{"id":47516,"date":"2015-04-05T20:37:08","date_gmt":"2015-04-05T18:37:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=47516"},"modified":"2015-04-05T20:37:08","modified_gmt":"2015-04-05T18:37:08","slug":"xylella-responsabilita-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/05\/xylella-responsabilita-di-stato\/","title":{"rendered":"Xylella: responsabilit\u00e0 di Stato."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ulivo-leccecronaca.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ulivo-leccecronaca.jpg\" alt=\"\" title=\"ulivo- leccecronaca\" width=\"756\" height=\"1134\" class=\"alignleft size-full wp-image-46944\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ulivo-leccecronaca.jpg 756w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ulivo-leccecronaca-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ulivo-leccecronaca-682x1024.jpg 682w\" sizes=\"(max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/a>L\u2019inettitudine e l\u2019imperizia dei governanti, la demagogia, l\u2019ignoranza e la falsit\u00e0 di un certo mondo ambientalista e gli appetiti di coloro che ne vogliano fare un business sono pi\u00f9 dannosi della malattia. Si vuol desertificare il Salento sterminando tutte le piante in loco. Come dire: c\u2019\u00e8 una persona malata, si annientano tutti i conviventi e tutti i suoi compaesani. E&#8217; l&#8217;Isis europea che si abbatte sul patrimonio ambientale salentino.<\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>grido d\u2019aiuto<\/strong>\u00a0lanciato dagli alberi salentini che possono avere una vita millenaria comincia ad espandersi e diffondersi, purch\u00e9 non si affronti la questione con un<strong>allarmismo<\/strong>\u00a0che non solo sarebbe inutile, ma rischia di essere dannoso. Certo, nemmeno il\u00a0<strong>complottismo<\/strong>\u00a0pu\u00f2 funzionare quasi che i salentini siano stati vittime di chiss\u00e0 quale trama ordita da chi lo vuol vedere piegato agli interessi extralocali.<\/p>\n<p>All\u2019inizio il progressivo ammalarsi delle piante venne riferito ad una molteplicit\u00e0 di fattori\u00a0 tra i quali figurava anche un batterio parassita, la Xylella fastidiosa. Con il corollario della prospettazione di un\u00a0<strong>pericolosissimo rischio di contagio<\/strong>. Quasi che il Salento fosse diventato una bomba pronta ad esplodere contaminando il resto del Paese e persino l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ed ecco allora che si cerca di capire chi \u00e8 il responsabile.<\/p>\n<p>Parlare di responsabilit\u00e0 dello Stato italiano: di questo s\u00ec che si pu\u00f2 parlare.<\/p>\n<p>Il dr Antonio Giangrande, scrittore e presidente della \u201cAssociazione Contro Tutte le Mafie\u201d, autore del libro Agrofrodopolitania\u201d, imputa al Governo la responsabilit\u00e0 della diffusione della malattia degli ulivi salentini e ne spiega analiticamente i motivi.<\/p>\n<p>La Procura di Lecce apre un\u2019inchiesta &#8211; al momento a carico di ignoti &#8211; per diffusione colposa della malattia degli ulivi nel Salento? I responsabili ci sono e non sono ignoti: \u00e8 il Governo centrale e tutti quelli ambientalisti da strapazzo che si sciacquano la bocca con il termine \u201ctutela dell\u2019ambiente e della natura\u201d, ma che in realt\u00e0 sono pi\u00f9 dannosi dei germi patogeni della Xylella. Non \u00e8 una tesi campata in aria o di stampo complottistico. Ma la consapevolezza che i responsabili tanto ignoti non sono. Di sicuro vi \u00e8 che il\u00a0<strong>patrimonio olivicolo del Salento<\/strong>\u00a0ha registrato un attacco grave ad opera di un processo chiamato CoDiRo (Complesso del disseccamento rapido degli ulivi).<\/p>\n<p>Precisiamo che gli ulivi del Salento hanno centinaia di anni. Molti di loro erano centenari gi\u00e0 all\u2019epoca di Dante. Queste creature tante ne hanno viste e tanto ne avrebbero da raccontare sugli umani. \u00a0\u00ab<em>I miei ulivi stanno bene<\/em>\u00a0&#8211; precisa a Leccenews24 l&#8217;anziano agricoltore con gli occhi lucidi che lasciano trapelare una certa preoccupazione &#8211; \u00a0<em>ma ci sono campagne vicino alla mia dove \u00e8 arrivata &#8220;quella cosa&#8221;\u00bb.\u00a0<\/em>\u00ab<em>Io non ci credo che non ci sia una cura, \u00e8 impossibile. Guardi quest&#8217;albero, \u00e8 storto, piegato su se stesso, sembra sul punto di spezzarsi da un momento all&#8217;altro. Eppure sono settant&#8217;anni che lo trovo sempre l\u00ec. Cos\u00ec mio padre. E mio nonno, non \u00e8 bello?\u00bb.