospettivamente i fronti si fondono \u2013 gli avversari appaiono accerchiati da pericoli comuni che sono ancora pi\u00f9 forti della volont\u00e0 dei generali e del coraggio del singolo: ci\u00f2 che \u00e8 materiale diventa strapotente, la terra stessa si fa vulcanica e il fuoco non minaccia pi\u00f9 di annientare questo o quello, bens\u00ec tanto l\u2019amico quanto il nemico. Allora, quando ci stringevamo nei crateri prodotti dalle bombe, credevamo ancora che l\u2019uomo fosse pi\u00f9 forte di ci\u00f2 che \u00e8 materiale. Questo si \u00e8 dimostrato un errore\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ROMANZI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paolo Carretta, <em>Sherlock Holmes e il fuoco della pernacchia<\/em> (Edizioni Solfanelli,\u00a0 pagg. 248, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1915 l\u2019Abruzzo \u00e8 colpito da uno dei pi\u00f9 disastrosi terremoti della storia d\u2019Italia, quello di Avezzano con oltre trentamila morti. Purtroppo incombe la prospettiva, sempre pi\u00f9 concreta, di un coinvolgimento in quella catastrofe di livello planetario che \u00e8 la Grande Guerra. Nuove terribili armi si apprestano a fare il loro debutto tra i monti fioriti dell\u2019Appennino.<\/p>\n<p>Molti soffrono e soffriranno, pochi sguazzano e lucrano per le possibilit\u00e0 offerte dalla ricostruzione e dalla mobilitazione. Un Maresciallo dei CCRR combatte la sua \u201cbuona battaglia\u201d ma pare sul punto di essere soverchiato da avversari (esterni) e da nemici (interni). L\u2019odioso omicidio commesso ai danni di una nobildonna inglese, opera di menti raffinate, richiama tuttavia a Sulmona e sulla scena del crimine, un illustre pensionato Sherlock Holmes e il suo fedele compagno dr. John Watson. Fortunatamente c\u2019\u00e8 anche Gabriele d\u2019Annunzio con le sue donne, la cui presenza vale da sola a scongiurare il rischio di un giallo senza&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOIR<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paolo Foschi, <em>Il castigo di Attila <\/em>(Edizioni E\/O, pagg. 176, Euro 13,00)<\/strong><\/p>\n<p>Subito dopo il successo della Roma in Champions League contro il Liverpool, il portiere Rocco Graziano viene trovato in fin di vita nella propria villa alle porte della Capitale. Chi \u00e8 stato a ridurre cos\u00ec il calciatore, e perch\u00e9? Gelosia? Droga? Scommesse? Tutte le piste sono aperte. L&#8217;inchiesta \u00e8 affidata al commissario Igor Attila, ex pugile medaglia d&#8217;argento alle Olimpiadi di Seul del 1988, con un passato di frustrazioni sportive e una dolorosa delusione amorosa alle spalle, ma tutt&#8217;altro che arreso al destino. Al suo comando, gli agenti della Sezione Crimini Sportivi: la pi\u00f9 sgangherata delle squadre di polizia composta da piccoli truffatori, traffichini e sfaticati. Presto le indagini metteranno a nudo la doppia vita del calciatore: infaticabile atleta di giorno, frequentatore di locali equivoci e amicizie pericolose di notte. Fra veline e buttafuori, politici e camorristi, ultr\u00e0 e calciatori, l&#8217;indagine del commissario Attila far\u00e0 luce sui legami pericolosi fra sport, denaro, e potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LETTERATURA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antonio Catalfamo, <em>Cesare Pavese \u2013 Mito, ragione e realt\u00e0<\/em>\u00a0 (Edizioni Solfanelli, pagg. 312, Euro 21,00)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019autore, grazie alla sua esperienza di studi internazionali, ha analizzato l\u2019opera di Cesare Pavese nella sua unit\u00e0, usando un metodo interdisciplinare e realizzando un vero e proprio \u00abcorpo a corpo\u00bb con i testi.<br \/>\nIn questa raccolta di saggi si occupa di vari aspetti, con un approccio innovativo rispetto alla critica precedente: dagli studi dedicati dallo scrittore langarolo alla letteratura americana, a partire dalla sua tesi di laurea su Walt Whitman, a lungo trascurata, alla dimensione dell\u2019\u00abimpegno\u00bb, nel confronto \u00abintertestuale\u00bb con altri scrittori, come Vittorini, all\u2019analisi di alcuni momenti biografici (la posizione nei confronti del fascismo, della Resistenza e del Partito comunista italiano), sui quali una parte, seppur autorevole, della critica, ha equivocato, alla rivalutazione delle fasi trascorse dallo scrittore a Brancaleone Calabro e nel Monferrato, dopo l\u20198 settembre del \u201943, sinora considerate, con logica riduttiva, rispettivamente come fasi di stasi creativa e di isolamento, nonch\u00e9 di crisi religiosa, alle tanto dibattute questioni del rapporto tra \u00abmito\u00bb e \u00abragione\u00bb nei Dialoghi con Leuc\u00f2 e del rapporto tra \u00abrealt\u00e0\u00bb e \u00absimbolo\u00bb, nonch\u00e9 tra individuo e territorio (alla luce dei nuovi studi di Franco Ferrarotti), ne La luna e i fal\u00f2.<br \/>\nMa, al di l\u00e0 dei singoli aspetti, secondo Catalfamo, si ripropone in Pavese una \u00abtriade\u00bb: mito, ragione, realt\u00e0. Opera in lui un doppio processo di \u00abintroversione\u00bb e di \u00abestroversione\u00bb della realt\u00e0. Egli parte dalla realt\u00e0, la interiorizza, la analizza razionalmente attraverso il confronto con il mondo complesso che \u00e8 dentro di lui, comprendente le sue esperienze passate, ma anche quelle della specie di cui fa parte, risalendo nei secoli, fino ai primordi dell\u2019umanit\u00e0. Da questo confronto emerge il \u00absignificato ultimo della realt\u00e0\u00bb, ch\u2019egli comunica agli altri attraverso i suoi scritti. E allora l\u2019opera letteraria assume il significato di \u00abracconto\u00bb, nel quale, classicamente, consiste il \u00abmito\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ARTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vittorio Sgarbi, <em>La Stanza dipinta<\/em> (Bompiani, pagg. 420, Euro 11,90)<\/strong><\/p>\n<p>La storia dell\u2019arte contemporanea \u00e8 costellata di assenze e di censure: la dittatura dello sperimentalismo come linguaggio obbligato ha relegato nel silenzio artisti di sicuro talento, che alle avanguardie dogmatiche si sono contrapposti, cercando di superarle e \u201cdi riagganciarsi all\u2019ultimo gesto della mano con il pennello o con la pietra\u201d. Questi coraggiosi custodi delle forme, che segretamente operano nella penombra, non si incontrano nei templi consacrati all\u2019arte e costituiscono una realt\u00e0 sommersa da scoprire e recuperare. Da qui la proposta di un personalissimo museo dove gli esclusi trovano una legittima collocazione; da Giorgio de Chirico a Renato Guttuso, da Man Ray a Domenico Gnoli, dalla Scuola Romana ad Andrew Wyeth, da Valerio Adami a Tullio Pericoli, La stanza dipinta \u00e8 una raccolta di saggi che rende conto di tante viventi esperienze artistiche che hanno in comune la resistenza alle mode e il rifiuto delle tendenze programmate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CATALOGHI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Claudia Salaris,\u00a0 <em>Riviste futuriste &#8211; Collezione Echaurren Salaris <\/em>(Gli Ori, pagg. 1184, Euro 100,00)<\/strong><\/p>\n<p>Alla fine degli anni settanta, quando il futurismo era un fenomeno conosciuto solo tra gli addetti ai lavori e non aveva ancora raggiunto quella popolarit\u00e0 che per gradi ha conquistato dalla met\u00e0 degli anni ottanta, Pablo Echaurren e Claudia Salaris hanno cominciato a collezionare libri, giornali, manifesti del futurismo italiano.<\/p>\n<p>Questa raccolta ha contribuito ad allargare la conoscenza del futurismo: Claudia Salaris, avvalendosi della collezione come di una banca dati, ha pubblicato numerosi studi sul movimento fondato da F. T. Marinetti, tra cui <em>Storia del futurismo <\/em>(1985; 1992) e <em>Bibliografia del futurismo <\/em>(1988), disegnando una mappa che fino a quel momento non era stata ancora tracciata.<\/p>\n<p>Ora, al fine di valorizzare la collezione, \u00e8 stato progettato un ampio regesto comprendente, in pi\u00f9 volumi, varie aspetti dell\u2019esperienza futurista: le riviste, le realizzazioni nel mondo, i manifesti, i libri, le cartoline, le ceramiche ed i cataloghi.<\/p>\n<p>Di ogni oggetto si propone una scheda con descrizione tecnica, informazioni storico-critiche, bibliografia, immagini a colori, traduzione in inglese. Date queste caratteristiche, l\u2019opera si annuncia come unica nel suo genere.Il primo volume, che contiene l\u2019inventario ragionato di duecento testate (ottocento fascicoli e settecento illustrazioni a colori), ricostruisce la mappa delle riviste futuriste italiane disseminate dal Piemonte alla Sicilia. Giornali, almanacchi, numeri unici, fogli umoristici che compongono il grande universo di carta in cui \u00e8 inscritta la storia del primo movimento d\u2019avanguardia, nato nel 1909 e attivo fino al 1944.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gemma Sena Chiesa (a cura di), <em>Costantino 313 d. C. L&#8217;editto di Milano e il tempo della tolleranza.<\/em> Catalogo della mostra (Milano, 25 ottobre 2012-17 marzo 2013) (Mondadori Electa,\u00a0 pagg. 299, Euro 29,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il volume, riccamente illustrato, costituisce la sintesi pi\u00f9 aggiornata\u00a0 sul tema in una veste grafica che intende con la sua eleganza evocare i fasti costantiniani. La chiarezza degli scritti scientifici fa s\u00ec che il catalogo sia destinato a un pubblico pi\u00f9 vasto di quello dei cultori della materia. Il catalogo si compone di una nutrita serie di saggi affidati ai maggiori specialisti italiani e stranieri che affrontano le varie tematiche al centro dell&#8217;evento espositivo. Diversi saggi sono incentrati sulla rivoluzione religiosa che dalle persecuzioni volge al tempo della tolleranza: dopo l&#8217;attenta analisi delle fonti, si indaga l&#8217;origine del &#8220;chrism\u00f2n&#8221; dalle insegne imperiali al simbolo della fede vittoriosa per poi disegnare un quadro delle altre religioni dell&#8217;impero mentre si passa dal politeismo al dio unico. Altri studi ruotano intorno alle tre istituzioni che furono protagoniste dell&#8217;et\u00e0 di Costantino: la chiesa, l&#8217;esercito e la corte imperiale. Una sezione a parte \u00e8 dedicata a Elena e al suo potere femminile tra regalit\u00e0 e santit\u00e0: i luoghi in Oriente e a Roma, la questione del suo ritratto, la tradizione iconografica anche moderna della Leggenda della Vera Croce. Completa il volume una schedatura completa e illustrata delle oltre duecento opere in mostra, provenienti dalle pi\u00f9 prestigiose collezioni museali del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IMMAGINI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ivan Buttignon, <em>Gli spettri di Mussolini &#8211; La storia del fascismo italiano raccontata attraverso i suoi simboli<\/em> (Hobby and Work editore, pagg. 240, Euro 15,50)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Da sempre le raffigurazioni simboliche sono centrali nella religione, nella filosofia, nelle arti e, non da ultimo, nella politica. E&#8217; dunque possibile ricostruire l&#8217;intera parabola del ventennio fascista attraverso l&#8217;analisi dei suoi simboli, dei suoi miti e dei suoi riti. Dal pugnale al fascio littorio, dall&#8217;aquila imperiale alla spiga di grano, dalla riscoperta dell&#8217;antica Roma all&#8217;architettura razionalista, dalla rivisitazione del Risorgimento all&#8217;elogio dell&#8217;arditismo, dal culto dello Stato totalitario alla divinizzazione del Duce, il libro offre un viaggio colmo di sorprese nel cuore stesso del fascismo storico, evidenziandone ombre e luci, innovazione e reazione. Un saggio rigoroso e documentato ma scritto in modo fluido e accattivante.<\/p>\n<div><\/div>\n<h1>Dicembre 2012<\/h1>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Chiara Moroni,\u00a0<em>Genesi e storia del Popolo della libert\u00e0 \u2013 Quale futuro per un partito unico del centrodestra\u00a0<\/em>(Rubbettino, pagg. 198, \u00a0 Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nel marzo del 2009 i due maggiori partiti del centrodestra italiano, Forza Italia e Alleanza Nazionale, insieme a diverse sigle minori, sono ufficialmente confluite all\u2019interno di un nuovo soggetto politico, il Popolo della Libert\u00e0. Il Pdl sembrava mettere a disposizione il necessario insieme di legittimit\u00e0, coerenza e forza elettorale, coniugando, attraverso l\u2019elaborazione di un quadro valoriale e progettuale comune e condiviso, due realt\u00e0 politiche diverse per genesi, storia ed identit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<p>Con questo lavoro si vuole dimostrare che quel progetto \u00e8 praticamente fallito sia a livello organizzativo sia, in parte, a livello politico, attraverso l\u2019analisi delle premesse e delle cause gi\u00e0 presenti\u00a0<em>in fieri\u00a0<\/em>nelle modalit\u00e0 di costituzione e nella progressiva strutturazione strutturazione organizativa e decisionale.<\/p>\n<p>Oggi il Pdl si sta avviando verso l\u2019ennesima trasformazione le cui coordinate sono ancora tutte da definire, a sua volta Fini sembra aver perso di vista il progetto di una destra moderna e moderata bloccato dai tatticismi di breve periodo.<\/p>\n<p>Quale futuro \u00e8 possibile immaginare per il centrodestra italiano? Il momento storico-politico sarebbe favorevole all\u2019elaborazione di nuove forme di rappresentanza, ma quali forme, con quali leader e rispetto a quali progetti ideali e politici \u00e8 ancora tutto da definire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mario Seminerio,\u00a0<em>La cura letale\u00a0<\/em>(Bur, pagg. 176, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;economia italiana rischia il collasso e attingere a piene mani dalle tasche dei cittadini non \u00e8 certo la soluzione per uscire dalla crisi. L&#8217;ennesima stagione del &#8220;rigore&#8221;, inaugurata dal governo Monti sotto la pressione di un&#8217;Europa dietro la quale vi sono le ansie e le reticenze della Germania, non \u00e8 altro che una formula rimasticata, che gi\u00e0 in passato si \u00e8 rivelata inefficace. Oggi pu\u00f2 diventare una ricetta sicura per il disastro. Quello di cui l&#8217;Italia ha disperatamente bisogno sono imprese libere dalla rete della burocrazia e della corruzione; un sistema di tassazione che premi chi produce e non chi gestisce una rendita; una visione politica coraggiosa, che non si accontenti di traghettarci verso la successiva tornata elettorale, ma sappia mettere in campo riforme autentiche, in grado di affrancare il nostro sistema produttivo dai parassitismi che lo infestano. Mario Seminerio, analista e consulente finanziario, ci svela i retroscena e i meccanismi reali dell&#8217;economia. E avverte: il tempo per salvare il Paese sta per scadere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Al\u00ec\u00a0 Mansour e Emanuele Bossi,\u00a0\u00a0<em>Nel cuore di Hezbollah. Analisi della composizione,<\/em>\u00a0<em>dell&#8217;attivit\u00e0 e degli assetti geostrategici in cui opera il \u201cpartito di Dio\u201d<\/em>\u00a0 (Anteo, pagg. 223, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>ondato nel 1982 in seguito all&#8217;invasione del Libano da parte dell&#8217;esercito israeliano nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Pace in Galilea&#8221;, il movimento Hezbollah \u00e8 riuscito, nel corso degli anni, a trasformarsi gradualmente nel pi\u00f9 agguerrito e sofisticato elemento della resistenza nazionale e regionale contro Israele. Le dinamiche geopolitiche areali e l&#8217;endemica instabilit\u00e0 interna del Libano hanno progressivamente portato il &#8220;Partito di Dio&#8221; a raccogliere, anche attraverso una politica assistenzialista molto sensibile ai bisogni degli strati pi\u00f9 poveri della popolazione, crescenti consensi attorno a s\u00e9 che hanno permesso ad Hezbollah di divenire una delle pi\u00f9 solide formazioni politiche del &#8220;Paese dei Cedri&#8221;, sostenuta anche da fasce non sciite della popolazione libanese. Questo libro indaga in maniera approfondita la struttura portante che sorregge Hezbollah, analizzando gli scopi, il funzionamento e la visione strategica dell&#8217;anello centrale dell&#8217;asse della resistenza &#8211; di cui fanno parte anche Iran e Siria &#8211; che si trova attualmente sotto il fuoco incrociato delle potenze occidentali, della Turchia e delle monarchie del Golfo Persico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Laogai Reserch Fundation Italia,\u00a0<em>La persecuzione dei cattolici in Cina\u00a0<\/em>(Sugarco, pagg. 144, Euro 12,50)<\/strong><\/p>\n<p>Mao Zedong considerava i cristiani pericolosi nemici. Il Partito pone se stesso, cio\u00e8 lo Stato, al centro dell\u2019universo e tutto deve servire a rafforzare il suo potere, perci\u00f2 i criminali vanno puniti e \u00ab rieducati \u00bb attraverso il lavoro. A tal fine si riempiono i laogai, campi di concentramento mascherati da industrie o fattorie che esportano in Occidente buona parte dei loro prodotti a prezzi \u2013 ovviamente \u2013 molto competitivi. Questi campi sono ancora oggi attivi e operanti. Harry Wu \u2013 fondatore della Laogai Research Foundation \u2013 e i dissidenti che sono in contatto con lui ne hanno individuati almeno mille; da tre a cinque milioni sono le persone che si ritiene siano attualmente detenute nei campi. Insieme con i criminali comuni sono imprigionati dissidenti, ministri e fedeli di diverse religioni. In queste prigioni, dopo sedici ore di lavoro forzato, i prigionieri subiscono un sistematico lavaggio del cervello per venire \u00abrieducati\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ECONOMIA E SOCIETA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Normanno Malaguti,\u00a0<em>La moneta debito- Origine del debito pubblico\u00a0<\/em>(Il Cerchio, pagg. 170, Euro\u00a0 18,00)<br \/>\n<\/strong>Come mai il mondo affoga nel debito sovrano? il meccanismo anonimo che rende Stati e collettivit\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi e &#8220;fuori controllo&#8221;, che obbliga i singoli Stati nazionali a emettere leggi sempre pi\u00f9 drastiche nella limitazione del benessere dei propri cittadini, che ha fatto intravedere di nuovo, dopo decenni di sviluppo, ad un Occidente stupito ed impreparato lo spauracchio dell&#8217;impoverimento, che infine espropria la sovranit\u00e0 degli Stati e della stessa Unione Europea in favore di Enti finanziari multinazionali i cui vertici sfuggono ad ogni legittmit\u00e0 democratica: questo saggio lo illustra in modo semplice e comprensibile a tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Emidio Novi,\u00a0<em>La dittatura dei banchieri. L\u2019economia usuraia, l\u2019eclissi della democrazia, la ribellione populista\u00a0<\/em>(Controcorrente, pagg. 240, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>La turbofinanza \u00e8 la negazione dell&#8217;economia reale, del lavoro produttivo, della stessa democrazia. \u00c8 un mercato universale che abbatte tutti i confini, che con la globalizzazione vuol rendere tutti gli uomini uguali nella povert\u00e0, nella perdita della libert\u00e0 e della loro identit\u00e0 e storia. Alla fin fine, questo mercato non realizza proprio il modello della societ\u00e0 sovietizzata, burocratizzata, priva di sogni e di speranza? E cosa resta di veramente antagonista al mercato universale se non i popoli, la loro identit\u00e0, la loro religione e le tradizioni e le comunit\u00e0 solidali?<\/p>\n<p>Un pugno di oligarchi esercita un dominio irrazionale, illimitato, prevaricatore, odioso: \u00e8 la dittatura dei banchieri. In Grecia e in Italia stanno sperimentando governi tecnici con sistemi di coercizione e manipolazione senza precedenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alain de Benoist,\u00a0<em>Nuova Destra Nuova Europa<\/em>\u00a0(I libri del Borghese, pagg. 99, Euro 13,00)<\/strong><\/p>\n<p>Pubblicato per la prima volta in italiano con il titolo &#8220;Manifesto per una rinascita europea&#8221;, questo libro rappresenta l&#8217;autentico Manifesto del GRECE (Gruppo di Ricerca e Studi per la Civilt\u00e0 Europea) di cui Alain de Benoist \u00e8 stato la vera anima. Manifesto che non \u00e8 solo una documentazione storica, ma si rivela di stringente attualit\u00e0. Queste idee, professate 40 anni fa, che hanno avuto il merito di anticipare tempi e nodi contemporanei, restano giuste. Il fallimento della societ\u00e0 liberista \u00e8 sotto gli occhi di tutti, ha inquinato e depauperato la libert\u00e0 e si \u00e8 trasformata in una societ\u00e0 che non ha pi\u00f9 comun denominatore o riferimenti a polis, bene comune, collettivit\u00e0. Lo scopo del GRECE \u00e8 quello di ri-vedere una visione del mondo, recuperare la memoria delle origini, agire sulla societ\u00e0, premendo nei punti di frattura e infine impegnarsi in una ricostruzione della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro,\u00a0<em>Ci salveranno le vecchie zie \u2013 Una certa idea della Tradizione\u00a0<\/em>(Fede &amp; Cultura, pagg. 1480, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Chi sono \u201cle vecchie zie\u201d? Sono il simbolo di coloro che, con pazienza, intelligenza e fede, ricostruiranno il mosaico della Tradizione. Tassello per tassello, figura per figura, senza la necessit\u00e0 di troppa teoria e senza sentirsi in dovere di giudicare i compagni di strada. Rifacendosi al titolo di un celebre pamphlet di Leo Longanesi, Gnocchi&amp;Palmaro mostrano come saranno proprio loro, \u201cle vecchie zie\u201d a indicare quale sia la strada giusta per porre riparo ai disastri che il neomodernismo ha portato dentro la Chiesa cattolica. E, dicono i due autori, lo potranno fare per il semplice fatto che vivono di Tradizione, quindi hanno il privilegio di evitare di perdere tempo a parlarne. Con questo nuovo libro, che inaugura la collana \u201cI libri del ritorno all\u2019Ordine\u201d da loro diretta per Fede &amp; Cultura, Gnocchi &amp; Palmaro susciteranno come sempre scompiglio e pi\u00f9 di una reazione scomposta in campo progressista. Ma questa volta sapranno essere urticanti anche nei confronti di certo tradizionalismo e certi tradizionalisti. Per fare veramente \u201critorno all\u2019Ordine\u201d, bisogna prima avere il coraggio e la lucidit\u00e0 di fare chiarezza anche nel proprio campo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TESTIMONIANZE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indro Montanelli,\u00a0<em>Nella mia lunga e tormentata esistenza &#8211; Lettere da una vita<\/em>\u00a0(Rizzoli, pagg. 410, Euro 19,50)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSono un disordinato assolutamente refrattario al lavoro di team e animato da uno spirito d\u2019indipendenza che spesso sconfina nella riottosit\u00e0: non conosco remore di cautela e di diplomazia; non credo che riuscirei a imporre la disciplina per il semplice motivo che non l\u2019ho mai rispettata io stesso.