{"id":85913,"date":"2016-05-28T15:15:16","date_gmt":"2016-05-28T13:15:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=85913"},"modified":"2016-05-28T17:07:43","modified_gmt":"2016-05-28T15:07:43","slug":"in-morte-di-giorgio-albertazzi-un-sorriso-affettuoso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2016\/05\/28\/in-morte-di-giorgio-albertazzi-un-sorriso-affettuoso\/","title":{"rendered":"IN MORTE DI GIORGIO ALBERTAZZI \/ UN SORRISO DI AFFETTO E DI MALINCONIA CREATIVA"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"610\" height=\"406\" title=\"a\" class=\"aligncenter size-full wp-image-85928\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/a.jpg\" srcset=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/a.jpg 610w, https:\/\/www.leccecronaca.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/a-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 610px) 100vw, 610px\" \/>di <strong>Giuseppe Puppo______<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2011, una volta lo presi a parolacce, al telefono.<\/p>\n<p>Oggi, al triste annuncio, sorrido, di affetto e di malinconia creativa, come sorrise lui quel giorno, anche se non lo vidi in volto.<\/p>\n<p>Come continuer\u00e0 a sorridere da quei &#8220;<em>territori inesplorati da cui confini nessun viaggiatore rito<\/em>rna&#8221; &#8211;\u00a0per citare Shakespeare che egli tanto amava &#8211; dove, dopo un percorso di novantadue anni, adesso\u00a0si trova, per continuare a illuminare a tutti noi le strade dell&#8217; arte e della poesia, dell&#8217; immagine e del teatro, che erano poi la sua esclusiva religione, adesso che se ne \u00e8 andato dalle scene di questo mondo, ed \u00e8 calato il sipario, per sempre.<\/p>\n<p>Nel 2009, durante un agosto torinese di afosa solitudine,\u00a0avevo scritto\u00a0un lavoro teatrale sugli incontri decisivi di Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini, pensando a lui.<\/p>\n<p>Lo avevo conosciuto solamente a distanza, perch\u00e9, con lucidi interventi di cultura, e, ovviamente, di teatro, collaborava all&#8217; &#8216;Italia settimanale&#8217;, prima, e a &#8216;Il borghese&#8217; poi, di cui io ero redattore.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 egli, all&#8217;epoca, fra gli anni Novanta, e i primi del Duemila, un &#8216;grande vecchio&#8217;. Lasciatasi alle spalle la guerra, &#8220;<em>formica solitaria\u00a0in un formicaio devastato&#8221;<\/em>, piano piano aveva cominciato a ricostruire intorno a s\u00e9, affermandosi, nei decenni successivi, come attore, voce poetica, protagonista televisivo, ancor pi\u00f9, gradualmente, come attore e regista teatrale, misurandosi, sui palcoscenici del mondo, con i testi pi\u00f9 prestigiosi della tradizione, da Sofocle, a Ibsen.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 un &#8216;grande vecchio&#8217;, il Maestro al quale chiedere consigli, e col quale fare esperienza, per centinaia di aspiranti attori teatrali, alla sua scuola della pratica, direttamente sul campo di battaglia del palcoscenico.<\/p>\n<p>Rappresentando Ezra Pound, sia nell&#8217; intervista con Pier Paolo Pasolini, sia nelle sene in cui ricostruivo il sodalizio amoroso con Olga Rudge, sapendo poi che anch&#8217; egli lo adorava, mi veniva spontaneo pensare a lui, quale interprete, per quanto, me ne rendevo conto, il mio fosse un sogno di un giorno di mezza estate.<\/p>\n<p>Basta, quando, dopo alcune settimane, finii di scrivere il testo, glielo mandai, con un pacchetto postale, stampato su fogli bianchi, all&#8217; indirizzo romano. E poi me ne dimenticai.<\/p>\n<p>Passarono un paio di anni, forse pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ero ancora a Torino, era un&#8217; altra mezza estate. In quei giorni, mi telefonava sul cellulare, con chiamata anonima, con assurda regolarit\u00e0 e sempre verso le 16.00\/17.00, poco prima che chiedessero gli sportelli, un tal Giacomazzi, impiegato della banca su cui avevo il conto.<\/p>\n<p>Il cognome, me lo ricordo, perch\u00e9 era omonimo del famoso giocatore di calcio, capitano del Lecce.<\/p>\n<p>Aveva esordito la prima volta dicendo: &#8220;<em>Pronto?&#8230;Puppo? Sono Giacomazzi<\/em>&#8221; e l&#8217; incipit si ripet\u00e9 uguale\u00a0per alcuni giorni, quattro, cinque, sei volte, oramai, sempre a quell&#8217; ora, sempre col numero nascosto.