{"id":46801,"date":"2015-03-21T11:34:09","date_gmt":"2015-03-21T10:34:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=46801"},"modified":"2015-03-21T11:34:09","modified_gmt":"2015-03-21T10:34:09","slug":"obj-mostra-fotografica-personale-di-bruno-barillari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/21\/obj-mostra-fotografica-personale-di-bruno-barillari\/","title":{"rendered":"OBJ MOSTRA FOTOGRAFICA PERSONALE DI BRUNO BARILLARI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/locandina2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/locandina2-213x300.jpg\" alt=\"\" title=\"locandina\" width=\"213\" height=\"300\" class=\"alignleft size-medium wp-image-46802\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/locandina2-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/locandina2.jpg 499w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>Si terr\u00e0 da oggi,\u00a0<strong>21 marzo al 5 aprile 2015<\/strong> la mostra fotografica personale di <strong>Bruno Barillari <\/strong>allestita nelle sale della<strong> galleria Scaramuzza Arte Contemporanea <\/strong>a<strong> Lecce, in via Libertini, 70. <\/strong>Vernissage,<strong> <\/strong>con le bollicine di <em>champagne Bruno Paillard<\/em>,<strong> sabato 21 marzo ore 19. <\/strong>La presentazione sar\u00e0 a cura del critico d\u2019arte <strong>Toti Carpentieri<\/strong> \u00a0e di <strong>Roberto Mutti <\/strong>direttore di <em>Kair\u00f2s magazine<\/em>, docente presso l\u2019Istituto italiano di fotografia e l\u2019Accademia del Teatro alla Scala di Milano e collaboratore del quotidiano \u201c<em>La Repubblica<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201c.OBJ<\/strong>\u201d il titolo emblematico rimanda alle iniziali del termine <em>oggetto<\/em>, (dal lat. mediev. <em>obiectum<\/em>, neutro sostantivato di <em>obiectus<\/em>, part. pass. di <em>obic\u0115re<\/em>) che, per definizione, significa \u00abporre innanzi\u00bb; propr. \u00abci\u00f2 che \u00e8 posto innanzi (al pensiero o alla vista)\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 uno sguardo poetico quello di <strong>Bruno Barillari<\/strong> che, per questo progetto espositivo, ha scelto il fascino della pellicola in bianco e nero, quasi dimenticata nell\u2019era digitale e la magia che avviene nella camera oscura.\u00a0 Nelle inquadrature sono finiti gli oggetti, spesso disseminati negli angoli pi\u00f9 nascosti delle nostre case e delle nostre vite, spiega lo stesso fotografo: \u201c<em>gli oggetti si ripongono davanti ai nostri occhi e ai nostri pensieri e quando li guardiamo con l\u2019anima o li tocchiamo con la pelle ci trasmettono quantit\u00e0 sufficienti di emozioni da farci crescere in un istante o rimanere bambini per tutta la vita<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Gli oggetti fotografati da <strong>Bruno Barillari<\/strong> si animano dietro il mirino della sua fotocamera per raccontare nuove storie, sfogliando tra le pagine di ricordi condivisibili perch\u00e9 \u00e8 questo ci\u00f2 che accade quando l\u2019immagine diventa poesia: l\u2019oggetto ritratto nella completezza della sua forma diventa, attingendo dalla terminologia linguistica, significante e significato. Idea, talvolta sogno. Il pensiero va oltre ci\u00f2 che vede. E ci si ritrova dentro le emozioni, le forme e si comprende il valore della bellezza. E sentiamo che tutto questo appartiene anche un po\u2019 a noi. Cos\u00ec l\u2019accostamento di tre semplici chiavi rimanda al concetto di famiglia come gli ingranaggi di un meccanismo, rintracciato tra gli oggetti conservati \u201c<em>da un padre, figlio a sua volta di chi era cresciuto nell\u2019officina del nonno<\/em>\u201d, diventano metafora della vita stessa che gira come su ruote dentate incastrando situazioni che si ripetono all\u2019infinito. Gioie e dolori, attese e sogni\u2026 di generazione in generazione. Una rosa tra le pieghe di un foglio incartocciato rinvia ai petali di rosa che c\u2019\u00e8 capitato, almeno una volta, di racchiudere tra le pagine di un libro insieme al pensiero pi\u00f9 intimo e segreto. Una biglia in bilico, l\u2019ombra di una sedia ottenuta piegando la gabbietta ferma tappo di una bottiglia di spumante o ancora una lumaca con la sua conchiglia fatta di spago perch\u00e9 il filo dei ricordi serve a tessere i giorni della nostra vita. In fondo potremmo mai fare a meno dei ricordi? Come asseriva Italo Calvino \u201c<em>la vita \u00e8 un insieme d\u2019avvenimenti di cui l\u2019ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l\u2019insieme, non perch\u00e9 conti di pi\u00f9 dei precedenti ma perch\u00e9 inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non \u00e8 cronologico, ma risponde a un\u2019architettura interna\u201d.