{"id":69483,"date":"2015-12-27T18:19:03","date_gmt":"2015-12-27T17:19:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=69483"},"modified":"2015-12-27T18:19:03","modified_gmt":"2015-12-27T17:19:03","slug":"le-mie-madeleine-sono-gli-involtini-in-una-geografia-dell-anima-a-santa-rosa-il-quartiere-del-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/12\/27\/le-mie-madeleine-sono-gli-involtini-in-una-geografia-dell-anima-a-santa-rosa-il-quartiere-del-cuore\/","title":{"rendered":"&#8220;Le mie &#8216;madeleine&#8217; sono gli involtini&#8221; \/ IN UNA GEOGRAFIA DELL&#8217; ANIMA, A SANTA ROSA, IL QUARTIERE DEL CUORE"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/1939941_10202511880431357_429423798_n.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"403\" height=\"295\" title=\"1939941_10202511880431357_429423798_n\" class=\"alignleft size-full wp-image-69496\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/1939941_10202511880431357_429423798_n.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/1939941_10202511880431357_429423798_n.jpg 403w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/1939941_10202511880431357_429423798_n-300x219.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 403px) 100vw, 403px\" \/><\/a>di <strong>Giuseppe Puppo______<\/strong><\/p>\n<p>Nella mia geografia dell&#8217;anima\u00a0la capitale \u00e8 Santa Rosa. Qui sono nato e qui\u00a0ho vissuto fino a vent&#8217; anni, prima di andare via. Qui, dopo altri trenta,\u00a0sono ritornato ad abitare da pochissimi \u00a0anni.<\/p>\n<p>Condivisi il destino in comune di questa citt\u00e0, i cui abitanti partono e poi sognano di ritornare, oppure restano, sperando di andare via presto.<\/p>\n<p>Io sono tornato da poco, dopo tantissimi anni. E sono tornato da dove partii, sono tornato a Santa Rosa.<\/p>\n<p>E da quando son tornato\u00a0 mi esercito continuamente a comparare i due lati della frattura temporale che separa, ma non divide, la geografia dell&#8217; anima.<\/p>\n<p>Ieri\u00a0ho incontrato uno dei &#8220;don Salvatore boys&#8221; dell&#8217; epoca, che, commuovendomi, perch\u00e9 mi ha chiamato &#8220;Pinuccio&#8221;, come solo i &#8220;vecchi&#8221; abitanti del quartiere fanno, mi ha abbracciato.<\/p>\n<p>La settimana scorsa ho risentito per strada il profumo del sugo di carne con gli involtini.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Era appena sorto dal nulla, cio\u00e8 dalla campagna, come nella canzone di Adriano Celentano. La mia via Gluck aveva nome Coronatelli, ma in seguito, pur rimanendo la stessa, prese il nome di Giovanni Verga.<\/p>\n<p>C&#8217;erano le palazzine linde e ordinate, a gruppi e a isolati, i giardinetti, le panchine, una scuola elementare appena finita. C&#8217;era la chiesa, un giovane parroco, don Salvatore De Giorgi, che poi sarebbe diventato vescovo, e poi ancora cardinale. Don Salvatore, come continuano a chiamarlo qui tutti i suoi parrocchiani di un tempo, a Santa Rosa torna ancora adesso ogni volta che pu\u00f2 e ogni volta \u00e8 sempre una festa per tutti. A me, piccolo chierichetto, insegn\u00f2 a leggere, o meglio, a declamare, a parlare in pubblico, a saper stare in mezzo agli altri.<\/p>\n<p>Non torna pi\u00f9 invece il parroco che lo sostitu\u00ec, prima di diventare vescovo anch&#8217;egli, don Vito De Grisantis, perch\u00e9 \u00e8 morto da qualche anno, per\u00f2 il suo ricordo \u00e8 ancora adesso parte integrante del quartiere.