{"id":47335,"date":"2015-04-02T14:53:13","date_gmt":"2015-04-02T12:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=47335"},"modified":"2015-04-02T16:14:09","modified_gmt":"2015-04-02T14:14:09","slug":"in-nomine-sancti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/02\/in-nomine-sancti\/","title":{"rendered":"IN NOMINE SANCTI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Fontana.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Fontana.jpg\" alt=\"\" title=\"Fontana\" width=\"214\" height=\"300\" class=\"alignleft size-full wp-image-47385\" \/><\/a>Da Affordable Art Fair Milano 2015 a Galatina l\u2019ironia dei santi.<br \/>\nS\u2019inaugura sabato 4 aprile alle 19 presso la galleria d\u2019arte contemporanea Art &amp; Ars Gallery a Galatina (Lecce) la mostra \u201cIn nomine sancti\u201d dopo il successo ottenuto presso Affordable Art Fair Milano 2015, una delle pi\u00f9 importanti fiere-mercato d\u2019Italia. La mostra \u00e8 una rievocazione, in chiave contemporanea con luminarie, cibo e musica folk, delle feste patronali tipiche del meridione d&#8217;Italia, dove la &#8220;santit\u00e0&#8221;, e quindi la vera ragione della festa, passa in secondo piano di fronte alla baraonda costituita da centinaia di mercanti e dove l&#8217;interesse principale \u00e8 rivolto alle offerte commerciali, al luna park o all&#8217;ospite musicale di turno, molto spesso &#8220;osannato&#8221; con molto pi\u00f9 fervore del Santo Patrono. [\u2026In una parafrasi della cerimonia collettiva le opere in mostra enfatizzano l\u2019aspetto profano, rivelando nella santit\u00e0 un mero pretesto, mentre ogni tradizione \u00e8 ridotta ad ennesimo stereotipo vacanziero, degno di d\u00e9pliant turistici ed esportabile al pari dei prodotti enogastronomici\u2026] (Carmelo Cipriani).<\/p>\n<p>[\u2026operazione che, seppur concepita per uno spazio fieristico ed espositivo, mira ad evocare atmosfere e cerimoniali che, di fatto, intridono ogni spazio fisico e mentale dei luoghi al Sud\u2026] (Katia Olivieri)<\/p>\n<p><strong>Testo critico di Carmelo Cipriani<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa Puglia \u00e8 un meraviglioso, austero, paese arcaico\u201d ha scritto Cesare Brandi. Un estremo lembo di terra in cui la modernit\u00e0 sembra avanzare lentamente, salvaguardando tradizioni e testimonianze. Ogni anno schiere di turisti si dirigono a sud calamitate da un\u2019aura di autenticit\u00e0 sempre pi\u00f9 minata da logiche consumistiche. Affascinate dall\u2019incorrotta atmosfera delle sagre e delle feste patronali, si assiepano in affollate piazze alla ricerca di quell\u2019arcaismo che per molti ancora connota la religiosit\u00e0 meridionale. Diversa, ma con esiti non dissimili, la condotta degli autoctoni che, nella generale euforia, partecipano inconsapevoli alla scenica rappresentazione, camminando eccitati tra strade agghindate e odorose, dimenticando origine e fine della celebrazione. A poco servono i richiami degli infastiditi parroci, che, invano, cercano di richiamare all\u2019ordine gli indisciplinati fedeli, nell\u2019estremo tentativo di salvaguardare il misticismo residuo. Ed \u00e8 cos\u00ec che il sacro, suo malgrado, si trasforma nel primum movens di una complessa macchina economica. Ingurgitato dal diffuso laicismo contemporaneo, esso si dilava, fino a disperdersi, tra venditori ambulanti, luculliani banchetti, rappresentazioni vernacolari e quanto di pi\u00f9 caratteristico ogni singola citt\u00e0 ha da offrire.<\/p>\n<p>Innesco per l\u2019eccitazione collettiva sono le luminarie, montate giorni prima, autentico incipit di ogni pubblica ricorrenza, icone deputate a rappresentare la festa nell\u2019immaginario collettivo. Una visione a cui non si \u00e8 sottratto neanche Brandi che ad introduzione del suo appassionato racconto dei riti in onore di san Nicola, ha annotato \u201cC\u2019erano, per i festosi viali di Bari, archi di lampadine a non finire, che rientravano l\u2019uno nell\u2019altro, come cerchi concentrici di un tiro a segno\u201d.