{"id":56823,"date":"2015-07-30T18:17:36","date_gmt":"2015-07-30T16:17:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=56823"},"modified":"2015-07-30T19:09:24","modified_gmt":"2015-07-30T17:09:24","slug":"vent-anni-di-berlusconismo-di-romano-prodi-e-di-governi-tecnici-con-l-europa-che-ci-soffoca-ma-intanto-la-germania-ha-risolto-il-suo-problema-con-le-regioni-ex-ddr-infine-renzi-ecco-i-risu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/30\/vent-anni-di-berlusconismo-di-romano-prodi-e-di-governi-tecnici-con-l-europa-che-ci-soffoca-ma-intanto-la-germania-ha-risolto-il-suo-problema-con-le-regioni-ex-ddr-infine-renzi-ecco-i-risu\/","title":{"rendered":"VENT&#8217; ANNI DI BERLUSCONISMO, DI ROMANO PRODI, DI GOVERNI TECNICI, CON L&#8217; EUROPA CHE CI SOFFOCA &#8211; MA INTANTO LA GERMANIA HA RISOLTO I SUOI PROBLEMI &#8211; INFINE RENZI. ECCO I RISULTATI. IL SUD ITALIA A LIVELLI DA TERZO MONDO. DILAGA LA POVERTA&#8217;. I RAGAZZI NON STUDIANO PIU&#8217;, I GIOVANI NON FANNO PIU&#8217; FIGLI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"544\" title=\"2015_07_30_foto_1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-56825\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_07_30_foto_1.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_07_30_foto_1.jpg 1024w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_07_30_foto_1-300x159.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/>(Rdl)______Lo Svimez, storica associazione per lo &#8220;sviluppo dell&#8217; industria nel mezzogiorno&#8221;, di carattere privato, che da anni svolge oramai soltanto un ruolo di studio e documentazione, ha diffuso oggi a Roma (nella foto, il direttore Riccardo Padovani) i dati di un\u00a0rapporto, che fotografano un&#8217; economia del Sud in forte regresso, mentre cresce fortemente \u00a0il divario Nord\/ Sud.\u00a0Sono cifre impietose<\/p>\n<p>Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre pi\u00f9 nell\u2019arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno \u00e8 ancora negativo (-1,3%); il divario di Pil pro capite \u00e8 tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell\u2019industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord.<\/p>\n<p>Pil e Mezzogiorno &#8211; In base a valutazioni SVIMEZ nel 2014 il Pil \u00e8 calato nel Mezzogiorno dell\u20191,3%, rallentando la caduta dell\u2019anno precedente (-2,7%), con un calo superiore di oltre un punto percentuale rispetto al Centro-Nord (-0,2%). Da rilevare che per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, a testimonianza della permanente criticit\u00e0 dell\u2019area. Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2014 \u00e8 dovuto soprattutto ad una pi\u00f9 sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2014 il Sud ha perso -13%, circa ildoppio del pur importante -7,4% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto pi\u00f9 basso degli ultimi 15 anni, tornando, con il 53,7%, ai livelli del 2000.<\/p>\n<p>La crisi nel 2014 si attenua nella maggior parte delle regioni del Centro-Nord, molto meno in tutte quelle del Sud &#8211; A livello regionale nel 2014 segno negativo per quindici regioni italiane su venti; si distinguono soltanto le Marche quasi stazionarie (+0,1%), lo +0,3% dell\u2019Emilia Romagna e del Trentino Alto Adige, +0,4% del Veneto. Miglior performance in assoluto a livello nazionale per il Friuli Venezia Giulia, +0,8%. Le regioni del Centro-Nord oscillano tra il -0,3% del Lazio e della Toscana e il -1-1% dell\u2019Umbria. Piemonte e Valle d\u2019Aosta segnano -0,7%. Nel Mezzogiorno la forbice resta compresa tra il -0,2% della Calabria e il -1,7% dell\u2019Abruzzo, fanalino di coda nazionale. In posizione intermedia la Basilicata (-0,7%), il Molise (-0,8%), la Campania (-1,2%). Gi\u00f9 anche la Sicilia (-1,3%), e Puglia e Sardegna, allineate a -1,6%.