TRIVELLE / SI VOTA SU DI UN SOLO QUESITO

| 9 marzo 2016 | 0 Comments

(Rdl)______In redazione non siamo riusciti a capirne i motivi, ed è difficile spigare quello che non hai capito: ce ne scusiamo con i nostri lettori. Ma tanto, esercizio inutile. Comunque sia, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promossi dalle Regioni sulla questione delle trivellazioni. I ricorsi miravano a far rivivere i referendum su piano aree e proroga delle concessioni, in precedenza ‘bocciati’ dalla Cassazione. Resta in piedi, quindi, un solo referendum sulle trivelle: quello sulla durata delle autorizzazioni per le trivellazioni entro le 12 miglia mare, che, confermato, si terrà il 17 aprile.

AGGIORNAMENTO SUCCESSIVO______ Nel pomeriggio l’ agenzia ANSA ha battuto la presunta “spiegazione” della decisione della Consulta della mattinata. La trascriviamo integralmente, perché magari qualcuno dei nostri lettori sarà più bravo di noi, che continuiamo a non capire, anche dopo la seguente “spiegazione”:

“La volontà di sollevare i conflitti di attribuzione relativi alle trivellazioni non sono state espresse “da almeno cinque dei Consigli regionali che avevano richiesto il referendum prima delle modifiche legislative sopravvenute”.
Con questa motivazione la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi. A promuoverli sei Consigli Regionali – Basilicata, Puglia, Liguria, Marche, Sardegna, Veneto – che sono tra le Regioni che sostengono l’unico referendum che ha già avuto il via libera e che si terrà il 17 aprile: quello sulla durata delle concessioni per le trivellazioni entro le 12 miglia marine.

Le Regioni avevano presentato altri quesiti referendari, che però non hanno avuto il via della Cassazione. Hanno quindi tentato di farne rivivere due, quello sul piano delle aree e quello sulle proroghe delle concessioni, attraverso due ricorsi per conflitto d’attribuzione di fronte alla Consulta. Per sostenere questo passaggio, un Consiglio Regionale, quello del Veneto, ha votato per delegare in tal senso il rappresentante delle Regioni nel comitato referendario, ritenendo implicita che analoga era la volontà anche delle altre Regioni, sebbene senza un voto del Consiglio. “Voto che non c’è stato perché mancavano tempi tecnici per le convocazioni e i passaggi nelle commissioni per tutte le Regioni”, spiega il presidente del Consiglio della Basilicata, Piero Lacorazza, che considera “negativo l’esito di oggi sui conflitti, pur nel rispetto della decisione della Corte”. Ma il solo voto del Veneto non è bastato, anche perché a richiedere un referendum devono essere almeno 5 Consigli regionali”______

Va beh, fa niente. Teniamoci l’ unico quesito e andiamo a votare “sì” il prossimo 17 aprile, per dare un segnale politico forte, chiaro e univoco su tutto!

 

Category: Politica

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