DAL 1945 A SERGIO BLASI. OBIETTIVO DIFENDERE IL TERRITORIO. MA SARA’ DAVVERO COSI’?

| 30 novembre 2015 | 1 Comment

di Eleonora Ciminiello______

Un’idea che genera un piano. Un’idea che nasce nella mente di chi non guarda alla Terra come madre, padre, forza creatrice bensì come suolo da occupare, e che non guarda all’uomo come ad un essere da proteggere e da salvaguardare, ma solo come ad un effetto collaterale.

1945 (il 27 luglio), con un decreto luogotenenziale, il n.455, il Re vieta, all’articolo 1 l’abbattimento degli alberi d’olivo oltre il numero di 5 ogni biennio… il divieto riguarda anche le piante danneggiate da operazioni belliche o in stato di deperimento per qualsiasi causa sempre che possano essere ricondotte a produzione con speciali operazioni colturali”. All’articolo 4 dello stesso decreto il Re sostiene che “Chiunque abbatte alberi di olivo senza averne ottenuta la preventiva autorizzazione, non esegue il reimpianto con le modalità e nel termine prescritti, è punito con la sanzione amministrativa per un importo uguale al decuplo del valore delle piante abbattute, considerate però in piena produttività”.

Semplice, chiara, immediata e di facile comprensione per tutti: GLI ULIVI NON SI TOCCANO!

Il gioco degli interessi, nel 1951 fa capolino anche negli uliveti: con la legge n.144 del 14 febbraio, cominciano a prodursi deroghe agli abbattimenti: l’ulivo può essere sradicato se si accerta la morte fisiologica della pianta, se l’impianto risulta troppo fitto recando danno all’intero uliveto, se si vogliono eseguire opere di miglioramento fondiario, se è necessario eseguire opere di pubblica utilità. Resta comunque vigente l’obbligo di reimpiantare in altri fondi o terreni di proprietà un numero di ulivi pari a quello degli abbattuti.

La norma del ’51 è completata in Puglia dalla Legge sulla Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali, del 14 luglio 2007, la quale difende un patrimonio che attualmente conta 350.000 piante monumentali, su 60 milioni. Per tutte queste piante è vietato “il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi monumentali inseriti nell’elenco regionale di cui all’articolo 5”, ad eccezione di deroghe “esclusivamente per motivi di pubblica utilità o per opere i cui procedimenti autorizzativi siano stati completati alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Sino al 2013, la Puglia appare quindi una regione che intende custodire il suo tesoro ambientale, proteggendolo da qualsiasi genere d’attacco speculativo ed economico. Ma.

L’11 aprile 2013 la Regione Puglia, e il governo Vendola, promulgano una nuova Legge Regionale, la n.12. L’articolo 1 di questa norma integra l’articolo 11.1 della legge sulla Tutela del monumentali: attraverso questa specifica si rende possibile espiantare gli ulivi monumentali tutelati per edificare fabbricati pubblici o privati, strade, aree ad uso collettivo come parcheggi e piazzole di sosta, in tutte le zone totalmente o parzialmente edificate.

Il piano di distruzione del Salento e della Puglia ha materialmente inizio.

Contestualmente, ad ottobre 2013, dinanzi al complesso del disseccamento rapido degli ulivi, il docente Giovanni Martelli suggerisce ai suoi colleghi e al team di collaboratori: “E se fosse xylella?”.

Peste, killer, tragedia, sterminio, calamità naturale, emergenza fitosanitaria. Questi ed altri sono stati gli appellativi e le conseguenze che il batterio avrebbe dovuto portare con sé secondo i media, ma in realtà sono state solo due le conseguenze tangibili in Puglia: l’arrivo di una pioggia di milioni di euro dall’Europa e l’obbligo di sradicare TUTTI gli ulivi colpiti, ovvero, più posto per gli affari.

E mentre i cittadini gridano allo scempio, al crimine verso il proprio territorio e la propria salute compare una legge, una legge che potremmo definire equivoca, una norma che sembra gridare alla salvezza, ed invece, purtroppo, risulta essere solo fumo negli occhi.

Ma il fumo, sebbene denso e nero, prima o poi svanisce: la tramontana salentina è implacabile.

Il consigliere Sergio Blasi del PD il 23 settembre 2015 propone la modifica dell’art. 1 della L.R.  n. 41 dell’8/10/2014. La sua modifica estende il divieto di edificazione per 15 anni a tutti i terreni in cui sono stati eradicati ulivi a causa di xylella fastidiosa in ottemperanza alla decisione n°87 del 2014, tranne che per la realizzazione di opere pubbliche prive di alternativa localizzativa e necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. Modifica per alcuni versi importante perché, nella legge precedente, il divieto prendeva in considerazione solo i terreni dove esistevano olivi monumentali e non tutti gli ulivi, MA.