<\/p>\n<p>Una pregnanza iconica da cui parte anche il progetto \u201cIn nomine sancti\u201d presentato a Milano da Art and Ars Gallery. Una collettiva di giovani artisti meridionali, in maggioranza pugliesi, impegnati a riflettere sugli atavici concetti di tradizione e santit\u00e0; una sardonica ponderazione attuata mediante una rilettura della festa patronale e dei suoi simboli. Innanzitutto il sacro, alla cui sfera, bench\u00e9 trasposta in ambiente profano, si ricollega il lavoro di Paolo Ferrante, che meditando su frammenti esistenziali, confonde personale e collettivo. In piccole teche in resina, circolari o ovali, l\u2019artista racchiude oggetti disparati (parti d\u2019insetti, pezzi scolpiti, ciondoli, piccoli animali o generici frammenti), riconsiderando il concetto di reliquia, non pi\u00f9 testimonianza eccezionale e astratta, ma residuo della quotidiana esistenza, generatore di sussulti alla memoria e all\u2019immaginazione: anonimi feticci di cui \u00e8 esaltata la consunzione, disposti per essere colti nella loro portata estetica e sociale. Sospese tra sacro e profano, tra la chiesa dei simulacri e la strada degli ambulanti, sono invece le ironiche figure di Antonio Straffella in cui santi e supereroi si contaminano, rivelando interessanti parallelismi tra i poteri taumaturgici dei primi e i superpoteri dei secondi. Nel suo modus cogitandi la religiosit\u00e0 \u00e8 intesa come un terreno elastico, prodotto e animato da un nomadismo culturale in cui suggestioni antipodali si sommano e si compendiano. Una rivisitazione mitografica, nata dall\u2019accostamento di santi passati e futuri, ma anche una riflessione antropologica sulla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di rapportarsi al soprannaturale.<\/p>\n<p>Improntate alla tradizione della ceramica pugliese, da cui desumono materiali e decorazioni, le terrecotte smaltate di Michele Giangrande oltrepassano la pura artigianalit\u00e0 per elevarsi ad una dimensione concettuale, in cui la riflessione sulle antinomie (nascita e morte, arcaismo e modernit\u00e0, essere e apparire) \u00e8 attuata con caustica ironia e raffinatezza esecutiva. Mentre il gallo, simbolo per eccellenza della coroplastica pugliese, riconduce i manufatti ad una precisa area geografica, l\u2019oggetto riprodotto afferisce ad una condizione universale, attuando una remise en question dei concetti di originalit\u00e0 e autorialit\u00e0.<\/p>\n<p>La medesima ironia \u00e8 ravviabile nel lavoro di Dario Agrimi, poliedrico artefice e instancabile sperimentatore. Per l\u2019occasione l\u2019acribia dell\u2019artista si \u00e8 concentrata sull\u2019immancabile complemento di qualunque festa paesana: il cibo. Attraverso un lavoro d\u2019impostazione postconcettuale, il centro del fare artistico \u00e8 spostato dall\u2019esperienza dell\u2019artista alla multiforme reazione dello spettatore. Gli oggetti scelti, simulati o ricreati, si fanno allegorie, simboli di aspetti o comportamenti sociali negati con veemenza eppure tacitamente condivisi. Mediante una stratificazione di smalti l\u2019artista simula un deliziosa pietanza, in parte consumata, rendendo tangibile la contrapposizione tra penitenziale santit\u00e0 e blasfema abbondanza. Ad accrescere l\u2019effetto mimetico contribuiscono il piatto e il cucchiaino, autentici object trouve\u00e8 desunti dal mondo reale, simili a quelli con cui concretamente si servono i dolci nei momenti di festa.