<\/em> \u00a0Un\u2019architettura costruita sulle immagini, magari di oggetti, che ci aiutano a non dimenticare.<\/p>\n<p>Il punto prima delle lettere <strong>OBJ<\/strong> \u00e8 quasi un rimando all\u2019estensione jpg, che solitamente indica un file di immagine, ma non \u00e8 il caso delle foto in mostra che sono state realizzate in analogico. E, novit\u00e0 assoluta, la stampa delle foto che \u00e8 stata realizzata da <strong>Andrea Mosso<\/strong> (fotografo nonch\u00e9 fondatore dell\u2019associazione CAMERAOSCURA e docente di tecniche antiche presso l\u2019Isci di Roma) mediante la tecnica di stampa AMOS, da lui brevettata e presentata da poco in Italia. Una tecnica che consiste nel trasferimento chimico degli inchiostri da una matrice ottenuta digitalmente su un nuovo supporto, in questo caso un pannello di legno preparato con specifici intonaci. Un procedimento caratterizzato dall\u2019artigianalit\u00e0 di una fase del suo processo e il posizionamento manuale della matrice rende la stampa unica e irripetibile. Il catalogo, pubblicato in tiratura limitata per i tipi de <strong>Il Raggio Verde edizioni<\/strong>, \u00e8 impreziosito dai testi di <strong>Toti Carpentieri <\/strong>e di<strong> Roberto Mutti<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bruno Barillari<\/strong> nasce a Galatina, Lecce il 3 aprile del 1973. Eredita la passione per la fotografia insieme ad una Rolleiflex biottica GX 2,8 nel 1987. A pochi esami dalla laurea in Economia e Commercio a Parma si diploma invece, nel 1997, all\u2019Istituto Italiano di Fotografia di Milano \u201cpreferendo lavorare con la luce che vivere di riflesso\u2026\u201d Dedica il tempo libero alla ricerca, nell\u2019accezione pura del termine. Odiando le etichette, soprattutto nel suo settore, ama considerarsi semplicemente un uomo che scatta fotografie. Tra le ultime esposizioni lo scorso novembre ha esposto a Parigi nell\u2019ambito del fotofever al Carrousel du Louvre.\u00a0\u00a0 Le sue foto sono pubblicate dalle pi\u00f9 prestigiose riviste tra le quali Vogue, AD, Sposabella, Dove, Times e quotidiani tra cui il Corriere della Sera, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Sole 24 Ore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ufficio Stampa<\/p>\n<p>Antonietta Fulvio<\/p>\n<p>3394487602<\/p>\n<p><strong>TESTI CRITICI <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>CECI N\u2019EST PAS UN OBJET <\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La provocazione delle immagini\u00a0 <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>di TOTI CARPENTIERI<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ma a chi appartiene la fotografia?<\/p>\n<p>Questo interrogativo si ripropone ogni qualvolta che cerchiamo di analizzare il rapporto esistente tra le immagini e le cose, rammentando, altres\u00ec, quelle affermazioni di Roland Barthes che parlano di et\u00e0 della fotografia e del suo connettersi \u201call\u2019irruzione del privato nel pubblico, o piuttosto alla creazione di un nuovo valore sociale che \u00e8 la pubblicit\u00e0 del privato\u201d.<\/p>\n<p>Accade, allora, che le immagini riscoprano la nostra vita, e il suo dipanarsi nel tempo; spesso secondo una precisa articolazione narrativa che sembra quasi voler confutare quella caratteristica di \u201cisolare nel tempo momenti singoli\u201d che Marshall McLuhan riconosceva al <em>medium<\/em> in quanto ed essenzialmente tale.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 dagli incontri e dai dialoghi con Luigi Carluccio, ovvero con colui che con Daniela Palazzoli e con \u201c<em>Combattimento per un&#8217;immagine. Fotografi e pittori\u201d, <\/em><em>la mostra tenutasi nella <\/em>Galleria Civica d&#8217;Arte Moderna di Torino dal marzo all&#8217;aprile millenovecentosettantatre, seppe attivare una nuova attenzione nei confronti della fotografia in Italia, che consegue il nostro \u2013e non solo- intenderla contemporaneamente strumento e\/o linguaggio oltre che <em>filtro<\/em> \u201cprovocato e provocatorio\u201d che si rapporta alle cose e alla loro storia.