\u201d Cos\u00ec scriveva Indro Montanelli in una lettera del 1967, pochi anni prima di fondare \u201cil Giornale\u201d. Per tutta la vita il grande giornalista ha tenuto una fitta corrispondenza, pubblica e privata, con i protagonisti della politica, della cultura e del giornalismo, da Andreotti a Cossiga, a Nenni e Pertini, da Buzzati a Prezzolini, a Longanesi e Guareschi, ma anche con la prima moglie, gli amici, i familiari. Dalla lettera al suo professore di liceo, in cui un Montanelli ventenne rivela le sue aspirazioni di giornalista, a quelle inviate ai genitori dal fronte africano nel 1935 e dal carcere nel 1944. E naturalmente i lunghi anni al \u201cCorriere\u201d, quelli al \u201cGiornale\u201d fino allo scontro con Berlusconi. Questi testi inediti, nella freschezza del dialogo e nell\u2019immediatezza delle emozioni raccolte, ci rivelano il lato pi\u00f9 intimo di Montanelli, ricostruendone l\u2019intera parabola esistenziale attraverso la sua viva voce. Il risultato \u00e8 un\u2019autobiografia postuma che completa le note dei suoi diari, offrendo ai lettori il ritratto sorprendente di un uomo che a novant\u2019anni dichiara \u201cSo di avere scritto sull\u2019acqua. Ma ci\u00f2 non mi ha impedito di continuare a scrivere, impegnandomi tutto in quello che scrivo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Massimo Coco,\u00a0<em>Ricordare stanca \u2013 L\u2019assassinio di mio padre e le altre ferite mai chiuse\u00a0\u00a0<\/em>(Sperling &amp; Kupfer, pagg. 192, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Massimo Coco \u00e8 una delle vittime degli Anni di Piombo. Suo padre Francesco, magistrato, fu ucciso nel 1976, nel primo attacco terroristico alle Istituzioni dello Stato. La sua storia, in fondo, non \u00e8 diversa dalle tante gi\u00e0 scritte e la sua sofferenza \u00e8 quella di tutti i familiari che hanno sub\u00ecto, dopo la perdita improvvisa e violenta di un padre, un marito o un figlio, anche l&#8217;umiliazione di non veder riconosciuti i propri diritti, l&#8217;ostilit\u00e0 della burocrazia, l\u00bfindifferenza delle Istituzioni. Se ha deciso di parlare di s\u00e9 e del padre non \u00e8 dunque per aggiungere un tassello a un quadro noto, ma per porre una domanda alla quale, nelle testimonianze delle altre vittime, non ha trovato risposta: &#8220;Ma voi, la rabbia, dove l&#8217;avete messa?&#8221;. Nessuno sembra indignarsi nel vedere gli assassini di ieri pontificare dalle cattedre, intervenire sui giornali, ottenere pubblicamente un perdono che non hanno neppure cercato. Nessuno denuncia l&#8217;ipocrisia di cerimonie commemorative trasformate in riti rassicuranti che assolvono le coscienze, o la banalit\u00e0 di spettacoli che mettono in scena commoventi riconciliazioni sapientemente alleggerite del peso del passato. In questo libro appassionato, che \u00e8 anche un appello critico e intenzionalmente provocatorio, Massimo Coco chiede che l&#8217;esercizio della memoria rispetti il patto che lega i sopravvissuti a chi si \u00e8 sacrificato per non venire meno ai propri principi. Il patto ci chiede non solo di preservare il ricordo, ma di distinguere fra eversori e difensori della legge, di assicurare la giustizia, di superare il lutto per poter guardare a quei fatti sanguinosi non con serenit\u00e0 o distacco, come sembra raccomandare una saggezza irriflessiva, ma con senso di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antonio Piotti,\u00a0<em>Il banco vuoto \u2013 Diario di un adolescente in estrema reclusione\u00a0<\/em>\u00a0(Franco Angeli, pagg. 128, Euro 16,50)<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni dei nostri ragazzi stanno sparendo: abbandonano la scuola, si nascondono nella loro stanza, rifiutano di uscire e di incontrare gli amici, dormono di giorno e si svegliano la notte per connettersi ad Internet. Passano la loro vita al computer immersi in giochi virtuali e rifiutano ogni tipo di relazione sociali. In Giappone, dove ce ne sono quasi un milione, li hanno chiamati\u00a0<em>hikikomori\u00a0<\/em>, che significa &#8220;reclusi&#8221;; gli psichiatri occidentali parlano di &#8220;ritiro sociale acuto&#8221;; ovunque, genitori sconcertati e allarmati cercano una risposta ed un aiuto mentre la questione del ritiro sta diventando un problema sociale. Proprio come nel caso clinico qui narrato in prima persona dove uno psicoterapeuta da voce ad uno di loro, Enrico, illustrando nel modo pi\u00f9 diretto e pi\u00f9 chiaro i pensieri di un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale. Un&#8217;esperienza condotta con rigore ma anche con passione nel tentativo di cogliere, attraverso un processo di immedesimazione a met\u00e0 tra il racconto e la relazione scientifica, le ragioni di un comportamento cos\u00ec estremo.<\/p>\n<p>Un libro utile per i genitori, gli insegnanti, i ragazzi e per tutti coloro che cercano di capire quanto le nuove dinamiche sociali modifichino i vissuti della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Learco Andalo (a cura di),<\/strong>\u00a0<strong><em>L\u2019eresia dei \u201cMagnacucchi\u201d sessant\u2019anni dopo\u00a0<\/em>(Bonomia University Press, pagg. 192, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il volume contiene gli atti del convegno \u201cL\u2019eresia dei \u2018Magnacucchi\u2019 sessant\u2019anni dopo\u201d (Bologna, 30 settembre-1 ottobre 2011) promosso da Luigi Pedrazzi, Giuseppe Cucchi e Learco Andal\u00f2, corredati da alcuni documenti esposti nella mostra \u201cL\u2019eresia dei \u2018Magnacucchi\u2019 1951-1957\u201d (Bologna, Biblioteca Comunale dell\u2019Archiginnasio, 27 settembre-15 ottobre 2011).<\/p>\n<p>I contributi inseriti nel volume prendono in esame, sotto vari aspetti, la vicenda dei parlamentari reggiani Valdo Magnani e Aldo Cucchi (spregiativamente soprannominati \u201cMagnacucchi\u201d), usciti dal PCI nel gennaio 1951 criticandone la supina adesione alla politica estera dell\u2019URSS, e il movimento denominato Unione Socialista Indipendente (USI) cui diedero vita fra il 1951 e il 1957.<\/p>\n<p>Dai saggi pubblicati emergono vicende poco note, ma importanti, della storia politica e culturale dell\u2019Italia degli anni \u201950 del Novecento. Basti ricordare la violenta campagna del PCI contro Magnani e Cucchi e la passione politica con cui i due parlamentari, e altre personalit\u00e0 di diversa provenienza che si unirono a loro, si dedicarono a diffondere le loro posizioni e a costituire il movimento dei socialisti indipendenti, che porter\u00e0 un decisivo contributo alla sconfitta del progetto di \u201clegge truffa\u201d, voluto dalla DC e dai partiti centristi alle elezioni politiche del 7 giugno 1953.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Simonetta Cerrini,\u00a0<em>L\u2019Apocalisse dei templari \u2013 Missione e destino dell\u2019ordine religioso e cavalleresco pi\u00f9 misterioso del Medioevo\u00a0<\/em>(Mondadori, pagg. 192, Euro 19,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nel XIII secolo i templari consegnarono a un affresco di grande forza simbolica, dipinto sulla controfacciata della chiesa perugina di San Bevignate, il compito di delineare i tratti salienti e pi\u00f9 enigmatici del loro ordine religioso. Dipingendo un itinerario immaginario dalla terra al cielo, i frati del Tempio rappresentarono, in quattro scene sovrapposte, ciascuna contrassegnata da un animale il cuore della loro missione e visione del mondo: la battaglia contro gli avversari del Santo Sepolcro, la sfida al nemico interiore dello spirito, il legame con la Chiesa di Cristo e la prospettiva apocalittica. Simonetta Cerrini, studiosa dei templari, assume l&#8217;affresco di San Bevignate come bussola narrativa per addentrarsi nei territori inesplorati della loro storia. Affidandosi a molteplici strumenti d&#8217;indagine, l&#8217;autrice ricostruisce le imprese della prima congregazione di religiosi laici in armi della cristianit\u00e0, che mosse i suoi passi in un&#8217;et\u00e0 permeata dall&#8217;ansia della fine dei tempi. Il lettore affronter\u00e0 cos\u00ec il deserto degli eremiti, ritrover\u00e0 le tracce della reliquia pi\u00f9 prestigiosa, la Sindone, dopo aver recuperato in Spagna quella di Bevignate, il misterioso santo templare. E con il cuore e gli occhi alla Citt\u00e0 Santa non potr\u00e0 restare insensibile all&#8217;attesa escatologica che non abbandon\u00f2 mai i cavalieri dalla veste bianca, capaci di immaginare un &#8220;nuovo mondo&#8221; dopo la cocente disillusione seguita al fallimento delle ragioni ideali delle crociate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Felice Benuzzi,\u00a0<em>Fuga sul Kenya \u2013 17 giorni di libert\u00e0<\/em>\u00a0(pagg. 352, Euro 19,90)<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1943 tre prigionieri di guerra italiani, Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti evasero dal campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruire ramponi, piccozze, corde&#8230; Non avevano carte topografiche e quasi alla cieca attraversarono la foresta equatoriale per giungere ai piedi della montagna. Il triestino Benuzzi era un alpinista esperto, cos\u00ec come il genovese Balletto, mentre il camaiorese Barsotti era alla sua prima esperienza, tant&#8217;\u00e8 che fu costretto a restare al &#8220;campo base&#8221;, quando, stremati e malnutriti, dopo due settimane e varie peripezie, Felice e Giovanni tentarono infine con successo &#8220;l&#8217;assalto alla vetta&#8221; raggiungendo la cima della Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore, i due si riunirono a Vincenzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono alle autorit\u00e0. D&#8217;altronde non sarebbe stato possibile per loro fuggire: il paese neutrale pi\u00f9 vicino era il Mozambico che distava pi\u00f9 di mille chilometri. Agli inglesi, comunque, tocc\u00f2 organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni. Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi direttamente in inglese e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marco Invernizzi,\u00a0<em>Luigi Gedda e il movimento cattolico in Italia \u2013 1902-2000\u00a0<\/em>(Sugarco Edizioni, pagg.\u00a0 160, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Luigi Gedda (1902-2000) ha attraversato il XX secolo. Da protagonista fino agli anni Sessanta, da \u00ab emarginato \u00bb nei successivi quarant\u2019anni. La guida dei Comitati Civici nelle elezioni del 18 aprile 1948 (uno scontro di civilt\u00e0 che segna la nascita dell\u2019Italia moderna), il presidente dell\u2019Azione Cattolica dal 1952 al 1959, considerato \u00ab onnipotente\u00bb per la sua vicinanza a Pio XII, viene negli anni successivi messo in un angolo e su di lui si scaricano il livore storiografico e un\u2019acredine tanto amara quanto persistente nel tempo. Ma lui non si ribella e neppure si lascia disorientare. Accetta con grande umilt\u00e0 il suo nuovo ruolo, continua a svolgere la sua professione medica, e soprattutto<\/p>\n<p>continua a guidare l\u2019amata Societ\u00e0 operaia, l\u2019associazione fondata durante la Seconda guerra mondiale per la santificazione dei propri membri.<\/p>\n<p>Oggi la sua vita pu\u00f2 essere riletta con pi\u00f9 serenit\u00e0 di un tempo, quando imperversavano le ideologie che erano penetrate anche in parte dell\u2019associazionismo cattolico. Questo libro non \u00e8 una biografia, ma vuole pi\u00f9 semplicemente illustrare il ruolo svolto da Gedda nei diversi eventi che lo videro protagonista. Il lettore scoprir\u00e0 un Gedda inedito, molto anticomunista e contemporaneamente impegnato per favorire il \u00ab ritorno \u00bb dei comunisti in seno alla Chiesa, molto capace nell\u2019organizzazione e contemporaneamente consapevole che solo una dura formazione e una profonda spiritualit\u00e0 permetteranno la crescita di una classe dirigente. Un Gedda che merita di essere conosciuto anche dai molti che non ne hanno mai sentito parlare o che su di lui hanno ascoltato o letto soltanto \u00ab frasi fatte \u00bb o luoghi comuni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Butt\u00e0,\u00a0<em>I Borboni di Napoli al cospetto di due<\/em>\u00a0<em>secoli\u00a0<\/em>(Edizioni Trabat, pagg. 178, Euro 12,00)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Torna disponibile, con la pubblicazione del terzo volume di\u00a0\u00a0<em>I Borboni di Napoli al cospetto di due<\/em>\u00a0<em>secoli\u00a0<\/em>un\u2019opera, introvabile e poco nota del cappellano dell\u2019esercito borbonico Don Giuseppe Butt\u00e0 (1826-1866), autore del pi\u00f9 famoso\u00a0<em>Un<\/em>\u00a0<em>Viaggio da Boccadifalco a Gaeta<\/em>, dolente cronaca della ritirata delle truppe borboniche, dall\u2019invasione della Sicilia fino alla resistenza eroica di Gaeta, uscita nel 1875 e diventata un classico della letteratura legittimista e anti-risorgimentale. Nella ricostruzione delle vicende del Regno e delle Dinastia il sacerdote siciliano \u00e8 consapevole del processo rivoluzionario che sta scuotendo non solo le Due Sicilie, ma l\u2019intera Europa. La sua visione \u00e8 quella contro-rivoluzionaria di Giacinto de\u2019 Sivo, autore della fondamentale\u00a0<em>Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861,<\/em>\u00a0uscita nel 1868. Anche qui &#8211; come nella\u00a0<em>Storia<\/em>\u00a0di de\u2019 Sivo &#8211; i grandi meriti dei Borbone sono messi in risalto di fronte alla campagna di denigrazione e calunnia che \u00e8 parte della strategia rivoluzionaria per aggredire il Regno, ma non si tacciono limiti ed errori che portarono alla sconfitta. Il cappellano borbonico ha lo spessore ed il metodo dello storico e la sua testimonianza, contemporanea agli eventi ai quali assiste di persona marciando al seguito delle truppe napoletane e supportata da documenti e fonti di archivio, \u00e8 di grande valore. La\u00a0<em>vulgata<\/em>\u00a0risorgimentale assume acriticamente l\u2019agiografia romanzesca di Giuseppe Cesare Abba, uno dei partecipanti all\u2019invasione della Sicilia (<em>Da Quarto al Volturno,<\/em>\u00a01880) mentre liquida come \u201cdi parte\u201d la testimonianza di Don Butt\u00e0, al quale, invece, la partecipazione agli avvenimenti non fa velo per un giudizio distaccato da storico.\u201cSi rifletta \u2013 scrive il sacerdote siciliano nelle conclusioni di\u00a0<em>I Borboni di Napoli al cospetto dei<\/em>\u00a0<em>secoli<\/em>\u00a0&#8211; che io non ho occultato punto i torti di que\u2019 sovrani, che non son quelli per\u00f2 addebitati loro dai settarii; senza capziosit\u00e0 o declamazioni ho additato a\u2019 miei lettori le stupende opere di utilit\u00e0 pubblica, erette da\u2019 re di Casa Borbone, ed ho esposto fatti incontrastabili, appoggiati sopra documenti \u2026\u201d(vol. III, p. 170).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Michele Conte,\u00a0<em>Il sacrario di El Alamein<\/em>\u00a0(Mattioli 1885, pagg. 127, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>In questo volume si descrivono le origini e la storia del monumento dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale sul fronte d\u2019Africa: il sacrario militare italiano di El Alamein (Egitto).<br \/>\nLa figura principale del libro \u00e8 Paolo Caccia Dominioni: da militare, combattente nella prima guerra mondiale, nelle guerre coloniali, nella seconda guerra mondiale, proprio sul fronte egiziano, e nella resistenza al termine del conflitto; da civile in qualit\u00e0 di architetto ed ingegnere, fautore della costruzione di importanti opere sia in Italia che all\u2019estero.<br \/>\nNel 1949, tornato in Egitto per riavviare la sua attivit\u00e0 di ingegnere al Cairo, si trov\u00f2 a ricoprire il ruolo di capo della Delegazione per il recupero delle salme.<br \/>\nIl grande impegno da lui profuso port\u00f2, dopo pi\u00f9 di dodici anni di ricerche ed insidie, al recupero ed al riconoscimento di migliaia di salme italiane, tedesche e britanniche. Suo infine fu il progetto per la costruzione del sacrario e delle opere monumentali annesse.<br \/>\nLe fasi della costruzione vera e propria del sacrario italiano, nonch\u00e9 delle difficolt\u00e0 dovute alla locazione territoriale ed alla burocrazia italiana ed egiziana per la realizzazione delle opere monumentali, sono state ricostruite grazie al materiale conservato presso l\u2019archivio dell\u2019 \u201cOnorcaduti\u201d, non aperto al pubblico e ricco di una quantit\u00e0 notevolissima di materiale, spesso non catalogato e di difficile lettura, a causa del deperimento fisiologico dei manoscritti dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Francesco Perfetti,\u00a0<em>Feluche d\u2019Italia &#8211; Diplomazia e identit\u00e0 nazionale<\/em>\u00a0(Le Lettere, pagg. 252, Euro 19,50)<\/strong><\/p>\n<p>La nascita del Regno d\u2019Italia fu possibile anche per il sapiente operato di una classe diplomatica di stretta osservanza cavourriana. Da quel momento le \u201cfeluche\u201d \u2013 dal nome del copricapo anticamente utilizzato dagli ambasciatori \u2013 hanno operato, nel corso delle varie fasi della storia nazionale, per tutelare gli interessi permanenti del paese. I contributi contenuti in questo volume ricostruiscono l\u2019azione della diplomazia italiana dal 1861 alla conclusione del confronto bipolare. Una riflessione corale che non si limita a descrivere le attivit\u00e0 dei diplomatici, ma che cerca di comprendere i valori, la\u00a0<em>forma mentis<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>modus operandi<\/em>\u00a0di un\u2019<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0che, anche nell\u2019Italia contemporanea, svolge una funzione di estremo rilievo. Formalmente subordinata al potere politico, essa ha saputo ritagliarsi dei margini di autonomia che le hanno permesso, nei limiti delle sue facolt\u00e0, di contenere gli sbandamenti del paese nell\u2019arena internazionale. Attiva quanto silente tessitrice della politica estera italiana, la diplomazia rappresenta, a centocinquant\u2019anni dall\u2019unit\u00e0, una realt\u00e0 ancora da scoprire e valorizzare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Romano Vulpitta,\u00a0<em>L\u2019Antiamericanismo in Italia \u2013 Un problema di identit\u00e0 nazionale<\/em>\u00a0(Settimo Sigillo, pagg. 200, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ideologia americana \u00e8 cosmopolita per natura e per necessit\u00e0 e tende all\u2019uniformit\u00e0 sopprimendo le diversit\u00e0. Ed \u00e8 proprio per questo che l\u2019antiamericanismo \u00e8 un problema di identit\u00e0 nazionale. Partendo da questo assunto l\u2019Autore analizza l\u2019antiamericanismo in Italia a partire dal 1893 fino ad oggi prendendo in esame le tre correnti principali di esso: l\u2019antiamericanismo di destra, quello di sinistra e quello di matrice cattolica. Soffermandosi approfonditamente sul periodo relativo al ventennio fascista e diffidente su quanto \u00e8 stato finora scritto sull\u2019argomento il lavoro \u00e8 stato elaborato analizzando i testi originari degli autori presi in esame dimostrando l\u2019infondatezza della tesi di un fascismo beceramente antiamericano e mettendo in luce quanto la mano sapiente di Mussolini abbia equilibrato opportunamente le istanze ideologiche con le esigenze di\u00a0 politica estera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA DELLE DESTRE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Elisabetta Cassina Wolff,\u00a0<em>L\u2019inchiostro dei vinti\u00a0<\/em>(Mursia, pagg. 394, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p>Di una fase in cui era fondamentale riacquistare un ruolo politico nella nuova Repubblica poco si conosce dei progetti e delle idee di quelli che si definivano &#8220;avversari decisi e irriducibili del sistema democratico&#8221;. La stampa neofascista nel periodo 1943-1953 rivela un dibattito vivacissimo su una vasta gamma di temi, dalla critica alla partitocrazia e alla Costituzione del 1948 a proposte di &#8220;democrazia corporativa&#8221;, dall\\\\\\&#8217;ostilit\u00e0 al comunismo ai progetti sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, dalle riflessioni sul processo di integrazione europea all\\\\\\&#8217;esaltazione di valori tradizionali e antidemocratici. Questo saggio documenta la storia delle idee e degli ideali coltivati in seno ad una minoranza di italiani rimasti fedeli al fascismo-movimento, pochi, ma agguerriti, non armati di manganello ma sicuramente di una penna e di un forte spirito critico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Antonio Rapisarda,\u00a0<em>60 anni di un Secolo d\u2019Italia<\/em>\u00a0(Secolo d\u2019Italia, pagg. 167, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>La storia di un giornale politico non \u00e8 la storia di un giornale qualunque, soprattutto se venne fondato per dare voce e un luogo di incontro a una comunit\u00e0 di vinti, una comunit\u00e0 di uomini e donne che orgogliosamente non volevano sacrificare, sull&#8217;altare della sconfitta militare, le &#8220;idee che mossero il mondo&#8221;. Una storia, quella del\u00a0<em>Secolo<\/em>, che attraversa 60 anni di vita politica italiana e che appare fondamentale per delineare il percorso di una comunit\u00e0 che \u00e8 passata dall&#8217;iniziale sdoganamento all&#8217;emarginazione fino ad essere perno fondamentale di una politica di alleanze. Il volume, oltre a vari articoli, riporta la riproduzione fotografica di\u00a0 significative prime pagine del\u00a0<em>Secolo<\/em>.