{"id":50010,"date":"2015-05-09T17:12:12","date_gmt":"2015-05-09T15:12:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=50010"},"modified":"2015-05-09T17:13:28","modified_gmt":"2015-05-09T15:13:28","slug":"il-convegno-dei-sindacati-di-categoria-cgil-cisl-e-uil-sullo-sviluppo-economico-del-salento-occorre-re-industrializzare-il-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/05\/09\/il-convegno-dei-sindacati-di-categoria-cgil-cisl-e-uil-sullo-sviluppo-economico-del-salento-occorre-re-industrializzare-il-territorio\/","title":{"rendered":"IL CONVEGNO DEI SINDACATI DI CATEGORIA CGIL CISL E UIL SULLO SVILUPPO ECONOMICO DEL SALENTO: &#8220;Occorre re &#8211; industrializzare il territorio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/09pol1-cgil-miceli-2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"300\" height=\"291\" title=\"09pol1-cgil-miceli-2\" class=\"alignleft size-medium wp-image-50014\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/09pol1-cgil-miceli-2-300x291.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/09pol1-cgil-miceli-2-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/09pol1-cgil-miceli-2.jpg 543w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO______SVILUPPO, serve l\u2019Industria! Questa la richiesta dei sindacati di categoria\u00a0Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil Lecce, le cui proposte sono state illustrate oggi in un convegno all&#8217; Hotel Hilton di Lecce, cui\u00a0<span style=\"font-size: medium;\">hanno partecipato, tra gli altri,\u00a0rappresentanti della politica, delle istituzioni e delle imprese del Salento, i segretari generali nazionali Emilio Miceli (Filctem) <strong>&#8211; nella foto, ndr<\/strong> &#8211; e Paolo Pirani (Uiltec), il segretario generale regionale Danilo Lozito (Femca) e il sottosegretario al Ministero del Lavoro Teresa Bellanova.<\/span><\/p>\n<p>Qui di seguito una sintesi della relazione introduttiva______<\/p>\n<p><strong>Alle analisi non sono seguite proposte<\/strong><\/p>\n<p>In questi ultimi quindici anni abbiamo assistito alla progressiva de-industrializzazione del Salento. Le cause sono state oggetto di numerose disamine, ma alle analisi, seppure corrette, non sono seguite proposte dai soggetti interessati.<\/p>\n<p><strong>Crisi del TAC<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accordo del 2004, tra Regione Puglia e i Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, che ha avuto come oggetto la crisi del TAC (tessile, abbigliamento, calzaturiero) con il quale furono stanziati 11 milioni di euro per gli ammortizzatori in deroga che, purtroppo, non hanno prodotto il risultato sperato. Il successivo Accordo di programma, sottoscritto ad aprile del 2008 con il Ministero dello Sviluppo Economico, assegnava a questa provincia un finanziamento di 40 milioni di euro (20 dal Ministero e 20 dalla Regione Puglia). Ancora una volta la grande crisi, che stiamo vivendo da circa dieci anni, non ha consentito alle imprese di utilizzare le risorse messe a disposizione e questo anche a causa del protrarsi, fino ai giorni nostri, della crisi insorta alla fine degli anni Novanta. Delle due pi\u00f9 grandi aziende del basso Salento che tra Casarano e Tricase (Filanto e Adelchi), tra gli anni Sessanta e Ottanta, hanno dato lavoro a circa 5.000 lavoratori del settore Calzaturiero, rappresentando un forte motore di sviluppo e occupazione per quei territori, oggi sono rimaste solo macerie e desolazione.<\/p>\n<p><strong>Pensare diversamente l\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema del \u201cpiccolo e bello\u201d va bene all\u2019interno dei confini provinciali ma non funziona se si vuole sfidare i mercati nazionali e internazionali perch\u00e9 non \u00e8 competitivo. \u00c8 necessario, dunque, iniziare a pensare in maniera diversa, una trasformazione, soprattutto culturale, che porti la classe imprenditoriale a un nuovo modus operandi, senza il quale il nostro sistema produttivo sar\u00e0 condannato a vivere ai margini della ripresa.<\/p>\n<p><strong>Le zavorre che impediscono la ripresa<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono in Italia problemi strutturali, legati alla nostra economia e soprattutto, alla nostra macchina burocratica, che, come una zavorra, appesantiscono il cammino allontanando la ripresa.