\u00a0<\/em>Per un attimo stentiamo a capire come si fa a definire un albero &#8220;bello&#8221; poi basta guardarlo con un occhio diverso per rendersi conto che non esiste altro termine per descrivere quel tronco massiccio e contorto, che affonda le sue radici nel terreno puntellato di pietre e che si dirama verso il cielo con le sue chiome argentee e rigogliose. Queste lo sono ancora. Non una foglia marrone, non un ramo secco. Niente. A pensarci bene persino un genio della pittura come\u00a0<strong>Renoir\u00a0<\/strong>se n&#8217;era accorto,\u00a0in una lettera datata 1889 scriveva testualmente \u00ab<em>L&#8217;olivo, che brutta bestia! Non potete sapere quanti problemi mi ha causato.\u00a0Un albero pieno di colori, neanche tanto grosso, e le sue foglioline, sapeste come mi hanno fatto penare! Un soffio di vento, e tutta la pianta cambia tonalit\u00e0 perch\u00e9 il colore non \u00e8 nelle foglie ma nello spazio tra loro.\u00a0<\/em><strong><em>Un artista non pu\u00f2 essere davvero bravo se non capisce il paesaggio<\/em><\/strong>\u00bb. L&#8217;anziano che abbiamo incontrato non sar\u00e0 il maestro dell&#8217;impressionismo, ma il messaggio \u00e8 pi\u00f9 o meno lo stesso: la terra \u00e8 un\u00a0<strong>patrimonio naturalistico di inestimabile valore<\/strong>\u00a0che deve essere tutelato, protetto. E i primi che dovrebbero farlo sono i contadini. Eppure sembrano essere diventati l\u2019ultima ruota del carro, semplici spettatori di un dramma diventato ormai inarrestabile. \u00ab<em>Le malattie ci sono da sempre, perch\u00e9 questa sarebbe diversa? Possibile che si possa combattere solo con l&#8217;eradicazione? Ma quando mai?\u00a0 &#8211;\u00a0<\/em>prosegue il contadino convinto che una soluzione ci sia e che basta solo trovarla\u00a0<em>\u2013 prima di prendere qualunque decisione bisogna fare molta attenzione perch\u00e9 i nostri ulivi, millenari e non, sono stati ottenuti mediante l\u2019innesto della variet\u00e0 (Cellina di Nard\u00f2 e Ogliarola) su ceppo di selvatico resistente a ogni tipo di malattia. Non a caso i nostri uliveti sono soprannominati \u201c<\/em><strong><em>uliveti reali<\/em><\/strong><em>\u201d (cos\u00ec come classificate nelle carte geografiche dell\u2019IGM) per la bellezza delle piante e la bont\u00e0 delle olive e degli oli prodotti\u00bb. \u00abNon bisogna dimenticare poi che questa tipologia di alberi \u00e8 riuscita anche a resistere all\u2019incuria grazie al suo legame con la terra da cui estrae la linfa vitale per sopravvivere\u00bb. \u00abL\u2019unico torto di questi alberi ultra secolari e alcuni addirittura millenari che sono gli unici testimoni viventi della storia dell\u2019uomo\u00a0<\/em><strong><em>\u00e8 che non hanno mai chiesto niente a nessuno<\/em><\/strong><em>, nemmeno alle istituzioni che investono fior di milioni per un edificio storico, dove per edificio storico si intende anche un fabbricato con meno di cento anni, e delle piante non si sono mai interessati. Adesso devono pensare pure agli ulivi, che sono veri e propri monumenti. \u00a0Glielo dobbiamo\u00bb.\u00a0<\/em>\u00ab<em>Queste cose succedono da quando abbiamo smesso di rispettare la terra<\/em>\u00a0\u2013\u00a0 ci dice \u2013\u00a0<em>gli ulivi sono stati dimenticati<\/em>\u00a0<em>in primis dall\u2019uomo, sono stati\u00a0<\/em><strong><em>bistrattati<\/em><\/strong><em>, sono stati relegati\u00a0<\/em><strong><em>in uno stato di assoluto abbandono,<\/em><\/strong><em>\u00a0che solo l\u2019inversione di rotta degli ultimi anni, forse salver\u00e0\u2026<\/em>\u00bb. \u00ab<strong>Lei \u00e8 favorevole all\u2019eradicazione?<\/strong>\u00bb chiediamo al 70enne pur conoscendo la risposta e, infatti, perentorio, pronuncia un secco NO\u00a0<em>\u00abal massimo si pi\u00f9 tagliare tanto dalla radice. Usciranno dei polloni che nel giro di pochi anni possono diventare nuovi alberi di pregio, mantenendo cos\u00ec facendo la variet\u00e0 autoctona nel nostro territorio\u00bb.\u00a0<\/em>E poi usa un termine che strappa quasi un sorriso<strong>\u00a0\u201cscattunare\u201d,\u00a0<\/strong>questo bisogna fare. Prima di salutarci ci dice una frase che ci lascia un po\u2019 l\u2019amaro in bocca\u00a0<strong>\u00abdai batteri dobbiamo difenderci, ma se dobbiamo difenderci anche dagli uomini, siamo davvero spacciati\u00bb.\u00a0<\/strong>Quando si dice vecchia saggezza contadina.<\/p>\n<p>Attenzione!!! Lo Stato Italiano, genuflesso al potere degli altri Stati europei, Francia in primis, gli ulivi li vuole eradicare, cio\u00e8 sdradicare. Basterebbe tagliare il tronco in modo che germoglino nuove piante su quelle radici e in pochi anni tutto ritornerebbe allo status quo. Ma ci\u00f2 non si pu\u00f2 fare. Sarebbe troppo semplice e nessuno speculerebbe sulla disgrazia.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa un caso internazionale con l&#8217;inerzia del Governo italiano che non difende il suo territorio.