{"id":53044,"date":"2015-06-18T19:38:03","date_gmt":"2015-06-18T17:38:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=53044"},"modified":"2015-06-18T19:38:58","modified_gmt":"2015-06-18T17:38:58","slug":"laudato-si-la-nuova-enciclica-papale-chiama-tutti-a-cambiare-urgentemente-lo-stile-di-vita-e-indica-alle-giovani-generazioni-il-compito-di-salvare-il-nostro-pianeta-pubblichiamo-il-testo-inte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/06\/18\/laudato-si-la-nuova-enciclica-papale-chiama-tutti-a-cambiare-urgentemente-lo-stile-di-vita-e-indica-alle-giovani-generazioni-il-compito-di-salvare-il-nostro-pianeta-pubblichiamo-il-testo-inte\/","title":{"rendered":"&#8216;Laudato si'&#8221;, LA NUOVA ENCICLICA PAPALE CHIAMA TUTTI A CAMBIARE URGENTEMENTE LO STILE DI VITA E INDICA IL COMPITO DI SALVARE IL NOSTRO PIANETA &#8211; PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DI QUESTO DOCUMENTO GIA&#8217; STORICO, FONDAMENTALE PER IL FUTURO DEL GENERE UMANO. SE CE NE SARA&#8217; UNO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/image1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"648\" height=\"415\" title=\"image\" class=\"alignleft size-full wp-image-53045\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/image1.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/image1.jpg 648w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/image1-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 648px) 100vw, 648px\" \/><\/a>1. \u00abLaudato si\u2019, mi\u2019 Signore\u00bb, cantava san Francesco d\u2019Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune \u00e8 anche come una sorella, con la quale condividiamo l\u2019esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: \u00abLaudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba\u00bb.[1]<\/p>\n<p>2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell\u2019uso irresponsabile e dell\u2019abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c\u2019\u00e8 nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell\u2019acqua, nell\u2019aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri pi\u00f9 abbandonati e maltrattati, c\u2019\u00e8 la nostra oppressa e devastata terra, che \u00abgeme e soffre le doglie del parto\u00bb (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo \u00e8 costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria \u00e8 quella che ci d\u00e0 il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.<\/p>\n<p>Niente di questo mondo ci risulta indifferente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. Pi\u00f9 di cinquant\u2019anni fa, mentre il mondo vacillava sull\u2019orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un\u2019Enciclica con la quale non si limit\u00f2 solamente a respingere la guerra, bens\u00ec volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il \u201cmondo cattolico\u201d, ma aggiungeva \u201ce a tutti gli uomini di buona volont\u00e0\u201d. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell\u2019ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si rifer\u00ec alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che \u00e8 \u00abuna conseguenza drammatica\u00bb dell\u2019attivit\u00e0 incontrollata dell\u2019essere umano: \u00abAttraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione\u00bb.[2] Parl\u00f2 anche alla FAO della possibilit\u00e0, \u00absotto l\u2019effetto di contraccolpi della civilt\u00e0 industriale, di [\u2026] una vera catastrofe ecologica\u00bb, sottolineando \u00abl\u2019urgenza e la necessit\u00e0 di un mutamento radicale nella condotta dell\u2019umanit\u00e0\u00bb, perch\u00e9 \u00abi progressi scientifici pi\u00f9 straordinari, le prodezze tecniche pi\u00f9 strabilianti, la crescita economica pi\u00f9 prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l\u2019uomo\u00bb.[3]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5. San Giovanni Paolo II si \u00e8 occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osserv\u00f2 che l\u2019essere umano sembra \u00abnon percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo\u00bb.[4] Successivamente invit\u00f2 ad una conversione ecologica globale.[5] Ma nello stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per \u00absalvaguardare le condizioni morali di un\u2019autentica ecologia umana\u00bb.[6] La distruzione dell\u2019ambiente umano \u00e8 qualcosa di molto serio, non solo perch\u00e9 Dio ha affidato il mondo all\u2019essere umano, bens\u00ec perch\u00e9 la vita umana stessa \u00e8 un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli \u00abstili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le societ\u00e0\u00bb.[7] L\u2019autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e \u00abtener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato\u00bb.[8] Pertanto, la capacit\u00e0 dell\u2019essere umano di trasformare la realt\u00e0 deve svilupparsi sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio.[9]<\/p>\n<p>6. Il mio predecessore Benedetto XVI ha rinnovato l\u2019invito a \u00abeliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell\u2019economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell\u2019ambiente\u00bb.[10]<\/p>\n<p>Ha ricordato che il mondo non pu\u00f2 essere analizzato solo isolando uno dei suoi aspetti, perch\u00e9 \u00abil libro della natura \u00e8 uno e indivisibile\u00bb e include l\u2019ambiente, la vita, la sessualit\u00e0, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti. Di conseguenza, \u00abil degrado della natura \u00e8 strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana\u00bb.[11] Papa Benedetto ci ha proposto di riconoscere che l\u2019ambiente naturale \u00e8 pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Anche l\u2019ambiente sociale ha le sue ferite. Ma tutte sono causate in fondo dal medesimo male, cio\u00e8 dall\u2019idea che non esistano verit\u00e0 indiscutibili che guidino la nostra vita, per cui la libert\u00e0 umana non ha limiti. Si dimentica che \u00abl\u2019uomo non \u00e8 soltanto una libert\u00e0 che si crea da s\u00e9. L\u2019uomo non crea se stesso. Egli \u00e8 spirito e volont\u00e0, ma \u00e8 anche natura\u00bb.[12] Con paterna preoccupazione ci ha invitato a riconoscere che la creazione risulta compromessa \u00abdove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l\u2019insieme \u00e8 semplicemente propriet\u00e0 nostra e lo consumiamo solo per noi stessi. E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo pi\u00f9 alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi\u00bb.[13]<\/p>\n<p>Uniti da una stessa preoccupazione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7. Questi contributi dei Papi raccolgono la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali che hanno arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni. Non possiamo per\u00f2 ignorare che anche al di fuori della Chiesa Cattolica, altre Chiese e Comunit\u00e0 cristiane \u2013 come pure altre religioni \u2013 hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione su questi temi che stanno a cuore a tutti noi. Per citare solo un esempio particolarmente significativo, voglio riprendere brevemente parte del contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale.<\/p>\n<p>8. Il Patriarca Bartolomeo si \u00e8 riferito particolarmente alla necessit\u00e0 che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perch\u00e9 \u00abnella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici\u00bb, siamo chiamati a riconoscere \u00abil nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell\u2019ambiente\u00bb.[14] Su questo punto, egli si \u00e8 espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: \u00abChe gli esseri umani distruggano la diversit\u00e0 biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l\u2019integrit\u00e0 della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l\u2019aria: tutti questi sono peccati\u00bb.[15] Perch\u00e9 \u00abun crimine contro la natura \u00e8 un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio\u00bb.[16]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>9. Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l\u2019attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell\u2019essere umano, perch\u00e9 altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall\u2019avidit\u00e0 alla generosit\u00e0, dallo spreco alla capacit\u00e0 di condividere, in un\u2019ascesi che \u00absignifica imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. E\u2019 un modo di amare, di passare gradualmente da ci\u00f2 che io voglio a ci\u00f2 di cui ha bisogno il mondo di Dio. E\u2019 liberazione dalla paura, dall\u2019avidit\u00e0 e dalla dipendenza\u00bb.[17] Noi cristiani, inoltre, siamo chiamati ad \u00abaccettare il mondo come sacramento di comunione, come modo di condividere con Dio e con il prossimo in una scala globale. E\u2019 nostra umile convinzione che il divino e l\u2019umano si incontrino nel pi\u00f9 piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell\u2019ultimo granello di polvere del nostro pianeta\u00bb.[18]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>San Francesco d\u2019Assisi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10. Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l\u2019esempio per eccellenza della cura per ci\u00f2 che \u00e8 debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticit\u00e0. E\u2019 il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell\u2019ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifest\u00f2 un\u2019attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i pi\u00f9 poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicit\u00e0 e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l\u2019impegno nella societ\u00e0 e la pace interiore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>11. La sua testimonianza ci mostra anche che l\u2019ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l\u2019essenza dell\u2019umano. Cos\u00ec come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali pi\u00f9 piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e \u00abli invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione\u00bb.[19] La sua reazione era molto pi\u00f9 che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perch\u00e9 per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ci\u00f2 che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, \u00abconsiderando che tutte le cose hanno un\u2019origine comune, si sentiva ricolmo di piet\u00e0 ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella\u00bb.[20] Questa convinzione non pu\u00f2 essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perch\u00e9 influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all\u2019ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo pi\u00f9 il linguaggio della fraternit\u00e0 e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ci\u00f2 che esiste, la sobriet\u00e0 e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povert\u00e0 e l\u2019austerit\u00e0 di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di pi\u00f9 radicale: una rinuncia a fare della realt\u00e0 un mero oggetto di uso e di dominio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12. D\u2019altra parte, san Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bont\u00e0: \u00abDifatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore\u00bb (Sap 13,5) e \u00abla sua eterna potenza e divinit\u00e0 vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute\u00bb (Rm 1,20). Per questo chiedeva che nel convento si lasciasse sempre una parte dell\u2019orto non coltivata, perch\u00e9 vi crescessero le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza.[21] Il mondo \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 che un problema da risolvere, \u00e8 un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mio appello<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poich\u00e9 sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L\u2019umanit\u00e0 ha ancora la capacit\u00e0 di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei pi\u00f9 svariati settori dell\u2019attivit\u00e0 umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei pi\u00f9 poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com\u2019\u00e8 possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>14. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perch\u00e9 la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha gi\u00e0 percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all\u2019indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidariet\u00e0 universale. Come hanno detto i Vescovi del Sudafrica, \u00abi talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio\u00bb.[22] Tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>15. Spero che questa Lettera enciclica, che si aggiunge al Magistero sociale della Chiesa, ci aiuti a riconoscere la grandezza, l\u2019urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta. In primo luogo, far\u00f2 un breve percorso attraverso vari aspetti dell\u2019attuale crisi ecologica allo scopo di assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile, lasciarcene toccare in profondit\u00e0 e dare una base di concretezza al percorso etico e spirituale che segue. A partire da questa panoramica, riprender\u00f2 alcune argomentazioni che scaturiscono dalla tradizione giudeo-cristiana, al fine di dare maggiore coerenza al nostro impegno per l\u2019ambiente. Poi prover\u00f2 ad arrivare alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause pi\u00f9 profonde. Cos\u00ec potremo proporre un\u2019ecologia che, nelle sue diverse dimensioni, integri il posto specifico che l\u2019essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realt\u00e0 che lo circonda. Alla luce di tale riflessione vorrei fare un passo avanti in alcune ampie linee di dialogo e di azione che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale. Infine, poich\u00e9 sono convinto che ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo, proporr\u00f2 alcune linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell\u2019esperienza spirituale cristiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>16. Ogni capitolo, sebbene abbia una sua tematica propria e una metodologia specifica, riprende a sua volta, da una nuova prospettiva, questioni importanti affrontate nei capitoli precedenti. Questo riguarda specialmente alcuni assi portanti che attraversano tutta l\u2019Enciclica. Per esempio: l\u2019intima relazione tra i poveri e la fragilit\u00e0 del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo \u00e8 intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l\u2019invito a cercare altri modi di intendere l\u2019economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell\u2019ecologia; la necessit\u00e0 di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilit\u00e0 della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. Questi temi non vengono mai chiusi o abbandonati, ma anzi costantemente ripresi e arricchiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO PRIMO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUELLO CHE STA ACCADENDO ALLA NOSTRA CASA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>17. Le riflessioni teologiche o filosofiche sulla situazione dell\u2019umanit\u00e0 e del mondo possono suonare come un messaggio ripetitivo e vuoto, se non si presentano nuovamente a partire da un confronto con il contesto attuale, in ci\u00f2 che ha di inedito per la storia dell\u2019umanit\u00e0. Per questo, prima di riconoscere come la fede apporta nuove motivazioni ed esigenze di fronte al mondo del quale facciamo parte, propongo di soffermarci brevemente a considerare quello che sta accadendo alla nostra casa comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>18. La continua accelerazione dei cambiamenti dell\u2019umanit\u00e0 e del pianeta si unisce oggi all\u2019intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano \u201crapidaci\u00f3n\u201d (rapidizzazione). Bench\u00e9 il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocit\u00e0 che le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell\u2019evoluzione biologica. A ci\u00f2 si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento \u00e8 qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualit\u00e0 della vita di gran parte dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>19. Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacit\u00e0 umane, una parte della societ\u00e0 sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza. Si avverte una crescente sensibilit\u00e0 riguardo all\u2019ambiente e alla cura della natura, e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ci\u00f2 che sta accadendo al nostro pianeta. Facciamo un percorso, che sar\u00e0 certamente incompleto, attraverso quelle questioni che oggi ci provocano inquietudine e che ormai non possiamo pi\u00f9 nascondere sotto il tappeto. L\u2019obiettivo non \u00e8 di raccogliere informazioni o saziare la nostra curiosit\u00e0, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e cos\u00ec riconoscere qual \u00e8 il contributo che ciascuno pu\u00f2 portare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I. INQUINAMENTO E CAMBIAMENTI CLIMATICI<\/p>\n<p>Inquinamento, rifiuti e cultura dello scarto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>20. Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L\u2019esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei pi\u00f9 poveri, e provocano milioni di morti premature. Ci si ammala, per esempio, a causa di inalazioni di elevate quantit\u00e0 di fumo prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare o per riscaldarsi. A questo si aggiunge l\u2019inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell\u2019industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all\u2019acidificazione del suolo e dell\u2019acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale. La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l\u2019unica soluzione dei problemi, di fatto non \u00e8 in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>21. C\u2019\u00e8 da considerare anche l\u2019inquinamento prodotto dai rifiuti, compresi quelli pericolosi presenti in diversi ambienti. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l\u2019anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre pi\u00f9 in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d\u2019altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle citt\u00e0 e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe, che si verifica anche quando il livello di presenza di un elemento tossico in un luogo \u00e8 basso. Molte volte si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone.<\/p>\n<p>22. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali \u00e8 esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantit\u00e0 di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacit\u00e0 di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si \u00e8 ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l\u2019uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l\u2019efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il clima come bene comune<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>23. Il clima \u00e8 un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, \u00e8 un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento \u00e8 stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre \u00e8 difficile non metterlo in relazione con l\u2019aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 chiamata a prendere coscienza della necessit\u00e0 di cambiamenti di stili di vita,di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. E\u2019 vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell\u2019orbita e dell\u2019asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni \u00e8 dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell\u2019attivit\u00e0 umana. La loro concentrazione nell\u2019atmosfera impedisce che il calore dei raggi solari riflessi dalla terra si disperda nello spazio. Ci\u00f2 viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull\u2019uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l\u2019aumento della pratica del cambiamento d\u2019uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalit\u00e0 agricola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>24. A sua volta, il riscaldamento ha effetti sul ciclo del carbonio. Crea un circolo vizioso che aggrava ancora di pi\u00f9 la situazione e che incider\u00e0 sulla disponibilit\u00e0 di risorse essenziali come l\u2019acqua potabile, l\u2019energia e la produzione agricola delle zone pi\u00f9 calde, e provocher\u00e0 l\u2019estinzione di parte della biodiversit\u00e0 del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari e di quelli d\u2019alta quota minaccia la fuoriuscita ad alto rischio di gas metano, e la decomposizione della materia organica congelata potrebbe accentuare ancora di pi\u00f9 l\u2019emissione di anidride carbonica. A sua volta, la perdita di foreste tropicali peggiora le cose, giacch\u00e9 esse aiutano a mitigare il cambiamento climatico. L\u2019inquinamento prodotto dall\u2019anidride carbonica aumenta l\u2019acidit\u00e0 degli oceani e compromette la catena alimentare marina. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L\u2019innalzamento del livello del mare, ad esempio, pu\u00f2 creare situazioni di estrema gravit\u00e0 se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>25. I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l\u2019umanit\u00e0. Gli impatti pi\u00f9 pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo. Molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento, e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell\u2019ecosistema,come l\u2019agricoltura, la pesca e le risorse forestali. Non hanno altre disponibilit\u00e0 economiche e altre risorse che permettano loro di adattarsi agli impatti climatici o di far fronte a situazioni catastrofiche, e hanno poco accesso a servizi sociali e di tutela. Per esempio, i cambiamenti climatici danno origine a migrazioni di animali e vegetali che non sempre possono adattarsi, e questo a sua volta intacca le risorse produttive dei pi\u00f9 poveri, i quali pure si vedono obbligati a migrare con grande incertezza sul futuro della loro vita e dei loro figli. E\u2019 tragico l\u2019aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c\u2019\u00e8 una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle \u00e8 un segno della perdita di quel senso di responsabilit\u00e0 per i nostri simili su cui si fonda ogni societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>26. Molti di coloro che detengono pi\u00f9 risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo. Perci\u00f2 \u00e8 diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinch\u00e9 nei prossimi anni l\u2019emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile. Nel mondo c\u2019\u00e8 un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili. C\u2019\u00e8 ancora bisogno di sviluppare tecnologie adeguate di accumulazione. Tuttavia, in alcuni Paesi ci sono stati progressi che cominciano ad essere significativi, bench\u00e9 siano lontani dal raggiungere una proporzione importante. Ci sono stati anche alcuni investimenti in modalit\u00e0 di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantit\u00e0 di materie prime, come pure in modalit\u00e0 di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l\u2019efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II. LA QUESTIONE DELL\u2019ACQUA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>27. Altri indicatori della situazione attuale sono legati all\u2019esaurimento delle risorse naturali. Conosciamo bene l\u2019impossibilit\u00e0 di sostenere l\u2019attuale livello di consumo dei Paesi pi\u00f9 sviluppati e dei settori pi\u00f9 ricchi delle societ\u00e0, dove l\u2019abitudine di sprecare e buttare via raggiunge livelli inauditi. Gi\u00e0 si sono superati certi limiti massimi di sfruttamento del pianeta, senza che sia stato risolto il problema della povert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>28. L\u2019acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perch\u00e9 \u00e8 indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. Le fonti di acqua dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali. La disponibilit\u00e0 di acqua \u00e8 rimasta relativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l\u2019offerta sostenibile, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. Grandi citt\u00e0, dipendenti da importanti riserve idriche, soffrono periodi di carenza della risorsa, che nei momenti critici non viene amministrata sempre con una adeguata gestione e con imparzialit\u00e0. La povert\u00e0 di acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all\u2019acqua potabile sicura, o subiscono siccit\u00e0 che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>29. Un problema particolarmente serio \u00e8 quello della qualit\u00e0 dell\u2019acqua disponibile per i poveri, che provoca molte morti ogni giorno. Fra i poveri sono frequenti le malattie legate all\u2019acqua, incluse quelle causate da microorganismi e da sostanze chimiche. La dissenteria e il colera, dovuti a servizi igienici e riserve di acqua inadeguati, sono un fattore significativo di sofferenza e di mortalit\u00e0 infantile. Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall\u2019inquinamento che producono alcune attivit\u00e0 estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti. Non pensiamo solamente ai rifiuti delle fabbriche. I detergenti e i prodotti chimici che la popolazione utilizza in molti luoghi del mondo continuano a riversarsi in fiumi, laghi e mari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>30. Mentre la qualit\u00e0 dell\u2019acqua disponibile peggiore costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realt\u00e0, l\u2019accesso all\u2019acqua potabile e sicura \u00e8 un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perch\u00e9 determina la sopravvivenza delle persone, e per questo \u00e8 condizione per l\u2019esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all\u2019acqua potabile, perch\u00e9 ci\u00f2 significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignit\u00e0. Questo debito si salda in parte con maggiori contributi economici per fornire acqua pulita e servizi di depurazione tra le popolazioni pi\u00f9 povere. Per\u00f2 si riscontra uno spreco di acqua non solo nei Paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo che possiedono grandi riserve. Ci\u00f2 evidenzia che il problema dell\u2019acqua \u00e8 in parte una questione educativa e culturale, perch\u00e9 non vi \u00e8 consapevolezza della gravit\u00e0 di tali comportamenti in un contesto di grande inequit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>31. Una maggiore scarsit\u00e0 di acqua provocher\u00e0 l\u2019aumento del costo degli alimenti e di vari prodotti che dipendono dal suo uso. Alcuni studi hanno segnalato il rischio di subire un\u2019acuta scarsit\u00e0 di acqua entro pochi decenni se non si agisce con urgenza. Gli impatti ambientali potrebbero colpire miliardi di persone, e d\u2019altra parte \u00e8 prevedibile che il controllo dell\u2019acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo.[23]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III. PERDITA DI BIODIVERSIT\u00c0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>32. Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l\u2019economia e l\u2019attivit\u00e0 commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato. La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l\u2019alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi. Le diverse specie contengono geni che possono essere risorse-chiave per rispondere in futuro a qualche necessit\u00e0 umana o per risolvere qualche problema ambientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>33. Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali \u201crisorse\u201d sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in s\u00e9 stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo pi\u00f9 conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attivit\u00e0 umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza n\u00e9 potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>34. Probabilmente ci turba venire a conoscenza dell\u2019estinzione di un mammifero o di un volatile, per la loro maggiore visibilit\u00e0. Ma per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l\u2019innumerevole variet\u00e0 di microorganismi. Alcune specie poco numerose, che di solito passano inosservate, giocano un ruolo critico fondamentale per stabilizzare l\u2019equilibrio di un luogo. E\u2019 vero che l\u2019essere umano deve intervenire quando un geosistema entra in uno stadio critico, ma oggi il livello di intervento umano in una realt\u00e0 cos\u00ec complessa come la natura \u00e8 tale, che i costanti disastri causati dall\u2019essere umano provocano un suo nuovo intervento, in modo che l\u2019attivit\u00e0 umana diventa onnipresente, con tutti i rischi che questo comporta. Si viene a creare un circolo vizioso in cui l\u2019intervento dell\u2019essere umano per risolvere una difficolt\u00e0 molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovr\u00e0 essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porter\u00e0 nuovi effetti nocivi. Sono lodevoli e a volte ammirevoli gli sforzi di scienziati e tecnici che cercano di risolvere i problemi creati dall\u2019essere umano. Ma osservando il mondo notiamo che questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo, in realt\u00e0 fa s\u00ec che la terra in cui viviamo diventi meno ricca e bella, sempre pi\u00f9 limitata e grigia, mentre contemporaneamente lo sviluppo della tecnologia e delle offerte di consumo continua ad avanzare senza limiti. In questo modo, sembra che ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile e non recuperabile con un\u2019altra creata da noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>35. Quando si analizza l\u2019impatto ambientale di qualche iniziativa economica, si \u00e8 soliti considerare gli effetti sul suolo, sull\u2019acqua e sull\u2019aria, ma non sempre si include uno studio attento dell\u2019impatto sulla biodiversit\u00e0, come se la perdita di alcune specie o di gruppi animali o vegetali fosse qualcosa di poco rilevante. Le strade, le nuove colture, le recinzioni, i bacini idrici e altre costruzioni, vanno prendendo possesso degli habitat e a volte li frammentano in modo tale che le popolazioni animali non possono pi\u00f9 migrare n\u00e9 spostarsi liberamente, cosicch\u00e9 alcune specie vanno a rischio di estinzione. Esistono alternative che almeno mitigano l\u2019impatto di queste opere, come la creazione di corridoi biologici, ma in pochi Paesi si riscontra tale cura e tale attenzione. Quando si sfruttano commercialmente alcune specie, non sempre si studia la loro modalit\u00e0 di crescita, per evitare la loro eccessiva diminuzione con il conseguente squilibrio dell\u2019ecosistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>36. La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldil\u00e0 dell\u2019immediato, perch\u00e9 quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione. Ma il costo dei danni provocati dall\u2019incuria egoistica \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 elevato del beneficio economico che si pu\u00f2 ottenere. Nel caso della perdita o del serio danneggiamento di alcune specie, stiamo parlando di valori che eccedono qualunque calcolo. Per questo, possiamo essere testimoni muti di gravissime inequit\u00e0 quando si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell\u2019umanit\u00e0, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>37. Alcuni Paesi hanno fatto progressi nella conservazione efficace di determinati luoghi e zone \u2013 sulla terra e negli oceani \u2013 dove si proibisce ogni intervento umano che possa modificarne la fisionomia o alterarne la costituzione originale. Nella cura della biodiversit\u00e0, gli specialisti insistono sulla necessit\u00e0 di porre una speciale attenzione alle zone pi\u00f9 ricche di variet\u00e0 di specie, di specie endemiche, poco frequenti o con minor grado di protezione efficace. Ci sono luoghi che richiedono una cura particolare a motivo della loro enorme importanza per l\u2019ecosistema mondiale, o che costituiscono significative riserve di acqua e cos\u00ec assicurano altre forme di vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>38. Ricordiamo, per esempio, quei polmoni del pianeta colmi di biodiversit\u00e0 che sono l\u2019Amazzonia e il bacino fluviale del Congo, o le grandi falde acquifere e i ghiacciai. E\u2019 ben nota l\u2019importanza di questi luoghi per l\u2019insieme del pianeta e per il futuro dell\u2019umanit\u00e0. Gli ecosistemi delle foreste tropicali hanno una biodiversit\u00e0 di grande complessit\u00e0, quasi impossibile da conoscere completamente, ma quando queste foreste vengono bruciate o rase al suolo per accrescere le coltivazioni, in pochi anni si perdono innumerevoli specie, o tali aree si trasformano in aridi deserti. Tuttavia, un delicato equilibrio si impone quando si parla di questi luoghi, perch\u00e9 non si possono nemmeno ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranit\u00e0 nazionali. Di fatto esistono \u00abproposte di internazionalizzazione dell\u2019Amazzonia, che servono solo agli interessi economici delle multinazionali\u00bb.