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>A mano a mano che le costruivano, le palazzine basse, colorate, si animavano e le case venivano comprate, e quindi curate, animate, tenute con amore, da altrettante famiglie semplici, operose, monoreddito, con figli, di militari, impiegati, operai, che pure divennero tutti proprietari, in quegli anni Sessanta del cos\u00ec detto \u201cboom\u201d il cui suono si ascoltava pure in quella remota periferia di una citt\u00e0 non solo di periferia, ma pure del Sud, e anzi, come diceva il suo figlio pi\u00f9 illustre, Carmelo Bene, al Sud del Sud dei Santi, con le Cinquecento e le Seicento che spuntavano parcheggiate fra le stradine del quartiere, con le antenne rudimentali che contorte si levavano sui terrazzi delle palazzine. C&#8217;erano tanti bambini e le grida dei loro giochi nei giardinetti, fra le panchine colorate, erano la voce pi\u00f9 squillante e pi\u00f9 piacevole dell&#8217;intera zona.<\/p>\n<p>Poi, non ci furono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Forse furono i tempi che cambiavano, in teoria in meglio, in pratica sostanzialmente in peggio, forse l&#8217;inadattabilit\u00e0 del luogo, forse i problemi che spuntarono, le mutate condizioni del pubblico e del privato, o forse chiss\u00e0 che.<\/p>\n<p>Il mio quartiere piccolissimo borghese a poco a poco non fu pi\u00f9 lo stesso, quel suo decoro cominci\u00f2 a scemare.<\/p>\n<p>Anche la mia infanzia, povera, semplice, bellissima, piena di amicizie, di scoperte e di emozioni, pure la mia adolescenza, animata da sacri furori ideologici, ma soprattutto di desideri di conoscenza, finirono una dopo l&#8217;altra.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Pure il cos\u00ec detto \u201cceto medio\u201d, nel frattempo, \u00e8 una categoria sociologica che non esiste pi\u00f9, mentre una volta era la parte sana e buona della societ\u00e0 dei giorni nostri, in cui ancora sono scomparse tante altre cose sane e buone.<\/p>\n<p>Ogni volta che, per una ragione o per l&#8217;altra, capito a Roma, mi piace soggiornare all&#8217;Eur, che sento proprio mio, come se fosse aria di casa, in particolare dalle parti del Palazzo dei Congressi e del Laghetto; poi, mi piace sempre fare comunque un giro dalle parti del Flaminio e del villaggio Olimpico, perch\u00e9 fu la prima zona della capitale che conobbi, la prima volta che ci andai ancora ragazzo e niente avviene mai per caso.<\/p>\n<p>Mi piacciono comunque quei palazzi imponenti, che al tramonto si svuotano e si trasformano in silenziosi, vagamente inquietanti, nella loro metafisica presenza, alloggi spettrali, specie nei loro portici; quelle grandi strade piene, prima, poi deserte, e quelle piccole che segnano di spazi fra un palazzo e l&#8217;altro; quell&#8217;atmosfera di composta solennit\u00e0 e di rassicurante affermazione; quel traffico che passa da caotico a rarefatto; quel passaggio di adattamento da un&#8217;epoca, all&#8217;altra, dal fascismo degli anni Trenta, allo spirito del boom economico, degli anni Sessanta, da cui \u00e8 segnato tutto l&#8217;Eur; e quell&#8217;analogo spirito di palingenetica metamorfosi che segn\u00f2 il Villaggio Olimpico quando fu riconvertito nelle case per gli impiegati dello Stato, pure con i successivi nuovi passaggi, da degrado e abbandono, a dignit\u00e0 e decoro.<\/p>\n<p>A Santa Rosa, a casa mia, non c&#8217;\u00e8 il laghetto, ma c&#8217;\u00e8 una fontana, per quanto sia sempre spenta e risulti quindi surreale, nel degrado cui l&#8217; hanno condannata l&#8217; incuria egli amministratori.<\/p>\n<p>Ci sono i portici fra le palazzine, basse, e le villette, e le stradine degli interni che al tramonto, pure d&#8217;estate, sembrano abbandonate, nel silenzio vagamente inquietante, eppure vissuto, partecipato, e quindi pure al tempo stesso rassicurante.<\/p>\n<p>Certo, una cosa \u00e8 l&#8217;Eur e come e perch\u00e9 nacque e un&#8217;altra il villaggio Olimpico; un&#8217;altra cosa ancora Santa Rosa.<\/p>\n<p>Ma, cercando una documentazione su internet, ho fatto un scoperta importante e per me rivelatrice: un architetto romano, Francesco Berarducci che ha lavorato ai progetti per l&#8217;edilizia residenziale a Roma \u00e8 lo stesso che progett\u00f2 le palazzine Ina casa al quartiere Santa Rosa a Lecce.