HOTEL HILTON – CONFERENZA STAMPA XYLELLA: OBIETTIVO FINALE, RIDISEGNARE IL PAESAGGIO DEL SALENTO

| 29 luglio 2016 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello_______Mai come questa mattina abbiamo sentito una certa pesantezza a dover inserire, sul foglio dedicato ai canali d’informazione di una conferenza stampa, le nostre credenziali, ma non potevamo perdere l’opportunità di essere testimoni dei fatti.

Ad aleggiare nell’aria le espressioni “disastro”, “disegnare paesaggi nuovi”, “agricoltura di servizi”: queste le parole condivise e soprattutto ribadite da ciascuno dei relatori, Benedetto Accogli, presidente di APOL, l’Organizzazione di Produttori Olivicoli, Giulio Sparascio, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori A Lecce e Marcello Seclì, presidente Italia Nostra Sezione Sud Salento.

Ad aprire il convegno, dopo i saluti di Accogli, Giulio Sparascio.

«Non possiamo più come CIA – ha sostenuto Sparascio – fare analisi, oggi abbiamo delle certezze, e dobbiamo disegnare nuovi paesaggi. Saranno i giorni dello stare insieme: i disastri, le disgrazie non si risolvono da soli».

La prima obiezione sarebbe: ma quali certezze? Quelle costruite su riviste e giornali e poi vendute ai cittadini?

A tutt’oggi nessuna certezza è stata formulata ed è indispensabile che i pugliesi lo sappiano: per ora abbiamo visto solo teorie, supposizioni fondate sui “secondo noi”, sui progetti pilota, e su uno studio, le cui fondamenta traballano pericolosamente sotto gli occhi di tutti.

La cosa più grave, sin da subito, è l’allarmismo inutile e fuorviante lanciato alla fine di questo discorso dal giornalista e mediatore Marco Renna che, dovendo passare la parola a Marcello Seclì, parla di 9 milioni di piante infette: strabuzziamo gli occhi. E questi nuovi dati, quando sarebbero stati pubblicati? E da chi? E soprattutto dove? È davvero tutto molto surreale, ma un’ulteriore sentenza, senza mezzi termini, arriva dal presidente di Italia Nostra Sezione Sud Salento, che sostiene come sia indispensabile «Individuare degli scenari, dei percorsi, pensando che il paesaggio di 10 anni fa non potrà tornare indietro».

A questo punto Seclì auspica l’avvento di un’agricoltura di servizi, un’agricoltura che tenga assieme politica, economia e società.

L’apice si raggiunge quasi, ma solo quasi, con il tecnico agronomo, nonché accademico dei Georgofili, Giuseppe Mauro Ferro, il quale ripete ancora una volta la parola disastro, e i concetti di irreversibilità e di danno. Espone tutte le leggi in vigore, soffermandosi in maniera particolare sulla decisione di esecuzione UE 2015/789 della Commissione del 18 maggio 2015; secondo Ferro tale prescrizione poteva aver senso solo nel caso in cui fosse stata attuata al principio dell’infezione, nella zona di Gallipoli. Ora, secondo l’accademico, tale prescrizione non ha più ragione d’esistere, anche perché Torchiarolo è vicina a Bari, e procedendo di 100 metri in 100 metri, si arriverebbe molto in fretta al capoluogo regionale.

Altro punto spinoso è la Legge Regionale Puglia dell’11 aprile 2016 n. 7 che modifica l’articolo 1 della legge regionale n.42 dell’8 ottobre 2014: la modifica impedisce di modificare, nei 7 anni successivi all’espianto di olivi, la tipizzazione urbanistica dell’area. La norma è definita discriminatoria perché impedisce agli agricoltori di modificare la destinazione d’uso dei terreni.

Ma cosa chiedono CIA, APOL e Italia Nostra? In primis, ovviamente, fondi straordinari per l’agricoltura, sia alla Regione, che allo Stato, che all’Europa. A cosa servirebbero questi fondi? È stato detto più e più volte: a ridisegnare il paesaggio, ovviamente.

Come? È semplice, con un’olivicoltura che preveda ALMENO 300, 400 piante per ettaro, oltre l’introduzione di nuovi sistemi produttivi.

Per far questo è indispensabile che l’Europa acconsenta al reimpianto con cultivar più resistenti al batterio, l’uso dell’irrigazione, anche con acque reflue, magari ristrutturando anche i Consorzi di Bonifica, al momento commissariati.

Si auspica inoltre che i contadini si associno sotto un unico marchio commerciale che identifichi il territorio di produzione.

Gli olivi monumentali, come dicevano da tempo personaggi come Godini, Camposeo o Boscia, devono essere ridotti a parchi da salvaguardare.

La lettura del plico consegnato alla stampa, richiede l’uso di un gastroprotettore, ma è interessante perché ci riporta alla mente diverse cose: i fondi, il superintensivo, la Banca della Terra.

Fondi per la ricerca, fondi per la sperimentazione, fondi per ridisegnare il paesaggio, o meglio per deturparlo in nome del Dio denaro: è come se tutti andassero a caccia di soldi non per risolvere un problema quanto piuttosto per risolvere le questioni legate al loro portafoglio. Ricordiamo, e non dimentichiamoci, di quanto sino ad oggi hanno fatto e continuano a fare i ricercatori con i bandi Horizon 2020.

