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CALA IL SIPARIO SUL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO / PAGELLONE FINALE A CURA DI LECCECRONACA.IT / VIDEO CRONISTORIA KERMESSE

| 25 aprile 2016 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

Cosa resterà domani tra gli ulivi dorati e piangenti di quel variopinto occhio stropicciato la prima volta dai Lumière? Creativi frammenti di Europa hanno albergato per una settimana nelle viscere pungenti del barocco, contaminando ascoltatori misti alla ricerca della propria identità attraverso l’evasione di un film.

Leccecronaca.it, nel suo contenitore di perle popolari marchiato “Cafè Barocco”, ha cercato di narrarvi cosa si celasse dentro la pupilla di una kermesse ormai prossima al sospiro da maggiorenne, e proprio per questo in dovere di stupire. L’epilogo di un red carpet, arrotolato e apposto negli uffici placidi di Piazza Sant’Oronzo, comporta un giudizio finale che analizza i profitti dei promossi e le lucune dei bocciati.

Partiamo dal sangue che scorre verso la foce del cuore di un pubblico pagante e soddisfatto: le pellicole vincenti e quelle tanto care a De Cuberten.

Premio “Ulivo d’Oro” a Lily Lane di Bence Flieganf:

Il talentuoso autore ungherese racconta la struggente storia di una madre abbandonata dal marito. Nei suoi ricordi tutti gli attimi quieti e palpitanti da coppia felice per i primi anni di vita del figlioletto, che rimane l’unico amore a restarle accanto nonostante un’eleciaca povertà tra le forteste magiare. La fotografia eccellente carpisce inquadrature ammalianti ed estreme, che si alternano a psichedeliche scene da film horror. La profondità della vicenda (non sempre chiara e interessante), assieme alla qualità della camera, ci induce a dare un bel 7,5 a un regista giovane e innovativo.

Premio “Mario Verdone” a Short skin di Duccio Chiarini:

La gioia di questo ragazzone, prodotto maturo del Centro Sperimentale romano, è tenera ed empatica. I fratelli Verdone hanno deciso di premiarlo poiché ha suscitato un’emozione semplice, capace di arrivare a tutti. Noi non possiamo che sottoscrivere la scelta dei giurati. La vicenda di un ragazzo attanagliato da un’ipotetica disabilità, e perciò incapace di esprimersi serenamente con l’altro, è trattata con delicatezza e spirito onesto. Gli ultimi (che poi quasi mai sono ultimi nell’interiorità) possono ritagliarsi il loro piccolo angolo di paradiso all’interno di un mondo baro e spesso ignorante. Ecco un messaggio positivo che è quanto mai necessario.

Di solito il premio Mario Verdone porta grossa fortuna a chi lo conquista, e a questo punto il nostro augurio al gentilissimo Duccio è di emozionare anche i pc dei famelici critici europei. Un 8 di incoraggiamento alla giovane promessa.

Miglior Attore Europeo per il Premio SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici):

Lo conquista Peter Mullan per l’intrepretazione da protagonista nel lungometraggio Hector di Jake Gavin.

Queste sono le tre pellicole che hanno riscosso più interesse tra i battenti di una critica assolata, conquistando gli awards più pesanti della vastissima teca che il Festival leccese ha messo a disposizione dei partecipanti.

Per il concorso di cortometraggi “Puglia Show” un bastimento di riconoscimenti si sono alternati nella serata di gala: interessante quello riservato da Rai Cinema Channel a Kelime di Federico Mudoni, senza diementicare l’esperimento dell’Università del Salento che ha giudicato vincente (attraverso una giuria di dieci ragazzi del Cineclub universitario indicati dall’esperto cinematografico Luca Bandirali) il film Il tradimento di Ippocrate del virgulto Giuseppe De Mita.

La qualità dei corti non supera il 6 per il semplice fatto di non aver eccelso in quanto a intensutà di elaborazione del messaggio, che a volte è sembrato forzato. Resta il fatto che il rapporto di intersecata collaborazione stabilita dalla rassegna con il Centro Sperimentale e l’Università del Salento darà la grande possibilità ai cineasti futuri di misurarsi con una platea iridata, rafforzando le ossa prima delle imprese più ardue.

