{"id":56490,"date":"2015-07-25T20:12:15","date_gmt":"2015-07-25T18:12:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=56490"},"modified":"2015-07-25T20:15:12","modified_gmt":"2015-07-25T18:15:12","slug":"le-vite-sbandate-del-brigantaggio-post-unitario-nel-basso-salento-una-ricerca-di-ivan-ferrari-svela-pagine-ancora-misconosciute-e-insondate-della-nostra-storia-le-conclusioni-dell-autore-dal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/25\/le-vite-sbandate-del-brigantaggio-post-unitario-nel-basso-salento-una-ricerca-di-ivan-ferrari-svela-pagine-ancora-misconosciute-e-insondate-della-nostra-storia-le-conclusioni-dell-autore-dal\/","title":{"rendered":"LE &#8220;Vite sbandate&#8221; DEL BRIGANTAGGIO POST UNITARIO NEL BASSO SALENTO. UNA RICERCA DI IVAN FERRARI SVELA PAGINE MISCONOSCIUTE DELLA NOSTRA STORIA. LE CONCLUSIONI DELL&#8217; AUTORE. DAL SUO LIBRO, IL RACCONTO DI UNA &#8216;CACCIA ALL&#8217; UOMO&#8217; NELLA CAMPAGNE DI MELISSANO"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"372\" height=\"256\" title=\"brigantedama\" class=\"alignleft size-full wp-image-56491\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/brigantedama.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/brigantedama.jpg 372w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/brigantedama-300x206.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 372px) 100vw, 372px\" \/>di<strong> Ivan Ferrari_______<\/strong><\/p>\n<p>(Rdl______Presentazione nella &#8220;sua&#8221; Alezio\u00a0del volume \u201cVite Sbandate. Brigantaggio nel basso Salento (1860-1866)\u201d di Ivan Ferrari.\u00a0Trentasei anni, laureato\u00a0in Beni Culturali e\u00a0specializzato in Topografia Antica, svolge attivit\u00e0 di ricerca presso l\u2019IBAM CNR di Lecce ed \u00e8 autore di diverse pubblicazioni scientifiche a carattere storico, archeologico e tecnologico. Quest\u2019ultimo contributo, che segue &#8216;Alezio 2 giugno 1946&#8217; (Esperidi 2009) e &#8216;La fiera della Lizza&#8217; (Esperidi 2010), \u00e8 figlio della grande passione dell\u2019autore per lo studio della storia locale, che qui abbraccia l\u2019intero territorio del basso Salento.<\/p>\n<p>Credendo che l&#8217; argomento interessi e anzi appassioni, molti dei nostri lettori, abbiamo chiesto all&#8217; autore di\u00a0riassumerci le\u00a0 sue conclusioni della serata di presentazione, che riportiamo qui di seguito, e un brano del suo libro, che pubblichiamo per gentile concessione dell&#8217; editore Claudio Matino, al quale va un ringraziamento particolare).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Il volume, frutto di una ricerca d&#8217;archivio durata circa quattro anni, riporta alla luce tutta una serie di vicende e personaggi che animarono il basso Salento nel concitato periodo che segu\u00ec l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, dalla propaganda risorgimentale sprezzantemente etichettato come &#8216;brigantaggio&#8217;. In realt\u00e0 si trattava di una diffusa insofferenza verso i nuovi regnanti ed il nuovo Governo, che si dimostrarono incapaci di dare una risposta politica al problema, prediligendo invece l&#8217;azione di forza tesa a stroncare nel sangue ogni forma di protesta e reazione.<\/p>\n<p>Proteste che fra il 1860 ed il 1861 sfociarono dapprima nei moti popolari di Sternatia, ed in quelli pi\u00f9 vasti del circondario di Poggiardo, e di Taviano, Racale ed Alliste, anche con tragiche conseguenze sia dall&#8217;una che dall&#8217;altra parte, successivamente seguiti dalla formazione di due bande armate che operarono nell&#8217;estate del &#8217;61.