<\/p>\n<p>Sono temi sui quali deve incidere la politica tagliando lacci e laccioli che tengono inchiodate le forze produttive, riducendo l\u2019area delle attivit\u00e0 protette, come le societ\u00e0 erogatrici di beni e servizi, come i pezzi inerenti l\u2019energia elettrica, i carburanti, i trasporti sui quali grava, nel nostro paese, un differenziale rispetto ai paesi concorrenti che costringe le imprese italiane a portare sulle spalle un fardello che le altre non hanno.<\/p>\n<p><strong>Sud: trasporti e tecnologie<\/strong><\/p>\n<p>La infrastrutturazione trasportistica e tecnologica \u00e8 elemento decisivo per il Mezzogiorno, affinch\u00e9 le aziende meridionali possano nascere, crescere e competere nel mercato globale. Sarebbe quindi importante riposizionare il Salento all&#8217;interno del panorama nazionale mitigando, se non annullando, le difficolt\u00e0 di accesso al resto del Paese e dell\u2019Europa (ferrovie e voli), oltretutto la tanto sbandierata velocizzazione della tratta ferroviaria Bari-Napoli non potr\u00e0 dare risposte in tempi brevi. N\u00e9 l\u2019ultima scelta di avviare l\u2019alta velocit\u00e0 passeggeri (non merci) Bari-Milano ci potr\u00e0 dare un aiuto. \u00c8 necessario puntare sulle iniziative imprenditoriali di quanti hanno idee, capacit\u00e0 e voglia di operare nell\u2019industria e nell\u2019artigianato, rivendicando un sistema di trasporti che abbatta tempi e costi per le aziende.<\/p>\n<p><strong>Accesso al credito<\/strong><\/p>\n<p>Nel Sud l\u2019accesso al credito, nel Sud della Puglia in particolare, \u00e8 da sempre una ferita che sanguina, ancor pi\u00f9 da qualche anno con la quasi totale estinzione delle \u201cbanche locali\u201d e la preponderante (se non asfissiante) presenza degli Istituti Bancari a \u201ctrazione Nordista\u201d. L\u2019avvento dei grandi Istituti del Nord, avulsi dal territorio e dalla crescita\/sviluppo locale, ha fatto s\u00ec che l&#8217;attenzione si sia concentrata sulla rischiosit\u00e0 della clientela meridionale. \u00c8 innegabile che il nostro sistema produttivo si possa definire\u201cfragile\u201d, sia per cause proprie che per condanne esterne, caratterizzato da elevati rischi di insolvenza. Ci\u00f2 ha portato inevitabilmente a una crescita dei tassi praticati alla clientela. Senza credito, buono e veritiero, non ci pu\u00f2 essere sviluppo. Da questo semplice ragionamento intravediamo gravi e copiose responsabilit\u00e0 del sistema bancario\/creditizio.<\/p>\n<p><strong>Cassa integrazione nel Salento<\/strong><\/p>\n<p>Il panorama nel nostro territorio \u00e8 desolante, con aziende storiche che hanno attivato procedure di concordato o addirittura di fallimento. Nel Salento, nel primo bimestre 2015, c\u2019\u00e8 stata un\u2019impennata della cassa integrazione (Cig): +42,6% rispetto allo stesso periodo del 2014; complessivamente, sono 941.824 le ore autorizzate dall\u2019INPS contro le 660.621 di gennaio-febbraio 2014. L\u2019aumento si manifesta solo per la Cig straordinaria che segna un +1102% (da 56.186 a 675.396 ore) mentre registra un calo sia la gestione ordinaria (-56,2% da 571.707 a 250.188), sia la cassa in deroga (-50,4% da 32728 a 16240).<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Osservatorio Politiche del Lavoro della UIL, Lecce \u00e8 tra le prime dieci province che registrano gli aumenti pi\u00f9 alti nel primo bimestre 2015. Prima di noi ci sono: L\u2019Aquila, Messina, Rimini, Livorno, Caltanissetta, Asti e Genova. Non solo, Lecce \u00e8 anche maglia nera in Puglia: a livello regionale, infatti, si registra un calo del 24,3%, tant\u2019\u00e8 che in quasi tutte le altre province si manifestano forti contrazioni delle ore di CIG (Bari -22,5; Foggia -61,6; Taranto -50,7; fa eccezione solo Brindisi con un aumento del 28,2%). Sono numeri che riguardano maestranze altamente qualificate provenienti da industrie manifatturiere dei nostri settori il cui allontanamento dal mondo del lavoro ha portato alla desertificazione delle zone industriali e artigianali con decine di capannoni oramai in stato di abbandono.