Lo spazio “vitale” che la macchina organizzativa, fiancheggiata da Apulia Film Commission e dalle istituzioni, si propone di riservare alle nuove leve del cinema nostrano è da 8 pieno, per il semplice fatto che è sempre complicato assumersi delle responsabilità quando il nuovo avanza (e sovrasta l’antico).

Dando un’occhiata agli ospiti d’onore si è decollati con un Lino Banfi alle “cime di rape” e la bontà di Mariagrazia Cucinotta. Nel programma sono stati intellegibili ed efficaci gli omaggi a totem della filmografia polacca come Krzystozf Zanussi e Andrej Zulawski, che sicuramente alzano la portata intellettuale del carrozzone artistico.

Voto 2 alla decisione di invitare “onorevoli” che predicano benino e razzolano peggio, per il semplice fatto che l’arte deve essere raccontata da chi la cesella o al massimo da chi la osserva toujours.

Un 8 con umano trasporto all’anti-reality Elio Germanio, davvero esemplare nel suo intervento del mercoledì. Un 7 di stima e cauta ammirazione per i tremendi cognati Christian De Sica e Carlo Verdone, con la promessa di tramutare questo giudizio in un 8 sonante se realizzeranno l’amichevole seggestione di girare un lungometraggio in questa Lecce vergine e stimolata.

Voto 4 alla protagonista femminile di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ospite la mattinata della conclusione, non perché abbia concorso alla cuccagna allegorica del Grande Fratello (come tende a rimarcare lei), ma per il semplice fatto che la classe non è acqua, e dunque un privilegio appartenente a poche elette, Monica Vitti per esempio.

Voto 6,5 all’assessore regionale Loredana Capone e al sindaco Paolo Perrone, sia per il patto di non belligeranza sottoscritto durante questa settimana e altresì per la loro presenza tangibile che sicuramente avrà cementato le motivazioni degli organizzatori.

Voto 7,5 all’organizzazione che ha visto il dispiegarsi di giovanissime e motivate risorse che sovente hanno dovuto lottare contro i deficit tecnici delle sale del Multisala Massimo.

Arriviamo ai direttori artistici del Festival, Alberto La Monica e Cristina Soldano. Il sodalizio produttivo merita un 8 luminoso: hanno vissuto in prima persona piaceri e malumori delle giornate, alternandosi tra convenevoli con le guests e attenzioni doverose per lo svolgimento del tutto. Sono ultra-appassionati di quinta arte, che racchiude semplicemente la loro vita.

Amano tanto Lecce e i leccesi, e questo si è percepito sin dalla prima serata. Forse gli si può rimproverare la scelta di aver creato un vero e proprio valzer sul palco della Sala 1 nella serata di gala, con dei presentatori che non hanno gestito alla perfezione la premiazione, ma di sicuro i diversi errori intercorsi serviranno a far crescere ancora di più una giostra che adesso comincia ad incutere timore alla concorrezza.

Servirà distinguere meglio la rassegna salentina dalle altre nazionali, imponendo davvero l’Ulivo d’Oro come appuntamento irrinunciabile per un appassionato europeo. I consigli che mi sento di dare sono pur sempre offerti da un uomo che sbaglia spesso, ma che sarebbe onorato di veder la kermesse barocca fare a spallate con le altre più quotate.

Un ultimo elogio lo riservo alla super collega Laura Delli Colli, presidentessa del sindacato nazionale giornalisti cinematografici. È da figure autorevoli, puntuali e radiose (come lei) che il team organizzativo deve ripartire per l’anno della maggiore età, riconfermando quasi interamente lo staff 2016, evitando alla Garrincha le solite bucce di banana che vi saranno sul percorso.

Bravi ragazzi, il voto finale è 7,5, il Festival del Cinema Europeo è promosso dal Cafè Barocco di leccecronaca.it!

Però mai dormire sugli allori… lavorate ancora più duro per raggiungere risultati trascinanti,

Ad Maiora.

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cultura

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