FENOMENOLOGIA DI MICHELE EMILIANO

| 27 aprile 2015 | 2 Comments

di Giuseppe Puppo______

Forse perché con le parole ci lavoriamo, e comunque per tutti sono la nostra comunicazione quotidiana, quindi ne dobbiamo avere un gran rispetto, anche perché sono importanti e a volte pesano più di macigni.

Due giorni fa Michele Emiliano ha dato una sua nuova, straordinaria interpretazione di come le parole girino nel Pd a seconda delle circostanze e delle convenienze.

Oggi Nichi Vendola ha offerto invece quello che qualcuno nella redazione di leccecronaca.it , nel dare la notizia di occasione, delle firme per la salvezza degli ulivi raccolte dagli ambientalisti e a lui consegnate, ha definito con proprietà “un estremo, esaltante esercizio di vendolismo lirico, in cui l’ ipocrisia politica, passando attraverso lo sdoppiamento della personalità, è diventata paradigmatica esemplificazione del comunismo di lotta e di governo”.

Ecco, questo. Esattamente questo.

Di Vendola sapevamo. Il vendolismo è la malattia senile del comunismo: un’ affabulazione poetica da incantatore dei serpenti, capace di volgerli a suo favore, facendo mordere invece gli altri, scontando così sulla pelle del popolo le proprie incapacità e i propri fallimenti, legati alla conquista totalitaria e al mantenimento egemonico del potere.

E’ stato così per tutto, la cultura, la sanità, l’ ambiente, l’ occupazione.

Ma Michele Emiliano di questa deriva mistificatrice del comunismo di occupazione del sistema, al servizio degli apparati, delle lobby e degli interessi economici, occultati abilmente dietro la propaganda, la comunicazione, il buonismo e il politicamente corretto, pare il nuovo, impareggiabile, straordinario artefice.

Ma come si fa a mettere insieme comunisti italiani e scampoli di ex democristiani, vendoliani e fuoriusciti di Forza Italia?

Ma questo è niente.

Come si fa a essere segretario regionale di un partito che a Roma vuole ( ha deciso, sta attuando ) le trivelle in mare, il gasdotto della Tap e l’ eradicazione degli ulivi, e invece  essere a Bari contro le trivelle in mare, contro il gasdotto della Tap e contro l’ eradicazione degli ulivi? A parole, certo, in quel degrado della politica che le sue parole giorno dopo giorno sempre di più stanno segnando.

Come si fa ad andare in giro a dire ai propri compagni che le aziende di smaltimento di rifiuti finanziano pesantemente le campagne elettorali, per poi pretendere di essere alfiere della moralità? Di quale partito, di grazia, hanno finanziato le campagne elettorali? Eppure si fa, si fa, c’è da esserne strabiliati, ammirati, esterrefatti, c’è da imparare, cazzo!

E il segretario di quale partito si mise nelle sue tasche 98 000 euro omaggiati dall ‘ Ilva, tanto per ricordare responsabilità che non possono essere dimenticate nella gestione del disastro sociale, di cui lo stesso Nichi Vendola ha avuto il ruolo di responsabile , da sinistra, ecologia e libertà, naturalmente?

Ma, si parva licet componere magnis, c’è un episodio di pochi giorni fa che la dice forte, la dice grande, la dice tutta, sulla fenomenologia di Michele Emiliano, nonché sull’ essenza stessa di questo comunismo all’ acqua di violette.

Un episodio divulgato dall’ansa, ripreso con enfasi dai nostri quotidiani e dalle nostre televisioni pugliesi, che continuano a vivere, anzi a sopravvivere, anzi a sopravvivere a sé stessi, coi soldi pubblici, cioè di tutti noi, oltre che con le pubblicità della Tap, ripreso e divulgato senza che nessuno, dico, nemmeno un rigo di perplessità, che ne so? di imbarazzo, di un sorriso ironico, niente, abbia manifestato un qualche fondato rilievo, se non una qualche liberatoria esternazione.

Poi dice che siamo agli ultimi posti nel mondo per libertà d’ informazione, e ti credo!

Allora, erano mesi che Emiliano, per calcolo, per opportunismo, per interesse elettoralistico, andava in giro manifestando critiche, pure precise, per quanto imbarazzanti, in quanto il suo partito della giunta regionale era ed è maggioritario, sull’ operato di governo dei due mandati di Nichi Vendola, attaccandolo su tutto: la cultura, la sanità, l’ ambiente, l’ occupazione, tutto, appunto.

Beh, e cito testualmente dagli edificanti resoconti giornalistici, due giorni fa, davanti alla platea della lista vendoliana di appoggio, Michele Emiliano ha dimenticato tutto quello che pensava finora e si è prodotto in una esaltante performance, davanti a un Nichi più che commosso, che già si scioglieva in lacrime.

I tuoi sono stati dieci anni di governo straordinario. Non saremo mai in discontinuità con quella che è stata la tua amministrazione e la tua guida politica. Nichi, io non sarò mai un presidente di Regione come te, perché non sarò in grado di cambiare la storia come hai fatto tu”.

Ma vaffanculo, va! Questo. Esattamente questo.

 

 

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Category: Cronaca

Comments (2)

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  1. Italo Porcari ha detto:

    Condivido quanto scritto da Giuseppe Puppo. Aggiungo:la narrazione vendoliana è stata, ed è ancora, dannunziana, decadente e, ovviamente, narcisista. La corte di adulatori, di nani e ballerine che si portava dietro si va assottigliando ogni giorno di più e non mi meraviglirei se, di qui a non molto, quella narrazione che Puppo definisce “vendolismo lirico” — nei fatti cascame di una cultura imparaticcia e stantia — iniziasse a tessere peana in favore del dux uber alles.
    Di Emiliano non mi meraviglia più nulla. Un magistrato che entra stabilmente in politica, si fa segretario regionale di un partito e non si dimette dalla magistratura, manifesta comportamenti che non hanno necessità di commenti.

  2. Francesco Della Bottega ha detto:

    Caro Direttore Ti sei superato.

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