<br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MEDIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marco Iacona,\u00a0<em>C\u2019era una volta una generazione &#8211; Eroi e idoli popolari nei fumetti, al cinema, alla radio e in TV\u00a0<\/em>(Edizioni Tabula fati, pagg. 160,00 Euro 12,00)<em><br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p>C\u2019era una volta una generazione nata nel cuore dei Sessanta ed entrata nella maggiore et\u00e0 negli Ottanta. Una generazione che per un ventennio \u2013 distribuito nei quattro lustri Settanta-Ottanta \u2013 riusc\u00ec a sognare ascoltando la radio, accendendo la TV, andando al cinema e divorando fumetti d\u2019ogni genere e provenienza: da Braccio di Ferro al Comandante Mark, da Cucciolo a Guerra d\u2019eroi. Una generazione americana \u2013 non al debutto \u2013 che apprese valori e modelli direttamente dal Nuovo Mondo. Ma che bevve dai pozzi delle filosofie cinogiapponesi e lesse e rilesse i\u00a0<em>long sellers<\/em>\u00a0sparsi per le vie d\u2019Europa. Allenandosi per la prima volta alla globalizzazione dei gusti.<br \/>\nQuesto volume raccoglie venticinque interventi per non dimenticare vita e avventure di questo e quel personaggio: tipi e tipe realmente esistiti o frutto della fantasia di un uomo di penna. Una combinazione magica di cultura e divertimento come non sarebbe pi\u00f9 apparsa. Il pianeta dei giovani profetizzato da Charles Monroe Schulz, per lungo tempo e a portata di mano.<\/p>\n<p><strong>SCIENZA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enzo Pennetta,\u00a0<em>Inchiesta sul darwinismo\u00a0<\/em>(Cantagalli, pagg. 211, Euro 15,50)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La rivoluzione scientifica iniziata all&#8217;alba del XVI secolo era destinata a segnare un cambiamento profondo nella storia europea. In Inghilterra Francis Bacon pensava ad una scienza al servizio del potere. Il nascente impero britannico, ispirandosi all&#8217;utopia proposta da Bacon nella &#8220;Nuova Atlantide&#8221; e alla successiva visione del &#8220;Leviathan&#8221; di Thomas Hobbes, si dotava nel 1660 dello strumento adatto: la Royal Society. Quando nel XIX secolo la teoria economica di Thomas Malthus venne fatta propria dall&#8217;Inghilterra coloniale e capitalista, il naturalista Charles Darwin la pose come fondamento della sua teoria sull&#8217;origine delle specie conferendole dignit\u00e0 scientifica. Da quel momento la teoria darwiniana avrebbe costituito un paradigma indissolubilmente legato alle dinamiche imperialistiche e neoimperialistiche veicolate anche attraverso le politiche ONU. Una teoria scientifica che per motivo \u00e8 stata &#8220;blindata&#8221; dalla Royal Society e da altre istituzioni impedendo che potesse essere seriamente messa in discussione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni Fornero e Maurizio Mori,\u00a0<em>Laici e cattolici in bioetica: storia e teoria di un confronto<\/em>\u00a0(Le Lettere, pagg. 376, Euro 24,00)<\/strong><\/p>\n<p>Che laici e cattolici, in bioetica, si trovino spesso su posizioni opposte \u00e8 un fatto noto, ma la ragione per cui ci\u00f2 accade costituisce un tema notoriamente controverso, su cui soprattutto nel nostro paese \u00e8 in corso un annoso confronto, che oppone i teorici della diversit\u00e0 paradigmatica fra le due bioetiche a coloro che invece, a vario titolo, la negano o la minimizzano. Considerata l\u2019importanza cruciale del tema, il volume offre un quadro aggiornato del dibattito in corso, presentando un percorso storico e teorico che si configura come un contributo originale a una questione ineludibile della bioetica del nostro tempo e, di riflesso, della societ\u00e0 italiana in generale. La questione, infatti, investe non solo la dimensione conoscitiva e la riflessione etico-culturale, ma presenta inevitabili ricadute anche sul piano pratico e politico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CLASSICI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carl Schmitt,\u00a0<em>Amleto o Ecuba<\/em>\u00a0(Il Mulino, pagg. 132,\u00a0 Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>Fra le tragedie shakespeariane, &#8220;Amleto&#8221; \u00e8 una delle pi\u00f9 misteriose e ambigue; per intenderne il senso, sostiene Carl Schmitt in questo piccolo saggio magistrale, occorre far riferimento a un nucleo di eventi storici di cui Shakespeare fu spettatore, in particolare alla vicenda di Maria Stuarda e di Giacomo I, successore di Elisabetta I al trono d&#8217;Inghilterra. Ma a Schmitt non interessa tanto identificare questi con i personaggi di Amleto e della madre Gertrude, quanto vedere come la politica lasci la propria impronta sulle pi\u00f9 alte manifestazioni espressive di un&#8217;epoca: il genio di Shakespeare sta nell&#8217;aver riconosciuto l&#8217;elemento politicamente tragico del suo tempo (il destino degli Stuart e la nascita dello Stato moderno) e nell&#8217;averne conservato, all&#8217;interno del dramma, l&#8217;essenza concreta e vitale. Presentazione di Carlo Galli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ezra Pound,\u00a0<em>XXX Cantos\u00a0<\/em>(a cura di Massimo Bacigalupo) (Guanda, pagg. 384, Euro 28,00)<\/strong><\/p>\n<p>Come Byron ai primi dell\u2019Ottocento, Ezra Pound inaugura il Modernismo novecentesco con un viaggio poetico lungo le coste del Mediterraneo: da Gibilterra alla Provenza, alla Grecia omerica, all\u2019Italia del Rinascimento e di scabri paesaggi esotici \u2013 \u00abCome lo scultore vede la forma nell\u2019aria\u2026\u00bb Con qualche puntata a Parigi e a Londra, dove trova fra l\u2019altro un Inferno contemporaneo in cui finiscono coloro \u00abche hanno messo la voglia di denaro davanti ai piaceri dei sensi\u00bb.<\/p>\n<p>Scritti nell\u2019et\u00e0 delle avanguardie, fra scambi intensi con James Joyce e T.S. Eliot e scorribande sulle tracce di trovatori e condottieri, riuniti in volume nel 1930, i\u00a0<em>XXX Cantos<\/em>\u00a0costituiscono la prima avventurosa cantica del poema a cui Pound lavor\u00f2 tutta la vita, un libro compiuto in cui il passato rivissuto appassionatamente dialoga con la strage della Prima guerra mondiale e regala modelli libertari e appaganti. Questa nuova traduzione commentata, la prima in oltre mezzo secolo, consente di riscoprire una delle opere epocali del moderno, intrico di riscritture e rivelazioni, in tutta la sua corrusca freschezza e progettualit\u00e0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dom Antonio Giuseppe Pernety,\u00a0<em>Le favole egizie e greche svelate e riportate ad un unico fondamento<\/em>\u00a0(All\u2019insegna del Veltro, pagg. 420, Euro 26,00)<\/strong><\/p>\n<p>Le\u00a0<em>Fables \u00e9gyptiennes et grecques d\u00e9voil\u00e9es et r\u00e9duites au m\u00eame principe, avec une explication des hi\u00e9roglyphes et de la guerre de Troye<\/em>\u00a0fu pubblicato per la prima volta nel 1758. All\u2019origine di questo libro, che \u00e8 un vero e proprio \u201cclassico\u201d della letteratura ermetico-alchemica, sta la tesi secondo cui Ermete Trismegisto e tutti i filosofi che da lui furono detti ermetici avrebbero deciso di affidare i segreti del loro sapere ai geroglifici, ai simboli, alle allegorie e alle favole. I miti dell\u2019antichit\u00e0, dunque, sarebbero in realt\u00e0 racconti simbolici che parlano in maniera cifrata di un solo ed unico argomento, cio\u00e8 di quell\u2019Arte che gli Egizi trasmisero ai Greci. Quindi il Pernety si sforza di interpretare in chiave ermetica la storia di Iside e Osiride, la genealogia degli d\u00e8i greci, le feste e i giochi istituiti in onore degli d\u00e8i, il ciclo delle fatiche di Ercole, l\u2019epopea della guerra di Troia, il descensus ad inferos di Enea e cerca di rintracciare il significato \u201cfilosofico\u201d degli animali e delle piante venerati dagli Egizi. Le argomentazioni del Pernety sono sostenute da continui richiami a brani di altri autori ermetici, il che riporta ad unit\u00e0 e convergenza di significato testi che spesso sembrano contraddirsi l\u2019uno con l\u2019altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LETTERATURA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gerlando Lentini,\u00a0<em>Itinerari ideali e letterari del \u2018900\u00a0<\/em>(Fede &amp; Cultura, pagg. 256, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019umorismo di Luigi Pirandello alla denuncia sociale di Pier Paolo Pasolini, passando per il l\u2019ottimismo cristiano di G.K. Chesterton, la malinconia di Umberto Saba, l&#8217;angoscia esistenziale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la ricerca di Dio di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; senza dimenticare eventi-chiave del Novecento come la Grande Guerra (Giovanni Ungaretti), la disfatta della Seconda Guerra Mondiale (Curzio Malaparte) e l\u2019orrore dei gulag (Solzenycin), oltre al punto di vista di chi ha attraversato i problemi di un Paese (Indro Montanelli) e la delusione della politica (Ignazio Silone). Gerlando Lentini racconta dodici tra i pi\u00f9 grandi scrittori del XX secolo (di cui due premi Nobel), presentandoli nei loro diversi generi ma soprattutto nel loro rapporto con la fede, la vita, la sofferenza e la morte. Un excursus concepito e realizzato non per i critici e gli addetti ai lavori, ma per professori, studenti e semplici appassionati di letteratura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gilbert K. Chesterton,\u00a0<em>Il racconto del mondo \u2013 Chaucer e il medioevo\u00a0<\/em>(Lindau, pagg. 368, Euro 24,50)<\/strong><\/p>\n<p>Poche opere di Chesterton hanno la felice ispirazione di questo denso e arguto testo sulla cultura medievale e su Geoffrey Chaucer, il \u00abpadre della letteratura inglese\u00bb, che fu uno dei suoi massimi rappresentanti. Chesterton rievoca alla sua maniera \u2013 libera, ironica, pungente \u2013 questa poliedrica figura di scrittore, poeta, funzionario di corte e diplomatico morto nell\u2019anno 1400, di cui poco si sa, oltre al fatto che scrisse\u00a0<em>I racconti di Canterbury\u00a0<\/em>e si mosse da protagonista discreto sullo scenario europeo durante la Guerra dei Cent\u2019Anni. Chaucer ci ha lasciato scritto che era grasso, che era pigro nell\u2019alzarsi dal letto, che prediligeva le circostanze in cui poteva far la figura dello sciocco, che si pensava di lui che schivasse i suoi vicini a causa della sua mania per i libri&#8230; sembra l\u2019autoritratto di Chesterton, che si riconosceva profondamente in questo erudito non paludato, spirito indipendente e curioso, razionale e sentimentale, autorevole e giocoso. Ma soprattutto, cattolico. Agli occhi di Chesterton, Chaucer incarna l\u2019universalit\u00e0 della cultura cristiana e la ricchezza del suo umanesimo, elementi fondativi del medioevo e tutt\u2019altro che inutili oggi. \u00abSiamo abituati a sentir parlare di secoli bui, ma la maggior parte di noi sa che i veri secoli bui vennero prima del medioevo e che per molti aspetti il medioevo fu tutto fuorch\u00e9 buio\u00bb, scrive Chesterton. Il medioevo raccontato in questo libro \u00e8 un\u2019epoca straordinaria sul piano dell\u2019arte e della spiritualit\u00e0, che non pu\u00f2 essere ridotta a una sorta di parentesi magari suggestiva, ma in fondo un po\u2019 estranea al corso della storia dell\u2019uomo occidentale.<\/p>\n<p>Lungi dall\u2019essere un tributo accademico, queste pagine fanno rivivere un intero mondo e aggiungono un nuovo, suggestivo tassello al grande affresco sull\u2019Occidente realizzato da Chesterton con il complesso della sua opera.<br \/>\n\u00abIn Italia la fortuna di Chaucer \u00e8 faccenda di pochi specialisti, mentre una delle ambizioni di Chesterton \u00e8 quella di rendere un poco di giustizia a un autore che egli ritiene sempre e anzitutto estremamente \u201cpopolare\u201d: un uomo che ha scritto per il popolo ci\u00f2 che al popolo piace da sempre sentirsi raccontare, ieri come oggi.\u00bb\u00a0<em>dalla prefazione di<\/em>\u00a0Edoardo Rialti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ROMANZI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Jean Lart\u00e9guy,\u00a0<em>I Centurioni\u00a0<\/em>\u00a0(Mursia, pagg. 520,\u00a0 Euro 19,00)<br \/>\n<\/strong>\u00a0Indocina, 1954. A seguito della sconfitta di Dien Bien Phu, in un campo di prigionia nel Vietnam del nord, alcuni ufficiali del Corpo di spedizione francese vengono rieducati alla dottrina comunista\u00a0<em>vietminh<\/em>. Dopo la scoperta della guerra rivoluzionaria combattuta lungo le piste e le risaie del Tonchino, vengono contagiati dal\u00a0<em>mal jaune<\/em>, la \u00abfebbre gialla\u00bb dell&#8217;impegno politico strettamente affiancato a quello militare: non saranno mai pi\u00f9 gli stessi. Hanno visto morire troppi compagni, hanno patito sofferenze, sono stati protagonisti di azioni di eroismo, alcuni hanno anche incontrato l&#8217;amore, ma tutti si sono lasciati conquistare da un universo \u00abcontaminante\u00bb. Resteranno per sempre stregati dal fascino dell&#8217;Asia. Una volta rientrati in Francia, fanno fatica a riprendere il filo di una vita normale. Ma in Algeria li attende una nuova guerra e questa volta non vogliono perderla. In Nord Africa servono uomini agguerriti ed esperti, come loro, moderni centurioni impegnati ai confini dell&#8217;impero. Sono cos\u00ec richiamati in un nuovo campo di battaglia, nelle file del 10\u00b0 Reggimento paracadutisti coloniali.<br \/>\nUn grande classico della letteratura di guerra, che ha fatto \u00abscuola\u00bb tra gli ufficiali dell&#8217;esercito statunitense e non solo, come un \u00abmanuale\u00bb di combattimento, di lotta e di vittoria che insegna a calarsi nella mentalit\u00e0 dell&#8217;avversario per conquistare la fiducia della popolazione e sottrarne l&#8217;appoggio al nemico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SPIRITUALITA\u2019\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ren\u00e9 Gu\u00e9non,\u00a0<em>Il simbolismo della croce\u00a0<\/em>(Adelphi, pagg. 171, Euro 22,00)<\/strong><\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e8 un libro che mostra fin dove si pu\u00f2 spingere la comprensione di un simbolo, questo \u00e8\u00a0<em>Il simbolismo della croce<\/em>. Pubblicato nel 1931, dopo i due grandi libri indiani (<em>Introduzione generale allo studio delle dottrine ind\u00f9<\/em>\u00a0e\u00a0<em>L&#8217;uomo e il suo divenire secondo il V\u00ead\u00e2nta<\/em>), \u00e8 l&#8217;opera in cui Gu\u00e9non scelse l&#8217;immagine stessa su cui \u00e8 fondata la civilt\u00e0 occidentale cristiana per condurre una dimostrazione rigorosa e inflessibile, che permettesse di cogliere la \u00abpluralit\u00e0 dei significati inclusi in ogni simbolo\u00bb. I quali scorreranno qui davanti agli occhi del lettore come anelli di un&#8217;aurea catena: fra gli altri, la teoria ind\u00f9 dei tre\u00a0<em>guna<\/em>\u00a0(le qualit\u00e0 fondamentali che compongono il mondo), la simbolica della tessitura, l&#8217;Albero della Vita e l&#8217;Albero della Conoscenza, il rapporto fra il punto e l&#8217;estensione, il vortice sferico universale, e infine la Grande Triade (Cielo, Terra, Uomo) della Cina arcaica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Corrado Gnerre,\u00a0<em>Il Natale e il Presepe nel cuore dell\u2019uomo &#8211;\u00a0 Per capire perch\u00e9 il Natale e il Presepe<\/em>\u00a0<em>affascinano tutti\u2026anche chi non crede<\/em>\u00a0(Edizioni Solfanelli, pagg. 160, Euro 12,00)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Il Natale e il Presepe affascinano tutti. Anche coloro che non credono. Perch\u00e9?<br \/>\nLa risposta sta nell\u2019affermazione secondo cui Dio si \u00e8 fatto veramente uomo, fino ad abbracciare altrettanto veramente la fragilit\u00e0 dell\u2019infanzia. Questa affermazione, pur non condivisa da tutti sul piano del significato, diventa per tutti affascinante sul piano dei desideri pi\u00f9 profondi che albergano nel cuore.<br \/>\nL\u2019incanto del Natale non passa inosservato. Anche chi non crede, sente che l\u2019annuncio \u201cDio \u00e8 venuto fra noi!\u201d \u00e8 perfettamente rispondente alle proprie pi\u00f9 intime attese, perch\u00e9 paradossale, perch\u00e9 umanamente inimmaginabile. Chesterton sul Natale scrive: \u00abTutta la letteratura ha cantato le trasformazioni di quel semplice paradosso: che le mani che avevano fatto il sole e le stelle erano troppe piccole per accarezzare le grosse teste degli animali. E il critico scientifico (\u2026) sentenzia essere \u2018improbabile\u2019 qualche cosa che noi abbiamo quasi pazzamente esaltato come incredibile, qualche cosa che sarebbe troppo bella per essere vera, ma che \u00e8 vera.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Danilo Lazzarini,\u00a0<em>La dottrina segreta del duello. Gli aspetti sacri, rituali e catartici del duello<\/em>\u00a0 (Fonte di Connla, pagg. 82, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Sorta di agile vademecum del duello ( &#8220;tipo di combattimento formalizzato tra due persone&#8221;, &#8220;combattimento consensuale e prestabilito, che scaturisce per la difesa dell&#8217;onore e della rispettabilit\u00e0, tra due contendenti armati, dotati di armi uguali, svolto secondo regole accettate in modo esplicito o implicito&#8221;), appare evidente gi\u00e0 dal titolo\u00a0 come il\u00a0 libro affronti l\u2019argomento partendo\u00a0 da un&#8217;impostazione metafisica e metastorica con importanti riferimenti letterari e citazioni da Nietzsche alla Bhagavad Gita, da Evola a Orazio. Nel mondo antico che diede origine alla cultura europea il duello si pone come risoluzione di un affare tra uomini ma dove la divinit\u00e0 si erge a giudice ed \u00e8 anche il superamento del limite della mortalit\u00e0 per lanciarsi verso la richiesta di eterno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ARTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nikolaj Berdjaev e Sergei N. Bulgakov,\u00a0<em>Il cadavere della bellezza \u2013 La crisi dell\u2019arte\u00a0<\/em>(Medusa Edizioni, pagg. 141, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Schegge dappertutto, rumori di macchine e motori, scomparsa del paesaggio umano. Ecco il &#8220;disastro&#8221; con cui si misurano due nomi tra i pi\u00f9 grandi della cultura russa del Novecento. La civilt\u00e0 delle macchine, la disgregazione del mondo e le avanguardie. La svolta avvenne nel 1914, con la mostra di Picasso a Mosca. Le avanguardie russe annunciavano un mondo nuovo, quello dell&#8217;uomo liberato dalla schiavit\u00f9 del lavoro capitalista cui corrispondeva una liberazione spirituale incarnata dall&#8217;artista come prototipo dell&#8217;uomo nuovo. Picasso, esponendo le sue opere cubiste a Mosca, mostrava in realt\u00e0 un mondo in frantumi, dove anche l&#8217;uomo usciva malconcio, privato del suo volto e della sua consistenza. La velocit\u00e0 e le scoperte scientifiche vincevano la tirannia del tempo, ma smontavano dall&#8217;interno lo stesso materialismo storico, quello che profetizzava la realizzazione di una societ\u00e0 armoniosa e trasparente, sul modello del paradiso terrestre; a essere liquidato era anche il pensiero religioso dell&#8217;ortodossia, che al centro di tutto poneva la divinizzazione dell&#8217;uomo. Berdjaev e Bulgakov scrissero i due saggi raccolti in questo libro poco tempo dopo aver visitato la mostra di Picasso, e nella loro riflessione la &#8220;crisi dell&#8217;arte&#8221; \u00e8 irrimediabilmente la crisi della rappresentazione del volto umano e la &#8220;perdita del centro&#8221; che ne deriva. Due saggi che anticipano la critica della modernit\u00e0, come \u00e8 stata sviluppata lungo il Novecento, da un pensiero che da Sedlmayr arriva fino a Clair.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CATALOGHI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Catalogo della mostra (Firenze, 2 settembre 2012 &#8211; 27 gennaio 2013),\u00a0<em>Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo\u00a0<\/em>(Giunti Editore, pagg. 256, Euro 38,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacit\u00e0, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall&#8217;espressionismo all&#8217;astrattismo, dall&#8217;arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall&#8217;emergere del design e della comunicazione di massa &#8211; i manifesti, la radio, il cinema &#8211; che dalle &#8220;belle arti&#8221; raccolgono una quantit\u00e0 di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernit\u00e0. La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei pi\u00f9 importanti artisti dell&#8217;epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carr\u00e0, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segn\u00f2, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creativit\u00e0. Un&#8217;epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana, realizzando\u00a0 una modernizzazione che ha segnato\u00a0 una svolta negli stili di vita. Introduzione di Antonello Negri. Presentazione di Lorenzo Bini Smaghi e Giuseppe Morbidelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paolo Bellini (a cura di),\u00a0<em>Albrecht D\u00fcrer \u2013 Le stampe della collezione di Novara<\/em>\u00a0(Interlinea, pagg. 160, Euro 30,00)<\/strong><\/p>\n<p>Un volume importante su uno dei maggiori incisori della storia dell\u2019arte. Di Albrecht D\u00fcrer, la cui opera grafica comprende circa 340 tra xilografie, bulini, acqueforti e puntesecche, Paolo Bellini presenta la collezione del Museo di Novara, una delle pi\u00f9 ampie in Italia, analizzando le soluzioni dell\u2019artista di rilevante complessit\u00e0 tecnica e di singolare elaborazione figurativa e iconografica, a volte anche di problematica interpretazione. Il volume nasce come catalogo della mostra di una delle pi\u00f9 importanti collezioni italiane delle incisioni di D\u00fcrer esposte a Novara dal 16 dicembre al 28 febbraio 2012 nell\u2019antico palazzo del Broletto, uno dei monumenti restaurati e riaperti in occasione dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. In\u00a0<em>Albrecht D\u00fcrer. Le stampe della collezione di Novara<\/em>\u00a0 si possono ammirare 178 tra le pi\u00f9 belle opere del grande artista tedesco. Sono un centinaio di silografie, un\u2019acquaforte e 73 opere incise a bulino appartenenti alle grandi serie dureriane: la\u00a0<em>Piccola Passione<\/em>\u00a0incisa a bulino e quella su legno, la\u00a0<em>Grande Passione<\/em>, la\u00a0<em>Vita della Vergine<\/em>\u00a0e l\u2019<em>Apocalisse<\/em>. Le opere fanno tutte parte della collezione di Venanzio De Pagave (1722-1803), donata alla citt\u00e0 dal figlio Gaudenzio nel 1833. Il catalogo non solo illustra tutte le opere della collezione ma in particolare ne esamina con ampie schede di commento quelle ritenute pi\u00f9 importanti e significative da un punto di vista iconografico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IMMAGINI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Zanza,\u00a0<em>Roma siamo n\u2019Oi!