\u00a0<\/strong>Nel Consiglio dei 28 ministri dell\u2019agricoltura Ue del 16 marzo 2015, la sentenza per la Puglia: \u201cAbbattere tutti gli alberi infettati dal batterio Xylella fastidiosa\u201d. La richiesta \u00e8 stata comunicata dal Commissario alla Salute Vytenis\u00a0<strong>Andriukaitis<\/strong>, al Ministro italiano dell&#8217;Agricoltura, Maurizio Martina. L&#8217;eradicazione degli ulivi resta al centro della strategia Ue per contrastare la Xylella fastidiosa, il batterio killer che sta distruggendo gli ulivi del Salento. I paesi europei che si sentono pi\u00f9 vulnerabili all&#8217;espansione del batterio Xylella, in particolare Francia, Grecia e Spagna, chiedono di abbattere almeno un decimo dei circa 9 milioni di alberi dell&#8217;area del Salento, mentre l&#8217;Italia ritiene sufficiente il piano del commissario Giuseppe Silletti, che prevede interventi pi\u00f9 contenuti. In Italia, invece, lo scontro si \u00e8 gi\u00e0 spostato sul piano legale, dopo che la sezione di Lecce del Tar di Puglia ha accolto il ricorso di due avvocati proprietari di un uliveto a Oria, la localit\u00e0 da cui dovrebbero partire le misure di emergenza. L\u2019Europa ce lo chiede: \u201cPrima di tutto dobbiamo essere molto chiari, tutti gli alberi colpiti dal<strong>\u00a0batterio Xylella<\/strong>\u00a0fastidiosa devono\u00a0<strong>essere rimossi<\/strong>\u00a0e questa \u00e8 la prima cosa\u201d. Colpi di accetta e motoseghe, dunque, su<strong>\u00a0migliaia di ulivi<\/strong>\u00a0e non solo. Anche su lecci, mandorli, ciliegi, albicocchi e tutte le altre piante, appartenenti ad almeno\u00a0<strong>150 specie<\/strong>, che risulteranno attaccate dal\u00a0<strong>patogeno<\/strong>\u00a0da quarantena arrivato dalle Americhe. Una raccomandazione che avr\u00e0 come contraltare, in caso di mancato adempimento, l\u2019avvio di una\u00a0<strong>procedura di infrazione<\/strong>\u00a0comunitaria. Non ha usato mezze misure il commissario europeo alla Salute e sicurezza alimentare,\u00a0<strong>Vytenis Andriukaitis<\/strong>, al termine del Consiglio dei 28 ministri dell\u2019agricoltura. Per\u00a0<strong>Bruxelles<\/strong>, il contagio va contenuto dentro i confini della\u00a0<strong>Puglia meridionale<\/strong>, a costo di applicare la soluzione pi\u00f9 \u201cdolorosa\u201d. Come dire: gli abbattimenti dovranno essere ovunque, pure nei diecimila ettari intorno a Gallipoli, epicentro del contagio originario, e non solo mirati nei dodici focolai individuati e nella \u201cfascia di eradicazione\u201d. \u00c8 questa striscia la prima sorvegliata speciale, lunga 50 chilometri e profonda 15, una sorta di fossato immaginario a cavallo tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Le ruspe entreranno in azione innanzitutto l\u00ec, a tutela di una \u201cfascia cuscinetto\u201d al momento indenne. Tutta la penisola salentina, invece, \u00e8 dichiarata \u201czona infetta\u201d, sebbene sia interessata dal fenomeno solo in parte, in quaranta comuni. Spetter\u00e0 agli stessi proprietari l\u2019obbligo di tagliare le piante colpite, concetto al limite della discrezionalit\u00e0, visto che sono ritenute tali quelle identificate \u201csia con analisi di laboratorio che con riscontro dei sintomi ascrivibili all\u2019infezione di Xylella fastidiosa\u201d, ma anche quelle \u201cindividuate come probabilmente contagiate\u201d. Per chi si opporr\u00e0? Sanzioni amministrative e interventi in sostituzione da parte dell\u2019agenzia regionale Arif. Cos\u00ec anche per chi non effettuer\u00e0 le arature entro aprile e per chi si rifiuter\u00e0 da maggio di usare insetticidi chimici.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0ha delle chiare responsabilit\u00e0 dello Stato italiano che ha legiferato sotto la spinta di un pseudo ambientalismo da strapazzo senza sentire i contadini.\u00a0<\/strong>Ma andiamo per ordine.\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b25.20150402_1100?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">Oggi<\/a>, il tanto decantato prodotto biologico profuso dagli ambientalisti ha portato i proprietari dei terreni a non trattare con prodotti naturali o chimici terreni e piante. Questa neo cultura impedisce di lavorare i terreni o le piante, con arature e concimazioni. Dietro lo spirito ambientalista, spesso, per\u00f2, si nasconde la grave crisi dell\u2019agricoltura. Non si curano i terreni e le piante per mancanza di liquidit\u00e0 e, perci\u00f2, si abbandonano. L\u2019abbandono provoca l\u2019essiccamento delle piante. Per quanto riguarda la potatura delle piante e la produzione delle stoppie i nostri antenati bruciavano in loco quanto si era potato. Ci\u00f2 produceva concime e, di fatto, impediva che si propagasse l\u2019infezione da parte di qualche pianta malata. Ma i nostri governanti, spinti dai soliti ambientalisti, ha