{"id":5263,"date":"2012-10-29T09:08:46","date_gmt":"2012-10-29T09:08:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=5263"},"modified":"2012-10-29T09:11:19","modified_gmt":"2012-10-29T09:11:19","slug":"i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-seconda-guerra-mondiale-il-ruolo-della-mafia-e-quello-della-massoneria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-seconda-guerra-mondiale-il-ruolo-della-mafia-e-quello-della-massoneria\/","title":{"rendered":"I CRIMINI DEGLI ALLEATI IN SICILIA E A NAPOLI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE \u2013 IL RUOLO DELLA MAFIA E QUELLO DELLA MASSONERIA"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-seconda-guerra-mondiale-il-ruolo-della-mafia-e-quello-della-massoneria\/bartolone-giovanni-foto\/\" rel=\"attachment wp-att-5264\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/bartolone-giovanni-foto-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5264\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Per gentile concessione dell\u2019autore, pubblichiamo integralmente, a mo\u2019 di dossier completo, l\u2019intervista che Federico Dal Cortivo per Europeanphoenix ha realizzato con lo storico siciliano Giovanni Bartolone, in cui lo studioso fa il punto su lunghi anni di studi relativi a pagine amare, a torto dimenticate, perch\u00e9 devono anche esse far parte della memoria nazionale condivisa, come quelle che Giampaolo Pansa ha scritto negli ultimi anni sulle atrocit\u00e0 commesse nella guerra civile contro \u201ci vinti\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>D: Prof. Bartolone, oggi assistiamo alla sistematica violazione delle pi\u00f9 elementari norme di comportamento in caso di guerra da parte degli Stati Uniti e dei suoi Alleati della Nato. A farne le spese le popolazioni afghane e libiche e prime ancora quelle irachene, serbe, somale, vietnamite ecc. Tutto cade nell\u2019oblio mediatico embedded, non se ne parla e al massimo \u00e8 giustificato come \u201cdanni collaterali\u201d. Eppure questo \u00e8 gi\u00e0 accaduto in Europa e nel nostro caso in Italia, dopo che le forze d\u2019invasione Alleate sbarcarono in Sicilia con l\u2019Operazione denominata Husky (Colosso) nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo la perdita del Nord Africa, nel maggio del 1943, era quasi sicuro che presto o tardi gli Alleati avrebbero aperto, come chiedeva Stalin, un secondo fronte in Europa. Non si sapeva per\u00f2 il luogo: Sicilia, Sardegna, Grecia, o altro? Il peso del conflitto fino a quel momento in gran parte gravava sulla Russia, che si lamentava. Durante la Conferenza di Casablanca, Marocco, gli Alleati dopo lunghe discussioni, decisero che l\u2019assalto alla Fortezza Europa sarebbe iniziato con lo sbarco in Sicilia, la cui conquista avrebbe provocato il crollo del Fascismo e l\u2019uscita dalla guerra dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>La Conferenza di Casablanca (nome in codice Symbol) si tenne dal 14 al 24 gennaio 1943, per pianificare la strategia europea degli Alleati per il resto della guerra. Furono presenti il presidente Americano Franklin D. Roosevelt, il premier britannico Winston Churchill e il generale Charles de Gaulle, capo della Francia Libera.<\/p>\n<p>Durante la Conferenza, svoltasi all&#8217;Hotel Anfa, fu deciso che, dopo la fine delle operazioni militari in Africa Settentrionale, si sarebbe attaccata l&#8217;Italia, considerata un obiettivo facile (Churchill la defin\u00ec &#8220;il ventre molle dell&#8217;Asse&#8221; &#8211; the soft underbelly of the Axis), sia per la vicinanza alle basi aeronavali alleate in Tunisia, sia per il suo stato di crisi politico-militare interna. Inoltre, si stabil\u00ec un piano congiunto anglo-americano di bombardamento sistematico della Germania, oltre che dell\u2019Italia, per distruggere il potenziale bellico dell&#8217;industria tedesca e abbattere il morale della popolazione in vista di un futuro sbarco oltre il Vallo Atlantico, rinviato, nonostante i piani studiati nell&#8217;estate 1942 (operazione Round-Up), al 1944. I due leader anglosassoni si accordarono anche sul principio della resa incondizionata da imporre alle Potenze nemiche: la guerra sarebbe continuata fino alla vittoria finale, senza trattative con la Germania, con l&#8217;Italia o con i loro alleati. Era gi\u00e0, infatti, chiaro ai comandi alleati che la resistenza nemica in Africa sarebbe presto finita, presa ormai nella morsa da ovest e da est rispettivamente dagli americani e dai britannici.<\/p>\n<p>Churchill e Roosevelt dovevano stabilire una strategia che portasse alla definitiva sconfitta dell&#8217;Asse in Europa e che nello stesso tempo fosse avallata anche dal dittatore sovietico Stalin, loro alleato. La Russia premeva ormai da qualche tempo affinch\u00e9 fosse aperto dagli Alleati il secondo fronte in Nord Europa, per diminuire la resistenza tedesca su quello orientale. Le mire di Stalin di dominare l&#8217;Europa centrale e orientale erano chiare. Chiedeva che l&#8217;impegno angloamericano si tramutasse in uno sbarco nel nord della Francia. Avrebbe evitato eventuali diversioni degli Alleati nella sua sfera d&#8217;influenza. Churchill era consapevole delle mire espansionistiche sovietiche e sebbene le considerasse una minaccia futura, era disposto al momento a dimostrarsi compiacente. Tuttavia non voleva piegarsi interamente ai voleri russi tanto che la sua linea strategica militare andava a scontrarsi con quella russa. Per Churchill la priorit\u00e0 era di colpire duro l&#8217;Italia. Per Londra l\u2019Italia dal punto di vista militare, economico e politico era in pessime condizioni. Gli italiani, pensava, sottoposti a continui bombardamenti, con i viveri razionati, erano stanchi della guerra e avevano perso fiducia nel Duce e nel Fascismo. L&#8217;esercito, valoroso ma mal equipaggiato e mal guidato, pieno negli alti gradi di traditori, aveva subito dure sconfitte in Africa e premeva affinch\u00e9 si uscisse subito dalla guerra. Tutto questo rendeva possibile un crollo del regime e l&#8217;uscita dell&#8217;Italia dal conflitto, la quale per\u00f2 poteva anche essere raggiunta tramite uno sbarco nella Penisola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Churchill voleva occupare la Sardegna: avrebbe permesso uno sbarco nell&#8217;Italia centrale e da l\u00ec un\u2019offensiva nei Balcani. Questa strategia era fortemente osteggiata dal capo di stato maggiore statunitense Marshall, il quale, gi\u00e0 contrario alle operazioni in Nord Africa, pressava per sbarcare nella Francia settentrionale, sconfiggere la Germania e poi il Giappone. Ma la sua tesi non convinse Roosevelt, il quale soprattutto per ragioni logistiche considerava lo sbarco in Francia un azzardo: poteva tramutarsi in un disastro tipo Dieppe 1942. Questo sbarco fu rimandato al 1944, prima era necessario eliminare la presenza dell\u2019Asse nel Mediterraneo, che minacciava le rotte verso l&#8217;Egitto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le tesi di sir Alan Brooke, capo di stato maggiore britannico, sull&#8217;impossibilit\u00e0 di uno sbarco in Francia, anche per il forte numero dei sommergibili tedeschi e la scarsit\u00e0 di navi trasporto truppe, persuasero gli americani ad attaccare l&#8217;Italia, se non si voleva stare a guardare combattere i soli sovietici. La strategia di Churchill, di sbarcare in Sardegna, fu subito osteggiata dagli americani, che capirono dove lo statista inglese si sarebbe voluto spingere. La sua strategia era avvertita dagli americani come la risultante del mai sopito spirito colonialista britannico che tanto era detestato e avversato a Washington. Inoltre Roosevelt, in ottimi rapporti con Stalin, non voleva provocare nuove tensioni all&#8217;interno di un&#8217;alleanza che era ancora sentita come precaria e contingente. Si decise cos\u00ec di conquistare la Sicilia allo scopo di alleggerire la pressione germanica sul fronte russo, rendere pi\u00f9 sicure le linee di comunicazione nel Mediterraneo e aumentare la pressione sull&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Churchill accett\u00f2 la decisione di sbarcare in Sicilia perch\u00e9 se l\u2019Italia si fosse arresa subito, vi sarebbe stata la ragionevole speranza che anche la neutrale Turchia entrasse in guerra contro la Germania, il che avrebbe portato ad avere un piede nei Balcani e frenarvi l\u2019avanzata sovietica.\u00a0 Churchill nella successiva conferenza di Washington, paventava che l&#8217;operazione Husky, il nome in codice dello sbarco in Sicilia, fosse interpretata in maniera limitativa, tant&#8217;\u00e8 che caldeggi\u00f2 ripetutamente, con Eisenhower, comandante in capo delle forze armate alleate nel Mediterraneo, il completo sfruttamento delle opportunit\u00e0 che l\u2019occupazione comportava, ricordando l&#8217;importanza dei campi d&#8217;aviazione di Foggia e del porto di Napoli. Gli americani non capivano per\u00f2 tanta preoccupazione e diffidavano delle insistenze britanniche nell&#8217;occupazione della Penisola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella notte tra il 9 e il 10 luglio iniziava lo sbarco nella cuspide meridionale dell\u2019Isola. Vide impegnate la 7\u00aa Armata del generale americano George Patton e l&#8217;8\u00aa Armata del generale britannico Bernard Montgomery contro il 6\u00b0 Corpo d&#8217;armata italiano, comandato dal generale Alfredo Guzzoni, coadiuvato da 3 Divisioni tedesche &#8211; la 15\u00aa Panzergrenadier Sizilien, comandata dal generale Eberhard Rodt, la Panzer Hermann Goering, agli ordini del generale Paul Conrath e la 29\u00aa Divisione Granatieri corazzati, la celebre Falco (dal 19 luglio), annientata a Stalingrado e da qualche mese ricostituita, comandata dal generale Walter Fries &#8211; e dal 3\u00b0 e 4\u00b0 Reggimento paracadutisti, agli ordini dei tenenti colonnelli Ludwing Heilmann ed Erich Walter e dal gruppo Neapel, formato da un Battaglione del gruppo Fullriede e dalla 215\u00aa Compagnia corazzata, comandato dal colonnello Geisler. Nonostante la dura resistenza, le numerose perdite, gli innumerevoli atti d\u2019eroismo e l&#8217;ottima tattica di sganciamento e ripiegamento attuata dai reparti dell\u2019Asse, specie dai tedeschi, gli Alleati, entrando il 17 agosto a Messina finirono la campagna. Avevano speso pi\u00f9 tempo del previsto e ben di pi\u00f9 di quanto avevano impiegato i tedeschi a conquistare la Francia, la Polonia e la Iugoslavia.<\/p>\n<p>L\u2019enunciazione del nuovo principio della resa incondizionata provoc\u00f2 l\u2019incattivirsi della guerra, della volont\u00e0 di resistenza dei nemici e una decina di milioni di morti in pi\u00f9. Prima di Casablanca le Potenze durante una guerra cercavano di giungere a un compromesso che chiudesse in anticipo un conflitto in corso. Dopo Casablanca la pace significava la sconfitta totale del nemico.<\/p>\n<p>Nella campagna di Sicilia, le perdite nelle truppe dell&#8217;Asse furono consistenti. Le forze militari presenti in Sicilia toccarono la cifra di 320.000 uomini. Di questi, quasi 192.000 erano italiani e 62.500 germanici. Gli addetti ai servizi erano 60.000 italiani e 5.000 tedeschi. I militari italiani uccisi furono 4.678. Quelli tedeschi furono 4.325. I prigionieri italiani furono 116.681, mentre quelli tedeschi 5.523.<\/p>\n<p>Alla fine della campagna, si registrarono tra le file italiane 36.072 dispersi, mentre tra quelle tedesche 4.583. Gli Alleati lasciarono sui campi di battaglia 2.237 soldati statunitensi e 2.062 britannici.<\/p>\n<p>I feriti americani furono 5.946 mentre quelli britannici 7.137. I prigionieri americani furono 598, quelli britannici 2.644 (tra cui molti dispersi). In Sicilia si ammalarono di malaria 9.892 americani e 11.590 britannici. La Marina USA ebbe 546 caduti e 484 feriti; in quella britannica vi furono 314 morti e 411.<\/p>\n<p><strong><em>D: Che cosa avvenne dopo che le truppe d\u2019invasione sbarcarono, quale fu il comportamento tenuto sul campo nei confronti dei soldati italo-germanici? I britannici distribuirono un manuale a uso delle loro truppe, dove gli italiani e la loro terra erano dipinti come arretrati e semibarbari, senza contare i proclami di Patton del tipo \u201cUccidete, uccidete senza piet\u00e0, massacrate con determinazione\u201d, anche i prigionieri.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nei primi giorni dopo lo sbarco i comportamenti degli invasori furono molto duri verso i prigionieri e verso i civili. Compirono numerose stragi, completamente ignorate dalla storiografia ufficiale. Solo da qualche anno sono state portate alla luce da alcuni studiosi indipendenti. Dopo l\u2019atteggiamento nei confronti degli italiani cambi\u00f2: non potevano a sangue freddo assassinare migliaia di prigionieri di guerra. Le rappresaglie potevano colpire anche i loro uomini. E le voci di stragi contro i civili o militari dell\u2019Asse gi\u00e0 cominciavano a circolare. Meglio smettere.<\/p>\n<p>Ai militari alleati furono consegnati due manuali nei quali i siciliani erano dipinti come semibarbari e arretrati. Mi riferisco al Soldier\u2019s Guide to Sicily, destinato ai soldati, e il Sicily Zone Handbook 1943, riservato agli ufficiali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli alleati temevano di pi\u00f9 tedeschi, di meno gli italiani. Li avevano visti all\u2019opera sui vari fronti e ne avevano apprezzato il coraggio. Ma sapevano delle deficienze di comando e di armamento del Regio Esercito. Dopo alcuni vergognosi episodi \u2013 ad esempio la caduta della piazzaforte di Augusta e le diserzioni di massa di alcuni reparti delle unit\u00e0 costiere, costituiti principalmente da militari anziani, i difensori nell\u2019Isola ebbero una triste sorte: se si arrendevano senza combattere, li disprezzavano inglesi e tedeschi; ma se si facevano ammazzare in battaglia, allora quel sacrificio appariva inutile! C\u2019\u00e8 da dire che la storiografia pi\u00f9 recente sta ristabilendo la verit\u00e0. E i numeri degli italiani caduti in Sicilia dimostrano il sacrificio e il valore del soldato italiano in Sicilia. Per motivi vari molti avevano l\u2019interesse parlare male delle truppe italiane impiegate in Sicilia. Una parte del Fascismo repubblicano, ad esempio Farinacci, vide in certi vergognosi episodi accaduti in Sicilia il tarlo che avrebbe portato poi alla crisi dell\u2019esercito dell\u20198 settembre. L\u2019antifascismo vincitore non poteva esaltare i caduti di una guerra fascista, e furono date disposizioni per limitare il numero delle onorificenze per la Campagna di Sicilia. La pubblicistica anglosassone spesso e volentieri ignora la presenza di truppe italiane durante i combattimenti, e anche quando furono impiegati solo reparti italiani parla di tedeschi. Sicuramente la preponderanza delle forze nemiche spinse numerosi militari siciliani, specie quelli dei reparti costieri e delle classi anziane, a sbandarsi e tornare a casa, ma tanti altri impugnarono le armi contro i nemici. Numerosi furono i civili che parteciparono ai combattimenti.\u00a0 E numerosi furono quegli che poi aderirono ai gruppi del Fascismo clandestino, costituitisi gi\u00e0 l\u2019indomani dell\u2019occupazione dell\u2019Isola. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Indubbiamente il discorso di Patton agli ufficiali in Algeria alla vigilia dello sbarco contribu\u00ec al compimento di alcune stragi. Del resto gli angloamericani venivano per occupare una terra nemica: la Sicilia, l\u2019Italia. La loro parola d\u2019ordine al momento dello sbarco era: \u201cUccidi gli italiani\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>D: Ci pu\u00f2 citare gli episodi pi\u00f9 famosi, ma al tempo stesso i pi\u00f9 sottaciuti per tanti anni, in cui le truppe dei \u201cliberatori\u201d si macchiarono di crimini di guerra? Quali furono le misure prese dai comandi Alleati una volta che si vennero a sapere degli eccidi commessi? Vi fu qualcuno che pag\u00f2 davanti alla Corte Marziale o alla fine si prefer\u00ec zittire tutto e mandare assolti o condannati solo a pene lievi gli imputati?Il paragone con la strage del Monte Cermis del 1998, dove alla fine nessuno degli ufficiali dell\u2019Us Air Force ha pagato, \u00e8 d\u2019obbligo; mai nessuna Norimberga fu istituita per gli Alleati, che invece ancor oggi pretendono di giudicare gli sconfitti e processare anche i loro capi, Saddam e Milosevic sono gli esempi a noi pi\u00f9 vicini.