{"id":46166,"date":"2015-03-07T12:54:55","date_gmt":"2015-03-07T11:54:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=46166"},"modified":"2015-03-07T12:55:21","modified_gmt":"2015-03-07T11:55:21","slug":"lega-italiana-per-la-lotta-ai-tumori-caso-xylella-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/07\/lega-italiana-per-la-lotta-ai-tumori-caso-xylella-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana\/","title":{"rendered":"LEGA ITALIANA PER LA LOTTA AI TUMORI: Caso Xylella  PESTICIDI  E RISCHI PER LA SALUTE UMANA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/donna-incinta.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/donna-incinta-198x300.jpg\" alt=\"\" title=\"donna incinta\" width=\"198\" height=\"300\" class=\"alignleft size-medium wp-image-46167\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/donna-incinta-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/donna-incinta.jpg 488w\" sizes=\"(max-width: 198px) 100vw, 198px\" \/><\/a>Con il termine \u201cpesticida\u201d si indicano tutte quelle sostanze che interferiscono o distruggono organismi viventi animali o vegetali.<br \/>\nIn agricoltura, vengono anche definiti \u201cfitofarmaci (diserbanti, fungicidi, agenti chimici contro insetti, virus e batteri).<br \/>\nLe strategie fitosanitarie di contrasto alla xylella (i pesticidi) fissate dalla determinazione regionale n.10 del 6 febbraio scorso appaiono di grave nocumento alla Salute umana e ambientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Evidenze scientifiche alla mano, intento di questo rapporto \u00e8 quello di segnalare le pesantissime conseguenze che si avrebbero ricorrendo all\u2019uso di tali molecole chimiche in un territorio, per altro, dove il ricorso ai pesticidi \u00e8 a livelli elevatissimi (in Italia il consumo di pesticidi, per ettaro, \u00e8 il pi\u00f9 alto d\u2019Europa, e il nostro consumo incide sul consumo generale per un 33%).<\/p>\n<p>Accreditati organismi quali OMS, UNEP e la Comunit\u00e0 Europea da tempo allertano sui pericoli derivanti dall\u2019impiego delle sostanze pesticide, definite tossiche, persistenti, bioaccumulabili e negativamente impattanti sulle propriet\u00e0 fisiche e chimiche dei suoli nonch\u00e9 estremamente nocive per la salute dell\u2019intero ecosistema, dell\u2019uomo e di qualunque altro organismo vivente (1).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GLI INTERFERENTI ENDOCRINI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La ricerca annovera i fitofarmaci tra gli <em>interferenti o i disturbatori endocrini<\/em>, responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalit\u00e0 del sistema endocrino causando effetti avversi sulla salute dell\u2019organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione (2).<\/p>\n<p>\u201cLa regolamentazione delle sostanze chimiche ha un rilevante impatto sia sulla sicurezza ambientale che su quella alimentare, poich\u00e9 attraverso l\u2019eventuale contaminazione di aria, acqua, suolo e delle catene agroalimentari si possono avere importanti ricadute sulla salute umana. Il Regolamento REACH considera come \u201csostanze particolarmente preoccupanti\u201d (<em>Substances of Very High<\/em> <em>Concern<\/em>\/SVHC) (REACH, Articolo 57), quelle con effetti cancerogeni, mutageni e tossiche per la riproduzione (<em>Carcinogenic, Mutagenic or toxic for Reproduction<\/em>\/CMR). Risulta evidente la criticit\u00e0 della tutela della generazione futura: le varie fasi dello sviluppo, dalla prima embriogenesi alla pubert\u00e0, vanno considerate come particolarmente vulnerabili e con serie conseguenze a lungo termine anche nella vita adulta. In questo contesto gli Interferenti Endocrini (IE) hanno acquisito nel tempo una posizione di rilievo poich\u00e9 la loro attivit\u00e0 biologica \u00e8 associata a molteplici effetti avversi sulla salute degli organismi viventi e della loro progenie mediante l\u2019alterazione del loro sistema endocrino. Infatti, gli IE vengono considerati dal Regolamento REACH come sostanze che causano una \u201cpreoccupazione equivalente\u201d ai classici CMR.