\u00a0 &#8211; Scatti e racconti della scena skinhead, punk e mod dell\u2019ultimo<\/em>\u00a0<em>decennio<\/em>\u00a0(Derive e Approdi,\u00a0 pagg. 144, Euro 18,00)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Una rassegna dell\u2019ultimo decennio della \u00abscena\u00bb skinhead, punk, mod di Roma, ma non solo. Quasi duecento scatti di anime ribelli, visi e corpi forse all\u2019apparenza poco rassicuranti, ma certamente \u00abveri\u00bb. Questi ritratti non \u00abposati\u00bb raccontano le storie di ragazzi e ragazze colti nella loro quotidiana \u00abrivolta esistenziale\u00bb: per strada, nelle manifestazioni politiche, negli incontri culturali, nei concerti, in mezzo al pogo, nei bagordi, nella scelta di precisi stili estetici, nella dura realt\u00e0 delle periferie e delle borgate dove molti di loro vivono. Una straordinaria documentazione iconografica realizzata da un fotografo in tutto e per tutto \u00abinterno\u00bb a questo circuito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Claudio Marsilio,\u00a0<em>Muri in camicia nera<\/em>\u00a0 (Edizioni Settimo Sigillo, pagg. 175, Euro 18,00)<br \/>\n<\/strong>A cavallo degli anni &#8217;30 l&#8217;intera Penisola divenne un muto da affrescare e oggi, dopo 70 anni dalla caduta del Regime Fascista, i motti fascisti riemergono dall&#8217;oblio, straordinaria testimonianza di storia minore dell&#8217;Italia. Questo libro tratta della genesi di questa straordinaria forma di propaganda, dalla selezione dei motti estrapolati dai discorsi di Mussolini fino alla stesura sull&#8217;intonaco e alle tecniche di realizzazione. Circoscritto per facilit\u00e0 di ricerca alla regione Abruzzo (per motivi che l&#8217;Autore indica nel capitolo introduttivo) il testo spazia dallo studio di tale strumento politico d&#8217;indottrinamento delle masse all&#8217;analisi dei documenti storici dell&#8217;Archivio Centrale dello Stato e d&#8217;Abruzzo, senza tralasciare la campagna per la defascistizzazione dell&#8217;Italia e le scritte vergate sui muri per il referendum Monarchia-repubblica o delle Classi in partenza per il militare o la Guerra. Il libro \u00e8 largamente dotato di fotografie originali che ritraggono i motti sopravvissuti sulle facciate delle case oltre a monumenti, targhe commemorative e quant&#8217;altro resistito fino ai giorni nostri dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Renato Brunetta, <\/strong><strong><em>Il grande imbroglio. Cronaca di un anno difficile (2011-2012)<\/em><\/strong><strong> (Marsilio, pagg. 253, Euro 17,00). <\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019Europa allo sbando sotto la guida miope della Germania. Una Francia debole, in preda all\u2019instabilit\u00e0 politica che ha preceduto le elezioni presidenziali. Un\u2019Italia in cui un primo governo ha cercato di arginare la crisi europea scontrandosi con un conflitto sugli indirizzi di politica economica \u2013 Silvio Berlusconi \u201csviluppista\u201d contro l\u2019asse Merkel-Sarkozy, e Giulio Tremonti<br \/>\nossessivamente rigorista \u2013 e un secondo governo si gioca l\u2019inestimabile patrimonio politico di un appoggio parlamentare bulgaro tra errori tecnici, mediazioni impossibili, arroccamenti non necessari, e derive conservatrici. Questi i protagonisti degli ultimi mesi in cui cambio alla guida del Paese non ha mutato i problemi reali sul tappeto: il ruolo della Banca Centrale Europea e la politica di bilancio europea. Due problemi dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza dell\u2019unione monetaria. Portare alla luce la verit\u00e0 \u00e8 necessario per tornare, il prima possibile, alla normale dialettica democratica.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong> ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Antonio Funiciello, <em>A vita &#8211;<\/em><\/strong><em> <\/em>\u00a0<strong><em>Come e perch\u00e8 nel Partito democratico i figli non riescono a uccidere i padri <\/em><\/strong><strong>(Donzelli Editore, pagg. 204, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 essere, in un regime democratico, leader a vita? Nell\u2019Italia contemporanea, specie a sinistra, sembrerebbe di s\u00ec. Non c\u2019\u00e8 difatti democrazia occidentale che conosca una classe politica pi\u00f9 duratura di quella che, da vent\u2019anni, guida il pi\u00f9 importante partito italiano del centrosinistra. Un partito che \u00e8 stato continuamente ribattezzato, pur di non cambiare mai i nomi dei suoi leader, mentre i laburisti inglesi, i socialdemocratici tedeschi, i socialisti francesi hanno oggi dirigenti diversi da quelli che avevano alla fine del secolo scorso. La crisi di rappresentanza dei partiti italiani coincide con la crisi di credibilit\u00e0 delle loro leadership. Un problema evidente a tutti, ma che all\u2019interno del Partito democratico \u00e8 diversamente valutato: i pi\u00f9, semplicemente, non lo considerano un problema; altri lo cavalcano coi modi dell\u2019antipolitica; altri ancora riconoscono la fondatezza della questione, ma la reputano secondaria rispetto ad altre. E chi la tiene nel giusto conto non \u00e8 ancora riuscito a porla davvero al centro della propria iniziativa politica. Le primarie previste per l\u2019autunno invertiranno questa tendenza? Eppure, si tratta di uno dei nodi cruciali per il futuro dell\u2019Italia. Il ristagno gerontocratico dell\u2019\u00e9lite politica del Pd si adagia sul ventre molle del mancato rinnovamento dell\u2019intera classe dirigente nazionale: un universo di micro-\u00e9lites che, pur di durare, sono disposte a tutto. In primis a non scegliere e a non decidere. A sinistra, questo coriaceo immobilismo ha una storia. Fu la generazione dei \u00abnonni\u00bb \u2013 quella raccolta attorno al gruppo dirigente togliattiano e al suo ultimo e pi\u00f9 tenace esponente, Enrico Berlinguer \u2013 a insediare, negli anni settanta, la generazione dei \u00abpadri\u00bb \u2013 quella dei D\u2019Alema, dei Veltroni, dei Fassino e dei Bersani, da pi\u00f9 di trent\u2019anni al centro dell\u2019agone. E i \u00abfigli\u00bb? Perch\u00e9 non riescono a uccidere i \u00abpadri\u00bb? Cosa li blocca? Perch\u00e9 i tanti quarantenni che ricoprono ruoli importanti nel Partito democratico non riescono, come accade ovunque, a diventare padroni del loro tempo? La penna caustica di un giovane quadro del partito prende l\u2019iniziativa e apre dall\u2019interno una discussione senza veli e senza sotterfugi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lodovico Festa e Giulio Sapelli, <em>I primi cento giorni di Hollande <\/em>\u00a0(Go-Ware, pagg. 86, Euro 1,99) <\/strong><\/p>\n<p><em>I primi cento giorni di Hollande<\/em> descrivono la parabola del socialismo europeo, inquadrata da Lodovico Festa e Giulio Sapelli, che ne ripercorrono la traiettoria: dalla stagione delle \u201caquile\u201d, capaci di grande politiche \u2013 come Fran\u00e7ois Mitterrand o Helmut Schmidt \u2013 a quella dei \u201cfalchetti\u201d Tony Blair e Gerhard Schr\u00f6der, coraggiosi ma limitati, a quella dei \u201cpolli di batteria\u201d \u2013 lo stesso Hollande e Zapatero \u2013 che preferiscono le frasi alle vere scelte. Senza tralasciare uno sguardo sui \u201cpulcini\u201d della sinistra europea: dal laburista britannico Ed Miliband al greco Alexis Tsipras, che indicano quali potrebbero essere le nuove mete. \u2028 Dal 13 maggio al 23 agosto 2012 Fran\u00e7ois Hollande ha vissuto i suoi primi cento giorni effettivi di presidenza, che vengono ricostruiti giorno per giorno dagli autori. Ecco che si assiste all\u2019espansione dell\u2019influenza del Partito Socialista con le legislative di giugno, al contenimento della crisi dell\u2019euro, al difficoltoso consolidamento dell\u2019asse di governo dell\u2019Europa con la Germania di Angela Merkel. \u2028Questo primo periodo \u00e8 per\u00f2 sostanzialmente caratterizzato dalla mancanza di veri risultati, sui quali Hollande si era invece particolarmente impegnato in campagna elettorale. Dopo cento giorni si trova a fare i conti con una nazione scontenta che inizialmente gli aveva manifestato grande consenso (il 61 per cento di approvazione), ma in poche settimane glielo ha diminuito al 46 per cento. \u2028Nel tempo che dura un film, il lettore potr\u00e0 farsi un\u2019idea di questa esperienza cos\u00ec importante per tutti noi, trovando spunti di riflessione originali sullo stato della Francia, su quello dell\u2019Europa e sulla sinistra nel Vecchio Continente.<br \/>\nEbook per acquisti: \u00a0<strong>info@goware-apps.it<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sergio Canciani, <em>Roulette Russia \u2013 Neozarismo ai tempi di Putin: viaggio nell\u2019ex impero sovietico tra corruzione, nostalgia e illusione democratica <\/em>(Castelvecchi, pagg. 184, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Chi sono, dove nascono, come si comportano gli oligarchi vicini al Cremlino? Indossano abiti firmati, cravatte francesi (ora hanno imparato a farsi il nodo) e mocassini italiani. Lunghe partite a biliardo nei saloni d\u2019attesa, Mercedes in cortile, belle dacie tra le betulle, donne con pellicce e tacchi alti. Insomma, soldi. Tanti soldi. Da dove arrivano? Se lo chiede anche la nuova borghesia, e la risposta \u00e8 presto detta: corruzione. L\u2019ingiustizia \u00e8 gratis, il diritto si paga. La vita del <em>narod<\/em>, del popolo, in Russia, \u00e8 molto pi\u00f9 confortevole di un decennio fa. Nella pratica il sovietismo \u00e8 finito. Da Berlino Est a Vladivostok, il socialismo reale marciava su uno strato di cattivi odori: case luride, fabbriche asfissianti, alberghi dai bagni traboccanti liquami, abiti unti. Ecco, \u00e8 qui la rivoluzione post comunista, fatta di appartamenti arieggiati, bagni lindi, sapone a volont\u00e0 e deodorante. Almeno nelle citt\u00e0 gli effluvi delle ciminiere sono stati ridotti, pi\u00f9 per crisi di produzione che per sensibilit\u00e0 ecologica. Ma il livello di democrazia \u00e8 ancora critico e chi cerca di raccontare la verit\u00e0 paga spesso pegno con la vita. Sergio Canciani \u2013 storico corrispondente del Tg1 \u2013 \u00e8 il giornalista italiano che pi\u00f9 ha seguito le vicende russe dell\u2019ultimo ventennio, segnato in buona parte dall\u2019affermarsi del \u00abneozarismo\u00bb di Putin. In queste pagine, quello che consegna sono le mille contraddizioni e quanto di pi\u00f9 sconosciuto c\u2019\u00e8 ancora dell\u2019ex \u00abimpero\u00bb sovietico. Un Paese che si sta riaffermando nello scacchiere mondiale, che \u2013 forte dei suoi immensi giacimenti energetici \u2013 tende la mano all\u2019Occidente ma non rinuncia a rapporti con gli \u00abStati canaglia\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marcello Veneziani, <em>Dio, patria e famiglia \u2013 Dopo il declino <\/em>(Mondadori, pagg. 160, Euro 18,50)<\/strong><\/p>\n<p>Dio, patria e famiglia sono tramontati. Un declino graduale, lungo la modernit\u00e0, accelerato nel Novecento, esploso nei nostri anni. Sono stati il fondamento ideale e morale, storico e pratico della vita umana e di ogni civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Il crollo di un muro, due torri e tre principi \u00e8 alle origini della nostra epoca. Con il muro di Berlino cadde il comunismo, sorse l&#8217;Europa e dilag\u00f2 la globalizzazione. Con le due Torri gemelle cadde la supremazia inviolata degli Stati Uniti e riemerse la storia dal fanatismo. Ma col declino di religione, patria e famiglia si spegne la civilt\u00e0 e si ridisegna radicalmente la condizione umana.<br \/>\nDi tale crisi di solito non ci diamo pensiero, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. Ereditiamo il vuoto e la perdita di questi tre cardini con la stessa naturale passivit\u00e0 con cui i nostri padri ereditarono la fede e la loro osservanza.<br \/>\nIn queste pagine Marcello Veneziani non esorta a barricarsi tra le rovine, fingendo che nulla sia accaduto, non coltiva illusioni. Ma cerca di capire i motivi della loro caduta, ne osserva l&#8217;assenza nel mondo presente, riflette su cosa ci siamo persi e cosa abbiamo guadagnato, cosa c&#8217;\u00e8 al loro posto e da cosa oggi si pu\u00f2 ripartire per rifondare la vita. Un viaggio che si dipana tra filosofia ed esperienza individuale, pensieri dell&#8217;anima e sguardi sul nostro tempo. L&#8217;incontro con Dio, patria e famiglia avviene seguendo un percorso originario e originale.<br \/>\n&#8220;Vorrei parlarvi di Dio, patria e famiglia non attraverso i luoghi comuni, quelli pi\u00f9 antichi di chi li elogia e quelli pi\u00f9 recenti di chi li disprezza.<br \/>\nNon voglio tesserne l&#8217;elogio funebre o il necrologio onesto. Io vorrei capire quale molla spinse ad aggrapparsi cos\u00ec a lungo a quei tre cardini, come fu intenso e corposo il loro amalgama uno e trino, quale molla ha poi spinto ad affossarli, e cosa resta ora, oltre il rimpianto e la maledizione della loro ombra. E intravedere cosa pu\u00f2 sorgere oltre la loro presenza e il loro declino.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AA.VV., <em>La scoperta del bello &#8211; Come arte, musica e ambienti influiscono sulle nostre tendenze<\/em> (Editoriale il Giglio, pagg. 52, Euro 8,00)<\/strong><\/p>\n<p>Bello \u00e8 ci\u00f2 che risulta gradevole nell\u2019essere guardato e conosciuto, secondo la nota definizione di San Tommaso d\u2019Aquino. Qual \u00e8, allora, l\u2019effetto che arte, musica, architettura, design, moda ecc. hanno sull\u2019uomo d\u2019oggi, immerso in una societ\u00e0 dell\u2019immagine nella quale comunicazione e conoscenza vengono veicolate da rappresentazioni sempre pi\u00f9 violente, negative, deformi, disarmoniche? Quali cambiamenti produce nell\u2019uomo e nelle sue relazioni il continuo contatto con una concezione della \u201cbellezza\u201d intesa come assenza, instabilit\u00e0, caos, e con espressioni artistiche sempre pi\u00f9 disumanizzate?<\/p>\n<p>L\u2019opuscolo raccoglie le relazioni del Seminario \u201cLa scoperta del bello\u201d, organizzato da Fraternit\u00e0 Cattolica. Quattro presentazioni in PowerPoint (visualizzabili anche su computer senza il\u00a0 sistema operativo Windows) \u00a0aiutano a scoprire quale effetto arte, musica, architettura, design, moda ecc. hanno sull\u2019uomo e le deformazioni che il\u00a0 concetto di bello ha subito nel corso dei secoli.<br \/>\nUn percorso per leggere le conseguenze di una comunicazione e una conoscenza\u00a0 veicolate da rappresentazioni sempre pi\u00f9 violente, negative, deformi,\u00a0 disarmoniche e per scorgere le trasformazioni indotte dall\u2019immersione in una societ\u00e0 dell\u2019immagine che propone un nuovo concetto di bellezza, intesa non pi\u00f9\u00a0 come armonia, ordine e proporzione ma come assenza, instabilit\u00e0, caos, fino ad\u00a0 espressioni artistiche profondamente disumanizzate.<\/p>\n<p>Per acquisti: <a href=\"mailto:info@editorialeilgiglio.it\">info@editorialeilgiglio.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ECONOMIA E SOCIETA\u2019<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mario Bozzi Sentieri \u2013 Ettore Rivabella, <em>Lavoro \u00e8 partecipazione \u2013 Manifesto per una nuova strategia di Azione Sindacale <\/em>(Settimo Sigillo, pagg. 126, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019articolazione di <em>Lavoro \u00e8 partecipazione <\/em>\u00a0si svolge secondo uno schema logico che conduce il lettore ad addentrarsi nella materia in maniera convincente e lo porta ad essere aderente alla tesi di fondo. Dai capitoli che tratteggiano i nuovi scenari e quindi i cambiamenti in corso nella scena mondiale si passa ad affrontare la tematica riguardante la nuova cultura che deve caratterizzare una diversa socialit\u00e0. Quindi\u00a0 \u2013 e per il lettore diventa il tema centrale \u2013 si afferma la necessit\u00e0 di un interventismo statale moderno fondato su una legittimit\u00e0 democratica di nuova concezione. Di qui la richiesta di un adeguamento della azione sindacale fondato su una battaglia esplicita per la partecipazione istituzionalizzata sia nelle attivit\u00e0 produttive che in quelle della rappresentanza politica.<\/p>\n<p>Gli autori\u00a0 affrontano con capacit\u00e0 interpretativa coerente le problematiche del lavoro che sono sul tappeto, tenendo sempre presenti le correlazioni\u00a0 con le innovazioni tecnologiche pervasive e\u00a0 con le dimensioni globali delle competizioni mondiali. Soprattutto\u00a0 non si lasciano intimorire dalla informazione, spesso fuorviante, dei mezzi di comunicazione asserviti in gran parte ai potentati finanziari speculativi: l\u2019economia reale\u00a0 \u2013 essi affermano giustamente &#8211;\u00a0 \u00e8 il vero terreno di confronto e la base imprescindibile per risolvere la crisi generale e riprendere lo sviluppo.<\/p>\n<p>Tra gli argomenti sui quali riteniamo di dover richiamare l\u2019attenzione, oltre naturalmente quelli specifici relativi alla cogestione e alla nuova caratterizzazione che deve avere una diversa attivit\u00e0 sindacale, vi \u00e8 quello riguardante il capitolo dal titolo \u201cRipensare la democrazia\u201d.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Bisogna \u2013 <\/em>scrivono Bozzi Sentieri e Rivabella \u2013<em> prendere atto che la democrazia, quale almeno storicamente si \u00e8 manifestata nelle sue forme borghesi ed ancora oggi ci appare, \u00e8, nella sua essenza, il regno dell\u2019individualismo e dell\u2019astrattismo (Joseph De Maistre); \u00e8 la fabbrica dell\u2019incompetenza degli uomini politici (Ren\u00e9 Gu\u00e9non); \u00e8 il luogo deputato della partitocrazia (Robert Michels); in essa avviene il dominio dell\u2019oligarchia capitalistica sulla realt\u00e0 politica (Julius Evola); nella democrazia elettorale, condizionante \u00e8 la capacit\u00e0 di agire sull\u2019ingenuit\u00e0 della masse attraverso l\u2019aiuto della stampa influente e di \u201cuna infinit\u00e0 di astuzie\u201d(George Sorel)\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Gaetano Rasi <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesco Delzio, <em>Lotta di tasse \u2013 Idee e provocazioni per una giustizia fiscale <\/em>(Rubbettino, pagg. 96, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>Un sentimento nuovo si sta diffondendo tra gli italiani che oggi, per la prima volta, considerano l\u2019evasione fiscale la vera grande emergenza del Paese. Iniziano a chiedere lo scontrino, a pretendere la ricevuta, addirittura a fare il tifo per i blitz della Guardia di Finanza nei luoghi cult della ricchezza nascosta. Perch\u00e9 gli italiani, finalmente, stanno aprendo gli occhi su una \u201cingiustizia fiscale\u201d senza pari al mondo: l\u2019incredibile disparit\u00e0 del peso delle tasse sui diversi tipi di reddito e di contribuente. Da una parte i lavoratori dipendenti e i pensionati, schiavi di un fisco ormai insostenibile e costretti a \u201cpagare\u201d l\u201980% del gettito fiscale del Paese pur detenendo solo il 30% della ricchezza nazionale. Dall\u2019altra parte i lavoratori autonomi \u2013 imprenditori, commercianti e professionisti \u2013 troppo spesso liberi di considerare le tasse come un optional. \u00c8 una situazione insostenibile, da cui nasce un grave rischio. Nei prossimi anni potrebbe esplodere una nuova, lacerante \u201clotta di classe\u201d: lavoratori dipendenti e autonomi contrapposti gli uni agli altri, al punto da rendere pi\u00f9 difficile la convivenza civile. Per scongiurare questo rischio \u2013 di cui si scorgono gi\u00e0 segnali evidenti \u2013 \u00e8 necessario rivoluzionare il rapporto tra fisco e lavoratori autonomi, adottando subito misure impopolari che rendano il sistema tributario molto pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 equo. Perch\u00e9 per coloro che possono \u201cscegliere\u201d ogni giorno se rispettare le regole o meno, pagare le tasse deve diventare, rapidamente, la scelta pi\u00f9 conveniente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TESTIMONIANZE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gian Micalessin, <em>Afghanistan solo andata \u2013 Storie dei soldati italiani caduti nel paese degli aquiloni <\/em>(Cairo Editore, pagg. 256, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Sono pi\u00f9 di cinquanta i soldati italiani caduti in Afghanistan dall\u2019inizio della missione Isaf nel 2004. Ma in realt\u00e0 il primo dei nostri connazionali \u00e8 morto nel 1998, quando la missione delle Nazioni Unite si chiamava Unsma e aveva il compito di \u00absorvegliare\u00bb i talebani. In un altro millennio, prima dell\u201911 settembre, prima di qualsiasi \u00abguerra al terrorismo\u00bb.