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante l\u2019invasione della Sicilia gli Alleati si resero responsabili di alcune stragi. Di tre furono vittime i civili, di altre i militari italiani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Penso che ci siano stati anche altri massacri di militari tedeschi, oltre a quelli dei quali parlo, visto l\u2019odio che avevano gli alleati contro i soldati del Reich, considerati il male assoluto. Salvo alcune accuse del generale Rodt per alcune fucilazioni di alcuni soldati arresisi ai canadesi nella Sicilia centrale, non ho al momento altre prove in merito. E\u2019 solo una mia supposizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche i tedeschi durante la Campagna di Sicilia compirono due stragi di civili &#8211; una a Canicatt\u00ec e l\u2019altra a Castiglione \u2013 e vicino Messina massacrarono alcuni carabinieri sbandati, presi per disertori. Questi crimini sono stati volutamente dimenticati dalla cultura dominante. Anche se la strage di Castiglione \u00e8 un po\u2019 nota, soprattutto, ma erroneamente, per essere stata indicata da molti studiosi come la prima strage tedesca in Italia. E\u2019, generalmente, per\u00f2 sconosciuta a livello di massa. Ed \u00e8 celebrata sotto tono, durante le annuali celebrazioni resistenziali. Ricordare questa strage avrebbe portato, presto o tardi, a parlare delle altre compiute dagli Alleati in Sicilia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quelle avvenute in Sicilia nel 1943 sono tra le pagine pi\u00f9 nere della storia militare americane. Pagine sulle quali gli storici negli Stati Uniti di\u00adscutono da molti anni, mentre in Italia queste vicende sono pressoch\u00e9 sconosciute. Nelle universit\u00e0 nordamericane ci sono corsi dedicati a queste stragi, come quello te\u00adnuto a Montreal sul tema \u201cDal massacro di Biscari a Guantanamo\u201d. Negli USA anni fa gli esperti di diritto militare hanno valutato le responsabilit\u00e0 dei carcerieri di Abu Ghraib anche sulla ba\u00adse delle precedenti decisioni emesse delle corti marziali che giu\u00addicarono i \u201cfucilatori d\u2019italia\u00adni\u201d. Perch\u00e9 &#8211; com\u2019\u00e8 a\u00adgli atti di quei processi &#8211; i militari america\u00adni si difesero sostenendo di avere soltanto ubbidito agli ordini del generale Patton. \u201cCi era stato detto &#8211; dissero &#8211; che il ge\u00adnerale non voleva prigionieri\u201d. Per fortuna per\u00f2 da alcuni anni il velo di oblio e di omert\u00e0 incomincia a squarciarsi, grazie al lavoro oscuro ma prezioso di alcuni solitari studiosi, specie siciliani.<\/p>\n<p>L\u2019Isola pat\u00ec a causa della guerra pi\u00f9 di qualsiasi altra regione d\u2019Italia: bombardamenti a tappeto, disoccupazione, carestia, banditismo, stragi, ecc. Solo il terribile flagello della guerra civile le fu risparmiato. Del resto la Sicilia nei piani Alleati era indicata col nome in codice di Horrified (atterrita, sconvolta). Con fine senso dell\u2019umorismo volevano indicare quali dovevano essere le condizioni dell\u2019Isola e dei siciliani al momento dello sbarco. La Sicilia fu la prima e la sola regione italiana a essere \u201coccupata\u201d e i siciliani furono gli unici italiani a essere definiti e trattati da \u201cnemici\u201d. Il resto dell\u2019Italia, fu, come dicevano gli antifascisti, \u201cliberato\u201d e dall\u2019autunno del 1943, dopo la dichiarazione di guerra alla Germania, gli italiani cominciarono a essere considerati \u201ccobelligeranti\u201d dagli Alleati. I siciliani pagarono sulla loro pelle, tutti i risentimenti, i rancori, gli odi che guerra aveva istillato nell\u2019animo degli Alleati. Sicuramente l\u2019odio, accumulato contro gli italiani durante la guerra, anche se di molto inferiore a quello accumulato contro i tedeschi, considerati il \u201cnemico principale\u201d, quasi il \u201cmale assoluto\u201d da debellare, contribu\u00ec a creare la mentalit\u00e0 propizia al compimento delle stragi.<\/p>\n<p>Le stragi in Sicilia iniziarono il 10 luglio 1943. Lo stesso giorno dello sbarco. Nelle ore successive all\u2019invasione una moltitudine di civili evacu\u00f2 Acate, dirigendosi verso la vicina Vittoria. Tra i profughi, in macchina, Giuseppe Mangano, la moglie, Carmela Albani, il figlio Salvatore Valerio, detto Alberto, il fratello, Ernesto, capitano medico del Regio Esercito, e la donna di servizio. Dopo il casello ferroviario, un gruppo di militari ferm\u00f2 l&#8217;auto, dove viaggiava la famiglia Mangano. Il podest\u00e0, dopo aver mostrato i documenti, chiese il rispetto della Convenzione di Ginevra concernente l\u2019esodo dei civili in zona d&#8217;operazioni militari. La richiesta esasper\u00f2 ancora di pi\u00f9 quei militari \u201cavvinazzati e inferociti&#8221;, che cominciarono a colpire gli uomini e a maltrattare le donne. Tent\u00f2 di difenderli. Si qualific\u00f2. Dopo un attimo d\u2019esitazione, i soldati, notando che l&#8217;uomo indossava la camicia nera e portava all\u2019occhiello della giacca la \u201ccimice\u201d del Partito Nazionale Fascista, puntarono i fucili, intimando alle donne di entrare in una casa vicina e agli uomini di alzare le mani. Oltre ai Mangano, i militari presero altri uomini prigionieri. In dodici, tutti civili, furono condotti vicino al caseggiato rurale Iacona e fatti allineare. Alle 19 circa, alcune scariche di mitra posero fine alla loro esistenza. Secondo alcuni testimoni, Valerio, cerc\u00f2 di difendere il padre, si liber\u00f2 dal soldato che lo teneva prigioniero, prese un sasso e cerc\u00f2 di colpire un soldato, ma fu ucciso da un impressionante colpo di baionetta alla guancia sinistra.\u00a0 Aveva 14 anni, era figlio unico e frequentava il Ginnasio. I corpi restarono insepolti per alcuni giorni. Del capitano non si \u00e8 saputo pi\u00f9 nulla. Non si conoscono i nomi degli altri fucilati. Non mi sorprenderei se i responsabili della strage fossero individuati in alcuni paracadutisti del 2\u00b0 Battaglione del 505\u00b0 P.I.R. USA: essi erano &#8220;ubriachi&#8221; o &#8220;avvinazzati &#8220;, paracadutisti e hanno occupato Vittoria. A causa del lancio errato erano andati a finire per sbaglio a Vittoria. Secondo altre voci i Mangano furono ammazzati perch\u00e9 gli americani vollero rapinarli dell\u2019auto e dei preziosi che i civili portavano con loro. Quest\u2019unit\u00e0 era aggregata al momento dello sbarco all\u201982\u00aa Divisione aviotrasportata USA.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA STRAGE DI PIANO STELLA DI CALTAGIRONE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alle 17 circa del 13 luglio un\u2019altra strage di civili avvenne a Piano Stella, a un paio di chilometri dall\u2019aeroporto di Biscari. A Piano Stella vivevano circa 40 famiglie d\u2019agricoltori, assegnatari di lotti e case coloniche. Furono assassinati a colpi di fucile mitragliatore il profugo di Vittoria Giovanni Curciullo, il figlio tredicenne Sebastiano, i calatini Giuseppe Alba, Salvatore Sentina e il reduce della I guerra mondiale Giuseppe Ciriacono. Solo il figlio dodicenne del Ciriacono, Giuseppe, fu risparmiato. Tutti erano stati in precedenza prelevati da un vicino rifugio, costruito artigianalmente dal Ciriacono come ricovero familiare dai bombardamenti che avevano per obiettivo il vicino aeroporto. Nessuno di loro aveva compiuto atti ostili contro gli invasori o possedeva armi. Anzi, qualche ora prima avevano curato un soldato americano ferito. Per lo storico Nunzio Vicino la strage sarebbe una conseguenza dell&#8217;intervento in aiuto dei soldati italiani e tedeschi, impegnati contro paracadutisti americani nel vicino bosco Terrana, del perito agronomo Fiore, detto \u201cl\u2019ingegnere\u201d, ex squadrista, romano, assegnato come consulente e dirigente tecnico al Borgo. Fiore, avrebbe ucciso un paracadutista nemico, sceso davanti casa sua, provocando la rappresaglia degli americani, avvisati da un altro militare, non notato dall\u2019\u201cingegnere\u201d. Fiore riusc\u00ec a scappare aiutato da alcuni abitanti della zona. Per lo storico Gianfranco Ciriacono, Fiore sarebbe andato via un paio d\u2019ore prima della strage. Seguirono un tentativo americano di occultare i corpi e una denuncia ai Carabinieri. I quali informarono i superiori. Ritengo che i probabili responsabili della strage siano da ricercare tra i soldati dell&#8217;82\u00aa Divisione aviotrasportata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA STRAGE DI CANICATTI\u2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro eccidio di civili avvenne a Canicatt\u00ec, Agrigento. Nel registro dei morti risultano i nomi di: Diana Antonio, 50 anni, bracciante; Messina Vincenzo, 40, contadino; Salerno Giuseppe, 31, nato a Villalba, bracciante; Corbo Vincenzo, 22, contadino; La Morella Alfonso, 43, contadino; Todaro Vincenza 11, \u201cscolara\u201d. La strage avvenne il 14 luglio, alle 18, nella Saponeria Narbone-Garilli di viale Carlo Alberto. Ne sarebbe autore il tenente colonnello che si era insediato al Comune come responsabile dell&#8217;AMGOT, un ente alleato, formato in gran parte da ufficiali della riserva, il cui compito era di ristabilire le funzioni di governo nelle zone italiane occupate. L\u2019ufficiale quel giorno si trovava al Municipio in compagnia d\u2019alcuni interpreti del servizio di spionaggio americano. Tra questi militari c&#8217;era il padre d\u2019origine siciliana di un docente della New York University e del Brooklyn College, il professor Joseph S. Salemi. Il professore, a distanza di molti anni ha raccolto la testimonianza del padre, Salvatore, presentata poi in una relazione. Poco prima delle 18 un civile italiano entra nel Municipio di Canicatt\u00ec. Lamenta che la popolazione sta saccheggiando il deposito di viveri e la fabbrica di sapone. Chiede l\u2019aiuto degli americani. Sulla strage ci sono due versioni. Per Salemi quando il responsabile dell\u2019AMGOT cap\u00ec la natura delle lamentele del \u201cproprietario o un suo agente\u201d chiam\u00f2 un gruppo di P.M. e un sottotenente. Ordin\u00f2 d\u2019accompagnarlo alla fabbrica e d\u2019arrestare i saccheggiatori. Decise poi di recarsi sul posto di persona. E ordin\u00f2 a tre appartenenti al G-2 di accompagnarlo. Per Salvatore J. Salemi, che l\u2019accompagn\u00f2, \u201candava alla saponeria direttamente per sparare \u2026 Volle ammazzare qualcuno: la faccia rivelava i pensieri\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La P.M. aveva gi\u00e0 arrestato dalle 30 alle 40 persone, molte donne e bambini. Dopo il suo arrivo, il colonnello ordin\u00f2 al sottotenente di sparare sui civili. Il giovane rest\u00f2 pietrificato e non si mosse. Il colonnello ripet\u00e9 inutilmente l\u2019ordine ai P.M. Si rivolse allora al personale del G-2 che l\u2019aveva accompagnato. Ordin\u00f2 a ognuno di loro di sparare. Nessuno di loro voleva per\u00f2 uccidere dei civili inermi. Vedendo che il suo ordine non era stato eseguito, il colonnello tolse dalla fondina una Colt automatica calibro 45. Fece fuoco ad alzo zero, da una distanza di tre metri circa sui civili inermi. Svuot\u00f2 tre caricatori. I borghesi cercarono di scappare, e alcuni forse ci riuscirono. Egli per\u00f2 uccise o fer\u00ec la maggioranza dei civili. Erano imprigionati tra il muro della fabbrica e i militari che li bloccavano. Un bambino, di circa 12 o 13 anni, ricevette un colpo nello stomaco. Mor\u00ec poco dopo. Il suo stomaco era scoppiato. Per la versione ufficiale, nascosta nei \u201cNational Archives\u201d, accadde:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa mancanza di cibo sfoci\u00f2 in disordini che furono domati solo con gran difficolt\u00e0 dai 14 M. P. &#8230; Avevano per prima cosa sparato sopra le teste della teppaglia turbolenta. Quando cessarono gli spari, la folla scese nelle strade e continu\u00f2 a urlare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tenente colonnello McCaffrey allora fece un rapporto sulla situazione al Capo di stato maggiore della 3\u00aa Divisione che diede ordine di fucilare i saccheggiatori catturati in azione, se necessario, per ristabilire l\u2019ordine, e di chiamare il colonnello Johnson, comandante del 15\u00b0 reggimento fanteria, per aiuto. Un plotone di fanteria e un buon interprete furono mandati dal colonnello Johnson. Al plotone fu assegnato il compito di requisire tutte le armi e le munizioni della citt\u00e0&#8230; 50 fucili e munizioni furono trovati alla stazione ferroviaria e un quantitativo maggiore d\u2019armi fu rinvenuto in altre parti della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un altro punto della citt\u00e0, il tenente colonnello McCaffrey, stava assistendo all\u2019individuazione dei possessori d\u2019armi e munizioni, cattur\u00f2 un certo numero di saccheggiatori nell\u2019atto di portar via del sapone. Li arrest\u00f2. Vide altri che su carretti trasportavano sapone per le vie. Ordin\u00f2 loro di fermarsi e quando i conducenti continuarono, egli fece fuoco sulle loro teste. I conducenti scapparono. Inseguendo i carretti in fuga, giunse a una fabbrica di sapone, fuori della quale c\u2019era una gran folla, che evidentemente stava saccheggiando il posto. Il tenente colonnello McCaffrey e il plotone di fanteria cercarono di fermare il saccheggio e di arrestare i saccheggiatori. Non ubbidirono ai loro ordini. Il tenente colonnello McCaffrey allora spar\u00f2 ad alcuni uomini nella folla e i fanti arrestarono gli altri. Sei uomini furono uccisi. Qualcuno dei fuggiaschi potrebbe essere stato ucciso\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Salemi Jr accusa il colonnello George Herbert McCaffrey. Il colonnello fece carriera. Divenne prima responsabile per la provincia d\u2019Agrigento, poi capo della Regione Militare d\u2019Occupazione 2, Calabria e Basilicata. Chiuder\u00e0 la carriera militare partecipando con un alto incarico governativo alla guerra di Corea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fatto il danno, bisognava mettere la sordina, non far sapere nulla in giro. Le ripercussioni potevano essere enormi, le carriere potevano essere compromesse, qualcuno poteva essere accusato di crimini di guerra. Meglio la censura. Tanto pesante che solo oggi, dopo quasi 70 anni, comincia a squarciarsi il velo che copre quelle stragi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I civili assassinati a Piano Stella forse furono uccisi anche per le parole pronunciate da Patton in uno dei discorsi tenuti a Mostagem, in Algeria, davanti agli ufficiali suoi subordinati. Queste parole furono poi ripetute dagli ufficiali ai soldati in procinto di sbarcare nella cuspide meridionale dell\u2019Isola. Durante il processo Compton al capitano Jean Reed chiesero se Patton avesse detto qualcosa sui civili. La risposta fu: \u201cDisse che se le persone nelle citt\u00e0 persistevano nel rimanere nelle vicinanze della battaglia ed essi erano nemici, noi dovevamo spietatamente ucciderli, spazzarli via\u201d. Anche se Ciriacono e gli altri civili erano rimasti nei pressi delle zone di combattimento, questo non ne giustifica l\u2019assassinio. E&#8217; sempre un crimine contro l\u2019umanit\u00e0. Meno giustificata ancora \u00e8 la strage alleata di Vittoria. Il podest\u00e0 d\u2019Acate e gli altri stavano sfollando dalle zone di combattimento e furono uccisi a freddo a un posto di blocco. Giuseppe Mangano avrebbe pagato perch\u00e9 ancora indossava il distintivo del Partito Nazionale Fascista o perch\u00e9 rispondeva in malo modo a dei soldati italoamericani, ma gli altri perch\u00e9 furono uccisi? Qual \u00e8 la loro colpa? Ma indossare il 10 luglio 1943 un distintivo del P.N.F. poteva essere considerato un crimine da pagare con la vita? Il P.N.F. era un legittimo organo dello Stato italiano, gi\u00e0 riconosciuto dagli