<\/p>\n<p>Guardando agli anni della crisi, dal 2008 al 2014, anche se risultano negative tutte le regioni italiane, a eccezione dell\u2019Umbria (-13,7%), delle Marche (-13%) e del Piemonte (-12%), le perdite pi\u00f9 pesanti sono al Sud, con profonde difficolt\u00e0 in Puglia (-12,6%), Sicilia (-13,7%), Campania (-14,4%).<\/p>\n<p>Situazione ancora pi\u00f9 negativa in Basilicata (-16,3%) e Molise (-22,8%).<\/p>\n<p>Nel periodo 2001-2014 il Sud molto peggio della Grecia \u2013 Dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato \u00e8 stato + 15,7% in Germania, +21,4% in Spagna, + 16,3% in Francia. Negativa la Grecia, con -1,7%, ma mai quanto il Sud, che, con -9,4% tira gi\u00f9 al ribasso il dato nazionale (-1,1%), contro il +1,5% del Centro-Nord.<\/p>\n<p>Pil per abitante e divari storici \u2013 In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 \u00e8 sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai egistrato dal 2000 in poi.<\/p>\n<p>In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil \u00e8 stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. Nel 2014 la regione pi\u00f9 ricca \u00e8 stato il TrentinoAlto Adige, con 37.665 euro, seguito dalle Valle d\u2019Aosta (36.183), dalla Lombardia (35.770), l\u2019Emilia Romagna (33.107 euro) e il Lazio (30.750 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite pi\u00f9 elevato \u00e8 stata l\u2019Abruzzo (22.927 euro); seguono la Sardegna (18.808), la Basilicata (18.230 euro), il Molise (18.222 euro), la Puglia (16.366), la Campania (16.335), la Sicilia (16.283). La regione pi\u00f9 povera \u00e8 la Calabria, con 15.807 euro. Il divario tra la regione pi\u00f9 ricca, il Trentino Alto Adige, e la pi\u00f9 povera, la Calabria, \u00e8 stato nel 2014 pari a quasi 22mila euro.<\/p>\n<p>I consumi continuano a calare al Sud, mentre riprendono a crescere nel resto del Paese \u2013 I consumi delle famiglie meridionali sono ancora scesi, continuando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Centro-Nord. Qui si \u00e8 registrato un recupero dei<\/p>\n<p>consumi di beni durevoli, con un aumento delle spese per vestiario e calzature (+0,3%) e di altri \u201cbeni e servizi\u201d, categoria che racchiude i servizi per la cura della persona e le spese per l\u2019istruzione (+0,9%). In crescita nel Centro-Nord anche i consumi alimentari (+1%), a fronte della contrazione del Mezzogiorno (-0,3%). In generale nel 2014 i consumi pro capite delle famiglie del Mezzogiorno sono stati pari al 67% di quelli del Centro-Nord.<\/p>\n<p>Guardando invece agli anni di crisi 2008-2014, la caduta cumulata dei consumi delle famiglie ha superato nel Mezzogiorno i 13 punti percentuali (-13,2%), risultando di oltre due volte maggiore di quella registrata nel resto del Paese (-5,5%). In particolare, negli anni 2008-2014 il calo cumulato della spesa \u00e8 stato al Sud del -15,3% per i consumi alimentari, a fronte del -10,2% del Centro-Nord; e di ben il -16% per il vestiario e calzature, il doppio del resto del Paese (-8%). Significativo e preoccupante anche il crollo della spesa delle famiglie relativo agli altri \u201cbeni e servizi\u201d, che racchiudono, come indicato, i servizi per la cura della persona e le spese per l\u2019istruzione: -18,4% al Sud, oltre tre volte in pi\u00f9 rispetto al Centro-Nord (-5,5%).<\/p>\n<p>Continua la caduta degli investimenti, specie al Sud \u2013 Anche nel 2014 gli investimenti fissi lordi hanno segnato una caduta maggiore al Sud rispetto al Centro-Nord: -4% rispetto a -3,1%. Dal 2008 al 2014 sono crollati del 38% nel Mezzogiorno e del 27% nel Centro-Nord, con una differenza tra le due ripartizioni di 11 punti percentuali.<\/p>\n<p>A livello settoriale, crollo epocale al Sud degli investimenti dell\u2019industria in senso stretto, ridottisi dal 2008 al 2014 addirittura del 59,3%, oltre tre volte in pi\u00f9 rispetto al gi\u00e0 pesante calo del Centro-Nord (17,1%).<\/p>\n<p>Gi\u00f9 anche gli investimenti nelle costruzioni, con un calo cumulato del -47,4% al Sud e del 55,4% al\u00a0 Centro-Nord; in agricoltura, (-38% al Sud,quasi quattro volte pi\u00f9 del Centro-Nord, -10,8%).