<\/p>\n<p>Dietro questa lunga teoria di nomi ci sono volti, desideri, ambizioni di giovani uomini, scelte di vita non sempre facili e scontate. A raccontarli \u00e8 Gian Micalessin, inviato di guerra che conosce l\u2019Afghanistan da trent\u2019anni, che l\u2019ha visto passare dal controllo sovietico a quello talebano fino alla situazione magmatica di oggi. E non potendo raccontarli tutti, ha raccolto otto storie esemplari, otto piccole biografie che tessono una trama comune, che consentono di capire chi sono i militari italiani impegnati nel Paese degli aquiloni, qual \u00e8 la loro missione, perch\u00e9 hanno scelto il mestiere delle armi, che cosa li ha spinti a rischiare la vita a migliaia di chilometri da casa.<br \/>\nAfghanistan solo andata cerca di ridare voce a quei ragazzi che sono stati figli, fratelli, mariti e padri, che troppo spesso conosciamo soltanto dalle cronache della loro morte, succinte eppure intrise di inutile retorica. Perci\u00f2 le cronache di Micalessin parlano di vita, riaprono quelle porte che dopo la momentanea ondata collettiva di commozione si chiudono alle spalle delle famiglie lasciandole sole con la loro irrimediabile perdita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giampaolo Pansa,<\/strong> <strong><em>La guerra sporca<\/em> <em>dei partigiani e dei fascisti <\/em>(Rizzoli, pagg. 446, Euro 19,50)<\/strong><\/p>\n<p>Giampaolo Pansa torna su uno dei capitoli pi\u00f9 complessi della recente storia italiana. A quasi dieci anni dalla pubblicazione de <em>Il sangue dei vinti<\/em>, il giornalista pubblica <strong><em>La guerra sporca<\/em> <\/strong><strong><em>dei partigiani e dei fascisti. \u00a0<\/em><\/strong>\u00a0In questo\u00a0 libro Pansa ha raccolto nuove storie sul sanguinoso capitolo della nostra storia nazionale: una guerra civile senza vincitori n\u00e9 \u00a0vinti, una tempesta di orrori e di rappresaglie, che rivive attraverso le voci dei protagonisti e il ricordo dei testimoni.<br \/>\n&#8220;Nella fase conclusiva del secondo conflitto mondiale &#8211; scrive l\u2019autore presentando il suo nuovo libro &#8211; tanti italiani si trovarono scaraventati dentro l&#8217;inferno della guerra civile. E scoprirono che non esisteva differenza fra le parti che si scannavano. I partigiani e i fascisti si muovevano nello stesso modo. Alimentando una tempesta di orrori, rappresaglie, esecuzioni, torture, stupri, devastazioni. <em>La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti<\/em> descrive il lato oscuro degli anni fra il 1943 e il 1945. Ho voluto narrarlo sfidando quanti strilleranno che il virus del revisionismo mi ha dato alla testa. Eppure &#8211; aggiunge il giornalista &#8211; che partigiani e fascisti si assomigliassero era una certezza gi\u00e0 presente nei racconti di chi aveva vissuto da spettatore inerme un massacro mai visto in casa nostra. Ma questa realt\u00e0 doveva restare nascosta&#8221;. La Resistenza era diventata una religione intoccabile. Anche parlare di guerra civile era proibito. Nessuno accettava il giudizio di uno scrittore schierato contro il fascismo in Spagna: &#8216;La guerra civile \u00e8 una malattia, si finisce per combattere contro se stessi&#8217;. E&#8217; accaduto anche da noi. I partigiani pi\u00f9 forti, quelli comunisti, per fare la rivoluzione e prendere il potere hanno mostrato la stessa crudelt\u00e0 dei loro avversari, le milizie politiche della Repubblica sociale\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roberto de Mattei, <em>Pio IX e la Rivoluzione italiana<\/em> (Cantagalli, pagg. 207, Euro 16,00)<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>Come matur\u00f2 l\u2019appellativo di \u00abPapa liberale\u00bb assegnato a Pio IX, in realt\u00e0 strenuo difensore della Tradizione? A questo quesito risponde il Professor\u00a0 Roberto de Mattei, con il suo <em>Pio IX e la<br \/>\nRivoluzione italiana.<\/em> Giovanni Maria Mastai Ferretti, il pontefice che regn\u00f2 pi\u00f9 a lungo dopo San Pietro, ben trentadue anni, nella ricostruzione di De Mattei fu tutt\u2019altro che sprovveduto in politica, ben conscio della posta in gioco, consapevole dell\u2019attacco massonico e protestante dietro Mazzini, Garibaldi e Cavour. Addirittura sarebbe un mito quello del \u00abPapa liberale\u00bb agli albori del pontificato, alimentato da nemici interni come Gioberti.<\/p>\n<p>Non occorre militare fra i cattolici tradizionalisti per trovare in Pio IX motivi di stima: resse bene a un attacco culturale e militare senza precedenti nella storia della Chiesa. Affront\u00f2 di petto il materialismo trionfante proclamando a furor di popolo il dogma dell\u2019Immacolata Concezione, aprendo il Concilio Vaticano I che sanc\u00ec l\u2019infallibilit\u00e0 papale e pubblicando il <em>Sillabo<\/em>, \u00absommario dei principali errori\u00bb dell\u2019epoca, il quale\u00a0 ebbe il merito di rivendicare e tramandare un\u2019idea medioevale del cattolicesimo e la visione del mondo tomista. In quest\u2019epoca di tronfio neo-positivismo &#8211; suggerisce De Mattei &#8211; Pio IX ha qualcosa da dire a tutti, qualcosa di attuale. Non per nulla quando riesumarono il cadavere per la causa di beatificazione del settembre 2001 lo trovarono perfettamente conservato. Se lo stesso avviene per Mazzini &#8211; ha fatto notare qualcuno &#8211; \u00e8 solo perch\u00e9 venne letteralmente mummificato dai seguaci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Massimiliano Soldani, <em>L\u2019ultimo poeta armato \u2013 Alessandro Pavolini segretario del P.F.R. <\/em>(Testa di ferro, pagg. 480, Euro 24,00)<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di anni torna sugli scaffali in un\u2019edizione tanto rinnovata e arricchita da farne quasi un libro completamente nuovo, un classico della storiografia non-conforme dedicato a uno dei personaggi pi\u00f9 complessi della storia del Fascismo: Alessandro Pavolini. Il percorso del fascista fiorentino, da vitale organizzatore di cultura a intransigente Segretario del PFR, ha fatto sorgere in questi anni una pubblicistica tesa a individuare un \u201cdoppio\u201d Pavolini, diviso fra due met\u00e0 inconciliabili: l\u2019intellettuale \u201cbuono\u201d e il gerarca \u201ccattivo\u201d.<\/p>\n<p>Il saggio di Soldani ci restituisce invece l\u2019integralit\u00e0 e la coerenza dell\u2019esperienza pavoliniana, all\u2019insegna della cultura delle idee che diventano azioni. Un unico Pavolini, quindi, che da squadrista, da giornalista, da intellettuale, da gerarca, da soldato perseguir\u00e0 sempre un unico fine: la rivoluzione continua. Ovvero la lotta permanente del regime mussoliniano contro i suoi nemici, di fuori e di dentro, il rifiuto di conferire al Fascismo il compito di mero restauratore dell\u2019ordine, l\u2019inesausto spirito antiborghese.<\/p>\n<p>Per\u00a0 acquisti: <a href=\"mailto:info@ritteredizioni.com\">info@ritteredizioni.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fabio Verardo, <em>Krasnov l\u2019atamano &#8211;\u00a0 Storia di un cosacco dal Don al Friuli<\/em> (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 658, Euro 38,00)<\/strong><\/p>\n<p>Scrittore, autore di varie opere fra cui un grande romanzo della letteratura russa, tradotto in pi\u00f9 lingue nella prima met\u00e0 del secolo scorso, <em>Dall&#8217;aquila imperiale alla bandiera rossa<\/em>, Petr Nicolaevic Krasnov fu un accanito oppositore della rivoluzione bolscevica, in quanto monarchico, ortodosso e antisemita. Nella prima parte della dettagliata ricostruzione della sua figura, Verardo ricompone le tappe della carriera del valoroso ufficiale, dal servizio nell\u2019esercito imperiale zarista in missioni diplomatiche e quale corrispondente di guerra, alle azioni nel corso del Primo conflitto mondiale.<\/p>\n<p>Successivamente, dal 1918 al 1919, il generale cosacco fu investito dei massimi poteri militari e politici per condurre la lotta controrivoluzionaria nella parte meridionale dell\u2019ex-impero di Nicola II. Il saggio ricostruisce l\u2019operato del generale negli anni dell\u2019esilio fra le due guerre mondiali, con particolare riguardo alla sua attivit\u00e0 letteraria; porta a conoscenza del grande pubblico italiano la storia della cooperazione con la Germania di Hitler, il quale pose Krasnov a capo del complesso organismo che governava le truppe collaborazioniste dei cosacchi.<\/p>\n<p>Il F\u00fchrer concesse a questi ultimi, che avevano affiancato i tedeschi in Russia, disertando dall\u2019Armata Rossa in odio a Stalin e al comunismo, e che con loro si erano ritirati di fronte al contrattacco sovietico, l\u2019alto Friuli e la Carnia quali terre di insediamento in attesa di una riconquista che avrebbe permesso a cosacchi ortodossi, e caucasici musulmani, di tornare nei loro territori di origine.<\/p>\n<p>Dall&#8217;autunno del 1944 al maggio del 1945 la Carnia divenne il fulcro dell&#8217;occupazione del contingente militare cosacco-caucasico guidato dal grande atamano, che prese possesso del territorio insediandovisi con le proprie famiglie.<\/p>\n<p>Da ultimo, la tragica pagina della ritirata del contingente cosacco-caucasico, lungo un calvario che ebbe termine con la resa agli inglesi e la consegna di Krasnov, dei generali e della popolazione emigrata al loro seguito, all\u2019Armata Rossa, cui segu\u00ec all\u2019inizio del 1947 la condanna a morte dell\u2019atamano e degli altri comandanti collaborazionisti cosacchi e caucasici da parte del regime di Stalin<\/p>\n<p>L&#8217;opera attinge\u00a0 a varie fonti archivistiche, sia italiane sia estere, tra cui i documenti, inediti, derivanti dai fondi conservati negli Hoover Institute Archives della Stanford University.<\/p>\n<p>Per acquisti: leg@leg.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Kenneth Minogue, La mente servile &#8211; <\/strong><strong><em>La vita morale nell&#8217;era della democrazia <\/em><\/strong><strong>(Istituto Bruno Leoni, pagg. 404, Euro 24,00)<\/strong><\/p>\n<p>Uscito in lingua inglese nel 2010, in <em>La mente servile<\/em>, <strong>\u00a0<\/strong>Kenneth Minogue esamina in che modo la nostra intellighenzia continua a perseguire l\u2019ideale della perfezione sociale ed evidenzia come questo sogno stia distruggendo proprio i fattori che hanno fatto s\u00ec che l\u2019Occidente potesse esercitare un fascino irresistibile per i popoli degli altri paesi.<\/p>\n<p>Il libro cerca di capire come la moralit\u00e0 occidentale si sia trasformata in una semplice posa e in un\u2019esaltazione acritica di talune cause: dalla soluzione del problema della povert\u00e0 all\u2019instaurazione della pace, alla lotta contro il riscaldamento globale. Anzich\u00e9 agire moralmente, sostiene Minogue, preferiamo chiedere al potere pubblico di addossarsi l\u2019onere di risolvere i nostri problemi sociali. L\u2019aspetto di cui non ci rendiamo conto \u00e8 che, pi\u00f9 permetteremo allo Stato di determinare le nostre convinzioni pi\u00f9 intime e il nostro ordine morale, pi\u00f9 avremo bisogno che ci venga detto come comportarci e cosa pensare.<\/p>\n<p>Come scrive Franco Debenedetti nella prefazione, \u00abil passaggio dalla libert\u00e0 individuale alla sudditanza collettiva \u00e8 la riduzione dello spazio della vita morale dell\u2019individuo. Delegando allo Stato il compito della propria protezione, l\u2019individuo accetta che l\u2019infinita variet\u00e0 degli orizzonti personali e il valore delle energie investite per realizzarli sia sostituito dalla presunta sicurezza di un futuro predeterminato dallo Stato\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giampiero Mughini, <em>Addio gran secolo dei nostri vent&#8217;anni\u00a0 &#8211; Citt\u00e0, eroi e bad girls del Novecento<\/em> (Bompiani, pagg. 392, Euro 17,00)<\/strong><\/p>\n<p>Lo hanno definito \u201cil secondo Rinascimento\u201d. Il Novecento, il \u201csecolo breve\u201d cominciato nel 1914, con la carneficina della prima guerra mondiale, e finito nel 1989, quando i giovani berlinesi buttarono gi\u00f9 a colpi di unghie il muro che spaccava in due l\u2019Europa. Il secolo in cui si contrapposero frontalmente quelli che massacravano in nome del comunismo e quelli che massacravano in nome del nazismo. Il tempo magnifico dell\u2019avvento del cinema e della fotografia, di Pablo Picasso e di Andy Warhol, del rock suonato allo stremo innanzi a fanciulle che accavallavano le gambe a valorizzare le minigonne create da Mary Quant. Il tempo in cui nacque e si diffuse la stampa a rotocalco, e pi\u00f9 tardi quel computer e relativa comunicazione virtuale che l\u2019hanno messa a morte. Un secolo da cui \u00e8 impossibile traslocare per quanti ebbero vent\u2019anni negli anni Sessanta, quando sembr\u00f2 che tutto delle libert\u00e0 e dei redditi dell\u2019Occidente fosse in movimento verso l\u2019alto. Giampiero Mughini era uno di quei ventenni, e del Novecento porta per sempre le stimmate dolorose e inebrianti. In una sorta di faccia a faccia con Lev Trockij, Brigitte Bardot e le altre \u201ccattive ragazze\u201d, i grandi autori del design italiano, gli eroi e le canaglie della Parigi occupata il suo \u00e8 un viaggio a spiegare territori e protagonisti apparentemente lontani. E invece non c\u2019\u00e8 virgola di questo racconto che non sia come ossessivamente dettata dalle inquietudini della sera che si \u00e8 abbattuta sulla nostra vita di oggi.<\/p>\n<p>\u201cMughini \u2013 ha scritto Stenio Solinas &#8211; \u00a0\u00e8 un figlio del Novecento che non sa rassegnarsi alla sua scomparsa. Superficialmente, e complice anche il titolo del libro, si potrebbe pensare che il suo attaccamento a ci\u00f2 che \u00e8 stato abbia a che fare con la nostalgia della giovinezza, arrivati in un&#8217;et\u00e0 in cui guardando il futuro non si vede altro che il proprio passato. In realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo, non facile da definire, una sorta di sindrome della grandezza, la consapevolezza di essersi formato e aver fatto parte di un&#8217;epoca terribile e insieme magnifica, una tempesta di idee e di fatti a petto della quale ci\u00f2 che \u00e8 venuto dopo \u00e8 solo una risacca dove qua e l\u00e0 galleggiano relitti senza vita\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>***<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><strong>MEDIA<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Armando Fumagalli e Luisa Cotta Ramosino, <em>Scegliere un film 2012 <\/em>(Edizioni Ares, pagg. 472, Euro 19,00)<\/strong><\/p>\n<p>Come gli otto precedenti volumi (2004-2011), <em>Scegliere un film 2012<\/em> \u00e8 uno strumento ideale sia per genitori che vogliono scegliere un film da godere in famiglia, sia per chi organizza cineforum, soprattutto in contesti educativi (scuole, gruppi giovanili, associazioni&#8230;). Ma anche gli studiosi, i professionisti dell\u2019audiovisivo e i semplici appassionati potranno trovare uno sguardo acuto, intelligente e originale per comprendere a fondo i film analizzati. Il volume raccoglie infatti i circa 190 titoli considerati pi\u00f9 significativi fra quelli usciti da giugno 2011 a maggio 2012. Le recensioni, firmate da giovani e brillanti professionisti dei media (sceneggiatori, story editors, studiosi), privilegiano la componente narrativa: il tipo di storia raccontata, i personaggi e i valori di cui si fa portatrice, con una valutazione che tiene in primo piano le componenti etico-antropologiche del film. Per rendere la consultazione pi\u00f9 rapida e immediata, a ogni film \u00e8 stato attribuito un voto in stelline, da una a cinque. Il voto non \u00e8 per cinefili, ma per un pubblico di persone \u00abnormali\u00bb, ed \u00e8 il frutto di un giudizio complessivo che tiene conto dei pregi estetici, ma soprattutto contenutistici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>***<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><strong>PERSONAGGI<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ugo Perolino, <em>Oriani e la narrazione della nuova Italia <\/em>(Transeuropa Edizioni, pagg. 150,\u00a0 Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nella cultura del secondo Ottocento, Oriani e Carducci sono responsabili dell&#8217;elaborazione di una logica populista, per molti aspetti simmetrica, nella quale gli strumenti della comunicazione e della scrittura letteraria concorrono al disegno della \u00abcostruzione di un popolo\u00bb. Mentre Carducci conquist\u00f2 nell&#8217;et\u00e0 umbertina il centro del canone, Oriani fu un escluso e un solitario murato nella marginalit\u00e0 della provincia. Ma per la generazione successiva, investita dalle filosofie della crisi, i rapporti si rovesciarono e lo scrittore romagnolo divenne il precursore del nazionalismo (pi\u00f9 tardi del fascismo) e della guerra coloniale.<\/p>\n<p>Il volume presenta una prospettiva complessiva sulle opere di Oriani inscritte nella nascente tradizione dell&#8217;italia postunitaria. Uno sguardo attento \u00e8 rivolto alla produzione giovanile, nel clima di sperimentazione e ricerca formale degli anni Settanta, caratterizzati dalla diffusione del feuilleton, dallo sviluppo dell&#8217;industria editoriale, dalla professionalizzazione del giornalismo. L&#8217;analisi insiste sull&#8217;evoluzione ideologica e stilistica in relazione al mutare del contesto storico, fino alla rigorosa evidenza espressiva dei romanzi della maturit\u00e0, in particolare <em>Vortice<\/em> e <em>Gelosia<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong> ***<\/strong><\/em><em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Maurizio Serra, <em>Curzio Malaparte \u2013 Vite e leggende <\/em>(Marsilio, pagg. 594, Euro 25,00)<\/strong><\/p>\n<p>Nazionalista e cosmopolita. Pacifista e bellicista. Elitista e populista. Scrittore politico dalla prosa essenziale e romanziere dall&#8217;immaginazione barocca. Mitomane, esibizionista, gelido dandy che flirta con fascismo, marxismo e anarchia, attratto di volta in volta dall&#8217;Italia di Mussolini, dall&#8217;Urss di Stalin, dalla Cina di Mao e dall&#8217;imperialismo americano. Seduttore inveterato, esibizionista, &#8220;camaleonte&#8221; pronto a servire (e a servirsi di) ogni potere. Tutto e il contrario di tutto, in apparenza, Curzio Suckert detto Malaparte (1898-1957) sfid\u00f2 solitario le convenzioni della sua epoca. Oggi questa biografia di Maurizio Serra &#8211; basata su un&#8217;ampia documentazione, su corrispondenze e testimonianze anche inedite &#8211; ci restituisce le sfaccettature di una vicenda umana e letteraria che non pu\u00f2 ridursi ai luoghi comuni che ne hanno imprigionato la memoria. Emerge cos\u00ec la modernit\u00e0 di un Malaparte visionario interprete della decadenza europea, che non smette di stupire perch\u00e9 aveva, potente e inconfessato, il gusto dello scacco: &#8220;Malaparte o le disavventure di Narciso&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>SPIRITUALITA\u2019<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni D\u2019Avila, <em>Audi, filia &#8211; Il mondo, il demonio, la preghiera, l&#8217;amore di Dio, la bellezza<\/em> <em>dell&#8217;anima <\/em>(Edizioni Ares,\u00a0 pagg. 432, Euro 20,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 la prima edizione italiana moderna di un classico della spiritualit\u00e0 del Cinquecento (la precedente traduzione risale al 1769). L\u2019autore, semplice sacerdote diocesano, consigliere di santa Teresa d\u2019Avila, di sant\u2019Ignazio di Loyola, di san Pietro d\u2019Alcantara, incorse nei rigori dell\u2019Inquisizione per la prima edizione di quest\u2019opera, pubblicata a sua insaputa nel 1556. Ripubblicata nel 1574 nell\u2019edizione emendata dall\u2019autore, a cinque anni dalla sua morte, <em>Audi, filia<\/em> (che prende il titolo dal Salmo 45, 11-12, \u00abAscolta, figlia, guarda, porgi l\u2019orecchio&#8230;\u00bb) raccoglie i consigli spirituali rivolti alla giovanissima discepola Sancha Carrillo. \u00c8 un trattato di ascetica cristiana, su come resistere alle tentazioni, sulla vita di orazione, sull\u2019umilt\u00e0 e sull\u2019identificazione con Cristo, che attraversa intatto i secoli con la forza della dottrina e dell\u2019esperienza vissuta.<em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>TEOLOGIA<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Serafino M. Lanzetta,<\/strong> <strong><em>Iuxta Modum: il Vaticano II riletto alla luce della tradizione della Chiesa <\/em>(Cantagalli, pagg. 160, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>La prima domanda che si pone agli studiosi del Concilio Vaticano II \u00e8 se questo sia da leggere come un momento di cambiamento radicale, di rottura dalla tradizione della Chiesa o se invece abbia rappresentato un momento di rinnovamento nella continuit\u00e0. Le interpretazioni non sono univoche e la questione da sempre suscita grandi discussioni e fiumi di inchiostro. Per molti ha significato una svolta, un momento di grande apertura, per altri un episodio difficile nella storia della Chiesa che ha lasciato dietro di s\u00e9 confusione dottrinale e rimpianti.