Anche qui c’è un ma, anzi forse due o tre, così come ci sarebbero delle riflessioni e delle ipotesi da fare, soprattutto alla luce dei nuovi fatti.

A Taviano, il Comune ha votato all’unanimità, approvandola, una variante alla strumento urbanistico. Questa variante ha cambiato la destinazione di una zona agricola in area turistico ricettiva: nella zona agricola, custode di ulivi secolari, dovrebbe sorgere una discoteca.

Il consigliere regionale Blasi ha sostenuto al riguardo “Di certo su questa vicenda va fatta piena luce. E lunedì prossimo in Consiglio regionale proporrò l’emendamento approvato in commissione, ma con una piccola modifica: e cioè che il divieto riguardi non solo le varianti urbanistiche ma anche i permessi di costruire, anche laddove si è fatto in tempo ad adottare varianti.”

Visto che il consigliere Sergio Blasi è aperto alle modifiche del suo emendamento, sarebbe il caso che considerasse l’esistenza di alcuni errori per evitare nuove e più gravi speculazioni: il primo riguarda “l’ottemperanza della decisione n°87 del 2014”. Questa citazione dovrebbe essere sostituita con il Decreto Ministeriale del 19 giugno 2015 e successivi; in fondo è in base a questo decreto che si abbattono gli alberi, e non in base alle decisione del 2014, che prende in esame lo spostamento delle piante, le ispezioni, le notifiche e l’elenco delle specie potenzialmente infette negli allegati.

Una grave disattenzione, cui il consigliere può porre IMMEDIATAMENTE RIMEDIO.

Così come immediato rimedio dovrebbe essere posto a quel “realizzazione di opere pubbliche prive di alternativa localizzativa e necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente”, non vorremmo farci ringraziare troppo da Tap, tanto per citarne una, no?

Altro appunto riguarda la sostituzione di “eradicati a causa di xylella fastidiosa” con il pronome dimostrativo indeterminato OGNI, per specificare che in nessun caso si può edificare su un terreno che precedentemente accoglieva ulivi, sia che gli alberi risultino (?) infetti da xylella, da Co.Di.Ro, o da qualsiasi altra diavoleria che magari verrà fuori in futuro.

Continuando a leggere l’emendamento così come è stato presentato, un cittadino attento potrebbe sospettare il verificarsi di coincidenze strane.

Se ad un proprietario venisse confermata la presenza Co.Di.Ro. e quindi gli si imponesse il taglio degli ulivi, non potrebbe essere agevolato a chiedere il cambio di destinazione d’uso (visto che la modifica Blasi non prevede il Co.Di.Ro. fra le cause previste per il blocco dei 15 anni)?

E i terreni riconosciuti dalla “scienza” come infetti da Xylella fastidiosa, (che mantengono la destinazione d’uso agricolo per 15 anni) non rischierebbero di prestare il fianco a chi spinge da tempo per impiantare specie e varietà ritenute Resistenti? E’ come se attraverso questa legge si materializzassero il cemento da un lato e le colture intensive e il conseguente uso di pesticidi dall’altro, non che sia voluto, ma si DEVE, soprattutto oggi, essere molto più vigili ed attenti.

Pertanto, per fugare ogni dubbio, sarebbe bene che l’emendamento riconfermasse, in maniera “RIVOLUZIONARIA“, ciò che è già stato fatto in piena Seconda Guerra Mondiale.

Per assicurare che l’anima del Salento non muti è possibile stabilire che per ogni ULIVO SRADICATO NE SIA PIANTATO UN ALTRO…. Magari non subito….di certo l’amministrazione non vorrà cadere in contravvenzione.

La Regione Puglia, da madre e portavoce della volontà dei suoi cittadini, deve dare un segnale molto forte, sostenendo, attraverso apposito emendamento, che ogni terreno violato, che ogni terreno vittima d’ingiustizia, alla fine di questa storia TORNI AL SUO ASPETTO ORIGINARIO. Per farlo è necessario appoggiare la voce, la storia, l’anima del territorio, quella dell’ulivo pugliese e dell’ecosistema che esso genera e sostiene.

La Regione Puglia può sfruttare questa proposta di modifica per sostenere in maniera pacifica, ma allo stesso tempo forte e determinata, l’ulivo di Puglia: è stato fatto durante la Seconda Guerra Mondiale, ed io credo che possa essere fatto ancora.

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (1)

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  1. giuseppe ha detto:

    Completamente d’accordo! Sostegno pieno da Pino Pilon

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