<\/p>\n<p>La prima di esse si componeva prevalentemente di giovani provenienti dal circondario di Gallipoli, per la maggior parte di Villa Picciotti (attuale Alezio) ed ebbero come obiettivo i disarmi, avvenuti senza spargimento di sangue, dei corpi di Guardia Nazionale di San Nicola (9 luglio) e Picciotti (23 luglio).<\/p>\n<p>L&#8217;altra capitanata dal parabitano Rosario Parata detto Lo Sturno, con il medesimo modus operandi mise a segno un&#8217;impressionante sequenza di incursioni in altrettanti locali quartieri militari. La prima azione fu il disarmo di Zollino la notte fra il 2 ed il 3 agosto, cui seguirono Supersano, Cutrofiano, Scorrano, ancora Cutrofiano, Castrignano dei Greci, Galugnano, Nociglia, Surano e Spongano, queste ultime tre avvenute congiuntamente il 23 agosto a seguito del vittorioso scontro a fuoco contro la Guardia Nazionale di Poggiardo a ridosso del bosco Belvedere. Paradossalmente, proprio dopo quest\u2019ultima impresa in cui Lo Sturno raggiunse il suo apice di popolarit\u00e0, si ebbe inaspettatamente il dissolvimento della sua comitiva, che cedendo alle continue pressioni avanzate dai vari esponenti locali delle istituzioni, decisero, laddove non gi\u00e0 arrestati, di presentarsi volontariamente, per riprendere il servizio militare sotto la nuova bandiera tricolore.<\/p>\n<p>Segu\u00ec quindi un intero anno di inattivit\u00e0, derivato anche dalle incessanti indagini che portarono a segno una lunga fila di arresti, e sul nascere il tentativo messo in atto da parte dello Sturno di ricomporre sul finire del 1862 un&#8217;ulteriore banda.<\/p>\n<p>Il 25 giugno 1863 esord\u00ec una nuova comitiva di sbandati, composta dal sodalizio fra la piccola comitiva di Quintino Venneri di Alliste soprannominato Melchiorre e quella pi\u00f9 numerosa della banda di Picciotti, all\u2019interno della quale sembr\u00f2 emergere la figura Ippazio Gianfreda detto Panararo, il cui obiettivo non erano pi\u00f9 gli assalti ai posti militari, bens\u00ec i singoli liberali. Furono autori di una lunghissima sequenza di azioni, che le forze governative non riuscirono a contrastare, salvo poi in ultimo mettere a segno e nel giro di poco tempo l&#8217;uno dall&#8217;altro, gli arresti dei due capibanda fra la fine del &#8217;63 e l&#8217;inizio del &#8217;64. Tuttavia, quando ormai la quiete pubblica sembrava essere assicurata, un evento inaspettato mise nuovamente tutto in discussione: ossia l\u2019evasione di Quintino Venneri dal carcere San Francesco di Lecce il 20 settembre del 1864. La sua determinazione fu tale che riusc\u00ec ancora una volta a ricomporre una nuova comitiva e questo anche grazie al suo carisma, mettendo a segno una serie di colpi che lo imporranno all&#8217;attenzione delle forze governative, che riusciranno a sgominare banda, ma non ad arrestarlo. Divenne quindi una lotta impari e solitaria, che Melchiorre port\u00f2 avanti sino alla fine, rendendolo agli occhi di molti quasi una leggenda vivente.<\/p>\n<p>______<\/p>\n<p>7.14. <strong>LO SCONTRO A FUOCO TRA BRIGANTI ED UN DRAPPELLO DI FANTERIA\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Incessanti, continuarono le perlustrazioni dell\u2019esercito nel territorio110 e sempre in quel 9 settembre, a non molti chilometri di distanza dalla contrada Macchiforte di Gallipoli, un drappello di quindici soldati della 15a Compagnia del 56\u00b0 Reggimento di Fanteria, sotto il comando del tenente Rossi, si part\u00ec in unione a due Reali Carabinieri a piedi da Casarano, per andare a loro volta a caccia di briganti.<\/p>\n<p>Ad un certo punto il Tenente divise il gruppo in due plotoni, il primo guidato da lui e dal carabiniere Gaspare Leccio si diresse nel territorio di Alliste, l\u2019altro guidato dal 28enne carabiniere a piedi Sartorj Lorenzo e dal 24enne caporale Francesco Campana, entrambi piemontesi, prese la volta dei territori di Melissano e Racale.