[24] E\u2019 lodevole l\u2019impegno di organismi internazionali e di organizzazioni della societ\u00e0 civile che sensibilizzano le popolazioni e cooperano in modo critico, anche utilizzando legittimi meccanismi di pressione, affinch\u00e9 ogni governo adempia il proprio e non delegabile dovere di preservare l\u2019ambiente e le risorse naturali del proprio Paese, senza vendersi a ambigui interessi locali o internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>39. Neppure la sostituzione della flora selvatica con aree piantate a bosco, che generalmente sono monocolture, \u00e8 solitamente oggetto di un\u2019adeguata analisi. In realt\u00e0 essa pu\u00f2 colpire gravemente una biodiversit\u00e0 che non \u00e8 albergata dalle nuove specie che si piantano. Anche le zone umide, che vengono trasformate in terreno agricolo, perdono l\u2019enorme biodiversit\u00e0 che ospitavano. In alcune zone costiere \u00e8 preoccupante la scomparsa degli ecosistemi costituiti da mangrovie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>40. Gli oceani non solo contengono la maggior parte dell\u2019acqua del pianeta, ma anche la maggior parte della vasta variet\u00e0 di esseri viventi, molti dei quali ancora a noi sconosciuti e minacciati da diverse cause. D\u2019altra parte, la vita nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, che nutre gran parte della popolazione mondiale, si vede colpita dal prelievo incontrollato delle risorse ittiche, che provoca diminuzioni drastiche di alcune specie. Ancora si continua a sviluppare modalit\u00e0 selettive di pesca che scartano gran parte delle specie raccolte. Sono particolarmente minacciati organismi marini che non teniamo in considerazione, come certe forme di plancton che costituiscono una componente molto importante nella catena alimentare marina, e dalle quali dipendono, in definitiva, specie che si utilizzano per l\u2019alimentazione umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>41. Addentrandoci nei mari tropicali e subtropicali, incontriamo le barriere coralline, che corrispondono alle grandi foreste della terraferma, perch\u00e9 ospitano approssimativamente un milione di specie, compresi pesci, granchi, molluschi, spugne, alghe. Molte delle barriere coralline del mondo oggi sono sterili o sono in continuo declino: \u00abChi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?\u00bb.[25] Questo fenomeno \u00e8 dovuto in gran parte all\u2019inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite. E\u2019 aggravato dall\u2019aumento della temperatura degli oceani. Tutto questo ci aiuta a capire come qualunque azione sulla natura pu\u00f2 avere conseguenze che non avvertiamo a prima vista, e che certe forme di sfruttamento delle risorse si ottengono a costo di un degrado che alla fine giunge fino in fondo agli oceani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>42. E\u2019 necessario investire molto di pi\u00f9 nella ricerca, per comprendere meglio il comportamento degli ecosistemi e analizzare adeguatamente le diverse variabili di impatto di qualsiasi modifica importante dell\u2019ambiente. Poich\u00e9 tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna dev\u2019essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione, e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ogni territorio ha una responsabilit\u00e0 nella cura di questa famiglia, per cui dovrebbe fare un accurato inventario delle specie che ospita, in vista di sviluppare programmi e strategie di protezione, curando con particolare attenzione le specie in via di estinzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IV. DETERIORAMENTO DELLA QUALIT\u00c0 DELLA VITA UMANA E DEGRADAZIONE SOCIALE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>43. Se teniamo conto del fatto che anche l\u2019essere umano \u00e8 una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignit\u00e0, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell\u2019attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>44. Oggi riscontriamo, per esempio, la smisurata e disordinata crescita di molte citt\u00e0 che sono diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l\u2019inquinamento originato dalle emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l\u2019inquinamento visivo e acustico. Molte citt\u00e0 sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre pi\u00f9 sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>45. In alcuni luoghi, rurali e urbani, la privatizzazione degli spazi ha reso difficile l\u2019accesso dei cittadini a zone di particolare bellezza; altrove si sono creati quartieri residenziali \u201cecologici\u201d solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di evitare che altri entrino a disturbare una tranquillit\u00e0 artificiale. Spesso si trova una citt\u00e0 bella e piena di spazi verdi ben curati in alcune aree \u201csicure\u201d, ma non altrettanto in zone meno visibili, dove vivono gli scartati della societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>46. Tra le componenti sociali del cambiamento globale si includono gli effetti occupazionali di alcune innovazioni tecnologiche, l\u2019esclusione sociale, la disuguaglianza nella disponibilit\u00e0 e nel consumo dell\u2019energia e di altri servizi, la frammentazione sociale, l\u2019aumento della violenza e il sorgere di nuove forme di aggressivit\u00e0 sociale, il narcotraffico e il consumo crescente di droghe fra i pi\u00f9 giovani, la perdita di identit\u00e0. Sono segni, tra gli altri, che mostrano come la crescita degli ultimi due secoli non ha significato in tutti i suoi aspetti un vero progresso integrale e un miglioramento della qualit\u00e0 della vita. Alcuni di questi segni sono allo stesso tempo sintomi di un vero degrado sociale, di una silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>47. A questo si aggiungono le dinamiche dei media e del mondo digitale, che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacit\u00e0 di vivere con sapienza, di pensare in profondit\u00e0, di amare con generosit\u00e0. I grandi sapienti del passato, in questo contesto, correrebbero il rischio divedere soffocata la loro sapienza in mezzo al rumore dispersivo dell\u2019informazione. Questo ci richiede uno sforzo affinch\u00e9 tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell\u2019umanit\u00e0 e non in un deterioramento della sua ricchezza pi\u00f9 profonda. La vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell\u2019incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati che finisce per saturare e confondere, in una specie di inquinamento mentale. Nello stesso tempo, le relazioni reali con gli altri, con tutte le sfide che implicano, tendono ad essere sostituite da un tipo di comunicazione mediata da internet. Ci\u00f2 permette di selezionare o eliminare le relazioni secondo il nostro arbitrio, e cos\u00ec si genera spesso un nuovo tipo di emozioni artificiali, che hanno a che vedere pi\u00f9 con dispositivi e schermi che con le persone e la natura. I mezzi attuali permettono che comunichiamo tra noi e che condividiamo conoscenze e affetti. Tuttavia, a volte anche ci impediscono di prendere contatto diretto con l\u2019angoscia, con il tremore, con la gioia dell\u2019altro e con la complessit\u00e0 della sua esperienza personale. Per questo non dovrebbe stupire il fatto che, insieme all\u2019opprimente offerta di questi prodotti, vada crescendo una profonda e malinconica insoddisfazione nelle relazioni interpersonali, o un dannoso isolamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>V. INEQUIT\u00c0 PLANETARIA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>48. L\u2019ambiente umano e l\u2019ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell\u2019ambiente e quello della societ\u00e0 colpiscono in modo speciale i pi\u00f9 deboli del pianeta: \u00abTanto l\u2019esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti pi\u00f9 gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente pi\u00f9 povera\u00bb.[26] Per esempio, l\u2019esaurimento delle riserve ittiche penalizza specialmente coloro che vivono della pesca artigianale e non hanno come sostituirla, l\u2019inquinamento dell\u2019acqua colpisce in particolare i pi\u00f9 poveri che non hanno la possibilit\u00e0 di comprare acqua imbottigliata, e l\u2019innalzamento del livello del mare colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non ha dove trasferirsi. L\u2019impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo.[27]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>49. Vorrei osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo pi\u00f9 sembra che i loro problemi si pongano come un\u2019appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell\u2019attuazione concreta, rimangono frequentemente all\u2019ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodit\u00e0 di uno sviluppo e di una qualit\u00e0 di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale. Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre citt\u00e0, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realt\u00e0 in analisi parziali. Ci\u00f2 a volte convive con un discorso \u201cverde\u201d. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull\u2019ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>50. Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalit\u00e0. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di \u201csalute riproduttiva\u201d. Per\u00f2, \u00abse \u00e8 vero che l\u2019ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell\u2019ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica \u00e8 pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale\u00bb.[28] Incolpare l\u2019incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, \u00e8 un modo per non affrontare i problemi. Si pretende cos\u00ec di legittimare l\u2019attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perch\u00e9 il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e \u00abil cibo che si butta via \u00e8 come se lo si rubasse dalla mensa del povero\u00bb.[29] Ad ogni modo, \u00e8 certo che bisogna prestare attenzione allo squilibrio nella distribuzione della popolazione sul territorio, sia a livello nazionale sia a livello globale, perch\u00e9 l\u2019aumento del consumo porterebbe a situazioni regionali complesse, per le combinazioni di problemi legati all\u2019inquinamento ambientale, ai trasporti, allo smaltimento dei rifiuti, alla perdita di risorse, alla qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>51. L\u2019inequit\u00e0 non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un\u2019etica delle relazioni internazionali. C\u2019\u00e8 infatti un vero \u201cdebito ecologico\u201d, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all\u2019uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi. Le esportazioni di alcune materie prime per soddisfare i mercati nel Nord industrializzato hanno prodotto danni locali, come l\u2019inquinamento da mercurio nelle miniere d\u2019oro o da diossido di zolfo in quelle di rame. In modo particolare c\u2019\u00e8 da calcolare l\u2019uso dello spazio ambientale di tutto il pianeta per depositare rifiuti gassosi che sono andati accumulandosi durante due secoli e hanno generato una situazione che ora colpisce tutti i Paesi del mondo. Il riscaldamento causato dall\u2019enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi pi\u00f9 poveri della terra, specialmente in Africa, dove l\u2019aumento della temperatura unito alla siccit\u00e0 ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni. A questo si uniscono i danni causati dall\u2019esportazione verso i Paesi in via di sviluppo di rifiuti solidi e liquidi tossici e dall\u2019attivit\u00e0 inquinante di imprese che fanno nei Paesi meno sviluppati ci\u00f2 che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale: \u00abConstatiamo che spesso le imprese che operano cos\u00ec sono multinazionali, che fanno qui quello che non \u00e8 loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attivit\u00e0 e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere\u00bb.[30]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>52. Il debito estero dei Paesi poveri si \u00e8 trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve pi\u00f9 importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi pi\u00f9 ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud \u00e8 ricca e poco inquinata, ma l\u2019accesso alla propriet\u00e0 dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessit\u00e0 vitali \u00e8 loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di propriet\u00e0 strutturalmente perverso. E\u2019 necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai Paesi pi\u00f9 bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile. Le regioni e i Paesi pi\u00f9 poveri hanno meno possibilit\u00e0 di adottare nuovi modelli di riduzione dell\u2019impatto ambientale, perch\u00e9 non hanno la preparazione per sviluppare i processi necessari e non possono coprirne i costi. Perci\u00f2, bisogna conservare chiara la coscienza che nel cambiamento climatico ci sono responsabilit\u00e0 diversificate e, come hanno detto i Vescovi degli Stati Uniti, \u00e8 opportuno puntare\u00abspecialmente sulle necessit\u00e0 dei poveri, deboli e vulnerabili,in un dibattito spesso dominato dagli interessi pi\u00f9 potenti\u00bb.[31] Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ci\u00f2 stesso non c\u2019\u00e8 nemmeno spazio per la globalizzazione dell\u2019indifferenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VI. LA DEBOLEZZA DELLE REAZIONI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>53. Queste situazioni provocano i gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che reclama da noi un\u2019altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perch\u00e9 il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza. Il problema \u00e8 che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c\u2019\u00e8 bisogno di costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessit\u00e0 delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libert\u00e0 e la giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>54. Degna di nota \u00e8 la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull\u2019ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l\u2019interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l\u2019informazione per non vedere colpiti i suoi progetti. In questa linea il Documento di Aparecida chiede che \u00abnegli interventi sulle risorse naturali non prevalgano gli interessi di gruppi economici che distruggono irrazionalmente le fonti di vita\u00bb.[32] L\u2019alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ci\u00f2 che non fa parte dei loro interessi immediati. Cos\u00ec ci si potrebbe aspettare solamente alcuni proclami superficiali, azioni filantropiche isolate, e anche sforzi per mostrare sensibilit\u00e0 verso l\u2019ambiente, mentre in realt\u00e0 qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sar\u00e0 visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>55. A poco a poco alcuni Paesi possono mostrare progressi importanti, lo sviluppo di controlli pi\u00f9 efficienti e una lotta pi\u00f9 sincera contro la corruzione. E\u2019 cresciuta la sensibilit\u00e0 ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modificare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bens\u00ec estendersi e svilupparsi. E\u2019 quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell\u2019uso e dell\u2019intensit\u00e0 dei condizionatori d\u2019aria: i mercati, cercando un profitto immediato, stimolano ancora di pi\u00f9 la domanda. Se qualcuno osservasse dall\u2019esterno la societ\u00e0 planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>56. Nel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l\u2019attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignit\u00e0 umana e sull\u2019ambiente. Cos\u00ec si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi. Molti diranno che non sono consapevoli di compiere azioni immorali, perch\u00e9 la distrazione costante ci toglie il coraggio di accorgerci della realt\u00e0 di un mondo limitato e finito. Per questo oggi \u00abqualunque cosa che sia fragile, come l\u2019ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta\u00bb.[33]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>57. E\u2019 prevedibile che, di fronte all\u2019esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni. La guerra causa sempre gravi danni all\u2019ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa alle armi nucleari e a quelle biologiche. Infatti \u00abnonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali\u00bb.[34] Si richiede dalla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza \u00e8 quello che pi\u00f9 resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perch\u00e9 si vuole mantenere oggi un potere che sar\u00e0 ricordato per la sua incapacit\u00e0 di intervenire quando era urgente e necessario farlo?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>58. In alcuni Paesi ci sono esempi positivi di risultati nel migliorare l\u2019ambiente, come il risanamento di alcuni fiumi che sono stati inquinati per tanti decenni, il recupero di boschi autoctoni, o l\u2019abbellimento di paesaggi con opere di risanamento ambientale, o progetti edilizi di grande valore estetico, progressi nella produzione di energia non inquinante, nel miglioramento dei trasporti pubblici. Queste azioni non risolvono i problemi globali, ma confermano che l\u2019essere umano \u00e8 ancora capace di intervenire positivamente. Essendo stato creato per amare, in mezzo ai suoi limiti germogliano inevitabilmente gesti di generosit\u00e0, solidariet\u00e0 e cura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>59. Nello stesso tempo, cresce un\u2019ecologia superficiale o apparente che consolida un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilit\u00e0. Come spesso accade in epoche di profonde crisi, che richiedono decisioni coraggiose, siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non \u00e8 certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di l\u00e0 di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. E\u2019 il modo in cui l\u2019essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VII. DIVERSIT\u00c0 DI OPINIONI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>60. Infine, riconosciamo che si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero in merito alla situazione e alle possibili soluzioni. Da un estremo, alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche n\u00e9 cambiamenti di fondo. Dall\u2019altro estremo, altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, pu\u00f2 essere solo una minaccia e compromettere l\u2019ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento. Fra questi estremi, la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un\u2019unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una variet\u00e0 di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>61. Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere il dibattito onesto fra gli scienziati, rispettando le diversit\u00e0 di opinione. Basta per\u00f2 guardare la realt\u00e0 con sincerit\u00e0 per vedere che c\u2019\u00e8 un grande deterioramento della nostra casa comune. La speranza ci invita a riconoscere che c\u2019\u00e8 sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta, che possiamo sempre fare qualcosa per risolvere i problemi. Tuttavia, sembra di riscontrare sintomi di un punto di rottura, a causa della grande velocit\u00e0 dei cambiamenti e del degrado, che si manifestano tanto in catastrofi naturali regionali quanto in crisi sociali o anche finanziarie, dato che i problemi del mondo non si possono analizzare n\u00e9 spiegare in modo isolato. Ci sono regioni che sono gi\u00e0 particolarmente a rischio e, aldil\u00e0 di qualunque previsione catastrofica, \u00e8 certo che l\u2019attuale sistema mondiale \u00e8 insostenibile da diversi punti di vista, perch\u00e9 abbiamo smesso di pensare ai fini dell\u2019agire umano: \u00abSe lo sguardo percorre le regioni del nostro pianeta, ci si accorge subito che l\u2019umanit\u00e0 ha deluso l\u2019attesa divina\u00bb.[35]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO SECONDO<\/p>\n<p>IL VANGELO DELLA CREAZIONE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>62. Perch\u00e9 inserire in questo documento, rivolto a tutti le persone di buona volont\u00e0, un capitolo riferito alle convinzioni di fede? Sono consapevole che, nel campo della politica e del pensiero, alcuni rifiutano con forza l\u2019idea di un Creatore, o la ritengono irrilevante, al punto da relegare all\u2019ambito dell\u2019irrazionale la ricchezza che le religioni possono offrire per un\u2019ecologia integrale e per il pieno sviluppo del genere umano. Altre volte si suppone che esse costituiscano una sottocultura che dev\u2019essere semplicemente tollerata. Tuttavia, la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realt\u00e0, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I. LA LUCE CHE LA FEDE OFFRE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>63. Se teniamo conto della complessit\u00e0 della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realt\u00e0. \u00c8 necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all\u2019arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualit\u00e0. Se si vuole veramente costruire un\u2019ecologia che ci permetta di riparare tutto ci\u00f2 che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza pu\u00f2 essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio. Inoltre la Chiesa Cattolica \u00e8 aperta al dialogo con il pensiero filosofico, e ci\u00f2 le permette di produrre varie sintesi tra fede e ragione. Per quanto riguarda le questioni sociali, questo lo si pu\u00f2 constatare nello sviluppo della dottrina sociale della Chiesa, chiamata ad arricchirsi sempre di pi\u00f9 a partire dalle nuove sfide.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>64. D\u2019altra parte, anche se questa Enciclica si apre a un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione, voglio mostrare fin dall\u2019inizio come le convinzioni di fede offrano ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle pi\u00f9 fragili. Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell\u2019ambiente del quale sono parte, \u00abi cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all\u2019interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede\u00bb.[36] Pertanto, \u00e8 un bene per l\u2019umanit\u00e0 e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II. LA SAPIENZA DEI RACCONTI BIBLICI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>65. Senza riproporre qui l\u2019intera teologia della Creazione, ci chiediamo che cosa ci dicono i grandi racconti biblici sul rapporto dell\u2019essere umano con il mondo. Nel primo racconto dell\u2019opera creatrice nel libro della Genesi, il piano di Dio include la creazione dell\u2019umanit\u00e0. Dopo la creazione dell\u2019uomo e della donna, si dice che \u00abDio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona\u00bb (Gen 1,31). La Bibbia insegna che ogni essere umano \u00e8 creato per amore, fatto ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26). Questa affermazione ci mostra l\u2019immensa dignit\u00e0 di ogni persona umana, che \u00abnon \u00e8 soltanto qualche cosa, ma qualcuno. \u00c8 capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone\u00bb.[37] San Giovanni Paolo II ha ricordato come l\u2019amore del tutto speciale che il Creatore ha per ogni essere umano \u00abgli conferisce una dignit\u00e0 infinita\u00bb.[38] Coloro che s\u2019impegnano nella difesa della dignit\u00e0 delle persone possono trovare nella fede cristiana le ragioni pi\u00f9 profonde per tale impegno. Che meravigliosa certezza \u00e8 sapere che la vita di ogni persona non si perde in un disperante caos, in un mondo governato dalla pura casualit\u00e0 o da cicli che si ripetono senza senso! Il Creatore pu\u00f2 dire a ciascuno di noi: \u00abPrima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto\u00bb (Ger 1,5). Siamo stati concepiti nel cuore di Dio e quindi \u00abciascuno di noi \u00e8 il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi \u00e8 voluto, ciascuno \u00e8 amato, ciascuno \u00e8 necessario\u00bb.[39]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>66. I racconti della creazione nel libro della Genesi contengono, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, profondi insegnamenti sull\u2019esistenza umana e la sua realt\u00e0 storica. Questi racconti suggeriscono che l\u2019esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura \u00e8 il peccato. L\u2019armonia tra il Creatore, l\u2019umanit\u00e0 e tutto il creato \u00e8 stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate. Questo fatto ha distorto anche la natura del mandato di soggiogare la terra (cfr Gen 1,28) e di coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15). Come risultato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si \u00e8 trasformato in un conflitto (cfr Gen 3,17-19). Per questo \u00e8 significativo che l\u2019armonia che san Francesco d\u2019Assisi viveva con tutte le creature sia stata interpretata come una guarigione di tale rottura. San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.[40] Lungi da quel modello, oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell\u2019abbandono dei pi\u00f9 fragili, negli attacchi contro la natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>67. Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci \u00e8 stata data. Ci\u00f2 consente di rispondere a un\u2019accusa lanciata contro il pensiero ebraico-cristiano: \u00e8 stato detto che, a partire dal racconto della Genesi che invita a soggiogare la terra (cfr Gen 1,28), verrebbe favorito lo sfruttamento selvaggio della natura presentando un\u2019immagine dell\u2019essere umano come dominatore e distruttore. Questa non \u00e8 una corretta interpretazione della Bibbia come la intende la Chiesa. Anche se \u00e8 vero che qualche volta i cristiani hanno interpretato le Scritture in modo non corretto, oggi dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature. \u00c8 importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a \u00abcoltivare e custodire\u00bb il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre \u00abcoltivare\u00bb significa arare o lavorare un terreno, \u00abcustodire\u00bb vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ci\u00f2 implica una relazione di reciprocit\u00e0 responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunit\u00e0 pu\u00f2 prendere dalla bont\u00e0 della terra ci\u00f2 di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuit\u00e0 della sua fertilit\u00e0 per le generazioni future. In definitiva, \u00abdel Signore \u00e8 la terra\u00bb (Sal 24,1), a Lui appartiene \u00abla terra e quanto essa contiene\u00bb (Dt 10,14). Perci\u00f2 Dio nega ogni pretesa di propriet\u00e0 assoluta: \u00abLe terre non si potranno vendere per sempre, perch\u00e9 la terra \u00e8 mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti\u00bb (Lv 25,23).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>68. Questa responsabilit\u00e0 di fronte ad una terra che \u00e8 di Dio, implica che l\u2019essere umano, dotato di intelligenza, rispetti le leggi della natura e i delicati equilibri tra gli esseri di questo mondo, perch\u00e9 \u00abal suo comando sono stati creati. Li ha resi stabili nei secoli per sempre; ha fissato un decreto che non passer\u00e0\u00bb (Sal 148,5b-6). Ne consegue il fatto che la legislazione biblica si soffermi a proporre all\u2019essere umano diverse norme, non solo in relazione agli altri esseri umani, ma anche in relazione agli altri esseri viventi: \u00abSe vedi l\u2019asino di tuo fratello o il suo bue caduto lungo la strada, non fingerai di non averli scorti [&#8230;]. Quando, cammin facendo, troverai sopra un albero o per terra un nido d\u2019uccelli con uccellini o uova e la madre che sta covando gli uccellini o le uova, non prenderai la madre che \u00e8 con i figli\u00bb (Dt 22,4.6). In questa linea, il riposo del settimo giorno non \u00e8 proposto solo per l\u2019essere umano, ma anche \u00abperch\u00e9 possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino\u00bb (Es 23,12). Cos\u00ec ci rendiamo conto che la Bibbia non d\u00e0 adito ad un antropocentrismo dispotico che non si interessi delle altre creature.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>69. Mentre possiamo fare un uso responsabile delle cose, siamo chiamati a riconoscere che gli altri esseri viventi hanno un valore proprio di fronte a Dio e \u00abcon la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria\u00bb,[41] perch\u00e9 il Signore gioisce nelle sue opere (cfr Sal 104,31). Proprio per la sua dignit\u00e0 unica e per essere dotato di intelligenza, l\u2019essere umano \u00e8 chiamato a rispettare il creato con le sue leggi interne, poich\u00e9 \u00abil Signore ha fondato la terra con sapienza\u00bb (Pr 3,19). Oggi la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell\u2019essere umano, come se non avessero un valore in s\u00e9 stesse e noi potessimo disporne a piacimento. Cos\u00ec i Vescovi della Germania hanno spiegato che per le altre creature \u00absi potrebbe parlare della priorit\u00e0 dell\u2019essere rispetto all\u2019essere utili\u00bb.[42] Il Catechismo pone in discussione in modo molto diretto e insistito quello che sarebbe un antropocentrismo deviato: \u00abOgni creatura ha la sua propria bont\u00e0 e la sua propria perfezione [&#8230;] Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell\u2019infinita sapienza e bont\u00e0 di Dio. Per questo l\u2019uomo deve rispettare la bont\u00e0 propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose\u00bb.[43]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>70. Nel racconto di Caino e Abele, vediamo che la gelosia ha spinto Caino a compiere l\u2019estrema ingiustizia contro suo fratello. Ci\u00f2 a sua volta ha causato una rottura della relazione tra Caino e Dio e tra Caino e la terra, dalla quale fu esiliato. Questo passaggio \u00e8 sintetizzato nel drammatico colloquio tra Dio e Caino. Dio chiede: \u00abDov\u2019\u00e8 Abele, tuo fratello?\u00bb. Caino dice di non saperlo e Dio insiste: \u00abChe hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano da [questo] suolo\u00bb (Gen 4,9-11). Trascurare l\u2019impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli altri, con Dio e con la terra. Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita pi\u00f9 sulla terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita \u00e8 in pericolo. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ci insegna il racconto di No\u00e8, quando Dio minaccia di spazzare via l\u2019umanit\u00e0 per la sua persistente incapacit\u00e0 di vivere all\u2019altezza delle esigenze della giustizia e della pace: \u00ab\u00c8 venuta per me la fine di ogni uomo, perch\u00e9 la terra, per causa loro, \u00e8 piena di violenza\u00bb (Gen 6,13). In questi racconti cos\u00ec antichi, ricchi di profondo simbolismo, era gi\u00e0 contenuta una convinzione oggi sentita: che tutto \u00e8 in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura \u00e8 inseparabile dalla fraternit\u00e0, dalla giustizia e dalla fedelt\u00e0 nei confronti degli altri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>71. Anche se \u00abla malvagit\u00e0 degli uomini era grande sulla terra\u00bb (Gen 6,5) e Dio \u00absi pent\u00ec di aver fatto l\u2019uomo sulla terra\u00bb (Gen 6,6), tuttavia, attraverso No\u00e8, che si conservava ancora integro e giusto, Dio ha deciso di aprire una via di salvezza. In tal modo ha dato all\u2019umanit\u00e0 la possibilit\u00e0 di un nuovo inizio. Basta un uomo buono perch\u00e9 ci sia speranza! La tradizione biblica stabilisce chiaramente che questa riabilitazione comporta la riscoperta e il rispetto dei ritmi inscritti nella natura dalla mano del Creatore. Ci\u00f2 si vede, per esempio, nella legge dello Shabbat. Il settimo giorno, Dio si ripos\u00f2 da tutte le sue opere. Dio ordin\u00f2 a Israele che ogni settimo giorno doveva essere celebrato come giorno di riposo, uno Shabbat (cfr Gen 2,2-3; Es 16,23; 20,10). D\u2019altra parte, fu stabilito anche un anno sabbatico per Israele e la sua terra, ogni sette anni (cfr Lv 25,1-4), durante il quale si concedeva un completo riposo alla terra, non si seminava e si raccoglieva soltanto l\u2019indispensabile per sopravvivere e offrire ospitalit\u00e0 (cfr Lv 25,4-6). Infine, trascorse sette settimane di anni, cio\u00e8 quarantanove anni, si celebrava il giubileo, anno del perdono universale e della \u00abliberazione nella terra per tutti i suoi abitanti\u00bb (Lv 25,10). Lo sviluppo di questa legislazione ha cercato di assicurare l\u2019equilibrio e l\u2019equit\u00e0 nelle relazioni dell\u2019essere umano con gli altri e con la terra dove viveva e lavorava. Ma, allo stesso tempo, era un riconoscimento del fatto che il dono della terra con i suoi frutti appartiene a tutto il popolo. Quelli che coltivavano e custodivano il territorio dovevano condividerne i frutti, in particolare con i poveri, le vedove, gli orfani e gli stranieri: \u00abQuando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, n\u00e9 raccoglierete ci\u00f2 che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero\u00bb (Lv 19,9-10).