<\/p>\n<p><strong>Intercettare la ripresa<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019industria nel Salento alla fine degli anni Novanta era un\u2019industria indotta e assistita, non autosufficiente e, quindi, non in grado di camminare sulle proprie gambe. Aveva la produzione ma non aveva il mercato e quelle poche aziende come Filanto, Adelchi, Meltinpot, che erano riuscite a esportare all\u2019estero, in paesi come la Russia, la Germania e gli Stati Uniti, non si sono mai posti il problema di come fare il salto di qualit\u00e0, ma hanno puntato su una competitivit\u00e0 che si basava essenzialmente sui bassi costi di produzione dovuti a minori ammortamenti grazie ai contributi della Cassa del Mezzogiorno prima e del Ministero dell\u2019Industria (legge 64, legge 488) dopo, coniugato al minor costo della manodopera se non al lavoro sommerso. Venuti meno tali presupposti, i committenti del Nord Italia, hanno delocalizzato all\u2019estero quanto producevano al Sud, decretando la fine dell\u2019industria nel Salento. Oggi per\u00f2 quelle aziende del Nord Italia hanno constatato che la competitivit\u00e0 sui mercati internazionali si gioca sulla qualit\u00e0 e non sul semplice contenimento dei costi. Qualit\u00e0 che \u00e8 il vero brand del Made in Italy. Come far tornare quelle aziende al Sud?<\/p>\n<p><strong>Reindustrializzare valorizzando le vocazioni e chi ce l\u2019ha fatta<\/strong><\/p>\n<p>Il Salento deve riuscire a mettere insieme tutte le sue anime e le sue forze per un obiettivo ambizioso: reindustrializzare un intero territorio. Ci\u00f2 \u00e8 possibile partendo dalle proprie vocazioni e valorizzando quel tessuto produttivo che ha retto rispetto alla crisi.<\/p>\n<p>CGIL, CISL, UIL sono riusciti a mettere insieme, sul \u201cLavoro minimo di cittadinanza\u201d, 64 Comuni del Salento; anche noi dobbiamo costituire una cabina di regia con le associazioni datoriali e i sindaci dei Comuni delle aree industriali pi\u00f9 significative per partire dai bisogni reali delle imprese, mettendo a sistema le varie zone industriali e fare interagire fra di loro le imprese nell\u2019ambito di filiere corte per renderle competitive sui mercati nazionali e internazionali, dotandole di infrastrutture digitali e logistiche. I fondi comunitari 2014\/2020 possono aiutare la piccola impresa a dotarsi degli strumenti necessari per fare ricerca di innovazione tecnologica e di prodotto.<\/p>\n<p><strong>Carta di indentit\u00e0 dei prodotti<\/strong><\/p>\n<p>In questi anni le Organizzazioni Sindacali con il Sistema delle Imprese hanno condiviso l\u2019esigenza di avere una carta d\u2019identit\u00e0 dei prodotti, la tracciabilit\u00e0 e il made in Italy e questo affinch\u00e9 la trasparenza dei processi produttivi, commerciali e la tutela dei consumatori, fosse il segno distintivo della governance internazionale.<\/p>\n<p>La trasparenza dei processi \u00e8 anche rispetto dei lavoratori e dei loro diritti, degli imprenditori onesti che, nel fare impresa, mettono insieme profitto e responsabilit\u00e0 sociale e dei consumatori che possono conoscere ed acquistare dando il giusto valore\/prezzo al prodotto, realizzato rispettando diritti sociali e ambientali.<\/p>\n<p>Reciprocit\u00e0 delle regole commerciali, parit\u00e0 sostanziale e non formale, etichettatura obbligatoria, lotta alle frodi e alle contraffazioni, tutela della propriet\u00e0 intellettuale e dei marchi, sono gli assi di una politica di innovazione non protezionista.<\/p>\n<p><strong>Energia<\/strong><\/p>\n<p>I costi dell\u2019energia incidono molto sui bilanci delle aziende. Anche in conseguenza di questo \u00e8 in atto in molti paesi una vera rivoluzione energetica, che va verso la riduzione delle emissioni. La strada maestra, quindi, \u00e8 segnata: fonti rinnovabili, efficienza energetica e decarbonizzazione; \u00e8 la strada maestra non solo per ridurre i gas serra e contrastare i cambiamenti climatici, ma anche per creare occupazione.<\/p>\n<p>La vicenda Tap, sul versante del rifornimento energetico di gas, \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per il Paese e per la Puglia, anche se questo non significa sottovalutarne la portata eco-ambientale. Il nostro compito non \u00e8 quello di drammatizzare su tutto, ma di governare i processi e per fare questo sono necessari programmi che spieghino come i progetti, con le dovute garanzie per le popolazioni, siano finalizzati allo sviluppo. Per questa operazione non basta solo il dialogo, ci vuole il coinvolgimento preventivo delle popolazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;inasprimento della crisi ha determinato una riduzione degli investimenti sulle rinnovabili in Europa dell\u201911%, mentre in Italia il calo \u00e8 stato drastico, del 50%. Troppo. La Puglia \u00e8 andata controtendenza per cui deve replicare e accrescere i risultati conseguiti in questi ultimi anni con il modello di sviluppo sostenuto dalle fonti rinnovabili, che l\u2019ha proiettata ai primi posti in campo nazionale per la produzione da Fonti Energie Rinnovabili (FER). Gli ultimi dati forniti da Enel Infrastrutture e Reti di Puglia e Basilicata sono emblematici del trend di crescita dell\u2019impiego di tali fonti: circa 33mila impianti connessi in regione tra il 2006 e lo scorso anno (quasi 11mila solo nel 2012) per una potenza complessiva salita a 3.250 MegaWatt (impianti per il 99% fotovoltaici).