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 dell\u2019azione degli IE \u00e8 dovuta principalmente:<\/p>\n<ul>\n<li>alla molteplicit\u00e0 delle strutture chimiche e dei modi e meccanismi di azione da cui consegue la possibilit\u00e0 di indurre uno spettro di effetti avversi la cui conoscenza \u00e8 tuttora incompleta (per cui vale sempre il principio di precauzione);<\/li>\n<li>alla loro diffusa esposizione, la cui sorveglianza \u00e8 resa maggiormente complessa dalla capacit\u00e0 di persistenza e bioaccumulo di diversi gruppi di IE (ad. es, policlorobifenili, ritardanti di fiamma bromurati, composti perfluorati), nonch\u00e9 alla possibilit\u00e0 di una esposizione combinata attraverso la dieta e l\u2019ambiente a diversi IE con effetti additivi e\/o sinergici;<\/li>\n<li>alla difficolt\u00e0 di valutare correttamente il rischio per gli effetti a lungo termine in seguito ad esposizioni precoci (<em>in utero <\/em>o durante le fasi dello sviluppo) sui tessuti endocrino-dipendenti e di conseguenza sulle patologie cronico-degenerative su base endocrina quali quelle metaboliche, del sistema riproduttivo e del sistema nervoso nonch\u00e9 sulla maggiore suscettibilit\u00e0 agli eventi tumorali e alle disfunzioni del sistema immunitario;<\/li>\n<li>alla vulnerabilit\u00e0 a specifici IE a seconda del genere di appartenenza, della fase del ciclo vitale di esposizione, delle abitudini alimentari e pi\u00f9 in generale degli stili di vita.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Recentemente, considerando le malattie umane nelle quali gli IE hanno un ruolo dimostrato da molteplici studi sperimentali e\/o epidemiologici, la <em>Health and<\/em> <em>Environment Alliance <\/em>(HEAL) ha calcolato che in Europa si potrebbero risparmiare decine di miliardi di euro per anno se le legislazioni comunitarie e nazionali promuovessero la prevenzione dell\u2019esposizione agli IE associati a patologie quali i disordini riproduttivi femminili e maschili legati al rischio di infertilit\u00e0, alle anomalie congenite del sistema riproduttivo (ad es., ipospadia e criptorchidismo), ai tumori della prostata, della mammella e dei testicoli, ai disturbi dello sviluppo neuro-comportamentale e cognitivo (tra cui anche forme di autismo) e ai disordini metabolici come l\u2019obesit\u00e0 e il diabete di tipo II\u201d (3).<\/p>\n<p>I dati della ricerca, pertanto, sottolineano il ruolo pervasivo e nefasto che gli interferenti endocrini hanno con compromissione delle matrici ambientali (acqua, aria, suolo, sottosuolo), mutazioni epigenetiche con aumento delle malattie a carico del sistema endocrino, riproduttivo e immunitario. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull\u2019individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>EFFETTI SULLA SALUTE UMANA <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La biochimica dei fitofarmaci (pesticidi) si caratterizza per:<\/p>\n<ul>\n<li>persistenza nel suolo e nelle acque con danni diretti e permanenti agli ecosistemi acquatici<\/li>\n<li>bioaccumulo nei tessuti animali<\/li>\n<li>insorgenza di resistenze e conseguente necessit\u00e0 di prodotti chimici sempre pi\u00f9 potenti<\/li>\n<li>tossicit\u00e0 a largo spettro in grado di distruggere indistintamente molte specie di insetti anche utili (bombi, farfalle, api) come avviene ad esempio nel caso della moria di api da neonicotinoidi<\/li>\n<\/ul>\n<p>I gruppi principali di pesticidi a interferenza endocrina \u2013 ossia ad azione mutagena e cancerogena correlati a diversi tipi di cancro \u2013 sono:<\/p>\n<ul>\n<li>insetticidi