IL CAPODOGLIO MORTO A POLIGNANO A MARE (DEI PETROLIERI)

| 30 settembre 2014 | 0 Comments

L’immagine è forte, specie se mandata dal telegiornale regionale all’ora di pranzo. Le foto sul web poi, insistite, fanno male.

A Polignano un capodoglio di otto metri si è arenato sulla spiaggia, morto stecchito, dopo lunga e dolorosa agonia e avanzato stato di decomposizione: sarà un problema anche soltanto il rimuoverlo da lì.

Purtroppo non era un film di Checco Zalone.

Pochi giorni fa, altri tre avevano fatto la stessa fine poco più su, a Vasto: una era incinta. Non avevano fatto male a nessuno, vivevano la loro vita nel libero mare, di cui non abbiamo più rispetto.

Non è più la pesca, né la caccia, che minacciano le specie viventi: sono gli esseri umani, che hanno perso la ragione, accecati dalla bramosia di guadagno, dall’ egoismo del profitto, dall’interesse privato delle lobby delle multinazionali, degli affaristi della globalizzazione.

Così uccidono il mare, come hanno deturpato la natura tutta, con i loro scarichi, con i loro impianti, le loro centrali, i loro gasdotti e le loro trivellazioni.

Uccidono tutti noi, stanno uccidendo tutti noi.

E’ stato scientificamente accertato che le morti dei capodogli di questi giorni sono avvenute per effetto diretto delle trivellazioni, che le compagnie stanno conducendo alla ricerca di petrolio, in quantità limitata e buono soltanto per speculazioni momentanee: lo fanno sparando nei fondali bombe d’aria compresa fortissime, che causano gravissimi danni alla fauna, specie ai cetacei, che perdono l’udito e con esse l’orientamento e, come impazziti, per questo, risalgono verso la superficie rapidamente, morendo d’embolia.

C’è da aggiungere infine che fra le nefandezze del recente decreto “sblocca Italia” varato dal governo Renzi c’è pure quella che prevede quindici miliardi di euro a favore dei petrolieri per aumentare le loro ricerche in mare, oltre a procedure semplificate per estendere gli impianti spara – bombe d’aria per tutte le nostre coste.

Nel Salento, il mare non più nostro, ma delle multinazionali foraggiate dai politici loro camerieri, si apre con il mostro di Cerano, e finisce con il super mostro dell’Ilva. In mezzo, sulla terra dove hanno disseminato rifiuti tossici, nucleari e chissà quali e quante altre schifezze, fra gli ulivi che vogliono sradicare, dopo averli fatti ammalare favorendo l’uso indiscriminato dei pesticidi, vogliono farci un mega –gasdotto.

Cosa tramanderemo alle generazioni future?

Come potremo spiegare la follia di questo modello di sviluppo che uccide di cancro in misura sempre maggiore e aumenta le diseguaglianze  a dismisura? Che non si cura del bene comune, per far arricchire sempre di più gli affaristi e i profittatori? Che comanda non tanto sui politici, ai quali dà già comodamente le mance, ma pure vergognosamente sull’interesse delle comunità e sulle coscienze dei cittadini?

Giuseppe Puppo

Category: Costume e società

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