<\/p>\n<p>Ecco, ecco il perch\u00e9 di quei volumi essenziali, di quell&#8217;insieme di composto e richiamato decoro, di quegli spazi insistiti, e di tutti quei particolari che, se non nel complesso, di sicuro in tanti dettagli, mutatis mutandis, richiamano alla stessa origine ideale! La stessa mano, la stessa aria, di casa, \u00e8 proprio il caso di dirlo!<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Le origini di Santa Rosa a Lecce vanno ricercate negli anni Cinquanta, quando prese il via un piano imponente di edilizia abitativa, detto INA \u2013 CASA.<\/p>\n<p>Ci tocca rimpiangere la Prima Repubblica, in seguito deteriorata e implosa nel suo sistema bloccato, travolta infine dalla corruzione, ma all&#8217;origine sana quanto basta e soprattutto seria, cos\u00ec stanno le cose!<\/p>\n<p>Fu una realizzazione politica fatta davvero per bene, anche per le idee di fondo che sottintendeva e da cui era animata: una specie di solidariet\u00e0 di massa, parcellizzata sul territorio nazionale; un&#8217;opportunit\u00e0 concreta per i senza \u2013 tetto, o per i precari abitativi; la ricostruzione effettiva, un invito vero a riconciliarsi con la societ\u00e0, partendo dal soddisfacimento di un bisogno primario.<\/p>\n<p>Fra l&#8217; altro, impiegando i soldi degli Americani e fregandoli, perch\u00e9 essi avrebbero voluto che fossero destinati ai consumi.<\/p>\n<p>Oggi, pi\u00f9 che costruire, bisognerebbe ricostruire. Oggi poi bisognerebbe dire basta alle speculazioni del privato, che tanti scempi edilizi hanno prodotto nelle note citt\u00e0 e che comunque sono all&#8217;origine delle sperequazioni sociali esistenti.<\/p>\n<p>Oggi acquistare una casa \u00e8 stato prima, fino a poco fa, collocarsi una specie di capestro, di nodo scorsoio al collo, col mutuo bancario, che cos\u00ec adesso soffoca le famiglie italiane e, complice anche le tassazioni insostenibili, ha contribuito alla scomparsa del ceto medio, un tempo diffuso e vera e propria spina dorsale animatrice della Nazione italiana; e poi, \u00e8 diventato praticamente impossibile, per i giovani debilitati dal precariato e storditi dalla mancanza di fiducia.<\/p>\n<p>Il piano INA \u2013 CASA, detto anche piano &#8211; Fanfani, dal nome del poi celebre ministro del lavoro e della previdenza sociale Amintore Fanfani, diede un&#8217;abitazione a decine di migliaia di Italiani, specialmente quelli meno abbienti, realizzando nell&#8217;arco di poco pi\u00f9 di un decennio trecento cinquantacinquemila unit\u00e0 abitative, assegnate al ritmo di cinquecentocinquanta a settimana ad altrettante famiglie. Tutte proprietarie, ed \u00e8 il capolavoro sociale del piano: infatti, la casa si pagava nel tempo con una trattenuta mensile dello 0,6 % sullo stipendio, mentre il doppio era a carico del datore di lavoro.<\/p>\n<p>Insomma, se una legge prevedesse e realizzasse qualcosa di simile ai giorni nostri, anche un giovane \u201cprecario\u201d da mille euro al mese di una famiglia monoreddito potrebbe abitare \u2013 e da proprietario &#8211; in una casa decorosa, con sessanta euro mensili.<\/p>\n<p>Ancora, allora nelle varie citt\u00e0 i lavori furono affidati a piccole imprese, che a loro volta si servivano di mano &#8211; d&#8217;opera locale e quindi ebbero un&#8217;occupazione stabile altre decine di migliaia di lavoratori.<\/p>\n<p>Infine, materiali e realizzazioni, ispirate a un sano neorealismo abitativo, una funzionalit\u00e0 felicemente in bilico fra tradizione e modernit\u00e0, interpretavano e reinventavano gli spazi, con attenzione pure agli spazi \u2013 verdi, piccoli, ma funzionali, anche quale luogo di aggregazione, non rinunciando nemmeno a particolari architettonici degni di nota, come le opere d&#8217;arte qua e l\u00e0 disseminate da un angolo all&#8217;altro, l&#8217;ultimo dei quali era la targa policroma in ceramica, che richiamava l&#8217;idea della casa quale luogo felice, posta su ogni palazzina.