{"id":9574,"date":"2012-12-30T10:55:24","date_gmt":"2012-12-30T10:55:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leccecronaca.it\/?p=9574"},"modified":"2012-12-30T10:55:24","modified_gmt":"2012-12-30T10:55:24","slug":"da-gennaio-apre-la-mostra-archeologica-roca-nel-mediterraneotutte-le-informazioni-e-la-documentazione-completa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/12\/30\/da-gennaio-apre-la-mostra-archeologica-roca-nel-mediterraneotutte-le-informazioni-e-la-documentazione-completa\/","title":{"rendered":"DA GENNAIO APRE LA MOSTRA ARCHEOLOGICA &#8220;ROCA NEL MEDITERRANEO&#8221;\/Tutte le informazioni e la documentazione completa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\">Nello splendido scenario del Castello di Acaya, l\u2019Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce promuove, per l\u2019anno 2013, una Mostra archeologica sugli scavi di Roca Vecchia (Melendugno, Le) dal titolo \u201cROCA nel Mediterraneo\u201d. Attorno al tema delle relazioni umane e degli scambi commerciali e culturali, che da sempre hanno avuto come teatro d\u2019azione il \u201cmare in mezzo alle terre\u201d, si colloca l\u2019esperienza di un territorio naturalmente predisposto ai contatti con l\u2019esterno, raccontata attraverso la testimonianza di uno dei siti chiave per la comprensione delle dinamiche storiche che hanno coinvolto l\u2019estrema propaggine sud-orientale italiana a partire dalla met\u00e0 del II millennio a.C. Nell\u2019arco cronologico compreso tra la Media et\u00e0 del Bronzo e la Prima et\u00e0 del Ferro, periodo nel quale assunsero notevole rilevanza gli aspetti legati alla gestione e al controllo del territorio, si assiste alla nascita di numerosi abitati costieri fortificati, connessi alla navigazione di cabotaggio e all\u2019interscambio con le nuove compagini di provenienza egeo-orientale. Proprio per Roca, un venticinquennio di ricerche sistematiche ha comprovato l\u2019esistenza di uno straordinario insediamento a carattere emporico, attorno al quale ruotavano gli interessi di una fitta rete di traffici ad ampio raggio che dalla tarda et\u00e0 del Bronzo collegava la nostra penisola all\u2019Adriatico settentrionale, all&#8217;Egeo e al Vicino Oriente. Grande spazio \u00e8 dedicato al contesto ambientale e alla ricostruzione dell\u2019ecosistema antico e alle trasformazioni intercorse negli ultimi 3000 anni, dai processi naturali a quelli antropici. Nell\u2019ambito espositivo trova spazio un\u2019ampia rassegna di materiali esotici, dalle ceramiche di tipo minoico-miceneo, ai metalli di derivazione europea-continentale, agli avori e ad altro ancora. Tra gli oggetti indigeni, oltre alla significativa presenza di vasellame d\u2019uso quotidiano foggiato a mano, figurano alcuni esempi di artigianato specializzato, da quello metallurgico rappresentato dai bronzi dei due ripostigli scoperti nei livelli pavimentali della grande \u201ccapanna-tempio\u201d del Bronzo Finale, a quello vascolare, che vede la produzione dei grandi <em>dolia<\/em>, per la prima volta realizzati con l\u2019ausilio del tornio. A questi, si associano altri singolari manufatti, come la ricostruzione del disco in lamina d\u2019oro, simbolo del culto solare, proveniente dallo stesso contesto menzionato in precedenza. La memoria e la sopravvivenza del culto nella successiva et\u00e0 del Ferro, insieme alle pi\u00f9 tarde testimonianze epigrafiche raccolte a Grotta Poesia, che da sola costituisce la prova tangibile della lunga vicenda insediativa di Roca, sono i temi affrontati nella sezione conclusiva della mostra.<\/p>\n<p>\u00a0Il Castello di Acaya<\/p>\n<p>Il Castello di Acaya \u00e8 un immobile di propriet\u00e0 della Provincia di Lecce (sito nel territorio comunale di Vernole, frazione Acaya) affidato in gestione all\u2019Istituto di Culture Mediterranee, istituzione in house dalla Provincia di Lecce. Acaya \u00e8 uno dei pochi esempi ancora intatti di citt\u00e0-fortezza d\u2019epoca medievale del Meridione d\u2019Italia e costituisce un bell\u2019esempio di architettura militare rinascimentale. La localit\u00e0 deve il nome ad un\u2019antica famiglia nobiliare che ricevette il feudo da Carlo II d\u2019Angi\u00f2 nel 1294, rimanendone in possesso per tre secoli. Nel 1535, di fronte alla minaccia delle incursioni turche sul territorio, Gian Giacomo dell\u2019Acaya ebbe l\u2019incarico da Carlo V di fortificare il borgo e consolidare il castello a scopo difensivo. Tale progetto innovativo divenne presto modello per tutti gli architetti dell\u2019epoca. L\u2019edificio \u00e8 di forma trapezoidale con due grandi torri circolari. Una scala conduce al piano nobile, contraddistinto dal susseguirsi di eleganti sale tra le quali merita particolare attenzione quella a nove lati, con volta a calotta, arricchita da un fregio che racconta gli episodi salienti della vita di Gian Giacomo. I sotterranei, scavati nella roccia, contengono numerose cisterne e vasche per la raccolta