<\/p>\n<p>Fatto questo ben visibile nelle tredici immagini (realizzate tutte in un rigoroso bianco e nero su negativo e 4&#215;5\u201d, opportunamente sviluppate, digitalizzate e quindi trasferite su gesso in una irrepetibile unicit\u00e0) di Bruno Barillari che costituiscono il<em> corpus<\/em> di questa mostra, che nel titolo \u201cOBJ\u201d sollecita un\u2019immediata riflessione sul termine <em>genere<\/em> all\u2019interno della fotografia (quel riconoscere al paesaggio e alla fotografia di gruppo la chiara matrice pittorica, ad esempio. Ma anche altro) tra sensi e significati diversi. E spiazzamenti, perfino.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio il <em>senso<\/em> (quel suo essere, ben oltre l\u2019immagine, sensazione e percezione, concetto e significato) il punto chiave della ricerca di Bruno Barillari, guardando all\u2019oggetto e al contesto, alla sua estensione e alla sua durata. Ovvero, alla memoria. E quindi, ai luoghi, al tempo. Oltre che ai loro inevitabili rimandi. E non \u00e8 casuale che lo stesso artista ci abbia detto: \u201cRitraendo i miei oggetti, ho come fatto dei ritratti ai singoli proprietari, anche senza averli mai visti n\u00e9 conosciuti\u201d, riconoscendo alle immagini uno <em>status<\/em> di metafisicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma questo non vuol forse dire immergersi nelle riflessioni fatte da Umberto Eco sulla teoria della fotografia e sulle sue tre fasi, riconoscendo alle foto di Barillari il situarsi nel terzo livello, ovvero l\u00e0 dove dominano i codici culturali, le implicazioni ideologiche e le finalit\u00e0 estetiche? Tredici immagini, quindi, dalle quali emerge l\u2019occhio impassibile, la capacit\u00e0 di selezionare, costruire e interpretare, in una sorta di precisa ed inequivocabile \u201cmessa in scena\u201d.<\/p>\n<p>E cos\u00ec tra oggettualit\u00e0 diverse che vanno da un antico strumento musicale a giocose ed infantili presenze, a congegni, chiodi, meccanismi, arnesi, utensili, attrezzi, scarpe, aggeggi, chiavi, dispositivi, apparecchi, ingranaggi, macchine, e perfino alla sedia del nonno dentista, il fotografo si fa autore di un vero e proprio <em>detournement <\/em>ovvero di un capovolgimento del significato. Rammentando che l\u2019immagine fotografica \u00e8 sempre un\u2019altra cosa rispetto all\u2019oggetto fotografato (non fosse altro che per la capacit\u00e0 di rivelare i significati che si celano dietro le forme delle cose), e rendendo credibile \u2013come affermato da Francesca Alinovi- ogni scenario proposto.<\/p>\n<p>\u201cCeci n\u2019est pas une pipe\u201d aveva scritto Ren\u00e9 Magritte in calce ad una pipa dipinta!<\/p>\n<p>Accade, allora, che le presenze trovate, inventate, e fotografate dall\u2019ancor giovane artista, nel ribaltamento del <em>senso<\/em>, ci facciano percepire quello che per Barthes \u00e8 l\u2019insolente legame (riconducibile all\u2019ipotesi della traccia e dell\u2019emanazione) che congiunge la fotografia al proprio oggetto, riconoscendo alla singola immagine la dimensione del racconto. Ovvero, come ci ha detto Barillari, la capacit\u00e0 di \u201cracchiudere una storia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>TESTI CRITICI <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019IMPREVEDIBILE VITALIT\u00c0 DEGLI OGGETTI\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>di <\/strong><strong>ROBERTO MUTTI <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Misurarsi con gli oggetti \u00e8, per un fotografo, una vera e propria arte perch\u00e9 non si trova di fronte alla complessit\u00e0 di un paesaggio di cui cogliere l\u2019armonia, all\u2019imprevedibilit\u00e0 di un istante da fermare nella sua unicit\u00e0, al mistero che emana da ogni corpo, alle mille espressioni che un volto sa trasmettere. Il confronto si svolge, invece, nello spazio definito di uno studio dove i movimenti sono volutamente lenti perch\u00e9 frutto di una lunga riflessione e l\u2019esito \u00e8 simile a una sfida: quella di conferire a un oggetto la vitalit\u00e0 che il senso comune gli nega.