ribaltato secolari sistemi di coltivazioni. Ricordiamo che l\u2019art. 13 del D.Lgs. 205\/2010, modificando l\u2019art. 185 del D.Lgs. 152\/2006, stabiliva che \u201cpaglia, sfalci e potature, nonch\u00e9 altro materiale agricolo o forestale naturale non pericolosi&#8230;&#8221;, se non utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia mediante processi o metodi che non danneggiano l&#8217;ambiente o mettono in pericolo la salute umana devono essere considerati rifiuti e come tali devono essere trattati. Accendere fal\u00f2 in campagna per bruciare questi residui \u00e8 quindi contro la legge poich\u00e9 integrerebbe il reato, non solo amministrativo ma anche penale, di illecito smaltimento dei rifiuti. Sono gi\u00e0 accaduti casi di verbali molto importanti a carico di agricoltori, sanzionati ai sensi dell&#8217; art. 256 del D.Lgs 152\/2006 che prevede: \u201cla pena dell&#8217;arresto da tre mesi a un anno o l&#8217;ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi\u201d come sono considerate stoppie e ramaglie.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa un caso legislativo.<\/strong>\u00a0Con il decreto legge del 24 giugno 2014 n. 91, in vigore dal 25 giugno, si risolve il problema della bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali che ha creato tanti problemi negli ultimi anni in quanto considerati rifiuti speciali. Il comma 8 dell\u2019art. 14 del decreto legge modifica l\u2019articolo 256 \u2013 bis del decreto legislativo 152\/2006 ( \u201c<em>Codice Ambientale\u201d)<\/em>\u00a0relativo alla combustione illecita di rifiuti, prevedendo che tali disposizioni \u201cnon si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, \u00a0potatura o ripuliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale \u00e8 consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantit\u00e0 giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali \u00e8 sempre vietata.\u201d. Ergo: Il Parlamento riconosce di aver emanato una legge sbagliata. Dalla nuova norma si capisce che il legislatore aveva fatto una gran boiata nell\u2019alterare il naturale smaltimento dei residui di potatura. Si riconosce, inoltre, che lo spostamento di quei residui in altre aree di smaltimento ha prodotto il propagarsi del contagio.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa un caso giudiziario.<\/strong>\u00a0La procura di Lecce indaga sull\u2019origine del batterio Xylella fastidiosa che sta decimando gli alberi di ulivo salentini. L\u2019inchiesta, secondo quanto riferiscono alcuni quotidiani, starebbe seguendo due possibili strade. La prima \u00e8 che il batterio sia arrivato in Puglia in occasione di un convegno scientifico che fu organizzato nel settembre 2010 dall\u2019Istituto agronomico mediterraneo. Con una particolarit\u00e0. Uno dei possibili indiziati,<strong>l\u2019Istituto agronomico mediterraneo<\/strong>\u00a0di Valenzano (Bari), \u201cgode per legge di immunit\u00e0 assoluta\u201d, spiega il pm di Lecce, titolare dell\u2019inchiesta\u00a0<strong>Elsa Valeria Mignone<\/strong>\u00a0in un\u2019intervista a Famiglia Cristiana.\u00a0\u201cL\u2019autorit\u00e0 giudiziaria italiana non pu\u00f2 violare il domicilio dell\u2019istituto, non pu\u00f2 effettuare sequestri, perquisizioni o confische\u201d, spiega\u00a0il magistrato. La seconda pista ipotizza che il batterio killer sia stato introdotto con le piante ornamentali importate dall\u2019<strong>Olanda<\/strong>\u00a0e provenienti dal\u00a0<strong>Costa Rica<\/strong>. Ergo: Mancato controllo dello Stato o di Organi pubblici sull\u2019introduzione di organismi dannosi nel territorio nazionale.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa un caso finanziario.\u00a0<\/strong>Tredici milioni di euro a disposizione del commissario straordinario per l\u2019emergenza-ulivi. Lo ha annunciato il direttore dell\u2019area Politiche per lo sviluppo rurale della Regione, Gabriele Papa Pagliardini. Le attivit\u00e0 riguarderanno prevalentemente la lotta ai vettori del batterio, attraverso arature, sfalciature, potature e utilizzo di principi attivi che dovranno impedire ai cicadellidi di diffondere Xylella. Ovviamente si dovr\u00e0 investire anche sulla ricerca, per sconfiggere il batterio l\u00e0 dove ha gi\u00e0 attecchito (si parla di circa 40mila ettari infetti su un totale di 95mila coltivati a uliveto). Ma sulla ricerca di somme di denaro non si \u00e8 parlato. Ergo: lo Stato finanzia l\u2019estirpazione delle piante, ma non finanzia la ricerca per debellare la causa. Eppure basta poco. Basta dar credibilit\u00e0 a chi di piante se ne intende ed aiutarli finanziariamente a praticarne la cura.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa un caso mediatico.