Alleati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LE STRAGI DI MILITARI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA STRAGE DEI CARABINIERI DI GELA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le stragi di prigionieri italiani iniziarono con l\u2019invasione. La prima, fino a questo momento conosciuta, fu compiuta a Gela verso le sette del mattino del 10 luglio 1943. L\u2019eccidio si consum\u00f2 a 8 chilometri da Gela, sulla Statale 115 per Ragusa. In localit\u00e0 chiamata Passo di Piazza, i Reali Carabinieri avevano costituito un \u201cposto fisso\u201d. I militari, al comando\u00a0 del vicebrigadiere Carmelo Pancucci di Agrigento, dovevano vigilare la linea ferrata che correva parallela al mare, poco distante. Erano una quindicina. Per fortuna per\u00f2 al momento della strage due erano di pattuglia, come da ordini, nonostante fosse in corso lo sbarco. Dopo la resa della \u201cstazione\u201d, secondo alcuni documenti ufficiali, i carabinieri furono prima disarmati, perquisiti e derubati di tutto quello che avevano di prezioso; poi furono messi allineati al muro vicino al pozzo con le mani sulla testa e fucilati alla schiena. Otto rimasero sul terreno. Tra questi, certamente mor\u00ec, Michele Ambrosiano, richiamato e padre di cinque figli. Un carabiniere della provincia di Avellino, Nicola Villani, fu ferito gravemente. Tre si salvarono con certezza: il vicebrigadiere Pancucci e i carabinieri Francesco Caniglia di Oria, Brindisi, e Antonio Cianci di Stornara, in provincia di Foggia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La figlia maggiore di Ambrosiano, Anna Maria, nel 2010 nutriva ancora rancore contro il Pancucci, il cui ordine di sparare contro i nemici aveva determinato, a dire della signora, la morte del genitore. Aveva ancora un astio violento anche nei confronti dello Stato che aveva lasciato la madre vedova di 35 anni con cinque figli piccoli senza assistenza e con una pensione di 500 lire. La famiglia aveva patito la fame e aveva tirato avanti anche grazie all&#8217;aiuto del nonno materno, emigrato in America prima della guerra e che inviava dollari e vestiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La figlia del defunto vicebrigadiere Pancacci, di Agrigento, ricorda che il pap\u00e0, dopo la guerra le raccontava, che il posto fisso affidatogli era stato attaccato, dopo il sorgere del sole luglio, da un soverchiante gruppo di americani. Dopo una resistenza iniziale che era costata la vita di quattro carabinieri, il sottufficiale, anziano ed esperto anche per avere combattuto in Africa Orientale come Camicia Nera, per piet\u00e0 dei sopravvissuti, uno dei quali padre di cinque figli, aveva preso la tovaglia bianca del tavolo su cui mangiavano e l&#8217;aveva platealmente sventolata per arrendersi. Questo gesto non aveva per\u00f2 fermato il fuoco nemico. Pancucci e i suoi camerati furono poi portati in Algeria. Un elemento oggettivo che in parte conferma la tesi di Caniglia \u00e8 offerto dal Diario storico della legione territoriale dei Carabinieri Reali di Palermo, relativo al periodo dal 10 luglio a1 31 dicembre 1943. Nel brogliaccio erano riportati come deceduti tre carabinieri per \u201ceventi bellici\u201d presso la stazione di Passo di Piazza (Donato Vecce, Antonio Di Vetta, Michele Ambrosiano), mentre 13 dei militari erano citati come caduti in mani nemiche: Vicebrigadiere Carmelo Pancucci e i carabinieri Francesco Caniglia, Antonio Cianci, Giuseppe Di Giovanni, Nicol\u00f2 Gambino, Aldo Gianni, Alessandro Giannini, Mario Imbratta, Raffaele Matera, Annibale Musilli, Giuseppe Rodio, Nicola Villano e Gaetano Vitellaro. Mentre Caniglia parla di 12 uomini in organico al posto fisso, il Diario storico della legione di Palermo lascia credere che fossero 16 e Cianci racconta di 16-18.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da rilevare che la redazione del documento fu scritta dal colonnello comandante Lauro Andreoli, a Palermo, il 29 febbraio 1944. La Sicilia era stata restituita all\u2019amministrazione del governo del Sud del maresciallo Badoglio solo da pochi giorni: l\u201911. Penso che non sia stato facile accusare ai propri superiori gli occupanti americani di aver fatto pochi mesi prima una strage in Sicilia. Forse il colonnello per\u00f2 pens\u00f2 che la cosa potesse essere utile all\u2019Italia nel dopoguerra.<\/p>\n<p>LE STRAGI DI BISCARI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altri massacri avvennero nella zona di Biscari, l\u2019odierna Acate. All&#8217;attacco dell\u2019aeroporto di Biscari and\u00f2 la 45\u00aa Divisione, detta Thunderbird, dal totem sulle mostrine. Era formata da indiani cherokee, seminole e apache, prelevati dalla Guardia nazionale, provenienti dall\u2019Arizona, dall\u2019Oklahoma e dal New Mexico e cow boy. C\u2019erano anche numerosi italoamericani. Anche se privi d\u2019esperienza, gli uomini della 45\u00aa erano tra i pi\u00f9 addestrati, sia sul piano tecnico sia su quello psicologico, dell&#8217;intero esercito statunitense ed erano affidati a un ottimo comandante, Troy Middleton. Inoltre, il generale George Patton, comandante della VII armata americana li aveva arringati in modo fin troppo esplicito: \u201cUccideteli, uccideteli, uccideteli\u201d. Addestrarsi agli ordini di Patton non era mai stato uno scherzo ma ora l&#8217;addestramento diventava particolarmente duro comprendendo anche 36 ore consecutive in azione, senza alcuna pausa. Quello sulle coste isolane fu il loro battesimo del fuoco. Aveva\u00adno l&#8217;ordine di conquistare entro 24 ore gli aeroporti di Ponte Olivo (Gela), Comiso e Biscari o Santo Pietro: erano necessari per trasferirvi dall\u2019Africa gli aerei Alleati. Gli americani volevano difendere dal cielo le teste di ponte gi\u00e0 costituite, mantenere e accrescere la supremazia aerea nella zona. Gli italiani, oltre a proteggere l&#8217;aeroporto, dovevano garantire il lento ripiegamento delle loro truppe e della Divisione H. Goering verso le pendici dell&#8217;Etna. Gli americani pensavano di conquistare in breve tempo gli obiettivi. Invece la disperata resistenza di due divisioni italiane e di poche unit\u00e0 te\u00addesche li ferm\u00f2 per quattro giorni. Questo fatto li fece andare in bestia, causando diverse stragi nella zona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 27 giugno, Patton aveva parlato agli ufficiali dell\u2019Armata avvisandoli su quanto poteva capitare in Sicilia. Il generale Albert C. Wedemeyer, che assistette all&#8217;evento, scrisse: \u00abLi ammon\u00ec di fare molta attenzione nel caso in cui i tedeschi o gli italiani avessero alzato le mani mostrando l&#8217;intenzione di arrendersi. Afferm\u00f2 che qualche volta il nemico si comportava in quel modo per far abbassare la guardia ai soldati. I nemici in parecchie occasioni avevano sparato sui nostri uomini ignari e avevano gettato granate. Patton avvert\u00ec i militari della 45\u00aa di stare attenti e di \u201cuccidere quei figli di puttana, a meno che non fossero stati certi della loro reale intenzione di arrendersi&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli scontri erano stati molto duri vicino a quello che gli americani avevano chiamato \u201cil Viale di Adolph\u201d, la Strada Provinciale 115.\u00a0 Molti persero il controllo dei nervi. Moltissimi erano persuasi che Patton avesse ordinato di non fare prigionieri. De\u00adcine di soldati, graduati e ufficiali testi-moniarono al processo: \u201cC\u2019era stato det\u00adto che Patton non voleva prenderli vivi. Sulle navi che ci trasportavano in Sicilia, dagli altoparlanti c\u2019\u00e8 stato letto il discor\u00adso del generale. &#8220;Se si arrendono, quando tu sei a due-trecento metri da loro, non ba\u00addare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano. Nes\u00adsun prigioniero! E&#8217; finito il momento di giocare, \u00e8 ora di uccidere! Io voglio una di\u00advisione di killer, perch\u00e9 i killer sono immor\u00adtali!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di una strage, avvenuta quel maledetto 14 luglio a Santo Pietro, abbiamo due testimoni. Furono massacrati 33 uomini, 29 soldati italiani e 4 tedeschi. Si erano arresi agli americani. Ma li fucilarono lo stesso. Virginio De Roit, classe 1912, vicentino, di Santa Maria di Camisano, apparteneva alla 3\u00aa compagnia, CLIII battaglione mitraglieri. I soldati avevano il compito di difendere l\u2019aeroporto di Santo Pietro. Per difendere l\u2019aeroporto i nostri avevano 200 uomini e sette mitragliatrici Breda; i tedeschi della Goering avevano aggiunto un cannoncino con quattro artiglieri. A mezzanotte circa del 13 luglio, alla compagnia di De Roit, folta di veneti e di bresciani, arriva l\u2019ordine di salire sugli autocarri tedeschi e di ripiegare su Santo Pietro, lasciando la posizione. Mentre i soldati si accingevano a ritirarsi, scoppi\u00f2 l\u2019inferno attorno ad un bunker presidiato da quattro tedeschi e da quattro italiani del 122\u00b0 reggimento. Erano arrivati i nemici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>De Roit e i suoi camerati investiti da un pesante fuoco nemico furono costretti ad arrendersi. I nemici prima li derubarono d\u2019ogni oggetto di valore. Poi ordinarono di spogliarsi e di togliersi le scarpe. In mutande, camminando scalzi su sassi e rovi, furono condotti fino a uno spiazzo accanto al sughereto. Qualcuno ordin\u00f2 di scavare una buca e di mettersi in fila per due. Poi\u2026 \u201cUn negro dalla faccia brutta, ricorda a 61 anni dai fatti De Roit, impugn\u00f2 il parabellum e cominci\u00f2 a sparare al petto dei primi due, che erano tedeschi. Poi ancora due tedeschi. De Roit, il suo compaesano Silvio Quaiotto e l\u2019anconetano Elio Bergamo si buttano nel vicino fiume Ficuzza. Intanto le mitragliette americane compiono l\u2019eccidio. Sotto i loro colpi cade Battista Piardi di Pezzaze: aveva 25 anni, si era sposato l\u2019anno prima. Cade Leone Pontara di Concesio, 23 anni. Cade Mario Zani, contadino d\u2019Iseo. Cade Attilio Bonariva di Lozio. Cadono anche Gottardo Toninelli e Pietro Vaccari di Brescia e altri loro giovani commilitoni. Muoiono il caporale Luigi Giraldi di Brescia, Aldo Capitanio, compaesano di De Roit. Cade Angelo Fasolo di Camin, Padova. Cadono Salvatore Campailla &#8211; siciliano, postino a Nervi &#8211; e Sante Zogno di Lodi. Bergamo non lo vedemmo pi\u00f9. So soltanto che a casa sua non \u00e8 mai arrivato\u201d. Altri sette figurano fra i dispersi o i &#8220;morti presunti&#8221;: sono Luigi Ghiroldi di Darfo, Attilio Bonariva di Lozio, Leone Pontara di Concesio, Battista Piardi di Pezzaze, Gottardo Toninelli e Pietro Vaccari di Brescia, Mario Zani d\u2019Iseo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel dopoguerra De Roit parl\u00f2 della strage anche al suo distretto militare: \u201cLascia stare &#8211; gli dicevano &#8211; adesso ci sono i partigiani, comandano gli americani\u201d. Cos\u00ec il massacro \u00e8 stato affidato solo al lutto privato delle famiglie. Incerta la sorte dei corpi dei soldati. Secondo De Roit le salme furono bruciate, poi deposte nel cimitero di Caltagirone. Secondo altre voci furono bruciate con un lanciafiamme, seppellite nel Cimitero di guerra americano di Gela e poi portate in America. Qualche anno fa su quest\u2019eccidio la Procura di Padova ha aperto un fascicolo. Sconosco i risultati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo la conquista dell\u2019aeroporto di Biscari, avvenuto nelle prime ore del 14 luglio, il sergente West, della compagnia \u201cA\u201d del 180\u00b0 Fanteria, fu chiamato dal maggiore Roger Denman, dal quale ricevette in consegna 46 uomini, tedeschi e italiani. West doveva trasferirli nelle retrovie, lontano dall&#8217;aeroporto, in un luogo dove non avrebbero potuto osservare i movimenti delle truppe. Il sottoufficiale design\u00f2 il caporale Michael Silecchia e i soldati Amerigo Bosso, William Pastore, Herman Redda, Jerry Browne ed Ewald Wilhelm. Dopo aver allineato i prigionieri in due colonne, ordin\u00f2 di marciare lungo la strada provinciale che collegava l&#8217;aeroporto con Acate. Ai prigionieri, per evitare che potessero scappare, fu ordinato di spogliarsi e di togliersi le scarpe. Dopo circa 400 metri, il sergente li fece fermare e separ\u00f2 nove o dieci prigionieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalle testimonianze, raccolte, \u00e8 evidente che la condotta dei prigionieri era buona. Non ci furono tentativi ribellione. Nessuno cerc\u00f2 di fuggire. West manifest\u00f2, dopo aver fatto fermare i prigionieri, l&#8217;intenzione di ucciderli, dicendo: &#8220;Sto uccidendo questi figli di puttana&#8221;. West chiese e ottenne dal sergente Brown un mitra, una Tommy gun e un caricatore di 30 cartucce. Erano circa le 12 del 14 luglio. Nessuno, da parte degli altri soldati presenti, sollev\u00f2 obiezioni o tent\u00f2 di bloccare il sergente West. Nemmeno i militari italo-americani ebbero piet\u00e0 dei loro connazionali. Dopo aver fatto disporre i prigionieri in due colonne con la faccia rivolta verso di lui, inizi\u00f2 a sparare, puntando la mitragliatrice ad altezza d&#8217;uomo. Un testimone dichiar\u00f2 che &#8220;i prigionieri iniziarono a urlare e a implorarlo&#8221;. Dicevano: &#8220;No, no, in italiano&#8221;. Tutto inutile. West continuava a uccidere, senza piet\u00e0. Tre dei prigionieri cercarono invano di fuggire. Uno dei soldati ebbe l&#8217;ordine di ucciderli. Mir\u00f2 e ammazz\u00f2. Uno dei fuggiaschi cadde cinque o sei passi pi\u00f9 avanti. West ricaric\u00f2 l\u2019arma. Se qualcuno respirava ancora, sparava il colpo di grazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sempre quel 14 luglio, verso le 15, sulla stessa maledetta collina che porta all&#8217;aeroporto di Biscari, accade un\u2019altra strage. Il capitano John Compton, della compagnia &#8220;A&#8221; del 170\u00b0 fanteria, ordina al suo combat team l\u2019assassinio d\u2019altri 36 prigionieri di guerra. Il combat team del capitano Compton aveva avuto solo quel giorno ben 12 morti su 34 uomini. Il combat team cerca di snidare i nemici che bloccano la sua avanzata. C&#8217;e una postazione nascosta su una collina che continua a bersagliare la pista. Un italiano si present\u00f2 ai nemici con uno straccio bianco. Da quel fortino uscirono in 40: cinque, secondo l\u2019imputato, avevano giacche e maglie civili, ma i pantaloni e gli stivali erano militari. Gli altri erano in divisa. Dire che alcuni prigionieri indossassero abiti civili potrebbe essere una bugia per alleggerire di molto la posizione processuale dell\u2019imputato. Dopo aver visto i prigionieri, il capitano ordina al sergente Hair di formare un plotone d\u2019esecuzione per giustiziare quei &#8220;figli di puttana&#8221; che per tutto il pomeriggio hanno bersagliato il suo combat team. Li fa mettere in riga e, sotto il suo comando, ordina la loro esecuzione. In 24 si offrono volontari. In 10 sparano centinaia di pal\u00adlottole sul mucchio degli italiani. L&#8217;in\u00adchiesta termina con l&#8217;incriminazione del solo ufficiale per l\u2019omicidio di 36 uomini. I loro corpi non furono seppelliti. Giacciono forse ancora l\u00e0, nella zona del torrente Ficuzza, ad Acate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno dopo, il cappellano militare della 45\u00aa, William E. King, mentre percorreva in jeep la S.P. Biscari &#8211; aeroporto di Biscari, intravide un gruppo di corpi. Cont\u00f2 i resti esanimi di 34 italiani e di 2 tedeschi. Erano allineati, invece del casuale cadere in combattimento, senza scarpe e senza camicie. Tutti erano stati colpiti all\u2019altezza del cuore. Alcuni avevano il cranio aperto, come se fossero stati colpiti da un\u2019ascia o da un badile. Pass\u00f2 circa due ore a discutere con molti soldati che avevano lasciato i loro posti per manifestargli la loro forte insoddisfazione per il trattamento riservato ai prigionieri. Non volevano pi\u00f9 andare a combattere: si doveva smettere di ammazzare i prigionieri che \u201cavevano alzato le mani, o che avevano cercato di arrendersi, e l\u2019uccisione di prigionieri