<\/p>\n<p>Dopo ore di pattugliamento e sul calar del sole, quest\u2019ultimo gruppo di nove uomini giunse nei pressi della vigna di un certo Alessandro Briganti in agro di Melissano. Circa una mezz\u2019ora prima proprio in quel vigneto era giunto il pastore 36enne Pasquale Potenza, con il permesso accordato da Isidoro Matino, colono di quel fondo, di far pascolare il proprio gregge nella vigna. L\u00ec giunto trov\u00f2 il guardiano, che altro non era se non il cognato dello stesso colono, ossia il 37enne di Melissano Ippazio Vincente, che sorvegliava l\u2019uva raccolta in attesa dell\u2019arrivo del tra\u00ecno previsto per l\u2019indomani mattina.<\/p>\n<p>Nel giungere con il suo gregge, il Potenza si accorse della presenza di quattro sagome maschili, che pens\u00f2 fossero dei lavoratori che si ritiravano in paese, seguite a pochi passi da una contadina. Si trattava della me\u00aclissanese Anna Maria Sandalo, la stessa che durante l\u2019uccisione di don Marino si trovava suo malgrado ad assistere la figlia inferma che abitava nello stesso vicolo del prete. La donna, avendo in quella sera terminato il lavoro nei campi, si stava ritirando in casa quando fu raggiunta e poco dopo superata da quei quattro sconosciuti, con i quali per qualche minuto ebbe modo di percorrere, quasi fianco a fianco, un breve tratto di strada in comune. Pot\u00e8 quindi scrutare meglio le loro sagome, che delineavano delle persone grossomodo tutte sul metro e settanta, tranne una che spiccava sulle altre per la sua altezza e per una corporatura decisamente pi\u00f9 snella. A differenza degli altri che vestivano alla contadina, questi indossava abiti da caccia, fra cui una giberna di cuoio nera ed un cappello di paglia.<\/p>\n<p>Era proprio il Mustazza, uno dei due carnefici di Papa Marino che la donna tuttavia non conosceva, cos\u00ec come non conosceva lo stes\u00acso Quintino Venneri, che assieme a Ippazio Gianfreda e Barsanofrio Cantoro componeva il quartetto. Consci del costante pericolo di truppe in perlustrazione, furono proprio loro ad accorgersi per primi della minaccia che si annidava nei campi, ed avvedutisi dei soldati in corrispondenza di quel vigneto, il grup\u00acpetto si accovacci\u00f2 dietro il basso muretto a secco che ne tracciava il confine. La Sandalo, intuendo essere quelli dei briganti ed ancor pi\u00f9 impaurita dal so\u00acpraggiungere della truppa, affrett\u00f2 il passo per allontanarsi il pi\u00f9 possibile. Di contro i militari, non essendosi accorti degli sbandati, si insospettirono lo stesso nell\u2019osservare l\u2019atteggiamento del Potenza e del Vincente che, standosene in piedi nei pressi di una piccola casina, davano l\u2019impressione di essere delle sentinelle.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che la forza si avvicin\u00f2 schierata in formazione d\u2019attacco con i fucili spianati, a sua insaputa proprio vicino a quel muricciolo dietro il quale si erano nascosti i briganti. Melchiorre, Panararo, Mustazza e Cantoro, sentendo il calpestio degli stivali militari farsi sempre pi\u00f9 vicino, ritrovandosi di molto inferiori nel numero e in un\u2019estrema situazione di pericolo, dopo un repentino cenno d\u2019intendiemento, serrarono fra le mani le loro doppiette preparandosi ad attaccare. Intanto i soldati, avanzando decisi in direzione della casina, erano ormai giunti a qualche decina di metri dal muretto, da dietro il quale all\u2019improv\u00acviso videro elevarsi in piedi all\u2019unisono le sagome di quattro uomini. Colti alla sprovvista, in men che non si dica si videro puntati contro quattro schioppi. Le fiammate di altrettante fucilate illuminarono per un\u2019istante i volti dei bri\u00acganti ed una scarica di palle di piombo sibil\u00f2 pericolosamente contro i soldati.