\u00a0<\/strong>L\u2019idea \u00e8 nata sul web, per iniziativa dello scrittore Pino Aprile, scrive Flavia Serr. Su La Gazzetta del Mezzogiorno. E dopo una valanga di \u00abpost\u00bb, \u00abtweet\u00bb e \u00abri-tweet\u00bb, ecco che la grande mobilitazione promette di portare in piazza migliaia di persone (11mila le adesioni raccolte sulla rete). Tutti uniti sotto lo slogan \u00abDifendiamo gli ulivi\u00bb. Lo stesso grido di battaglia che \u00e8 diventato un hashtag e ha inondato i social network (Facebook, Twitter e Instagram), fino a coinvolgere decine di artisti e volti noti dello spettacolo, salentini e pugliesi di nascita o \u00abde core\u00bb, mobilitati da Nandu Popu dei Sud Sound System, agguerritissima \u00absentinella\u00bb degli ulivi. Fra gli altri, sono scesi in campo (e ci hanno messo la faccia) Federico Zampaglione dei Tiromancino, Claudia Gerini, Emma Marrone, Samuele Bersani, Marco Mater azzi, Elio degli Elio e le Storie Tese, Fabio Volo, Raffaele Casarano, Apr\u00e8s la classe, solo per citarne alcuni. E nelle scorse ore, anche Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, direttamente da New York dove sta ultimando il nuovo disco del gruppo, ha pubblicato su Fb una sua foto con il cartello in mano \u00ab#Difendiamo gli ulivi\u00bb. Allo scatto, ha aggiunto anche un messaggio: \u00abQueste straordinarie creature che stanno per essere eradicate, questi alberi secolari, chiamati \u201culivi\u201d, rappresentano centinaia, per non dire migliaia, di anni della storia e della vita di un popolo, come il nostro. So poco di agricoltura o di botanica. Ma so per certo una cosa: loro (le straordinarie creature) meriterebbero una riflessione ampia e consapevole e tutti noi abbiamo diritto di conoscere, di sapere se e perch\u00e8 \u201cnostri simili\u201d stanno per lasciare la vita terrena. Abbiamo diritto alla verit\u00e0\u00bb. Sangiorgi in piazza ci sarebbe venuto\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b25.20150402_1100?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>, e col pensiero c\u2019\u00e8. Ed \u00e8 vicino a quel movimento che chiede maggiore chiarezza sulle cause del disseccamento rapido degli ulivi e su tutte le possibili cure per affrontarlo. Insieme a Sangiorgi, il resto della \u00abfamiglia \u00bb Negramaro sposa la battaglia, con il batterista Danilo Tasco e il chitarrista \u00abLele\u00bb Spedicat o. Gi\u00e0 nei giorni scorsi, un fiume di altre \u00abstar\u00bb pugliesi si sono dette pronte a mobilitarsi in difesa degli ulivi: dal regista Edoardo Winspeare allo stilista Ennio Capasa, passando per i comici Nuzzo e Di Biase, i fotografi Flavio&amp;Fr ank, fino ad arrivare al rapper Caparezza che su Twitter ha scritto: \u00abArruolatemi tra le sentinelle degli ulivi. Urge chiarezza sulla xylella\u00bb. Cos\u00ec,\u00a0<strong>Le Iene<\/strong>\u00a0il 2 aprile 2015 hanno mandato in onda un servizio con\u00a0<strong>Nadia Toffa<\/strong>\u00a0sull&#8217;argomento. Fabio Ingrosso e \u00a0<strong>Nadia Toffa<\/strong>\u00a0si sono recati nel\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0dove moltissime coltivazioni di ulivi sono state infettate da un\u00a0<strong>batterio molto pericoloso<\/strong>\u00a0originario della California, di cui in Europa in precedenza non si era riscontrata alcuna traccia. Il parassita si chiama &#8220;xylella&#8221; e rischia di decimare migliaia di ulivi secolari. La UE ha chiesto misure drastiche di intervento che prevedono l&#8217;eradicazione degli alberi malati seguendo una precisa mappatura. Ma l&#8217;eradicazione, per la quale sono stati stanziati diversi milioni di euro, \u00e8 davvero l&#8217;unica soluzione? La Iena lo chiede ad un gruppo di ricercatori \u00a0e, in seguito, ad alcuni contadini del posto che hanno adottato delle cure naturali per provare a salvare gli ulivi.\u00a0Testimonial del servizio\u00a0<strong>Caparezza<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>Albano Carrisi<\/strong>, due musicisti che, come molti altri artisti si stanno schierando contro l&#8217;<strong>eradicazione degli ulivi<\/strong>. Toffa ha spiegato con parole molto semplici qual \u00e8 la situazione, dal punto di vista geografico (cio\u00e8 per quali zone si sta prevedendo l&#8217;eradicazione), ma anche dal punto di vista storico: \u00abFino a\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b25.20150402_1100?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0la Xylella non aveva mai colpito gli ulivi, e non \u00e8 detto che sia la Xylella a far ammalare gli ulivi\u00bb sono state le sue parole, che contribuiscono a sollevare molti dubbi su quello che sta accadendo. Sono meno di 300, ha detto Toffa, gli ulivi malati: e allora perch\u00e9 l&#8217;eradicazione si preannuncia tanto massiva? Il servizio de Le Iene suggerisce un metodo per risanare gli ulivi dalle parole di un agricoltore, che ha curato le sue piante malate,\u00a0<a href=\"https:\/\/webmaildomini.aruba.it\/ext_aruba\/classic\/html\/mainframe.html?