<\/p>\n<p>Il crollo della spesa in conto capitale, a danno del Sud &#8211; In tempi di spending review, \u00e8 interessante rilevare che a livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale \u00e8 diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro, passando da 63,7 a 46,3 miliardi di euro. Fatto pari a 100 il livello complessivo del 2001, nel 2013 la spesa \u00e8 scesa al 72,2%, quale media tra l\u201980% del Centro-Nord e il 61% del Sud. In altri termini, dal 2001 al 2013 la spesa nel Mezzogiorno \u00e8 diminuita di 9,9 miliardi di euro, passando da 25,7 a 15,8. In pi\u00f9, la spesa complessiva in conto capitale della PA \u00e8 arrivata a pesare nel Mezzogiorno nel 2013 sul totale del Paese per il 34,1%, cifra nettamente inferiore all\u2019obiettivo programmatico del 45% fissato in vari documenti di programmazione nei primi anni Duemila.<\/p>\n<p>Gi\u00f9 inoltre soprattutto al Sud i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private: tra il 2001 e il 2013 si \u00e8 registrato un calo del 52%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro. A trainare al ribasso i trasferimenti, il crollo degli incentivi alle imprese private.<\/p>\n<p>Nella crisi, gi\u00f9 tutti i settori; al Sud il calo continua nel 2014 \u2013 Negli anni della crisi 2008-2014 la riduzione del valore aggiunto \u00e8 stata pi\u00f9 intensa al Sud in tutti i settori produttivi. Peggio di tutti l\u2019industria: qui il valore aggiunto \u00e8 crollato al Sud negli anni 2008 \u2013 2014 cumulativamente del -35%, a fronte del -17,2% nel resto del Paese. In calo anche le costruzioni, il cui valore aggiunto \u00e8 diminuito cumulativamente al Sud del -38,7% a fronte del &#8211; 29,8% del Centro-Nord. Scendono nel periodo in questione anche i servizi, -6,6% al Sud e -2,6% al Centro-Nord.<\/p>\n<p>Segno negativo anche se si guarda al solo 2014, ma soprattutto al Sud: l\u2019agricoltura perde infatti nel Mezzogiorno addirittura -6,2%, mentre il Centro-Nord guadagna +0,4%; l\u2019industria flette nel Sud del 3,3%, una perdita di due punti percentuali superiore a quella del Centro-Nord (-1,3%); i servizi segnano -0,5% al Sud contro +0,3% dell\u2019altra ripartizione.<\/p>\n<p>Divari regionali in Europa: dal 2001 al 2013 la crescita del Pil in PPA del Sud \u00e8 stata pari a 1\/5 di quella delle regioni deboli dei nuovi Paesi entranti dell\u2019Est europeo &#8211; Dal 2008 al 2013 il Pil \u00e8 aumentato del 3,6% nell\u2019area dell\u2019Euro (18 Paesi) ma con andamenti decisamente differenti a seconda delle regioni: +4,5% nelle aree pi\u00f9 forti, le regioni della Competitivit\u00e0, -1,1% nelle aree pi\u00f9 deboli, le regioni della Convergenza, cio\u00e8 le aree pi\u00f9 povere che dall\u2019inizio del ciclo di programmazione avevano un reddito pro capite inferiore al 75% della media europea. Andamento diverso nelle stesse aree invece nel periodo pre-crisi 2001-2007: le regioni pi\u00f9 deboli dell\u2019Area Euro avevano mostrato segni di effettiva convergenza, crescendo del 39,6%, addirittura pi\u00f9 delle aree forti (+31,3%).<\/p>\n<p>Interessante rilevare le dinamiche dei tre grandi paesi europei che ospitano molte regioni Convergenza, cio\u00e8 Spagna, Germania e Italia. In Spagna negli anni 2001-2007 pre-crisi la crescita cumulata delle aree pi\u00f9 deboli \u00e8 stata superiore a quella delle aree pi\u00f9 forti (+62,4% contro +55,4%). Successivamente, dal 2008 al 2013, la flessione delle aree della Convergenza \u00e8 stata invece superiore a quella delle regioni.<\/p>\n<p>Competitivit\u00e0 (-5,1% contro -3,2%). In Germania si registra invece una maggiore omogeneit\u00e0 sia nei periodi pre e di crisi, sia a livello territoriale: dal 2001 al 2007 le aree Convergenza e Competitivit\u00e0 tedesche sono cresciute rispettivamente del 28,2% e del 29,1%; negli anni 2008-2013, a differenza della Spagna e dell\u2019Italia, le due aree hanno registrato un segno positivo, rispettivamente del +8,5% e del +9,7%, segno di una forte sintonia di crescita tra le regioni tedesche occidentali e i Laender orientali.