<\/p>\n<p>In una parafrasi della cerimonia collettiva le opere in mostra enfatizzano l\u2019aspetto profano, rivelando nella santit\u00e0 un mero pretesto, mentre ogni tradizione \u00e8 ridotta ad ennesimo stereotipo vacanziero, degno di d\u00e9pliant turistici ed esportabile al pari dei prodotti enogastronomici. Una festa in cui nulla \u00e8 come appare ad eccezione dell\u2019atmosfera ricostruita ad hoc per l\u2019occasione. Il tutto con buona pace dei santi titolari, sempre pi\u00f9 soli sui loro dorati piedistalli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Testo critico di Katia Olivieri \u201cL\u2019ironia dei Santi\u201d <\/strong><\/p>\n<p>\u201cCi sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l\u2019ha vista mai. Tutto consiste in questo , vedere la Madonna o non vederla.. I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma, i cretini che la Madonna non la vedono non hanno le ali, sono negati al volo, eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono come se un tale, avendo il piombo alle caviglie e volendo disfarsene, decidesse di tagliarsi i piedi e si trascinasse verso la salvezza. I cretini che non hanno visto la Madonna hanno orrore di s\u00e9, cercano altrove, nelle donne, nelle preghiere, in convenevoli del quotidiano: questo porta a miriadi di altari\u2026 I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei pi\u00f9 stupidi di essi significa pregare. Si prega cos\u00ec oggi, come sempre. Frequentare i pi\u00f9 dotati non vuol dire accostarsi all\u2019assoluto comunque. Essere finalmente il pi\u00f9 cretino. Religione \u00e8 una parola antica. \u201c<\/p>\n<p>L\u2019intenzione trasgressiva e sacrilega di Carmelo Bene ben spiega le ragioni di questa operazione che, seppur concepita per uno spazio fieristico ed espositivo, mira ad evocare atmosfere e cerimoniali che, di fatto, intridono ogni spazio fisico e mentale dei luoghi al Sud. Luoghi di decadenza e fragilit\u00e0 sotterranee, luoghi contaminati da una magia che si \u00e8 fatta portatrice di valori salvifici, strumento di difesa contro le continue crisi che su questa parte di mondo si sono sempre accanite come un capriccio di Dio. E\u2019 un Sud cartina tornasole dell\u2019intera Europa, che ha imparato ad espiare colpe nel ballo di San Vito, nella danza delle spade della notte di San Rocco, nei pellegrinaggi, nelle processioni sotto la casa del boss, nelle edicole votive ed altari improvvisati. In questo mix fecondo e particolare di spiritualit\u00e0 e paganesimo, emerge in un solo gesto una cultura antica che ha sempre fatto materialmente della trascendenza un passaggio appena percepibile tra l\u2019infinitamente basso e l\u2019infinitamente alto. Nel rito, nel sacro, nella devozione verso il Santo patrono le classi subalterne hanno sempre cercato una protezione psicologica dal male, dalla sfortuna, dalla malasorte. Perch\u00e9 i Santi, pi\u00f9 di Ges\u00f9 e della Madonna, hanno sempre goduto di una certa \u201c popolarit\u00e0\u201d, hanno sempre rappresentato qualcosa in pi\u00f9, custodi tutelari, simbolo di una collettivit\u00e0 e del suo senso civico, intermediari tra popolo e quel Dio assente (lo Stato) e indifferente alla condizione della sua gente, anche nei suoi bisogni pi\u00f9 elementari.<\/p>\n<p>Da questi riti di espiazione\/devozione nasce l\u2019ultimo lavoro del Laboratorio Saccardi che, quasi a replicare la pratica degli ex voto, ha realizzato dalla fusione di 3000 monete di centesimi di euro la statua della Madonna collocata presso la Chiesa dei Quaranta Martiri di Palermo. Si tratta di una meditazione profonda e dissacratoria, colta e audace, su quel senso del sacro e del suo opposto che caratterizza la Sicilia, della quale gli artisti del Saccardi colgono gli aspetti pi\u00f9 sinceri e contraddittori. Una riflessione che anima provocatoriamente le xilografie \u2013 realizzate in occasione della bi-personale Saccardi-Cucchi, inaugurata lo scorso novembre alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Palermo \u2013 raffiguranti la mitica setta dei Beati Paoli al cui mito popolare, nonostante riletture e revisionismi storici, \u00e8 associata la nascita della mafia in Sicilia. Lo stesso accade nella piccola effige di Santa Rosalia, amata patrona della citt\u00e0, apparentemente tradizionale nell\u2019impostazione iconografica, e tuttavia \u2018dissacrata\u2019 da quel teschio che diventa un pallone e dallo stemma del calcio Palermo sul suo mantello, in un continuo slittamento semantico tra simbologia sacra e profana, vecchi desideri e nuovi miti.