_v_=v4r2b25.20150402_1100?lang=it&amp;flavour=orange&amp;theme=ext_aruba\/classic&amp;useSprite=0\">oggi<\/a>\u00a0in salute, in alcuni mesi, irrorandole con una mistura di\u00a0<strong>calce<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>solfato di rame<\/strong>, un\u00a0<strong>rimedio della nonna<\/strong>\u00a0che a quanto pare, nel caso dell&#8217;agricoltore intervistato, ha sortito il suo effetto. La parola degli ulivicoltori \u00e8 al momento molto importante nel Salento: un&#8217;eradicazione massiva li getterebbe sul lastrico.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa una denuncia per la mancanza di volont\u00e0 di trovare un rimedio curativo naturale per le piante.\u00a0<\/strong>Quelli del movimento 5 Stelle di Tuglie hanno intervistato un agricoltore.<\/p>\n<p>Domanda: Poltiglia bordolese, suggestione o via percorribile?<\/p>\n<p>Risposta. Noi non interveniamo sul batterio, rafforziamo le autodifese della pianta con rimedi naturali. Non \u00e8 affatto una suggestione, io curo ancora molte patologie dell\u2019apparato respiratorio con i rimedi della nonna a base di erbe. Abbiamo solo utilizzato vecchie pratiche agronomiche, il solfato di rame \u00e8 un antibatterico e un antifungino, l\u2019idrossido di calcio (calce) \u00e8 un disinfettante naturale usato da secoli. La vecchia poltiglia bordolese autoprodotta non porta ricchezza alle casse delle multinazionali dell\u2019agrochimica. Successivamente siamo intervenuti alla radice, con un prodotto naturale a base di aglio, che alcuni ricercatori spagnoli venuti fin qui ci hanno gratuitamente consegnato per la nostra sperimentazione empirica. Ci siamo accertati che fosse un prodotto naturale e registrato e lo abbiamo usato alla base della pianta, intervenendo sulle radici.<\/p>\n<p>D. Quali i sintomi della malattia?<\/p>\n<p>R. La sintomatologia si nota dall\u2019alto della chioma per poi diffondersi su tutta la branca, sino al basso della pianta. Proprio come una verticillosi.<\/p>\n<p>D. Che fare appena si sospetta che l\u2019uliveto potrebbe essere stato contaminato?<\/p>\n<p>R. Noi non ci sostituiamo agli organi preposti, di certo non ci atterremo a quelle norme scellerate previste dalla quarantena che prevedono l\u2019uso massiccio di diserbanti e insetticidi per uccidere i fantomatici insetti \u201cvettori\u201d.<\/p>\n<p>D. E in termini di prevenzione?<\/p>\n<p>R. Curare la terra e gli olivi. Una buona potatura aiuta la pianta a rivegetare, ossigenare il terreno con un leggero coltivo, ritornare alle buone pratiche dell\u2019innerbimento e del \u201csovescio\u201d: cos\u00ec facendo si restituisce alla pianta sostanza organica a costo zero. Disinfettare la pianta con la solita poltiglia bordolese autoprodotta (grassello di calce e solfato di rame). All\u2019occorrenza, disinfettare e nutrire i tronchi con solfato di ferro e calce alle dosi consigliate.<\/p>\n<p>D. Come si trasmette il batterio?<\/p>\n<p>R. Non capisco il perch\u00e9 alcuni soggetti si accaniscono sul batterio e non sulla moltitudine di funghi tracheomicosi presenti sulla pianta e sulla radice. Credo che si stia facendo cattiva informazione: abbiamo perso il contatto con la realt\u00e0, e quindi dobbiamo tornare a essere pi\u00f9 umili, prima con noi stessi e poi con madre Terra. Con la rivoluzione \u201cverde\u201d dettata dall\u2019agrochimica sponsorizzata da alcune Universit\u00e0, abbiamo contribuito a distruggere la biodiversit\u00e0 e rotto quell\u2019equilibrio biologico perfetto, frutto del creato. Io non uccido nessun essere vivente!<\/p>\n<p>D. La falda inquinata, magari da rifiuti tossici, da percolato, pu\u00f2 essere una spiegazione alla xylella?<\/p>\n<p>R. Una cosa \u00e8 certa: la nostra Terra \u00e8 martoriata.<\/p>\n<p>D. L\u2019uso scriteriato della chimica e la smania di far produrre ogni anno le piante pu\u00f2 aver influito sulla diffusione del batterio?<\/p>\n<p>R. L\u2019altro giorno leggevo la retro etichetta di una nota multinazionale dei diserbanti, recita cos\u00ec: \u201cBuona Pratica Agricola nel controllo delle malerbe, l\u2019applicazione degli agrofarmaci non \u00e8 corretta se viene realizzata con attrezzature inadeguate\u201d. Come possiamo ben notare, le stesse multinazionali dell\u2019agrochimica, che prima ci avvelenano e poi ci \u201ccurano\u201d, stravolgono il senso delle parole.