alle spalle\u201d. Fu proprio grazie alla ferrea volont\u00e0 del cappellano King se i massacri di Biscari non furono insabbiati. King raccont\u00f2 tutto al tenente colonnello Willerm O. Perry, Ispettore generale di Divisione, figura si\u00admile ai nostri pubblici ministeri. Perry rifer\u00ec al generale Omar Bradley, che probabilmente voleva togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro Patton. Secondo alcuni storici militari quando Bradley seppe di questi incidenti, inorrid\u00ec e rife\u00adr\u00ec subito tutto a Patton. Il quale, secondo Bradley, liquid\u00f2 bruscamen\u00adte l&#8217;argomento. Lo defin\u00ec \u201cuna probabile esagerazione\u201d. Patton chiese all\u2019altro \u201cdi dire all&#8217;ufficiale responsabile delle fucilazioni di riferire che gli uomini uccisi erano cecchini o che avevano tentato di fug\u00adgire o qualcos&#8217;altro, altrimenti la stampa far\u00e0 il diavolo a quattro e anche i civili s&#8217;infurieranno. D&#8217;altra parte, ormai sono morti, e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fare\u201d. Secondo altri, Patton decise di far processare \u201cquei bastardi\u201d. Bradley per\u00f2 ordin\u00f2 che i due uomini fossero deferiti alla Corte marziale. I due erano imputati di avere \u201cfucilato con premeditata cattiveria, volontariamente, illegalmente e con crudelt\u00e0 73 prigionieri di guerra\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il maggiore Roger Denman testimoni\u00f2 che il 12 giugno \u201843, a Camberwell, Patton avrebbe detto agli ufficiali: &#8220;L\u2019organizzazione che era in azione non doveva fare troppi prigionieri, di cercare di non fraternizzare con loro&#8221; e che &#8220;durante i combattimenti non dovevamo prendere prigionieri, specialmente se erano stati cecchini e avevano combattuto le nostre linee avanzate&#8221;. Insomma, &#8220;l&#8217;ordine era di non fare prigionieri nei casi appena citati&#8221;. La notte stessa dello sbarco, su una delle navi che trasportavano le truppe, il colonnello Willam W. Schaffer lo ricord\u00f2 ai soldati, attraverso gli altoparlanti. Secondo il sergente Brown, Patton avrebbe detto che &#8220;non voleva prigionieri&#8221;. Il leitmotiv, prima di partire dal Nord Africa, era: &#8220;Uccidi, uccidi, uccidi; e ancora uccidi&#8221;. Altre testimonianze dello stesso tenore arrivano soprattutto dai sottufficiali. Gli ufficiali, invece, riportano versioni diverse del discorso di Patton. Per il colonnello Federech E. Cookson, le parole di Patton bisogna interpretarle nel giusto significato: &#8220;Vero \u00e8 che desiderava una divisione d\u2019assassini, ma solo quando un nemico avesse continuato a sparare fino a una distanza di 200 metri circa, e poi si fosse avvicinato con le mani in alto in segno di resa, questi non doveva essere fatto prigioniero. Conoscendo bene il generale Patton, posso affermare che lui sicuramente voleva dire che non bisognava prendere prigionieri durante uno scontro a fuoco\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sentenza fu emessa il 3 settembre, lo stesso giorno in cui a Cassibile il generale Castellano firmava l\u2019armistizio. La condanna all\u2019ergastolo per\u00f2 fu scontata solo in piccola parte. Qualcuno era terrorizzato dalle possibili riper\u00adcussioni di quei massacri. Temeva il dan\u00adno d&#8217;immagine in Italia &#8211; era stato appena stipulato l&#8217;armistizio &#8211; e il rischio di ritorsioni sui prigionieri americani. Si decise di tenere lontano West dagli USA: agli arresti in una base in Africa settentrionale. Quando la sorella di West per\u00f2 inizi\u00f2 a scrivere al Mini\u00adstero della Guerra, a sollecitare l&#8217;intervento del parla\u00admentare della sua contea, qualcuno a Washington incominci\u00f2 preoccuparsi per un altro motivo: la scottante vicenda poteva finire sui giornali, e, quindi, conosciuta in tutto il mondo, paesi dell\u2019Asse compresi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 febbraio 1944 il capo delle pubbliche relazioni del Ministero della Guerra sollecita al Comando Alleato di Ca\u00adserta un \u201catto di clemenza\u201d per West. Cos\u00ec dopo solo sei mesi, West \u00e8 rilasciato e mandato al fronte. Morir\u00e0 nel suo letto, in America, dopo molti anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al processo contro Compton, tutti si difesero dicendo che non avevano riposato per tre giorni, che la compagnia aveva avuto numerose vittime e, soprattutto, richiamando il discorso di Patton. Tut\u00adti i testimoni &#8211; tra cui diversi colonnelli &#8211; confermarono le frasi di Patton, quel terribile \u201cse si arrendono solo quando gli sei addosso; ammazzali\u201d. Al\u00adcuni riferirono anche che Pat\u00adton aveva detto: \u201cPi\u00f9 ne prendiamo, pi\u00f9 ci\u00adbo ci serve. Meglio farne a meno\u201d. Compton fu assolto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si svilupp\u00f2 una complessa manovra per nascondere stragi. Rimaste, infatti, so\u00adstanzialmente ignorate fino al 2005. Proprio in quei giorni, Patton \u00e8 in pratica silura\u00adto. Nei film e nelle biografie pi\u00f9 vecchie, la caduta in disgrazia di Patton \u00e8 collegata agli schiaffi dati a due soldati americani, ri\u00adcoverati per \u201cchoc da bombardamen\u00adto\u201d in un ospedale da campo a Troina. Ora per\u00f2 alcuni storici sospettano che la vicenda degli schiaffi fu usata per coprire le stragi di prigio\u00adnieri: potevano avere effetti pesantissimi sull&#8217;opi\u00adnione pubblica mondiale, sui rapporti con il governo Badoglio e sui prigionieri americani in mano dei tedeschi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 18 agosto 1943 cess\u00f2 ogni resistenza italo-tedesca in Sicilia. Patton rimase a Palermo, nell\u2019attesa di nuovi incarichi. La maggior parte delle Divisioni della VII Armata fu trasferita alla V Armata, assegnata alla Campagna d\u2019Italia. Anche se \u201cdisoccupato\u201d era in ogni caso utile. Nei mesi successivi Patton non fu mai ufficialmente interpellato sui piani operativi degli Alleati. Ma, riservatamente, spesso qualcuno degli alti gradi statunitensi lo consultava sulle strategie da seguire e dei progetti operativi. Era forse il miglior stratega alleato sul fronte europeo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019inchiesta si chiude con un fascicolo top secret che evidenzia il peso delle frasi di Patton. Il documento per\u00f2 non sollecita ini\u00adziative contro Patton. Mancano pochi giorni al D-Day e la dura espe\u00adrienza dello sbarco di Anzio sta convincendo Ei\u00adsenhower a riutilizzare il focoso generale, molto popolare tra i soldati e in America. Soprattutto per\u00f2 si vuole impedire lo scandalo. Inoltre, la sua incriminazione avreb\u00adbe reso pi\u00f9 difficile la tutela del segre\u00adto sulle atrocit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il capitano Compton cadde in battaglia in Italia nel novembre 1943. Stava andando a prendere alcuni tedeschi che sventolavano una bandiera bianca.\u00a0 La sua assoluzione \u00e8, per\u00f2, diventata un caso giuridico, che ha cominciato a circolare tra gli addetti ai lavori della giustizia militare americana dopo la fine del conflitto. Un precedente \u201criservato\u201d. Si voleva evitare anche ogni influenza sui processi ai criminali di guerra tedeschi. Oggi alcuni storici statunitensi, \u00adassolutamente non sospettabili di revisionismo, ritengono che, sulla base della sentenza Compton, dovessero essere assolte le S.S. fucilate per gli omicidi di prigionieri americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Biscari gli americani si resero protagonisti di almeno un\u2019altra strage. Su questo caso, fino a oggi non si sono celebrati processi. Solo adesso la magistratura ha aperto un fascicolo, a Palermo. La strage ha un testimone: Giuseppe Giannola, classe 1917, palermitano, miracolosamente sfuggito tre volte alla morte. Le vittime: una cinquantina di prigionieri. Erano avieri e artiglieri, posti a difesa dell\u2019aeroporto di Biscari. Ecco com\u2019\u00e8 andata, nel racconto dell\u2019aviere Giannola:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl 10 luglio il maggiore ci ha detto: \u201cE\u2019 ora di fare il nostro dovere\u201d. Sono stati distribuiti i moschetti: i vecchi fucili \u201891\u2019 della Grande Guerra. \u2026 Il 13 ci siamo schierati nelle trincee intorno alla pista. Il primo attacco \u00e8 cominciato nel pomeriggio: abbiamo sparato per pi\u00f9 di un\u2019ora, un caricatore dietro l\u2019altro \u2026 Li abbiamo respinti, ma non potevamo fare di pi\u00f9.. Prima dell\u2019alba i nemici hanno circondato il rifugio. Due bombe sono esplose davanti alle uscite. Ci hanno urlato di venire fuori con le mani alzate e abbiamo obbedito. Siamo stati perquisiti, ci hanno tolto tutto, lasciandoci in mutande o con i pantaloni corti. Hanno buttato via le scarpe per impedirci di correre. Poi ci hanno fatto marciare verso la costa. Dopo poco, una trentina di artiglieri sono stati uniti al nostro gruppo. I sorveglianti? Erano in otto. Non rammento i loro volti, mi sembra che qualcuno parlasse un poco d\u2019italiano\u2026 Io pensavo che fosse tutto finito. Pensavo a Palermo, la mia citt\u00e0, dove quella sera ci sarebbero stati i botti: s\u00ec, era l\u2019alba del 14 luglio 1943, la festa di Santa Rosalia. Da noi, nelle trincee dell\u2019aeroporto di Biscari, non si sentiva pi\u00f9 sparare&#8230; Mentre gli americani ci spogliavano, io pensavo alla festa, pensavo a casa. Poi abbiamo camminato sotto il sole: saremmo stati in cinquanta, tutti senza scarpe, a torso nudo, in mutande o con i pantaloni corti. Dopo qualche ora ci hanno fatto fare una sosta, stavamo seduti in un campo all\u2019ombra degli ulivi. Quelli che ci sorvegliavano si sono appartati, fumavano e parlavano. Tempo un quarto d\u2019ora e ci siamo alzati di nuovo: ci hanno fatto mettere su tre file. Io ero in mezzo a quella centrale, accanto avevo due commilitoni, palermitani come me che conoscevo sin da quando eravamo bambini. A quel punto gli americani hanno cominciato a sparare\u2026 Sono stato colpito subito: un proiettile mi ha spezzato il polso e mi sono buttato a terra. Ho fatto solo in tempo a fissare l\u2019immagine di quel sergente gigantesco, con il tatuaggio sul braccio, che impugnava il mitra. Poi i corpi degli altri mi sono caduti addosso. Non vedevo nulla, sentivo solo quegli scoppi che non sembravano finire mai. Prima raffiche lunghe, quindi delle esplosioni secche, sempre pi\u00f9 rare. Erano i colpi di grazia\u2026 Io stavo fermo, con il braccio infuocato e la faccia che si copriva del sangue dei miei amici. Sono rimasto immobile per un paio d\u2019ore, finch\u00e9 il silenzio non \u00e8 diventato totale. \u201cSe ne sono andati\u201d, ho pensato. Lentamente, quasi paralizzato dalla paura, ho spostato i corpi e mi sono alzato. Ho fatto solo in tempo a guardarmi attorno ed \u00e8 arrivata la fucilata. Ricordo il botto e il calore che mi bruciava la testa. Sono caduto, sorpreso d\u2019essere ancora vivo. Il proiettile mi ha preso di striscio, scavando un solco tra i capelli: sarebbe bastato un millimetro pi\u00f9 gi\u00f9 per ammazzarmi. Con terrore ho cercato di non respirare. Sapevo che ci doveva essere qualche americano l\u00ec intorno, appostato per non lasciare nessuno vivo. Con la faccia a terra credevo di non avere pi\u00f9 scampo. Invece nulla \u2026 Non so quanto tempo sia passato. Mi dicevo: Non muoverti. Ma avevo sete. Il polso spezzato e la ferita alla testa bruciavano. Il dolore ha superato la paura. Mi sono mosso carponi, temendo un altro sparo. Ho camminato cos\u00ec fino ad una strada sterrata\u2026 Non si sentiva pi\u00f9 la battaglia. E\u2019 passata un\u2019ambulanza e si \u00e8 fermata. Si sono resi conto che ero un italiano, ma mi hanno dato da bere e bendato le ferite con attenzione. Poi a gesti mi hanno fatto capire di restare vicino alla strada: &#8220;Verranno a prenderti\u201d. \u201cIo mi sono seduto: avevo solo i pantaloncini, il resto del corpo era impastato di terra e sangue. E\u2019 arrivata una jeep con tre soldati. Quelli davanti sono scesi: penso mi avessero scambiato per uno di loro. Mi parlavano sorridendo, poi si sono accorti che non capivo. Li ho visti guardarsi in faccia: quello con il fucile ha indicato all\u2019altro la jeep, lo ha mandato via. E\u2019 rimasto solo, in piedi, di fronte a me. Io ero seduto, lui mi fissava. Poi ha imbracciato la carabina. Ha mirato al cuore e ha sparato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giannola, forse grazie ad un miracolo di S. Rosalia, sopravvisse. Fu poi curato e fatto prigioniero dagli inglesi. Nel 1947 ricostru\u00ec due volte la strage, facendo un resoconto dettagliato agli ufficiali dell\u2019Aeronautica incaricati di determinare l\u2019origine delle sue ferite. Non fu creduto. Smise fino al 2004 di raccontare la sua storia. Fu addirittura dichiarato disertore. Poi ricevette due medaglie. Quel giorno a Biscari non ebbero la stessa fortuna gli avieri Argento, Del Pozzo, Giacalone, Macaluso, Raimondi, commilitoni di Giannola, e tutti gli altri italiani arresisi agli americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era ancora in vita il 10 luglio 2012 quando a Santo Pietro fu inaugurato da alte autorit\u00e0 istituzionali un monumento che ricorda i caduti italiani e tedeschi uccisi nella zona dagli americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una seconda lapide \u00e8 stata apposta a Piano Stella per ricordare l\u2019eccidio dei civili italiani massacrati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fino all\u2019ottobre del 1943 non risulta che gli ordini di non fare prigionieri siano stati revocati. Mi chiedo: a) quando sono stati revocati gli ordini di non fare prigionieri i tedeschi o i fascisti arresisi? b) quante stragi sono ancora sconosciute? c) con quanti morti?<\/p>\n<p>LE STRAGI DI COMISO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su due eccidi, avvenuti nell\u2019aeroporto di Comiso, \u00e8 tuttora in corso la ricerca storica. Sono stati descritti da un testimone oculare, il giornalista inglese Alexander Clifford. Nel 2004 il giornalista Gianluca di Feo scrisse sui morti dimenticati di Comiso: \u201cAll&#8217;epoca era una base della Luftwaffe, contesa in una sanguinosa battaglia. Clifford disse che sessanta italiani, catturati in prima linea, furono fatti scendere da un camion e massacrati con una mitragliatrice. Dopo pochi minuti, la stessa scena sarebbe stata ripetuta con un gruppo di tedeschi: sarebbero stati crivellati in cinquanta. Quando un colonnello, chiamato di corsa dal reporter, ferm\u00f2 il massacro, solo tre prigionieri respiravano ancora. Clifford denunci\u00f2 tutto a Patton, che gli promise di punire i colpevoli. Ma non ci fu mai un processo e il cronista si \u00e8 rifiutato fino alla morte di deporre contro il generale\u201d. In quel periodo, era come parlar male di Garibaldi. Clifford, i cui articoli erano pubblicati da alcuni importanti giornali americani, descrisse ci\u00f2 che vide all\u2019analista britannico Basil H. Liddel Hart, il quale lasci\u00f2 uno scritto sulle loro conversazioni, dall\u2019espressivo titolo: I comandanti americani (e l\u2019omicidio di massa americano). Il terzo giorno dopo lo sbarco, Clifford visit\u00f2 l\u2019aeroporto con un corrispondente di guerra americano, rimasto sconosciuto. I due andarono da Patton e protestarono. Il generale ordin\u00f2 di fermare questi omicidi. Dopo la fine della guerra e la morte di Patton, Liddell Hart chiese il permesso di pubblicare i particolari degli omicidi di Comiso. Opponendosi al processo di Gert Von Rundstedt e d\u2019altri due feldmarescialli tedeschi per crimini di guerra, scrisse a Clifford. Al giornalista non piacevano i processi per crimini di guerra, ma rifiut\u00f2 la richiesta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella zona di Comiso combattevano nuclei di paracadutisti americani. Il paese fu occupato dal 157\u00b0 gruppo tattico reggimentale della 45\u00aa Divisione fanteria americana. L\u2019aeroporto cadde il pomeriggio del 12 luglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo 62 anni, non si conoscono i nomi delle vittime della strage, n\u00e9 il luogo della sepoltura.