“Disobbedire e autodeterminarsi”…”Non fare niente è diventare complici”…ECCO PENSIERI E PAROLE DELLA PROTESTA DEL ‘POPOLO DEGLI ULIVI’

| 21 ottobre 2015 | 0 Comments

(Rdl)______Le ragioni della protesta di questa mattina, le ragioni della ragione, passano via internet. Sui social network in queste ultime ore si trovano le parole del dolore e dello sconforto, le immagini di foto e video dei massacri delle piante. C’è chi si fa fotografare mentre pianta un nuovo alberello di ulivo, in aperto segno di sfida. C’è chi si associa agli striscioni, come quello che, appeso a un cavalcavia, grida al mondo l’ assurdità di quanto sta avvenendo a opera di irresponsabili esecutori e di inconfessabili mandanti: “La xylella an capu la teniti!”.

Scrive, per esempio, Gianfranco Cannoletta, a margine di un filmato che documenta quanto successo nelle campagne di Torchiarolo: “Immagini forti… Non fare niente è diventare complici.

Complice di un assassinio vero, devo avere il “coraggio” di arrivare alla fine di questo video, non è lungo, e fermarmi. Mi rivedo seduto all’ombra di questi alberi, in compagnia di tanti uomini e donne che gli hanno curati e amati, di mia nonna che mi passa la ‘friseddhra cu lu pomodoru (sulu lu riddhru) e l’olio’ (il loro nettare) durante la pausa per la raccolta delle olive. Ero piccolo, faceva freddo, ma eravamo in simbiosi con loro. Un po’ di vento e li sentivi parlare, interagire con noi, erano felici. Eravamo felici. Perdono e… un po’ mi vergogno, anche per voi!”.

Nettuno Rix Andrea, sotto alcune immagini dello strazio degli alberi: “Hanno provato a difenderli, C’era una volta…l’ulivo. Forse un domani resterà solo una storia da raccontare, mentre oggi d’avanti l’indifferenza del popolo, c’è chi continua a spogliarci dalla nostra identità. Grazie Siletti, grazie Tormaresca, grazie gente”.

Le eradicazioni appaiono ingiustificabili, se non esecrabili. Si cercano e si propongono altre soluzioni. Si indulge allo sconforto, si cede alla rabbia. Si alternano con tali gradazioni  post, commenti, prese di posizione, testimonianze.

Il consigliere regionale del M5S Cristian Casili (sue le immagini che pubblichiamo) è andato in zona, nei pressi di San Pietro Vernotico, a constatare di persona quanto successo, che ha poi commentato: “Disobbedire e autodeterminarsi. Ulivi centenari, sotto i colpi di una ignobile ruspa, cadono a terra come fuscelli. Senza dignità. Poco più di due minuti a pianta. Uno, due, tre colpi e l’albero, sradicato, si accascia al suolo e con esso la storia di un popolo che nell’ulivo si identifica, si racconta e celebra la sua territorialità. Uno schizofrenico piano degli interventi cancella secoli di storia. Si estirpano in tutta fretta piante sane cariche di frutto.

Dicono di aver trovato otto ulivi infetti in questo campo. E per questi 8 ulivi, disposti con impressionante precisione geometrica su 86.970,00 mq, ne buttano giù 900 sani. Vale la regola di estirpare tutto nel raggio di 100 metri intorno ad ogni singola pianta trovata infetta. Una bestemmia! Quanta becera ipocrisia!

Una società che fonda la sua struttura territoriale sull’olivo non può subire queste scellerate azioni.

Questo batterio non ha più confini e chi eradica oggi è in malafede.

Difendere l’ulivo vuol dire difendere l’ambiente di vita di un popolo che non può essere subordinato alle meschine prescrizioni di un piano che non tiene conto della primarietà del valore storico, culturale e paesaggistico dell’ulivo calpestando l’ articolo 9 della nostra Costituzione. Siamo chiamati a difendere il prodotto millenario di un “progetto collettivo” di una comunità, di un popolo che con sudore, arte e cultura ci ha restituito un patrimonio che non ha eguali nel mondo“.

 

 

Category: Cronaca

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