<\/p>\n<p>Domenica 5 Ottobre 2014 a Trani abbiamo concluso la 3 giorni del 2\u00b0 meeting \u201cTerra e Salute\u201d, tra i relatori spiccavano alcuni nomi noti del mondo accademico, il prof. Cristos Xiloyannis e il prof. Pietro Perrino, ed erano entrambi a conoscenza della drammatica situazione in cui versano i nostri olivi, ne abbiamo parlato a lungo, sono concordi con le nostre analisi e con i nostri metodi naturali di intervento. La flora batterica \u00e8 completamente assente, le sostanze nutritive di origine organica sono granelli di sabbia, la chimica non aiuta certo la pianta, anzi, contribuisce ad abbassare le autodifese.<\/p>\n<p>D. L\u2019eradicazione di cui si parla pu\u00f2 fermare il batterio?<\/p>\n<p>R. Che facciamo, applichiamo l\u2019eutanasia agli olivi viventi? Di olivi completamente morti non ce ne sono e l\u2019eradicazione non \u00e8 una via percorribile e non risolve il problema batterio. Con i batteri e altri patogeni dobbiamo convivere, Dio non ha creato animali per essere uccisi, dobbiamo cercare il giusto equilibrio. Gli olivi sono la bellezza del nostro paesaggio agro-culturale. I nostri olivi non si toccano!<\/p>\n<p>D. Posto che si eradichi, il pollione che nascer\u00e0 crescer\u00e0 sano?<\/p>\n<p>R. Nelle zone pi\u00f9 interessate all\u2019essiccamento, Li Sauli, Castellana, ecc., possiamo notare che l\u2019arbusto olivo reagisce, ma non ha la forza per mantenere tutto il peso della chioma, perch\u00e9 mancano le sostanze nutrienti naturali. Quindi, \u00e8 la pianta che lascia morire parte di se stessa. Quando viene potata e quindi alleggerita dal suo carico, l\u2019olivo reagisce, perch\u00e9 concentra le proprie energie nutritive sui pochi rami rimasti.<\/p>\n<p>D. Cosa pensa dell\u2019ipotesi che la xylella sia stata portata per boicottare l\u2019olio di Terra d\u2019Otranto?<\/p>\n<p>R. Se sia stata importata o no, non sta a noi verificarlo, avevamo dei dubbi e per questo presentammo un esposto in Procura. Una cosa \u00e8 certa: questa nostra martoriata Terra \u00e8 sotto attacco, e gli avvoltoi sono troppi, la nostra Terra fa gola a molti speculatori, fa gola pure alle mafie del cemento.<\/p>\n<p>D. Che interessi si giocano sul nostro olio?<\/p>\n<p>R. La nostra Regione era la terra pi\u00f9 vitata d\u2019Italia, poi ci convinsero a estirpare circa il 30-40% deiDSC_1301 nostri vitigni, con punte del 50% nel Salento in cambio di 10-12 milioni delle vecchie lire per ha, quote cedute alle Regioni del Nord. Non vorrei che si praticasse lo stesso parassitismo per i nostri olivi: il Sud ha gi\u00e0 dato troppo al Nord.<\/p>\n<p>D. La raccolta 2014 \u00e8 iniziata, la produzione caler\u00e0. Dall\u2019estero arrivano disdette di ordini: pu\u00f2 rassicurare il consumatore che nonostante il batterio l\u2019olio prodotto \u00e8 di ottima qualit\u00e0?<br \/>\nR. L\u2019attuale annata \u00e8 scarsa in tutto il Bacino del Mediterraneo, e non a causa del batterio. La nostra preoccupazione \u00e8 per le prossime annate, fin quando i nostri olivi non si riprenderanno. Quest\u2019anno la produzione non sar\u00e0 sufficiente a soddisfare tutte le richieste, e l\u2019essiccamento non incide minimamente sulla qualit\u00e0 del prodotto. Siamo preoccupati dell\u2019invasione di olio proveniente dagli impianti ultra-intensivi dell\u2019Australia.<\/p>\n<p><strong>Eppure la<strong>\u00a0strage degli ulivi<\/strong>\u00a0in\u00a0<strong>Salento<\/strong>\u00a0diventa una denuncia sugli aspetti speculativi dell\u2019ambiente.<\/strong>\u00a0Scrive Antonio Bruno. La speculazione della Green Economy Industriale, la stessa che sta devastando impunemente il nostro Paese con pannelli e pale eoliche nelle campagne! La stessa lobby politico-imprenditoriale trasversale che ha devastato la campagna di Puglia con mega torri eoliche e che falcidia uccelli e stupra paesaggio, e con deserti sconfinati di pannelli fotovoltaici. Non un solo albero \u00e8 stato piantato contro il \u201cclimate change\u201d in Salento, contro la desertificazione, ma i suoli sono stati strappati all\u2019agricoltura e alla vita, e desertificati artificialmente al fotovoltaico. E\u2019 quello della Green Economy Industriale un mercato drogato da iperincentivazione pubblica e di rapina! A partire dalla costituzione della Banca Mondiale a Washington (accordi di Bretton Wood), uno dei primi obiettivi fissati fu quello di riportare ricchezza nel Salento a beneficio dei salentini, attraverso proprio l\u2019ampio progetto di riforestazione del Salento, mediante la piantumazione massiccia di piante autoctone, ma non fu mai portato a termine! Il paradosso \u00e8 che se ogni giorno sul Financial Times o sul The Guardian si parla di riforestazione inglese per combattere il \u201cclimate change\u201d, non si riesce a capire come sia possibile che Governo, Regione e province ignorino del tutto questa necessit\u00e0 per il Salento, terra d\u2019Italia con il minor numero di boschi, a causa di artificiali disboscamenti