<\/p>\n<p>D: Anche nei confronti delle popolazioni civili vi furono episodi di violenza gratuita. Non va dimenticato poi che al seguito delle truppe Usa e Britanniche vi erano anche i Tabor marocchini inquadrati nelle truppe francesi di De Gaulle, le cui gesta resteranno tristemente famose in Italia. A mano a mano che le divisioni degli invasori risalivano la penisola, le cose non migliorarono di certo per gli italiani del Sud Italia, costretti a subire ogni sorta di crimine e violenza da parte della soldataglia ubriaca e senza controllo. La sorte peggiore tocc\u00f2 alle nostre donne, considerate un vero e proprio bottino di guerra da parte dei \u201ccampioni della democrazia occidentale\u201d, che in questo vollero emulare le nefandezze compite dai sovietici nelle regioni della Germania Orientale. Il generale francese Juin consent\u00ec al Cef &#8211; Corpo di Spedizione Francese, a maggioranza formato da magrebini, di sfogare le proprie pulsioni sulle donne, le bambine, gli uomini per cinquanta ore se avessero vinto la battaglia per sfondare il fronte di Cassino. A Esperia e Ausonia furono violentate centinaia di donne. Prof Bartolone che dati ci pu\u00f2 fornire lei al riguardo e perch\u00e9 ancor oggi si tace su quanto accaduto? Un\u2019usanza quella dello stupro che non era certo estraneo anche alla cultura statunitense, gli episodi accaduti in Iraq nelle carceri e sui civili \u00e8 pi\u00f9 che eloquenti, senza dimenticare le innumerevoli violenze commesse in Gran Bretagna, Francia e Germania dai soldati Usa, ben documentate nel libro \u201cStupri di Guerra\u201d di J. Robert Lilly.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli stupri di donne italiane cominciarono al momento dello sbarco in Sicilia e continuarono per tutta la Campagna d\u2019Italia. Alcune donne furono violentate a Licata da alcuni militari americani nei giorni successivi allo sbarco. Poi altri episodi di violenza che videro coinvolti militari alleati accaddero in diverse zone della Sicilia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo il dottor Giovanni Saito, ex sindaco di Licata, all&#8217;epoca undicenne:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;In massima parte l&#8217;avanzata degli Alleati americani fu salutata con gioia. Dal canto loro gli Americani riuscirono ad accattivarsi il favore della popolazione regalando ogni ben di Dio&#8230; Alcuni giorni dopo, ci fu il passaggio delle truppe di colore, i cosiddetti Marocchini, che fecero della violenza la loro arma primaria, seminando terrore e paura. Non era pensabile che gli uomini assistessero passivamente allo spettacolo di mogli, madri o sorelle violentate senza opporre alcuna resistenza. Perci\u00f2 in massima parte si armarono. E&#8217; questa volta s\u00ec, scesero in campo contro quegli stessi Americani che solo pochi giorni prima avevano accolto come liberatori. Ricordo che sul terrazzo di casa fu istallata la mitragliatrice. Per il resto la citt\u00e0 non ebbe problemi&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Numerose ruberie e stupri avvennero anche nella zona di Capizzi e Cerami, a causa dei famigerati goumier. Anche qui le prepotenze delle truppe coloniali francesi causarono la reazione dei siciliani: la caccia all\u2019africano. Molti \u201cmarocchini\u201d furono giustiziati dagli abitanti, in varie scaramucce nei boschi, nell\u2019indifferenza del comando francese. Dopo gli incidenti i goumier furono allontanati dalla zona, anche per l\u2019avanzata degli Alleati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La ricerca di donne con cui divertirsi per qualche ora, fatta dai paracadutisti a Xitta, frazione di Trapani, scaten\u00f2 nella Pasqua del 1944 il cosiddetto \u201cVespro cittaro\u201d. Anche a Xitta numerosi francesi, di colore o meno, pagarono con la vita l\u2019offesa all\u2019onore delle donne locali. Ci fu una rivolta armata contro i paracadutisti francesi. I quali furono costretti a lasciare il Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I furti compiuti dagli appartenenti agli eserciti alleati, sia durante sia dopo la Campagna di Sicilia, accompagnarono la vita dei siciliani per molto, troppo, tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I fascicoli dell\u2019AMGOT sono pieni di denunce di malversazioni compiute ai danni della popolazione. Idem i libri degli storici locali che si sono occupati di questo periodo. Ma questa \u00e8, direbbe Kipling, un\u2019altra storia. Di un corposo capitolo di un altro libro. Di prossima pubblicazione, se Dio vorr\u00e0. Le caramelle e le scatolette distribuite dagli occupanti nei primi giorni furono ripagate con gli interessi, a caro prezzo. I siciliani direbbero a &#8220;sangue di Papa&#8221;. Fu una ben riuscita operazione di pubbliche relazioni, funzionale alla miglior riuscita delle operazioni belliche. In una guerra totale, come lo fu la II guerra mondiale, ogni mezzo era buono pur di vincere: la vittoria avrebbe segnato i destini dei popoli e del mondo per almeno 50 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le successive elargizioni originarono da scambi con la popolazione &#8211; vino, cimeli o sesso -, bont\u00e0 individuale, rapporti familiari o d&#8217;amicizia, specialmente con i soldati americani d&#8217;origine siciliana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0 i vincitori consideravano i beni dei siciliani, sconfitti e occupati, res nullius, esposti al loro libero desiderio. Potevano prendersi qualsiasi cosa, sia per uso individuale sia bellico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo la &#8220;ricchezza&#8221; dei primi giorni, si pass\u00f2 alla fame pi\u00f9 nera. E nell&#8217;isola si ebbero moltissimi morti per fame.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Queste cose sono successe, succedono e succederanno in tutte le guerre. I \u201cmarocchini\u201d sarebbero stati probabilmente lasciati liberi di scatenarsi in tutta l\u2019isola con furti e stupri se in Sicilia si fossero verificati episodi di resistenza agli invasori. Gli anglo-americani, nonostante gli accordi fatti con la mafia, in \u201cformidabile ripresa\u201d, non si sentivano del tutto sicuri di poter controllare l\u2019isola. Erano tenuti di riserva nel Parco della Favorita di Palermo, pronti per la rappresaglia, se la popolazione avesse improvvisato una reazione contro gli occupanti. Poi furono trasferiti. E fecero danni.<\/p>\n<p>Il cammino delle truppe francesi in Italia fu segnato da stupri di massa. Colpirono a Esperia, Ausonia, Pico, Pontecorvo, S. Oliva, Castro de Volsci, Frosinone di, Grottaferrata, Giuliano di Roma, Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strofe, Poggibonsi, Elba, S. Quirico d\u2019Orcia, Colle Val d\u2019Elsa, Isola d\u2019Elba\u2026 lasciando ovunque un\u2019indicibile scia di violenze, lutti e malattie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel maggio del 1944 nella zona del Liri i francesi, impegnati nella conquista di Montecassino, si abbandonarono a ogni sorta di violenza contro la popolazione, senza riguardo per il sesso o per l\u2019et\u00e0. Nel dopo guerra furono presentate al Ministero della Difesa circa 25 mila richieste di risarcimento per i danni subiti: un fenomeno di proporzioni gigantesche, ma sicuramente sottostimato, se si pensa che molti per pudore avranno sicuramente rinunciato alla denuncia, celando a tutti quanto accaduto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I francesi organizzarono una sorta di stupro di massa, tollerato dai Comandi Alleati e (ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grave) dimenticato dal governo Badoglio. Lo stesso fecero i russi in Pomerania e Prussia Orientale nel 1945. Per dare un\u2019idea del fenomeno basti fare alcuni esempi: a Pio, un ufficiale americano del 351\u00b0 reggimento dovette assistere senza poter fare nulla a scene d\u2019inaudita violenza a danno d\u2019anziani, donne e bambini, sulla piazza del paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre 800 uomini furono selvaggiamente violentati. Molti erano sacerdoti. Bambini anche di tenerissima et\u00e0 furono uccisi nei modi pi\u00f9 efferati di fronte alle madri. Mentre le donne erano violentate dal branco, gli uomini che avevano cercato di difendere le proprie famiglie furono impalati. Per finire, fu trasmessa a molti sopravvissuti la sifilide e la blenorragia, con tutte le conseguenze sociali che si possono facilmente immaginare. I militari alleati erano d&#8217;altronde alla ricerca spasmodica di compagnia e spesso non distinguevano tra segnorine e no.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Numerosi furono gli stupri avvenuti in Campania. Interi quartieri di Napoli erano pericolosi, specie la sera, per donne e minori. Moltissimi militari alleati, brilli e no, lasciarono un vergognoso segno del loro passaggio. A Napoli si diceva: \u201cAttenzione ai liberatori\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altri numerosi stupri accaddero all\u2019Isola dell\u2019Elba, dopo l\u2019arrivo delle truppe francesi. I soldati furono poi per fortuna impiegati nelle operazioni di sbarco nella Francia meridionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella seduta del 7 aprile 1952 il sottosegretario alle Pensioni dichiar\u00f2 alla Camera che dalla zona di Cassino erano state presentate ai competenti uffici 17.368 domande d&#8217;indennizzo e 7.639 di pensione. Per l&#8217;opposizione nel Cassinate furono stuprate sessantamila donne, per il Governo esse furono ventimila.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse i numeri delle donne violentate non li conosceremo mai. Per una semplice ragione: nell\u2019Italia del secondo dopoguerra molte donne hanno preferito non denunciare violenza subita, rinunciando a un aleatorio misero risarcimento, pur di potersi sposare e rifarsi una vita. Molti uomini dell\u2019Italia di quel tempo non avrebbero sposato una donna non vergine, seppure avesse subito una violenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il proclama Juin, molti storici ne contestano l\u2019esistenza. Forse l\u2019autorizzazione sar\u00e0 stata data a voce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un rapporto del Ministero della Difesa del 18 ottobre 1947 sul Comportamento delle truppe alleate in Italia, si vede come l\u2019occupazione fu critica per molte regioni della Penisola. I dati \u2013 sottorappresentati se confrontati con i minuziosi e rapporti mensili che le autorit\u00e0 periferiche inviavano ai superiori comandi \u2013 testimoniano che nel periodo compreso tra l\u2019Armistizio e il 30 giugno del 1947 i reati commessi dai militari alleati in Italia furono 23.265. Erano cos\u00ec suddivisi:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Omicidi:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 589<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ferimenti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1956<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Aggressioni, risse, violenze\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 2390<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Furti e rapine\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 7699<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Incidenti automobilistici, morti\u00a0\u00a0 1159<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>feriti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 6138<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Violenze carnali consumate\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1159<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>tentate\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 291<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le regioni pi\u00f9 colpite furono: Campania, Toscana e Lazio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I francesi di colore si resero responsabili del 21,22 % degli omicidi, del 51,07 % dei furti e delle rapine, dell\u201989,45 % delle violenze carnali consumate e del 28,28 % di quelle tentate. Gli americani conquistarono il primo posto col 21.46 % dei casi in aggressioni, risse e violenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Campania la maggior parte degli stupratori apparteneva alle truppe coloniali del Corpo di spedizione francese, seguivano gli afro-americani, gli americani, i canadesi, gli indiani e gli inglesi. Gli stupri collettivi furono consumati da uomini appartenenti a tutti gli eserciti alleati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre ai furti e alle razzie, anche le diffuse violenze sessuali dimostrano quanto i militari stranieri fossero non solo \u201cliberatori\u201d ma conquistatori pronti a profanare il corpo delle donne italiane vinte, una maniera come un\u2019altra per dimostrare l\u2019impotenza virile dei loro uomini, deboli, impotenti, incapaci di difenderle. La guerra, oltre alla conquista di un Paese vinto, significa anche la violenza sulle donne sconfitte e la riduzione allo stato di res nullius dei beni di propriet\u00e0 degli sconfitti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>D: Assieme all\u2019arrivo degli invasori, aumentava il degrado e la criminalit\u00e0 nelle citt\u00e0 italiane. Prostituzione, traffici illeciti, furti e saccheggi erano all\u2019ordine del giorno, assieme alla fame e alla miseria. Napoli pu\u00f2 secondo lei rappresentare la massima espressione di questa involuzione, dove lo Stato un tempo presente e attento era praticamente scomparso per lasciare il posto al male affare?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019arrivo degli angloamericani provoc\u00f2 nelle citt\u00e0 italiane un\u2019ondata di criminalit\u00e0 e degrado. La fame e la miseria, la pratica scomparsa dello Stato in molte parti del Regno del Sud, la voglia di sopravvivere alla bufera della guerra e di arricchirsi, l\u2019allentamento dei freni morali, furono tutti fattori che provocarono il crollo di un mondo e dei suoi valori. A Napoli si tocc\u00f2 il fondo della crisi.<\/p>\n<p>Napoli fu una delle citt\u00e0 italiane che pi\u00f9 sub\u00ec offese nella II guerra mondiale. E\u2019 stata, inoltre, la citt\u00e0 pi\u00f9 condizionata dall&#8217;esperienza dell&#8217;occu\u00adpazione. Sotto certi aspetti lo \u00e8 ancora. Dipese da diversi fattori: 1) il lungo periodo in cui la citt\u00e0 fu sottoposta al governo militare d\u2019occupazione (dall&#8217;ottobre 1943 al gennaio 1946); 2) la forte presenza delle truppe straniere; 3) le conseguenze sulla sua econo\u00admia dell&#8217;enorme quantit\u00e0 di beni in transito; 4) la notevole domanda di manodopera da parte del governo d\u2019occupazione; 6) le consistenti commesse anglo-americane all&#8217;industria locale; 7) il rilevante contributo dato dai gangster americani alla rinascita della camorra.<\/p>\n<p>Napoli durante la guerra era il capolinea delle rotte marittime verso la Libia, il punto di partenza della \u201cBattaglia dei convogli\u201d. La presenza, inoltre, di numerosi obiettivi d\u2019interesse militare &#8211; ad esempio le officine aeronautiche dell\u2019Alfa Romeo di Pomigliano, il silurificio di Baia, gli Scali Napoletani, l\u2019ILVA di Bagnoli ecc., mise la citt\u00e0 ai primi posti nelle priorit\u00e0 dei pianificatori delle incursioni aree anglo-americane. Officine, porto, fabbriche, tutte le cose che potevano contribuire allo sforzo bellico, furono colpite pi\u00f9 volte e pesantemente dagli aerei nemici. La citt\u00e0 partenopea rispose alle incursioni nemiche in maniera dignitosa e disciplinata e il consenso alla guerra fino allo sbarco in Sicilia, non manc\u00f2.