<\/p>\n<p>Nelle riproduzioni seriali di Salvatore Masciullo non v\u2019\u00e8 differenza tra santi, nuovi e vecchi miti; ogni personaggio altro non \u00e8 che il figlio del suo tempo, destinato cos\u00ec ad essere surclassato e dimenticato. Santi ed eroi, attori e simboli sono elementi di una personale concezione del sacro, senza soluzione di continuit\u00e0, colti tutti sullo stesso piano simbolico e nella loro caducit\u00e0. Le sbavature di colore, il foglio di giornale su cui la pittura \u00e8 impressa, tutto d\u00e0 la sensazione di trovarsi innanzi ad una pittura provvisoria, sporca, non finita. Le scritte apparentemente in contrasto con le immagini in realt\u00e0 sono compendio di esse: la citazione, di fatti, non \u00e8 mai banale, ha sempre una relazione con il soggetto rappresentato, espressa in un humor un po\u2019 dandy e un po\u2019 punk, spesso doloroso, suggerisce l\u2019idea di un pittore in guerra con i santi oltre che con il suo mezzo espressivo.<\/p>\n<p>L\u2019ultima parabola dello svuotamento di senso del sacro, della perdita della dimensione della trascendenza lo si ravvisa nell\u2019operazione Loschi-Fontana, una serie a quattro mani realizzata su carta da imballaggio. Nella serie di santi e papi nessuna traccia residuale di santit\u00e0 e potenza, neanche un accenno di metafora. Trasposta in chiave ludica, la santit\u00e0 si \u00e8 fatta altro, sagoma vuota senza accenno di autorialit\u00e0. Nell\u2019opera \u201cPer battere i fanti gioca coi santi\u201d Fontana richiama un noto adagio popolare: se nel motto il concetto \u00e8 che dei fanti si pu\u00f2 anche parlare con leggerezza e in tono sfottente e irrispettoso, mentre riguardo ai santi s\u2019impone la devozione, in questo caso l\u2019ordine \u00e8 totalmente rovesciato, tanto da supporre di poter giocare con le immagini dei santi come nel calcio balilla. Dell\u2019idea del sacro rimane solo l\u2019associazione mentale, suggerita dal collage dei materiali e dall\u2019utilizzo dei suoi simboli, senza nessuna riverenza e nessuna misconoscenza ma solo per la loro forma pura in s\u00e9. Come nella croce di Big Jesus in cui il sacro tecnologico semmai assume nuova dimensione della trascendenza.<\/p>\n<p>Una visione decadente e nostalgica guida la ricerca di Angelo Marinelli, il cui obiettivo fotografico nella serie The Gift indugia su luoghi di culto e preghiera, scorci di devozione popolare, basiliche, edicole votive, altari, immersi nello spazio architettonico del quotidiano eppure da esso separato, sospesi in un tempo sacro che sembra immobile e dilatato, certamente diverso dall\u2019ordine del tempo normale. Luoghi che non sono nati sacri ma che lo sono diventati per mezzo e tramite della devozione, della preghiera, per il fatto di essere stati frequentati e percepiti come luoghi della trascendenza, ed in cui la presenza della santit\u00e0 altro non \u00e8 che l\u2019esito di una tradizione, di una certezza, di una necessit\u00e0. Le immagini di Marinelli sono dettagli eppure da sole bastano a trasmetterci la forza evocatrice dei luoghi deputati al rito, per quanto contaminati, abbandonati, spesso svuotati di senso, vuoti altari perch\u00e9 \u00e8 vero che, prima o poi, anche gli dei se ne vanno e di essi rimangono solo simulacri Made in China. (Katia Olivieri)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/02\/in-nomine-sancti\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/02\/in-nomine-sancti\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Affordable Art Fair Milano 2015 a Galatina l\u2019ironia dei santi. 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