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>72. I Salmi invitano con frequenza l\u2019essere umano a lodare Dio creatore, Colui che \u00abha disteso la terra sulle acque, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb (Sal 136,6). Ma invitano anche le altre creature alla lode: \u00abLodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle. Lodatelo, cieli dei cieli, voi, acque al di sopra dei cieli. Lodino il nome del Signore, perch\u00e9 al suo comando sono stati creati\u00bb (Sal 148,3-5). Esistiamo non solo per la potenza di Dio, ma davanti a Lui e con Lui. Perci\u00f2 noi lo adoriamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>73. Gli scritti dei profeti invitano a ritrovare la forza nei momenti difficili contemplando il Dio potente che ha creato l\u2019universo. La potenza infinita di Dio non ci porta a sfuggire alla sua tenerezza paterna, perch\u00e9 in Lui affetto e forza si coniugano. In realt\u00e0, ogni sana spiritualit\u00e0 implica allo stesso tempo accogliere l\u2019amore divino e adorare con fiducia il Signore per la sua infinita potenza. Nella Bibbia, il Dio che libera e salva \u00e8 lo stesso che ha creato l\u2019universo, e questi due modi di agire divini sono intimamente e indissolubilmente legati: \u00abAh, Signore Dio, con la tua grande potenza e la tua forza hai fatto il cielo e la terra; nulla ti \u00e8 impossibile [&#8230;]. Tu hai fatto uscire dall\u2019Egitto il tuo popolo Israele con segni e con miracoli\u00bb (Ger 32,17.21). \u00abDio eterno \u00e8 il Signore, che ha creato i confini della terra. Egli non si affatica n\u00e9 si stanca, la sua intelligenza \u00e8 inscrutabile. Egli d\u00e0 forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato\u00bb (Is 40,28b-29).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>74. L\u2019esperienza della schiavit\u00f9 in Babilonia gener\u00f2 una crisi spirituale che ha portato ad un approfondimento della fede in Dio, esplicitando la sua onnipotenza creatrice, per esortare il popolo a ritrovare la speranza in mezzo alla sua infelice situazione. Secoli dopo, in un altro momento di prova e di persecuzione, quando l\u2019Impero Romano cerc\u00f2 di imporre un dominio assoluto, i fedeli tornarono a trovare conforto e speranza aumentando la loro fiducia in Dio onnipotente, e cantavano: \u00abGrandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente; giuste e vere le tue vie!\u00bb (Ap 15,3). Se Dio ha potuto creare l\u2019universo dal nulla, pu\u00f2 anche intervenire in questo mondo e vincere ogni forma di male. Dunque, l\u2019ingiustizia non \u00e8 invincibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>75. Non possiamo sostenere una spiritualit\u00e0 che dimentichi Dio onnipotente e creatore. In questo modo, finiremmo per adorare altre potenze del mondo, o ci collocheremmo al posto del Signore, fino a pretendere di calpestare la realt\u00e0 creata da Lui senza conoscere limite. Il modo migliore per collocare l\u2019essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, \u00e8 ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perch\u00e9 altrimenti l\u2019essere umano tender\u00e0 sempre a voler imporre alla realt\u00e0 le proprie leggi e i propri interessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III. IL MISTERO DELL\u2019UNIVERSO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>76. Per la tradizione giudeo-cristiana, dire \u201ccreazione\u201d \u00e8 pi\u00f9 che dire natura, perch\u00e9 ha a che vedere con un progetto dell\u2019amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si comprende e si gestisce, ma la creazione pu\u00f2 essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realt\u00e0 illuminata dall\u2019amore che ci convoca ad una comunione universale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>77. \u00abDalla parola del Signore furono fatti i cieli\u00bb (Sal 33,6). Cos\u00ec ci viene indicato che il mondo proviene da una decisione, non dal caos o dalla casualit\u00e0, e questo lo innalza ancora di pi\u00f9. Vi \u00e8 una scelta libera espressa nella parola creatrice. L\u2019universo non \u00e8 sorto come risultato di un\u2019onnipotenza arbitraria, di una dimostrazione di forza o di un desiderio di autoaffermazione. La creazione appartiene all\u2019ordine dell\u2019amore. L\u2019amore di Dio \u00e8 la ragione fondamentale di tutto il creato: \u00abTu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l\u2019avresti neppure formata\u00bb (Sap 11,24). Cos\u00ec, ogni creatura \u00e8 oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l\u2019effimera vita dell\u2019essere pi\u00f9 insignificante \u00e8 oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto. Diceva san Basilio Magno che il Creatore \u00e8 anche \u00abla bont\u00e0 senza calcolo\u00bb,[44] e Dante Alighieri parlava de \u00abl\u2019amor che move il sole e l\u2019altre stelle\u00bb.[45] Perci\u00f2, dalle opere create si ascende \u00abfino alla sua amorosa misericordia\u00bb.[46]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>78. Allo stesso tempo, il pensiero ebraico-cristiano ha demitizzato la natura. Senza smettere di ammirarla per il suo splendore e la sua immensit\u00e0, non le ha pi\u00f9 attribuito un carattere divino. In questo modo viene sottolineato ulteriormente il nostro impegno nei suoi confronti. Un ritorno alla natura non pu\u00f2 essere a scapito della libert\u00e0 e della responsabilit\u00e0 dell\u2019essere umano, che \u00e8 parte del mondo con il compito di coltivare le proprie capacit\u00e0 per proteggerlo e svilupparne le potenzialit\u00e0. Se riconosciamo il valore e la fragilit\u00e0 della natura, e allo stesso tempo le capacit\u00e0 che il Creatore ci ha dato, questo ci permette oggi di porre fine al mito moderno del progresso materiale illimitato. Un mondo fragile, con un essere umano al quale Dio ne affida la cura, interpella la nostra intelligenza per riconoscere come dovremmo orientare, coltivare e limitare il nostro potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>79. In questo universo, composto da sistemi aperti che entrano in comunicazione gli uni con gli altri, possiamo scoprire innumerevoli forme di relazione e partecipazione. Questo ci porta anche a pensare l\u2019insieme come aperto alla trascendenza di Dio, all\u2019interno della quale si sviluppa. La fede ci permette di interpretare il significato e la bellezza misteriosa di ci\u00f2 che accade. La libert\u00e0 umana pu\u00f2 offrire il suo intelligente contributo verso un\u2019evoluzione positiva, ma pu\u00f2 anche aggiungere nuovi mali, nuove cause di sofferenza e momenti di vero arretramento. Questo d\u00e0 luogo all\u2019appassionante e drammatica storia umana, capace di trasformarsi in un fiorire di liberazione, crescita, salvezza e amore, oppure in un percorso di decadenza e di distruzione reciproca. Pertanto, l\u2019azione della Chiesa non solo cerca di ricordare il dovere di prendersi cura della natura, ma al tempo stesso \u00abdeve proteggere soprattutto l\u2019uomo contro la distruzione di s\u00e9 stesso\u00bb.[47]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>80. Ciononostante, Dio, che vuole agire con noi e contare sulla nostra collaborazione, \u00e8 anche in grado di trarre qualcosa di buono dai mali che noi compiamo, perch\u00e9 \u00ablo Spirito Santo possiede un\u2019inventiva infinita, propria della mente divina, che sa provvedere a sciogliere i nodi delle vicende umane anche pi\u00f9 complesse e impenetrabili\u00bb.[48] In qualche modo, Egli ha voluto limitare s\u00e9 stesso creando un mondo bisognoso di sviluppo, dove molte cose che noi consideriamo mali, pericoli o fonti di sofferenza, fanno parte in realt\u00e0 dei dolori del parto, che ci stimolano a collaborare con il Creatore.[49] Egli \u00e8 presente nel pi\u00f9 intimo di ogni cosa senza condizionare l\u2019autonomia della sua creatura, e anche questo d\u00e0 luogo alla legittima autonomia delle realt\u00e0 terrene.[50] Questa presenza divina, che assicura la permanenza e lo sviluppo di ogni essere, \u00ab\u00e8 la continuazione dell\u2019azione creatrice\u00bb.[51] Lo Spirito di Dio ha riempito l\u2019universo con le potenzialit\u00e0 che permettono che dal grembo stesso delle cose possa sempre germogliare qualcosa di nuovo: \u00abLa natura non \u00e8 altro che la ragione di una certa arte, in specie dell\u2019arte divina, inscritta nelle cose, per cui le cose stesse si muovono verso un determinato fine. Come se il maestro costruttore di navi potesse concedere al legno di muoversi da s\u00e9 per prendere la forma della nave\u00bb.[52]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>81. L\u2019essere umano, bench\u00e9 supponga anche processi evolutivi, comporta una novit\u00e0 non pienamente spiegabile dall\u2019evoluzione di altri sistemi aperti. Ognuno di noi dispone in s\u00e9 di un\u2019identit\u00e0 personale in grado di entrare in dialogo con gli altri e con Dio stesso. La capacit\u00e0 di riflessione, il ragionamento, la creativit\u00e0, l\u2019interpretazione, l\u2019elaborazione artistica ed altre capacit\u00e0 originali mostrano una singolarit\u00e0 che trascende l\u2019ambito fisico e biologico. La novit\u00e0 qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all\u2019interno dell\u2019universo materiale presuppone un\u2019azione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu. A partire dai testi biblici, consideriamo la persona come soggetto, che non pu\u00f2 mai essere ridotto alla categoria di oggetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>82. Sarebbe per\u00f2 anche sbagliato pensare che gli altri esseri viventi debbano essere considerati come meri oggetti sottoposti all\u2019arbitrario dominio dell\u2019essere umano. Quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, ci\u00f2 comporta anche gravi conseguenze per la societ\u00e0. La visione che rinforza l\u2019arbitrio del pi\u00f9 forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell\u2019umanit\u00e0, perch\u00e9 le risorse diventano propriet\u00e0 del primo arrivato o di quello che ha pi\u00f9 potere: il vincitore prende tutto. L\u2019ideale di armonia, di giustizia, di fraternit\u00e0 e di pace che Ges\u00f9 propone \u00e8 agli antipodi di tale modello, e cos\u00ec Egli lo esprimeva riferendosi ai poteri del suo tempo: \u00abI governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sar\u00e0 cos\u00ec; ma chi vuole diventare grande tra voi, sar\u00e0 vostro servitore\u00bb (Mt 20,25-26).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>83. Il traguardo del cammino dell\u2019universo \u00e8 nella pienezza di Dio, che \u00e8 stata gi\u00e0 raggiunta da Cristo risorto, fulcro della maturazione universale.[53] In tal modo aggiungiamo un ulteriore argomento per rifiutare qualsiasi dominio dispotico e irresponsabile dell\u2019essere umano sulle altre creature. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che \u00e8 Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo risorto abbraccia e illumina tutto. L\u2019essere umano, infatti, dotato di intelligenza e di amore, e attratto dalla pienezza di Cristo, \u00e8 chiamato a ricondurre tutte le creature al loro Creatore.<\/p>\n<p>IV. IL MESSAGGIO DI OGNI CREATURA NELL\u2019ARMONIA DI TUTTO IL CREATO<\/p>\n<p>84. Insistere nel dire che l\u2019essere umano \u00e8 immagine di Dio non dovrebbe farci dimenticare che ogni creatura ha una funzione e nessuna \u00e8 superflua. Tutto l\u2019universo materiale \u00e8 un linguaggio dell\u2019amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto \u00e8 carezza di Dio. La storia della propria amicizia con Dio si sviluppa sempre in uno spazio geografico che diventa un segno molto personale, e ognuno di noi conserva nella memoria luoghi il cui ricordo gli fa tanto bene. Chi \u00e8 cresciuto tra i monti, o chi da bambino sedeva accanto al ruscello per bere, o chi giocava in una piazza del suo quartiere, quando ritorna in quei luoghi si sente chiamato a recuperare la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>85. Dio ha scritto un libro stupendo, \u00able cui lettere sono la moltitudine di creature presenti nell\u2019universo\u00bb.[54] I Vescovi del Canada hanno espresso bene che nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio: \u00abDai pi\u00f9 ampi panorami alla pi\u00f9 esili forme di vita, la natura \u00e8 una continua sorgente di meraviglia e di reverenza. Essa \u00e8, inoltre, una rivelazione continua del divino\u00bb.[55] I Vescovi del Giappone, da parte loro, hanno detto qualcosa di molto suggestivo: \u00abPercepire ogni creatura che canta l\u2019inno della sua esistenza \u00e8 vivere con gioia nell\u2019amore di Dio e nella speranza\u00bb.[56] Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perch\u00e9 \u00abper il credente contemplare il creato \u00e8 anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa\u00bb.[57] Possiamo dire che \u00abaccanto alla rivelazione propriamente detta contenuta nelle Sacre Scritture c\u2019\u00e8, quindi, una manifestazione divina nello sfolgorare del sole e nel calare della notte\u00bb.[58] Prestando attenzione a questa manifestazione, l\u2019essere umano impara a riconoscere s\u00e9 stesso in relazione alle altre creature: \u00abIo mi esprimo esprimendo il mondo; io esploro la mia sacralit\u00e0 decifrando quella del mondo\u00bb.[59]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>86. L\u2019insieme dell\u2019universo, con le sue molteplici relazioni, mostra al meglio la ricchezza inesauribile di Dio. San Tommaso d\u2019Aquino ha sottolineato sapientemente che la molteplicit\u00e0 e la variet\u00e0 provengono \u00abdall\u2019intenzione del primo agente\u00bb, il Quale ha voluto che \u00abci\u00f2 che manca a ciascuna cosa per rappresentare la bont\u00e0 divina sia supplito dalle altre cose\u00bb,[60] perch\u00e9 la sua bont\u00e0 \u00abnon pu\u00f2 essere adeguatamente rappresentata da una sola creatura\u00bb.[61] Per questo, abbiamo bisogno di cogliere la variet\u00e0 delle cose nelle loro molteplici relazioni.[62] Dunque, si capisce meglio l\u2019importanza e il significato di qualsiasi creatura, se la si contempla nell\u2019insieme del piano di Dio. Questo insegna il Catechismo: \u00abL\u2019interdipendenza delle creature \u00e8 voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l\u2019aquila e il passero: le innumerevoli diversit\u00e0 e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre\u00bb.[63]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>87. Quando ci si rende conto del riflesso di Dio in tutto ci\u00f2 che esiste, il cuore sperimenta il desiderio di adorare il Signore per tutte le sue creature e insieme ad esse, come appare nel bellissimo cantico di san Francesco d\u2019Assisi:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLaudato sie, mi\u2019 Signore,<\/p>\n<p>cum tucte le tue creature,<\/p>\n<p>spetialmente messor lo frate sole,<\/p>\n<p>lo qual \u00e8 iorno, et allumini noi per lui.<\/p>\n<p>Et ellu \u00e8 bellu e radiante cum grande splendore:<\/p>\n<p>de te, Altissimo, porta significatione.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per sora luna e le stelle:<\/p>\n<p>in celu l\u2019\u00e0i formate clarite et pretiose et belle.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per frate vento<\/p>\n<p>et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,<\/p>\n<p>per lo quale a le tue creature d\u00e0i sustentamento.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per sor\u2019aqua,<\/p>\n<p>la quale \u00e8 multo utile et humile et pretiosa et casta.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per frate focu,<\/p>\n<p>per lo quale ennallumini la nocte:<\/p>\n<p>ed ello \u00e8 bello et iocundo et robustoso et forte\u00bb.[64]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>88. I Vescovi del Brasile hanno messo in rilievo che tutta la natura, oltre a manifestare Dio, \u00e8 luogo della sua presenza. In ogni creatura abita il suo Spirito vivificante che ci chiama a una relazione con Lui.[65] La scoperta di questa presenza stimola in noi lo sviluppo delle \u00abvirt\u00f9 ecologiche\u00bb.[66] Ma quando diciamo questo, non dimentichiamo che esiste anche una distanza infinita, che le cose di questo mondo non possiedono la pienezza di Dio. Diversamente nemmeno faremmo un bene alle creature, perch\u00e9 non riconosceremmo il loro posto proprio e autentico, e finiremmo per esigere indebitamente da esse ci\u00f2 che nella loro piccolezza non ci possono dare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>V. UNA COMUNIONE UNIVERSALE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>89. Le creature di questo mondo non possono essere considerate un bene senza proprietario: \u00abSono tue, Signore, amante della vita\u00bb (Sap 11,26). Questo induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell\u2019universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile. Voglio ricordare che \u00abDio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del suolo \u00e8 come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare l\u2019estinzione di una specie come fosse una mutilazione\u00bb.[67]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>90. Questo non significa equiparare tutti gli esseri viventi e togliere all\u2019essere umano quel valore peculiare che implica allo stesso tempo una tremenda responsabilit\u00e0. E nemmeno comporta una divinizzazione della terra, che ci priverebbe della chiamata a collaborare con essa e a proteggere la sua fragilit\u00e0. Queste concezioni finirebbero per creare nuovi squilibri nel tentativo di fuggire dalla realt\u00e0 che ci interpella.[68] Si avverte a volte l\u2019ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza, e si porta avanti una lotta per le altre specie che non mettiamo in atto per difendere la pari dignit\u00e0 tra gli esseri umani. Certamente ci deve preoccupare che gli altri esseri viventi non siano trattati in modo irresponsabile, ma ci dovrebbero indignare soprattutto le enormi disuguaglianze che esistono tra di noi, perch\u00e9 continuiamo a tollerare che alcuni si considerino pi\u00f9 degni di altri. Non ci accorgiamo pi\u00f9 che alcuni si trascinano in una miseria degradante, senza reali possibilit\u00e0 di miglioramento, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ci\u00f2 che possiedono, ostentano con vanit\u00e0 una pretesa superiorit\u00e0 e lasciano dietro di s\u00e9 un livello di spreco tale che sarebbe impossibile generalizzarlo senza distruggere il pianeta. Continuiamo nei fatti ad ammettere che alcuni si sentano pi\u00f9 umani di altri, come se fossero nati con maggiori diritti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>91. Non pu\u00f2 essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c\u2019\u00e8 tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. \u00c8 evidente l\u2019incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o \u00e8 determinato a distruggere un altro essere umano che non gli \u00e8 gradito. Ci\u00f2 mette a rischio il senso della lotta per l\u2019ambiente. Non \u00e8 un caso che, nel cantico in cui loda Dio per le creature, san Francesco aggiunga: \u00abLaudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore\u00bb. Tutto \u00e8 collegato. Per questo si richiede una preoccupazione per l\u2019ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>92. D\u2019altra parte, quando il cuore \u00e8 veramente aperto a una comunione universale, niente e nessuno \u00e8 escluso da tale fraternit\u00e0. Di conseguenza, \u00e8 vero anche che l\u2019indifferenza o la crudelt\u00e0 verso le altre creature di questo mondo finiscono sempre per trasferirsi in qualche modo al trattamento che riserviamo agli altri esseri umani. Il cuore \u00e8 uno solo e la stessa miseria che porta a maltrattare un animale non tarda a manifestarsi nella relazione con le altre persone. Ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura \u00ab\u00e8 contrario alla dignit\u00e0 umana\u00bb. [69] Non possiamo considerarci persone che amano veramente se escludiamo dai nostri interessi una parte della realt\u00e0: \u00abPace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente, a pena di ricadere nuovamente nel riduzionismo\u00bb.[70] Tutto \u00e8 in relazione, e tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall\u2019amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche tra noi, con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VI. LA DESTINAZIONE COMUNE DEI BENI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>93. Oggi, credenti e non credenti sono d\u2019accordo sul fatto che la terra \u00e8 essenzialmente una eredit\u00e0 comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedelt\u00e0 al Creatore, perch\u00e9 Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei pi\u00f9 svantaggiati. Il principio della subordinazione della propriet\u00e0 privata alla destinazione universale dei beni e, perci\u00f2, il diritto universale al loro uso, \u00e8 una \u201cregola d\u2019oro\u201d del comportamento sociale, e il \u00abprimo principio di tutto l\u2019ordinamento etico-sociale\u00bb.[71] La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla propriet\u00e0 privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di propriet\u00e0 privata. San Giovanni Paolo II ha ricordato con molta enfasi questa dottrina, dicendo che \u00abDio ha dato la terra a tutto il genere umano, perch\u00e9 essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere n\u00e9 privilegiare nessuno\u00bb.[72] Sono parole pregnanti e forti. Ha rimarcato che \u00abnon sarebbe veramente degno dell\u2019uomo un tipo di sviluppo che non rispettasse e non promuovesse i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli\u00bb.[73] Con grande chiarezza ha spiegato che \u00abla Chiesa difende s\u00ec il legittimo diritto alla propriet\u00e0 privata, ma insegna anche con non minor chiarezza che su ogni propriet\u00e0 privata grava sempre un\u2019ipoteca sociale, perch\u00e9 i beni servano alla destinazione generale che Dio ha loro dato\u00bb.[74] Pertanto afferma che \u00abnon \u00e8 secondo il disegno di Dio gestire questo dono in modo tale che i suoi benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi\u00bb.[75] Questo mette seriamente in discussione le abitudini ingiuste di una parte dell\u2019umanit\u00e0.[76]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>94. Il ricco e il povero hanno uguale dignit\u00e0, perch\u00e9 \u00abil Signore ha creato l\u2019uno e l\u2019altro\u00bb (Pr 22,2), \u00abegli ha creato il piccolo e il grande\u00bb (Sap 6,7), e \u00abfa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni\u00bb (Mt 5,45). Questo ha conseguenze pratiche, come quelle enunciate dai Vescovi del Paraguay: \u00abOgni contadino ha diritto naturale a possedere un appezzamento ragionevole di terra, dove possa stabilire la sua casa, lavorare per il sostentamento della sua famiglia e avere sicurezza per la propria esistenza. Tale diritto dev\u2019essere garantito perch\u00e9 il suo esercizio non sia illusorio ma reale. Il che significa che, oltre al titolo di propriet\u00e0, il contadino deve contare su mezzi di formazione tecnica, prestiti, assicurazioni e accesso al mercato\u00bb.[77]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>95. L\u2019ambiente \u00e8 un bene collettivo, patrimonio di tutta l\u2019umanit\u00e0 e responsabilit\u00e0 di tutti. Chi ne possiede una parte \u00e8 solo per amministrarla a beneficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l\u2019esistenza degli altri. Per questo i Vescovi della Nuova Zelanda si sono chiesti che cosa significa il comandamento \u201cnon uccidere\u201d quando \u00abun venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ci\u00f2 di cui hanno bisogno per sopravvivere\u00bb.[78]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VII. LO SGUARDO DI GES\u00d9<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>96. Ges\u00f9 fa propria la fede biblica nel Dio creatore e mette in risalto un dato fondamentale: Dio \u00e8 Padre (cfr Mt 11,25). Nei dialoghi con i suoi discepoli, Ges\u00f9 li invitava a riconoscere la relazione paterna che Dio ha con tutte le creature, e ricordava loro con una commovente tenerezza come ciascuna di esse \u00e8 importante ai suoi occhi: \u00abCinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi \u00e8 dimenticato davanti a Dio\u00bb (Lc 12,6). \u00abGuardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, n\u00e9 raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre\u00bb (Mt 6,26).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>97. Il Signore poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c\u2019\u00e8 nel mondo, perch\u00e9 Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un\u2019attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino: \u00abAlzate i vostri occhi e guardate i campi, che gi\u00e0 biondeggiano per la mietitura\u00bb (Gv 4,35). \u00abIl regno dei cieli \u00e8 simile a un granello di senape, che un uomo prese e semin\u00f2 nel suo campo. Esso \u00e8 il pi\u00f9 piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, \u00e8 pi\u00f9 grande delle altre piante dell\u2019orto e diventa un albero\u00bb (Mt 13,31-32).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>98. Ges\u00f9 viveva una piena armonia con la creazione, e gli altri ne rimanevano stupiti: \u00abChi \u00e8 mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?\u00bb (Mt 8,27). Non appariva come un asceta separato dal mondo o nemico delle cose piacevoli della vita. Riferendosi a s\u00e9 stesso affermava: \u00abE\u2019 venuto il Figlio dell\u2019uomo, che mangia e beve, e dicono: \u201cEcco, \u00e8 un mangione e un beone\u201d\u00bb (Mt 11,19). Era distante dalle filosofie che disprezzavano il corpo, la materia e le realt\u00e0 di questo mondo. Tuttavia, questi dualismi malsani hanno avuto un notevole influsso su alcuni pensatori cristiani nel corso della storia e hanno deformato il Vangelo. Ges\u00f9 lavorava con le sue mani, prendendo contatto quotidiano con la materia creata da Dio per darle forma con la sua abilit\u00e0 di artigiano. E\u2019 degno di nota il fatto che la maggior parte della sua vita \u00e8 stata dedicata a questo impegno, in un\u2019esistenza semplice che non suscitava alcuna ammirazione: \u00abNon \u00e8 costui il falegname, il figlio di Maria?\u00bb (Mc 6,3). Cos\u00ec ha santificato il lavoro e gli ha conferito un peculiare valore per la nostra maturazione. San Giovanni Paolo II insegnava che \u00absopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo crocifisso per noi, l\u2019uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.[79]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>99. Secondo la comprensione cristiana della realt\u00e0, il destino dell\u2019intera creazione passa attraverso il mistero di Cristo, che \u00e8 presente fin dall\u2019origine: \u00abTutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui\u00bb (Col 1,16).[80] Il prologo del Vangelo di Giovanni (1,1-18) mostra l\u2019attivit\u00e0 creatrice di Cristo come Parola divina (Logos). Ma questo prologo sorprende per la sua affermazione che questa Parola \u00absi fece carne\u00bb (Gv 1,14). Una Persona della Trinit\u00e0 si \u00e8 inserita nel cosmo creato, condividendone il destino fino alla croce. Dall\u2019inizio del mondo, ma in modo particolare a partire dall\u2019incarnazione, il mistero di Cristo opera in modo nascosto nell\u2019insieme della realt\u00e0 naturale, senza per questo ledere la sua autonomia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>100. Il Nuovo Testamento non solo ci parla del Ges\u00f9 terreno e della sua relazione tanto concreta e amorevole con il mondo. Lo mostra anche risorto e glorioso, presente in tutto il creato con la sua signoria universale: \u00abE\u2019 piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli\u00bb (Col 1,19-20). Questo ci proietta alla fine dei tempi, quando il Figlio consegner\u00e0 al Padre tutte le cose, cos\u00ec che \u00abDio sia tutto in tutti\u00bb (1 Cor 15,28). In tal modo, le creature di questo mondo non ci si presentano pi\u00f9 come una realt\u00e0 meramente naturale, perch\u00e9 il Risorto le avvolge misteriosamente e le orienta a un destino di pienezza. Gli stessi fiori del campo e gli uccelli che Egli contempl\u00f2 ammirato con i suoi occhi umani, ora sono pieni della sua presenza luminosa.<\/p>\n<p>CAPITOLO TERZO<\/p>\n<p>LA RADICE UMANA DELLA CRISI ECOLOGICA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>101. A nulla ci servir\u00e0 descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi ecologica. Vi \u00e8 un modo di comprendere la vita e l\u2019azione umana che \u00e8 deviato e che contraddice la realt\u00e0 fino al punto di rovinarla. Perch\u00e9 non possiamo fermarci a riflettere su questo? Propongo pertanto di concentrarci sul paradigma tecnocratico dominante e sul posto che vi occupano l\u2019essere umano e la sua azione nel mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I. LA TECNOLOGIA: CREATIVIT\u00c0 E POTERE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>102. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte ad un bivio. Siamo gli eredi di due secoli di enormi ondate di cambiamento: la macchina a vapore, la ferrovia, il telegrafo, l\u2019elettricit\u00e0, l\u2019automobile, l\u2019aereo, le industrie chimiche, la medicina moderna, l\u2019informatica e, pi\u00f9 recentemente, la rivoluzione digitale, la robotica, le biotecnologie e le nanotecnologie. \u00c8 giusto rallegrarsi per questi progressi ed entusiasmarsi di fronte alle ampie possibilit\u00e0 che ci aprono queste continue novit\u00e0, perch\u00e9 \u00abla scienza e la tecnologia sono un prodotto meraviglioso della creativit\u00e0 umana che \u00e8 un dono di Dio\u00bb.[81] La trasformazione della natura a fini di utilit\u00e0 \u00e8 una caratteristica del genere umano fin dai suoi inizi, e in tal modo la tecnica \u00abesprime la tensione dell\u2019animo umano verso il graduale superamento di certi condizionamenti materiali\u00bb.[82] La tecnologia ha posto rimedio a innumerevoli mali che affliggevano e limitavano l\u2019essere umano. Non possiamo non apprezzare e ringraziare per i progressi conseguiti, specialmente nella medicina, nell\u2019ingegneria e nelle comunicazioni. E come non riconoscere tutti gli sforzi di molti scienziati e tecnici che hanno elaborato alternative per uno sviluppo sostenibile?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>103. La tecnoscienza, ben orientata, \u00e8 in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualit\u00e0 della vita dell\u2019essere umano, a partire dagli oggetti di uso domestico fino ai grandi mezzi di trasporto, ai ponti, agli edifici, agli spazi pubblici. \u00c8 anche capace di produrre il bello e di far compiere all\u2019essere umano, immerso nel mondo materiale, il \u201csalto\u201d nell\u2019ambito della bellezza. Si pu\u00f2 negare la bellezza di un aereo, o di alcuni grattacieli? Vi sono preziose opere pittoriche e musicali ottenute mediante il ricorso ai nuovi strumenti tecnici. In tal modo, nel desiderio di bellezza dell\u2019artefice e in chi quella bellezza contempla si compie il salto verso una certa pienezza propriamente umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>104. Tuttavia non possiamo ignorare che l\u2019energia nucleare, la biotecnologia, l\u2019informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialit\u00e0 che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull\u2019insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l\u2019umanit\u00e0 ha avuto tanto potere su s\u00e9 stessa e niente garantisce che lo utilizzer\u00e0 bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo, come il grande spiegamento di tecnologia ostentato dal nazismo, dal comunismo e da altri regimi totalitari al servizio dello sterminio di milioni di persone, senza dimenticare che oggi la guerra dispone di strumenti sempre pi\u00f9 micidiali. In quali mani sta e in quali pu\u00f2 giungere tanto potere? \u00c8 terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>105. Si tende a credere che \u00abogni acquisto di potenza sia semplicemente progresso, accrescimento di sicurezza, di utilit\u00e0, di benessere, di forza vitale, di pienezza di valori\u00bb,[83] come se la realt\u00e0, il bene e la verit\u00e0 sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e dell\u2019economia. Il fatto \u00e8 che \u00abl\u2019uomo moderno non \u00e8 stato educato al retto uso della potenza\u00bb,[84] perch\u00e9 l\u2019immensa crescita tecnologica non \u00e8 stata accompagnata da uno sviluppo dell\u2019essere umano per quanto riguarda la responsabilit\u00e0, i valori e la coscienza. Ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti. Per tale motivo \u00e8 possibile che oggi l\u2019umanit\u00e0 non avverta la seriet\u00e0 delle sfide che le si presentano, e \u00abla possibilit\u00e0 dell\u2019uomo di usare male della sua potenza \u00e8 in continuo aumento\u00bb quando \u00abnon esistono norme di libert\u00e0, ma solo pretese necessit\u00e0 di utilit\u00e0 e di sicurezza\u00bb.[85] L\u2019essere umano non \u00e8 pienamente autonomo. La sua libert\u00e0 si ammala quando si consegna alle forze cieche dell\u2019inconscio, dei bisogni immediati, dell\u2019egoismo, della violenza brutale. In tal senso, \u00e8 nudo ed esposto di fronte al suo stesso potere che continua a crescere, senza avere gli strumenti per controllarlo. Pu\u00f2 disporre di meccanismi superficiali, ma possiamo affermare che gli mancano un\u2019etica adeguatamente solida, una cultura e una spiritualit\u00e0 che realmente gli diano un limite e lo contengano entro un lucido dominio di s\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II. LA GLOBALIZZAZIONE DEL PARADIGMA TECNOCRATICO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>106. Il problema fondamentale \u00e8 un altro, ancora pi\u00f9 profondo: il modo in cui di fatto l\u2019umanit\u00e0 ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme ad un paradigma omogeneo e unidimensionale. In tale paradigma risalta una concezione del soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l\u2019oggetto che si trova all\u2019esterno. Tale soggetto si esplica nello stabilire il metodo scientifico con la sua sperimentazione, che \u00e8 gi\u00e0 esplicitamente una tecnica di possesso, dominio e trasformazione. \u00c8 come se il soggetto si trovasse di fronte alla realt\u00e0 informe totalmente disponibile alla sua manipolazione. L\u2019intervento dell\u2019essere umano sulla natura si \u00e8 sempre verificato, ma per molto tempo ha avuto la caratteristica di accompagnare, di assecondare le possibilit\u00e0 offerte dalle cose stesse. Si trattava di ricevere quello che la realt\u00e0 naturale da s\u00e9 permette, come tendendo la mano. Viceversa, ora ci\u00f2 che interessa \u00e8 estrarre tutto quanto \u00e8 possibile dalle cose attraverso l\u2019imposizione della mano umana, che tende ad ignorare o a dimenticare la realt\u00e0 stessa di ci\u00f2 che ha dinanzi. Per questo l\u2019essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando invece dei contendenti. Da qui si passa facilmente all\u2019idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ci\u00f2 suppone la menzogna circa la disponibilit\u00e0 infinita dei beni del pianeta, che conduce a \u201cspremerlo\u201d fino al limite e oltre il limite. Si tratta del falso presupposto che \u00abesiste una quantit\u00e0 illimitata di energia e di mezzi utilizzabili, che la loro immediata rigenerazione \u00e8 possibile e che gli effetti negativi delle manipolazioni della natura possono essere facilmente assorbiti\u00bb.[86]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>107. Possiamo perci\u00f2 affermare che all\u2019origine di molte difficolt\u00e0 del mondo attuale vi \u00e8 anzitutto la tendenza, non sempre cosciente, a impostare la metodologia e gli obiettivi della tecnoscienza secondo un paradigma di comprensione che condiziona la vita delle persone e il funzionamento della societ\u00e0. Gli effetti dell\u2019applicazione di questo modello a tutta la realt\u00e0, umana e sociale, si constatano nel degrado dell\u2019ambiente, ma questo \u00e8 solo un segno del riduzionismo che colpisce la vita umana e la societ\u00e0 in tutte le loro dimensioni. Occorre riconoscere che i prodotti della tecnica non sono neutri, perch\u00e9 creano una trama che finisce per condizionare gli stili di vita e orientano le possibilit\u00e0 sociali nella direzione degli interessi di determinati gruppi di potere. Certe scelte che sembrano puramente strumentali, in realt\u00e0 sono scelte attinenti al tipo di vita sociale che si intende sviluppare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>108. Non si pu\u00f2 pensare di sostenere un altro paradigma culturale e servirsi della tecnica come di un mero strumento, perch\u00e9 oggi il paradigma tecnocratico \u00e8 diventato cos\u00ec dominante, che \u00e8 molto difficile prescindere dalle sue risorse, e ancora pi\u00f9 difficile \u00e8 utilizzare le sue risorse senza essere dominati dalla sua logica. \u00c8 diventato contro-culturale scegliere uno stile di vita con obiettivi che almeno in parte possano essere indipendenti dalla tecnica, dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e massificante. Di fatto la tecnica ha una tendenza a far s\u00ec che nulla rimanga fuori dalla sua ferrea logica, e \u00abl\u2019uomo che ne \u00e8 il protagonista sa che, in ultima analisi, non si tratta n\u00e9 di utilit\u00e0, n\u00e9 di benessere, ma di dominio; dominio nel senso estremo della parola\u00bb.[87] Per questo \u00abcerca di afferrare gli elementi della natura ed insieme quelli dell\u2019esistenza umana\u00bb.[88] Si riducono cos\u00ec la capacit\u00e0 di decisione, la libert\u00e0 pi\u00f9 autentica e lo spazio per la creativit\u00e0 alternativa degli individui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>109. Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull\u2019economia e sulla politica. L\u2019economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l\u2019essere umano. La finanza soffoca l\u2019economia reale. Non si \u00e8 imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l\u2019economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. Non \u00e8 una questione di teorie economiche, che forse nessuno oggi osa difendere, bens\u00ec del loro insediamento nello sviluppo fattuale dell\u2019economia. Coloro che non lo affermano con le parole lo sostengono con i fatti, quando non sembrano preoccuparsi per un giusto livello della produzione, una migliore distribuzione della ricchezza, una cura responsabile dell\u2019ambiente o i diritti delle generazioni future. Con il loro comportamento affermano che l\u2019obiettivo della massimizzazione dei profitti \u00e8 sufficiente. Il mercato da solo per\u00f2 non garantisce lo sviluppo umano integrale e l\u2019inclusione sociale.[89] Nel frattempo, abbiamo una \u00absorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante\u00bb,[90] mentre non si mettono a punto con sufficiente celerit\u00e0 istituzioni economiche e programmi sociali che permettano ai pi\u00f9 poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base. Non ci si rende conto a sufficienza di quali sono le radici pi\u00f9 profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l\u2019orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>110. La specializzazione propria della tecnologia implica una notevole difficolt\u00e0 ad avere uno sguardo d\u2019insieme. La frammentazione del sapere assolve la propria funzione nel momento di ottenere applicazioni concrete, ma spesso conduce a perdere il senso della totalit\u00e0, delle relazioni che esistono tra le cose, dell\u2019orizzonte ampio, senso che diventa irrilevante. Questo stesso fatto impedisce di individuare vie adeguate per risolvere i problemi pi\u00f9 complessi del mondo attuale, soprattutto quelli dell\u2019ambiente e dei poveri, che non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista o da un solo tipo di interessi. Una scienza che pretenda di offrire soluzioni alle grandi questioni, dovrebbe necessariamente tener conto di tutto ci\u00f2 che la conoscenza ha prodotto nelle altre aree del sapere, comprese la filosofia e l\u2019etica sociale. Ma questo \u00e8 un modo di agire difficile da portare avanti oggi. Perci\u00f2 non si possono nemmeno riconoscere dei veri orizzonti etici di riferimento. La vita diventa un abbandonarsi alle circostanze condizionate dalla tecnica, intesa come la principale risorsa per interpretare l\u2019esistenza. Nella realt\u00e0 concreta che ci interpella, appaiono diversi sintomi che mostrano l\u2019errore, come il degrado ambientale, l\u2019ansia, la perdita del senso della vita e del vivere insieme. Si dimostra cos\u00ec ancora una volta che \u00abla realt\u00e0 \u00e8 superiore all\u2019idea\u00bb.[91]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>111. La cultura ecologica non si pu\u00f2 ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all\u2019esaurimento delle riserve naturali e all\u2019inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualit\u00e0 che diano forma ad una resistenza di fronte all\u2019avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realt\u00e0 sono connesse, e nascondere i veri e pi\u00f9 profondi problemi del sistema mondiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>112. E\u2019 possibile, tuttavia, allargare nuovamente lo sguardo, e la libert\u00e0 umana \u00e8 capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, pi\u00f9 sano, pi\u00f9 umano, pi\u00f9 sociale e pi\u00f9 integrale. La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunit\u00e0 di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicit\u00e0 e di convivialit\u00e0 non consumistico. O quando la tecnica si orienta prioritariamente a risolvere i problemi concreti degli altri, con l\u2019impegno di aiutarli a vivere con pi\u00f9 dignit\u00e0 e meno sofferenze. E ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel bello e nella persona che lo contempla. L\u2019autentica umanit\u00e0, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civilt\u00e0 tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa. Sar\u00e0 una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un\u2019ostinata resistenza di ci\u00f2 che \u00e8 autentico?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>113. D\u2019altronde, la gente ormai non sembra credere in un futuro felice, non confida ciecamente in un domani migliore a partire dalle attuali condizioni del mondo e dalle capacit\u00e0 tecniche. Prende coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale al progresso dell\u2019umanit\u00e0 e della storia, e intravede che sono altre le strade fondamentali per un futuro felice. Ciononostante, neppure immagina di rinunciare alle possibilit\u00e0 che offre la tecnologia. L\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 modificata profondamente e l\u2019accumularsi di continue novit\u00e0 consacra una fugacit\u00e0 che ci trascina in superficie in un\u2019unica direzione. Diventa difficile fermarci per recuperare la profondit\u00e0 della vita. Se l\u2019architettura riflette lo spirito di un\u2019epoca, le megastrutture e le case in serie esprimono lo spirito della tecnica globalizzata, in cui la permanente novit\u00e0 dei prodotti si unisce a una pesante noia. Non rassegniamoci a questo e non rinunciamo a farci domande sui fini e sul senso di ogni cosa. Diversamente, legittimeremo soltanto lo stato di fatto e avremo bisogno di pi\u00f9 surrogati per sopportare il vuoto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>114. Ci\u00f2 che sta accadendo ci pone di fronte all\u2019urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale. La scienza e la tecnologia non sono neutrali, ma possono implicare dall\u2019inizio alla fine di un processo diverse intenzioni e possibilit\u00e0, e possono configurarsi in vari modi. Nessuno vuole tornare all\u2019epoca delle caverne, per\u00f2 \u00e8 indispensabile rallentare la marcia per guardare la realt\u00e0 in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III. CRISI E CONSEGUENZE DELL\u2019ANTROPOCENTRISMO MODERNO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>115. L\u2019antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realt\u00e0, perch\u00e9 questo essere umano \u00abnon sente pi\u00f9 la natura n\u00e9 come norma valida, n\u00e9 come vivente rifugio. La vede senza ipotesi, obiettivamente, come spazio e materia in cui realizzare un\u2019opera nella quale gettarsi tutto, e non importa che cosa ne risulter\u00e0\u00bb.[92] In tal modo, si sminuisce il valore intrinseco del mondo. Ma se l\u2019essere umano non riscopre il suo vero posto, non comprende in maniera adeguata s\u00e9 stesso e finisce per contraddire la propria realt\u00e0. \u00abNon solo la terra \u00e8 stata data da Dio all\u2019uomo, che deve usarla rispettando l\u2019intenzione originaria di bene, secondo la quale gli \u00e8 stata donata; ma l\u2019uomo \u00e8 donato a s\u00e9 stesso da Dio e deve, perci\u00f2, rispettare la struttura naturale e morale, di cui \u00e8 stato dotato\u00bb.[93]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>116. Nella modernit\u00e0 si \u00e8 verificato un notevole eccesso antropocentrico che, sotto altra veste, oggi continua a minare ogni riferimento a qualcosa di comune e ogni tentativo di rafforzare i legami sociali. Per questo \u00e8 giunto il momento di prestare nuovamente attenzione alla realt\u00e0 con i limiti che essa impone, i quali a loro volta costituiscono la possibilit\u00e0 di uno sviluppo umano e sociale pi\u00f9 sano e fecondo. Una presentazione inadeguata dell\u2019antropologia cristiana ha finito per promuovere una concezione errata della relazione dell\u2019essere umano con il mondo. Molte volte \u00e8 stato trasmesso un sogno prometeico di dominio sul mondo che ha provocato l\u2019impressione che la cura della natura sia cosa da deboli. Invece l\u2019interpretazione corretta del concetto dell\u2019essere umano come signore dell\u2019universo \u00e8 quella di intenderlo come amministratore responsabile.[94]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>117. La mancanza di preoccupazione per misurare i danni alla natura e l\u2019impatto ambientale delle decisioni, \u00e8 solo il riflesso evidente di un disinteresse a riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture. Quando non si riconosce nella realt\u00e0 stessa l\u2019importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilit\u00e0 \u2013 per fare solo alcuni esempi \u2013, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa. Tutto \u00e8 connesso. Se l\u2019essere umano si dichiara autonomo dalla realt\u00e0 e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perch\u00e9 \u00abInvece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell\u2019opera della creazione, l\u2019uomo si sostituisce a Dio e cos\u00ec finisce col provocare la ribellione della natura\u00bb.[95]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>118. Questa situazione ci conduce ad una schizofrenia permanente, che va dall\u2019esaltazione tecnocratica che non riconosce agli altri esseri un valore proprio, fino alla reazione di negare ogni peculiare valore all\u2019essere umano. Ma non si pu\u00f2 prescindere dall\u2019umanit\u00e0. Non ci sar\u00e0 una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c\u2019\u00e8 ecologia senza un\u2019adeguata antropologia. Quando la persona umana viene considerata solo un essere in pi\u00f9 tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, \u00absi corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della responsabilit\u00e0\u00bb.[96] Un antropocentrismo deviato non deve necessariamente cedere il passo a un \u201cbiocentrismo\u201d, perch\u00e9 ci\u00f2 implicherebbe introdurre un nuovo squilibrio, che non solo non risolver\u00e0 i problemi, bens\u00ec ne aggiunger\u00e0 altri. Non si pu\u00f2 esigere da parte dell\u2019essere umano un impegno verso il mondo, se non si riconoscono e non si valorizzano al tempo stesso le sue peculiari capacit\u00e0 di conoscenza, volont\u00e0, libert\u00e0 e responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>119. La critica all\u2019antropocentrismo deviato non dovrebbe nemmeno collocare in secondo piano il valore delle relazioni tra le persone. Se la crisi ecologica \u00e8 un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernit\u00e0, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l\u2019ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali. Quando il pensiero cristiano rivendica per l\u2019essere umano un peculiare valore al di sopra delle altre creature, d\u00e0 spazio alla valorizzazione di ogni persona umana, e cos\u00ec stimola il riconoscimento dell\u2019altro. L\u2019apertura ad un \u201ctu\u201d in grado di conoscere, amare e dialogare continua ad essere la grande nobilt\u00e0 della persona umana. Perci\u00f2, in ordine ad un\u2019adeguata relazione con il creato, non c\u2019\u00e8 bisogno di sminuire la dimensione sociale dell\u2019essere umano e neppure la sua dimensione trascendente, la sua apertura al \u201cTu\u201d divino. Infatti, non si pu\u00f2 proporre una relazione con l\u2019ambiente a prescindere da quella con le altre persone e con Dio. Sarebbe un individualismo romantico travestito da bellezza ecologica e un asfissiante rinchiudersi nell\u2019immanenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>120. Dal momento che tutto \u00e8 in relazione, non \u00e8 neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell\u2019aborto. Non appare praticabile un cammino educativo per l\u2019accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si d\u00e0 protezione a un embrione umano bench\u00e9 il suo arrivo sia causa di disagi e difficolt\u00e0: \u00abSe si perde la sensibilit\u00e0 personale e sociale verso l\u2019accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono\u00bb.[97]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>121. Si attende ancora lo sviluppo di una nuova sintesi che superi le false dialettiche degli ultimi secoli. Lo stesso cristianesimo, mantenendosi fedele alla sua identit\u00e0 e al tesoro di verit\u00e0 che ha ricevuto da Ges\u00f9 Cristo, sempre si ripensa e si riesprime nel dialogo con le nuove situazioni storiche, lasciando sbocciare cos\u00ec la sua perenne novit\u00e0.[98]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il relativismo pratico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>122. Un antropocentrismo deviato d\u00e0 luogo a uno stile di vita deviato. Nell\u2019Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho fatto riferimento al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che \u00e8 \u00abancora pi\u00f9 pericoloso di quello dottrinale\u00bb.[99] Quando l\u2019essere umano pone s\u00e9 stesso al centro, finisce per dare priorit\u00e0 assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo. Perci\u00f2 non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all\u2019onnipresenza del paradigma tecnocratico e all\u2019adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Vi \u00e8 in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>123. La cultura del relativismo \u00e8 la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un\u2019altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavit\u00f9 a causa di un debito. \u00c8 la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. \u00c8 anche la logica interna di chi afferma: \u201clasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l\u2019economia, perch\u00e9 i loro effetti sulla societ\u00e0 e sulla natura sono danni inevitabili\u201d. Se non ci sono verit\u00e0 oggettive n\u00e9 principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessit\u00e0 immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalit\u00e0 organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non \u00e8 la stessa logica relativista quella che giustifica l\u2019acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perch\u00e9 non rispondono al desiderio dei loro genitori? E\u2019 la stessa logica \u201cusa e getta\u201d che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare pi\u00f9 di quello di cui realmente si ha bisogno. E allora non possiamo pensare che i programmi politici o la forza della legge basteranno ad evitare i comportamenti che colpiscono l\u2019ambiente, perch\u00e9 quando \u00e8 la cultura che si corrompe e non si riconosce pi\u00f9 alcuna verit\u00e0 oggettiva o principi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di difendere il lavoro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>124. In qualunque impostazione di ecologia integrale, che non escluda l\u2019essere umano, \u00e8 indispensabile integrare il valore del lavoro, tanto sapientemente sviluppato da san Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Laborem exercens. Ricordiamo che, secondo il racconto biblico della creazione, Dio pose l\u2019essere umano nel giardino appena creato (cfr Gen 2,15) non solo per prendersi cura dell\u2019esistente (custodire), ma per lavorarvi affinch\u00e9 producesse frutti (coltivare). Cos\u00ec gli operai e gli artigiani \u00abassicurano la creazione eterna\u00bb (Sir 38,34). In realt\u00e0, l\u2019intervento umano che favorisce il prudente sviluppo del creato \u00e8 il modo pi\u00f9 adeguato di prendersene cura, perch\u00e9 implica il porsi come strumento di Dio per aiutare a far emergere le potenzialit\u00e0 che Egli stesso ha inscritto nelle cose: \u00abIl Signore ha creato medicamenti dalla terra, l\u2019uomo assennato non li disprezza\u00bb (Sir 38,4).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>125. Se cerchiamo di pensare quali siano le relazioni adeguate dell\u2019essere umano con il mondo che lo circonda, emerge la necessit\u00e0 di una corretta concezione del lavoro, perch\u00e9, se parliamo della relazione dell\u2019essere umano con le cose, si pone l\u2019interrogativo circa il senso e la finalit\u00e0 dell\u2019azione umana sulla realt\u00e0. Non parliamo solo del lavoro manuale o del lavoro della terra, bens\u00ec di qualsiasi attivit\u00e0 che implichi qualche trasformazione dell\u2019esistente, dall\u2019elaborazione di un studio sociale fino al progetto di uno sviluppo tecnologico. Qualsiasi forma di lavoro presuppone un\u2019idea sulla relazione che l\u2019essere umano pu\u00f2 o deve stabilire con l\u2019altro da s\u00e9. La spiritualit\u00e0 cristiana, insieme con lo stupore contemplativo per le creature che troviamo in san Francesco d\u2019Assisi, ha sviluppato anche una ricca e sana comprensione del lavoro, come possiamo riscontrare, per esempio, nella vita del beato Charles de Foucauld e dei suoi discepoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>126. Raccogliamo anche qualcosa dalla lunga tradizione monastica. All\u2019inizio essa favor\u00ec in un certo modo la fuga dal mondo, tentando di allontanarsi dalla decadenza urbana. Per questo i monaci cercavano il deserto, convinti che fosse il luogo adatto per riconoscere la presenza di Dio. Successivamente, san Benedetto da Norcia volle che i suoi monaci vivessero in comunit\u00e0, unendo la preghiera e lo studio con il lavoro manuale (Ora et labora). Questa introduzione del lavoro manuale intriso di senso spirituale si rivel\u00f2 rivoluzionaria. Si impar\u00f2 a cercare la maturazione e la santificazione nell\u2019intreccio tra il raccoglimento e il lavoro. Tale maniera di vivere il lavoro ci rende pi\u00f9 capaci di cura e di rispetto verso l\u2019ambiente, impregna di sana sobriet\u00e0 la nostra relazione con il mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>127. Affermiamo che \u00abl\u2019uomo \u00e8 l\u2019autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale\u00bb. [100] Ciononostante, quando nell\u2019essere umano si perde la capacit\u00e0 di contemplare e di rispettare, si creano le condizioni perch\u00e9 il senso del lavoro venga stravolto.[101] Conviene ricordare sempre che l\u2019essere umano \u00e8 nello stesso tempo \u00abcapace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale, del suo progresso morale, dello svolgimento pieno del suo destino spirituale\u00bb.[102] Il lavoro dovrebbe essere l\u2019ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creativit\u00e0, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacit\u00e0, l\u2019esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione. Perci\u00f2 la realt\u00e0 sociale del mondo di oggi, al di l\u00e0 degli interessi limitati delle imprese e di una discutibile razionalit\u00e0 economica, esige che \u00absi continui a perseguire quale priorit\u00e0 l\u2019obiettivo dell\u2019accesso al lavoro [\u2026] per tutti\u00bb.[103]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>128. Siamo chiamati al lavoro fin dalla nostra creazione. Non si deve cercare di sostituire sempre pi\u00f9 il lavoro umano con il progresso tecnologico: cos\u00ec facendo l\u2019umanit\u00e0 danneggerebbe s\u00e9 stessa. Il lavoro \u00e8 una necessit\u00e0, \u00e8 parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev\u2019essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l\u2019orientamento dell\u2019economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. \u00c8 un ulteriore modo in cui l\u2019azione dell\u2019essere umano pu\u00f2 volgersi contro s\u00e9 stesso. La riduzione dei posti di lavoro \u00abha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del \u201ccapitale sociale\u201d, ossia di quell\u2019insieme di relazioni di fiducia, di affidabilit\u00e0, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile\u00bb.[104] In definitiva \u00abi costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani\u00bb.[105] Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato \u00e8 un pessimo affare per la societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>129. Perch\u00e9 continui ad essere possibile offrire occupazione, \u00e8 indispensabile promuovere un\u2019economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creativit\u00e0 imprenditoriale. Per esempio, vi \u00e8 una grande variet\u00e0 di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell\u2019acqua e producendo meno rifiuti, sia in piccoli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, pi\u00f9 diversificate, risultano inutili a causa della difficolt\u00e0 di accedere ai mercati regionali e globali o perch\u00e9 l\u2019infrastruttura di vendita e di trasporto \u00e8 al servizio delle grandi imprese. Le autorit\u00e0 hanno il diritto e la responsabilit\u00e0 di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione. Perch\u00e9 vi sia una libert\u00e0 economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte pu\u00f2 essere necessario porre limiti a coloro che detengono pi\u00f9 grandi risorse e potere finanziario. La semplice proclamazione della libert\u00e0 economica, quando per\u00f2 le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l\u2019accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica. L\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale, che \u00e8 una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti, pu\u00f2 essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attivit\u00e0, soprattutto se comprende che la creazione di posti di lavoro \u00e8 parte imprescindibile del suo servizio al bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019innovazione biologica a partire dalla ricerca<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>130. Nella visione filosofica e teologica dell\u2019essere umano e della creazione, che ho cercato di proporre, risulta chiaro che la persona umana, con la peculiarit\u00e0 della sua ragione e della sua scienza, non \u00e8 un fattore esterno che debba essere totalmente escluso. Tuttavia, bench\u00e9 l\u2019essere umano possa intervenire nel mondo vegetale e animale e servirsene quando \u00e8 necessario alla sua vita, il Catechismo insegna che le sperimentazioni sugli animali sono legittime solo se \u00absi mantengono in limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o a salvare vite umane\u00bb.[106] Ricorda con fermezza che il potere umano ha dei limiti e che \u00ab\u00e8 contrario alla dignit\u00e0 umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita\u00bb.[107] Qualsiasi uso e sperimentazione \u00abesige un religioso rispetto dell\u2019integrit\u00e0 della creazione\u00bb.[108]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>131. Desidero recepire qui l\u2019equilibrata posizione di san Giovanni Paolo II, il quale metteva in risalto i benefici dei progressi scientifici e tecnologici, che \u00abmanifestano quanto sia nobile la vocazione dell\u2019uomo a partecipare responsabilmente all\u2019azione creatrice di Dio\u00bb, ma che al tempo stesso ricordava \u00abcome ogni intervento in un\u2019area dell\u2019ecosistema non possa prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree\u00bb.[109] Affermava che la Chiesa apprezza l\u2019apporto \u00abdello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell\u2019agricoltura e nell\u2019industria\u00bb.[110] Bench\u00e9 dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una \u00abindiscriminata manipolazione genetica\u00bb[111] che ignori gli effetti negativi di questi interventi. Non \u00e8 possibile frenare la creativit\u00e0 umana. Se non si pu\u00f2 proibire a un artista di esprimere la sua capacit\u00e0 creativa, neppure si possono ostacolare coloro che possiedono doni speciali per lo sviluppo scientifico e tecnologico, le cui capacit\u00e0 sono state donate da Dio per il servizio degli altri. Nello stesso tempo, non si pu\u00f2 fare a meno di riconsiderare gli obiettivi, gli effetti, il contesto e i limiti etici di tale attivit\u00e0 umana che \u00e8 una forma di potere con grandi rischi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>132. In questo quadro dovrebbe situarsi qualsiasi riflessione circa l\u2019intervento umano sul mondo vegetale e animale, che implica oggi mutazioni genetiche prodotte dalla biotecnologia, allo scopo di sfruttare le possibilit\u00e0 presenti nella realt\u00e0 materiale. Il rispetto della fede verso la ragione chiede di prestare attenzione a quanto la stessa scienza biologica, sviluppata in modo indipendente rispetto agli interessi economici, pu\u00f2 insegnare a proposito delle strutture biologiche e delle loro possibilit\u00e0 e mutazioni. In ogni caso, \u00e8 legittimo l\u2019intervento che agisce sulla natura \u00abper aiutarla a svilupparsi secondo la sua essenza, quella della creazione, quella voluta da Dio\u00bb.[112]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>133. E\u2019 difficile emettere un giudizio generale sullo sviluppo di organismi geneticamente modificati (OGM), vegetali o animali, per fini medici o in agricoltura, dal momento che possono essere molto diversi tra loro e richiedere distinte considerazioni. D\u2019altra parte, i rischi non vanno sempre attribuiti alla tecnica stessa, ma alla sua inadeguata o eccessiva applicazione. In realt\u00e0, le mutazioni genetiche sono state e sono prodotte molte volte dalla natura stessa. Nemmeno quelle provocate dall\u2019essere umano sono un fenomeno moderno. La domesticazione di animali, l\u2019incrocio di specie e altre pratiche antiche e universalmente accettate possono rientrare in queste considerazioni. \u00c8 opportuno ricordare che l\u2019inizio degli sviluppi scientifici sui cereali transgenici \u00e8 stato l\u2019osservazione di batteri che naturalmente e spontaneamente producevano una modifica nel genoma di un vegetale. Tuttavia in natura questi processi hanno un ritmo lento, che non \u00e8 paragonabile alla velocit\u00e0 imposta dai progressi tecnologici attuali, anche quando tali progressi si basano su uno sviluppo scientifico di secoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>134. Sebbene non disponiamo di prove definitive circa il danno che potrebbero causare i cereali transgenici agli esseri umani, e in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi, si riscontrano significative difficolt\u00e0 che non devono essere minimizzate. In molte zone, in seguito all\u2019introduzione di queste coltivazioni, si constata una concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi, dovuta alla \u00abprogressiva scomparsa dei piccoli produttori, che, in conseguenza della perdita delle terre coltivate, si sono visti obbligati a ritirarsi dalla produzione diretta\u00bb.