<\/p>\n<p>Nel 50\u00b0 anniversario della sua apertura ci si torna a interrogare su che cosa il Vaticano II abbia rappresentato per tutta la Chiesa. Padre Serafino Lanzetta, che dell\u2019ermeneutica del Conclio Vaticano II ha fatto il cuore di tutti i suoi studi, invita prima di tutto ad accostarsi a questo argomento con amore e desiderio di comprensione, al di l\u00e0 dei possibili pregiudizi e degli schieramenti di parte, perch\u00e9 \u201camando si capisce meglio\u201d. L\u2019errore pi\u00f9 comune dell\u2019approccio post-moderno al tema sta nel ridurre ogni analisi a un problema di adattamento pi\u00f9 o meno riuscito alla modernit\u00e0, rinunciando a osservare il Concilio all\u2019interno del contesto che gli \u00e8 proprio, una storia millenaria che ha le sue fondamenta in Cristo. Limitare l\u2019analisi critica del Concilio a una visione politica \u201cdi destra o di sinistra ecclesiale\u201d significa ignorare i nodi essenziali della questione, e cio\u00e8 il problema teologico della pastoralit\u00e0 legato a quello dell\u2019aggiornamento e del metodo del dialogo, il rapporto tra dottrina e pastorale, il livello magisteriale del Vaticano II. Se \u00e8 indubbio che un cattolico non pu\u00f2 non riconoscere la sua autorit\u00e0 magisteriale \u00e8 ancora pi\u00f9 vero che non si pu\u00f2 fare del Concilio una bandiera che neghi tutto quello che lo precede. Il lavoro di padre Lanzetta cerca di guidare le interpretazioni del Vaticano II all\u2019interno della tradizione ecclesiastica. Perch\u00e9 prima \u00e8 la Chiesa e poi i suoi concili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>SCIENZA<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Maurizio Blondet, <em>Cretinismo scientifico e sterminio dell\u2019umanit\u00e0 <\/em>(Effedieffe, pagg. 480, Euro 25,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGli scienziati europei oggi sono una specie di congiurati o di iniziati o come vi piacer\u00e0 chiamarli, i quali hanno fatto della scienza una specie di monopolio e non vogliono assolutamente che si sappia di pi\u00f9 o diversamente da essi\u00bb (Joseph de Maistre, \u00abLe serate di Pietroburgo\u00bb, 1821).<\/p>\n<p>Se gi\u00e0 nel 1821 la reputazione degli scienziati era quella denunciata da de Maistre, oggi si pu\u00f2 con certezza ipotizzare che nei confronti di questa casta, non pi\u00f9 solo europea ma occidentale, il giudizio da parte dell\u2019opinione pubblica sia altrettanto negativo. In pi\u00f9 si aggiunga che la cosiddetta scienza coltiva un progetto, sempre meno occulto, di sterminio di buona parte dell\u2019umanit\u00e0, come denuncia Blondet nel testo, con incredibile competenza scientifica per chi ha una formazione culturale umanista.<br \/>\nDalla Genetica umana agli Organismi Geneticamente Modificati, dagli allarmismi del Global Warming alle minacce di Pandemie curabili con vaccinazioni di massa, passando per la Fisica, l\u2019Astronomia, le super-tecnologie militari e i problemi di salute legati alla cattiva alimentazione, per chiudere con la drammatica realt\u00e0 legata al businnes dell\u2019Oncologia, Blondet annoda i fili di questi macroargomenti (a loro volta suddivisi in decine di approfondimenti monografici).<br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>CLASSICI<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Julius Evola, <em>Cavalcare la Tigre <\/em>(Edizioni Mediterranee, pagg. 232, Euro 17,50)<\/strong><\/p>\n<p>Nuova edizione &#8211; con un saggio introduttivo di Stefano Zecchi. Julius Evola tratta in quest\u2019opera del problema dei comportamenti che per un tipo umano differenziato si addicono in un\u2019epoca di dissoluzione, come l\u2019attuale. \u201cOrientamenti esistenziali per un\u2019epoca della dissoluzione\u201d \u00e8 il sottotitolo esplicativo che l\u2019Autore stesso dettava per la prima edizione del 1961.<\/p>\n<p>Partendo da una decisa opposizione a tutto ci\u00f2 che \u00e8 residuale civilt\u00e0 e cultura borghese, viene cercato un senso dell\u2019esistenza di l\u00e0 del punto-zero dei valori, del nichilismo, del mondo dove \u201cDio \u00e8 morto\u201d. Il detto orientale \u201ccavalcare la tigre\u201d vale per il non farsi travolgere e annientare da quanto non si pu\u00f2 controllare direttamente, mentre \u00e8 possibile cos\u00ec evitarne gli aspetti negativi e forse anche ipotizzare una possibilit\u00e0 di indirizzo: esso quindi comporta l\u2019assumere anche i processi pi\u00f9 estremi e spesso irreversibili in corso per farli agire nel senso di una liberazione, anzich\u00e9 \u2013 come per la grande maggioranza dei nostri contemporanei \u2013 in quello di una distruzione spirituale. <em>Cavalcare la tigre<\/em> pu\u00f2 dunque venire considerato, come scrive Stefano Zecchi nel suo saggio introduttivo, quasi uno speciale \u201cmanuale di sopravvivenza\u201d per tutti coloro i quali, considerandosi in qualche modo ancora spiritualmente collegati al mondo della Tradizione, sono costretti per\u00f2 a vivere nel mondo moderno. Un libro complesso, fra i pi\u00f9 importanti del suo autore, che durante gli anni della \u201ccontestazione\u201d venne contrapposto alle opere di H. Marcuse. Un libro spesso anche oggetto di equivoci e fraintendimenti di due generi opposti: da un lato accusato di aver indotto molti a chiudersi in una torre d\u2019avorio; dall\u2019altro, viceversa, di aver spinto altri ad una lotta concreta e violenta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Howard P. Lovecraft, <em>Il dominatore delle tenebre \u2013 Il meglio dei racconti <\/em>\u00a0(Feltrinelli, pagg. 480, Euro 13,00)<\/strong><\/p>\n<p>Profeta e precursore, iniziatore e ispiratore, Howard Phillips Lovecraft \u2013 HPL nell\u2019acronimo ormai universale \u2013 \u00e8\u00a0 l\u2019erede primario di Edgar Allan Poe nella letteratura del gotico e dell\u2019horror, del grottesco e del soprannaturale. Ma HPL \u00e8 anche molto, molto di pi\u00f9. Trascorso quasi un secolo dal suo concepimento e dalla sua stesura, l\u2019opera di HPL si conferma a tutt\u2019oggi come una delle pi\u00f9 approfondite e innovative esplorazioni del lato oscuro, non solamente della dimensione umana, ma di un\u2019intera prospettiva cosmica. Dominando sia la tematica dell\u2019horror tout-court sia la creazione di un\u2019articolata mitologia fondata su una incombente, mostruosa apocalisse, HPL definisce parametri narrativi, traccia linee di confine, stabilisce modelli primari. Sulla base delle sue straordinarie storie del macabro \u2013 da <em>Dagon<\/em> ad <em>Aria fredda<\/em>, da <em>Il colore dallo spazio<\/em> a <em>Il dominatore delle tenebre<\/em> \u2013 o dei suoi agghiaccianti <em>Miti di Cthulhu<\/em> \u2013 da <em>Nyarlathotep<\/em> a <em>L\u2019entit\u00e0 sulla soglia<\/em>, da <em>L\u2019orrore di Dunwich<\/em> a <em>L\u2019ombra su Innsmouth<\/em> \u2013 si pu\u00f2 \u00a0affermare senza troppi timori che la letteratura dell\u2019incubo sia \u00a0suddivisa in prima e dopo HPL. \u00c8 in questa chiave di analisi che si colloca la presente antologia, che raccoglie tutto il meglio della sua vasta produzione: un omaggio alla personalit\u00e0 e all\u2019opera di un autore destinato a essere, e a rimanere, una leggenda.<\/p>\n<p>\u201cDiciamo la verit\u00e0 \u2013 ha scritto Gianfranco de Turris &#8211; fa un certo effetto vedere una corposa antologia del \u00abmeglio\u00bb di H.P. Lovecraft pubblicata accanto a opere (citiamo le ultime uscite) di Novalis, Maupassant, Dostoevskij, Whitman, London, Wilde, Austen, Goethe in una collana dedicata &#8211; appunto &#8211; ai classici. Fa effetto presso coloro che continuano a considerare Lovecraft un autore popolare di serie B; e fa effetto presso coloro i quali lo considerano un grande della letteratura del Novecento e che mai si sarebbero aspettati un passo del genere in un Paese cos\u00ec provinciale e soggetto ai luoghi comuni culturali come l&#8217;Italia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>AVVENTURA<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stefano Mazzotti, <em>Esploratori perduti \u2013 Storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento <\/em>(Codice Edzioni, pagg. 312, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Esotismo, spirito d\u2019avventura, sete di conoscenza e atmosfere che ricordano i romanzi di Emilio Salgari. A cavallo tra Ottocento e Novecento, in piena epoca coloniale, le zone pi\u00f9 selvagge e inesplorate dei cinque continenti (Corno d\u2019Africa, Borneo, Lapponia, Amazzonia, Alaska e Siberia) vennero attraversate da coraggiosi scienziati italiani che dedicarono la loro vita allo studio della biodiversit\u00e0 della Terra. Personaggi spesso poco conosciuti al grande pubblico, che oltre ad aver vissuto vite straordinarie hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo delle discipline scientifiche allora emergenti. Esploratori perduti e ora, grazie a questo libro, ritrovati al piacere della lettura. Accomunati, scrive Stefano Mazzotti, \u00abda uno spirito di conoscenza e di esplorazione, da una curiosit\u00e0 che li rendeva irrequieti in patria e formidabili perlustratori e raccoglitori di nuove conoscenze, nelle \u201cterre incognite\u201d di un pianeta ancora tutto da scoprire\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>LETTERATURA<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Piero Nicola, <em>Verit\u00e0 per la vita &#8211; Autori dimenticati del Novecento <\/em>(Mario Pagliai Editore, pagg. 192, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il Novecento italiano ha prodotto una vasta schiera di grandi letterati. Ma i nomi e le opere di alcuni che potremmo definire \u00abgrandi minori\u00bb sono oggi pressoch\u00e9 sconosciuti al grande pubblico. Pochi, pochissimi, ricordano ad esempio Ugo Betti (1892-1953), autore de <em>La Piera altra<\/em>, o il poeta Fausto Maria Martini (1886-1931), per quanto annoverato tra i maggiori \u00abcrepuscolari\u00bb, o infine come Dino Segre, in arte Pitigrilli, clamoroso fenomeno editoriale del primo dopoguerra ma oggi esiliato da repertori e manuali di letteratura. In <em>Verit\u00e0 per la vita. Autori dimenticati del Novecento<\/em> (Mauro Pagliai Editore, pagg. 192, euro 14), Piero Nicola ci porta indietro nel tempo per strappare dall\u2019oblio molte \u00abfirme\u00bb che hanno segnato un\u2019epoca.<\/p>\n<p>Saggista e traduttore, profondo conoscitore della nostra letteratura, Nicola costruisce una galleria di 24 cammei dedicati a protagonisti della cultura italiana del primo \u2018900, molti dei quali poco noti o assenti dalle antologie perch\u00e9 portatori di valori non pi\u00f9 di moda o sgraditi alle attuali egemonie culturali. Da Giovanni Mosca a Bonaventura Tecchi, da Bruno Cicognani a Margherita Sarfatti fino a Giovanni Papini: l\u2019autore tratteggia i ritratti di figure accomunate \u00abda una stessa fede o fiducia nella verit\u00e0\u00bb &#8211; quella del Vangelo &#8211; e creatori di opere uniche per profondit\u00e0 e intensit\u00e0 spirituale. A conclusione dell\u2019<em>excursus<\/em>, Nicola si sofferma sulla cinematografia tra gli anni \u201830 e \u201840: accanto a Vittorio De Sica rispunta Augusto Genina, padre del cinema italiano che sfid\u00f2 Hollywood.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Romolo Runcini, <em>Abissi del reale <\/em>\u00a0(Solfanelli, pagg. 224, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Fondare un\u2019estetica dell\u2019eccentrico significa sovvertire un principio che \u00e8\u00a0 sempre stato riconosciuto e attestato nei secoli: la prevalenza del realismo\u00a0 sopra ogni altra rappresentazione che abbia a che fare con la fantasia. A iniziare dal romance greco, per finire con la letteratura di genere,\u00a0 considerata una produzione di secondo livello e priva di qualit\u00e0. Eppure la\u00a0 fantasia \u00e8 propria dell\u2019uomo: nessun altro essere vivente ha il potere dell\u2019 immaginazione. Anzi, se l\u2019uomo \u00e8 quello che \u00e8, se pu\u00f2 definirsi attraverso una\u00a0 cultura, lo deve alla sua capacit\u00e0 di immaginare. Teologi e filosofi si sono\u00a0 esercitati a lungo nel tentativo di spiegare le ragioni di questa \u201cdifferenza\u201d\u00a0 che, assieme ad altre, rende l\u2019uomo un essere unico nell\u2019universo (almeno\u00a0 finch\u00e9 non scopriremo altre forme di vita analoghe al di fuori del sistema solare). Ci\u00f2 che Runcini dimostra con questo suo straordinario volume, denso di\u00a0 riferimenti culturali, vera miniera del sapere, per la sua capacit\u00e0 di mettere assieme conoscenze storiche, filosofiche, sociologiche, antropologiche, letterarie e artistiche, \u00e8 che l\u2019evoluzione umana ha proceduto grazie alla fantasia e all\u2019immaginazione. Che in questa qualit\u00e0 stanno le ragioni profonde del progresso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>ROMANZI<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Daniele Lembo, Prima che tutto sia finito <\/strong><\/em><em><strong>(Bietti, pagg. 210, Euro 18,00)<\/strong><\/em><em><\/em><\/p>\n<p><em>Settembre 1944.<\/em><em> <\/em>Il conflitto mondiale sta volgendo al termine. Gli alleati angloamericani sono ormai sbarcati ad Anzio e si apprestano a dirigersi al Nord. In questi ultimi decisivi mesi, sullo scacchiere internazionale fa la sua comparsa una potente arma segreta, in grado di stravolgere le sorti della guerra: un innovativo &#8220;raggio della morte&#8221;, inventato dallo scienziato Guglielmo Marconi. Si dice che abbia il potere di fermare a distanza i veicoli su cui viene puntato.<\/p>\n<p>Le potenzialit\u00e0 di questo strumento sono grandissime, e molte le fazioni che se lo contendono. Renzo D&#8217;Onofrio, maresciallo della Guardia di Finanza presso il Servizio Informazioni Militari di Roma, viene incaricato di oltrepassare le linee nemiche e di dirigersi a Milano per impossessarsi del raggio della morte. In un&#8217;Italia ormai lacerata dalla guerra civile e allo stremo delle forze, il Maresciallo D&#8217;Onofrio incontrer\u00e0 una bella e misteriosa tedesca, che ha molti segreti da nascondere&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>IMMAGINI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nicola Guerra, <em>L\u2019Ira dei murales <\/em>(Eclettica Edizioni, pagg. 138, Euro 23,00)<\/strong><\/p>\n<p>I murales repubblicani nordirlandesi sono studiati dall\u2019autore sotto differenti prospettive: il linguaggio,l\u2019iconografia, il simbolismo politico e il contesto sociale nel quale essi si inseriscono.<\/p>\n<p>Essi \u00a0rappresentano certamente la reazione della comunit\u00e0 cattolica nordirlandese alla dominazione politica e alla violenza britannica sull\u2019Irlanda del Nord e diventano \u00a0strumenti di ribellione e di richiesta collettiva di libert\u00e0 e indipendenza.<br \/>\nMa rappresentano anche un fenomeno pi\u00f9 complesso, incarnando i valori e le prospettive dell\u2019intera comunit\u00e0 nazionalista nordirlandese. Un ampio spazio viene dato all\u2019analisi dei temi sociali e politici rappresentati, ai differenti stili linguistici ed iconografici adottati e a come questi differenti stili si integrano. I murales nazionalisti sono per\u00f2 studiati anche sotto la prospettiva artistica, con particolare attenzione al fenomeno dell\u2019artista armato, l\u2019artista visto come guerriero che fa dell\u2019arte uno strumento per comunicare valori collettivi ed elevati: morali, sociali, religiosi e politici. Questa prospettiva d\u2019analisi porta l\u2019autore a disegnare e analizzare un parallelo tra il fenomeno dei murales<br \/>\nnazionalisti e l\u2019arte futurista: un confronto fondato sui temi rappresentati nelle opere, sulla collocazione pubblica dell\u2019opera e sul ruolo sociale dell\u2019artista.<br \/>\nScopo \u00a0di questo studio \u00e8, inoltre, quello di avviare una nuova prospettiva di ricerca basata su un approccio multidisciplinare fondato sull\u2019uso integrato della semiotica e semantica in etnografia; in modo da offrire cos\u00ec una interpretazione pi\u00f9 completa e olistica del fenomeno dei murales repubblicani nordirlandesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ARTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pablo Echaurren, <em>Controstoria dell\u2019arte <\/em>(Gallucci, pagg. 144, Euro 18,00)<\/strong><\/p>\n<p>Spesso si guarda un quadro, una scultura, un&#8217;architettura, senza vedere, senza capire, senza partecipazione. Afferrare il senso di un&#8217;opera e inquadrarla nel contesto in cui \u00e8 stata generata non \u00e8 facile, ma non \u00e8 neanche roba da superman con la super-vista a raggi x. Basta togliersi i paraocchi di una critica scontata, superficiale, banale. Ripetuta fino alla noia. E pensare con la propria testa senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri. Qui, per sommi capi, si capovolge il punto di vista tradizionale: si affrontano temi e stili da un&#8217;angolazione particolare, personale, irriverente, ma non per questo campata in aria. Dalle caverne di lascaux alla street art, passando per il Rinascimento e l&#8217;impressionismo, di norma i capolavori vengono subiti dallo spettatore, obbligato a seguire gli studiosi che stabiliscono le regole del gioco. Questo manualetto \u00e8 un primo passo per riappropriarsi dell&#8217;arte senza farsi schiacciare dal peso della cultura calata dall&#8217;alto, asfissiante e pedante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roberto Guerra, <em>Futurismo per la nuova umanit\u00e0 \u2013 Dopo Marinetti: arte, societ\u00e0, tecnologia <\/em>(Armando\u00a0 Editore, pagg. 96, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>La storia del futurismo post 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, fino ad oggi e in progress: l\u2019autore di questo volume, con originale prospettiva letteraria e particolare rigore empirico, fornisce delle interessanti argomentazioni sulla pi\u00f9 grande avanguardia italiana Una revisione sull\u2019essenza tecnologica e futurologica del Futurismo storico, guardando agli studi di sociologi e futuribili quali McLuhan e De Kerckhove, e alle osservazioni sulla dis-continuit\u00e0 aggiornata del Futurismo nel secondo Novecento e inizio Duemila.<\/p>\n<p>Da <em>Futurismo Oggi<\/em> (Roma) di Enzo Benedetto, Luigi Tallarico, Francesco Grisi, Antonio Fiore e Vitaldo Conte, all\u2019ala culturale futuribile di Riccardo Campa, Stefano Vaj (Milano); a nativi digitali (net art e fantascienza) quali Antonio Saccoccio, Sandro Battisti , Marco Milani, Francesco Verso, Alessio Bugnoli, Maurizio Ganzaroli; al celebre Graziano Cecchini (Roma), l\u2019uomo della Fontana Rossa di Trevi e altri blitz futuristici; allo stesso postcontemporaneo, performer e musicista postpunk Valerio Zekkini (Bologna) e ai video artisti .Alessandro Amaducci (Torino) e Filippo Landini (Ferrara). Capitoli speciali anche a figure molto celebri futuristiche quali i tedeschi elettronici Kraftwerk, il critico d\u2019arte Vittorio Sgarbi, la rock star Vasco Rossi, il nuovo futurismo stesso promosso dal critico d\u2019arte Renat Barillii (e dall\u2019artista contemporaneo Marco Lodola, sua la cover del volume) proprio l\u2019inverno scorso celebrato al Mart della Rovereto di Depero.<br \/>\nNello specifico del volume, in particolare, come accennato Guerra ha evidenziato il gruppo storico romano del secondo novecento\u00a0<em>Futurismo Oggi\u00a0<\/em>che- nonostante certa sottovalutazione per le vecchie questioni ideologiche sul futurismo, esita oggi come vera e propria arca di No\u00e8 per la pi\u00f9 grande avanguardia italiana. Pure \u2013 fu avallato il neofuturismo del secondo novecento da critici anche ben noti, come appunto Grisi e Tallarico (nel 2002 benemerito di stato per la sua attivit\u00e0 culturale) ed ebbe tra i suoi aderenti persino il celebre MoMa di New York<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PER RAGAZZI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Franco Cardini, <em>Storie di Re Art\u00f9 e dei suoi cavalieri <\/em>(Gallucci, pagg. 120, Euro 16,50)<\/strong><\/p>\n<p>Le imprese di Excalibur, l&#8217;amore impossibile tra Lancillotto e Ginevra, i prodigi di Merlino e le avventure che hanno reso immortale il ciclo arturiano qui riuniti per la prima volta in un racconto travolgente, curato da uno storico di grande esperienza con rispetto per le fonti letterarie originali. Franco Cardini ci accompagna nel mondo lontano e perduto della cavalleria, dove i dettagli storici si intrecciano con il mito e la fantasia prende la forma delle preziose illustrazioni di Cecco Mariniello. Due grandi autori per la storia che da secoli non smette di affascinare i lettori, finalmente in una versione completamente nuova, unica per cura, bellezza e forza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FUMETTI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Antoine Bu\u00e9no, <em>Il libro nero dei puffi \u2013 La societ\u00e0 dei puffi tra stalinismo e nazismo<\/em> (Mimesis, pagg. 148, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>In un villaggio collettivista dove l\u2019iniziativa privata \u00e8 vista con sospetto, Grande Puffo \u00e8 Stalin e Quattrocchi il suo Trotzky. Oppure no, i puffi sono militanti hitleriani, un modello perfetto di societ\u00e0 nazista guarda caso minacciata da un Gargamella che evoca l\u2019\u201cavido ebreo\u201d della propaganda antisemita. In questo esilarante libro, il giovane filosofo francese Antoine Bu\u00e9no rilegge il fortunato fumetto per svelare le tracce soggiacenti di archetipi e ideali propri dei regimi totalitari, sia fascisti sia comunisti. Scritto come un\u2019accattivante analisi fantapolitica, il libro ha suscitato in Francia immediate polemiche. I difensori chiamano in causa la personalit\u00e0 apolitica di Pierre Culliford, in arte Peyo, creatore dei Puffi. I pi\u00f9 sospettosi rincarano la dose, ricordando la visione stereotipata delle donne nell\u2019unica rappresentante del gentil sesso, una Puffetta civettuola e disimpegnata. Un libro destinato a far discutere gli affezionati di questo fumetto, diffuso in tutto il mondo, divenuto poi un celebre cartone animato, che accompagna piccoli e grandi da due generazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ottobre\u00a0 2012<\/p>\n<p>rassegna mensile di novit\u00e0 librarie<\/p>\n<p>a cura di Mario Bozzi Sentieri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>POLITICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alberto Di Majo, <em>Grillo for President\u00a0 <\/em>(Editori Internazionali Riuniti, pagg. 320, Euro\u00a0 16,90)<\/strong><\/p>\n<p>Alle ultime elezioni amministrative ha conquistato quattro citt\u00e0, tra cui Parma. Ora prepara lo sbarco in Parlamento. Ma chi sono e che cosa vogliono gli attivisti 5 Stelle? Se lo chiede Alberto Di Majo in <em>Grillo for<\/em> <em>President<\/em>. Il\u00a0 giornalista, responsabile del servizio politico de &#8216;Il Tempo&#8217;, fa un quadro delle convinzioni degli attivisti, del loro rapporto con il &#8221;megafono&#8221; Beppe Grillo, delle ombre che avvolgono il Movimento. In pochi anni il comico genovese, insieme con il guru del web\u00a0 Gianroberto Casaleggio, e&#8217; riuscito a costruire un &#8221;non partito&#8221; (senza sedi, tessere e dirigenti) e a stabilire pochi ma fondamentali principi.