<\/p>\n<p>Non cos\u00ec in Italia, dove, nel periodo pre crisi, Sud e Centro-Nord sono cresciuti rispettivamente del 19% e del 21,8%, con una differenza di tre punti percentuali, mentre hanno rilevato andamenti divergenti negli anni 2008-2013: +0,6% il Centro-Nord, -5,1% al Sud.<\/p>\n<p>In generale, comunque, le asimmetrie interne alle regioni periferiche dell\u2019Europa si sono aggravate a partire dal 2004, con l\u2019allargamento ad Est dell\u2019Unione; da quel momento il Sud ha sofferto in misura crescente la concorrenza del dumping fiscale e della mancanza degli obblighi valutari dei nuovi Stati membri.<\/p>\n<p>Da segnalare che in tredici anni, dal 2000 al 2013, l\u2019Italia \u00e8 stato il Paese che, in termini di Pil in PPA, \u00e8 cresciuto meno di tutti i paesi considerati, +20,6% rispetto al +37,3% dell\u2019area Euro a 18, addirittura meno della Grecia, che ha segnato +24% quale effetto della forte crescita negli anni pre crisi, che \u00e8 riuscita ad attenuare in parte il crollo successivo. Situazione decisamente pi\u00f9 critica al Sud, che nel 2001-2013 cresce nel periodo n questione la met\u00e0 della Grecia, +13%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell\u2019Europa a 28 (+53,6%).<\/p>\n<p>Industria del Sud: il crollo degli investimenti erode la base produttiva e accresce i divari di competitivit\u00e0 \u2013 Nel 2014 a livello nazionale il valore aggiunto del manifatturiero \u00e8 diminuito dello 0,4% rispetto al 2013, quale media tra il -0,1% del Centro-Nord e il -2,7% del Sud. Un valore ben diverso dalla media della Ue a 28 (+1,6%), con la Germania a +2,1% e la Gran Bretagna a +2,8%.<\/p>\n<p>Complessivamente negli anni 2008-2014 il valore aggiunto del settore manifatturiero \u00e8 crollato in Italia del 16,7% contro una flessione dell\u2019Area Euro del -3,9%. A pesare, ancora una volta, soprattutto il Mezzogiorno: dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, e ha pi\u00f9 che dimezzato gli investimenti (-59,3%). La crisi non \u00e8 stata altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione \u00e8 stata meno della met\u00e0, -13,7% del prodotto manifatturiero e circa un terzo negli investimenti (-17%).<\/p>\n<p>Nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil \u00e8 stata pari al Sud all\u20198%, un dato ben lontano dal 17,9% del Centro &#8211; Nord e dal 20% fissato dalla Commissione europea nella nuova strategia di politica industriale. In deciso ribasso anche la capacit\u00e0 produttiva; rispetto ai livelli pre crisi il Sud ha perso oltre il 30%, contro il -17% del Centro-Nord e il -5% della media della Ue a 28.<\/p>\n<p>Tra il 2007 e il 2013 \u00e8 sceso anche lo stock di capitale lordo, -7,4% al Sud, + 3,1% nel resto del Paese.<\/p>\n<p>Quanto agli occupati, nel 2014 gli addetti al comparto scendono dello 0,2% al Sud contro il +0% dell\u2019altra ripartizione. Nell\u2019intero periodo 2008-2014, comunque, la caduta dell\u2019occupazione \u00e8 stata di oltre il -20% al Sud, contro il -13,4% del Centro-Nord. In continua discesa anche la produttivit\u00e0 del manifatturiero meridionale, sceso al 58,2% del Centro-Nord nel 2014 (nel 2000 era pari al 74,5% dell\u2019altra ripartizione).<\/p>\n<p>Negative al Sud nel 2014 anche le esportazioni, -4,8%, che sono cresciute invece nel Centro-Nord (+3%). Stesse dinamiche se si osservano gli anni 2008-2014: -2,1% al Sud, +11,1% al Centro-Nord.<\/p>\n<p>In questo quadro pesa decisamente il crollo delle agevolazioni concesse alle imprese private: dal 2008 al 2013 sono scese al Centro-Nord del -17%, passando da 3,2 a 2,6 miliardi di euro, mentre al Sud sono sprofondate del 76%, passando da 5,5 a 1,3 miliardi di euro. Le agevolazioni alle imprese del Mezzogiorno sul totale nazionale si sono quindi dimezzate: erano il 63,5% nel 2008, sono diventate il 33,2% nel 2013.