<\/p>\n<p>Mai pi\u00f9 in seguito \u00e8 stato fatto qualcosa di simile, anzi, lo Stato, le classi politiche che si sono succedute negli anni seguenti, dalla Prima alla cos\u00ec detta Seconda Repubblica, dal centro &#8211; sinistra e dal compromesso storico degli anni Settanta, a quello di Craxi, Andreotti e Forlani degli anni Ottanta e primi anni Novanta; da Berlusconi, a Prodi, fino a Monti, Letta e Renzi; tutti hanno lasciato mani e piedi il settore in balia della speculazione privata, con i guasti fisici e sociali cui ho accennato, fino a rendere il bisogno primario della casa un&#8217;altra emergenza e un problema conflittuale, se non addirittura un miraggio, per la grande maggioranza degli Italiani, divenuti nel frattempo sempre pi\u00f9 poveri e soprattutto sempre pi\u00f9 sfiduciati e insicuri.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Correva l&#8217;anno 1960. In una foto dell&#8217;epoca lo si vede a bordo di un&#8217;auto scoperta, circondato da questurini gioviali, percorrere a passo d&#8217;uomo la via di piazza Indipendenza, lungo i portici, delle palazzine adornate dai tricolori sui balconi.<\/p>\n<p>La storia siamo noi. L\u00e0 e di l\u00ec a poco, arrivato nel quartiere che anno dopo anno si ingrandiva, pronto per la scuola elementare, cominci\u00f2 veramente anche la mia.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>L&#8217; infanzia era felice, fatta di giochi con i coetanei, di condivisioni, di tranquillit\u00e0, di serenit\u00e0, e nutrita di valori trasmessi dalle famiglie.<\/p>\n<p>Questo ricordo diventa tristezza, nel constatare che oggi i bambini non giocano pi\u00f9 a pallone per strada; non scaricano energie fisiche, n\u00e9 ricaricano quelle mentali, facendo estenuanti attivit\u00e0 fisiche \u201cgi\u00f9\u201d da casa; non si aggregano, alle panchine del quartiere, o in qualche angolo delle palazzine.<\/p>\n<p>Non ci sono nemmeno i campi di grano, n\u00e9 le cantine buie dove respirare piano, n\u00e9 le stanze senza pi\u00f9 pareti.<\/p>\n<p>Distratti da altre attivit\u00e0, per lo pi\u00f9 virtuali, non socializzano, al di l\u00e0 dei cos\u00ec detti \u201csocial network\u201d, che per quanto emotivamente coinvolgenti, escludono per\u00f2 la dimensione concreta, come invece avveniva in quegli anni Settanta,\u00a0in cui \u00a0si viveva praticamente insieme e si condividevano non i link su Facebook, ma un destino in comune di un&#8217;intera generazione, una vera e propria educazione sentimentale.<\/p>\n<p>I bambini non sono mai stati cos\u00ec soli come oggi, quando le diverse abitudini, nell&#8217;articolazione dell&#8217;infanzia prima, e della giovent\u00f9 poi, l&#8217;eclissarsi dei punti di riferimento ideali e materiali costituiti dai genitori, le trasformazioni epocali della famiglia, li spingono a cercare altri modelli, finendo per approdare nell&#8217;uso prima e nell&#8217;abuso poi dei nuovi mass-media, con i loro discutibili eroi, problematiche gestioni e spesso del tutto negativi orientamenti.<\/p>\n<p>Dopo alcuni decenni, si \u00e8 inoltre compiuta la lucida profezia pasoliniana dell&#8217;omologazione, che coinvolge l&#8217;aspetto fisico e anzi addirittura parte dall&#8217;elemento corporeo, per poi strutturarsi in quello ideale, culturalmente dominato dalla globalizzazione consumistica, in termini di persuasione occulta, creazione di falsi bisogni indotti, proposta di marchi da venerare.