<\/p>\n<p>Questo libro cerca di comprendere e di spiegare in modo semplice e chiaro chi sono veramente, che cosa vogliono e propongono, e perch\u00e9 i \u201cgrillini\u201d stanno sconvolgendo il Belpaese. Senza ignorare i lati pi\u00f9 controversi del MoVimento 5 Stelle, ma ricostruendo e raccontando tutto con obbiettivit\u00e0 e seriet\u00e0, sfatando luoghi comuni e pregiudizi. Poich\u00e9 il movimento di Beppe Grillo \u00e8 un grande fenomeno, che merita di essere analizzato e discusso sul serio, per quel che \u00e8, per quello che pu\u00f2 diventare e per quel che pu\u00f2 fare diventare l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nel testo ne discutono anche il sociologo Franco Ferrarotti, l&#8217;economista Carlo Pelanda, il blogger-deputato del Pd Mario Adinolfi, i giornalisti tv Massimo Giletti e Gianluigi Paragone, il massmediologo Klaus Davi, il Gran Maestro della Gran Loggia d&#8217;Italia Luigi Pruneti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Davide Allegranti, <em>Matteo Renzi \u2013 Il rottamatore del PD<\/em> (Vallecchi, pagg. 216, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 il 15 febbraio 2009, Matteo Renzi vince le primarie a sindaco di Firenze, di cui diventer\u00e0 primo cittadino pochi mesi pi\u00f9 tardi. Il Pd scopre una faccia nuova, se non altro seminuova, un grillo parlante che vuole rottamare i dirigenti del suo partito e si presenta con la volont\u00e0 di scompaginare gli assetti classici della cooptazione. Piglio decisionista e cultura pop-populista che assume tratti veltroniani (\u00abSono cresciuto con Kennedy e Mandela nel cuore\u00bb), il cattolico Renzi si presenta alla pubblica opinione, con cui dialoga anche attraverso internet, come un leader postideologico dalle doti taumaturgiche per il centrosinistra. Dal liceo Dante, dove gi\u00e0 voleva rottamare qualche segretario, all\u2019assemblea alla Stazione Leopolda dove ha riunito quasi 7.000 persone, passando per i duelli con il partito, ecco il ritratto di un giovane leader: i tic, il modello comunicativo, la musica che ascolta, la trasversalit\u00e0 che lo rende interessante anche agli occhi di un elettore di centrodestra, cos\u00ec l\u2019\u00abObama dei lungarni\u00bb \u2013 come qualcuno l\u2019ha ribattezzato \u2013 ha lanciato l\u2019assalto alla diligenza, o meglio alla dirigenza del Partito democratico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pierfrancesco De Robertis, <em>La casta invisibile delle regioni \u2013 Costi, sprechi e privilegi <\/em>(Rubbettino, pagg. 252, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>Numerose erano le \u00abcaste\u00bb finite sotto la lente di ingrandimento, ma mai nessuno aveva raccontato con una analisi approfondita e attenta quella delle regioni. Eppure tutti sappiamo che buona parte degli sprechi di cui tanto si discute si annidano proprio in questi piccoli venti stati che compongono il nostro Paese. Un \u00abgiro d\u2019Italia\u00bb tra costi, sprechi e privilegi, auto blu, disservizi, societ\u00e0 partecipate, enti inutili, viaggi merenda, sedi all\u2019estero, maxi-stipendi e debiti record, pieno di risvolti sconosciuti e dati inediti. Divertenti da un lato e inquietanti da un altro. Al nord, al centro e al sud, nelle regioni \u00abnormali \u00bb e in quelle speciali. \u00c8 l\u00ec che si annida la vera e voracissima \u00abcasta invisibile\u00bb, che forse dopo questo libro sar\u00e0 un po\u2019 meno sconosciuta<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Terracciano, <em>Nel fiume della Storia <\/em>\u00a0(Edizioni all\u2019insegna del Veltro, pagg. 126, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa \u00a0raccolta di articoli apparsi a suo tempo sulle riviste &#8220;Orion&#8221; e &#8220;Eurasia&#8221; di uno dei maggiori geopolitici degli ultimi decenni, eurasianista convinto ed erede della tradizione geopolitica del continentalismo europeo, rappresenta la genesi ideologica di quest&#8217;ultima scuola. Egli asseriva che l&#8217;America \u00e8 incapace di ragionare in termini geopolitici e in quanto talassocrazia non potr\u00e0 impedire a lungo l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Eurasia, opporsi per molto al processo storico ed alla situazione geostrtegica dei russi.<\/p>\n<p>\u201cPenso che Carlo Terracciano sia uno dei maggiori geopolitici europei degli ultimi decenni. Sono convinto che sar\u00e0 riconosciuto come uno dei moderni autori classici di questa disciplina. (\u2026) Carlo Terracciano ha ereditato la tradizione geopolitica del continentalismo europeo. Nei suoi scritti (raccolti in una serie di articoli intitolata <em>Nel fiume della Storia<\/em>), egli traccia la genesi ideologica di questa scuola. (\u2026) Il suo lavoro \u00e8 forse l\u2019esempio pi\u00f9 completo e coerente di questa tradizione. Nelle condizioni dell\u2019occupazione atlantista e dell\u2019egemonia talassocratica \u00e8 un gesto virile di rivolta spirituale e cognitiva\u201d (Aleksandr Dugin).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Massimo Fini, <em>La guerra democratica <\/em>(Chiarelettere, pagg. 272, Euro 14,90)<\/strong><\/p>\n<p>Il libro \u00e8 un pamphlet che raccoglie decine di articoli che Massimo Fini ha scritto su svariati argomenti di politica internazionale e geopolitica. Da quando \u00e8 caduto il Muro le democrazie occidentali, sotto la guida USA, hanno inanellato otto guerre: nel Golfo (1991), in Somalia (1992), in Bosnia (1995), in Serbia (1999), in Afghanistan (2001), in Iraq (2003), ancora in Somalia per interposta Etiopia (2006) e infine in Libia (2011). E altre ne minacciano: contro la Siria e contro l&#8217;Iran. Ora, a parte il primo conflitto del Golfo, avallato dall&#8217;ONU, visto che Saddam Hussein (nel 1985, &#8220;amico dell&#8217;Occidente&#8221; in funzione antiKhomeini; successivamente &#8220;satana fondamentalista&#8221;) aveva invaso uno Stato sovrano, e cio\u00e8 il Kuwait, tutte le altre sono guerre d&#8217;aggressione. Dunque non c&#8217;\u00e8 pezza di appoggio giustificativa variamente denominata- &#8220;operazione di polizia internazionale&#8221;, &#8220;peacekeeping&#8221;, &#8220;missione umanitaria&#8221;- che valga a legittimare invasioni e massacri. A &#8220;legittimarli&#8221; sono, come sempre, la volont\u00e0 di potenza, la molla imperialistica, gli interessi economici e geopolitici da difendere e consolidare. La &#8220;guerra democratica&#8221; \u00e8 brutta, sporca e cattiva al pari dei conflitti scatenati dai totalitarismi. Ma ci sono delle aggravanti: innanzitutto, &#8220;perch\u00e9 essenzialmente tecnologica, sistemica, digitale, condotta con macchine e robot, evita accuratamente il combattimento, che della guerra \u00e8 l&#8217;essenza, perdendo cos\u00ec, oltre a ogni epica, ogni dignit\u00e0, ogni legittimit\u00e0, ogni etica e persino ogni estetica&#8221;; e poi perch\u00e9 &#8220;bombarda, invade, occupa, uccide con la pretesa di farlo per il superiore Bene delle sue vittime. Una sorta di Santa Inquisizione Planetaria. E questo \u00e8 intollerabile&#8221;.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Emanuele Aliprandi, <em>Le ragioni del Karabakh &#8211;\u00a0 Storia di una piccola terra e di un grande popolo <\/em>\u00a0(&amp;Book, pagg. 136, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>La storia di una piccola terra, un fazzoletto gettato nel turbolento Caucaso, e di un grande popolo che lotta per il diritto all\u2019autodeterminazione. Intorno alle vicende del Nagorno Karabakh ruotano interessi internazionali e si intrecciano fitte trame diplomatiche. Il precedente Kosovo e le rotte del petrolio, la disgregazione dell\u2019Unione Sovietica ed antichi odi. Ma soprattutto la cronaca di cinque anni di sanguinosa guerra combattuta lontano dalle prime pagine dei giornali. Mentre Armenia ed Azerbaigian cercano a fatica la strada della pace, tra proclami e venti di guerra che fanno temere un improvvisa recrudescenza del conflitto, il primo testo in italiano sulla piccola repubblica caucasica dell\u2019Artsakh.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PENSIERO FORTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fausto Gianfranceschi, <em>Aforismi del dissenso <\/em>\u00a0(I libri del Borghese, pagg. 176, Euro 16,00)<\/strong><\/p>\n<p>Fausto Gianfranceschi, scrittore e giornalista ancorato per sempre ai valori della destra, \u00e8 scomparso a febbraio 2012. Aspettava la morte come estremo atto di dignit\u00e0, lui che tante volte si \u00e8 scagliato contro chi la trattava un tab\u00f9, un turpe accidente da negare. E mentre le forze cedevano, le riservava a correggere, con l&#8217;amata figlia Michela, le bozze di questo \u00abAforismi del dissenso\u00bb, ora uscito ne \u00abI libri del Borghese\u00bb. Il titolo dice bene dell&#8217;autore, raffinato intellettuale, tagliente saggista e polemista. Il motto breve e paradossale l&#8217;aveva gi\u00e0 spesso praticato, Gianfranceschi. Nel libro postumo rivela ancora di pi\u00f9 i fari della propria vita. Tra i quali, oltre alle idee, gli affetti. \u00abTutto \u00e8 perduto fuorch\u00e9 l&#8217;amore\u00bb \u00e8 il sottotitolo del libro. La dedica suona \u00abA chi amo. A chi mi ama\u00bb. Ne esce il Gianfranceschi campione dell&#8217;\u00abamore paterno\u00bb come sottolinea nella prefazione chi \u00e8 stato suo discepolo nelle idee, Marcello Veneziani. \u00c8 l&#8217;innamorato <em>forever<\/em> della moglie Rosetta ma anche il cultore della bellezza femminile, uno degli aspetti entusiasmanti del Creato (\u00abIn certe voci femminili, in certe inflessioni, puoi ancora percepire che una volta la parola era canto\u00bb. Oppure: \u00abMalgrado gli anni, non rinuncio a tenere accesa la polarit\u00e0 uomo-donna\u00bb). E poi c&#8217;\u00e8 l&#8217;innamoramento per Roma, che assurge a citt\u00e0 per antonomasia di lui orgoglioso <em>civis romanus<\/em>, devoto di Sacra Romana Chiesa, cantore del Rinascimento, del Barocco, delle <em>ruine<\/em>. Con vette tanto ragguardevoli quanto sono icastiche: \u00abLa morte mi preoccupa. Sar\u00f2 all&#8217;altezza?\u00bb; \u00abVivi o morti, che differenza c&#8217;\u00e8? I vivi saranno morti, i morti sono stati vivi\u00bb; \u00abOgni morte \u00e8 un sacrificio che tiene in vita il mondo\u00bb. E con guizzi di sarcasmo contro le mode che svuotano di senso: \u00abOggi si fanno i pellegrinaggi per sgranchirsi le gambe\u00bb; \u00abLa liberazione di Vienna dall&#8217;assedio dei turchi fu un evento. Oggi un evento \u00e8 la recita di questo o quel buffone\u00bb. Quello che ci lascia \u00e8 il coraggio di sostenere le proprie idee, anche se perdenti: \u00abL&#8217;onore, un oggetto smarrito\u00bb. La parola di Gianfranceschi ancora lievita.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nasr Seyyed Hossein, <em>La crisi spirituale dell&#8217;uomo moderno<\/em> (Medusa, pagg.160, Euro 17,50)<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>Se il rapporto tra uomo e natura, in tutte le sue forme, si presenta oggi come sopraffazione e dominio, la responsabilit\u00e0 grava sul mondo occidentale e sulla cultura che, come ne ha determinato la leadership, ne minaccia ora la sopravvivenza: tra i capostipiti filosofici Francesco Bacone, teorico del primato del pensiero scientifico; e Cartesio, che ponendo il &#8220;cogito&#8221; al centro della metodologia, ha reso onnipotente la soggettivit\u00e0 umana. A partire da questi presupposti filosofici, muove l&#8217;autore di questo saggio per sviluppare una critica della civilt\u00e0 occidentale moderna, che oggi rischia drammaticamente la propria autodistruzione: l&#8217;inquinamento, l&#8217;invenzione di armi chimiche e batteriologiche sempre pi\u00f9 potenti, l&#8217;imporsi di forme estreme di manipolazione genetica delle risorse alimentari, sono gli effetti dell&#8217;abuso che l&#8217;uomo occidentale ha fatto e continua a fare delle proprie capacit\u00e0 e un segnale che impone un cambio di direzione rapido e radicale. Nasr, di religione musulmana ma anche studioso della tradizione cristiana, indica la via per ritrovare la sacralit\u00e0 della natura e &#8220;comprendere pienamente il significato simbolico delle forme, dei colori e dell&#8217;aspetto delle cose che ci circondano&#8221;. In sostituzione di una &#8220;filosofia della natura&#8221; che l&#8217;attuale visione scientifica del mondo fisico ha cancellato, occorre ritrovare una &#8220;teologia della natura&#8221; che eviti le derive mistiche e razionaliste e riscopra le basi della gnosi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ECONOMIA E LAVORO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dario Antiseri e Giacomo Panizza, <em>Il dono e lo scambio <\/em>(Rubbettino, pagg. 96, Euro 10,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 possibile fondare una societ\u00e0 solo su relazioni di solidariet\u00e0, fraternit\u00e0 e dono potendo fare a meno dell&#8217;economia e delle relazioni di scambio economico che contraddistinguono fin dall&#8217;antichit\u00e0 le societ\u00e0 umane? E, viceversa, \u00e8 possibile immaginare un mondo regolato esclusivamente dalla legge del mercato, dall&#8217;interesse dei singoli e dalle relazioni di scambio economico? A partire da queste domande nasce un dialogo tra un filosofo cattolico come Dario Antiseri, erede della grande tradizione del cattolicesimo liberale, e don Giacomo Panizza, sacerdote di frontiera in prima linea nella lotta al bisogno, all\u2019emarginazione e alla criminalit\u00e0 sull&#8217;importanza del dono e dello scambio, ma anche sulla ragione critica, l&#8217;etica, la propriet\u00e0, la solidariet\u00e0, la pace, la povert\u00e0 e il benessere.<\/p>\n<div>\n<p align=\"center\">Fine modulo<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giuliano Cazzola, <em>Figli miei<\/em> <em>precari immaginari <\/em>(Guerini e Associati, pagg. 204, Euro 17,50<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di certo l\u2019Italia ha il tasso di disoccupazione giovanile tra i pi\u00f9 alti di Europa, ma anche il pi\u00f9 alto tasso di posti vacanti. E allora il lavoro c\u2019\u00e8 o non c\u2019\u00e8? E i giovani non saranno per caso innamorati di un lavoro intellettuale che non esiste pi\u00f9 e non accettano di sporcarsi le mani nella tradizione manifatturiera italiana? Giuliano Cazzola,\u00a0 parlamentare del Pdl e relatore del decreto sul lavoro, affronta i nodi di quella che definisce una riforma mancata del mondo del lavoro.<br \/>\n\u201cMia madre \u00e8 un\u2019operaia e mi ha detto che non consentir\u00e0 mai che io faccia una vita come la sua\u201d. \u00c8 in questa frase di una giovane precaria di Anzola Emilia che si racchiude il senso di <em>Figli miei<\/em> <em>precari immaginari <\/em>di Cazzola. Una politica educativa che in un paese manifatturiero ha puntato sulla formazione a professioni intellettuali, famiglie che spingono i figli a non accettare lavori che si ritengono al di sotto delle aspettative, mentre i posti di lavoro vengono occupati dagli stranieri. Una diagnosi lucida e politicamente scorretta quella di Cazzola, che cerca di superare la mistica del precariato, il pensiero unico: i giovani sono precari. La verit\u00e0 rivelata che non ammette opinioni contrarie o repliche.<br \/>\nIn un paese in cui il tasso di attivit\u00e0 per i laureati dai 25 ai 29 anni \u00e8 sceso negli ultimi otto anni dall\u201981% al 68%, contro l\u201989,1% della media UE, e in cui nel lavoro manuale \u00e8 in atto un vero e proprio \u201ceffetto sostitutivo\u201d di lavoratori stranieri (sempre pi\u00f9 necessari) rispetto a quelli italiani, \u00e8 necessario un cambiamento radicale. E allora che fare?<br \/>\n\u201cOccorre impegnarsi in una battaglia culturale &#8211; sostiene Cazzola-\u00a0 anche all\u2019interno delle famiglie che favoriscono con il loro comportamento la naturale propensione dei giovani a non impegnarsi nel lavoro fino a quando non si apre, per loro, la prospettiva professionale a cui ambiscono. Occorre convincersi che tutti i lavori sono decenti e che, aver acquisito un <em>know how<\/em> scolastico e culturale, \u00e8 comunque un vantaggio anche per svolgere mansioni di carattere manuale.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AGLI ATTI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Aa.Vv. <em>Per una Repubblica presidenziale della partecipazione e delle competenze<\/em>, Introduzione di G. Rasi (Ed. CESI,pagg.152, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019opera \u00e8 il II volume della <em>Collana Documenti,<\/em> edita dal <em>Centro Nazionale di Studi Politici <\/em>CESI, che riporta integralmente gli Atti del Convegno tenuto sullo stesso argomento al CNEL Roma, il 15 dicembre 2011, ed \u00e8 preceduto da una <em>Introduzione<\/em> del prof. Gaetano Rasi, Presidente del centro studi, che attualizza ulteriormente la materia trattata in relazione agli avvenimenti degli ultimi sei mesi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il volume si articola in quattro sessioni: una prima relativa ai problemi economici (l\u2019attacco all\u2019euro da parte della speculazione proveniente dall\u2019area del dollaro); una seconda riguardante il ricambio della classe politica in un nuovo quadro costituzionale (l\u2019individuazione di una nuova base elettorale per una diversa rappresentanza democratica fondata sulla competenza e sulla esperienza); una terza riguarda l\u2019analisi sociologica e comunicazionale nell\u2019attuale fase di evoluzione (le nuove istituzioni per un diverso modello sociale e la responsabilit\u00e0 del mass media nei cambiamenti in corso) ed infine, una quarta relativa all\u2019inquadramento dei problemi della politica europea e alla chiave interpretativa e metodologica per affrontare i cambiamenti in corso nel Vicino Oriente e sulle rive africane del Mediterraneo\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 Di notevole interesse sono le relazioni di G.Rasi, E.Franza, A.Bottone, A.Scaramuzzino, F.Tamassia, L.Ferrari, E.Alberti, M.Marino, C.Vivaldi Forti, L.Zichella, C.Tedeschi, I.Cruciani, C.Manganelli, R.Scarpa, E.Burlini, M.Marconi. Vanno segnalati inoltre gli interventi dei \u00a0parlamentari: on. Manlio Contento (<em>La crisi dei partiti come crisi delle competenze<\/em>), sen. Domenico Benedetti Valentini (<em>Per una nuova fisionomia del Parlamento<\/em>); on. Carlo Ciccioli (<em>Solidariet\u00e0 e funzionalit\u00e0 in un nuovo Sistema Sanitario Nazionale<\/em>)<\/p>\n<p>Il volume pu\u00f2 essere richiesto per e-mail (<a href=\"mailto:cesi.studieiniziative@gmail.com\">cesi.studieiniziative@gmail.com<\/a>)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019ALTRA STORIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Piero Vassallo, <em>Il fascismo e la tradizione italiana <\/em>(Edizioni Solfanelli, pagg. 152, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il muro di Berlino ha sepolto i comunisti, il mito dell&#8217;unit\u00e0 italiana intorno ai sacri e indeclinabili valori della resistenza al fascismo ha consegnato ai postcomunisti il potere di legittimare o delegittimare il qualunque esponente della cultura e della politica nazionale.<br \/>\nL&#8217;uscita della tradizione italiana dai lavativi ingranaggi della censura comunista non \u00e8 dunque possibile senza accettazione della verit\u00e0 storica sul fascismo e sui cattolici consenzienti.<br \/>\nLa demonizzazione del fascismo proietta un&#8217;ombra infamante su tutte le espressioni del pensiero italiano che non sono riconducibili al compromesso con i rottami dell&#8217;ideologia comunista o alla condivisione dei suoi desolanti esiti francofortesi.<br \/>\nL&#8217;inflessibile rigore degli antifascisti giustifica ultimamente l&#8217;oblio della dottrina insegnata dai pontefici preconciliari ovvero l&#8217;esilio di tutti i pensieri cattolici (la dottrina sociale del Beato Giuseppe Toniolo, ad esempio) che non sono inclusi nella costituzione, concepita come indiscutibile surrogato del Vangelo.<br \/>\nIl presente saggio \u00e8 inteso a riabilitare le ragioni dei prelati e degli intellettuali cattolici che avviarono un costruttivo dialogo con il fascismo. La loro aprioristica condanna \u00e8 il vettore della deportazione cattolica nel margine abitato dalla scolastica bolognese e intitolato alla subalternit\u00e0 ad ogni costo.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Ernst Junger, <em>Sulla questione degli ostaggi \u2013 Parigi 1941-1942 <\/em>(Guanda, pagg. 190, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell&#8217;agosto del 1941, a seguito di alcuni attentati contro gli occupanti tedeschi, tutti i francesi loro prigionieri vengono dichiarati ostaggi: in caso di ulteriori attacchi, saranno fucilati. \u00c8 l&#8217;inizio di un&#8217;inaudita spirale di violenza che culmina nell&#8217;ottobre dello stesso anno in vere e proprie esecuzioni di massa, suscitando indignazione nell&#8217;opinione pubblica francese e crescenti riserve anche tra i responsabili del comando militare tedesco a Parigi, in conflitto con Berlino. Incaricato dal comando di documentare fatti e responsabilit\u00e0 a futura memoria, il capitano Ernst J\u00fcnger stila un resoconto degli eventi asciutto e puntuale. Al documento accosta per\u00f2 la traduzione delle ultime lettere degli ostaggi condannati a morte dopo l&#8217;attentato di Nantes del 20 ottobre 1941, strazianti eppure composte e coraggiose. Tanto basta per sublimare la cronaca trasformandola in un omaggio commosso alla dignit\u00e0 delle vittime, per rivelare, dietro il soldato, l&#8217;uomo e lo scrittore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>Jean Madiran,\u201d <em>L\u2019accordo di Metz\u201d\u00a0 tra Cremlino e Vaticano<\/em> (I libri de il Borghese, pagg. 110, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>Se la mancata condanna del comunismo da parte del Concilio \u00e8 abbastanza nota, meno conosciuto \u00e8 il cosiddetto \u201caccordo di Metz\u201d, siglato nella cittadina francese nell\u2019agosto del 1962, quattro mesi prima dell\u2019apertura del Vaticano II, tra il cardinale Tisserant, rappresentante del Vaticano, e l\u2019arcivescovo ortodosso di Yaroslav, monsignor Nicodemo, futuro Esarca dell\u2019Europa Occidentale e probabilmente un agente del Kgb. Tale accordo segreto prevedeva che, in cambio del libero accesso al Concilio dei rappresentanti della Chiesa ortodossa russa, il Vaticano si impegnasse a non condannare il comunismo, smentendo di fatto il magistero precedente. Di questo accordo lo scrittore cattolico francese Jean Madiran traccia la storia nel volumetto <em>L\u2019accordo di Metz. Tra Cremlino e<\/em> <em>Vaticano, <\/em>\u00a0con introduzione e postfazione di Roberto de Mattei e trad. it. di Milena Riolo.