<\/p>\n<p>Era successo che, per via di una spesa con la carta di credito mal calcolata,\u00a0ero andato in rosso sul conto corrente di 67, adesso non mi ricordo bene, 67, o 77, o 87 euro, comunque di sicuro meno di cento, e, a detta di Giacomazzi, ci\u00f2 costituiva un enorme problema per la filiale, per il nuovo direttore, per l&#8217; intero istituto bancario nazionale, per cui dovevo assolutamente passare in filiale al pi\u00f9 presto, a versare in contanti lo scoperto.<\/p>\n<p>A nulla valsero le mie rimostranze, prima gentili, poi, di volta in volta sempre pi\u00f9 stizzite: cliente da decenni, con l&#8217; accredito dello stipendio che sarebbe arrivato alla solita data entro pochi giorni, proprio io, con\u00a0le mie\u00a0poche decine di euro di scoperto momentaneo, ero diventato oggetto di tanta attenzione, prima, e di tanto accanimento poi, mentre centinaia di milioni di euro sperperati dalla banca in bond, obbligazioni fasulle, prestiti ad amici e quant&#8217; altro, non lo erano?!? E dai&#8230;Il fastidio di attraversare tutta quanta la citt\u00e0 e andare a Canossa dal direttore ad ascoltare la sua ramanzina, per sessanta, o settanta euro&#8230;Insomma, era pi\u00f9 forte di me&#8230;Ma le mie rimostranze passavano del tutto ininfluenti sull&#8217; accanimento dell&#8217; impiegato della banca, che, per pi\u00f9 giorni di seguito, chiamava sul cellulare, numero anonimo, sempre pi\u00f9 o meno alla stessa ora, e cominciava: &#8220;<em>Pronto&#8230;Puppo? Sono Giacomazzi&#8230;&#8221;&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Quel giorno, ero a casa, appena rientrato, stanco morto, col caldo afoso, pi\u00f9 o meno le 16\/17, mi squill\u00f2 il cellulare, &#8220;chiamata anonima&#8221;: &#8220;<em>Pronto&#8230;Puppo? Sono Albertazzi&#8230;&#8221;,<\/em> cos\u00ec disse quella voce, che non riconobbi e, preso gi\u00e0 dal nervoso, di botto, senza lasciarlo proseguire, gli risposi: &#8220;Eh adesso mi ha proprio rotto i coglioni, neh?!? Ma si faccia furbo, ma per favore&#8230;ma basta&#8230;ma domani passo e\u00a0glieli porto, questi sessanta euro di merda, cos\u00ec la smette, ma vaffanculo, vah&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p>La voce dall&#8217; altra parte mi disse allora, cauta e tranquilla: &#8220;<em>Non capisco&#8230;E&#8217; lei Puppo? Sono Albertazzi<\/em>&#8220;&#8230;<\/p>\n<p>Io capii solamente in quel momento, e avrei voluto che una voragine mi si sprofondasse sotto ai piedi, e mi inghiottisse, e mi facesse scomparire per sempre.<\/p>\n<p>Sorrise, Giorgio Albertazzi, sorrise subito, quella volta, e tutte le volte che in seguito mi chiam\u00f2 al telefono.<\/p>\n<p>Il mio lavoro, che aveva trovato il tempo di leggere solo dopo tanto tempo, gli era piaciuto assai. Ma il teatro non si improvvisa, ha bisogno di cura\u00a0incessante e lavorio continuo&#8230; Avrebbe interpretato Ezra Pound; per Pier Paolo Pasolini aveva pensato a Kim Rossi Stuart; per la produzione, lo Stabile di Trieste&#8230;E dovevo raggiungerlo a Roma, o dove sarebbe stato possibile, per riscrivere certe parti, dietro suo consiglio&#8230;<\/p>\n<p>Solo che poi non aveva mai tempo, la sua assistente segretaria meno di lui, Kim Rossi Stuart era impegnato, lo Stabile di Triste cambi\u00f2 direttore, e col nuovo bisogn\u00f2 ricominciare tutto il discorso&#8230;<\/p>\n<p>E insomma, alla fine non se ne fece niente.<\/p>\n<p>Ma sorrideva sempre, Giorgio Albertazzi, come quella prima volta. Nel teatro ci va pazienza, amore incondizionato, dedizione assoluta e impegno continuo. Amore, insomma, senza limiti, come per la cultura in generale, amore che o c&#8217;\u00e8, o ce l&#8217; hai, oppure \u00e8 tutto inutile.<\/p>\n<p>Questo mi ricordo di lui, la lezione che ho imparato da lui. Insieme alla convinzione che anche l&#8217; inarrivabile, pu\u00f2 arrivare, anche l&#8217; impossibile pu\u00f2 accadere, anche se poi spesso, ahim\u00e8,\u00a0restiamo impreparati di fronte agli eventi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2016\/05\/28\/in-morte-di-giorgio-albertazzi-un-sorriso-affettuoso\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2016\/05\/28\/in-morte-di-giorgio-albertazzi-un-sorriso-affettuoso\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Puppo______ Nel 2011, una volta lo presi a parolacce, al telefono. 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