clorurati (lindano, dieldrin)<\/li>\n<li>fungicidi (vinclozolin, linorun)<\/li>\n<li>trazoli (ciproconazolo)<\/li>\n<li>imidazoli (imizaloil)<\/li>\n<li>triazine (atrazina, simazina)<\/li>\n<li>etilene bisditiocarbammatil (mancozeb)<\/li>\n<li>coformulanti (alchifenoli)<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una recente revisione pubblicata nel 2010 presenta i risultati dei danni alla salute umana da pesticidi (4):<\/p>\n<ul>\n<li>danni al sistema immunitario<\/li>\n<li>danni riproduttivi, in particolare riduzione della fertilit\u00e0 maschile<\/li>\n<li>danni al sistema endocrino (in particolare alla tiroide)<\/li>\n<li>danni neurologici<\/li>\n<li>danni cognitivi<\/li>\n<li>danni di vario genere alla salute infantile per esposizione in utero (otite, asma, stress respiratorio, diminuzione della crescita fetale e durata della gestazione, alcuni tipi di malformazioni)<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Va sottolineato come molti organismi scientifici, OMS in testa insieme alle associazioni dei pediatri, parlino ormai della responsabilit\u00e0 dei pesticidi in quella che gli addetti ai lavori definiscono la <em>Pandemia silenziosa<\/em>, ovverosia i gravi danni neuropsichici e comportamentali che sempre pi\u00f9 si osservano nell\u2019infanzia (deficit di attenzione e di iperattivit\u00e0, autismo, riduzione del quoziente intellettivo).<\/p>\n<p>E\u2019 del 2006 lo studio pubblicato sulla rivista <em>Lancet<\/em> (5) comprendente il lungo elenco di 202 sostanze tossiche per il cervello umano, tra le quali 90 pesticidi, come il clorpirifos che uno studio successivo, del 2009, correla alle patologie neurodegenerative dell\u2019adulto (6).La conseguenza dell\u2019uso dei pesticidi, che nel nostro Paese \u00e8 massiccio e crescente, comporta la contaminazione delle matrici ambientali, acque incluse, interessando le falde, come documenta l\u2019indagine \u00a0ISPRA 2013, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (7).<\/p>\n<p>Per dare l\u2019idea dell\u2019abuso e dei crimini che si compiono in Italia a danno della salute collettiva, valgono i dati di raffronto con gli altri Stati d\u2019Europa circa i quantitativi annuali di chimica impiegati nell\u2019agricoltura che non hanno eguali: l\u2019ISTAT, nel 2007, ha accertato l\u2019impiego di 153,4 migliaia di tonnellate di sostanze chimiche sul suolo, con un quantitativo medio distribuito pari a 5,64 chilogrammi per ettaro. Non sorprendono, allora, le risultanze di studi sulla mortalit\u00e0 degli agricoltori come quelle emerse in Italia (8) che hanno riscontrato \u201clivelli di rischio generalmente pi\u00f9 elevati per i lavoratori e le lavoratrici del settore agricolo rispetto agli altri settori e segnatamente a quello industriale (\u2026), profondi cambiamenti che negli ultimi decenni hanno mutato il volto dell\u2019agricoltura dei paesi sviluppati, vale a dire l\u2019impiego massiccio e sistematico di sostanze chimiche di sintesi (fungicidi, diserbanti, insetticidi e concimi)\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La vita quotidiana \u00e8 imbevuta e sommersa di chimica, la si ritrova ovunque; le popolazioni vivono esposizioni continue, multiforme e massicce, veri e propri cocktail di principi attivi interferenti con i sistemi ormonali, riproduttivi e metabolici. Basti dire che le molecole di pesticidi si rintracciano nel cordone ombelicale e nel latte materno! Ci\u00f2 perch\u00e9 le molecole \u2013 e cos\u00ec si comportano, ad esempio, il clorpirifos metile e il dimetoato, due dei fitofarmaci che la succitata determinazione regionale contempla \u2013 si fissano alla parte grassa della materia (ad esempio latte e olii) contaminandola pericolosamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Puntuale il documento EFSA 2015 (9) che proprio in merito ai trattamenti