<\/p>\n<p>Anche a Napoli la guerra fu \u201csentita\u201d dalla maggioranza dei cittadini. Si era convinti che la vittoria avrebbe comportato un eccezionale periodo di prosperit\u00e0 per l\u2019Italia, risolvendo molti problemi che da secoli affliggevano il nostro popolo. L\u2019intervento dei volontari, nel solco della tradizione risorgimentale, si sublim\u00f2 in un corale patriottismo che avrebbe meritato d\u2019essere coronato dalla vittoria, fu massiccio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche Napoli pag\u00f2 caro l\u2019arrivo degli americani sullo scacchiere mediterraneo. La loro \u201cselvaggia\u201d tesi del \u201cbombardamento a tappeto\u201d s\u2019impose agli inglesi. Le citt\u00e0 italiane dovevano essere \u201carate\u201d meticolosamente dalle \u201cfortezze volanti\u201d. Quartiere dopo quartiere. Fino alla primavera del 1943, i bombardamenti erano stati mirati agli obiettivi d\u2019interesse militare e industriale, cercando di risparmiare, per quanto possibile, il resto. Ora i raid erano diretti a colpire, oltre ai primi, indiscriminatamente, le case, le chiese e finanche gli ospedali (quello dei Pellegrini fu distrutto il 6 settembre 1943, solo due giorni prima della comunicazione dell\u2019Armistizio). Si voleva esasperare e terrorizzare la popolazione, indebolirne il morale, disgregare le basi di massa del Fascismo, provocare la caduta del Regime e facilitare gli sbarchi in preparazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Naturalmente i 100 bombardamenti, le 25 mila vittime, le immense distruzioni, la delusione seguita alla perdita dell\u2019Impero e della Quarta Sponda, dalla fine della Campagna di Sicilia e l\u2019abile propaganda nemica, minarono le basi del Regime e la voglia di resistenza e di vittoria della stragrande maggioranza dei napoletani. Per molti divenne meglio chiudere subito \u201cl\u2019avventura\u201d cominciata il 10 giugno 1940 e \u201csalvare il salvabile\u201d. La guerra \u201cfascista\u201d, considerata sinonimo di guerra italiana, la \u201cnostra guerra\u201d, divent\u00f2 per molti \u201cla guerra di Mussolini\u201d. In caso di successo bellico, per molti, i veri vincitori sarebbero stati Hitler e la Germania, non l\u2019Italia e gli italiani. La citt\u00e0 sopport\u00f2, in ogni modo, eroicamente e con dignit\u00e0 le pi\u00f9 gravi offese per amore della Patria in guerra. Solo quando fu imminente l&#8217;arrivo degli invasori, si cre\u00f2 una situazione di caos provocata da pochi antifascisti che volevano avvantaggiarsi dal disordine, derivato dal vuoto di potere tra i tedeschi in partenza, il governo della R.S.I. in embrione e gli anglo-americani in arrivo. Naturalmente, come sempre avviene in ogni cambio di regime, ai disordini parteciparono, oltre agli idealisti, i teppisti, la delinquenza spicciola, ma, nel nostro caso, almeno una squadra di mafiosi, tra cui il famoso Tommaso Buscetta.<\/p>\n<p>La storia di Napoli dalle cosiddette \u201cquattro giornate\u201d alla fine della guerra fu per colpa di una minoranza un calvario umiliante. La citt\u00e0, utilizzata come retrovia dello sforzo bellico anglo-americano, divenne nota nel mondo come la \u201cShanghai del Mediterraneo\u201d. Durante questo vergognoso periodo la delinquenza, giunta con le salmerie delle truppe angloamericane, spadroneggi\u00f2. Furono create le condizioni per la rinascita della Camorra, duramente colpita ai tempi del processo Cuocolo, nel 1908, tenutosi per le indagini del capitano dei Reali Carabinieri Carlo Fabroni, dichiarata sciolta il 25 maggio del 1915 dagli stessi camorristi, e infine debellata grazie all\u2019opera del maggiore dell\u2019Arma Vincenzo Anceschi al tempo del prefetto Mori, e che port\u00f2 all\u2019arresto di circa 10 mila camorristi o presunti tali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le province del &#8220;Regno del Sud&#8221; erano inoltre flagellate dall&#8217;inflazione galoppante provocata dalle Am-lire, stampate senza alcun limite dagli &#8220;Alleati&#8221;. Ufficiali e soldati alleati, in combutta con camorristi, mafiosi e profittatori nostrani, partecipavano alla big robbery. Vendevano tutto, tutto si avviava al mercato nero, tutto si poteva comprare, ma a caro prezzo. Eroismi, idealismi, moralismi che avevano guidato il comportamento delle persone negli anni precedenti, furono seppelliti da un mare di fango e di moneta d\u2019occupazione. Per sopravvivere in quel duro periodo bisognava rinunziare a dettami etici ormai &#8220;antiquati&#8221;, superati dalla &#8220;nuova civilt\u00e0&#8221; democratica. Era una quotidiana, contaminante lezione di vita. Una lezione in negativo che fece smarrire la via a molti. Chi non volle o non seppe scendere a patti con la propria coscienza, per sopravvivere dovette sacrificare quel che aveva ereditato o conquistato in una vita d\u2019onesto lavoro e di pesanti sacrifici. Ci furono moltissime famiglie costrette a vendere tutto, fino all&#8217;ultimo anello, all\u2019ultimo lenzuolo, all\u2019ultima coperta. I bambini erano gracili e avevano il ventre gonfio, causato dalla denutrizione. Molti vecchi erano seduti davanti alla porta del \u201cbasso\u201d, silenziosi, indifferenti, ad attendere la morte, godendosi l\u2019ultimo sole.<\/p>\n<p>Per Maurizio Valenzi, nel secondo dopoguerra sindaco di Napoli, la metropoli campana era una \u201cgrande zattera abbandonata alla deriva\u201d. Per il regista John Huston: \u201cNapoli era come una puttana malmenata da un bruto: denti spez\u00adzati, occhi neri, naso rotto, puzza di sporcizia e di vomito&#8230; Gli uo\u00admini e le donne di Napoli erano un popolo diseredato, affamato, disperato, disposto a fare assolutamente tutto per sopravvivere. L&#8217;anima della gente era stata stuprata. Era veramente una citt\u00e0 senza Dio\u201d. Una citt\u00e0 dove: \u201cLe sigarette erano la merce di scambio comu\u00adnemente impiegata e per un pacchetto si poteva fare qualsiasi cosa. I bambini offrivano sorelle e madri in vendita\u2026\u201d. Con un pacchetto di sigarette si potevano comprare tre chili di pane. Chi non poteva permettersi le Victory, le Lucky Strike, le Raleig, le Camel o le Chester Field si rivolgeva al mercato delle cicche che si teneva in Piazza Garibaldi. Sui marciapiedi stavano quintali di tabacco sfuso, ricavato dai mozziconi, che gli scugnizzi o insospettabili signori muniti di un bastone terminante con uno spillo, raccoglievano nelle vie.<\/p>\n<p>Nell\u2019agosto del 1944 un militare alleato poteva portare a letto una ragazzina di 12 anni regalandole una coperta: equivaleva alla paga settimanale di un operaio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mortificato da quanto vedeva, Alan Moorehead, australiano, scriveva: \u201cStavamo assistendo al crollo morale di un popolo. La lotta per l&#8217;esistenza dominava tutto. Il cibo. Nient&#8217;altro contava&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>Il piacere intenso della vittoria, l\u2019ebbrezza che portava i soldati vincitori a lasciarsi andare, anche perch\u00e9 la morte poteva giungere poco dopo, e la fame dei napoletani, che induceva taluni a far qualsiasi cosa pur di guadagnare una scatoletta di cor\u00adned beef o di razioni k, faceva a molti dimenticare ogni tab\u00f9, infrangere ogni legge, lacerare principi e sentimenti tradizionali. Gli occupanti apparivano sempre allegri, puliti, profumati, ben nutriti e orgogliosi; percorrevano le vie di Napoli, fendendo la terribile folla, malinconica, sporca, affamata, vestita di stracci. I vincitori, appartenenti a tutte le razze del mondo, urtavano e ingiuriavano, in tutte le lingue e in tutti i dialetti del pianeta, i napoletani.<\/p>\n<p>Protagonisti delle strade di Napoli erano tanti bambini e tante giovani donne, diventati ora sciusci\u00e0 e segnorine. Bande di ragazzini con i vestiti sbrindellati, inginocchiati davanti alle loro cassette di legno, ricoperte di scaglie di madreperla, di conchiglie marine, di pezzi di specchio, battevano le loro spazzole sul coperchio delle cassette, urlando: &#8220;sciusci\u00e0! sciusci\u00e0! shoe-shine! Shoe-shine!&#8221; e intanto, con la scheletrica, avida mano, afferravano al volo i pantaloni dei soldati che passavano. Una schiera infinita di bambini cenciosi riempiva la citt\u00e0 dall\u2019alba a notte fonda. Compravano e vendevano con astuzia da adulti, servili e superbi, seducenti o maligni, secondo il caso. Giravano con la cassetta delle mercanzie a tracolla. Offrivano di tutto. Tutto era in vendita. Tutto si poteva trovare. Bastava chiedere e poi pagare. A qualcuno di questi scugnizzi d\u2019otto nove anni finir\u00e0 bene: imbrogliando, commerciando, rubando; affittando stanze, offrendo zie e sorelle, faranno un sacco di soldi senza nemmeno saperli contare. Qualcuno si present\u00f2 in banca, chiedendo: &#8220;Scusate, sign\u00f2, quanto fanno mille vote mille lire?&#8221; Molti soldati alleati salvarono la vita grazie ad un dollaro speso acquistando un coppo di pidocchi da uno scugnizzo: invece dell\u2019inferno di Cassino andarono in ospedale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non tutte le segnorine erano prostitute professioniste. Centinaia di donne si mischiavano alla folla di Via Toledo, in bilico sui tacchi, masticando chewing gum, per portare da mangiare ai figli. Passeggiavano a coppie; abbordavano i militari alleati con il lurido frasario dei bassifondi americani appreso frequentandoli. Segno\u00adrina era la merce offerta da un compiacente marito vicino al basso dove la moglie attendeva riscaldandosi davanti ad un braciere di carbonella: non era la regola, ma faceva colpo. Segnorina era la vedova di guerra costretta dal bisogno a prostituirsi al soldato che indossava la stessa divisa di chi aveva ucciso il marito. Segnorina era la poveretta caduta nelle grinfie dei soldati coloniali francesi. Segnorina era la verginella chiassosamente dipinta pronta a prestazioni stravaganti. Una Patpong del Mediterraneo. Segnorina era l\u2019ex venditrice di \u201csigarette con lo sfizio\u201d, passata a pi\u00f9 lucrosi affari. Segnorine, naturalmente, erano le migliaia di professioniste del ramo, arruolate in ogni parte dell\u2019Italia meridionale. Per migliaia di soldati alleati di stampo puritano le segnorine erano trasgressioni sconosciute, irrinunciabili. La vittoria si accompagnava a una sorta di facile libertinaggio mai goduto. La vittoria si completava solo con la conquista delle donne del popolo vinto. Dato che i casini non bastavano per tutti, e che quel commercio era il pi\u00f9 redditizio, molti vi si dedicavano. Fiorivano i t\u00e8 pomeridiani di molte signore della media e piccola borghesia. Erano organizzati da alcune signore intraprendenti. S\u2019invitavano alcuni ufficiali alleati e alcune e belle e disponibili \u201camiche\u201d. Poi prendevano una percentuale. Certi mariti chiudevano un occhio sulla professione intrapresa dalla moglie, bastava fingere di non vedere e di non sapere, bastava non tornare prima di una certa ora, per non sentirsi coinvolti. Fregandosene delle allusioni e del disprezzo dei benpensanti consentiva non solo di mantenere il livello di vita, ma addirittura di accrescerlo. Alcune vie di Chiaia, del Duomo, della Ferrovia, di Toledo, divennero infrequentabili per certe \u201cmostre\u201d di segnorine in attesa di clienti. Per poco non si arriv\u00f2 alle esibizioni \u201ccorali\u201d di cui parl\u00f2 Malaparte. La tentazione di guadagnare \u201cchili\u201d di Amlire era forte.<\/p>\n<p>Le migliaia di soldati alleati che occupavano la citt\u00e0 sembravano ai napoletani ricchi clienti da spolpare. Facevano campare moltissime persone. Tra questi soldati, c&#8217;era chi ci guadagnava. \u201cPagavamo cinque lire un pacchetto di sigarette per un privilegio elargito dal popolo degli Stati Uniti. Ai napoletani potevamo venderle a 300 lire al pacchetto. Proprio un buon affare\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella King\u2019s Italy dall\u2019Armistizio alla fine del 1944, e oltre, ci furono numerosissimi assassini, rapine, furti. Nell&#8217;Italia meridionale, i Reali Carabinieri contarono \u2013 quando ne furono informati, e molto spesso non lo furono \u2013 migliaia d\u2019atti delinquenziali: 1547 omicidi volontari in 15 mesi, 140 preterintenzionali, 1.522 colposi, 14.800 lesioni personali, 5.603 rapine, 597 estorsioni, 134.937 furti aggravati. Reati commessi da italiani e da soldati alleati, da singoli e da bande, nelle citt\u00e0 e nelle campagne. Al 1\u00b0 aprile del 1944 le Allied Military Courts avevano gi\u00e0 celebrato a Napoli 4.908 processi: di essi, 3.111 riguardavano furti di beni militari, soltanto 189 il mercato nero. Nella zona della Region 3, che comprendeva Napoli e la Campania, c&#8217;erano solo 6.240 carabinieri, 3.913 agenti di pubblica sicurezza, 2.650 guardie di finanza, impotenti ad arginare il dilagare della criminalit\u00e0. Al 20 novembre 1944 a Napoli, agli ordini nel neo questore, dottor Michele Broccoli, c\u2019erano 835 sottufficiali e 2.931 guardie, per un totale di 3.766 uomini. I carabinieri, agli ordini del tenente colonnello Attilio Baldinetti erano un\u2019ottantina. Per ristabilire l\u2019ordine a Napoli ci sarebbero voluti \u201ctrecentomila poliziotti\u201d, ricordava anni dopo il dottor Broccoli, forse inutili, viste le complicit\u00e0 godute, dai fuorilegge, tra gli alleati e l\u2019illegalit\u00e0 di massa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non c\u2019erano confini tra malavitosi e faccendieri. Per tutti la speranza di far soldi cominciava con l&#8217;acquiescenza o la collusione di un paisano. Scriver\u00e0 Leo Longanesi in Parliamo dell\u2019Elefante: \u201cSpostati, bari, camerieri di transatlantici, parassiti, conducenti di camion, ruffiani e lestofanti, riescono, in questo quotidiano disordine che a poco a poco diventa stabile e prende forma, a costruirsi una posizione. Basta loro incontrare qualche conoscente italo-americano per aprirsi una strada&#8230; S&#8217;intruppano cosi nei comandi, dove ottengono una carica e indossano perfino la divisa cachi&#8230; Si gettano le basi dei futuri grandi af\u00adfari, delle future concessioni, dei permessi dell\u2019AMGOT. Su questo primo nucleo si va costruendo la nuova classe dirigente italiana\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si rubava di tutto e in mille modi dai depositi alleati. Sigarette, sale, zucchero, scarpe, filo del telefono, vestiti, automobili, animali ecc. I ladri si spacciavano per carabinieri, M.P., funzionari pubblici, reduci, epuratori, sindacalisti, vedove di guerra, deportati. Scriveranno S. Lambiase e G. B. Nazzaro in Napoli 1940-1945 \u201cCon i proventi del furto&#8230; la camorra torna in auge, dividendosi in zone la citt\u00e0, e, insieme, lucrosi profitti. Intorno ai mercati clandestini, essa organizza un\u2019efficiente cintura di sicurezza, fatta di spie, di posti d&#8217;avvistamento, e di una serie di corrieri a voce che segnalano ogni movimento sospetto, compreso l&#8217;arrivo degli agenti&#8230; \u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 60% delle merci scaricate finiva nei traffici clandestini. Il mercato nero della roba americana nasceva nei depositi del porto, dai quali sottufficiali traffichini facevano uscire casse di liquori, stecche di sigarette, razioni K, scatole di carne e fagioli, sacchi di polvere d&#8217;uovo, di zucchero o di farina, coperte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A volte erano gli ufficiali a vendere un autotreno carico di vettovagliamenti. Prezzo richiesto: 6 milioni.\u00a0 Un usciere intraprendente dopo una colletta tra \u201camici\u201d in poche ore riusc\u00ec a guadagnare 4 milioni. Seguirono le dimissioni dal lavoro. Qualcuno fece addirittura scomparire 7 camion, autisti e soldati di scorta compresi. Gli americani vendevano molto: dalla cioccolata ai copertoni d&#8217;automobile, dalle maglie di lana ai cappotti. A poco a poco, non ci fu napoletano che non usasse magliette color oliva, camicie color oliva, asciugamani color oliva, tutta roba in dotazione all&#8217;U.S. Army. Insieme al chewing gum, alla penicillina, alla coca cola e alla famosa polvere di piselli, arrivarono i film e i nuovi ritmi americani. La polvere di piselli, vantata come \u201cnutrientissima\u201d, vitaminizzata, capace di sopperire a ogni mancanza di cibo, per\u00f2 permetteva solo di preparare una pappa schifosa. Lasci\u00f2 Na\u00adpoli tra perplessa e sghignazzante. Gli scugnizzi la sbattevano ridendo contro i muri, o dopo aver fatto delle palle, se la tiravano addosso per gioco. Poletti era scoraggiato e deluso. Questi napoletani erano degli ingrati. Perch\u00e9 sbeffeggiavano quella polvere che tante mamme americane, anche nelle migliori famiglie, usavano per nutrire quei giovanottoni che poi, con i capelli tagliati all&#8217;umberto, finiranno nei marines?