I PROGENITORI DEL GASDOTTO TAP / L’ ONOREVOLE AVVOCATO DIFENSORE DEL CONSORZIO

| 13 maggio 2016 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

C’ era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones. Aveva l’ eskimo addosso, anche se poi a casa se lo levava, indossando la giacca da camera della buona borghesia leccese anni Settanta, il personale non era politico per tutti.

In pubblico, però, era il leader della rivoluzione studentesca proletaria. Contro le multinazionali, sì sì, che sfruttavano e affamavano i popoli. Con la “parcellizzazione” del lavoro, lo sfruttamento capitalistico dei territori, delle materie prime, dei beni comuni.

Si chiamava Federico Massa, detto Fritz. Cioè, si chiama ancora così, anche se adesso fa l’ avvocato e l’ onorevole. Del Pd. E negli ultimi tempi, si è distinto per piglio esternativo nel fare l’ onorevole avvocato della Tap.

Oggi, poi, ha dato il peggio di sé. Per quanto lo sgangherato megafono del tempo sia stato sostituito, come megafono, dal quotidiano cartaceo, locale, ma non del territorio, contro il territorio, come pure la vicenda della Xylella sta là a testimoniare.

Ma l’ “impegno” viene da lontano. Da quando, agli inizi degli anni Ottanta, un giovane ed emergente capo della federazione giovanile dell’ allora Pci, stiamo parlando di Massimo D’ Alema,  divenne segretario regionale del partito e da Bari stabilì legami  pugliesi, salentini in particolare, indissolubili, inossidabili, che spiegano tante cose, ancora adesso. Anche per l’ affaire del gasdotto Tap. Soprattutto per il gasdotto della Tap.

I sodalizi stretti furono con Fritz Massa, avviato a una brillante carriera forense, con specialità nel settore bancario, in particolare, con quegli straordinari esiti che furono, grazie al Monte dei Paschi di Siena, controllato dal Pci, quelli della Banca 121, ex Banca del Salento: “compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato, o sei entrato in banca pure tu?”. Ma questa è un’ altra storia.

Torniamo ai compagni sodali dalemiani.

L’ altro, indissolubile, inossidabile, è quello con Roberto De Santis, di Martano, due anni più giovane di Fritz. e che, a differenza di lui, si dedicò ad una carriera comunque altrettanto brillante da imprenditore.

Petrolio e sanità. Con l’ apoteosi a metà degli anni Novanta, quando già si parlava di lui come il capo della ‘sinistra degli affari’, di cui Massimo D’ Alema era il capo politico.

Sempre in piedi, nonostante qualche scivolone, e qualche impresentabile rapporto. Come quello con Massimo Tarantini, a sua volta addentro, molto addentro nel giro vorticoso di denaro che muove la sanità, sia pubblica, sia privata.

E’ lui, o non è lui? Ma sì, è lui, proprio lui, quello che è definitivamente finito nei guai con la vicenda delle escort portate a Silvio Berlusconi.

Ma che già aveva avuto i suoi problemi con lo scandalo sanità in Puglia con la giunta di Nichi Vendola e in particolare con l’ assessore / senatore del Pd Alberto Tedesco. E comunque anche questa è un’ altra storia.

Torniamo di nuovo alla Tap.

Roberto De Santis e Massimo Tarantini erano i re del lucroso mercato del gas in Puglia.

Decisero di allargarsi. E trovarono i contatti giusti per avviare l’ arrivo del gas dall’ Azerbaijan. Dovettero faticare per vincere la concorrenza, di altre ‘operazioni’ del genere, ma alla fine il progetto “dalemiano” fu privilegiato, e nacque il consorzio Tap, con approdo a Melendugno.

L’ apoteosi – capolavoro di Roberto De Santis,  a favore di D’Alema, naturalmente, che proprio da lui aveva comprato presto un Baltic da 15,5 metri di nome Ikarus.
Nel cerchio magico dalemiano di quei formidabili anni Novanta c’erano poi Massimo De Santis, detto “il banana”, fratello di Roberto; Giuseppe Marzo detto Pino, geometra di Matino; naturalmente c’era Federico Massa, detto Fritz; c’era Paride De Masi, di Casarano, improvvisamente convertitosi ai Ds e all’edilizia; e c’ era Giorgio Bovi, di Lecce, avvocato esperto di questioni finanziarie.

D’ estate, la sera, andavano al porto di Gallipoli.

Ma intanto a Roma avevano costituito una piccola società immobiliare, la Parciv, liquidata nel 2010, dopo che era stato il crocevia di ogni genere di affari, dalla riscossione dei tributi locali, alle assicurazioni.
L’altra snodo era, sempre a Roma, la London Court, e poi la Italbrokers. Intorno alla London Court, operavano, fra gli altri, Salvatore Castellaneta detto Totò, avvocato, amico di De Santis e di Tarantini; Luciano Consoli, quello della futura tv dalemiana; e c’era Fritz Massa, ma come mai ci si trova sempre in mezzo, a questa sinistra degli affari, i progenitori della Tap?

Tutto più chiaro, adesso, vero?!?

Matteo Renzi si è ben guardato al rottamarli, e anzi ne ha preso a cuore il progetto,  a tal punto da farlo diventare “strategico”. Con lo stesso articolo del decreto così detto sblocca- Italia con cui ha favorito il petrolio di Eni e Total in Basilicata. Ma anche questa è un’ altra storia.

Category: Cronaca, Politica

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