chimici in materia Xylella evidenzia i rischi per la salute:<em>\u201cL\u2019uso intensivo di trattamenti insetticidi per limitare la trasmissione della malattia e il controllo dell&#8217;insetto vettore pu\u00f2 avere conseguenze dirette e indirette sull\u2019ambiente, modificando intere catene alimentari con conseguenze a cascata, a vari livelli trofici. Ad esempio, si guarda con grande preoccupazione all\u2019attuale impatto indiretto dei pesticidi sull\u2019impollinazione (EFSA, 2013b). A ci\u00f2 si aggiunga che i trattamenti insetticida su larga scala costituiscono rischi per la salute umana e animale\u201d <\/em>(pag. 66).<em> <\/em><\/p>\n<p>Le molecole dei pesticidi, infatti, hanno da tempo contaminato le nostre acque, i nostri terreni e quindi il nostro cibo, finendo per ritrovarsi nel latte materno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>SALENTO DA RECORD NELL\u2019USO DELLA CHIMICA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I dati elaborati dall\u2019Agenzia Regionale per l\u2019Ambiente nella Relazione sullo stato di salute del 2011 dicono che la Puglia, con 155.555 quintali di prodotto distribuito nel 2010, \u00e8 al quarto posto in Italia per quantit\u00e0 di fitofarmaci utilizzati. Nel Leccese, due anni fa, ne sono stati impiegati 2.032.691 chilogrammi, il 15 per cento in pi\u00f9 rispetto al 2009. Ma dal conteggio sfuggono i dati relativi ad una delle pratiche pi\u00f9 diffuse tra le famiglie. Non \u00e8, infatti, solo una questione relativa al mondo imprenditoriale agricolo. Nel Salento, ovunque appestato dai cartelli \u201cZona avvelenata\u201d, l\u2019uso di diserbanti, fungicidi e concimi sintetici \u00e8 pratica pi\u00f9 che ordinaria anche tra i piccoli produttori. Pure tra chi coltiva l\u2019orto per s\u00e9. Una stortura figlia di una mancata consapevolezza degli effetti sulla salute e della facilit\u00e0 estrema dell\u2019acquisto dei prodotti tossici, persino nei supermercati. Come nel caso del clorpirifos, della famiglia dei pesticidi \u201corganofosforici\u201d, tra i pi\u00f9 utilizzati in agricoltura, la cui tossicit\u00e0 \u00e8 ben evidenziata nei rapporti di ricerca dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0, che dimostrano come il clorpirifos \u00e8 un interferente endocrino, con meccanismi inediti ed inattesi ed effetti a lungo termine sulla regolazione neuro-endocrina e tiroidea. Vuol dire che ha la capacit\u00e0 di alterare i meccanismi di regolazione ormonale e causare ipereccitazione del sistema nervoso, soprattutto nei bambini. Gli effetti del clorpirifos sono particolarmente rilevanti infatti quando ad essere esposti sono gruppi maggiormente vulnerabili come le donne in gravidanza e, di conseguenza, il feto ed i bambini.<\/p>\n<p>E\u2019 bene ricordare infatti la recente vicenda della presenza del clorpirifos nell\u2019olio pugliese, per cui gli USA hanno bloccato un centinaio di container nei porti di New York e di Seattle, cosa che ha indotto la Regione Puglia a revocare l\u2019utilizzo del pesticida su olivo, proprio a causa della sua elevata liposolubilit\u00e0.<\/p>\n<p>Pertanto, nella vicenda Xylella, quel che preoccupa, visti i dati epidemiologici d&#8217;incidenza delle malattie correlati con le progressive e sempre pi\u00f9 dissennate modificazioni nelle condizioni di vita degli ecosistemi dovuti alla chimica, \u00e8 la decisione di ricorrere a ulteriori quantitativi di pesticidi, gravando sul profilo di salute della popolazione e del territorio locale gi\u00e0 seriamente compromessi. La provincia di Lecce detiene primati negativi in fatto di incidenza di malattia oncologica e di consumo di pesticidi: inondare le campagne e le colture di fitofarmaci \u00e8 la condanna certa dei luoghi e degli organismi viventi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019EMERGENZA TUMORI IN PROVINCIA DI LECCE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo studio dei dati provenienti da organismi ufficiali (ISTAT, registri tumori, OER Puglia) delineano la tendenza negativa del trend di incidenza e di malattia oncologica nella provincia di Lecce.