Ovviamente non possiamo non pensare alle strategie di meccanizzazione ed intensificazione dell’agricoltura, auspicate da tutti coloro i quali sostengono che per sfamare il pianeta è indispensabile rivolgersi agli OGM e al superintensivo. Non sarà, per caso, che ad essere sfamati saranno i venditori di “specie resistenti” al batterio, i certificatori delle suddette specie, e i produttori di olio prodotto in enormi quantità per il popolo?

Domanda lecita, che speriamo prima o poi, abbia una risposta convincente, perché a vederla così non ci pare che il Salento, da tutto questo benessere preannunciato, ed in questo ridisegnamento del paesaggio, ne esca protagonista, bensì piuttosto succube.

Abbiamo visto quindi che il paesaggio dovrebbe essere ridisegnato con i fondi regionali, nazionali ed europei: e che i tratti fondamentali di questo disegno, prevedono il reimpianto di cultivar resistenti. Ma chi lo farà?

Lo faranno le associazioni, le cooperative e i consorzi e consortili, che raccoglieranno le terre di tutti i piccoli e medi proprietari terrieri, per “aiutarli” a produrre di più sotto un unico marchio di fabbrica.

Ci chiediamo: non è che qualcuno sta pensando davvero di accogliere tutte le terre dei salentini ne La Banca della Terra? Non lo sappiamo ciò che oggi era evidente era che tutte le associazioni di categoria riunite erano assolutamente pronte a deporre i dissapori, per far fronte comune: ma non sono state lasciate sole.

Ad esse si è affiancata la politica, non la destra o la sinistra, il centro, i moderati o gli estremisti, ma TUTTA la politica di Puglia, sia quella che siede in Regione sia quella che occupa gli scranni del Parlamento Europeo: vicini, sorridenti, concordi, si scambiavano pacche sulla spalla in nome della nuova economia.

Presenti, oltre agli europarlamentari Paolo de Castro e Raffaele Fitto, anche Rocco Palese, cognato di Raffaele Fitto e deputato al Parlamento con i Conservatori e Riformisti, Saverio Congedo del gruppo Conservatori e Riformisti presso la Regione Puglia, Salvatore Capone, onorevole del PD, Sergio Blasi sempre del PD in Regione, l’ultimo presidente della Provincia di Lecce eletto dai cittadini Antonio Maria Gabellone, l’onorevole Roberto Marti, deputato al parlamento nel gruppo Misto, e Raffaele Baldassarre di Forza Italia.

Un vero e proprio guazzabuglio politico in cui tutti, nemici giurati sino a poco tempo fa si sono trovati d’accordo su una cosa: ridisegnare l’economia pugliese, o almeno quella salentina.

Siamo curiosi di sapere dov’erano tutti questi onorevoli, assessori, eurodeputati, quando è arrivata “l’illuminazione” ed è stata trovata xylella in Salento? Quando l’allora governatore Nichi Vendola ha sottoposto la questione all’attenzione del Governo e dell’Unione Europea, sostenendo l’emergenza?

Abbiamo controllato: grosso modo sedevano tutti sugli stessi scranni di oggi.

La politica, unica vera responsabile delle condizioni dell’ecosistema salentino odierno, quella politica che si è resa incapace di far trasformare le peculiarità del territorio in fonti di reddito per le popolazioni locali, quella politica che non ha incentivato indirizzi sostenibili, ma ha spinto verso uno sviluppo sfrenato e selvaggio in ogni settore, uno sviluppo bagnato da pesticidi ed appestato da diossina, pensa davvero di potersi arrogare il diritto di cancellare l’essenza stessa dell’anima salentina?

L’unica impressione che ci resta della giornata, ha il sapore di una dimostrazione, di una contrapposizione, di una dichiarazione al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. È come se il mondo politico ed economico pugliese avesse detto: noi abbiamo deciso, ora tocca a te.

Un po’ come ha fatto il Procuratore Cataldo Motta, ma per una ragione evidentemente, diametralmente opposta.

Non è stata una conferenza stampa, piuttosto la dichiarazione incompleta di un piano senza possibilità di replica, e ciò che è successo al direttore di leccecronaca.it Giuseppe Puppo, che potrete leggere qui, lo dimostra palesemente: la stampa e la politica sono rimaste a sedere, mentre un giornalista veniva minacciato ed offeso.

Vogliamo concludere le nostre considerazioni con una domanda posta all’interno del libro “Corsa alla Terra” di Paolo de Castro a Michael Taylor, programme manager della International Land Coalition.

Si chiede a Taylor: come si risolve il problema degli speculatori della terra, come si evita la speculazione?

Taylor risponde che “C’è la necessità di investimenti che migliorino la produttività agricola, ma devono essere del tipo giusto…. Bisogna lavorare insieme a chi quei diritti li detiene, siano formalizzati o meno…. Il riequilibrio di poteri necessario a sbarazzarsi del land grabbing (speculazione sulla terra) passa dal dare voce alle organizzazioni a livello locale in modo che possano autonomamente incidere sulle scelte dei governi dei loro paesi”. Taylor parla del Terzo Mondo, ma a noi sembra un quadro vivente della nostra contemporaneità.

Carte, maestranze e giostrai escono sempre più allo scoperto: noi abbiamo la nostra idea, ma pare che tutti attendano solo, che Emiliano ora sveli il suo gioco.

Category: Costume e società, Cronaca, Politica, reportage

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