<\/p>\n<p>Il Sud \u00e8 ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l\u2019assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all\u2019area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.<\/p>\n<p>Nel 2014 occupati al Sud come nel 1977 \u2013 Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell\u2019occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Centro-Nord, oltre sei volte in pi\u00f9. Delle 811mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro nel periodo in questione, ben 576mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi.<\/p>\n<p>Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unit\u00e0, tutti concentrati nel Centro-Nord (133mila). Il Sud, invece, ne ha persi 45mila. Il numero degli occupati nel Mezzogiorno torna cos\u00ec a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello pi\u00f9 basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche dell\u2019Istat.<\/p>\n<p>Tornare indietro ai livelli di quasi quarant\u2019anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall\u2019altro, il livello di smottamento\u00a0 del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro.<\/p>\n<p>Segnali di un debole miglioramento nell\u2019ultimo periodo: tra il primo trimestre del 2014 e quello del 2015 gli occupati sono saliti in Italia di 133mila unit\u00e0, di cui 47mila al Sud e 86mila al Centro- Nord. In calo le persone in cerca di occupazione, scese in Italia nel primo trimestre 2015 a 3 milioni 302mila unit\u00e0, 145mila in meno rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Donne: al Sud lavora solo una giovane su cinque &#8211; Le donne continuano a lavorare poco: nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 51% nell\u2019Ue a 28 in et\u00e0 35-64 anni, il Mezzogiorno \u00e8 fermo al 20,8%. Ancora peggio se si osserva l\u2019occupazione delle giovani donne under 34: a fronte di una media italiana del 34% (in cui il Centro-Nord arriva al 42,3%) e di una europea a 28 del 51%, il Sud si ferma al 20,8%. Tra i 15 e i 34 anni \u00e8 quindi occupata al Sud solo una donna su 5.<\/p>\n<p>Dal 2008 al 2014, inoltre, i posti di lavoro per le donne sono cresciute di 135mila unit\u00e0 al Centro-Nord, mentre sono scesi di 71mila al Sud. Quanto ai tipi di lavoro, crescono nel periodo in questione del 14% le professioni non qualificate, mentre diminuiscono del 10% le qualificate.<\/p>\n<p>I giovani e il lavoro: una \u201cfrattura\u201d senza paragoni in Europa \u2013 Continua l\u2019andamento contrapposto dell\u2019occupazione tra i giovani e i meno giovani. I primi, under 34, hanno visto perdere in Italia dal 2008 al 2014 oltre 1 milione e 900mila posti di lavoro, pari a -27,7%; quasi il -32% al Sud. Il Sud negli anni 2008-2014 perde 622mila posti di lavoro tra gli under 34(-31,9%) e ne guadagna 239mila negli over 55.<\/p>\n<p>Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7% in Italia, quale media tra il 9,5% del Centro-Nord e il 20,5% del Sud. Colpiti ancora i pi\u00f9 giovani: gli under 24 nel 2014 registrano un tasso di disoccupazione del 35,5% nel Centro-Nord e quasi del 56% al Sud.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, rispetto alla media europea a 28 del 76%, i giovani diplomati e laureati italiani presentano un tasso di occupazione di oltre 30 punti pi\u00f9 basso, pari al 45%.<\/p>\n<p>Si inizia a credere che studiare non paghi pi\u00f9, alimentando cos\u00ec una spirale di impoverimento del capitale umano, determinata da emigrazione, lunga permanenza in uno stato di disoccupazione e scoraggiamento a investire nella formazione avanzata. I 3 milioni 512mila giovani Neet (Not in education, employment or training) nel 2014, sono aumentati di oltre il 25% rispetto al 2008. Di questi, quasi due milioni sono donne, e quasi due milioni sono meridionali.