<\/p>\n<p>Sorpreso e sotto attacco il drappello si gett\u00f2 immediatamente a terra contrat\u00actaccando al fuoco. I briganti tuttavia, avevano gi\u00e0 provveduto a darsi alla fuga e con i soldati distesi per terra riuscirono a conquistare alcuni preziosi metri di vantaggio. Il guardiano ed il pecoraro all\u2019esplodere delle fucilate, cercarono riparo dietro la casina, da dove qualche istante dopo videro i quattro briganti passare a non pi\u00f9 di quindici passi di distanza, mentre scappavano zigzagando attraverso le pecore nella vigna. La truppa, rimasta incolume, entr\u00f2 nel vigneto e un carabiniere raggiungendo il Potenza prontamente gli chiese: \u201cDove sono andati?\u201d. \u201cDa quella parte!\u201d, rispose l\u2019uomo puntando con l\u2019indice della mano destra la direzione. I<\/p>\n<p>mmediatamente tutti e nove i soldati della truppa si dettero all\u2019inseguimento con una tale foga che dopo qualche centinaio di metri riuscirono a raggiungere i fuggitivi in un folto oliveto. Qui i briganti, vedendosi ormai quasi spacciati, si appostarono dietro dei poderosi e tortuosi fusti pronti a far fuoco. I militari dal canto loro si divisero in due tronconi per aggirarli. I ricercati, comprendendo la strategia della forza, si decisero in un ultimo e disperato tentativo, ossia quello di sfondare armi in pugno l\u2019accerchiamento, attaccando temerariamente una delle due tenaglie. Intanto i fanti, cauti, avan\u00aczavano inesorabilmente di albero in albero guadagnando posizione e andando progressivamente a stringere sempre pi\u00f9 la morsa. I briganti, dal canto loro, studiavano il loro incedere, nella speranza di individuare il punto ed il momento favorevole per concentrare le loro ultime scariche: silenti, si preparano quin\u00acdi nella penombra a sferrare l\u2019attacco.<\/p>\n<p>Erano tutti tesi, pronti a scattare come molle, quando il Mustazza in una frazione di secondo not\u00f2 un soldato trovarsi momentaneamente allo scoperto nel gruppo di militari a destra, senza pensar\u00acci, d\u2019istinto gli scaric\u00f2 immediatamente contro il suo fucile, seguito a raffica da Panararo, Melchiorre e Cantoro. Fu proprio il proiettile del Mustazza ad andare a segno; l\u2019uomo, ferito, cadde a terra ed apertosi il varco i quattro vi si infilarono, superando come schegge l\u2019uomo a terra e riprendendo nuovamente a fuggire. Un nuovo inseguimento ebbe inizio, ma i briganti muovendosi a memoria in un territorio che conoscevano come le loro tasche, dopo poco riuscirono a dileguarsi aiutati anche dal sopraggiungere dell\u2019oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>Intanto il carabiniere Sartorj Lorenzo, che guidava i militari che avanzavano a sinistra, raggiunse il commilitone ferito per prestargli soccorso. Questi era un soldato 21enne originario di Pinarolo, a nome Gaido Stefano, che un istante dopo le fucilate subite dagli sbandati ed a causa di una forte fitta alla gamba, si era accasciato per terra. Ritratto l\u2019arto a s\u00e9, lo teneva serrato con tutte e due le mani, mentre si elevavano per aria le prima grida di dolore. \u201cMi sento bagnato! Mi sento bagnato!\u201d questi urlava al Sartorj nell\u2019avvertire le mani intrise di sangue.<\/p>\n<p>I suoi compagni cercarono di tirarlo su, ma le fitte sempre pi\u00f9 lancinanti non consentivano al Gaido di muoversi. Non riuscendo, data l\u2019oscurit\u00e0, ad osservare l\u2019entit\u00e0 della ferita, il militare si fece quindi a ricercare con la mano il punto di fuoriuscita del sangue, trovando il foro d\u2019entrata del proiettile late\u00acralmente poco discosto dalla tibia. Il giovane soldato, stringendo i denti, port\u00f2 delicatamente la mano nella parte posteriore in corrispondenza del polpac\u00accio, nel punto in cui il dolore era pi\u00f9 pungente e si accorse dell\u2019esistenza di una escrescenza. Era estremamente dura e tastandola meglio appariva come un corpo estraneo. Con la voce alterata dal dolore, disse ai suoi commilitoni: \u201cNon riesco a camminare perch\u00e9 la palla \u00e8 ancora dentro!