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LA SETTIMANA PIÙ CALDA DEL SALENTO VIAGGIA SULL’ONDA DELLE QUERELE E DELLE MINACCE

| 2 agosto 2016 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello________Definirla calda è riduttivo, non basterebbe nemmeno l’aggettivo bollente a render l’idea di quanto quest’ultima settimana di luglio ha fatto infervorare gli animi, non solo di chi è rimasto coinvolto nei diversi eventi, ma di tutti i cittadini liberi di Puglia, consapevoli oggi più che mai delle condizioni che alcuni stanno progettando per l’intera comunità.

È proprio di libertà, di esprimersi, di lavorare, di pensare ed agire che intendo parlare oggi, perché ritengo che essa sia uno dei valori supremi e lungo i suoi binari deve poter correre la vita di ciascun essere della terra. Partiamo dall’inizio, in questo viaggio di libertà minata e imposizione del potere, di diritto alla privacy e professionalità, perché in fondo sono stati tutti questi gli ambiti che i fatti che seguono hanno toccato, ciascuno a suo modo.

Solidarietà, lavoro e democrazia, recitava il motto che campeggiava sui muri del comune di Trepuzzi durante la campagna elettorale: parole forti, importanti, dense di storia e significato.

Il 4 giugno 2016, Giuseppe Maria Taurino vince le elezioni comunali e viene eletto Sindaco del suo paese.

Il 16 luglio le pagine di Facebook sono invase dalla notizia della querela del cantante dei Sud Sound System, Fernando Blasi in arte NanduPopu, da parte del sindaco di Trepuzzi Giuseppe Taurino, querela che sarebbe stata depositata il 6 giugno, ovvero appena due giorni dopo la vittoria delle elezioni.

Poco più di una settimana dopo, si viene a sapere che il frontman dei Sud Sound System non è l’unico ad esser stato querelato dal neo eletto sindaco: nel mirino anche altri tra cittadini salentini, una donna di Tuglie e due uomini, uno di Cannole ed uno di Trepuzzi.

Cosa succede? Come mai un sindaco, investito della carica da appena due giorni decide di intraprendere la via legale della querela, anziché votarsi al confronto democratico, alla risposta, alla smentita? Ci siamo posti più e più volte questa domanda in questi giorni, non riuscendo a venirne a capo.

A prescindere dai contenuti sulla base dei quali sarebbe stata presa la decisione del querelante ci sono dei punti su cui vorremmo soffermarci; sul primo ci viene incontro l’Altra Puglia che ieri, 1 agosto, in tarda serata, ha diramato un comunicato stampa che recita così:

“L’Altra Puglia Salento esprime totale solidarietà nei confronti delle vittime della nuova ondata di querele repressive, che vede come protagonista il sindaco di Trepuzzi.

Non competono certo a noi le valutazioni di tipo giuridico sul merito di quelle querele, quello che invece ci sentiamo di riaffermare con forza è la nostra totale condanna politica nei confronti di quello che sempre più si va affermando come nuova frontiera dell’esercizio del potere: l’uso intimidatorio e repressivo delle querele nei confronti di ogni forma di dissenso.”

Ciò che è evidenziato in maniera netta da L’Altra Puglia è “l’uso intimidatorio e repressivo delle querele nei confronti di ogni forma di dissenso”. Per comprendere bene cosa si intende quando si parla di uso repressivo ed intimidatorio delle querele basta pensare a ciò che attraverso questi strumenti, si provoca nella quotidianità: il silenzio del popolo.

È lecito pensare che esiste un’intimidazione esercitata dalla querela lanciata da un rappresentante politico sui cittadini, intimidazione che si aziona nel momento in cui un cittadino, in virtù delle querele che pendono sulle teste di altri, mette a tacere la sua libertà di espressione e di dissenso per timore di essere punito con una sanzione economica improponibile per le sue tasche?