<\/p>\n<p>Nel 1990, in Italia si ebbero circa 148.000 decessi per tumore, con un tasso grezzo per 10.000 abitanti pari a 26,1. In Puglia, sempre nel 1990, si registrarono 7.200 morti per tumore (tasso grezzo di 17,9). Ma gi\u00e0 nel 1990 la provincia di Lecce si segnalava per un dato superiore rispetto alla media regionale: 1.500 decessi (tasso grezzo di 19,8). Si mostrava quindi come la Puglia accusasse una mortalit\u00e0 del 30% inferiore rispetto alla media nazionale (se rapportata poi a quella di alcune regioni del nord, addirittura ancora pi\u00f9 bassa). Differenza che, per la provincia di Lecce, scendeva invece al 23%.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se raffrontiamo questi dati con quelli di un ventennio dopo, troviamo che in Italia nel 2011 si sono registrati circa 176.000 decessi per tumore, con un tasso grezzo di 29,2 (3 punti superiore a quello del 1990). In Puglia, nel 2011, si sono avuti circa 9.800 decessi e il tasso \u00e8 stato del 24,1. Pur in presenza di un incremento della mortalit\u00e0 che sembra riguardare l\u2019intero territorio nazionale, tuttavia non pu\u00f2 non colpire l\u2019accelerazione dell\u2019incremento pugliese rispetto al dato nazionale. Infatti il divario a favore della Puglia veniva a ridursi al 18%.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma ancor pi\u00f9 drammatico \u00e8 il dato che emergeva a carico della provincia di Lecce, la quale nel 2011 ha avuto oltre 2.200 morti per tumore, con un tasso del 27,2, solo il 7% in meno rispetto alla media nazionale.<\/p>\n<p>Se ci si sofferma sul dato della provincia di Lecce, si pu\u00f2 cogliere l\u2019 \u201canomalia\u201d della situazione, quando si paragoni il suo tasso di mortalit\u00e0 per tumore a quello della Puglia. Nel 2011, Lecce registrava un tasso di ben 3,1 punti superiore a quello regionale. Tradotto in termini concreti, significa che la provincia di Lecce ha avuto 252 decessi in pi\u00f9 rispetto a quelli che ci si sarebbe attesi se fosse stata rispettata la media regionale. Ma ancor pi\u00f9 evidente \u00e8 la negativit\u00e0 a carico del territorio provinciale leccese, se si stabilisce un confronto con la provincia di Bari. Qui, \u00e8 bene precisare che i dati del 2011 relativi a quest\u2019ultima provincia, per avere una omogeneit\u00e0 rispetto a quelli degli anni precedenti, sono stati stimati ricomprendendo nel suo ambito quei Comuni ora facenti parte della nuova provincia BAT (Barletta, Andria, Trani). Ebbene, nel 2011, la provincia di Lecce ha fatto registrare un tasso di mortalit\u00e0 per tumore di ben 5,1 punti superiore (il 20% in pi\u00f9) rispetto alla provincia di Bari (444 decessi in pi\u00f9 rispetto a quelli che si sarebbero avuti con un tasso pari a quello barese).<\/p>\n<p>In questo panorama non certo confortante emerge poi un dato che pi\u00f9 di ogni altro evidenzia l\u2019allarmante situazione, dal punto di vista epidemiologico, che caratterizza la provincia di Lecce: intendiamo riferirci alla mortalit\u00e0 per tumore del polmone. E\u2019 un dato ormai storico, segnalato in tempi non sospetti da LILT provinciale di Lecce e sempre sottovalutato o attribuito, in maniera fuorviante, a cause che non sono tuttavia in grado di spiegarlo.