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma questi fenomeni accaddero anche in altri Paesi. La fame e la miseria spinsero moltissime donne tedesche a \u201cfraternizzare\u201d con i ricchi militari alleati. Alla violenza segu\u00ec la prostituzione. Moltissimi per sopravvivere o per arricchirsi si diedero a ogni traffico con le forze d\u2019occupazione. A ogni livello. Garmisch negli anni seguiti all\u2019occupazione della Germania fu il centro di quel torbido mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>D: Prof. Bartolone diamo ora uno sguardo oltre, e propriamente alle strane alleanze che si formarono in occasione dell\u2019invasione del territorio nazionale, le cui conseguenze si fanno ancora sentire oggi perdurando lo stato di sottomissione dell\u2019Italia agli Stati Uniti. Si \u00e8 parlato spesso di Mafia durante l\u2019Operazione Husky. Quale fu il ruolo svolto dall\u2019OSS (Office off Strategic Services) e dalla Mafia, leggasi Lucky Luciano, nella pianificazione dello sbarco? E\u2019 vero che anche la chiesa ai suoi vertici era collusa in questa \u201calleanza\u201d anti italiana, smaniosa solo di conservare i suoi bene e privilegi? Un intreccio che vedeva anche la Massoneria in prima fila al fianco degli Alleati.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 una domanda che richiederebbe una lunga risposta. Che per questioni di spazio sintetizzo. Mafia e Massoneria avevano avuto grossi problemi dopo l\u2019avvento del Fascismo, la Chiesa col Concordato ebbe dei vantaggi dall\u2019accordo con lo Stato. Decine di migliaia di mafiosi o camorristi furono arrestate, inviati al confine nelle isole, furono costretti a scappare in Tunisia, in America, o a mettersi a lavorare per vivere. Le Logge furono sciolte e la loro influenza nella politica italiana fortemente ridotta. Idem per i mafiosi. Con la dittatura Cosa Nostra non poteva pi\u00f9 condizionare le elezioni in molte zone della Sicilia.<\/p>\n<p>Parlando di mafia mi sembra opportuno, prima di proseguire nell&#8217;analisi dei fatti, di fare una pregiudiziale di metodo.<\/p>\n<p>\u201cCome oggetto di ricerca storica \u2013 ben precisa Massimo Ganci &#8211; la mafia sfugge ai canoni ormai consacrati della ricerca. Vano \u00e8 cercare \u201cil documento\u201c nel senso pre\u00adciso che di esso gli storici danno. Costituti, programmi, testamenti della mafia non ne esistono. Eppure la mafia \u00e8 esistita, esiste ed ha avuto anche una sua evoluzione. Atti della polizia e dell&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria e memoriali di contemporanei esistono. Di questa fonte lo storico deve vagliare 1&#8217;attendibilit\u00e0, alla luce del\u00adl&#8217;esperienza della societ\u00e0 in cui la mafia opera\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Particolarmente per questo studio \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile, per non dire impossibile, il rinvenimento di \u201cpezze d&#8217;appoggio\u201d o di altri mezzi conoscitivi sicuri sui contatti, gli accordi o sui legami tra i mafiosi di Sicilia o d&#8217;oltre oceano con le autorit\u00e0 statunitensi negli anni \u201840. Tutti gli interessati avevano l\u2019interesse a far sparire le tracce dei loro inconfessabili contatti. Interpretando con la migliore intelligenza, e pi\u00f9 fedelmente possibile, gli avvenimenti che Cosa Nostra ha determinato o concorso a determinare, penso che lo studioso con il suo giudizio e la sua asseverazione possa contribuire in maniera pro\u00adbante a creare quelle prove e quei documenti impossi\u00adbili da dare. Non c&#8217;e dubbio che Cosa Nostra raccolse anche i frutti della collaborazione, vera o presunta, con i servizi d\u2019in\u00adformazione USA e ci\u00f2 prima, durante, e dopo lo sbarco delle truppe alleate in Sicilia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il servizio segreto della Marina statunitense sapeva il ruolo che la mafia aveva in Sicilia ed era ben documentato sui rapporti intercorrenti tra essa e Cosa Nostra in America. I mafiosi dovevano agevolare lo sbarco e la successiva avanzata delle truppe, comunicando informazioni sulla zona di operazione e, specialmente, mediante \u201ccontatti\u201c con gli \u201camici influenti\u201c delle varie zone dell\u2019Isola, collaborare per aprire la via all\u2019armata americana. Il dipartimento della ricerca navale cre\u00f2 la sezione risorse umane che promosse una serie di studi concedendo cospicui fondi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1957 Leonardo Sciascia si chiedeva:<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cSarebbe interessante fare un elenco di tutti i capimafia che sotto 1&#8217;AMGOT subito trovarono ca\u00adrichi e prebende; e dire come, sotto cos\u00ec esperte mani, subito si organizz\u00f2 il mercato nero. C&#8217;e da chiedersi se ufficiali di Stato Maggiore non portassero, insieme ai piani dello sbarco, precise liste di \u201cpersone di fiducia\u201c che &#8211; guarda caso! &#8211; erano poi il fiore dell&#8217;onorata societ\u00e0: nel qual caso avremmo la prova migliore della potenza della mafia americana e del rapporto da questa costante\u00admente mantenuta con la mafia siciliana\u201c.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ai desideri di Sciascia risponde un documento trovato da Roberto Ciuni negli archivi USA. Il 21 luglio 1943, Patton ricevette dal quartier generale di Alexander un rapporto dettagliatissimo. Il rapporto aveva come oggetto: Mafia Personalities. Si trattava di un elenco di persone \u201cconsiderate membri della mafia\u201d, scritto grazie ad informazioni fornite al 15\u00b0 Gruppo d&#8217;Armate alleato da gruppi francesi che lo consideravano abbastanza attendibile. Nell&#8217;elenco si leggono i nomi di 18 palermitani, con la relativa zona d&#8217;influenza e in alcuni casi addirittura con l&#8217;indirizzo. Numerose erano le &#8220;personalit\u00e0 mafiose&#8221; abitanti nelle borgate palermitane o nei paesi della Sicilia che dovevano essere contattati. Come i servizi segreti della Francia Libera si fossero procurati la lista, non era detto. Ciuni formula l&#8217;ipotesi che l&#8217;elenco sia pervenuto &#8220;attraverso canali nord-africani in contatto con i mafiosi o siciliani emigrati in Algeria e Tunisia&#8221;. Se accettiamo per buona l&#8217;ipotesi di Sandro Attanasio sui contatti tra il Supersim italiano e i servizi segreti alleati intesi a favorire l&#8217;uscita dalla guerra dell&#8217;Italia possiamo formulare l&#8217;ipotesi che l&#8217;elenco sia stato fornito dai primi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per l\u2019onorevole Angelo Nicosia, il contatto pot\u00e9 avvenire &#8220;con la complicit\u00e0 di elementi poco fidati del Ministero dell&#8217;Interno dell&#8217;epoca che solo poteva detenere l&#8217;elenco dei mafiosi confinati &#8230; &#8220;. Nicosia rappresentava il MSI nella Commissione Parlamentare Antimafia. Naturalmente &#8220;elementi poco fidati del ministero dell&#8217;Interno&#8221; potrebbero aver fornito l&#8217;elenco al Supersim, che poi l&#8217;avrebbe girato ai francesi, finendo, infine, nelle mani degli americani, i quali li avrebbero poi &#8220;raggiunti con una meticolosissima&#8221; attenzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E&#8217; importante la lettera d&#8217;accompagnamento all&#8217;elenco, perch\u00e9 s\u2019inseriva il problema mafia nell&#8217;oscura situazione politica. \u201cLe persone indicate sono probabilmente antifasciste. Bisogna tenere per\u00f2 in considerazione che la mafia non ha ancora espresso una posizione politica a proposito dell&#8217;invasione e potrebbe essere contraria agli Alleati: nel qual caso sarebbe pericolosa in quanto \u00e8 una societ\u00e0 segreta organizzata. Sar\u00e0 bene avvisare tutto il personale di sicurezza che gli elementi conosciuti come antifascisti non sono necessariamente anti italiani ovvero anti Alleati\u201d. Per Ciuni il &#8220;Lavoro di renseignement che avrebbe resistito a qualsiasi pedante riscontro poliziesco locale, la mappa della mafia palermitana, particolarmente, era quanto di meglio si potesse fornire al governo d&#8217;occupazione: se non perfetta, certo frutto di ottime informazioni&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I nomi di molti citati nella lista li incontreremo spesso nelle pagine di cronaca nera dei quotidiani fino agli anni \u201980 e oltre. In molti \u2013 nonni, padri, nipoti \u2013 sarebbero entrati nei libri di storia della mafia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1942, numerosi e utilissimi servigi erano stati resi al controspionaggio statunitense da Cosa Nostra che era stata assai attiva nel concorrere a stroncare l\u2019attivit\u00e0 spionistica dei nazisti nei porti ame\u00adricani allorquando sabotatori e spie germaniche fornivano informazioni, appoggi e anche rifornimenti ai sottomarini tedeschi appostati nell&#8217;Atlantico settentrionale. Dopo le \u201cintese\u201d tra Salvatore Lucania, noto come Lucky Luciano, condannato a una lunghissima pena detentiva, e il controspionaggio USA, Naval Intelligence Service in particolare, si cominciarono a vedere gli effetti di quel gentlemen&#8217;s agree\u00adment, come scrive Lorenzo Marinese:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNella zona del porto, nelle banchine militari, i despoti diventano &#8211; sostituendosi ai papaveri della Marina e dello spionaggio &#8211; i fratelli Camardos e Frank Costello. Il risultato \u00e8 immediato: cessa il sabotaggio, cessa l&#8217;ostruzionismo, non un solo quintale di merce perduta; non un solo trabiccolo affondato. I tedeschi e i filo-nazisti vengono neutralizzati e, in seguito di\u00adspersi. Ma c&#8217;\u00e8 ancora altro da fare\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerati i risultati, i servizi segreti americani, in previsione dello sbarco in Sicilia, tornarono a rivolgersi ai mafiosi dai quali potevano ottenere informazioni sulla loro terra d&#8217;origine, sui suoi porti, aeroporti, ferrovie, spiagge, punti strategici, disloca\u00adzioni e consistenza delle truppe dell&#8217;Asse. Illuminanti a questo proposito sono le pagine di Ester Kefauver, presidente dell&#8217;omonima commissione sul crimine in America. Forse i servizi resi da Lucky Luciano e dai suoi \u201camici\u201d agli agenti segreti americani non sono stati cos\u00ec preziosi sul terreno dell&#8217;informazione militare. La collaborazione per\u00f2 ci fu. Scrive Denis Mack Smith:<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cE&#8217; stata spesso formulata l&#8217;accusa e non \u00e8 stato mai dimostrato il contrario che questo corrispondesse a un piano deliberato dagli Alleati per facilitare la con\u00adquista della Sicilia. Certamente c&#8217;erano stretti rap\u00adporti fra i gangsters d&#8217;America e di Sicilia e l\u2019aiuto della mafia poteva esser molto utile se non altro per ottenere informazioni. Alcuni particolari della carriera di Lucky Luciano, di Nicky Gentile e altri famosi cri\u00adminali italo-americani conferiscono qualche attendi\u00adbilit\u00e0 a questa storia. Vito Genovese, ad esempio, ben\u00adch\u00e9 ancora ricercato dalla polizia degli Stati Uniti in rapporto a molti delitti compreso l&#8217;omicidio e sebbe\u00adne avesse servito il fascismo durante la guerra, risult\u00f2 stranamente essere un ufficiale di collegamento di una unit\u00e0 americana. Egli utilizzo la sua posizione e la sua parentela con elementi della mafia locale per aiutare a restaurare 1&#8217;autorit\u00e0, disfacendo, cosi in parte, quel poco di bene che Mussolini aveva fatto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa collaborazione non era nata per caso. Per gli Alleati o per taluni agenti e funzionari dell\u2019AMGOT si trattava, anche, di restituire alcune \u201ccortesie\u201d ricevute con l\u2019ospitalit\u00e0 data dai mafiosi a vari agenti segreti americani e britannici prima dello sbarco, tra cui il tenente colonnello Charles Poletti, che molte voci vorrebbero a Monreale fin dal 1942, ospite di mafiosi del luogo o del locale Arcivescovo. Il presule fu accusato da molte male lingue di essere vicino a certi personaggi della zona. Anche gli inglesi si davano da fare. Sansone e Ingrasc\u00ec scrivono:<\/p>\n<p><em>\u201cNell&#8217;aprile 1943 un sottomarino britannico emerse a un miglio dalle coste meridionali della Sicilia. Una piccola imbarcazione, sotto la spinta dei remi, rag\u00adgiunse in breve tempo la costa, arenandosi dolcemente sulla spiaggia. Ne discese un uomo alto e sottile. Due persone che stavano ad attenderlo gli chiesero: \u201cChi siete?\u201d \u201cSono il colonnello Hancock dell&#8217;esercito di S. Maest\u00e0 britannica\u201d.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ufficiale inglese, venuto per preparare il terreno all&#8217;invasione, a loro detta:<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cfu ospite dell&#8217;on. Arturo Verderame che gli mise a disposizione una casa di campagna nei pressi di Gela. Nello stesso mese giunse clandestinamente in Sicilia un altro personaggio con compiti analoghi ma per incarico del Dipartimento di Stato, il colonnello Charles Poletti dell&#8217;esercito degli Stati Uniti. L&#8217;agente americano riusc\u00ec a stabilire immediatamente contatti con alcuni baroni agrari, tra i quali don Lucio Tasca Bordonaro, uno dei pi\u00f9 grossi latifondisti siciliani, la duchessa di Cesar\u00f2 ed altri\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli Alleati si servivano di queste e altre forze della conservazione dopo l\u2019assicurazione che queste non avrebbero in alcun modo ostacolato i loro disegni di mantenere 1&#8217;ordine e che avrebbero contribuito a mantenerlo. Fu una stabilizzazione di un Paese conquistato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cC&#8217;era indubbiamente nell&#8217;intervento alleato \u2013<\/em> come dice Franco Briatico <em>&#8211; qualcosa che eccitava la mafia, rifacendosi ad un rapporto protettorato-autono\u00admia del tipo inglese dal quale nacque la Costituzione del 1812 e nel quale 1&#8217;ideologia baronale ravvisava la libert\u00e0 perfetta. La scelta della mafia era dunque il separatismo, in parte per la naturale identificazione di quest&#8217;ultimo con 1&#8217;antico ordine, in parte per la espe\u00adrienza di uno Stato centrale che 1&#8217;aveva duramente perseguitata, in parte per la necessit\u00e0 di una restaura\u00adzione che in un momento di estremo disordine, appa\u00adriva improbabile a livello statale. Come sempre la ma\u00adfia temeva contemporaneamente 1&#8217;assenza di un ordine e la presenza di un ordine troppo forte; e la sua pro\u00adspettiva rimaneva quella di ritornare ad essere me\u00addiazione indispensabile tra un ordine ristabilito in apparenza e un disordine latente\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La tranquillit\u00e0 nelle retrovie era stata ed era una delle cose pi\u00f9 importanti per gli Alleati e man mano che s\u2019intensifica\u00advano le operazioni militari, il loro interesse (degli ame\u00adricani in particolare) alle forze che potevano contribuire aumentava. Scrive Denis Mack Smith:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPerci\u00f2 gli Alleati, che avevano interesse soprattutto a man\u00adtenere la Sicilia tranquilla mentre la guerra procedeva sul continente, rimisero al potere una categoria di capi politici che derivavano dal passato prefascista; e, una volta fatto non ci fu modo di tornare indietro, perch\u00e9 essi fecero presto a trincerarsi efficacemente. Il quasi analfabeta Vizzini e i suoi soci, richiamarono in vita tutte le vecchie pratiche di clientelaggio, banditismo, terrorismo e omert\u00e0 per crearsi un immenso potere e rimettere in auge i loro lucrativi labirinti di criminalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Ci furono \u201cpiccoli\u201c ma si\u00adgnificativi episodi. Ci permettono per\u00f2 d\u2019intravedere gi\u00e0 i segni della \u201cscelta\u201c alleata che du\u00adrer\u00e0 fino alla prima met\u00e0 del 1944. Churchill aveva un\u2019estrema diffidenza verso una qualsiasi possibile iniziativa politica di \u201cesuli o di av\u00adversari del regime fascista\u201d che non venisse dal Re e da Badoglio.