\u201d.<\/p>\n<p>Data la situazione, il caporale Campana rivolto a due dei suoi ordin\u00f2: \u201cVeloci, andate a Melissano e recuperate un animale per trasportare il ferito!\u201d. Cos\u00ec fecero e poco dopo vi ritornarono con una mula. Attirato dal rimbombo delle fucilate, nel frattempo era sopraggiunto anche il resto del plotone guidato dal tenente Rossi, che pre\u00acso il comando della situazione ordin\u00f2 a due suoi uomini di raggiungere il prima possibile Racale per avvisare il sindaco Diodato Rizzo dell\u2019arrivo del plotone e della necessit\u00e0 di un medico; fu cos\u00ec che adagiato il ferito sull\u2019animale, tutta la truppa lo scort\u00f2 sin dentro l\u2019abitato.<\/p>\n<p>Era da poco suonata la mezzanotte quando un messo and\u00f2 ad allertare il medico condotto Bonaventura Vergari. Giunto in Racale, il soldato Gaido fu immediatamente trasportato in casa del dottore. Venne aiutato a distendersi su di un letto e tagliati i pantaloni in corrispondenza della ferita, venne sottoposto ad una scrupolosa visita medica.<\/p>\n<p>Erano trascorse due ore dallo scontro a fuoco ed alla luce del lume si osserv\u00f2 nella regione medio laterale della gamba destra, una ferita contusa avente la lunghezza di circa dieci linee e la profondit\u00e0 di cinque dita poste di traverso, prodotta dalla spinta di un proiettile. La palla era quindi penetrata nella carne bucando il tessuto cutaneo e camminando all\u2019interno per circa otto centimetri, ma venendo meno la spinta propulsiva si era arrestata fra i tessuti interni e lo strato cutaneo posto nella parte retrostante della gamba.<\/p>\n<p>Il dottor Vergari non vide altra soluzione che operare all\u2019istante il giovane per scongiurare l\u2019insorgere di infezioni e dopo aver sterilizzato i ferri, dispose di ruotare il Gaido sul letto ponendolo prono a pancia in gi\u00f9. Aiutato dagli altri militi, fece bloccare loro l\u2019arto per evitare movimenti inconsulti durante la fase di estrazione del proiettile. Con una lama, quindi, procur\u00f2 un ulteriore squarcio nella pelle del polpaccio in corrispondenza del corpo estraneo, dopo di ch\u00e8 presa una tenaglia, la infil\u00f2 dentro la viva carne e divaricandola con una rotazione del polso afferr\u00f2 infine la palla di piombo, strappandola via dal muscolo, il tutto fra le lancinanti grida di dolore del soldato. L\u2019operazione ebbe comunque buon esito e poco dopo, durante la medicazione, il Gaido sebbene molto provato soggiunse: \u201cVoglio quel proiettile!\u201d. La sfera di piombo del calibro di un\u2019oncia, circa 21,5 mm, dalla gamba del milite fin\u00ec poco dopo nelle mani dello stesso, intenzionato a conservarla a ricordo dello scampato pericolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/25\/le-vite-sbandate-del-brigantaggio-post-unitario-nel-basso-salento-una-ricerca-di-ivan-ferrari-svela-pagine-ancora-misconosciute-e-insondate-della-nostra-storia-le-conclusioni-dell-autore-dal\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/25\/le-vite-sbandate-del-brigantaggio-post-unitario-nel-basso-salento-una-ricerca-di-ivan-ferrari-svela-pagine-ancora-misconosciute-e-insondate-della-nostra-storia-le-conclusioni-dell-autore-dal\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ivan Ferrari_______ (Rdl______Presentazione nella &#8220;sua&#8221; Alezio\u00a0del volume \u201cVite Sbandate. 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