LA COSI’ DETTA “BUONA SCUOLA” E IL “SOSTEGNO” SENZA STAMPELLE

| 2 ottobre 2015 | 0 Comments

di Stefania Isola * (avvocato – presidente provinciale Asso – consum)______


Diverse volte, nel corso della mia vita professionale, ho avuto l’occasioni di “vivere” le emozioni e le storie di alcune persone, storie che, a volte, lasciano l’amaro in bocca e fanno riflettere sulla realtà in cui viviamo e su come il “Dio denaro” rappresenti spesso un ostacolo ai più elementari diritti che uno Stato, che si definisce civile, dovrebbe tutelare sempre e comunque.

Questa è una storia come tante, è una storia di diritti negati, proprio da chi dovrebbe garantirli, è la storia di una di scuola che non funziona, è una storia di “Buona Scuola” che di buono non ha quasi veramente nulla, è la storia di un bambino disabile a cui viene negato l’insegnante di sostegno “perché non ci sono i soldi e mancano i docenti”.

Ma di cosa stiamo parlando di grazia? Che fine ha fatto la propaganda che ha accompagnato la “Buona scuola”, quella che garantiva, cioè, un cambiamento significativo dell’inclusione dei disabili nel sistema educativo italiano nonché l’aumento  delle ore di sostegno e degli insegnanti specializzati?

Nel medesimo Testo viene, inoltre, ribadita l’importanza del ruolo dell’insegnante di sostegno specializzato.

Si afferma, infatti, che “l’utilizzo di personale specializ­zato risponde al diritto dell’a­lunno disabile all’istruzione e alla sua crescita personale e ri­sponde all’esigenza delle fami­glie ad avere docenti formati e preparati rispetto alle singo­le patologie”.

Nonostante i buoni propositi enunciati, la realtà dei fatti si presenta differente.

Nei confronti degli alunni con disabilità e degli insegnanti di sostegno, vengono negati alcuni diritti fondamentali:

1. Impossibilità di accedere al ruolo per i docenti abilitati e specializzati sul sostegno, esclusi dalle GaE: in Italia sono migliaia i docenti specializzati sul sostegno che, però, essendo stati esclusi dalla GaE, non possono diventare titolari. Il paradosso è che da anni, ormai, si punta alle nomine temporanee di personale qualificato e specializzato sul sostegno, tant’è che, con una circolare MIUR del 18 settembre 2013, il ministero ha raccomandato, agli istituti scolastici, di prendere in considerazione eventuali domande di messa a disposizione di aspiranti forniti del titolo di specializzazione su sostegno, in considerazione delle numerose pronunce giurisprudenziali sul punto. 

2. Numero di insegnanti di sostegno inseriti nelle GaE, inferiore rispetto alle esigenze

A tale ultimo proposito, difatti, i docenti di sostegno che possiedono il titolo di specializzazione (come i laureati in Scienze della Formazione Primaria), inseriti nelle GaE, sono inferiori rispetto al numero reale di cattedre disponibili. Ogni anno, dunque, in seguito alla nomina del provveditorato dalle GaE, le scuole devono fare i conti con un numero impressionante di posti vacanti, che vengono poi ricoperti dagli insegnanti di sostegno inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto o, addirittura, da insegnanti che hanno presentato domanda di messa a disposizione, non inseriti in alcuna graduatoria. In molte province d’Italia, addirittura avanzano posti di sostegno sulle immissioni in ruolo, perché nelle GaE non ci sono abbastanza candidati in possesso del titolo di specializzazione.

E’ un evidente caso in cui, la politica dei tagli sulla scuola, è in piena contraddizione con il diritto allo studio e alle pari opportunità di tutti gli alunni. Tale diritto è stato ampiamente affermato nella legge del 4 agosto 1977, n. 517, nella quale vi si afferma che gli alunni disabili hanno diritto di andare a scuola insieme ai loro coetanei e che deve esserci un insegnante di sostegno per un numero di ore stabilite in accordo da insegnanti, genitori e staff medico.

Tale situazione comporta problemi anche ai genitori, spesso costretti a tenere i propri figli a casa, per via della mancanza dell’insegnante di sostegno, soprattutto se si tratta di bambini con difficoltà motorie, non autosufficienti e che quindi necessitano di un aiuto costante. In ultimo, è un disagio per tutti gli insegnanti di sostegno che aspettano con ansia la fatidica chiamata dalle scuole. 

Non dimentichiamoci poi la Circolare Ministeriale del 18 luglio 2012, n.61 sull’adeguamento degli organici di diritto alle istituzioni di fatto, dove è scritto: “Si richiama la scrupolosa osservanza delle vigenti disposizioni sia per quanto concerne le modalità e le procedure di individuazione dei soggetti con disabilità, sia ai fini dell’assegnazione delle ore di sostegno. Si rammenta che la proposta relativa al numero delle ore di sostegno da attribuire a ciascun alunno disabile, è affidata al Gruppo di lavoro di cui all’art. 5, comma 2, del DPR 24 febbraio 1994”.

Allo stesso modo dobbiamo ricordare che l’art. 1 comma 605 lettera b) Legge 27 dicembre 2006, n. 296 assicura che debbono essere garantite ore di sostegno sulla base “delle effettive esigenze rilevate, tramite una stretta collaborazione tra regioni, uffici scolastici regionali, aziende sanitarie locali e istituzioni scolastiche, attraverso certificazioni idonee a definire appropriati interventi formativi”. 

La riduzione delle ore di sostegno è, dunque, un atto illegale, oltre che immorale e anticostituzionale che viola il diritto all’istruzione delle persone con disabilità affermato nella Costituzione e nella legislazione italiana e internazionale, in particolare dalla Carta dei diritti dell’uomo e del fanciullo. 

La fotografia di quest’Italia ci costringe spesso ad assistere, quindi, ad espisodi che poco hanno di un paese democratico.

Genitori di bambini disabili che girano per i corridoi nella speranza di parlare con qualcuno, quel qualcuno che “non può fare niente” e quindi lo rimanda a qualcun altro fino a quando, stremati, decidono che l’unico modo che hanno per fare valere i propri diritti è il Giudice.

Un dramma per mamma e papà: dalle rilevazione dell’Istat è emerso che il 10% delle famiglie della primaria e il 7% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni ha presentato ricorso al Tar per ottenere un aumento delle ore o addirittura un insegnante di sostegno.

E’ triste se si pensa che l’Italia può vantare una delle prime leggi in Europa, la 104/92, sui diritti dei diversamente abili, diritti che però il più delle volte rimangono sulla carta.

La battaglia per i diritti dei diversamenti abili è una guerra in cui tutti possiamo considerarci  sconfitti se anche uno solo di questi ragazzi non potrà vivere la vita che vorrà.

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Category: Costume e società

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