delle derrate alimentari. Con la morte di Gian Giacomo e la vendita del feudo, cominci\u00f2 l\u2019inarrestabile decadenza di questa localit\u00e0 e delle sue meraviglie architettoniche, fino alla riscoperta e al restauro da parte della Provincia di Lecce. Durante i lavori, inoltre, \u00e8 stato ritrovato un affresco raffigurante la <em>Dormitio Virginis<\/em>, databile alla seconda met\u00e0 del 1300 e che fa riferimento alla tradizione dei Vangeli Apocrifi. Oggi il castello ospita mostre, esposizioni e meeting di ambito nazionale e internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019itinerario della Mostra<\/p>\n<p><strong><em>Sezione introduttiva<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Qui, accanto alle motivazioni storiche e culturali che stanno dietro la scelta del Castello di Acaya per ospitare una mostra su Roca, sono forniti i supporti informativi fondamentali per l\u2019inquadramento generale del sito e del contesto territoriale preso in esame, insieme alla storia degli studi che vanta un insolito primato.<\/p>\n<p><em>1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>Da Roca ad Acaya (le ragioni di una scelta);<\/em><\/p>\n<p><em>2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>La lunga storia delle ricerche condotte a Roca a partire dal Rinascimento;<\/em><\/p>\n<p><em>3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>L\u2019insediamento protostorico di Roca e il contesto ambientale. La ricostruzione dell\u2019ecosistema antico (geomorfologia, ambiente, flora, fauna, clima etc.) e le trasformazioni intercorse negli ultimi 3000 anni, dai processi naturali a quelli antropici;<\/em><\/p>\n<p><em>4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>L\u2019area naturale protetta delle Cesine: il relitto ultimo di un ambiente sopravvissuto alla pressione antropica.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Sezione tematica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questa sezione sono enucleati i temi nodali della mostra attraverso una scansione temporale delle principali fasi evolutive dell\u2019abitato, ad ognuna delle quali sar\u00e0 dedicata una specifica sala.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>5)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Le mura di fortificazione: l\u2019assedio<\/em>;<\/p>\n<p>6)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>I contatti trans marini: la navigazione<\/em>;<\/p>\n<p>7)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>I luoghi del culto e la vita materiale<\/em>;<\/p>\n<p>8)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Memoria e sopravvivenza del culto nell\u2019et\u00e0 del Ferro<\/em>;<\/p>\n<p><em>9)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><em>La Grotta Poesia e le testimonianze epigrafiche del culto<\/em>.<em><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Roca protostorica<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019insediamento di Roca occupa una bassa penisola delimitata a nord e a sud da due profonde ingressioni marine e, in corrispondenza dell\u2019istmo, trova uno sbarramento nella poderosa opera di fortificazione che la difendeva da terra verso ovest. L\u2019<em>aggere<\/em>, lungo200 m e largo dai 25 ai30 m \u00e8 il risultato di successivi ispessimenti operati a cominciare da uno muro che nel Bronzo Medio era fiancheggiato da un fossato esterno, e terminati al momento della distruzione per incendio dell\u2019abitato alla fine dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo. Un ulteriore episodio distruttivo, databile al XV secolo a.C., segna la conclusione della prima fase di occupazione del sito a cui appartengono gli imponenti resti della porta e delle postierle che ne garantivano l\u2019accesso. In uno di questi passaggi (C) hanno trovato la morte sette individui di un unico gruppo familiare che l\u00ec si erano barricati per trovare riparo a seguito di un probabile assedio dell\u2019abitato. Un\u2019altra vittima coinvolta anch\u2019essa nell\u2019evento, forse un guerriero, era precipitata insieme alle coperture lignee della porta principale.<\/p>\n<p>Dalla seconda met\u00e0 del II millennio a.C. il sito intrattenne assidue relazioni con l\u2019Egeo (Creta e Grecia continentale). I contatti sono documentati, oltre che dalla ceramica, da manufatti d\u2019avorio, di bronzo e da altri materiali esotici. Tra il XIV e il XIII secolo a.C. le impressionanti quantit\u00e0 di ceramiche egee o di tradizione egea presenti a Roca, insieme ad altri prodotti di derivazione nord adriatica, confermano il ruolo di scalo nodale svolto da Roca nelle relazioni commerciali ad ampio raggio che collegavano le diverse aree del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Per l\u2019et\u00e0 del Bronzo Finale Roca rappresenta la testimonianza pi\u00f9 cospicua di sopravvivenze abitative attualmente note, perlomeno nell\u2019Italia sud-orientale. Infatti, l\u2019intera superficie della penisola (3 