<\/p>\n<p>In questa provincia si stimano circa 4mila impianti e una capacit\u00e0 di produzione di circa 120 MegaWatt. A Melpignano il fotovoltaico si fa \u201cdal basso\u201d. Il Comune, infatti, \u00e8 stato il primo in Italia a sperimentare il modello della Cooperativa di comunit\u00e0, legato al fotovoltaico, diffuso sui tetti delle abitazioni: 127 soci che hanno installato impianti per 179 Kwatt, tutti realizzati con manodopera locale. Gli aderenti avranno energia gratis, mentre i guadagni verranno reinvestiti per migliorare la vita del piccolo borgo. Insomma: gli utili provenienti dalle rinnovabili si trasformano da bottino privato in risorsa pubblica.<\/p>\n<p><strong>Acqua<\/strong><\/p>\n<p>Aqp, il pi\u00f9 grande acquedotto europeo, nel 2018 si trover\u00e0 di fronte a una prova importante: i due referendum sull\u2019acqua (abrogazione della legge Ronchi e abrogazione della legge sulla remunerazione dei capitali investiti) hanno abrogato le norme senza, per\u00f2, vedere l\u2019approvazione di una legge che regoli il settore. Per noi l\u2019acqua \u00e8 e deve rappresentare sempre pi\u00f9 una questione industriale. \u00c8 necessario che si promuovano condizioni e norme orientate al progresso. Va bene che la propriet\u00e0 sia pubblica ma il sevizio deve essere organizzato in modo industriale, dando una risposta che aggreghi e crei economie di scala.<\/p>\n<p>Oltre il 30% dei volumi di acqua erogati vengono dispersi a causa del precario stato di efficienza delle reti di distribuzione, cos\u00ec come si registrano carenze nel sistema fognario e insufficienze diffuse in quello depurativo oltre a notevoli squilibri territoriali nella continuit\u00e0 della fornitura. Un malfunzionamento che non ci possiamo permettere. \u00c8 necessario ripartire da regole certe, esigibili e soprattutto stabili nel tempo, per arrivare alla costruzione di una moderna industria dell\u2019acqua, declinando il tema con un\u2019attenzione rivolta non soltanto al consumo domestico. Ovviamente, accanto a queste problematiche si aggiungono quelle inerenti il settore della depurazione che merita attenzione e, soprattutto, investimenti visto che in alcuni casi la loro portata \u00e8 stata tarata senza tenere conto dei picchi estivi nelle localit\u00e0 marine.<\/p>\n<p><strong>Politiche nazionali industriali e fiscali<\/strong><\/p>\n<p>Noi pensiamo che se tutti i soggetti interessati, Organizzazioni sindacali, Associazioni Datoriali, enti locali e imprenditori, fanno congiuntamente la propria parte (utilizzando al meglio l\u2019ultima opportunit\u00e0 dei fondi comunitari 2014\/2020), riusciremo ad ampliare la base produttiva del Salento. \u00c8 ovvio che tutto questo deve essere supportato da politiche nazionali che guardano alla riduzione della pressione fiscale, sia per le aziende che per i lavoratori. Tutto questo deve essere supportato da politiche industriali nazionali e da una nuova politica per il Sud che premi la qualit\u00e0 dei prodotti e l\u2019innovazione dei processi produttivi, al fine di avviare una nuova fase di sviluppo e favorire la stabilit\u00e0 occupazionale. Questa \u00e8 la sfida che noi oggi, qui da Lecce , vogliamo lanciare. Ci riusciremo? Al pessimismo della ragione ci piace contrapporre, come sempre, l\u2019ottimismo della volont\u00e0. In fondo \u201coggi \u00e8 il domani che ieri ci faceva tanta paura ma \u00e8 passato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/05\/09\/il-convegno-dei-sindacati-di-categoria-cgil-cisl-e-uil-sullo-sviluppo-economico-del-salento-occorre-re-industrializzare-il-territorio\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/05\/09\/il-convegno-dei-sindacati-di-categoria-cgil-cisl-e-uil-sullo-sviluppo-economico-del-salento-occorre-re-industrializzare-il-territorio\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO______SVILUPPO, serve l\u2019Industria! 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