<\/p>\n<p>Sicuramente esagera il ruolo di della mafia Michele Pantaleone quando scrive:<\/p>\n<p><em>\u201cComunque \u00e8 storicamente provato che prima e du\u00adrante le operazioni militari relative allo sbarco degli Alleati in Sicilia, la mafia, d&#8217;accordo con il gangsteri\u00adsmo americano, s&#8217;adoper\u00f2 per tenere sgombra la via da un mare all&#8217;altro, tanto che le truppe d&#8217;occupazione avanzarono nel centro dell&#8217;isola con un notevole mar\u00adgine di sicurezza\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non ci furono battaglioni di mafiosi armati di lupara in marcia con le salmerie alleate. Gli occupanti grazie all\u2019enorme divario di uomini e mezzi nei confronti dei nemici non ne avevano bisogno. Gli invasori sarebbero arrivati lo stesso allo Stretto, ma avrebbero pagato un prezzo maggiore. In molte localit\u00e0 della Sicilia, per\u00f2 gli \u201cuomini d\u2019onore\u201d contribuirono a minare il morale delle truppe dell\u2019Asse e favorirono, con promesse e minacce, la resa dei reparti italiani e tedeschi che dovevano fronteggiare il nemico, oltre a guidare l\u2019assalto ai municipi e alle sedi del Fascio. Come ad esempio a Bagheria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli americani \u201csubiscono\u201d l\u2019iniziativa politica dell&#8217;alleato nel Mediterraneo. I quali parevano essere pi\u00f9 propensi a iniziative militari nei Balcani. Scrive N. Kogan, L&#8217;Italia e gli Alleati:<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cl&#8217;atteggiamento americano non si esplic\u00f2 in una poli\u00adtica vera e propria per tutto il 1943 e la prima parte del 1944. Sottovalutando la forza dell\u2019anti-fascismo e preoccupato della sicurezza militare, il governo ameri\u00adcano segu\u00ec da principio la tattica di sopprimere qual\u00adsiasi attivit\u00e0 politica in Italia, e questo fu il suo modo di rispondere a un problema che non era ancora preparato a trattare&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>I criteri generali dell&#8217;impostazione della politica alleata in Sicilia sono anche illu\u00adminanti del pragmatismo e dei contrasti tra gli Alleati. Gli americani sono meno interessati degli inglesi, a un disegno strategico pi\u00f9 ampio. Perci\u00f2 sono propensi, almeno sul piano pi\u00f9 minuto, a servirsi di mezzi e stru\u00admenti di governo diversi dai britannici. In questo quadro non devono per\u00f2 essere sottovalutati, i pre\u00advalenti fattori di natura militare che ispiravano la con\u00addotta degli statunitensi e dei britannici e gli altri elementi dal pi\u00f9 vasto disegno che non sembravano in quel tempo completamente chiari. Pareva impossibile, che si dovesse parlare, per i nordamericani, di tradizione politica e d\u2019interessi storici nel Mediterraneo cui riallacciarsi in qualche modo. Non era tuttavia, per\u00f2, da sottovalutare la loro recente esperienza nell\u2019Africa settentrionale francese, vista al tempo dello sbarco come operazione primariamente logistica e condotta con la qua\u00adsi certezza di non incontrare resistenza anche di natura politica. Fu una vicenda tuttavia non priva di ombre, di am\u00adbizioni, d\u2019insegnamenti, per l\u2019avvenire: 1&#8217;effetto di quest\u2019ope\u00adrazione avrebbe modificato, infatti, la storia del\u00adle tradizioni politiche e della situazione geografica degli USA. Chiaramente \u201cl&#8217;imperialismo\u201d del presente era in lotta con le idee passate e la politica statunitense rifletteva questo contrasto. E\u2019 in concreto impossibile accer\u00adtare se le direttive \u201caperturistiche\u201d verso Cosa Nostra fu\u00adrono stabilite e in quale misura dall\u2019AMGOT prima dello sbarco. Non si tratta, certamente, di valutare alcuni fatti isolati senza un preciso contorno, ma di una volont\u00e0 ed anche di un disegno piuttosto precisi che s\u2019innestano in un quadro pi\u00f9 ampio, in una scelta del tutto \u201cutilitaristica\u201d verso i mafiosi che avevano o rappresentavano comunque il potere effettivo e che non avevano alcun interesse a modificare lo \u201cstatus quo\u201d in materia di ordine socio-economico in Sicilia. I quadri della nuova mafia che si stavano riorga\u00adnizzando e cambiando da quella di un tempo, ricomin\u00adciavano ad acquistare 1&#8217;antica e indiscussa potenza nelle campagne e pi\u00f9 \u201cpeso\u201d, man mano che acquisivano maggior potere politico. La cosa assunse un tono d&#8217;ufficialit\u00e0 agli occhi di molti siciliani quando don Cal\u00f2 Vizzini fu nominato sindaco di Villalba dal tenente americano Beehr, e alla cerimonia del suo insediamento partecip\u00f2 1&#8217;inviato del vescovo di Caltanissetta. Cio\u00e8 del rappresentante dell&#8217;altra colonna che, insieme a Cosa Nostra, doveva ga\u00adrantire 1&#8217;ordine agli occupanti: il clero. Nel caso partico\u00adlare poi, don Cal\u00f2 aveva dei fratelli preti e po\u00adteva vantare anche due zii vescovi. Oltre a questi incarichi ufficiali dati dagli alleati ai capi noti della mafia stavano quelli dati a non pochi mafiosi meno importanti, meno conosciuti o del tutto sconosciuti. Erano nomi che gi\u00e0 iniziavano a circolare di bocca in bocca con timore e riverenza. Anche i semplici \u201csoldati\u201d non sono meno importanti sul piano pra\u00adtico e operativo, perch\u00e9 spesso costoro erano al ser\u00advizio degli Alleati, in molti casi, per la conoscenza dell\u2019in\u00adglese, come \u201cinterpreti\u201d. In altri avevano vari incarichi, spesso anche come uomini di \u201cfiducia\u201d, per procacciare affari e sistemare altri \u201cpro\u00adblemi\u201d. E\u2019 indicativo il fatto che molti militari americani fossero di origine siciliana e furono volutamente scelti dall&#8217;esercito per questa ragione. Avevano appreso dai genitori emigrati nelle Little Italy a rispettare certi usi e certe leggi tradizionali avevano ben pi\u00f9 efficacia di quelle statali. Anche questi rapporti giovarono a Cosa Nostra, che amministr\u00f2 numerosi enti locali della Sicilia occidentale, specialmente in centri tradizionali dell\u2019organizzazione ma\u00adfiosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto scrive Giuseppe Carlo Marino in Storia della Mafia sul governatore del Governo Militare Alleato, Charles Poletti, ci aiuta a capire grazie a quali alleanze fu possibile stabilizzare la Sicilia e tante cose che successero dopo nell\u2019Isola:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&#8220;Sui rapporti tra l&#8217;AMGOT da una parte e il separatismo e la mafia dall&#8217;altra, la verit\u00e0 storica \u00e8 tanto inoppugnabile quanto, per ben comprensibili motivi, controversa &#8230; \u00e8 ovvio, data questa opinione, non sarebbe mai stato in grado di riconoscere e temere come mafiosi il suo fraterno amico Antonini e gli altri boss che negli USA controllavano il sindacato dei portuali (il &#8220;fronte del porto&#8221; del famoso film con Marlon Brando). E neppure il famigerato Lucky Luciano che &#8211; giurano parecchi testimoni &#8211; fu, ovviamente sotto falso nome, suo interprete di fiducia a Palermo nel quartiere generale dell&#8217;AMGOT. N\u00e9 lo avrebbero minimamente scandalizzato i vari Joe Adonis, Albert Anastasia, Joseph Antoniori, Jim Balestrieri, Thomas Buffa, Leonard Calamia, Frank Costello, Joe De Luca, Peter e Joseph Di Giovanni, Nick Gentile, Vito Genovese, Tony Lo Piparo, Vincent Mangano, Joe Profaci, tutti esponenti dell&#8221;&#8216;onorata societ\u00e0&#8221; ampiamente utilizzati dai servizi segreti e presenti con vari incarichi tra i &#8220;liberatori&#8221;. A maggiore ragione, ritenne di operare per la rinascita della democrazia in Italia insediando come sindaco a Palermo il noto Lucio Tasca e, alla guida delle altre amministrazioni comunali dell&#8217;isola, a parte il noto &#8220;campione di antifascismo&#8221; don Cal\u00f2 Vizzini a Villalba, altri innumerevoli personaggi di analoga cultura democratica come Antonino Affronti, Serafino Di Peri, Giuseppe Genco Russo, Giuseppe Giudice, Vincenzo Landolina, Peppino Scarlata, Alfredo Sorce. E consegn\u00f2 al boss Vincenzo De Carlo il controllo degli ammassi del grano e al medico arcimafioso di Corleone Michele Navarra (il primo &#8220;datore di lavoro&#8221; di Luciano Liggio) l&#8217;organizzazione di una societ\u00e0 di trasporti nell&#8217;entroterra del Palermitano destinata a presiedere alle attivit\u00e0 del &#8220;mercato nero&#8221;. Ovviamente il vecchio Poletti ha negato, nella citata intervista, di avere avuto rapporti compromettenti con il separatismo. Ma \u00e8 certo che il movimento di Finocchiaro Aprile &#8211; nel quale, dopo lo sbarco degli Alleati, conflu\u00ec pressoch\u00e9 per intero la &#8220;borghesia mafiosa&#8221; con il personale del latifondo, dai grandi proprietari titolati, ai gabelloti, ai campieri &#8211; dovette molto del suo successo alla possibilit\u00e0 di presentarsi come il &#8220;partito degli americani&#8221; (alcuni separatisti, attratti da una specie di fondamentalismo americanista, e sar\u00e0 don Cal\u00f2, per qualche tempo, uno dei loro massimi esponenti, proporranno addirittura di fare della Sicilia la quarantanovesima stella degli Stati Uniti). Le reali o soltanto presunte credenziali americane furono, insieme alla capacit\u00e0 di fare crescere e di strumentalizzare nell&#8217;isola una vasta protesta contro il Nord colonialista, tra i fattori che resero possibile al trio Finocchiaro Aprile-Tasca-Vizzini di conquistare e strumentalizzare il consenso di una vasta forza plebea, dalla quale sarebbero emerse delle autentiche vocazioni popolari al riscatto e alla liberazione. Per esempio, le vocazioni del giovane professore Antonio Canepa, un idealista dell&#8217;Ateneo catanese che, sotto la spinta di originali suggestioni patriottico &#8211; rivoluzionarie, avrebbe costituito, con un pugno di studenti, il suo sedicente &#8220;Esercito volontario per l&#8217;indipendenza siciliana&#8221; (EVIS) e poi, il 17 giugno 1945, sarebbe caduto in un conflitto a fuoco con i carabinieri che lascia aperti i sospetti sulle responsabilit\u00e0 della mafia, interessata ad eliminarlo come sovversivo e &#8220;testa calda&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Poletti avrebbe avuto come solo interprete personale al Comando Alleato di Nola, Napoli, il noto gangster Vito Genovese. Ricercato negli States per omicidio, Paese in cui fu estradato dopo una lunga procedura: godeva di alte complicit\u00e0 al comando alleato. \u201cDon Vitone\u201d gestiva il mercato nero nell\u2019Italia meridionale. E \u201cmangiava e faceva mangiare\u201d gli \u201camici\u201d.<\/p>\n<p>Ai precedenti massoni aggiungerei, solo per rimanere in Italia, il maresciallo Pietro Badoglio, scelto per la carica di Capo del Governo anche per i suoi legami con le Logge, e il Re Vittorio Emanuele III, in giovent\u00f9 sospetto di simpatie massoniche. Sarebbe stato un \u201cgradito visitatore&#8221; delle Logge. Per Antonio Nicaso: \u201cFu il massone americano Frank Bruno Gigliotti, gi\u00e0 agente della sezione italiana dell\u2019Oss e quindi agente della Cia, a preparare lo sbarco degli americani in Sicilia attraverso i rapporti con la mafia e la massoneria\u201d.<\/p>\n<p>Nel gioco di \u201csalvare il salvabile\u201d nel \u201cgioco\u201d entr\u00f2 anche la Chiesa, preoccupata, specie dopo gli scioperi del marzo 1943 dell\u2019andamento che potevano prendere le \u201ccose\u201d in caso di sconfitta dell\u2019Italia: la forte influenza nella Penisola di due Potenze protestanti e del PCI. Con i primi presto si giunse a un accomodamento, indicativi sono rapporti Alleati &#8211; Chiesa in Sicilia. Le angosce del Papa crebbero con l\u2019aumentare della forza del PCI dopo il 25 luglio.<\/p>\n<p>Pio XII era consapevole da tempo che l\u2019unica via di salvezza per 1&#8217;Italia era quella della pace. Il Papa non condivi\u00addeva l\u2019orientamento del governo Badoglio, vale a dire un armistizio che ponesse 1&#8217;Italia alla merce dell&#8217;occupazione militare anglo\u00adamericana. Papa Pio XII percepiva che, in tal caso, la reazione di Hitler sarebbe stata certa e dura con il risultato di favorire i comunisti, che aspettavano solo una situazione del genere per mettersi a capo della lotta partigiana contro i tedeschi. La cosa avrebbe finito col favorire enormemente il PCI che sarebbe emerso dalle rovine della guerra, come 1&#8217;unico, autentico vincitore, con tutte le conseguenze che tale successo avrebbe comportato per 1&#8217;avvenire dell&#8217;Italia e della Chiesa. Il Pontefice aveva quindi deciso che la sola via possibile non fosse l\u2019armistizio sperato da Badoglio, ma la \u201cneutralizzazione\u201d dell&#8217;Italia previo accordo con le Potenze in guerra: vale a dire, gli Alleati avrebbero dovuto cessare le ostilit\u00e0 ma non occupare l\u2019Italia; i tedeschi, a loro volta, avrebbero dovuto ritirare le loro Divisioni oltre il Bren\u00adnero. I1 piano era molto meno utopistico di quanto oggi possa sembrare. E\u2019 chiaro che il Papa sapeva di potere contare per la realizzazione del suo progetto sul consenso di Berlino. Il governo germanico in quel tempo, cercava qualsiasi occasione che gli permettesse, di entrare in contatto con gli Alleati al fine di trattare una tregua che gli consentisse ma\u00adno libera in Russia. Un accordo per 1&#8217;Italia poteva benissimo costituire un prezioso precedente per il raggiungimento di questo scopo. Contando quindi gi\u00e0 a priori sul favo\u00adrevole atteggiamento del governo ger\u00admanico, ai primi di agosto del 1943 il Papa aveva inviato negli USA, quale rappresentante personale, 1&#8217;architetto Enrico Piero Galeazzi. Doveva illustrare la volont\u00e0 di Pio XII ai capi dell&#8217;episcopato americano e pre\u00admere quindi, loro tramite, sul Presidente Roosevelt. Mentre Galeazzi era in missione, ci fu 1&#8217;accostamento tra Badoglio e i comunisti. Pio XII, che vedeva la situazione deteriorarsi nel senso da lui temuto, tent\u00f2 di premere ulteriormente su Washington e su Badoglio. Il suo piano fu per\u00f2 sconvolto dal precipitare degli eventi. I1 15 agosto, nel massimo se\u00adgreto, il generale Giuseppe Castellano, munito di credenziali rilasciategli da Badoglio, incontr\u00f2 a Madrid sir Samuel Hoare, l&#8217;ambasciatore britannico, con 1&#8217;incarico di trattare il passaggio del1&#8217;Italia a fianco degli Alleati. Inizi\u00f2 cos\u00ec la frenetica vicenda delle trattative che portarono all\u2019Armistizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-seconda-guerra-mondiale-il-ruolo-della-mafia-e-quello-della-massoneria\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/10\/29\/i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-seconda-guerra-mondiale-il-ruolo-della-mafia-e-quello-della-massoneria\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per gentile concessione dell\u2019autore, pubblichiamo integralmente, a mo\u2019 di dossier completo, l\u2019intervista che Federico Dal Cortivo per Europeanphoenix ha realizzato con lo storico siciliano Giovanni Bartolone, in cui lo studioso fa il punto su lunghi anni di studi relativi a pagine amare, a torto dimenticate, perch\u00e9 devono anche esse far parte della memoria nazionale condivisa, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":5265,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[31],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5263"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5269,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5263\/revisions\/5269"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}