<\/p>\n<p>Davanti le scuole elementari e medie, s&#8217;avanzano strane ragazze, vestite e truccate da adulte, gi\u00e0 uniformate ai modelli dominanti della \u201cvelina\u201d, dello spettacolo, del facile successo e del denaro, e magari non hanno ancora nemmeno dieci anni d&#8217;et\u00e0; corpulenti, per lo pi\u00f9 in sovrappeso, strani ragazzi, spaesati e smarriti, che trovano un precario adattamento nella logica dell&#8217;uniformit\u00e0 e nella \u201csicurezza\u201d del gruppo, che alimenta prepotenza, egoismo e spesso il ricorso alle dimensioni artificiali, quanto letali delle droghe vecchie e nuove.<\/p>\n<p>Sono bambini gi\u00e0 grandi, che non vedono l&#8217;ora di entrare nel circuito dominante e cominciano subito a uniformarsi al modello unico di comportamento vigente.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nessuno \u2013 genitori, parenti, rappresentanti delle istituzioni \u2013 che proponga loro le vere alternative che passano dalla riaffermazione della cultura, del merito, del talento, delle attitudini: cos\u00ec, essi non hanno entusiasmo alcuno, non credono pi\u00f9 in nulla, sono spaventati dal futuro e sfiduciati per la propria realizzazione.<\/p>\n<p>Le famiglie, o, meglio, quel che ne rimane di esse, del modello tradizionale, sono ugualmente sole.<\/p>\n<p>Non \u00a0esiste pi\u00f9 quel comune sentire, quel mutuo soccorso, quella semplice, ma fondamentale condivisione delle opere e dei giorni, che esisteva fino a trenta, quaranta anni fa.<\/p>\n<p>Allora fra le famiglie dei vicini ci si aiutava l&#8217;una con l&#8217;altra, nel tenere, o sorvegliare i ragazzi, in caso di assenza per impegni, oppure per una pietanza per il pranzo, o per la cena, come un piatto di verdura, o di legumi, comunque nell&#8217;assicurare partecipazione, condivisione, disponibilit\u00e0, nell&#8217;articolazione della quotidianit\u00e0, e soprattutto nel momento\u00a0\u00a0del bisogno.<\/p>\n<p>Nella Santa Rosa dell&#8217;epoca un&#8217;istituzione erano le \u201cputee\u201d, i negozi di generi alimentari, dove si vendeva \u201cla salame\u201d (chiss\u00e0 perch\u00e9 nel dialetto di Lecce-citt\u00e0 \u00e8 un sostantivo femminile, che va sempre accompagnato dall&#8217;articolo), il pane, la pasta, anche sfusa, e quant&#8217;altro atteneva all&#8217;alimentazione quotidiana delle famiglie.<\/p>\n<p>Abitudine diffusa, che agevolava, anzich\u00e9 contrastare, come sembrerebbe a prima vista, la circolazione di quel poco denaro di cui si aveva disponibilit\u00e0, era \u201cla libretta\u201d (anche qui al femminile nella vulgata locale), cio\u00e8 il quaderno, il taccuino, il libriccino o quant&#8217;altro su cui l&#8217;esercente annotava l&#8217;importo della spesa quotidiana, perch\u00e9 poi le famiglie pagavano quando potevano, magari all&#8217;arrivo dello stipendio, potendo cos\u00ec disporre di un minimo di liquidit\u00e0 per le altre incombenze, come le bollette da saldare, o scadenze, come le rate degli elettrodomestici.<\/p>\n<p>La carne del macellaio si mangiava solamente\u00a0la domenica, quando il piatto forte era la pasta \u201ccon il sugo di carne\u201d e gli involtini.<\/p>\n<p>Le mie &#8216;madeleine&#8217; sono gli involtini.<\/p>\n<p>Quando, come mi capita di tanto in tanto, camminando per le strade del quartiere, ne sento ancora adesso quel profumo forte e intenso, che pervade i condomini e arriva fino ai giardinetti, vado ogni volta pi\u00f9 di Marcel Proust alla ricerca del mio tempo perduto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/12\/27\/le-mie-madeleine-sono-gli-involtini-in-una-geografia-dell-anima-a-santa-rosa-il-quartiere-del-cuore\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2015\/12\/27\/le-mie-madeleine-sono-gli-involtini-in-una-geografia-dell-anima-a-santa-rosa-il-quartiere-del-cuore\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Puppo______ Nella mia geografia dell&#8217;anima\u00a0la capitale \u00e8 Santa Rosa. 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