<\/p>\n<p>E\u2019 bene analizzare i dati in dettaglio. Nel 1990, si registrarono in Italia 29.500 decessi per tumore del polmone (25.000 uomini e 4.500 donne, con tassi rispettivamente del 9,1 e dell\u20191,5 per 10.000 residenti). E\u2019 bene precisare che in alcune regioni del nord, i tassi erano ancor pi\u00f9 elevati rispetto alla media nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Puglia, nel 1990, si ebbero oltre 1.500 decessi per tumore del polmone (1.350 uomini e 150 donne, con tassi rispettivamente del 7 e dello 0,7 per 10.000 residenti). La regione Puglia faceva quindi registrare a suo favore una differenza del 23% in meno tra gli uomini e del 53% in meno tra le donne. Ma nella provincia di Lecce, sempre nel 1990, si ebbero 368 decessi per tumore del polmone (338 uomini e 30 donne, con tassi rispettivamente del 9,2 e dello 0,8 per 10.000 residenti). Il dato era dunque in decisa controtendenza: per gli uomini, il tasso era addirittura superiore a quello nazionale, mentre per le donne era quasi in linea col dato regionale pugliese, ossia minore del 47% rispetto alla media nazionale. Se si viene quindi ai dati di un ventennio dopo, troviamo che in Italia nel 2011 si sono avuti 33.800 decessi per tumore del polmone (25.200 tra gli uomini e 8.600 tra le donne, con tassi rispettivi dell\u20198,7 e del 2,8 per 10.000 residenti). La tendenza che sembra delinearsi a livello nazionale \u00e8 quella di un calo della mortalit\u00e0 nel nord per i maschi, con aumento invece nel sud; e di un aumento generalizzato della mortalit\u00e0 tra le donne. In Puglia, poi, nel 2011 si sono registrati 1.865 decessi per tumore del polmone (1.543 uomini e 322 donne, con tassi rispettivi del 7,7 e dell\u20191,5 per 10.000 residenti). Rispetto al dato nazionale, le differenze a vantaggio della Puglia, mentre si mantengono pressoch\u00e9 inalterate tra le donne (- 47%), sono invece in decisa sfavorevole riduzione (solo il 12% in meno) tra gli uomini. Ma questo dato regionale, in quanto considerato complessivamente e indiscriminatamente, risulta ingannevole e copre la realt\u00e0 eclatante della provincia di Lecce.<\/p>\n<p>In essa, infatti, nel 2011, si sono verificati 519 decessi per tumore del polmone (429 maschi e 90 donne, con tassi per 10.000 residenti, rispettivamente dell\u201911,1 e del 2,2).<\/p>\n<p>Tra gli uomini, si supera pertanto del 22% la media nazionale (e del 30% quella regionale); tra le donne, il divario, rispetto al dato complessivo italiano, che era del 47% nel 1990, si riduce al 20%, ma essendo anche qui superiore di oltre il 30% rispetto alla media regionale.<\/p>\n<p>Scorrendo anzi i tassi delle varie regioni italiane, si trova che ormai la provincia di Lecce si colloca, tra gli uomini, in vetta alla classifica della mortalit\u00e0 per tumore del polmone.<\/p>\n<p>Si pensi, per avere un raffronto concreto, che nel 2011, in provincia di Bari si sono avuti 480 decessi per tumore del polmone tra gli uomini, mentre in provincia di Lecce sono stati 429. Ma la provincia di Bari ha una popolazione doppia rispetto a quella di Lecce. Se quest\u2019ultima fosse stata in linea con Bari, avremmo avuto 240 decessi e non 429. Il tasso leccese \u00e8 dunque quasi il doppio di quello barese. Ma anche nelle donne il dato desta preoccupazione: a fronte di una popolazione doppia, in provincia di Bari nel 2011 sono decedute per tumore del polmone 108 donne, mentre nella provincia di Lecce 90, con un tasso quindi di poco inferiore al doppio. Rispettando la media<\/p>\n<p>del barese, sarebbero decedute 53 donne e non 90.<\/p>\n<p>Questo incremento significativo, in provincia di Lecce, dei tassi di mortalit\u00e0 per tumore del polmone anche tra le donne, \u00e8 un dato che merita molta attenzione. Fatti salvi ipotetici fattori protettivi del sesso femminile nei confronti della neoplasia polmonare, non si pu\u00f2 non rilevare la significativit\u00e0 statistica dell\u2019incremento dei tassi che si registrano negli ultimi anni, che sembrano<\/p>\n<p>configurare una tendenza costante all\u2019aumento. E\u2019 un dato, questo, che chiama in causa modificazioni del contesto ambientale e di vita, quali possibili determinanti del fenomeno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Importante \u00e8 riflettere anche su un altro tipo di neoplasia, quello della vescica. Anche in questo caso, storicamente, la provincia di Lecce mostra, tra gli uomini, un tasso di mortalit\u00e0 superiore del 25% rispetto alla media nazionale e del 20% rispetto a quella regionale.