selvaggi. Mentre un tempo non lontano era tra le pi\u00f9 verdi e pittoresche regioni d\u2019Italia, ed era anche pi\u00f9 ricca d\u2019acqua in superficie, proprio grazie alla presenza del fitto manto boschivo! Una foga economica degenerante, sviluppatasi purtroppo a partire dal Protocollo di Kyoto, trasformato ingiustamente in cavallo di Troia della frode. Ora, con la scusa dei fuochi accesi stupidamente nei campi dai contadini per smaltire le ramaglie, si son giustificati inceneritori di biomasse-ramaglie, ed in realt\u00e0 anche rifiuti, a fini termoelettrici, di potenze fino ad 1MW, realizzabili attraverso la incostituzionale L.R. 31\/2008 della Puglia, con una semplice DIA Dichiarazione di Inizio Attivit\u00e0 presentata al comune interessato! Un intero nocivo e pericoloso opificio industriale realizzato con una DIA! Tutto questo quando invece bastava un\u2019ordinanza dei sindaci per vietare quei fuochi inutili fumosi ed indiscriminati nei campi, ed invitare i contadini a triturare le ramaglie e altri scarti in loco, al fine di farne compost. Non a caso nel mercato vi sono biotrituratori che triturano e spargono sminuzzati scarti vegetali e organici in generale sui suoli, che in piccolissime pezzature vanno incontro a rapidissimi processi di compostaggio naturale al suolo. Serviva alimentare queste centrali a biomasse solide con scarti locali, secondo la filiera corta, quale allora migliore trovata delle ramaglie e degli scarti di potatura dei prossimi uliveti e vigneti per giustificarne l\u2019autorizzazione, spiegando che si sarebbe eliminato il problema dei fuochi nei campi! Problema risolto portando tutta la biomassa in uno stesso luogo, magari alle porte di una citt\u00e0, e accendendo l\u00ec nelle fornaci di quell\u2019industria elettrica un fuoco perenne, 24 ore su 24! Questa l\u2019hanno chiamata soluzione ecocompatibile! Ma allora non era meglio lasciar accendere quei fuochi sparsi nei campi, con un effetto di diluizione dei fumi anzich\u00e9 concentrarli tutti a danno di una comunit\u00e0? E poi c&#8217;\u00e8 il business del Pellet. Perch\u00e9 questo combustibile &#8211; definito eco &#8211; \u00e8 ormai un business da diversi zero, vista l&#8217;enorme richiesta di questo combustibile. Mentre le analisi sui Pellet provenienti dalla Lituania della NaturKraft continuano ad essere eseguite nei laboratori dei reperti speciali dei Vigili del Fuoco di Roma, alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia di altre anomalie riscontrate in Pellet prodotti da una decina di aziende italiane. Ricordiamo che i pellet devono essere prodotti con lo scarto della lavorazione di legno vergine. Ossia, \u00e8 vietato il riutilizzo di legno gi\u00e0 impiegato per altri scopi o altri prodotti. Quindi, per dirla in altre parole, deve trattarsi di materiale di scarto proveniente dalle industrie che producono e trasformano il legno vergine. Nel caso riportato da organi di stampa nazionale, sembrerebbe che questo non stia succedendo. Anzi, nei pellet si troverebbero tracce di legno utilizzate da mobilio vario, tra cui anche bare funerarie. Non solo. Il Nucleo operativo ecologico (Noe) di Treviso ha denunciato 14 persone di 10 aziende delle province di Treviso e Vicenza per la produzione di pellet da residui di lavorazione del legno di provenienza illegale. Gli investigatori hanno precisato che l\u2019indagine non ha attinenze con i controlli sull\u2019esistenza di presunto materiale radioattivo nei pellet in atto da alcuni giorni. La Procura di Treviso ha posto sotto sequestro un\u2019azienda di San Michele di Piave (ritenuta la maggiore produttrice di pellet in Italia) assieme a oltre 20 mila tonnellate di legno trattato che sarebbe stato trasformato in combustibile per stufe e bruciatori. Insomma, in questi pellet si troverebbero residui di lavorazione di mobili, cornici, bare e altri prodotti trattati con vernici e colle. Perch\u00e9 questo? Perch\u00e9 gli scarti di legno trattato costano all\u2019incirca la met\u00e0 del legno vergine. Contaminato.<\/p>\n<p>Ecco dimostrato. Responsabile di tutto \u00e8 lo Stato e un certo ambientalismo speculativo.<\/p>\n<p><em>Dr Antonio Giangrande<\/em><\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/05\/xylella-responsabilita-di-stato\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/04\/05\/xylella-responsabilita-di-stato\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019inettitudine e l\u2019imperizia dei governanti, la demagogia, l\u2019ignoranza e la falsit\u00e0 di un certo mondo ambientalista e gli appetiti di coloro che ne vogliano fare un business sono pi\u00f9 dannosi della malattia. Si vuol desertificare il Salento sterminando tutte le piante in loco. 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