haca.) restituisce porzioni di abitato scandite dalla combinazione costante di edifici in legno a pianta ortogonale di grandi dimensioni, bordati da percorsi a massicciata e apparentemente orientati secondo il medesimo criterio a comporre un tessuto abitativo tendenzialmente regolare. Ma \u00e8 soprattutto nel settore nord-occidentale del sito che le indagini hanno consentito lo straordinario riconoscimento di un monumentale edificio, anch\u2019esso ligneo, a giusta ragione definito dagli scavatori \u201ccapanna-tempio\u201d. Dai livelli d\u2019uso sepolti dal crollo per incendio degli elevati della struttura, infatti, proviene una quantit\u00e0 considerevole di materiali ceramici, insieme ad alcune installazioni fisse come altari in terra battuta e fornelli per la cottura di cibi.<\/p>\n<p>In seguito alla distruzione per incendio dell\u2019abitato, avvenuta tra il XII e l\u2019XI secolo a.C., il promontorio di Roca non viene abbandonato, ma repentinamente rioccupato e riorganizzato. Le evidenze dell\u2019et\u00e0 del Ferro rivelano un carattere tendenzialmente pi\u00f9 disperso e meno monumentale rispetto alle testimonianze pi\u00f9 antiche. Di estrema rilevanza sono, in particolare, il rinvenimento di strutture e aree destinate a finalit\u00e0 rituali o cerimoniali e la cospicua presenza di ceramiche importate dall\u2019area corinzio-corcirese (vasellame fine e grandi contenitori da trasporto) in diversi contesti attribuibili alla fine dell\u2019VIII secolo a.C.<\/p>\n<p>L\u2019occupazione umana del sito di Roca \u00e8 connessa sin dalle prime fasi di vita con la frequentazione a scopo cultuale della <em>Grotta Poesia<\/em>, ubicata a S della penisola che ospita le rovine dell\u2019insediamento protostorico. Il nome attribuito al complesso carsico potrebbe derivare dal termine greco-medievale <em>posi\u00e0<\/em>, con riferimento alla presenza di una sorgente d\u2019acqua dolce. In origine accessibile da terra, la grotta \u00e8 oggi invasa dal mare nella parte bassa ed aperta in l\u2019alto a causa del crollo della volta. L\u2019importanza archeologica del monumento deriva dalla scoperta di uno straordinario insieme di testimonianze grafiche incise sulle pareti lungo tutto il perimetro interno per un\u2019altezza di circa8 m. I graffiti e le iscrizioni (messapiche, greche e latine) vennero eseguiti in un ampio arco di tempo, dal tardo Neolitico all\u2019et\u00e0 repubblicana. Tra i segni riferibili all\u2019et\u00e0 del Bronzo alcuni (doppie asce e bucrani) rinviano chiaramente a iconografie tipiche della Creta minoica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0Gen \u2013 Feb<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>Marted\u00ec \u2013 Mercoled\u00ec \u2013 Gioved\u00ec \u2013 Venerd\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>09.30 \u2013 12.30<\/p>\n<p>15.30 \u2013 18.30<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Sabato e Domenica<\/strong><\/p>\n<p>10.00 \u2013 12.30<\/p>\n<p>15.30 \u2013 18.30<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Chiuso il Luned\u00ec<\/p>\n<p>Per tutte le festivit\u00e0 contattare telefonicamente.<\/p>\n<p>Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.<\/p>\n<p>Al di fuori di detti orari \u00e8 consentita la visita al Castello e alla Mostra a gruppi e scolaresche previa prenotazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIGLIETTO INTERO: \u20ac 5,00<\/strong><\/p>\n<p><strong>BIGLIETTO RIDOTTO: \u20ac 3,00 <\/strong>(6 \u2013 14 anni, oltre i 65 anni e gruppi oltre 25 persone)<\/p>\n<p><strong>Gratuito per disabili e accompagnatori.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Durante l\u2019anno saranno allestiti dei laboratori didattici e saranno realizzati degli incontri seminariali inerenti la Mostra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per ulteriori informazioni contattare la dott.ssa Oronzina Malecore ai seguenti recapiti:<\/strong><\/p>\n<p><strong>347 \u2013 2535235;<\/strong><\/p>\n<p><strong>0832 \u2013 683544;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<fb:like href='https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/12\/30\/da-gennaio-apre-la-mostra-archeologica-roca-nel-mediterraneotutte-le-informazioni-e-la-documentazione-completa\/' send='true' layout='button_count' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida grande'><\/fb:like><span class=\"fb_share\"><fb:like href=\"https:\/\/www.leccecronaca.it\/index.php\/2012\/12\/30\/da-gennaio-apre-la-mostra-archeologica-roca-nel-mediterraneotutte-le-informazioni-e-la-documentazione-completa\/\" layout=\"button_count\"><\/fb:like><\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nello splendido scenario del Castello di Acaya, l\u2019Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce promuove, per l\u2019anno 2013, una Mostra archeologica sugli scavi di Roca Vecchia (Melendugno, Le) dal titolo \u201cROCA nel Mediterraneo\u201d. 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