<\/p>\n<p>Dato che \u00e8 ormai acquisito che il 90% dei casi di cancro \u00e8 dovuto alla presenza nell\u2019ambiente di fattori di rischio oncologico, \u00e8 evidente come in questi ultimi decenni in provincia di Lecce debbano essersi verificate significative modificazioni\u00a0 tali da spiegare un simile incremento, che, in alcuni casi, supera il dato nazionale. Si tenga presente che il dato di mortalit\u00e0 non fotografa compiutamente la realt\u00e0 del territorio. Oggi, infatti, rispetto a 20-30 anni fa, grazie alle cure pi\u00f9 efficaci si riescono a guarire o almeno a fermare, per un pi\u00f9 lungo periodo di tempo, molte forme di neoplasia. Pertanto, l\u2019incidenza (ossia il nuovo numero di casi ogni anno) rispetto al passato deve essere ancora pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>Diversamente da quanto sta avvenendo nell\u2019Occidente e negli USA, dove gi\u00e0 da tempo la mortalit\u00e0 per cancro \u00e8 in diminuzione, in virt\u00f9 di scelte non solo di politica sanitaria, ma anche e soprattutto economiche e sociali, nel sud Italia, e segnatamente nella provincia di Lecce, si registra invece una pericolosa controtendenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><br clear=\"ALL\" \/> <strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>WHO 2012, <em>State of the science of endocrine disrupting chemicals<\/em><\/li>\n<li>W. Mnif et al. <em>Effect of Endocrine Disruptor Pesticides: a review &#8211; <\/em>Int J Environ Res Public Health 2011, 8, 2265-2303; F. Perera, J. Herbstman, <em>Prenatal exposures, epigenetics, and disease<\/em> \u00a0&#8211; Reprod Toxicol 2011 31(3) 363-373<\/li>\n<li>S. Lorenzetti, A. Mantovani &#8211; <em>Il principio di sostituzione per gli interferenti endocrini: il progetto europeo LIFE-EDESIA<\/em> in Il Cesalpino n.37\/2014<\/li>\n<li>C. Robyan, RN Gyldan, <em>Pesticides and Health risks<\/em> &#8211; JOGNN 2010, 39103-110<\/li>\n<li>P. Grandjean,\u00a0 PJ Landrigan,\u00a0 <em>Developmental neurotoxicity of industrial chemicals<\/em> \u2013 Lancet, 2006 Dec 16;368(9553):2167-78. Review<\/li>\n<li>NM. Gatto et al, <em>Well-Water consumption and Parkinson\u2019s disease<\/em> in rural California Environ Health Perspect. 2009 117 num 12 dec.<\/li>\n<li>Rapporto ISPRA 2013, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale<\/li>\n<li>L. Bartoli,V. Bartoli, A. Severo, <em>La mortalit\u00e0 italiana in agricoltura a confronto con industrie e terziario<\/em> in Agriregionieuropa, anno 6 n. 23 dicembre 2010<\/li>\n<li><em>9.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>European Food Safety Authority (EFSA), <em>Scientific Opinion on the risk to plant health posed by Xylella fastidiosa\u00a0 in the EU territory, with the identification\u00a0 and evaluation of risk reduction options<\/em> &#8211; EFSA Journal 2015; 13 (1): 3989<em><\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ISTAT<\/p>\n<p>OER Puglia \u2013 Osservatorio Epidemiologico Regionale<\/p>\n<p><em>Documento elaborato a cura della LILT di Lecce in data 5 marzo 2015<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/07\/lega-italiana-per-la-lotta-ai-tumori-caso-xylella-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/07\/lega-italiana-per-la-lotta-ai-tumori-caso-xylella-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il termine \u201cpesticida\u201d si indicano tutte quelle sostanze che interferiscono o distruggono organismi viventi animali o vegetali. 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