<\/p>\n<p>Anche gli stranieri iniziano a fare meno figli \u2013 Dal 2001 al 2014 la popolazione \u00e8 cresciuta a livello nazionale di circa 3,8 milioni, di cui 3,4 milioni al Centro-Nord e 389mila al Sud.<\/p>\n<p>In dieci anni, dal 2001 al 2014 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1 milione 667mila persone, rientrate 923mila, con un saldo migratorio netto di 744mila persone, di cui 526mila under 34 e 205mila laureati.<\/p>\n<p>Il tasso di fecondit\u00e0 al Sud \u00e8 arrivato a 1,31 figli per donna, ben distanti dai 2,1 necessari a garantire la stabilit\u00e0 demografica, e inferiore omunque all\u20191,43 del Centro-Nord. Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174mila nascite, il valore pi\u00f9 basso dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia; nel 1862 i nati furono 391mila, 217mila in pi\u00f9 di oggi. Nascite in calo anche al Centro-Nord e, per la prima volta, anche nelle coppie con almeno un genitore straniero, che in precedenza avevano invece contribuito ad alimentare la ripresa della natalit\u00e0 nell\u2019area.<\/p>\n<p>Il Sud sar\u00e0 quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, a fronte di una crescita di 4,6 milioni nel Centro-Nord, arrivando cos\u00ec a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell\u2019attuale 34,3%.<\/p>\n<p>Allarme povert\u00e0: una persona su tre a rischio al Sud, una su dieci al Nord &#8211; In Italia negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie assolutamente povere sono cresciute a livello nazionale di 390mila nuclei, con un incremento del 37,8% al Sud e del 34,4% al Centro-Nord. Quanto al rischio povert\u00e0, nel 2013 in Italia vi era esposto il 18% della popolazione, ma con forti differenze territoriali: 1 su 10 al Centro-Nord, 1 su 3 al Sud. La regione italiana con il pi\u00f9 alto rischio di povert\u00e0 \u00e8 la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).<\/p>\n<p>La percentuale di famiglie in povert\u00e0 assoluta sul totale delle famiglie \u00e8 aumentata al Sud nel 2014 rispetto al 2011 del 2,2% (passando dal 6,4% all\u20198,6%) contro il +1,1% del Centro-Nord (dal 3,3% al 4,4%). Nel periodo 2011-2014 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute di oltre 190mila nuclei in entrambe le ripartizioni, passando da 511mila a 704mila al Sud e da 570mila a 766mila al Centro-Nord.<\/p>\n<p>A livello di reddito, guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord.<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/30\/vent-anni-di-berlusconismo-di-romano-prodi-e-di-governi-tecnici-con-l-europa-che-ci-soffoca-ma-intanto-la-germania-ha-risolto-il-suo-problema-con-le-regioni-ex-ddr-infine-renzi-ecco-i-risu\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/07\/30\/vent-anni-di-berlusconismo-di-romano-prodi-e-di-governi-tecnici-con-l-europa-che-ci-soffoca-ma-intanto-la-germania-ha-risolto-il-suo-problema-con-le-regioni-ex-ddr-infine-renzi-ecco-i-risu\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Rdl)______Lo Svimez, storica associazione per lo &#8220;sviluppo dell&#8217; industria nel mezzogiorno&#8221;, di carattere privato, che da anni svolge oramai soltanto un ruolo di studio e documentazione, ha diffuso oggi a Roma (nella foto, il direttore Riccardo Padovani) i dati di un\u00a0rapporto, che fotografano un&#8217; economia del Sud in forte regresso, mentre cresce fortemente \u00a0il divario [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":56825,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[76],"tags":[44],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56823"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56823"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56823\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56829,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56823\/revisions\/56829"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56825"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}