<\/p>\n<p>La ricerca condotta da Bruno Barillari si sviluppa a partire da alcune condizioni imprescindibili: la sicura padronanza della tecnica, la conoscenza critica di quanto \u00e8 stato fatto nel passato e la capacit\u00e0 di lasciare il campo aperto all\u2019inventiva. Ci\u00f2 che subito colpisce osservando queste immagini \u00e8 la capacit\u00e0 di realizzare un percorso espressivo che, pur mantenendo la riconoscibilit\u00e0 di uno stile, ha l\u2019innegabile pregio di scegliere ogni volta soluzioni non ripetitive. Ricorrendo al linguaggio usato in campo musicale, verrebbe da dire che Barillari realizza una serie di variazioni sul tema: lo fa con la sicurezza del professionista abituato a dare soluzioni personali ai lavori commissionati e con la leggerezza del creativo che sa osservare ogni aspetto della realt\u00e0 per restituircelo in forme inaspettate e sorprendenti. Pur inducendo l\u2019osservatore a soffermarsi sulla bellezza dei suoi soggetti che la ripresa in banco ottico esalta nei pi\u00f9 minuti dettagli, il fotografo ci suggerisce di guardare oltre per scoprire altri aspetti. Cos\u00ec l\u2019immagine della biglia trasmette quel senso di piacevolezza dato dall\u2019attenta composizione mentre in altri casi \u2013 la scarpa riempita di champagne, la vecchia sedia del dentista, la famigliola impersonificata da tre antiche chiavi \u2013 a dominare \u00e8 l\u2019ironia. Talvolta gli oggetti diventano simboli e per crearli basta un poco di carta leggera appallottolata attorno a un fiore, in altri casi ci si trova di fronte a metafore della vita: la composizione di grossi chiodi \u00e8 insieme rassicurante e minacciosa (blindano la nostra tranquillit\u00e0 o la rendono vana?), lo spaccato di un meccanismo con gli ingranaggi si incastrano alla perfezione evoca un senso di armonica sicurezza.<\/p>\n<p>Misurarsi con gli oggetti \u00e8 un modo per metterli al centro di un immaginario teatro e non \u00e8 un caso se in molte lingue recitare, suonare e giocare sono sinonimi. Il fotografo questa dimensione la coglie proprio ponendosi di fronte ai giocattoli degli adulti che si incantano di fronte a meccanismi resi mobili da una molla e sanno manipolare una gabbietta di un tappo di champagne per farle assumere le sembianze di una seggiola. Poi Bruno Barillari ci aggiunge una luce e crea un\u2019ombra che si allunga netta e scura sul bianco dello sfondo. Ed \u00e8 allora che si scopre il perch\u00e9 pu\u00f2 essere un errore considerare inanimati gli oggetti. Almeno in fotografia.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Titolo: <strong>.OBJ mostra fotografica personale<\/strong><\/p>\n<p>Autore:<strong> Bruno Barillari<\/strong><\/p>\n<p>Periodo:<strong> 21 marzo &#8211; 5 aprile 2015<\/strong><\/p>\n<p>Spazio espositivo:<strong> Scaramuzza Arte Contemporanea \u2013 Lecce, via Libertini, 70<\/strong><\/p>\n<p>Orario di apertura:<strong> tutti i giorni dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:30; luned\u00ec chiuso. Ingresso libero<\/strong><\/p>\n<p>Vernissage:<strong> 21 marzo 2015 ore 19:00 con bollicine <em>Champagne Bruno Paillard <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Preceduto da una<strong><em> <\/em>preview per la stampa alle ore 18:00<\/strong><\/p>\n<p><strong>Presentazione a cura Toti Carpentieri e di Roberto Mutti<\/strong><\/p>\n<p>La stampa delle foto in mostra sono state realizzate mediante tecnica di stampa AMOS da <strong>Andrea Mosso<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Catalogo, in edizione limitata e numerata, edito da Il Raggio Verde edizioni<\/strong><\/p>\n<p><strong>Testi critici di Toti Carpentieri e di Roberto Mutti<\/strong><\/p>\n<p><strong>Traduzione dei testi in lingua inglese a cura di Elena Riccardo<\/strong><\/p>\n<p><strong>ISBN 978-88-89663-84-4<\/strong><\/p>\n<p><strong>website: <\/strong>www.brunobarillari.com<strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Hanno sostenuto la mostra:<strong> Istituto Italiano di Fotografia, Idea Luce, Contre boutiques, Mumati Gioielli, Doppio Zero Emporio Degustazioni, Caff\u00e8 Cittadino, Claudio Quarta Vignaiolo, Enoteca Linciano<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/21\/obj-mostra-fotografica-personale-di-bruno-barillari\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/03\/21\/obj-mostra-fotografica-personale-di-bruno-barillari\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si terr\u00e0 da oggi,\u00a021 marzo al 5 aprile 2015 la mostra fotografica personale di Bruno Barillari allestita nelle sale della galleria Scaramuzza Arte Contemporanea a Lecce, in via Libertini, 70. 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