[113] I pi\u00f9 fragili tra questi diventano lavoratori precari e molti salariati agricoli finiscono per migrare in miserabili insediamenti urbani. L\u2019estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversit\u00e0 nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali. In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>135. Senza dubbio c\u2019\u00e8 bisogno di un\u2019attenzione costante, che porti a considerare tutti gli aspetti etici implicati. A tal fine occorre assicurare un dibattito scientifico e sociale che sia responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l\u2019informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome. A volte non si mette sul tavolo l\u2019informazione completa, ma la si seleziona secondo i propri interessi, siano essi politici, economici o ideologici. Questo rende difficile elaborare un giudizio equilibrato e prudente sulle diverse questioni, tenendo presenti tutte le variabili in gioco. E\u2019 necessario disporre di luoghi di dibattito in cui tutti quelli che in qualche modo si potrebbero vedere direttamente o indirettamente coinvolti (agricoltori, consumatori, autorit\u00e0, scienziati, produttori di sementi, popolazioni vicine ai campi trattati e altri) possano esporre le loro problematiche o accedere ad un\u2019informazione estesa e affidabile per adottare decisioni orientate al bene comune presente e futuro. Quella degli OGM \u00e8 una questione di carattere complesso, che esige di essere affrontata con uno sguardo comprensivo di tutti i suoi aspetti, e questo richiederebbe almeno un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>136. D\u2019altro canto, \u00e8 preoccupante il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi medesimi principi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi. Si dimentica che il valore inalienabile di un essere umano va molto oltre il grado del suo sviluppo. Ugualmente, quando la tecnica non riconosce i grandi principi etici, finisce per considerare legittima qualsiasi pratica. Come abbiamo visto in questo capitolo, la tecnica separata dall\u2019etica difficilmente sar\u00e0 capace di autolimitare il proprio potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO QUARTO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>UN\u2019ECOLOGIA INTEGRALE<\/p>\n<p>137. Dal momento che tutto \u00e8 intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I. ECOLOGIA AMBIENTALE, ECONOMICA E SOCIALE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>138. L\u2019ecologia studia le relazioni tra gli organismi viventi e l\u2019ambiente in cui si sviluppano. Essa esige anche di fermarsi a pensare e a discutere sulle condizioni di vita e di sopravvivenza di una societ\u00e0, con l\u2019onest\u00e0 di mettere in dubbio modelli di sviluppo, produzione e consumo. Non \u00e8 superfluo insistere ulteriormente sul fatto che tutto \u00e8 connesso. Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti, e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente. Come i diversi componenti del pianeta \u2013 fisici, chimici e biologici \u2013 sono relazionati tra loro, cos\u00ec anche le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere. Buona parte della nostra informazione genetica \u00e8 condivisa con molti esseri viventi. Per tale ragione, le conoscenze frammentarie e isolate possono diventare una forma d\u2019ignoranza se fanno resistenza ad integrarsi in una visione pi\u00f9 ampia della realt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>139. Quando parliamo di \u201cambiente\u201d facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la societ\u00e0 che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un\u2019analisi del funzionamento della societ\u00e0, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realt\u00e0. Data l\u2019ampiezza dei cambiamenti, non \u00e8 pi\u00f9 possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. \u00c8 fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un\u2019altra sociale, bens\u00ec una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povert\u00e0, per restituire la dignit\u00e0 agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>140. A causa della quantit\u00e0 e variet\u00e0 degli elementi di cui tenere conto, al momento di determinare l\u2019impatto ambientale di una concreta attivit\u00e0 d\u2019impresa diventa indispensabile dare ai ricercatori un ruolo preminente e facilitare la loro interazione, con ampia libert\u00e0 accademica. Questa ricerca costante dovrebbe permettere di riconoscere anche come le diverse creature si relazionano, formando quelle unit\u00e0 pi\u00f9 grandi che oggi chiamiamo \u201cecosistemi\u201d. Non li prendiamo in considerazione solo per determinare quale sia il loro uso ragionevole, ma perch\u00e9 possiedono un valore intrinseco indipendente da tale uso. Come ogni organismo \u00e8 buono e mirabile in s\u00e9 stesso per il fatto di essere una creatura di Dio, lo stesso accade con l\u2019insieme armonico di organismi in uno spazio determinato, che funziona come un sistema. Anche se non ne abbiamo coscienza, dipendiamo da tale insieme per la nostra stessa esistenza. Occorre ricordare che gli ecosistemi intervengono nel sequestro dell\u2019anidride carbonica, nella purificazione dell\u2019acqua, nel contrasto di malattie e infestazioni, nella composizione del suolo, nella decomposizione dei rifiuti e in moltissimi altri servizi che dimentichiamo o ignoriamo. Quando si rendono conto di questo, molte persone prendono nuovamente coscienza del fatto che viviamo e agiamo a partire da una realt\u00e0 che ci \u00e8 stata previamente donata, che \u00e8 anteriore alle nostre capacit\u00e0 e alla nostra esistenza. Perci\u00f2, quando si parla di \u201cuso sostenibile\u201d bisogna sempre introdurre una considerazione sulla capacit\u00e0 di rigenerazione di ogni ecosistema nei suoi diversi settori e aspetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>141. D\u2019altra parte, la crescita economica tende a produrre automatismi e ad omogeneizzare, al fine di semplificare i processi e ridurre i costi. Per questo \u00e8 necessaria un\u2019ecologia economica, capace di indurre a considerare la realt\u00e0 in maniera pi\u00f9 ampia. Infatti, \u00abla protezione dell\u2019ambiente dovr\u00e0 costituire parte integrante del processo di sviluppo e non potr\u00e0 considerarsi in maniera isolata\u00bb.[114] Ma nello stesso tempo diventa attuale la necessit\u00e0 impellente dell\u2019umanesimo, che fa appello ai diversi saperi, anche quello economico, per una visione pi\u00f9 integrale e integrante. Oggi l\u2019analisi dei problemi ambientali \u00e8 inseparabile dall\u2019analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con s\u00e9 stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l\u2019ambiente. C\u2019\u00e8 una interazione tra gli ecosistemi e tra i diversi mondi di riferimento sociale, e cos\u00ec si dimostra ancora una volta che \u00abil tutto \u00e8 superiore alla parte\u00bb.[115]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>142. Se tutto \u00e8 in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una societ\u00e0 comporta conseguenze per l\u2019ambiente e per la qualit\u00e0 della vita umana: \u00abOgni lesione della solidariet\u00e0 e dell\u2019amicizia civica provoca danni ambientali\u00bb.[116] In tal senso, l\u2019ecologia sociale \u00e8 necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunit\u00e0 locale e la Nazione. All\u2019interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ci\u00f2 che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libert\u00e0, l\u2019ingiustizia e la violenza. Diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della popolazione e a beneficio di coloro che lucrano su questo stato di cose. Tanto all\u2019interno dell\u2019amministrazione dello Stato, quanto nelle diverse espressioni della societ\u00e0 civile, o nelle relazioni degli abitanti tra loro, si registrano con eccessiva frequenza comportamenti illegali. Le leggi possono essere redatte in forma corretta, ma spesso rimangono come lettera morta. Si pu\u00f2 dunque sperare che la legislazione e le normative relative all\u2019ambiente siano realmente efficaci? Sappiamo, per esempio, che Paesi dotati di una legislazione chiara per la protezione delle foreste, continuano a rimanere testimoni muti della sua frequente violazione. Inoltre, ci\u00f2 che accade in una regione esercita, direttamente o indirettamente, influenze sulle altre regioni. Cos\u00ec per esempio, il consumo di droghe nelle societ\u00e0 opulente provoca una costante o crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>II. ECOLOGIA CULTURALE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>143. Insieme al patrimonio naturale, vi \u00e8 un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. \u00c8 parte dell\u2019identit\u00e0 comune di un luogo e base per costruire una citt\u00e0 abitabile. Non si tratta di distruggere e di creare nuove citt\u00e0 ipoteticamente pi\u00f9 ecologiche, dove non sempre risulta desiderabile vivere. Bisogna integrare la storia, la cultura e l\u2019architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l\u2019identit\u00e0 originale. Perci\u00f2 l\u2019ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell\u2019umanit\u00e0 nel loro significato pi\u00f9 ampio. In modo pi\u00f9 diretto, chiede di prestare attenzione alle culture locali nel momento in cui si analizzano questioni legate all\u2019ambiente, facendo dialogare il linguaggio tecnico-scientifico con il linguaggio popolare. \u00c8 la cultura non solo intesa come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo, che non si pu\u00f2 escludere nel momento in cui si ripensa la relazione dell\u2019essere umano con l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>144. La visione consumistica dell\u2019essere umano, favorita dagli ingranaggi dell\u2019attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e a indebolire l\u2019immensa variet\u00e0 culturale, che \u00e8 un tesoro dell\u2019umanit\u00e0. Per tale ragione, pretendere di risolvere tutte le difficolt\u00e0 mediante normative uniformi o con interventi tecnici, porta a trascurare la complessit\u00e0 delle problematiche locali, che richiedono la partecipazione attiva degli abitanti. I nuovi processi in gestazione non possono sempre essere integrati entro modelli stabiliti dall\u2019esterno ma provenienti dalla stessa cultura locale. Cos\u00ec come la vita e il mondo sono dinamici, la cura del mondo dev\u2019essere flessibile e dinamica. Le soluzioni meramente tecniche corrono il rischio di prendere in considerazione sintomi che non corrispondono alle problematiche pi\u00f9 profonde. \u00c8 necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli e delle culture, e in tal modo comprendere che lo sviluppo di un gruppo sociale suppone un processo storico all\u2019interno di un contesto culturale e richiede il costante protagonismo degli attori sociali locali a partire dalla loro propria cultura. Neppure la nozione di qualit\u00e0 della vita si pu\u00f2 imporre, ma dev\u2019essere compresa all\u2019interno del mondo di simboli e consuetudini propri di ciascun gruppo umano.<\/p>\n<p>145. Molte forme di intenso sfruttamento e degrado dell\u2019ambiente possono esaurire non solo i mezzi di sussistenza locali, ma anche le risorse sociali che hanno consentito un modo di vivere che per lungo tempo ha sostenuto un\u2019identit\u00e0 culturale e un senso dell\u2019esistenza e del vivere insieme. La scomparsa di una cultura pu\u00f2 essere grave come o pi\u00f9 della scomparsa di una specie animale o vegetale. L\u2019imposizione di uno stile egemonico di vita legato a un modo di produzione pu\u00f2 essere tanto nocivo quanto l\u2019alterazione degli ecosistemi.<\/p>\n<p>146. In questo senso, \u00e8 indispensabile prestare speciale attenzione alle comunit\u00e0 aborigene con le loro tradizioni culturali. Non sono una semplice minoranza tra le altre, ma piuttosto devono diventare i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi progetti che interessano i loro spazi. Per loro, infatti, la terra non \u00e8 un bene economico, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identit\u00e0 e i loro valori. Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinch\u00e9 abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura.<\/p>\n<p>III. ECOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA<\/p>\n<p>147. Per poter parlare di autentico sviluppo, occorrer\u00e0 verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualit\u00e0 della vita umana, e questo implica analizzare lo spazio in cui si svolge l\u2019esistenza delle persone. Gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire. Al tempo stesso, nella nostra stanza, nella nostra casa, nel nostro luogo di lavoro e nel nostro quartiere facciamo uso dell\u2019ambiente per esprimere la nostra identit\u00e0. Ci sforziamo di adattarci all\u2019ambiente, e quando esso \u00e8 disordinato, caotico o saturo di inquinamento visivo e acustico, l\u2019eccesso di stimoli mette alla prova i nostri tentativi di sviluppare un\u2019identit\u00e0 integrata e felice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>148. E\u2019 ammirevole la creativit\u00e0 e la generosit\u00e0 di persone e gruppi che sono capaci di ribaltare i limiti dell\u2019ambiente, modificando gli effetti avversi dei condizionamenti, e imparando ad orientare la loro esistenza in mezzo al disordine e alla precariet\u00e0. Per esempio, in alcuni luoghi, dove le facciate degli edifici sono molto deteriorate, vi sono persone che curano con molta dignit\u00e0 l\u2019interno delle loro abitazioni, o si sentono a loro agio per la cordialit\u00e0 e l\u2019amicizia della gente. La vita sociale positiva e benefica degli abitanti diffonde luce in un ambiente a prima vista invivibile. A volte \u00e8 encomiabile l\u2019ecologia umana che riescono a sviluppare i poveri in mezzo a tante limitazioni. La sensazione di soffocamento prodotta dalle agglomerazioni residenziali e dagli spazi ad alta densit\u00e0 abitativa, viene contrastata se si sviluppano relazioni umane di vicinanza e calore, se si creano comunit\u00e0, se i limiti ambientali sono compensati nell\u2019interiorit\u00e0 di ciascuna persona, che si sente inserita in una rete di comunione e di appartenenza. In tal modo, qualsiasi luogo smette di essere un inferno e diventa il contesto di una vita degna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>149. E\u2019 provato inoltre che l\u2019estrema penuria che si vive in alcuni ambienti privi di armonia, ampiezza e possibilit\u00e0 d\u2019integrazione, facilita il sorgere di comportamenti disumani e la manipolazione delle persone da parte di organizzazioni criminali. Per gli abitanti di quartieri periferici molto precari, l\u2019esperienza quotidiana di passare dall\u2019affollamento all\u2019anonimato sociale che si vive nelle grandi citt\u00e0, pu\u00f2 provocare una sensazione di sradicamento che favorisce comportamenti antisociali e violenza. Tuttavia mi preme ribadire che l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 forte. Tante persone, in queste condizioni, sono capaci di tessere legami di appartenenza e di convivenza che trasformano l\u2019affollamento in un\u2019esperienza comunitaria in cui si infrangono le pareti dell\u2019io e si superano le barriere dell\u2019egoismo. Questa esperienza di salvezza comunitaria \u00e8 ci\u00f2 che spesso suscita reazioni creative per migliorare un edificio o un quartiere.[117]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>150. Data l\u2019interrelazione tra gli spazi urbani e il comportamento umano, coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e citt\u00e0, hanno bisogno del contributo di diverse discipline che permettano di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone. Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perch\u00e9 ha ancora pi\u00f9 valore servire un altro tipo di bellezza: la qualit\u00e0 della vita delle persone, la loro armonia con l\u2019ambiente, l\u2019incontro e l\u2019aiuto reciproco. Anche per questo \u00e8 tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all\u2019analisi della pianificazione urbanistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>151. E\u2019 necessario curare gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso si appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro \u201csentirci a casa\u201d all\u2019interno della citt\u00e0 che ci contiene e ci unisce. \u00c8 importante che le diverse parti di una citt\u00e0 siano ben integrate e che gli abitanti possano avere una visione d\u2019insieme invece di rinchiudersi in un quartiere, rinunciando a vivere la citt\u00e0 intera come uno spazio proprio condiviso con gli altri. Ogni intervento nel paesaggio urbano o rurale dovrebbe considerare come i diversi elementi del luogo formino un tutto che \u00e8 percepito dagli abitanti come un quadro coerente con la sua ricchezza di significati. In tal modo gli altri cessano di essere estranei e li si pu\u00f2 percepire come parte di un \u201cnoi\u201d che costruiamo insieme. Per questa stessa ragione, sia nell\u2019ambiente urbano sia in quello rurale, \u00e8 opportuno preservare alcuni spazi nei quali si evitino interventi umani che li modifichino continuamente.<\/p>\n<p>152. La mancanza di alloggi \u00e8 grave in molte parti del mondo, tanto nelle zone rurali quanto nelle grandi citt\u00e0, anche perch\u00e9 i bilanci statali di solito coprono solo una piccola parte della domanda. Non soltanto i poveri, ma una gran parte della societ\u00e0 incontra serie difficolt\u00e0 ad avere una casa propria. La propriet\u00e0 della casa ha molta importanza per la dignit\u00e0 delle persone e per lo sviluppo delle famiglie. Si tratta di una questione centrale dell\u2019ecologia umana. Se in un determinato luogo si sono gi\u00e0 sviluppati agglomerati caotici di case precarie, si tratta anzitutto di urbanizzare tali quartieri, non di sradicarne ed espellerne gli abitanti. Quando i poveri vivono in sobborghi inquinati o in agglomerati pericolosi, \u00abnel caso si debba procedere al loro trasferimento e per non aggiungere sofferenza a sofferenza, \u00e8 necessario fornire un\u2019adeguata e previa informazione, offrire alternative di alloggi dignitosi e coinvolgere direttamente gli interessati\u00bb.[118] Nello stesso tempo, la creativit\u00e0 dovrebbe portare ad integrare i quartieri disagiati all\u2019interno di una citt\u00e0 accogliente. \u00abCome sono belle le citt\u00e0 che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le citt\u00e0 che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell\u2019altro!\u00bb.[119]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>153. La qualit\u00e0 della vita nelle citt\u00e0 \u00e8 legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle citt\u00e0 circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d\u2019inquinamento, si consumano enormi quantit\u00e0 di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di pi\u00f9 strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessit\u00e0 di dare priorit\u00e0 al trasporto pubblico. Tuttavia alcune misure necessarie difficilmente saranno accettate in modo pacifico dalla societ\u00e0 senza un miglioramento sostanziale di tale trasporto, che in molte citt\u00e0 comporta un trattamento indegno delle persone a causa dell\u2019affollamento, della scomodit\u00e0 o della scarsa frequenza dei servizi e dell\u2019insicurezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>154. Il riconoscimento della peculiare dignit\u00e0 dell\u2019essere umano molte volte contrasta con la vita caotica che devono condurre le persone nelle nostre citt\u00e0. Questo per\u00f2 non dovrebbe far dimenticare lo stato di abbandono e trascuratezza che soffrono anche alcuni abitanti delle zone rurali, dove non arrivano i servizi essenziali e ci sono lavoratori ridotti in condizione di schiavit\u00f9, senza diritti n\u00e9 aspettative di una vita pi\u00f9 dignitosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>155. L\u2019ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell\u2019essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente pi\u00f9 dignitoso. Affermava Benedetto XVI che esiste una \u00abecologia dell\u2019uomo\u00bb perch\u00e9 \u00abanche l\u2019uomo possiede una natura che deve rispettare e che non pu\u00f2 manipolare a piacere\u00bb.[120] In questa linea, bisogna riconoscere che il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l\u2019ambiente e con gli altri esseri viventi. L\u2019accettazione del proprio corpo come dono di Dio \u00e8 necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati \u00e8 essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilit\u00e0 o mascolinit\u00e0 \u00e8 necessario per poter riconoscere s\u00e9 stessi nell\u2019incontro con l\u2019altro diverso da s\u00e9. In tal modo \u00e8 possibile accettare con gioia il dono specifico dell\u2019altro o dell\u2019altra, opera di Dio creatore, e arricchirsi reciprocamente. Pertanto, non \u00e8 sano un atteggiamento che pretenda di \u00abcancellare la differenza sessuale perch\u00e9 non sa pi\u00f9 confrontarsi con essa\u00bb.[121]<\/p>\n<p>IV. IL PRINCIPIO DEL BENE COMUNE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>156. L\u2019ecologia umana \u00e8 inseparabile dalla nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nell\u2019etica sociale. E\u2019 \u00abl\u2019insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi\u00f9 pienamente e pi\u00f9 speditamente\u00bb.[122]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>157. Il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale. Esige anche i dispositivi di benessere e sicurezza sociale e lo sviluppo dei diversi gruppi intermedi, applicando il principio di sussidiariet\u00e0. Tra questi risalta specialmente la famiglia, come cellula primaria della societ\u00e0. Infine, il bene comune richiede la pace sociale, vale a dire la stabilit\u00e0 e la sicurezza di un determinato ordine, che non si realizza senza un\u2019attenzione particolare alla giustizia distributiva, la cui violazione genera sempre violenza. Tutta la societ\u00e0 \u2013 e in essa specialmente lo Stato \u2013 ha l\u2019obbligo di difendere e promuovere il bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>158. Nelle condizioni attuali della societ\u00e0 mondiale, dove si riscontrano tante inequit\u00e0 e sono sempre pi\u00f9 numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidariet\u00e0 e in una opzione preferenziale per i pi\u00f9 poveri. Questa opzione richiede di trarre le conseguenze della destinazione comune dei beni della terra, ma, come ho cercato di mostrare nell\u2019Esortazione apostolica Evangelii gaudium,[123] esige di contemplare prima di tutto l\u2019immensa dignit\u00e0 del povero alla luce delle pi\u00f9 profonde convinzioni di fede. Basta osservare la realt\u00e0 per comprendere che oggi questa opzione \u00e8 un\u2019esigenza etica fondamentale per l\u2019effettiva realizzazione del bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>V. LA GIUSTIZIA TRA LE GENERAZIONI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>159. La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con s\u00e9 il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si pu\u00f2 parlare di sviluppo sostenibile senza una solidariet\u00e0 fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un\u2019altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci \u00e8 donata, non possiamo pi\u00f9 pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttivit\u00e0 per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bens\u00ec di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. I Vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: \u00abL\u2019ambiente si situa nella logica del ricevere. \u00c8 un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva\u00bb.[124] Un\u2019ecologia integrale possiede tale visione ampia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>160. Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l\u2019ambiente in modo isolato, perch\u00e9 non si pu\u00f2 porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti. Ma se questa domanda viene posta con coraggio, ci conduce inesorabilmente ad altri interrogativi molto diretti: A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perch\u00e9 questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta pi\u00f9 dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c\u2019\u00e8 in gioco \u00e8 la dignit\u00e0 di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l\u2019umanit\u00e0 che verr\u00e0 dopo di noi. \u00c8 un dramma per noi stessi, perch\u00e9 ci\u00f2 chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>161. Le previsioni catastrofiche ormai non si possono pi\u00f9 guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell\u2019ambiente ha superato le possibilit\u00e0 del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, pu\u00f2 sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta gi\u00e0 avvenendo periodicamente in diverse regioni. L\u2019attenuazione degli effetti dell\u2019attuale squilibrio dipende da ci\u00f2 che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilit\u00e0 che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>162. La difficolt\u00e0 a prendere sul serio questa sfida \u00e8 legata ad un deterioramento etico e culturale, che accompagna quello ecologico. L\u2019uomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con le crisi dei legami familiari e sociali, con le difficolt\u00e0 a riconoscere l\u2019altro. Molte volte si \u00e8 di fronte ad un consumo eccessivo e miope dei genitori che danneggia i figli, che trovano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad acquistare una casa propria e a fondare una famiglia. Inoltre, questa incapacit\u00e0 di pensare seriamente alle future generazioni \u00e8 legata alla nostra incapacit\u00e0 di ampliare l\u2019orizzonte delle nostre preoccupazioni e pensare a quanti rimangono esclusi dallo sviluppo. Non perdiamoci a immaginare i poveri del futuro, \u00e8 sufficiente che ricordiamo i poveri di oggi, che hanno pochi anni da vivere su questa terra e non possono continuare ad aspettare. Perci\u00f2, \u00aboltre alla leale solidariet\u00e0 intergenerazionale, occorre reiterare l\u2019urgente necessit\u00e0 morale di una rinnovata solidariet\u00e0 intragenerazionale\u00bb.[125]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAPITOLO QUINTO<\/p>\n<p>ALCUNE LINEE DI ORIENTAMENTO E DI AZIONE<\/p>\n<p>163. Ho cercato di prendere in esame la situazione attuale dell\u2019umanit\u00e0, tanto nelle crepe del pianeta che abitiamo, quanto nelle cause pi\u00f9 profondamente umane del degrado ambientale. Sebbene questa contemplazione della realt\u00e0 in s\u00e9 stessa gi\u00e0 ci indichi la necessit\u00e0 di un cambio di rotta e ci suggerisca alcune azioni, proviamo ora a delineare dei grandi percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando.<\/p>\n<p>I. IL DIALOGO SULL\u2019AMBIENTE NELLA POLITICA INTERNAZIONALE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>164. Dalla met\u00e0 del secolo scorso, superando molte difficolt\u00e0, si \u00e8 andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l\u2019umanit\u00e0 come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bens\u00ec, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L\u2019interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. Ma lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficolt\u00e0 ambientali e sociali. Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un\u2019agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione pi\u00f9 adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l\u2019accesso all\u2019acqua potabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>165. Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti \u2013 specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas \u2013, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio. In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe gi\u00e0 essere cominciato, \u00e8 legittimo optare per il male minore o ricorrere a soluzioni transitorie. Tuttavia, nella comunit\u00e0 internazionale non si raggiungono accordi adeguati circa la responsabilit\u00e0 di coloro che devono sopportare i costi maggiori della transizione energetica. Negli ultimi decenni le questioni ambientali hanno dato origine a un ampio dibattito pubblico, che ha fatto crescere nella societ\u00e0 civile spazi di notevole impegno e di generosa dedizione. La politica e l\u2019industria rispondono con lentezza, lontane dall\u2019essere all\u2019altezza delle sfide mondiali. In questo senso si pu\u00f2 dire che, mentre l\u2019umanit\u00e0 del periodo post-industriale sar\u00e0 forse ricordata come una delle pi\u00f9 irresponsabili della storia, c\u2019\u00e8 da augurarsi che l\u2019umanit\u00e0 degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosit\u00e0 le proprie gravi responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>166. Il movimento ecologico mondiale ha gi\u00e0 fatto un lungo percorso, arricchito dallo sforzo di molte organizzazioni della societ\u00e0 civile. Non sarebbe possibile qui menzionarle tutte, n\u00e9 ripercorrere la storia dei loro contributi. Ma grazie a tanto impegno, le questioni ambientali sono state sempre pi\u00f9 presenti nell\u2019agenda pubblica e sono diventate un invito permanente a pensare a lungo termine. Ciononostante, i Vertici mondiali sull\u2019ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perch\u00e9, per mancanza di decisione politica, non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>167. Va ricordato il Vertice della Terra celebrato nel 1992 a Rio de Janeiro. In quella sede \u00e8 stato dichiarato che \u00abgli esseri umani sono al centro delle preoccupazioni relative allo sviluppo sostenibile\u00bb.[126] Riprendendo alcuni contenuti della Dichiarazione di Stoccolma (1972), ha sancito, tra l\u2019altro, la cooperazione internazionale per la cura dell\u2019ecosistema di tutta la terra, l\u2019obbligo da parte di chi inquina di farsene carico economicamente, il dovere di valutare l\u2019impatto ambientale di ogni opera o progetto. Ha proposto l\u2019obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell\u2019atmosfera per invertire la tendenza al riscaldamento globale. Ha elaborato anche un\u2019agenda con un programma di azione e una convenzione sulla diversit\u00e0 biologica, ha dichiarato principi in materia forestale. Bench\u00e9 quel vertice sia stato veramente innovativo e profetico per la sua epoca, gli accordi hanno avuto un basso livello di attuazione perch\u00e9 non si sono stabiliti adeguati meccanismi di controllo, di verifica periodica e di sanzione delle inadempienze. I principi enunciati continuano a richiedere vie efficaci e agili di realizzazione pratica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>168. Tra le esperienze positive si pu\u00f2 menzionare, per esempio, la Convenzione di Basilea sui rifiuti pericolosi, con un sistema di notificazione, di livelli stabiliti e di controlli; come pure la Convenzione vincolante sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatica minacciate di estinzione, che prevede missioni di verifica dell\u2019attuazione effettiva. Grazie alla Convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono e la sua attuazione mediante il Protocollo di Montreal e i suoi emendamenti, il problema dell\u2019assottigliamento di questo strato sembra essere entrato in una fase di soluzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>169. Riguardo alla cura per la diversit\u00e0 biologica e la desertificazione, i progressi sono stati molto meno significativi. Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onest\u00e0, coraggio e responsabilit\u00e0, soprattutto da parte dei Paesi pi\u00f9 potenti e pi\u00f9 inquinanti. La Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile denominata Rio+20 (Rio de Janeiro 2012), ha emesso un\u2019ampia quanto inefficace Dichiarazione finale. I negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale. Quanti subiranno le conseguenze che noi tentiamo di dissimulare, ricorderanno questa mancanza di coscienza e di responsabilit\u00e0. Mentre si andava elaborando questa Enciclica, il dibattito ha assunto una particolare intensit\u00e0. Noi credenti non possiamo non pregare Dio per gli sviluppi positivi delle attuali discussioni, in modo che le generazioni future non soffrano le conseguenze di imprudenti indugi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>170. Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi pi\u00f9 industrializzati. L\u2019imposizione di queste misure penalizza i Paesi pi\u00f9 bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l\u2019ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poich\u00e9 gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che gi\u00e0 si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilit\u00e0 comuni ma differenziate, semplicemente perch\u00e9, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, \u00abi Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un\u2019enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilit\u00e0 di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato\u00bb.[127]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>171. La strategia di compravendita di \u201ccrediti di emissione\u201d pu\u00f2 dar luogo a una nuova forma di speculazione e non servirebbe a ridurre l\u2019emissione globale di gas inquinanti. Questo sistema sembra essere una soluzione rapida e facile, con l\u2019apparenza di un certo impegno per l\u2019ambiente, che per\u00f2 non implica affatto un cambiamento radicale all\u2019altezza delle circostanze. Anzi, pu\u00f2 diventare un espediente che consente di sostenere il super-consumo di alcuni Paesi e settori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>172. Per i Paesi poveri le priorit\u00e0 devono essere lo sradicamento della miseria e lo sviluppo sociale dei loro abitanti; al tempo stesso devono prendere in esame il livello scandaloso di consumo di alcuni settori privilegiati della loro popolazione e contrastare meglio la corruzione. Certo, devono anche sviluppare forme meno inquinanti di produzione di energia, ma per questo hanno bisogno di contare sull\u2019aiuto dei Paesi che sono cresciuti molto a spese dell\u2019inquinamento attuale del pianeta. Lo sfruttamento diretto dell\u2019abbondante energia solare richiede che si stabiliscano meccanismi e sussidi in modo che i Paesi in via di sviluppo possano avere accesso al trasferimento di tecnologie, ad assistenza tecnica e a risorse finanziarie, ma sempre prestando attenzione alle condizioni concrete, giacch\u00e9 \u00abnon sempre viene adeguatamente valutata la compatibilit\u00e0 degli impianti con il contesto per il quale sono progettati\u00bb.[128] I costi sarebbero bassi se raffrontati al rischio dei cambiamenti climatici. In ogni modo, \u00e8 anzitutto una decisione etica, fondata sulla solidariet\u00e0 di tutti i popoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>173. Urgono accordi internazionali che si realizzino, considerata la scarsa capacit\u00e0 delle istanze locali di intervenire in modo efficace. Le relazioni tra Stati devono salvaguardare la sovranit\u00e0 di ciascuno, ma anche stabilire percorsi concordati per evitare catastrofi locali che finirebbero per danneggiare tutti. Occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili, come il fatto che Paesi potenti scarichino su altri Paesi rifiuti e industrie altamente inquinanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>174. Menzioniamo anche il sistema di governance degli oceani. Infatti, bench\u00e9 vi siano state diverse convenzioni internazionali e regionali, la frammentazione e l\u2019assenza di severi meccanismi di regolamentazione, controllo e sanzione finiscono con il minare tutti gli sforzi. Il crescente problema dei rifiuti marini e della protezione delle aree marine al di l\u00e0 delle frontiere nazionali continua a rappresentare una sfida speciale. In definitiva, abbiamo bisogno di un accordo sui regimi di governance per tutta la gamma dei cosiddetti beni comuni globali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>175. La medesima logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale \u00e8 quella che non permette di realizzare l\u2019obiettivo di sradicare la povert\u00e0. Abbiamo bisogno di una reazione globale pi\u00f9 responsabile, che implica affrontare contemporaneamente la riduzione dell\u2019inquinamento e lo sviluppo dei Paesi e delle regioni povere. Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perch\u00e9 la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica. In questo contesto, diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali pi\u00f9 forti ed efficacemente organizzate, con autorit\u00e0 designate in maniera imparziale mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare. Come ha affermato Benedetto XVI nella linea gi\u00e0 sviluppata dalla dottrina sociale della Chiesa, \u00abper il governo dell\u2019economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell\u2019ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorit\u00e0 politica mondiale, quale \u00e8 stata gi\u00e0 tratteggiata dal mio Predecessore, [san] Giovanni XXIII\u00bb. [129] In tale prospettiva, la diplomazia acquista un\u2019importanza inedita, in ordine a promuovere strategie internazionali per prevenire i problemi pi\u00f9 gravi che finiscono per colpire tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II. IL DIALOGO VERSO NUOVE POLITICHE NAZIONALI E LOCALI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>176. Non solo ci sono vincitori e vinti tra i Paesi, ma anche all\u2019interno dei Paesi poveri, in cui si devono identificare diverse responsabilit\u00e0. Perci\u00f2, le questioni relative all\u2019ambiente e allo sviluppo economico non si possono pi\u00f9 impostare solo a partire dalle differenze tra i Paesi, ma chiedono di porre attenzione alle politiche nazionali e locali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>177. Dinanzi alla possibilit\u00e0 di un utilizzo irresponsabile delle capacit\u00e0 umane, sono funzioni improrogabili di ogni Stato quelle di pianificare, coordinare, vigilare e sanzionare all\u2019interno del proprio territorio. La societ\u00e0, in che modo ordina e custodisce il proprio divenire in un contesto di costanti innovazioni tecnologiche? Un fattore che agisce come moderatore effettivo \u00e8 il diritto, che stabilisce le regole per le condotte consentite alla luce del bene comune. I limiti che deve imporre una societ\u00e0 sana, matura e sovrana sono attinenti a previsione e precauzione, regolamenti adeguati, vigilanza sull\u2019applicazione delle norme, contrasto della corruzione, azioni di controllo operativo sull\u2019emergere di effetti non desiderati dei processi produttivi, e intervento opportuno di fronte a rischi indeterminati o potenziali. Esiste una crescente giurisprudenza orientata a ridurre gli effetti inquinanti delle attivit\u00e0 imprenditoriali. Ma la struttura politica e istituzionale non esiste solo per evitare le cattive pratiche, bens\u00ec per incoraggiare le buone pratiche, per stimolare la creativit\u00e0 che cerca nuove strade, per facilitare iniziative personali e collettive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>178. Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l\u2019inserimento dell\u2019agenda ambientale lungimirante all\u2019interno dell\u2019agenda pubblica dei governi. Si dimentica cos\u00ec che \u00abil tempo \u00e8 superiore allo spazio\u00bb [130], che siamo sempre pi\u00f9 fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>179. In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l\u2019autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l\u2019ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilit\u00e0, l\u2019istanza locale pu\u00f2 fare la differenza. E\u2019 l\u00ec infatti che possono nascere una maggiore responsabilit\u00e0, un forte senso comunitario, una speciale capacit\u00e0 di cura e una creativit\u00e0 pi\u00f9 generosa, un profondo amore per la propria terra, come pure il pensare a quello che si lascia ai figli e ai nipoti. Questi valori hanno radici molto profonde nelle popolazioni aborigene. Poich\u00e9 il diritto, a volte, si dimostra insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica sotto la pressione della popolazione. La societ\u00e0, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli pi\u00f9 rigorosi. Se i cittadini non controllano il potere politico \u2013 nazionale, regionale e municipale \u2013 neppure \u00e8 possibile un contrasto dei danni ambientali. D\u2019altra parte, le legislazioni municipali possono essere pi\u00f9 efficaci se ci sono accordi tra popolazioni vicine per sostenere le medesime politiche ambientali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>180. Non si pu\u00f2 pensare a ricette uniformi, perch\u00e9 vi sono problemi e limiti specifici di ogni Paese e regione. \u00c8 vero anche che il realismo politico pu\u00f2 richiedere misure e tecnologie di transizione, sempre che siano accompagnate dal disegno e dall\u2019accettazione di impegni graduali vincolanti. Allo stesso tempo, per\u00f2, in ambito nazionale e locale c\u2019\u00e8 sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ci\u00f2 implica favorire modalit\u00e0 di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o pi\u00f9 inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D\u2019altra parte, l\u2019azione politica locale pu\u00f2 orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un\u2019economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un\u2019agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. \u00c8 possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell\u2019organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione. \u00c8 molto quello che si pu\u00f2 fare!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>181. \u00c8 indispensabile la continuit\u00e0, giacch\u00e9 non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell\u2019ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo. Per questo, senza la pressione della popolazione e delle istituzioni, ci saranno sempre resistenze ad intervenire, ancor pi\u00f9 quando ci siano urgenze da risolvere. Che un politico assuma queste responsabilit\u00e0 con i costi che implicano, non risponde alla logica efficientista e \u201cimmediatista\u201d dell\u2019economia e della politica attuali, ma se avr\u00e0 il coraggio di farlo, potr\u00e0 nuovamente riconoscere la dignit\u00e0 che Dio gli ha dato come persona e lascer\u00e0, dopo il suo passaggio in questa storia, una testimonianza di generosa responsabilit\u00e0. Occorre dare maggior spazio a una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose. Tuttavia, bisogna aggiungere che i migliori dispositivi finiscono per soccombere quando mancano le grandi mete, i valori, una comprensione umanistica e ricca di significato, capaci di conferire ad ogni societ\u00e0 un orientamento nobile e generoso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III. DIALOGO E TRASPARENZA NEI PROCESSI DECISIONALI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>182. La previsione dell\u2019impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>183. Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all\u2019elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall\u2019inizio e dev\u2019essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica. Dev\u2019essere connesso con l\u2019analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull\u2019economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno cos\u00ec prevedere in modo pi\u00f9 realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessit\u00e0 di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti. \u00c8 sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ci\u00f2 che vogliono per s\u00e9 e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalit\u00e0 che trascendono l\u2019interesse economico immediato. Bisogna abbandonare l\u2019idea di \u201cinterventi\u201d sull\u2019ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilit\u00e0, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C\u2019\u00e8 bisogno di sincerit\u00e0 e verit\u00e0 nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>184. Quando compaiono eventuali rischi per l\u2019ambiente che interessano il bene comune presente e futuro, questa situazione richiede \u00abche le decisioni siano basate su un confronto tra rischi e benefici ipotizzabili per ogni possibile scelta alternativa\u00bb[131]. Questo vale soprattutto se un progetto pu\u00f2 causare un incremento nello sfruttamento delle risorse naturali, nelle emissioni e nelle scorie, nella produzione di rifiuti, oppure un mutamento significativo nel paesaggio, nell\u2019habitat di specie protette o in uno spazio pubblico. Alcuni progetti, non supportati da un\u2019analisi accurata, possono intaccare profondamente la qualit\u00e0 della vita di un luogo per questioni molto diverse tra loro come, ad esempio, un inquinamento acustico non previsto, la riduzione dell\u2019ampiezza visuale, la perdita di valori culturali, gli effetti dell\u2019uso dell\u2019energia nucleare. La cultura consumistica, che d\u00e0 priorit\u00e0 al breve termine e all\u2019interesse privato, pu\u00f2 favorire pratiche troppo rapide o consentire l\u2019occultamento dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>185. In ogni discussione riguardante un\u2019iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porter\u00e0 ad un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi \u00e8 diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo far\u00e0? In questo esame ci sono questioni che devono avere la priorit\u00e0. Per esempio, sappiamo che l\u2019acqua \u00e8 una risorsa scarsa e indispensabile, inoltre \u00e8 un diritto fondamentale che condiziona l\u2019esercizio di altri diritti umani. Questo \u00e8 indubitabile e supera ogni analisi di impatto ambientale di una regione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>186. Nella Dichiarazione di Rio del 1992, si sostiene che \u00abladdove vi sono minacce di danni gravi o irreversibili, la mancanza di piene certezze scientifiche non potr\u00e0 costituire un motivo per ritardare l\u2019adozione di misure efficaci\u00bb[132] che impediscano il degrado dell\u2019ambiente. Questo principio di precauzione permette la protezione dei pi\u00f9 deboli, che dispongono di pochi mezzi per difendersi e per procurare prove irrefutabili. Se l\u2019informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l\u2019onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l\u2019attivit\u00e0 proposta non vada a procurare danni gravi all\u2019ambiente o a quanti lo abitano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>187. Questo non significa opporsi a qualsiasi innovazione tecnologica che consenta di migliorare la qualit\u00e0 della vita di una popolazione. Ma in ogni caso deve rimanere fermo che la redditivit\u00e0 non pu\u00f2 essere l\u2019unico criterio da tener presente e che, nel momento in cui apparissero nuovi elementi di giudizio a partire dagli sviluppi dell\u2019informazione, dovrebbe esserci una nuova valutazione con la partecipazione di tutte le parti interessate. Il risultato della discussione potr\u00e0 essere la decisione di non proseguire in un progetto, ma potrebbe anche essere la sua modifica o l\u2019elaborazione di proposte alternative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>188. Ci sono discussioni, su questioni relative all\u2019ambiente, nelle quali \u00e8 difficile raggiungere un consenso. Ancora una volta ribadisco che la Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, n\u00e9 di sostituirsi alla politica, ma invito ad un dibattito onesto e trasparente, perch\u00e9 le necessit\u00e0 particolari o le ideologie non ledano il bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IV. POLITICA ED ECONOMIA IN DIALOGO PER LA PIENEZZA UMANA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>189. La politica non deve sottomettersi all\u2019economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l\u2019economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l\u2019intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potr\u00e0 solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l\u2019occasione per sviluppare una nuova economia pi\u00f9 attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c\u2019\u00e8 stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. La produzione non \u00e8 sempre razionale, e spesso \u00e8 legata a variabili economiche che attribuiscono ai prodotti un valore che non corrisponde al loro valore reale. Questo determina molte volte una sovrapproduzione di alcune merci, con un impatto ambientale non necessario, che al tempo stesso danneggia molte economie regionali.[133] La bolla finanziaria di solito \u00e8 anche una bolla produttiva. In definitiva, ci\u00f2 che non si affronta con decisione \u00e8 il problema dell\u2019economia reale, la quale rende possibile che si diversifichi e si migliori la produzione, che le imprese funzionino adeguatamente, che le piccole e medie imprese si sviluppino e creino occupazione, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>190. In questo contesto bisogna sempre ricordare che \u00abla protezione ambientale non pu\u00f2 essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L\u2019ambiente \u00e8 uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente\u00bb.[134] Ancora una volta, conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui. \u00c8 realistico aspettarsi che chi \u00e8 ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascer\u00e0 alle prossime generazioni? All\u2019interno dello schema della rendita non c\u2019\u00e8 posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessit\u00e0 degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall\u2019intervento umano. Inoltre, quando si parla di biodiversit\u00e0, al massimo la si pensa come una riserva di risorse economiche che potrebbe essere sfruttata, ma non si considerano seriamente il valore reale delle cose, il loro significato per le persone e le culture, gli interessi e le necessit\u00e0 dei poveri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>191. Quando si pongono tali questioni, alcuni reagiscono accusando gli altri di pretendere di fermare irrazionalmente il progresso e lo sviluppo umano. Ma dobbiamo convincerci che rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo pu\u00f2 dare luogo a un\u2019altra modalit\u00e0 di progresso e di sviluppo. Gli sforzi per un uso sostenibile delle risorse naturali non sono una spesa inutile, bens\u00ec un investimento che potr\u00e0 offrire altri benefici economici a medio termine. Se non abbiamo ristrettezze di vedute, possiamo scoprire che la diversificazione di una produzione pi\u00f9 innovativa e con minore impatto ambientale, pu\u00f2 essere molto redditizia. Si tratta di aprire la strada a opportunit\u00e0 differenti, che non implicano di fermare la creativit\u00e0 umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>192. Per esempio, un percorso di sviluppo produttivo pi\u00f9 creativo e meglio orientato potrebbe correggere la disparit\u00e0 tra l\u2019eccessivo investimento tecnologico per il consumo e quello scarso per risolvere i problemi urgenti dell\u2019umanit\u00e0; potrebbe generare forme intelligenti e redditizie di riutilizzo, di recupero funzionale e di riciclo; potrebbe migliorare l\u2019efficienza energetica delle citt\u00e0; e cos\u00ec via. La diversificazione produttiva offre larghissime possibilit\u00e0 all\u2019intelligenza umana per creare e innovare, mentre protegge l\u2019ambiente e crea pi\u00f9 opportunit\u00e0 di lavoro. Questa sarebbe una creativit\u00e0 capace di far fiorire nuovamente la nobilt\u00e0 dell\u2019essere umano, perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 dignitoso usare l\u2019intelligenza, con audacia e responsabilit\u00e0, per trovare forme di sviluppo sostenibile ed equo, nel quadro di una concezione pi\u00f9 ampia della qualit\u00e0 della vita. Viceversa, \u00e8 meno dignitoso e creativo e pi\u00f9 superficiale insistere nel creare forme di saccheggio della natura solo per offrire nuove possibilit\u00e0 di consumo e di rendita immediata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>193. In ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporter\u00e0 nuove modalit\u00e0 per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si \u00e8 prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po\u2019 il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappiamo che \u00e8 insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre pi\u00f9, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformit\u00e0 alla propria dignit\u00e0 umana. Per questo \u00e8 arrivata l\u2019ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perch\u00e9 si possa crescere in modo sano in altre parti. Diceva Benedetto XVI che \u00ab\u00e8 necessario che le societ\u00e0 tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti caratterizzati dalla sobriet\u00e0, diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso\u00bb.[135]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>194. Affinch\u00e9 sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di \u00abcambiare il modello di sviluppo globale\u00bb, [136] la qual cosa implica riflettere responsabilmente \u00absul senso dell\u2019economia e sulla sua finalit\u00e0, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni\u00bb.[137] Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell\u2019ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualit\u00e0 di vita integralmente superiore, non pu\u00f2 considerarsi progresso. D\u2019altra parte, molte volte la qualit\u00e0 reale della vita delle persone diminuisce \u2013 per il deteriorarsi dell\u2019ambiente, la bassa qualit\u00e0 dei prodotti alimentari o l\u2019esaurimento di alcune risorse \u2013 nel contesto di una crescita dell\u2019economia. In questo quadro, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all\u2019interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilit\u00e0 sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo pi\u00f9 a una serie di azioni di marketing e di immagine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>195. Il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, \u00e8 una distorsione concettuale dell\u2019economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell\u2019ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversit\u00e0 o aumentare l\u2019inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte infima dei costi. Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui \u00abi costi economici e sociali derivanti dall\u2019uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future\u00bb.[138] La razionalit\u00e0 strumentale, che apporta solo un\u2019analisi statica della realt\u00e0 in funzione delle necessit\u00e0 del momento, \u00e8 presente sia quando ad assegnare le risorse \u00e8 il mercato, sia quando lo fa uno Stato pianificatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>196. Qual \u00e8 il posto della politica? Ricordiamo il principio di sussidiariet\u00e0, che conferisce libert\u00e0 per lo sviluppo delle capacit\u00e0 presenti a tutti i livelli, ma al tempo stesso esige pi\u00f9 responsabilit\u00e0 verso il bene comune da parte di chi detiene pi\u00f9 potere. \u00c8 vero che oggi alcuni settori economici esercitano pi\u00f9 potere degli Stati stessi. Ma non si pu\u00f2 giustificare un\u2019economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un\u2019altra logica in grado di governare i vari aspetti della crisi attuale. La logica che non lascia spazio a una sincera preoccupazione per l\u2019ambiente \u00e8 la stessa in cui non trova spazio la preoccupazione per integrare i pi\u00f9 fragili, perch\u00e9 \u00abnel vigente modello \u201cdi successo\u201d e \u201cprivatistico\u201d, non sembra abbia senso investire affinch\u00e9 quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita\u00bb.[139]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>197. Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Molte volte la stessa politica \u00e8 responsabile del proprio discredito, a causa della corruzione e della mancanza di buone politiche pubbliche. Se lo Stato non adempie il proprio ruolo in una regione, alcuni gruppi economici possono apparire come benefattori e detenere il potere reale, sentendosi autorizzati a non osservare certe norme, fino a dar luogo a diverse forme di criminalit\u00e0 organizzata, tratta delle persone, narcotraffico e violenza molto difficili da sradicare. Se la politica non \u00e8 capace di rompere una logica perversa, e inoltre resta inglobata in discorsi inconsistenti, continueremo a non affrontare i grandi problemi dell\u2019umanit\u00e0. Una strategia di cambiamento reale esige di ripensare la totalit\u00e0 dei processi, poich\u00e9 non basta inserire considerazioni ecologiche superficiali mentre non si mette in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale. Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>198. La politica e l\u2019economia tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povert\u00e0 e il degrado ambientale. Ma quello che ci si attende \u00e8 che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune. Mentre gli uni si affannano solo per l\u2019utile economico e gli altri sono ossessionati solo dal conservare o accrescere il potere, quello che ci resta sono guerre o accordi ambigui dove ci\u00f2 che meno interessa alle due parti \u00e8 preservare l\u2019ambiente e avere cura dei pi\u00f9 deboli. Anche qui vale il principio che \u00abl\u2019unit\u00e0 \u00e8 superiore al conflitto\u00bb.[140]<\/p>\n<p>V. LE RELIGIONI NEL DIALOGO CON LE SCIENZE<\/p>\n<p>199. Non si pu\u00f2 sostenere che le scienze empiriche spieghino completamente la vita, l\u2019intima essenza di tutte le creature e l\u2019insieme della realt\u00e0. Questo vorrebbe dire superare indebitamente i loro limitati confini metodologici. Se si riflette con questo quadro ristretto, spariscono la sensibilit\u00e0 estetica, la poesia, e persino la capacit\u00e0 della ragione di cogliere il senso e la finalit\u00e0 delle cose.[141] Desidero ricordare che \u00abi testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche, posseggono una forza motivante che apre sempre nuovi orizzonti [\u2026]. \u00c8 ragionevole e intelligente relegarli nell\u2019oscurit\u00e0 solo perch\u00e9 sono nati nel contesto di una credenza religiosa?\u00bb.[142] In realt\u00e0, \u00e8 semplicistico pensare che i principi etici possano presentarsi in modo puramente astratto, slegati da ogni contesto, e il fatto che appaiano con un linguaggio religioso non toglie loro alcun valore nel dibattito pubblico. I principi etici che la ragione \u00e8 capace di percepire possono riapparire sempre sotto diverse vesti e venire espressi con linguaggi differenti, anche religiosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>200. D\u2019altra parte, qualunque soluzione tecnica che le scienze pretendano di apportare sar\u00e0 impotente a risolvere i gravi problemi del mondo se l\u2019umanit\u00e0 perde la sua rotta, se si dimenticano le grandi motivazioni che rendono possibile il vivere insieme, il sacrificio, la bont\u00e0. In ogni caso, occorrer\u00e0 fare appello ai credenti affinch\u00e9 siano coerenti con la propria fede e non la contraddicano con le loro azioni, bisogner\u00e0 insistere perch\u00e9 si aprano nuovamente alla grazia di Dio e attingano in profondit\u00e0 dalle proprie convinzioni sull\u2019amore, sulla giustizia e sulla pace. Se una cattiva comprensione dei nostri principi ci ha portato a volte a giustificare l\u2019abuso della natura o il dominio dispotico dell\u2019essere umano sul creato, o le guerre, l\u2019ingiustizia e la violenza, come credenti possiamo riconoscere che in tal modo siamo stati infedeli al tesoro di sapienza che avremmo dovuto custodire. Molte volte i limiti culturali di diverse epoche hanno condizionato tale consapevolezza del proprio patrimonio etico e spirituale, ma \u00e8 precisamente il ritorno alle loro rispettive fonti che permette alle religioni di rispondere meglio alle necessit\u00e0 attuali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>201. La maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternit\u00e0. \u00c8 indispensabile anche un dialogo tra le stesse scienze, dato che ognuna \u00e8 solita chiudersi nei limiti del proprio linguaggio, e la specializzazione tende a diventare isolamento e assolutizzazione del proprio sapere. Questo impedisce di affrontare in modo adeguato i problemi dell\u2019ambiente. Ugualmente si rende necessario un dialogo aperto e rispettoso tra i diversi movimenti ecologisti, fra i quali non mancano le lotte ideologiche. La gravit\u00e0 della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosit\u00e0, ricordando sempre che \u00abla realt\u00e0 \u00e8 superiore all\u2019idea\u00bb.[143]<\/p>\n<p>CAPITOLO SESTO<\/p>\n<p>EDUCAZIONE E SPIRITUALIT\u00c0 ECOLOGICA<\/p>\n<p>202. Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un\u2019origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge cos\u00ec una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicher\u00e0 lunghi processi di rigenerazione.<\/p>\n<p>I. PUNTARE SU UN ALTRO STILE DI VITA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>203. Dal momento che il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l\u2019essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivo \u00e8 il riflesso soggettivo del paradigma tecno-economico. Accade ci\u00f2 che gi\u00e0 segnalava Romano Guardini: l\u2019essere umano \u00abaccetta gli oggetti ordinari e le forme consuete della vita cos\u00ec come gli sono imposte dai piani razionali e dalle macchine normalizzate e, nel complesso, lo fa con l\u2019impressione che tutto questo sia ragionevole e giusto\u00bb.[144] Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finch\u00e9 conservano una pretesa libert\u00e0 di consumare, quando in realt\u00e0 coloro che possiedono la libert\u00e0 sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario. In questa confusione, l\u2019umanit\u00e0 postmoderna non ha trovato una nuova comprensione di s\u00e9 stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identit\u00e0 si vive con angoscia. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>204. La situazione attuale del mondo \u00abprovoca un senso di precariet\u00e0 e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo\u00bb.[145] Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidit\u00e0. Pi\u00f9 il cuore della persona \u00e8 vuoto, pi\u00f9 ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realt\u00e0 gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale \u00e8 il tipo di soggetto che tende a predominare in una societ\u00e0, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessit\u00e0. Perci\u00f2 non pensiamo solo alla possibilit\u00e0 di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perch\u00e9 l\u2019ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potr\u00e0 provocare soltanto violenza e distruzione reciproca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>205. Eppure, non tutto \u00e8 perduto, perch\u00e9 gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all\u2019estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di l\u00e0 di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a s\u00e9 stessi con onest\u00e0, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libert\u00e0. Non esistono sistemi che annullino completamente l\u2019apertura al bene, alla verit\u00e0 e alla bellezza, n\u00e9 la capacit\u00e0 di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignit\u00e0 che nessuno ha diritto di toglierle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>206. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. \u00c8 ci\u00f2 che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far s\u00ec che si smetta di acquistare certi prodotti e cos\u00ec diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l\u2019impatto ambientale e i modelli di produzione. \u00c8 un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilit\u00e0 sociale dei consumatori. \u00abAcquistare \u00e8 sempre un atto morale, oltre che economico\u00bb.[146] Per questo oggi \u00abil tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi\u00bb.[147]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>207. La Carta della Terra ci chiamava tutti a lasciarci alle spalle una fase di autodistruzione e a cominciare di nuovo, ma non abbiamo ancora sviluppato una coscienza universale che lo renda possibile. Per questo oso proporre nuovamente quella preziosa sfida: \u00abCome mai prima d\u2019ora nella storia, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio [\u2026]. Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilit\u00e0, per l\u2019accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita\u00bb.