DAI RAPPORTI CON BERLINGUER E CON ALMIRANTE. FINO ALLA RECENTE LODE PER BEPPE GRILLO. IL GALANTUOMO ISPIRATO DAL SOLE NON C’E’ PIU’. SEMPRE DALLA PARTE DEGLI ULTIMI, DEGLI ESCLUSI, DEGLI EMARGINATI. LE SUE BATTAGLIE SONO STORIA, ADESSO CHE MARCO PANNELLA SE NE E’ ANDATO DALLE SCENE DEL MONDO

| 19 maggio 2016 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

Proprio come nella lucida e bellissima lezione postuma di Pier Paolo Pasolini, letta al congresso dei radicali del 1975, come aveva fatto da giovane, e come avrebbe continuato a fare, soprattutto poi, dimenticava subito i suoi successi, e continuava sempre imperterrito, ostinato, eternamente contrario, a pretendere, a volere, a identificarsi col diverso. A scandalizzare. A bestemmiare.

Continuamente irriconoscibile, perché sempre sé stesso.

Né gli sfuggiva, personalmente, a proposito di diritti civili, cioè i diritti degli altri, per cui comunque gli va attribuito il merito dell’ imposizione all’ attenzione generale, e l’ affermazione nel nostro ordinamento, il pericolo della falsa tolleranza, della spettacolarizzazione e della mercificazione, insite nell’ edonismo propagandato dal post capitalismo, di cui molti dei suoi non si resero conto, allo stesso modo in cui non se ne rendono conto neppure adesso.

Proprio come nella canzone di Francesco De Gregori a lui dedicata, era “un galantuomo, sempre ispirato dal sole, con due pistole caricate a salve e un canestro di parole“.

Proprio come nell’ insegnamento del Mahatma Gandhi, rese pratica concreta, efficacemente adottabile, il metodo della non violenza.

Il merito principale sta però, un merito storico, nell’ attualizzazione della battaglia di Guglielmo Giannini, resa credibile e operativa dopo i fuochi di paglia dell’ immediato Dopoguerra, condotta per tutti quanti i decenni della così detta Prima Repubblica, contro quella che con lui abbiamo imparato a chiamare la “partitocrazia”, e avremmo chiamato poi “la casta”: gli assurdi privilegi, gli sprechi, gli abusi, le inadempienze, le incapacità dei politici del regime, che ancora oggi ci rende sudditi e anzi schiavi, in nome e per conto di tutti quelli che sono fuori dal Palazzo del potere.

Si mise a distribuire i soldi del finanziamento pubblico ai partiti ai passanti per le strade di Roma.

Se Gesù Cristo parlò alla Maddalena, lui la fece entrare in Parlamento.

Molte domeniche e tutti i Ferragosto, li passava coi poveri cristi che finiscono in carcere, mentre quelli che avrebbero dovuto stare al posto loro, in prigione, si facevano le immunità, le depenalizzazioni, le prescrizioni.

Se qualcuno era evitato, con i milioni di elettori che rappresentava, perché “fascista”, con ciò condannato dunque a essere, a fare il fascista, lo abbracciava, e se ne fregava, fascisticamente, del contagio della peste bubbonica.

Con Giorgio Almirante aveva un’ amicizia strana, ma autentica, fatta di rispetto e di pudore.

Raccolse, lui, Marco Pannella, che, se dovessimo definire con una vecchia categoria, dovremmo definire non certo marxista, ma correttamente “liberale”, il rigore morale, la questione morale, di Enrico Berlinguer, adesso finita, nel modo in cui ognuno può agevolmente considerare, nel Pd di Matteo Renzi.

Voleva svelenire il clima politico terribile, angosciante e tremendo, degli anni di piombo, e gli uccisero a sangue freddo la giovanissima Giorgina Masi.

Prese a braccetto, da solo, Enzo Tortora, che magistrati impuniti gettarono innocente in carcere, perché avevano letto su una carta “Tortora” invece che “Tortona”, il cognome del camorrista con cui lo scambiarono, finendo col farlo morire di crepacuore, e iniziò un’ altra ella sue grandi battaglie, lasciataci in eredità, per una giustizia giusta.

Cercò una mediazione, un condizionamento col “primo” Silvio Berlusconi: ma poi lo mollò ben presto al suo destino, intuendo prima degli altri la deriva affaristica e inconcludente che i suoi governi, allora agli inizi, avrebbero preso.

Ultimo leader carismatico e storico, con lui se ne va uno dei protagonisti principali della vita politica e sociale italiana del Dopoguerra: per quanto non tramutò mai nel grande consenso elettorale di massa l’ enorme prestigio di cui godeva, ne è stato attore di primissimo piano, in assoluto.

L’ ultimo suo stupore, in senso buono, compiaciuto, scevro di qualunque invidia, bensì carico di ragionevole ammirazione, fu per lo straordinario risultato del M5S alle ultime “politiche” del 2013, con la radio radicale che trasmetteva per ore e ore  intere le telefonate di quelli che avevano votato per Beppe Grillo: “è stato l’unico voto libero, di dissenso che si poteva ragionevolmente esprimere a livello di massa…Il voto di quanti sono stati finalmente coerenti di fronte a una situazione umana, quasi antropologica, di letterale insopportabilità del Regime imperante: decidendo quindi in questa occasione di non sopportarla più. Quindi, davvero, un voto di brava gente, l’unico voto consentito ad un popolo privato di democrazia, di conoscenza, di proposte e prospettive alternative”.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (1)

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  1. Paolo Pagliaro, Forza Italia - tramite Facebook ha detto:

    L’eredità che ci lascia Pannella non è meramente politica. È etica, morale, di chi ha fatto dell’autodeterminazione dell’individuo un esempio di vita costante nella cultura liberale e libertaria più vera ed autentica.
    Perdiamo un uomo che ha speso la sua esistenza come un militare in guerra: sempre in trincea, senza paura, al limite delle sue forze e dello spirito di sacrificio per la libertà.
    Il Paese e tutti noi dobbiamo tantissimo, per i pochi o molti , dipende dai punti di vista, diritti civili di cui godiamo.
    Nel 1980 mettevo nella mia tasca una tessera dei radicali che ho sempre rinnovato e non me ne sono mai pentito. Ciao Marco.

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