<\/p>\n<p>Evitata la condanna esplicita, il Cremlino cant\u00f2 vittoria: i giornali comunisti accennarono all\u2019accordo, considerandolo un palese riconoscimento della evidente superiorit\u00e0 del sistema socialista mondiale. Le successive ambigue prese di posizione della Chiesa (in particolare durante il pontificato di Paolo VI, definito da Madiran \u00abil Papa dell\u2019accordo di Metz\u00bb) nei confronti dei regimi socialisti, i cavillosi distinguo tra filosofia marxista e prassi sovietica permetteranno la confusione e, di conseguenza, la nascita della teologia della liberazione, che cercher\u00e0 addirittura di coniugare il Vangelo con il Capitale.<\/p>\n<p>L\u2019accordo di Metz trasform\u00f2 quindi il Concilio Vaticano II in un\u2019occasione mancata per essere vicino a chi soffriva nel blocco comunista. Anzi, a leggere le dichiarazioni conciliari e post-conciliari, sembrava che l\u2019unico difetto del marxismo fosse l\u2019ateismo e per il resto ci fosse piena conciliabilit\u00e0, se non comunanza di intenti; per anni si critic\u00f2 il sistema sovietico utilizzando il termine astratto \u201cmarxismo\u201d, ma non quello relativo alla sua applicazione concreta, \u201ccomunismo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Michelangelo Ingrassia, <em>La sinistra nazionalsocialista \u2013 Una mancata alternativa a Hitler <\/em>(Cantagalli, pagg. 136, Euro 12,00)<\/strong><\/p>\n<p>Come in Italia, anche in Germania la Grande guerra aliment\u00f2 forti tensioni, frantum\u00f2 gli schemi politici del passato, produsse nuove contrapposizioni. Si \u00e8 ormai stratificata nella storiografia l&#8217;idea che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles, la gracile democrazia nata dalle ceneri dell&#8217;Impero guglielmino. In realt\u00e0 nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla repubblica di Weimar e alternative a Hitler, come la Rivoluzione conservatrice, il nazionalbolscevismo, il prussianesimo. Furono correnti di pensiero che tutte, in qualche modo, trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista. Cadute le barriere di destra e di sinistra, la linea di confine corse fra la multiforme sinistra nazionale e il nazionalsocialismo. Hitler fu l&#8217;esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire anche altre direttrici; un dramma nel dramma della Germania nel Novecento. Questo libro disegna una mappa che guida lungo le vie seguite da uomini d&#8217;azione e uomini d&#8217;arme, filosofi e cattedratici, la cui avventura, talvolta velleitaria, risult\u00f2 perdente nel confronto con il realismo politico del machiavellico Hitler.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fulvio Izzo, <em>Maria Sofia Regina dei briganti \u2013 Dall\u2019assedio di Gaeta a Umberto I <\/em>\u00a0(Edizioni Controcorrente, pagg. 480, Euro 30,00)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019immagine di Maria Sofia di Borbone consegnata dalla storia al mito \u00e8 quella di una giovane Regina che rincuora i combattenti e i feriti sugli spalti di Gaeta mentre infuriano i bombardamenti degli invasori piemontesi. Nessuno incarna l\u2019ansia di riscossa contro l\u2019ingiustizia e l\u2019arroganza dei prepotenti meglio di questa intrepida giovane, che oppone alla violenza e alle subdole manovre dell\u2019aggressore l\u2019impeto ribelle dei suoi diciannove anni. Il suo spirito combattivo, che induce Gabriele D\u2019Annunzio a coniare per lei l\u2019appellativo di \u201caquiletta bavara\u201d, non viene meno negli anni successivi alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Pur di minare la stabilit\u00e0 del nuovo stato sabaudo e di ritornare sul trono di Napoli, dall\u2019esilio e per un lunghissimo arco di tempo, Maria Sofia traccia e realizza alleanze con anarchici, sinistra radicale e comunque con qualsiasi forza politica nemica del suo nemico. Si crea cos\u00ec un intreccio di utopia socialista e legittimismo popolare, di rivoluzione e reazione che trapassano strumentalmente l\u2019una nell\u2019altra e che reciprocamente si sostengono. L\u2019acquisizione di nuovi e decisivi documenti d\u2019archivio (le carte di Giovanni Maria d\u2019Alessandro, duca di Pescolanciano) permettono di definire la giusta prospettiva e consentono una messa a punto, con nettezza di contorni, soprattutto sugli avvenimenti di fine Ottocento e sulla morte di Umberto I di Savoia, che videro protagonista il mondo borbonico. Questo lavoro ha l\u2019intento primario di chiarire storicamente e con rigore i sentieri intricati ma percorribili che videro agire con insolite sinergie borbonici, anarchici e sinistra radicale, ma non nasconde la volont\u00e0 di ricordare l\u2019immagine avvincente e coinvolgente di una Regina alla quale un destino severo ha imposto dolorosamente la crescita tra tempeste, rotture irreparabili, esili.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>LA STORIA DELLE DESTRE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Federico Roobe, <\/strong><strong><em>L\u2019impossibile incontro &#8211; Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta <\/em><\/strong><strong>(Franco Angeli, pagg. 304, Euro 36,00).<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Qual \u00e8 stato l&#8217;atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti di neofascisti e monarchici dopo le elezioni del 1948? Come hanno interagito gli americani con la destra &#8220;impolitica&#8221;, ossia quel fronte ampio ed eterogeneo, con forti venature di antipolitica, che andava da Montanelli agli imprenditori nostalgici del fascismo?<br \/>\nSono alcune delle domande alla base di questo volume, che ricostruisce la politica degli Usa nei confronti della destra italiana negli anni Cinquanta. Un decennio di aspre lotte politiche nel corso del quale si consolida la democrazia e inizia la stagione del centrismo, passando dalle ferite del conflitto mondiale al miracolo economico. Grazie a documenti inediti reperiti in diversi archivi statunitensi \u00e8 stato possibile fare luce su alcuni aspetti controversi: la presunta connivenza degli Usa, e in particolare della Cia, con la destra per arginare il Pci; l&#8217;incoerenza, e talvolta la miopia, dei vari centri decisionali americani; il peso del ventennio fascista nella societ\u00e0 italiana del dopoguerra; il radicamento del sentimento monarchico; i limiti del progetto di &#8220;grande destra&#8221;; il sostegno dei missini al governo Tambroni del 1960. Ne risulta un quadro originale e per certi versi sorprendente sull&#8217;impatto della Guerra fredda nel nostro Paese. E non manca qualche mito sfatato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SCIENZA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maurizio Blondet, <\/strong><em><strong>L<\/strong><\/em><strong>\u2019<em>uccellosauro ed altri animali \u2013 La disfatta evoluzionista <\/em><em>(Effedieffe, pagg. 256, Euro 15,00)<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p>Viene ripresentato , perch\u00e9 esaurito da tempo, <em>L<\/em>\u2019<em>uccellosauro ed altri animali<\/em>, arricchito di 105 pagine di nuovi contributi di Maurizio Blondet sul tema evoluzionismo, che portano cos\u00ec la nuova edizione a 245 pagine rispetto alle precedenti 140. Il libro si avvale della prefazione del Professor Giuseppe Sermonti.<br \/>\nBlondet non oppone all\u2019evoluzionismo il creazionismo, ma oppone ad una dottrina pseudoscientifica argomentazioni scientifiche precise quali l\u2019<em>intelligent design <\/em>e la<em> complessit\u00e0 irriducibile<\/em>.<br \/>\nDi un rivoluzionario dibattito scientifico in corso, che \u00e8 anche una vittoria della libert\u00e0 sul progressismo, l\u2019opinione pubblica italiana continua a essere tenuta all\u2019oscuro. Nella loro battaglia contro il darwinismo, cattedratici hanno scoperto, incoraggiato e messo in contatto fra loro un\u2019intera generazione di giovani scienziati che prima non osavano parlare. Si contano a decine paleontologi e matematici, genetisti e biologi molecolari, ormai apertamente critici del mito evoluzionista, che osano deridere il concetto di <em>selezione naturale<\/em>: nei loro argomenti mettono alle corde i baroni dell\u2019evoluzionismo e le loro scoperte e polemiche sono accolte nelle riviste scientifiche americane.<br \/>\nL\u2019 assoluta mancanza di reazione a tutto quello che ci succede, se non la beota condivisione, \u00e8, inoltre, esito della quasi completa scristianizzazione del nostro popolo, che invece in passato ha sempre reagito, contrariamente a visioni denigratorie \u2013 e false \u2013 sulle nostre caratteristiche antropologiche, anche con forza, ad ogni torto o prevaricazione che venivano tentati ai suoi danni.<\/p>\n<p><strong>TEMPI MODERNI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Franco Ferrarotti, <em>Un popolo di frenetici informatissimi idioti<\/em> (Edizioni Solfanelli, pagg. 104, Euro 9,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il termine \u201cidioti\u201d del titolo non \u00e8 un insulto gratuito. \u00c8 da intendersi nel senso etimologico di \u201ccircoscritti\u201d, \u201clocalizzati\u201d, \u201cirretiti\u201d, \u201cprigionieri nel web\u201d.<br \/>\n\u00c8 sempre pi\u00f9 tardi di quanto si crede.<br \/>\nOra anche i periodici a grande tiratura (si veda \u201cNewsweek\u201d del 13 luglio 2012) i fini dicitori del giornalismo salottiero e i compunti maggiordomi del potere quale che sia, i vati dell\u2019ovvio e gli specialisti dell\u2019aria fritta se ne vanno accorgendo.<br \/>\nUn\u2019intera generazione \u2014 come da almeno trent\u2019anni vado documentando \u2014 appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tempo reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. \u00c8 una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, eccetera, destinata all\u2019obesit\u00e0 catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa molteplicit\u00e0 e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorit\u00e0.<br \/>\nInternet, priva della critica delle fonti, \u00e8 la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui giovani e giovanissimi, adolescenti, ma anche giovani adulti, vanno quotidianamente affondando.<br \/>\nQuesto \u00e8 un grido di allarme che non si fa illusioni. Non sar\u00e0 ascoltato. Quest\u2019epoca avr\u00e0 il malessere del benessere che si merita.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/strong><\/p>\n<p><strong>Marco Iacona,\u00a0 <em>Album di un secolo \u2013 Icone di un Novecento postideologico <\/em>\u00a0(Rubbettino, pagg. 246, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p>Il\u00a0 racconto di un Novecento postideologico, di un secolo senza nemici n\u00e9 alleati, imprevedibile, aperto come un film di Woody Allen. Un secolo nel quale bellezza, arte, indagine e solidariet\u00e0 non hanno colori politici. Non un Novecento ordinato sugli eventi o sui punti di vista di parte, ma su alcuni profili esemplari. Le piccole-grandi biografie dei nuovi maestri e delle icone di un secolo n\u00e9 a destra n\u00e9 a sinistra. Trasgressivo, ma a suo modo. Un Novecento insolito, come il secolo cantato da Giorgio Gaber, nel quale si ride per le assurde divisioni fra destra e sinistra; un secolo che apre definitivamente all&#8217;indistinto, all&#8217;informale, che accosta la cultura alta (l&#8217;indagine sociologica, l&#8217;arte figurativa o il trattato filosofico) a quella bassa e che raccoglie le fenomenologie del moderno senza alcun pregiudizio. Ecco dunque un\u2019 agile carrellata di personaggi apparentemente lontanissimi fra loro, dove non solo Nietzsche e Marx si danno la mano, parafrasando una famosa\u00a0 canzone di Antonello Venditti, ma lo fanno anche J\u00fcnger e Bukowski, Sciascia e \u00a0Woody Allen, Simone Weil e Peggy Guggenheim. E i favolosi Anni Sessanta dei\u00a0 Beatles s\u2019intrecciano con l\u2019Italia di fine boom economico di Lucio Battisti.<\/p>\n<p><strong>CLASSICI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ezra Pound, <em>Carta da visita <\/em>(Bietti, pagg. 103, Euro 14,00)<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Carta da visita<strong> <\/strong><\/em>\u00e8 un impasto di aforismi graffianti, battute sarcastiche, tirate polemiche in una lingua che riecheggia Dante e Cavalcanti. Che si tratti della critica letteraria, del destino della poesia, dei labirinti della filosofia o della stessa astrazione scientifica, il filo rosso \u00e8 l&#8217;ossessione di Pound per l&#8217;economia. I grandi finanzieri abitualmente praticano \u201cil trucco di far aumentare il valore dell&#8217;unit\u00e0 monetaria manovrandolo per mezzo del monopolio d&#8217;una sostanza qualunque, e quindi facendo pagare dai debitori l&#8217;equivalente di due volte la merce e i beni avuti al tempo d&#8217;un prestito\u201d. E\u2019 difficile non sentire vicina l&#8217;invettiva di Pound. Le bolle finanziarie a livello globale non sono che l&#8217;altra faccia dell&#8217;oppressione fiscale, della violenza repressiva e del saccheggio dell&#8217;ambiente. Sono l&#8217;amore per la natura, l&#8217;arte e la scienza a scatenare l&#8217;indignazione di Pound il libertario. Come scrive Luca Gallesi, curatore dell\u2019opera: \u201cSicuramente, in quegli anni, quando molti intellettuali impegnati si baloccavano con il mito della lotta di classe, Pound doveva risultare quantomeno eccentrico, con il suo insistere nella guerra contro la speculazione finanziaria, ricordando che \u201cuna nazione che non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai\u201d. Oggi, invece, il suo avvertimento contro \u201cla banca che trae beneficio dall\u2019interesse su tutta la moneta che crea dal nulla\u201d, come recita il Canto 46\u00a0 , risulta ben pi\u00f9 efficace del rimedio allora auspicato da mol\u00adti, e cio\u00e8 la \u2018dittatura del proletariato\u2019\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ROMANZI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alvaro Gradella, <em>L\u2019Aquila e la spada \u2013 La storia scritta dai Vincitori, la Leggenda\u2026dagli Sconfitti <\/em>(Edizioni il Cerchio, pagg. 408, Euro 18,50)<\/strong><\/p>\n<p>Magno Clemente Massimo, <em>Comes Brittanniarum<\/em>, ultimo Governatore delle Britannie, fu uno degli &#8220;usurpatori&#8221; pi\u00f9 temuti della storia del tardo Impero. Mentre la storiografia romana ufficiale dell&#8217;epoca cerc\u00f2 in tutti i modo di cancellarne le imprese, al contrario la tradizione orale dei Celti di Britannia lo elesse al ruolo di indimenticato protagonista di pi\u00f9 di una leggenda. Di lui, di <em>Maesen Wledig<\/em>, i bardi avrebbero cantato nei secoli le gesta. Non a caso, egli \u00e8 il solo non-nativo che animi uno dei dodici racconti contenuti nell&#8217;antico &#8221; Mabinogion&#8221;: l&#8217;unica traccia \u00a0scritta della tradizione mitica britanno-celta. In questo libro, la Storia scritta e la Leggenda tramandata si intrecciano a creare un mondo epico e fatato in cui il realismo pragmatico e disincantato dei Romani si fonde con lo spiritualismo magico e sognatore dei Celti di Britannia, mostrando come Roma abbia lasciato in eredit\u00e0 alla Britannia qualcosa delle sue antichissime gloria e nobilt\u00e0. Qualcosa da cui sarebbe nata, quasi un secolo dopo, la leggenda pi\u00f9 grande e amata di tutte, quella del <em>Rex quondam Rex futurusque<\/em>, il Re in Eterno: Art\u00f9.Il romanzo dal titolo &#8220;L&#8217;Aquila e la Spada&#8221; ed il suo seguito &#8211; gi\u00e0 in fase di scrittura &#8211; traggono origine dal racconto &#8221; La terza Aquila&#8221; anch&#8217;esso scritto da Alvaro Gradella e pubblicato nella raccolta &#8221; E&#8217; sempre tempo di eroi&#8221; (1988), edita da &#8220;Il Cerchio-Iniziative Editoriali&#8221; L&#8217;Autore ne ha sviluppato anche una sceneggiatura cinematografica che ha ottenuto un riconoscimento dalla Commisione Ministeriale competente. Il personaggio principale, il generale romano magno Clemente Massimo, \u00e8 una figura realmente esistita, cos\u00ec come la maggior parte dei contemporanei che leggiamo fargli da contorno: gli imperatori Giulio Valente e Flavio Graziano, il generale Teodosio il Giovane, il vescovo Ambrogio (futuro santo e patrono), l&#8217;arcidruido Taliesin, e cos\u00ec via. Nella narrazion, quindi, lo vedremo muoversi ed agire in un contesto del tutto congruo al proprio tempo (la fine del IV secolo d.C.) e nel rispetto di quanto gli storici ci riportano di lui, nonch\u00e8 della situazione politica, militare e dinastica negli Imperi Romani d&#8217;Occidente e d&#8217;Oriente. Magno Massimo non sfuggi ad una spietata damnatio memoriae, ma &#8220;L&#8217;Aquila e la Spada&#8221; restituisce voce e gloria &#8211; come mai prima &#8211; a questo straordinario protagonista di Roma e della Britannia.<\/p>\n<p>***<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Robert Hugh Benson, <em>Necromanti <\/em>\u00a0\u00a0(Fede &amp; cultura pagg. 288, Euro 14,00) <\/strong><\/p>\n<p>Quando la morte ci separa all\u2019improvviso dalla persona amata l\u2019amore si trasforma in disperazione e la tentazione di cercare un contatto con l\u2019aldil\u00e0 pu\u00f2 essere forte. Cos\u00ec Laurie, figlio brillante e un po\u2019 viziato di una famiglia bene, da poco convertito al cattolicesimo, comincia ad avvicinarsi allo spiritismo per il desiderio di rivedere la sua Amy. In uno scenario di inizio Novecento il geniale Autore de <em>Il Padrone del mondo<\/em> delinea una trama semplice e ricca di suspence, che sottende temi ancora attuali: l\u2019indifferenza religiosa e la poca preparazione di molti credenti lasciano prosperare una religione \u201cfai da te\u201dforme di magia, spiritismo e truffe ai danni dei pi\u00f9 deboli. I Necromanti serve come ammonimento non solo per l\u2019occultismo, ma anche per le molte abitudini che affliggono la societ\u00e0 post-cristiana, come il relativismo e le pratiche New Age.<\/p>\n<p><strong>FANTASY<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pierfranco Prosperi, <em>Bersaglio Mario Monti <\/em>(Edizioni Reverie, pagg. 197, Euro 15,00)<\/strong><\/p>\n<p>Novembre 2012. Si avvia alla fine un anno cruciale per le sorti politiche ed economiche d\u2019Italia e d\u2019Europa. Dopo le incertezze iniziali, l\u2019anomalo governo di Mario Monti ha inanellato un successo dopo l\u2019altro. Sia in campo nazionale, dove per la prima volta la spesa pubblica ha iniziato a contrarsi e lo <em>spread<\/em> \u00e8 sceso a livelli mai sognati, sia all\u2019estero, dove l\u2019autorevole intervento di \u00abSupermario\u00bb ha risolto crisi che apparivano inestricabili. Nico Raimondi \u00e8 un <em>dropout<\/em>. Un uomo che ha scelto volontariamente di vivere ai margini di una societ\u00e0 in cui non crede, che lo ha profondamente ferito. Non \u00e8 tendenzialmente un violento, ma da tempo rifiuta il principio di autorit\u00e0. L\u2019incontro con uno sconosciuto, un uomo dall\u2019aria aristocratica e dal grande carisma in un esclusivo ristorante di Milano cambia per sempre la sua vita. Gli viene proposto di partecipare a un grande progetto di rifondazione della societ\u00e0. L\u2019obiettivo? Tornare a far valere la libera volont\u00e0 dell\u2019individuo. E la mossa migliore \u00e8 cominciare a colpire il ventre molle dell\u2019Occidente: l\u2019Italia. Scardinato il nostro sistema politico, sar\u00e0 facile generare un effetto domino che far\u00e0 crollare gli altri capisaldi. Oltre a Nico, vengono reclutati altri, per vari motivi insoddisfatti e scontenti, in ogni settore della societ\u00e0. Qualcosa di imprevisto e imprevedibile sta per accadere, a Roma le autorit\u00e0 entrano in allarme.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-libri-di-leccecronaca-it\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-libri-di-leccecronaca-it\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rassegna mensile di novit\u00e0 librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri Gli ultimi e pi\u00f9 interessanti volumi di tutti i generi freschi di stampa &nbsp; Aprile 2013 POLITICA \u00a0 Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapap\u00e0 \u2013 Storia irriverente di un potere invisibile\u00a0 (Rizzoli, pagg. 333, Euro 19,00) &nbsp; &#8220;Barbapap\u00e0 \u00e8 il soprannome che la redazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[57],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4477"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4477"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4477\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5280,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4477\/revisions\/5280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4477"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4477"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4477"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}