[148]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>208. E\u2019 sempre possibile sviluppare una nuova capacit\u00e0 di uscire da s\u00e9 stessi verso l\u2019altro. Senza di essa non si riconoscono le altre creature nel loro valore proprio, non interessa prendersi cura di qualcosa a vantaggio degli altri, manca la capacit\u00e0 di porsi dei limiti per evitare la sofferenza o il degrado di ci\u00f2 che ci circonda. L\u2019atteggiamento fondamentale di auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l\u2019autoreferenzialit\u00e0, \u00e8 la radice che rende possibile ogni cura per gli altri e per l\u2019ambiente, e fa scaturire la reazione morale di considerare l\u2019impatto provocato da ogni azione e da ogni decisione personale al di fuori di s\u00e9. Quando siamo capaci di superare l\u2019individualismo, si pu\u00f2 effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>II. EDUCARE ALL\u2019ALLEANZA TRA L\u2019UMANIT\u00c0 E L\u2019AMBIENTE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>209. La coscienza della gravit\u00e0 della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini. Molti sanno che il progresso attuale e il semplice accumulo di oggetti o piaceri non bastano per dare senso e gioia al cuore umano, ma non si sentono capaci di rinunciare a quanto il mercato offre loro. Nei Paesi che dovrebbero produrre i maggiori cambiamenti di abitudini di consumo, i giovani hanno una nuova sensibilit\u00e0 ecologica e uno spirito generoso, e alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell\u2019ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere che rende difficile la maturazione di altre abitudini. Per questo ci troviamo davanti ad una sfida educativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>210. L\u2019educazione ambientale \u00e8 andata allargando i suoi obiettivi. Se all\u2019inizio era molto centrata sull\u2019informazione scientifica e sulla presa di coscienza e prevenzione dei rischi ambientali, ora tende a includere una critica dei \u201cmiti\u201d della modernit\u00e0 basati sulla ragione strumentale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole) e anche a recuperare i diversi livelli dell\u2019equilibrio ecologico: quello interiore con s\u00e9 stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio. L\u2019educazione ambientale dovrebbe disporci a fare quel salto verso il Mistero, da cui un\u2019etica ecologica trae il suo senso pi\u00f9 profondo. D\u2019altra parte ci sono educatori capaci di reimpostare gli itinerari pedagogici di un\u2019etica ecologica, in modo che aiutino effettivamente a crescere nella solidariet\u00e0, nella responsabilit\u00e0 e nella cura basata sulla compassione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>211. Tuttavia, questa educazione, chiamata a creare una \u201ccittadinanza ecologica\u201d, a volte si limita a informare e non riesce a far maturare delle abitudini. L\u2019esistenza di leggi e norme non \u00e8 sufficiente a lungo termine per limitare i cattivi comportamenti, anche quando esista un valido controllo. Affinch\u00e9 la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi \u00e8 necessario che la maggior parte dei membri della societ\u00e0 l\u2019abbia accettata a partire da motivazioni adeguate, e reagisca secondo una trasformazione personale. Solamente partendo dal coltivare solide virt\u00f9 \u00e8 possibile la donazione di s\u00e9 in un impegno ecologico. Se una persona, bench\u00e9 le proprie condizioni economiche le permettano di consumare e spendere di pi\u00f9, abitualmente si copre un po\u2019 invece di accendere il riscaldamento, ci\u00f2 suppone che abbia acquisito convinzioni e modi di sentire favorevoli alla cura dell\u2019ambiente. \u00c8 molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed \u00e8 meraviglioso che l\u2019educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita. L\u2019educazione alla responsabilit\u00e0 ambientale pu\u00f2 incoraggiare vari comportamenti che hanno un\u2019incidenza diretta e importante nella cura per l\u2019ambiente, come evitare l\u2019uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potr\u00e0 mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e cos\u00ec via. Tutto ci\u00f2 fa parte di una creativit\u00e0 generosa e dignitosa, che mostra il meglio dell\u2019essere umano. Riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, partendo da motivazioni profonde, pu\u00f2 essere un atto di amore che esprime la nostra dignit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>212. Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella societ\u00e0 che sempre produce frutti al di l\u00e0 di quanto si possa constatare, perch\u00e9 provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente. Inoltre, l\u2019esercizio di questi comportamenti ci restituisce il senso della nostra dignit\u00e0, ci conduce ad una maggiore profondit\u00e0 esistenziale, ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>213. Gli ambiti educativi sono vari: la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi, e altri. Una buona educazione scolastica nell\u2019infanzia e nell\u2019adolescenza pone semi che possono produrre effetti lungo tutta la vita. Ma desidero sottolineare l\u2019importanza centrale della famiglia, perch\u00e9 \u00ab\u00e8 il luogo in cui la vita, dono di Dio, pu\u00f2 essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui \u00e8 esposta, e pu\u00f2 svilupparsi secondo le esigenze di un\u2019autentica crescita umana. Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita\u00bb.[149] Nella famiglia si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l\u2019uso corretto delle cose, l\u2019ordine e la pulizia, il rispetto per l\u2019ecosistema locale e la protezione di tutte le creature. La famiglia \u00e8 il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale. Nella famiglia si impara a chiedere permesso senza prepotenza, a dire \u201cgrazie\u201d come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare l\u2019aggressivit\u00e0 o l\u2019avidit\u00e0, e a chiedere scusa quando facciamo qualcosa di male. Questi piccoli gesti di sincera cortesia aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>214. Alla politica e alle varie associazioni compete uno sforzo di formazione delle coscienze. Compete anche alla Chiesa. Tutte le comunit\u00e0 cristiane hanno un ruolo importante da compiere in questa educazione. Spero altres\u00ec che nei nostri seminari e nelle case religiose di formazione si educhi ad una austerit\u00e0 responsabile, alla contemplazione riconoscente del mondo, alla cura per la fragilit\u00e0 dei poveri e dell\u2019ambiente. Poich\u00e9 grande \u00e8 la posta in gioco, cos\u00ec come occorrono istituzioni dotate di potere per sanzionare gli attacchi all\u2019ambiente, altrettanto abbiamo bisogno di controllarci e di educarci l\u2019un l\u2019altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>215. In questo contesto, \u00abnon va trascurata [\u2026] la relazione che c\u2019\u00e8 tra un\u2019adeguata educazione estetica e il mantenimento di un ambiente sano\u00bb.[150] Prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non \u00e8 strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli. Allo stesso tempo, se si vuole raggiungere dei cambiamenti profondi, bisogna tener presente che i modelli di pensiero influiscono realmente sui comportamenti. L\u2019educazione sar\u00e0 inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all\u2019essere umano, alla vita, alla societ\u00e0 e alla relazione con la natura. Altrimenti continuer\u00e0 ad andare avanti il modello consumistico trasmesso dai mezzi di comunicazione e attraverso gli efficaci meccanismi del mercato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>III. LA CONVERSIONE ECOLOGICA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>216. La grande ricchezza della spiritualit\u00e0 cristiana, generata da venti secoli di esperienze personali e comunitarie, costituisce un magnifico contributo da offrire allo sforzo di rinnovare l\u2019umanit\u00e0. Desidero proporre ai cristiani alcune linee di spiritualit\u00e0 ecologica che nascono dalle convinzioni della nostra fede, perch\u00e9 ci\u00f2 che il Vangelo ci insegna ha conseguenze sul nostro modo di pensare, di sentire e di vivere. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualit\u00e0 al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti non sar\u00e0 possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi, senza \u00abqualche movente interiore che d\u00e0 impulso, motiva, incoraggia e d\u00e0 senso all\u2019azione personale e comunitaria\u00bb.[151] Dobbiamo riconoscere che non sempre noi cristiani abbiamo raccolto e fatto fruttare le ricchezze che Dio ha dato alla Chiesa, dove la spiritualit\u00e0 non \u00e8 disgiunta dal proprio corpo, n\u00e9 dalla natura o dalle realt\u00e0 di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ci\u00f2 che ci circonda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>217. Se \u00abi deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perch\u00e9 i deserti interiori sono diventati cos\u00ec ampi\u00bb,[152] la crisi ecologica \u00e8 un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticit\u00e0, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l\u2019ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell\u2019incontro con Ges\u00f9 nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell\u2019opera di Dio \u00e8 parte essenziale di un\u2019esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell\u2019esperienza cristiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>218. Ricordiamo il modello di san Francesco d\u2019Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro. I Vescovi dell\u2019Australia hanno saputo esprimere la conversione in termini di riconciliazione con il creato: \u00abPer realizzare questa riconciliazione dobbiamo esaminare le nostre vite e riconoscere in che modo offendiamo la creazione di Dio con le nostre azioni e con la nostra incapacit\u00e0 di agire. Dobbiamo fare l\u2019esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore\u00bb.[153]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>219. Tuttavia, non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale. I singoli individui possono perdere la capacit\u00e0 e la libert\u00e0 di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali: \u00abLe esigenze di quest\u2019opera saranno cos\u00ec immense che le possibilit\u00e0 delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sar\u00e0 necessaria una unione di forze e una unit\u00e0 di contribuzioni\u00bb.[154] La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo \u00e8 anche una conversione comunitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>220. Tale conversione comporta vari atteggiamenti che si coniugano per attivare una cura generosa e piena di tenerezza. In primo luogo implica gratitudine e gratuit\u00e0, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall\u2019amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce: \u00abNon sappia la tua sinistra ci\u00f2 che fa la tua destra [\u2026] e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenser\u00e0\u00bb (Mt 6,3-4). Implica pure l\u2019amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell\u2019universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri. Inoltre, facendo crescere le capacit\u00e0 peculiari che Dio ha dato a ciascun credente, la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creativit\u00e0 e il suo entusiasmo, al fine di risolvere i drammi del mondo, offrendosi a Dio \u00abcome sacrificio vivente, santo e gradito\u00bb (Rm 12,1). Non interpreta la propria superiorit\u00e0 come motivo di gloria personale o di dominio irresponsabile, ma come una diversa capacit\u00e0 che a sua volta gli impone una grave responsabilit\u00e0 che deriva dalla sua fede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>221. Diverse convinzioni della nostra fede, sviluppate all\u2019inizio di questa Enciclica, aiutano ad arricchire il senso di tale conversione, come la consapevolezza che ogni creatura riflette qualcosa di Dio e ha un messaggio da trasmetterci, o la certezza che Cristo ha assunto in s\u00e9 questo mondo materiale e ora, risorto, dimora nell\u2019intimo di ogni essere, circondandolo con il suo affetto e penetrandolo con la sua luce. Come pure il riconoscere che Dio ha creato il mondo inscrivendo in esso un ordine e un dinamismo che l\u2019essere umano non ha il diritto di ignorare. Quando leggiamo nel Vangelo che Ges\u00f9 parla degli uccelli e dice che \u00abnemmeno uno di essi \u00e8 dimenticato davanti a Dio\u00bb (Lc 12,6), saremo capaci di maltrattarli e far loro del male? Invito tutti i cristiani a esplicitare questa dimensione della propria conversione, permettendo che la forza e la luce della grazia ricevuta si estendano anche alla relazione con le altre creature e con il mondo che li circonda, e susciti quella sublime fratellanza con tutto il creato che san Francesco d\u2019Assisi visse in maniera cos\u00ec luminosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IV. GIOIA E PACE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>222. La spiritualit\u00e0 cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualit\u00e0 della vita, e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo. \u00c8 importante accogliere un antico insegnamento, presente in diverse tradizioni religiose, e anche nella Bibbia. Si tratta della convinzione che \u201cmeno \u00e8 di pi\u00f9\u201d. Infatti il costante cumulo di possibilit\u00e0 di consumare distrae il cuore e impedisce di apprezzare ogni cosa e ogni momento. Al contrario, rendersi presenti serenamente davanti ad ogni realt\u00e0, per quanto piccola possa essere, ci apre molte pi\u00f9 possibilit\u00e0 di comprensione e di realizzazione personale. La spiritualit\u00e0 cristiana propone una crescita nella sobriet\u00e0 e una capacit\u00e0 di godere con poco. \u00c8 un ritorno alla semplicit\u00e0 che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilit\u00e0 che offre la vita senza attaccarci a ci\u00f2 che abbiamo n\u00e9 rattristarci per ci\u00f2 che non possediamo. Questo richiede di evitare la dinamica del dominio e della mera accumulazione di piaceri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>223. La sobriet\u00e0, vissuta con libert\u00e0 e consapevolezza, \u00e8 liberante. Non \u00e8 meno vita, non \u00e8 bassa intensit\u00e0, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di pi\u00f9 e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e l\u00e0, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ci\u00f2 che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realt\u00e0 pi\u00f9 semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l\u2019ansia. Si pu\u00f2 aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si \u00e8 capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell\u2019arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicit\u00e0 richiede di saper limitare alcune necessit\u00e0 che ci stordiscono, restando cos\u00ec disponibili per le molteplici possibilit\u00e0 che offre la vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>224. La sobriet\u00e0 e l\u2019umilt\u00e0 non hanno goduto nell\u2019ultimo secolo di una positiva considerazione. Quando per\u00f2 si indebolisce in modo generalizzato l\u2019esercizio di qualche virt\u00f9 nella vita personale e sociale, ci\u00f2 finisce col provocare molteplici squilibri, anche ambientali. Per questo non basta pi\u00f9 parlare solo dell\u2019integrit\u00e0 degli ecosistemi. Bisogna avere il coraggio di parlare dell\u2019integrit\u00e0 della vita umana, della necessit\u00e0 di promuovere e di coniugare tutti i grandi valori. La scomparsa dell\u2019umilt\u00e0, in un essere umano eccessivamente entusiasmato dalla possibilit\u00e0 di dominare tutto senza alcun limite, pu\u00f2 solo finire col nuocere alla societ\u00e0 e all\u2019ambiente. Non \u00e8 facile maturare questa sana umilt\u00e0 e una felice sobriet\u00e0 se diventiamo autonomi, se escludiamo dalla nostra vita Dio e il nostro io ne occupa il posto, se crediamo che sia la nostra soggettivit\u00e0 a determinare ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>225. D\u2019altra parte, nessuna persona pu\u00f2 maturare in una felice sobriet\u00e0 se non \u00e8 in pace con s\u00e9 stessa. E parte di un\u2019adeguata comprensione della spiritualit\u00e0 consiste nell\u2019allargare la nostra comprensione della pace, che \u00e8 molto pi\u00f9 dell\u2019assenza di guerra. La pace interiore delle persone \u00e8 molto legata alla cura dell\u2019ecologia e al bene comune, perch\u00e9, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacit\u00e0 di stupore che conduce alla profondit\u00e0 della vita. La natura \u00e8 piena di parole d\u2019amore, ma come potremo ascoltarle in mezzo al rumore costante, alla distrazione permanente e ansiosa, o al culto dell\u2019apparire? Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocit\u00e0 per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ci\u00f2 che hanno intorno a s\u00e9. Questo incide sul modo in cui si tratta l\u2019ambiente. Un\u2019ecologia integrale richiede di dedicare un po\u2019 di tempo per recuperare la serena armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore, che vive tra di noi e in ci\u00f2 che ci circonda, e la cui presenza \u00abnon deve essere costruita, ma scoperta e svelata\u00bb.[155]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>226. Stiamo parlando di un atteggiamento del cuore, che vive tutto con serena attenzione, che sa rimanere pienamente presente davanti a qualcuno senza stare a pensare a ci\u00f2 che viene dopo, che si consegna ad ogni momento come dono divino da vivere in pienezza. Ges\u00f9 ci insegnava questo atteggiamento quando ci invitava a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo, o quando, alla presenza di un uomo in ricerca, \u00abfiss\u00f2 lo sguardo su di lui\u00bb e \u00ablo am\u00f2\u00bb (Mc 10,21). Lui s\u00ec che sapeva stare pienamente presente davanti ad ogni essere umano e davanti ad ogni creatura, e cos\u00ec ci ha mostrato una via per superare l\u2019ansiet\u00e0 malata che ci rende superficiali, aggressivi e consumisti sfrenati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>227. Un\u2019espressione di questo atteggiamento \u00e8 fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondit\u00e0. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, \u00e8 riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidariet\u00e0 con i pi\u00f9 bisognosi.<\/p>\n<p>V. AMORE CIVILE E POLITICO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>228. La cura per la natura \u00e8 parte di uno stile di vita che implica capacit\u00e0 di vivere insieme e di comunione. Ges\u00f9 ci ha ricordato che abbiamo Dio come nostro Padre comune e che questo ci rende fratelli. L\u2019amore fraterno pu\u00f2 solo essere gratuito, non pu\u00f2 mai essere un compenso per ci\u00f2 che un altro realizza, n\u00e9 un anticipo per quanto speriamo che faccia. Per questo \u00e8 possibile amare i nemici. Questa stessa gratuit\u00e0 ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, bench\u00e9 non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternit\u00e0 universale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>229. Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilit\u00e0 verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Gi\u00e0 troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell\u2019etica, della bont\u00e0, della fede, dell\u2019onest\u00e0, ed \u00e8 arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialit\u00e0 ci \u00e8 servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l\u2019uno contro l\u2019altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudelt\u00e0 e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>230. L\u2019esempio di santa Teresa di Lisieux ci invita alla pratica della piccola via dell\u2019amore, a non perdere l\u2019opportunit\u00e0 di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Un\u2019ecologia integrale \u00e8 fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell\u2019egoismo. Viceversa, il mondo del consumo esasperato \u00e8 al tempo stesso il mondo del maltrattamento della vita in ogni sua forma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>231. L\u2019amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, \u00e8 anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore. L\u2019amore per la societ\u00e0 e l\u2019impegno per il bene comune sono una forma eminente di carit\u00e0, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche \u00abmacro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici\u00bb.[156] Per questo la Chiesa ha proposto al mondo l\u2019ideale di una \u00abcivilt\u00e0 dell\u2019amore\u00bb.[157] L\u2019amore sociale \u00e8 la chiave di un autentico sviluppo: \u00abPer rendere la societ\u00e0 pi\u00f9 umana, pi\u00f9 degna della persona, occorre rivalutare l\u2019amore nella vita sociale \u2013 a livello, politico, economico, culturale &#8211; facendone la norma costante e suprema dell\u2019agire\u00bb.[158] In questo quadro, insieme all\u2019importanza dei piccoli gesti quotidiani, l\u2019amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la societ\u00e0. Quando qualcuno riconosce la vocazione di Dio a intervenire insieme con gli altri in queste dinamiche sociali, deve ricordare che ci\u00f2 fa parte della sua spiritualit\u00e0, che \u00e8 esercizio della carit\u00e0, e che in tal modo matura e si santifica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>232. Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla societ\u00e0 fiorisce una innumerevole variet\u00e0 di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l\u2019ambiente naturale e urbano. Per esempio, si preoccupano di un luogo pubblico (un edificio, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una piazza), per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che \u00e8 di tutti. Intorno a loro si sviluppano o si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto sociale locale. Cos\u00ec una comunit\u00e0 si libera dall\u2019indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un\u2019identit\u00e0 comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualit\u00e0 della vita dei pi\u00f9 poveri, con un senso di solidariet\u00e0 che \u00e8 allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune che Dio ci ha affidato. Queste azioni comunitarie, quando esprimono un amore che si dona, possono trasformarsi in intense esperienze spirituali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VI. I SEGNI SACRAMENTALI E IL RIPOSO CELEBRATIVO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>233. L\u2019universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c\u2019\u00e8 un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero.[159] L\u2019ideale non \u00e8 solo passare dall\u2019esteriorit\u00e0 all\u2019interiorit\u00e0 per scoprire l\u2019azione di Dio nell\u2019anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura: \u00abLa contemplazione \u00e8 tanto pi\u00f9 elevata quanto pi\u00f9 l\u2019uomo sente in s\u00e9 l\u2019effetto della grazia divina o quanto pi\u00f9 sa riconoscere Dio nelle altre creature\u00bb.[160]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>234. San Giovanni della Croce insegnava che tutto quanto c\u2019\u00e8 di buono nelle cose e nelle esperienze del mondo \u00absi trova eminentemente in Dio in maniera infinita o, per dire meglio, Egli \u00e8 ognuna di queste grandezze che si predicano\u00bb.[161] Non \u00e8 perch\u00e9 le cose limitate del mondo siano realmente divine, ma perch\u00e9 il mistico sperimenta l\u2019intimo legame che c\u2019\u00e8 tra Dio e tutti gli esseri, e cos\u00ec \u00absente che Dio \u00e8 per lui tutte le cose\u00bb.[162] Se ammira la grandezza di una montagna, non pu\u00f2 separare questo da Dio, e percepisce che tale ammirazione interiore che egli vive deve depositarsi nel Signore: \u00abLe montagne hanno delle cime, sono alte, imponenti, belle, graziose, fiorite e odorose. Come quelle montagne \u00e8 l\u2019Amato per me. Le valli solitarie sono quiete, amene, fresche, ombrose, ricche di dolci acque. Per la variet\u00e0 dei loro alberi e per il soave canto degli uccelli ricreano e dilettano grandemente il senso e nella loro solitudine e nel loro silenzio offrono refrigerio e riposo: queste valli \u00e8 il mio Amato per me\u00bb.[163]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>235. I Sacramenti sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione della vita soprannaturale. Attraverso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso. L\u2019acqua, l\u2019olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza simbolica e si incorporano nella lode. La mano che benedice \u00e8 strumento dell\u2019amore di Dio e riflesso della vicinanza di Cristo che \u00e8 venuto ad accompagnarci nel cammino della vita. L\u2019acqua che si versa sul corpo del bambino che viene battezzato \u00e8 segno di vita nuova. Non fuggiamo dal mondo n\u00e9 neghiamo la natura quando vogliamo incontrarci con Dio. Questo si pu\u00f2 percepire specialmente nella spiritualit\u00e0 dell\u2019Oriente cristiano: \u00abLa bellezza, che in Oriente \u00e8 uno dei nomi con cui pi\u00f9 frequentemente si suole esprimere la divina armonia e il modello dell\u2019umanit\u00e0 trasfigurata, si mostra dovunque: nelle forme del tempio, nei suoni, nei colori, nelle luci e nei profumi\u00bb.[164] Per l\u2019esperienza cristiana, tutte le creature dell\u2019universo materiale trovano il loro vero senso nel Verbo incarnato, perch\u00e9 il Figlio di Dio ha incorporato nella sua persona parte dell\u2019universo materiale, dove ha introdotto un germe di trasformazione definitiva: \u00abIl Cristianesimo non rifiuta la materia, la corporeit\u00e0; al contrario, la valorizza pienamente nell\u2019atto liturgico, nel quale il corpo umano mostra la propria natura intima di tempio dello Spirito e arriva a unirsi al Signore Ges\u00f9, anche Lui fatto corpo per la salvezza del mondo\u00bb.[165]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>236. Nell\u2019Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge un\u2019espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine del mistero dell\u2019Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimit\u00e0 attraverso un frammento di materia. Non dall\u2019alto, ma da dentro, affinch\u00e9 nel nostro stesso mondo potessimo incontrare Lui. Nell\u2019Eucaristia \u00e8 gi\u00e0 realizzata la pienezza, ed \u00e8 il centro vitale dell\u2019universo, il centro traboccante di amore e di vita inesauribile. Unito al Figlio incarnato, presente nell\u2019Eucaristia, tutto il cosmo rende grazie a Dio. In effetti l\u2019Eucaristia \u00e8 di per s\u00e9 un atto di amore cosmico: \u00abS\u00ec, cosmico! Perch\u00e9 anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l\u2019Eucaristia \u00e8 sempre celebrata, in certo senso, sull\u2019altare del mondo\u00bb.[166] L\u2019Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che \u00e8 uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico \u00abla creazione \u00e8 protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l\u2019unificazione con il Creatore stesso\u00bb.[167] Perci\u00f2 l\u2019Eucaristia \u00e8 anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l\u2019ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>237. La domenica, la partecipazione all\u2019Eucaristia ha un\u2019importanza particolare. Questo giorno, cos\u00ec come il sabato ebraico, si offre quale giorno del risanamento delle relazioni dell\u2019essere umano con Dio, con s\u00e9 stessi, con gli altri e con il mondo. La domenica \u00e8 il giorno della Risurrezione, il \u201cprimo giorno\u201d della nuova creazione, la cui primizia \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 risorta del Signore, garanzia della trasfigurazione finale di tutta la realt\u00e0 creata. Inoltre, questo giorno annuncia \u00abil riposo eterno dell\u2019uomo in Dio\u00bb.[168] In tal modo, la spiritualit\u00e0 cristiana integra il valore del riposo e della festa. L\u2019essere umano tende a ridurre il riposo contemplativo all\u2019ambito dello sterile e dell\u2019inutile, dimenticando che cos\u00ec si toglie all\u2019opera che si compie la cosa pi\u00f9 importante: il suo significato. Siamo chiamati a includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che \u00e8 diversa da una semplice inattivit\u00e0. Si tratta di un\u2019altra maniera di agire che fa parte della nostra essenza. In questo modo l\u2019azione umana \u00e8 preservata non solo da un vuoto attivismo, ma anche dalla sfrenata voracit\u00e0 e dall\u2019isolamento della coscienza che porta a inseguire l\u2019esclusivo beneficio personale. La legge del riposo settimanale imponeva di astenersi dal lavoro nel settimo giorno, \u00abperch\u00e9 possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero\u00bb (Es 23,12). Il riposo \u00e8 un ampliamento dello sguardo che permette di tornare a riconoscere i diritti degli altri. Cos\u00ec, il giorno di riposo, il cui centro \u00e8 l\u2019Eucaristia, diffonde la sua luce sull\u2019intera settimana e ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VII. LA TRINIT\u00c0 E LA RELAZIONE TRA LE CREATURE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>238. Il Padre \u00e8 la fonte ultima di tutto, fondamento amoroso e comunicativo di quanto esiste. Il Figlio, che lo riflette, e per mezzo del quale tutto \u00e8 stato creato, si un\u00ec a questa terra quando prese forma nel seno di Maria. Lo Spirito, vincolo infinito d\u2019amore, \u00e8 intimamente presente nel cuore dell\u2019universo animando e suscitando nuovi cammini. Il mondo \u00e8 stato creato dalle tre Persone come unico principio divino, ma ognuna di loro realizza questa opera comune secondo la propria identit\u00e0 personale. Per questo, \u00abquando contempliamo con ammirazione l\u2019universo nella sua grandezza e bellezza, dobbiamo lodare tutta la Trinit\u00e0\u00bb.[169]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>239. Per i cristiani, credere in un Dio unico che \u00e8 comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realt\u00e0 contiene in s\u00e9 un\u2019impronta propriamente trinitaria. San Bonaventura arriv\u00f2 ad affermare che l\u2019essere umano, prima del peccato, poteva scoprire come ogni creatura \u00abtestimonia che Dio \u00e8 trino\u00bb. Il riflesso della Trinit\u00e0 si poteva riconoscere nella natura \u00abquando n\u00e9 quel libro era oscuro per l\u2019uomo, n\u00e9 l\u2019occhio dell\u2019uomo si era intorbidato\u00bb.[170] Il santo francescano ci insegna che ogni creatura porta in s\u00e9 una struttura propriamente trinitaria, cos\u00ec reale che potrebbe essere spontaneamente contemplata se lo sguardo dell\u2019essere umano non fosse limitato, oscuro e fragile. In questo modo ci indica la sfida di provare a leggere la realt\u00e0 in chiave trinitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>240. Le Persone divine sono relazioni sussistenti, e il mondo, creato secondo il modello divino, \u00e8 una trama di relazioni. Le creature tendono verso Dio, e a sua volta \u00e8 proprio di ogni essere vivente tendere verso un\u2019altra cosa, in modo tale che in seno all\u2019universo possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano segretamente[171]. Questo non solo ci invita ad ammirare i molteplici legami che esistono tra le creature, ma ci porta anche a scoprire una chiave della nostra propria realizzazione. Infatti la persona umana tanto pi\u00f9 cresce, matura e si santifica quanto pi\u00f9 entra in relazione, quando esce da s\u00e9 stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature. Cos\u00ec assume nella propria esistenza quel dinamismo trinitario che Dio ha impresso in lei fin dalla sua creazione. Tutto \u00e8 collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualit\u00e0 della solidariet\u00e0 globale che sgorga dal mistero della Trinit\u00e0.<\/p>\n<p>VIII. LA REGINA DI TUTTO IL CREATO<\/p>\n<p>241. Maria, la madre che ebbe cura di Ges\u00f9, ora si prende cura con affetto e dolore materno di questo mondo ferito. Cos\u00ec come pianse con il cuore trafitto la morte di Ges\u00f9, ora ha compassione della sofferenza dei poveri crocifissi e delle creature di questo mondo sterminate dal potere umano. Ella vive con Ges\u00f9 completamente trasfigurata, e tutte le creature cantano la sua bellezza. \u00c8 la Donna \u00abvestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo\u00bb (Ap 12,1). Elevata al cielo, \u00e8 Madre e Regina di tutto il creato. Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza. Lei non solo conserva nel suo cuore tutta la vita di Ges\u00f9, che \u00abcustodiva\u00bb con cura (cfr Lc 2,19.51), ma ora anche comprende il senso di tutte le cose. Perci\u00f2 possiamo chiederle che ci aiuti a guardare questo mondo con occhi pi\u00f9 sapienti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>242. Insieme a lei, nella santa famiglia di Nazaret, risalta la figura di san Giuseppe. Egli ebbe cura e difese Maria e Ges\u00f9 con il suo lavoro e la sua presenza generosa, e li liber\u00f2 dalla violenza degli ingiusti portandoli in Egitto. Nel Vangelo appare come un uomo giusto, lavoratore, forte. Ma dalla sua figura emerge anche una grande tenerezza, che non \u00e8 propria di chi \u00e8 debole ma di chi \u00e8 veramente forte, attento alla realt\u00e0 per amare e servire umilmente. Per questo \u00e8 stato dichiarato custode della Chiesa universale. Anche lui pu\u00f2 insegnarci ad aver cura, pu\u00f2 motivarci a lavorare con generosit\u00e0 e tenerezza per proteggere questo mondo che Dio ci ha affidato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IX. AL DI L\u00c0 DEL SOLE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>243. Alla fine ci incontreremo faccia a faccia con l\u2019infinita bellezza di Dio (cfr 1 Cor 13,12) e potremo leggere con gioiosa ammirazione il mistero dell\u2019universo, che parteciper\u00e0 insieme a noi della pienezza senza fine. S\u00ec, stiamo viaggiando verso il sabato dell\u2019eternit\u00e0, verso la nuova Gerusalemme, verso la casa comune del cielo. Ges\u00f9 ci dice: \u00abEcco, io faccio nuove tutte le cose\u00bb (Ap 21,5). La vita eterna sar\u00e0 una meraviglia condivisa, dove ogni creatura, luminosamente trasformata, occuper\u00e0 il suo posto e avr\u00e0 qualcosa da offrire ai poveri definitivamente liberati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>244. Nell\u2019attesa, ci uniamo per farci carico di questa casa che ci \u00e8 stata affidata, sapendo che ci\u00f2 che di buono vi \u00e8 in essa verr\u00e0 assunto nella festa del cielo. Insieme a tutte le creature, camminiamo su questa terra cercando Dio, perch\u00e9 \u00abse il mondo ha un principio ed \u00e8 stato creato, cerca chi lo ha creato, cerca chi gli ha dato inizio, colui che \u00e8 il suo Creatore\u00bb.[172] Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>245. Dio, che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perch\u00e9 si \u00e8 unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*****<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>246. Dopo questa prolungata riflessione, gioiosa e drammatica insieme, propongo due preghiere, una che possiamo condividere tutti quanti crediamo in un Dio creatore onnipotente, e un\u2019altra affinch\u00e9 noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Ges\u00f9 ci propone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Preghiera per la nostra terra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dio Onnipotente,<\/p>\n<p>che sei presente in tutto l\u2019universo<\/p>\n<p>e nella pi\u00f9 piccola delle tue creature,<\/p>\n<p>Tu che circondi con la tua tenerezza<\/p>\n<p>tutto quanto esiste,<\/p>\n<p>riversa in noi la forza del tuo amore<\/p>\n<p>affinch\u00e9 ci prendiamo cura<\/p>\n<p>della vita e della bellezza.<\/p>\n<p>Inondaci di pace, perch\u00e9 viviamo come fratelli e sorelle<\/p>\n<p>senza nuocere a nessuno.<\/p>\n<p>O Dio dei poveri,<\/p>\n<p>aiutaci a riscattare gli abbandonati<\/p>\n<p>e i dimenticati di questa terra<\/p>\n<p>che tanto valgono ai tuoi occhi.<\/p>\n<p>Risana la nostra vita,<\/p>\n<p>affinch\u00e9 proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,<\/p>\n<p>affinch\u00e9 seminiamo bellezza<\/p>\n<p>e non inquinamento e distruzione.<\/p>\n<p>Tocca i cuori<\/p>\n<p>di quanti cercano solo vantaggi<\/p>\n<p>a spese dei poveri e della terra.<\/p>\n<p>Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,<\/p>\n<p>a contemplare con stupore,<\/p>\n<p>a riconoscere che siamo profondamente uniti<\/p>\n<p>con tutte le creature<\/p>\n<p>nel nostro cammino verso la tua luce infinita.<\/p>\n<p>Grazie perch\u00e9 sei con noi tutti i giorni.<\/p>\n<p>Sostienici, per favore, nella nostra lotta<\/p>\n<p>per la giustizia, l\u2019amore e la pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Preghiera cristiana con il creato<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ti lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,<\/p>\n<p>che sono uscite dalla tua mano potente.<\/p>\n<p>Sono tue, e sono colme della tua presenza<\/p>\n<p>e della tua tenerezza.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Figlio di Dio, Ges\u00f9,<\/p>\n<p>da te sono state create tutte le cose.<\/p>\n<p>Hai preso forma nel seno materno di Maria,<\/p>\n<p>ti sei fatto parte di questa terra,<\/p>\n<p>e hai guardato questo mondo con occhi umani.<\/p>\n<p>Oggi sei vivo in ogni creatura<\/p>\n<p>con la tua gloria di risorto.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spirito Santo, che con la tua luce<\/p>\n<p>orienti questo mondo verso l\u2019amore del Padre<\/p>\n<p>e accompagni il gemito della creazione,<\/p>\n<p>tu pure vivi nei nostri cuori<\/p>\n<p>per spingerci al bene.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Signore Dio, Uno e Trino,<\/p>\n<p>comunit\u00e0 stupenda di amore infinito,<\/p>\n<p>insegnaci a contemplarti<\/p>\n<p>nella bellezza dell\u2019universo,<\/p>\n<p>dove tutto ci parla di te.<\/p>\n<p>Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine<\/p>\n<p>per ogni essere che hai creato.<\/p>\n<p>Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti<\/p>\n<p>con tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>Dio d\u2019amore, mostraci il nostro posto in questo mondo<\/p>\n<p>come strumenti del tuo affetto<\/p>\n<p>per tutti gli esseri di questa terra,<\/p>\n<p>perch\u00e9 nemmeno uno di essi \u00e8 dimenticato da te.<\/p>\n<p>Illumina i padroni del potere e del denaro<\/p>\n<p>perch\u00e9 non cadano nel peccato dell\u2019indifferenza,<\/p>\n<p>amino il bene comune, promuovano i deboli,<\/p>\n<p>e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.<\/p>\n<p>I poveri e la terra stanno gridando:<\/p>\n<p>Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,<\/p>\n<p>per proteggere ogni vita,<\/p>\n<p>per preparare un futuro migliore,<\/p>\n<p>affinch\u00e9 venga il tuo Regno<\/p>\n<p>di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.<\/p>\n<p>Laudato si\u2019!<\/p>\n<p>Amen.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dato a Roma, presso San Pietro, il 24 maggio, Solennit\u00e0 di Pentecoste, dell\u2019anno 2015, terzo del mio Pontificato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franciscus<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] Cantico delle creature: Fonti Francescane ( FF) 263.<\/p>\n<p>[2] Lett. ap. Octogesima adveniens (14 maggio 1971), 21: AAS 63 (1971), 416-417.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[3] Discorso alla FAO nel 25\u00b0 anniversario (16 novembre 1970), 4: AAS 62 (1970), 833.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[4] Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 15: AAS 71 (1979), 287.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[5] Cfr Catechesi (17 gennaio 2001), 4: Insegnamenti 24\/1 (2001), 179.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[6] Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 38: AAS 83 (1991), 841.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[7] Ibid., 58: p. 863.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[8] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 34: AAS 80 (1988), 559.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[9] Cfr Id., Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 37: AAS 83 (1991), 840.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[10] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (8 gennaio 2007): AAS 99 (2007), 73.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[11] Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 51: AAS 101 (2009), 687.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[12] Discorso al Deutscher Bundestag, Berlino (22 settembre 2011): AAS 103 (2011), 664.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[13] Discorso al clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone (6 agosto 2008): AAS 100 (2008), 634.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[14] Messaggio per la Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato (1 settembre 2012).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[15] Discorso a Santa Barbara, California (8 novembre 1997); cfr John Chryssavgis, On Earth as in Heaven: Ecological Vision and Initiatives of Ecumenical Patriarch Bartholomew, Bronx, New York, 2012.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[16] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[17] Conferenza al Monastero di Utstein, Norvegia (23 giugno 2003).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[18] Discorso \u00abGlobal Responsibility and Ecological Sustainability: Closing Remarks\u00bb, I Vertice di Halki, Istanbul (20 giugno 2012).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[19] Tommaso da Celano, Vita prima di San Francesco, XXIX, 81: FF 460.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[20] Legenda Maior, VIII, 6: FF 1145.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[21] Cfr Tommaso da Celano, Vita seconda di San Francesco, CXXIV, 165: FF 750.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[22] Conferenza dei Vescovi Cattolici dell\u2019Africa del Sud, Pastoral Statement on the Environmental Crisis (5 settembre 1999).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[23] Cfr Saluto al personale della FAO (20 novembre 2014): AAS 106 (2014), 985.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[24] V Conferenza Generale dell&#8217;Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 86.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[25] Conferenza dei Vescovi Cattolici delle Filippine, Lettera pastorale What is Happening to our Beautiful Land? (29 gennaio 1988).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[26] Conferenza Episcopale Boliviana, Lettera pastorale sull\u2019ambiente e lo sviluppo umano in Bolivia El universo, don de Dios para la vida (2012), 17.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[27] Cfr Conferenza Episcopale Tedesca. Commissione per gli Affari Sociali, Der Klimawandel: Brennpunkt globaler, intergenerationeller und \u00f6kologischer Gerechtigkeit (settembre 2006), 28-30.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[28] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 483.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[29] Catechesi (5 giugno 2013): Insegnamenti 1\/1 (2013), 280.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[30] Vescovi della Regione Patagonia-Comahue (Argentina), Mensaje de Navidad (dicembre 2009), 2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[31] Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, Global Climate Change: A Plea for Dialogue, Prudence and the Common Good (15 giugno 2001).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[32] V Conferenza Generale dell&#8217;Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 471.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[33] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 56: AAS 105 (2013), 1043.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[34] Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 12: AAS 82 (1990), 154.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[35] Id., Catechesi (17 gennaio 2001), 3: Insegnamenti 24\/1 (2001), 178.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[36] Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 15: AAS 82 (1990), 156.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[37] Catechismo della Chiesa Cattolica, 357.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[38] Cfr Angelus ad Osnabr\u00fcck (Germania) con le persone disabili, 16 novembre 1980: Insegnamenti 3\/2 (1980), 1232.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[39] Benedetto XVI, Omelia per il solenne inizio del ministero petrino (24 aprile 2005): AAS 97 (2005), 711.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[40] Cfr Legenda Maior, VIII, 1: FF 1134.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[41] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2416.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[42] Conferenza Episcopale Tedesca, Zukunft der Sch\u00f6pfung \u2013 Zukunft der Menschheit. Erkl\u00e4rung der Deutschen Bischofskonferenz zu Fragen der Umwelt und der Energieversorgung (1980), II, 2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[43] Catechismo della Chiesa Cattolica, 339.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[44] Hom. in Hexaemeron, 1, 2, 10: PG 29, 9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[45] Divina Commedia. Paradiso, Canto XXXIII, 145.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[46] Benedetto XVI, Catechesi (9 novembre 2005), 3: Insegnamenti 1 (2005), 768.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[47] Id., Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 51: AAS 101 (2009), 687.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[48] Giovanni Paolo II, Catechesi (24 aprile 1991), 6: Insegnamenti 14\/1 (1991), 856.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[49] Il Catechismo insegna che Dio ha voluto creare un mondo in cammino sino alla sua perfezione ultima, e che ci\u00f2 implica la presenza dell\u2019imperfezione e del male fisico: cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 310.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[50] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 36.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[51] Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologiae I, q. 104, art. 1, ad 4.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[52] Id., In octo libros Physicorum Aristotelis expositio, lib. II, lectio 14.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[53] In questa prospettiva si pone il contributo del P. Teilhard de Chardin; cfr Paolo VI, Discorso in uno stabilimento chimico-farmaceutico (24 febbraio 1966): Insegnamenti 4 (1966), 992-993; Giovanni Paolo II, Lettera al reverendo P. George V. Coyne (1 giugno 1988): Insegnamenti 11\/2 (1988), 1715; Benedetto XVI, Omelia nella celebrazione dei Vespri ad Aosta (24 luglio 2009): Insegnamenti 5\/2 (2009), 60.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[54] Giovanni Paolo II, Catechesi (30 gennaio 2002), 6: Insegnamenti 25\/1 (2002), 140.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[55] Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada. Commissione Affari Sociali, Lettera pastorale \u201cYou Love All That Exists\u2026 All Things Are Yours, God, Lover of Life\u201d (4 ottobre 2003), 1.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[56] Conferenza dei Vescovi Cattolici del Giappone, Reverence for Life. A Message for the Twenty-First Century (1 gennaio 2001), 89.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[57] Giovanni Paolo II, Catechesi (26 gennaio 2000), 5:Insegnamenti 23\/1 (2000), 123.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[58] Id., Catechesi (2 agosto 2000), 3: Insegnamenti 23\/2 (2000), 112.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[59] Paul Ric\u0153ur, Philosophie de la volont\u00e9. 2. Finitude et Culpabilit\u00e9, Paris 2009, 216 (trad. it.: Finitudine e colpa, Bologna, 1970, 258).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[60] Summa Theologiae I, q. 47, art. 1.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[61] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[62] Cfr ibid., art. 2, ad. 1; art. 3.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[63] Catechismo della Chiesa Cattolica, 340.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[64] Cantico delle creature: FF 263.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[65] Cfr Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, A Igreja e a quest\u00e3o ecol\u00f3gica, 1992, 53-54.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[66] Ibid., 61.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[67] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 215: AAS 105 (2013), 1109.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[68] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 14: AAS 101 (2009), 650.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[69] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2418.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[70] Conferenza dell\u2019Episcopato Dominicano, Lettera pastorale Sobre la relaci\u00f3n del hombre con la naturaleza (15 marzo 1987).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[71] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 19: AAS 73 (1981), 626.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[72] Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 31: AAS 83 (1991), 831.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[73] Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 33: AAS 80 (1988), 557.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[74] Discorso agli indigeni e ai campesinos del Messico, Cuilap\u00e1n (29 gennaio 1979), 6: AAS 71 (1979), 209.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[75] Omelia nella Messa celebrata per gli agricoltori a Recife, Brasile (7 luglio 1980), 4: AAS 72 (1980), 926.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[76] Cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 8: AAS 82 (1990), 152.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[77] Conferenza Episcopale Paraguayana, Lettera pastorale El campesino paraguayo y la tierra (12 giugno 1983), 2, 4, d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[78] Conferenza Episcopale della Nuova Zelanda, Statement on Environmental Issues, Wellington (1 settembre 2006).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[79] Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 27: AAS 73 (1981), 645.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[80] Per tale motivo san Giustino pot\u00e9 parlare di \u00absemi del Verbo\u00bb nel mondo: cfr II Apologia 8, 1-2; 13, 3-6: PG 6,457-458; 467.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[81] Giovanni Paolo II, Discorso ai rappresentanti della scienza, della cultura e degli alti studi nell\u2019Universit\u00e0 delle Nazioni Unite, Hiroshima (25 febbraio 1981), 3: AAS 73 (1981), 422.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[82] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 69: AAS 101 (2009), 702.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[83] Romano Guardini, Das Ende der Neuzeit, W\u00fcrzburg 19659, 87 (ed. it.: La fine dell&#8217;epoca moderna, Brescia 1987, 80).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[84] Ibid. (ed. it.: 81).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[85] Ibid., 87-88 (ed. it.: 81).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[86] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 462.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[87] Romano Guardini, Das Ende der Neuzeit, 63-64 (ed. it.: La fine dell&#8217;epoca moderna, 58).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[88] Ibid., 64 (ed. it.: 58).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[89] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 35: AAS 101 (2009), 671.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[90] Ibid., 22: p. 657.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[91] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 231: AAS 105 (2013), 1114.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[92] Romano Guardini, Das Ende der Neuzeit, 63 (ed. it.: La fine dell\u2019epoca moderna, 57-58).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[93] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 38: AAS 83 (1991), 841.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[94] Cfr Dichiarazione Love for Creation. An Asian Response to the Ecological Crisis, Colloquio promosso dalla Federazione delle Conferenze dei Vescovi dell\u2019Asia (Tagaytay, 31 gennaio-5 febbraio 1993), 3.3.2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[95] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 37: AAS 83 (1991), 840.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[96] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, 2: AAS 102 (2010), 41.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[97] Id., Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 28: AAS 101 (2009), 663.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[98] Cfr Vincenzo di L\u00e9rins, Commonitorium primum, cap. 23: PL 50, 668: \u00abUt annis scilicet consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[99] N. 80: AAS 105 (2013), 1053.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[100] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 63.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[101] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 37: AAS 83 (1991), 840.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[102] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 34: AAS 59 (1967), 274.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[103] Benedetto XVI, Lettera enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 32: AAS 101 (2009), 666.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[104] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[105] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[106] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2417.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[107] Ibid., 2418.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[108] Ibid., 2415.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[109] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 6: AAS 82 (1990), 150.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[110] Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze (3 ottobre 1981), 3: Insegnamenti 4\/2 (1981), 333.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[111] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 7: AAS 82 (1990), 151.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[112] Giovanni Paolo II, Discorso alla trentacinquesima Assemblea Generale dell\u2019Associazione Medica Mondiale (29 ottobre 1983), 6: AAS 76 (1984), 394.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[113] Commissione Episcopale di Pastorale Sociale dell\u2019Argentina, Una tierra para todos (giugno 2005), 19.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[114] Dichiarazione di Rio sull\u2019ambiente e lo sviluppo (14 giugno 1992), Principio 4.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[115] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 237: AAS 105 (2013), 1116.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[116] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 51: AAS 101 (2009), 687.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[117] Alcuni autori hanno mostrato i valori che spesso si vivono, per esempio, nelle villas, chabolas o favelas dell\u2019America Latina: cfr Juan Carlos Scannone, S.J., \u00abLa irrupci\u00f3n del pobre y la l\u00f3gica de la gratitud\u00bb, en Juan Carlos Scannone y Marcelo Perine (edd.), Irrupci\u00f3n del pobre y quehacer filos\u00f3fico. Hacia una nueva racionalidad, Buenos Aires 1993, 225-230.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[118] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 482.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[119] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 210: AAS 105 (2013), 1107.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[120] Discorso al Deutscher Bundestag, Berlino (22 settembre 2011): AAS 103 (2011), 668.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[121] Catechesi (15 aprile 2015): L\u2019Osservatore Romano, 16 aprile 2015, p. 8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[122] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 26.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[123] Cfr nn. 186-201: AAS 105 (2013), 1098-1105.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[124] Conferenza Episcopale Portoghese, Lettera pastorale Responsabilidade solid\u00e1ria pelo bem comum (15 settembre 2003), 20.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[125] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, 8: AAS 102 (2010), 45.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[126] Dichiarazione di Rio sull\u2019ambiente e lo sviluppo (14 giugno 1992), Principio 1.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[127] Conferenza Episcopale Boliviana, Lettera pastorale sull\u2019ambiente e lo sviluppo umano in Bolivia El Universo, don de Dios para la Vida (2012), 86.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[128] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Energia, Giustizia e Pace, IV, 1, Citt\u00e0 del Vaticano (2013), 56.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[129] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 67: AAS 101 (2009), 700.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[130] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 222: AAS 105 (2013), 1111.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[131] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 469.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[132] Dichiarazione di Rio sull\u2019ambiente e lo sviluppo (14 giugno 1992), Principio 15.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[133] Cfr Conferenza Episcopale Messicana. Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale, Jesucristo, vida y esperanza de los ind\u00edgenas y campesinos (14 gennaio 2008).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[134] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 470.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[135] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, 9: AAS 102 (2010), 46.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[136] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[137] Ibid., 5: p. 43.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[138] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 50: AAS 101 (2009), 686.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[139] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 209: AAS 105 (2013), 1107.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[140] Ibid., 228: AAS 105 (2013), 1113.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[141] Cfr Lett. enc. Lumen fidei (29 giugno 2013), 34: AAS 105 (2013), 577: \u00abLa luce della fede, in quanto unita alla verit\u00e0 dell\u2019amore, non \u00e8 aliena al mondo materiale, perch\u00e9 l\u2019amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede \u00e8 luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Ges\u00f9. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre pi\u00f9 ampio. Lo sguardo della scienza riceve cos\u00ec un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realt\u00e0, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura \u00e8 sempre pi\u00f9 grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[142] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 256: AAS 105 (2013), 1123.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[143] Ibid., 231: p. 1114.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[144] Das Ende der Neuzeit, W\u00fcrzburg 19659, 66-67 (ed. it. La fine dell\u2019epoca moderna, Brescia 1987, 61).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[145] Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 1: AAS 82 (1990), 147.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[146] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 66: AAS 101 (2009), 699.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[147] Id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, 11: AAS 102 (2010), 48.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[148] Carta della Terra, L\u2019Aja (29 giugno 2000).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[149] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 39: AAS 83 (1991), 842.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[150] Id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 14: AAS 82 (1990), 155.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[151] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 261: AAS 105 (2013), 1124.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[152] Benedetto XVI, Omelia per il solenne inizio del ministero petrino (24 aprile 2005): AAS 97 (2005), 710.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[153] Conferenza dei Vescovi Cattolici dell\u2019Australia, A New Earth. The Environmental Challenge (2002).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[154] Romano Guardini, Das Ende der Neuzeit, 72 (trad. it.: La fine dell\u2019epoca moderna, 66).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[155] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 71: AAS 105 (2013), 1050.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[156] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 2: AAS 101 (2009), 642.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[157] Paolo VI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1977: AAS 68 (1976), 709.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[158] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 582.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[159] Un maestro spirituale, Ali Al-Khawwas, a partire dalla sua esperienza, sottolineava la necessit\u00e0 di non separare troppo le creature del mondo dall\u2019esperienza di Dio nell\u2019interiorit\u00e0. Diceva: \u00abNon bisogna dunque biasimare per partito preso la gente che cerca l\u2019estasi nella musica e nella poesia. C\u2019\u00e8 un \u201csegreto\u201d sottile in ciascuno dei movimenti e dei suoni di questo mondo. Gli iniziati arrivano a cogliere quello che dicono il vento che soffia, gli alberi che si piegano, l\u2019acqua che scorre, le mosche che ronzano, le porte che cigolano, il canto degli uccelli, il pizzicar di corde, il fischio del flauto, il sospiro dei malati, il gemito dell\u2019afflitto\u2026\u00bb(Eva De Vitray-Meyerovitch [ed.], Anthologie du soufisme, Paris 1978, 200; trad. it.: I mistici dell\u2019Islam, Parma 1991, 199).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[160] In II Sent., 23, 2, 3.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[161] C\u00e1ntico Espiritual, XIV, 5.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[162] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[163] Ibid., XIV, 6-7.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[164] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Orientale lumen (2 maggio 1995), 11: AAS 87 (1995), 757.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[165] Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[166] Id., Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), 8: AAS 95 (2003), 438.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[167] Benedetto XVI, Omelia nella Messa del Corpus Domini (15 giugno 2006): AAS 98 (2006), 513.<\/p>\n<p>[168] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2175.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[169] Giovanni Paolo II, Catechesi (2 agosto 2000), 4: Insegnamenti 23\/2 (2000), 112.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[170] Quaest. disp. de Myst. Trinitatis, 1, 2, concl.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[171] Cfr Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologiae I, q. 11, art. 3; q. 21, art. 1, ad 3; q. 47, art. 3.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[172] Basilio Magno, Hom. in Hexaemeron, 1, 2, 6: PG 29, 8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/06\/18\/laudato-si-la-nuova-enciclica-papale-chiama-tutti-a-cambiare-urgentemente-lo-stile-di-vita-e-indica-alle-giovani-generazioni-il-compito-di-salvare-il-nostro-pianeta-pubblichiamo-il-testo-inte\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/06\/18\/laudato-si-la-nuova-enciclica-papale-chiama-tutti-a-cambiare-urgentemente-lo-stile-di-vita-e-indica-alle-giovani-generazioni-il-compito-di-salvare-il-nostro-pianeta-pubblichiamo-il-testo-inte\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. \u00abLaudato si\u2019, mi\u2019 Signore\u00bb, cantava san Francesco d\u2019Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune \u00e8 anche come una sorella, con la quale condividiamo l\u2019esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: \u00abLaudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":53045,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[31],"tags":[44],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53044"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53044"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53044\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53048,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53044\/revisions\/53048"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/53045"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53044"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53044"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53044"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}