In questi casi la querela verso uno agisce da bavaglio nei confronti di tutti? Prescindendo dai contenuti, e guardando all’atto della querela in sé, ci chiediamo: vale ancora il principio di libertà di manifestare il proprio dissenso? È obbligatorio stimare qualcuno, approvarne i comportamenti, le scelte, le prese di posizione?

 

La questione per noi resta quindi tutta di principio così come sul principio e l’ideologia punta anche il comunicato stampa de L’Altra Puglia che sostiene che ora spetta ad Arci prendere una posizione netta “In questo caso specifico, però, vi è un altro aspetto che a nostro parere apre una ferita ancor più dolorosa che occorre al più presto risanare. Una delle querele sporte dal sindaco di Trepuzzi verte su dichiarazioni estratte da una conversazione svoltasi in una chat privata dell’ARCI, nata esplicitamente come strumento di lavoro interno all’Associazione…..È evidente come non si possa assolutamente attribuire responsabilità dirette all’Arci in questo episodio, ma è altrettanto evidente come un’eventuale inerzia dell’associazione rispetto ad esso, anche un semplice silenzio, finirebbe inevitabilmente per trasformarsi in un avallo di quello che a nostro parere rappresenta un vero e proprio oltraggio alla storia dell’associazione. Una ferita profonda in ognuno di noi, una ferita che inesorabilmente rischia di ridimensionare quel grande spazio di libertà che da quasi sessant’anni l’Arci incarna.”

Prenderà quindi l’Arci una posizione netta confermando il suo essere “spazio di libertà ineguagliabile ed opponendosi a questo oltraggio”, come si continua a leggere nel comunicato stampa de L’Altra Puglia, o resterà in silenzio?

La risposta arriva prontamente sui social da Anna Caputo, presidente Arci Lecce che risponde sulla pagina Facebook de L’Altra Puglia così:«Penso che tirare dentro Arci in una questione molto delicata e personale sia una forzatura e una scorrettezza. La nostra chat interna, che era stata creata per organizzare meglio la raccolta firme per il referendum, era formata da tutte le anime che serenamente convivono da sempre in Arci. Non ci piace che vengano addebitate a noi responsabilità che sono personali di chi ne ha voluto fare un altro uso offendendo evidentemente la sensibilità di chi ha usato determinate affermazioni per querelare chi le ha espresse. È la democrazia e possiamo o non possiamo condividere certe azioni ma sicuramente non saremo noi a cambiare il corso degli eventi per i quali non siamo attrezzati, per cui vi pregherei di non tirarci più per la giacchetta. Siamo sempre in prima linea per le battaglie sui diritti e sugli spazi ma suggerirei a chi ha ricevuto querele di fare come ho sempre fatto io, me le sono prese, mi sono difesa e non mi sono pianta in giro, cercando Capri espiatori, assumendomi sempre la responsabilità totale di quanto detto o fatto. Chiuso e alla prossima battaglia da fare insieme!».

Proprio dall’Arci non ci aspettavamo una presa di posizione così netta e distaccata. Proprio l’Arci che si è sempre mostrata vicina alla difesa dei deboli, della libertà, che ha mostrato la sua solidarietà a tutti, ora fa un passo indietro e sostiene anzi che non è il caso di piangersi addosso? Cosa è successo nel frattempo? Perché di certo c’è qualcosa che ci siamo persi.

La vicenda delle querele, non è purtroppo l’unica che ha percorso l’ultima settimana del luglio 2016: ad aprirsi, su due fronti differenti è anche la questione del giornalismo, ma soprattutto della professionalità di un giornalista, e del suo diritto/dovere di cronaca.

Parliamo di diritti doveri contrapposti perché il primo si consuma sulla pagina di un quotidiano locale ed un giornale online, la seconda all’interno della sala stampa dell’Hotel Hilton di Lecce.

I suddetti giornali pubblicano il 25 e 26 luglio un articolo che si compone dei nomi, cognomi, età e comune di residenza dei cittadini indagati per l’occupazione dei binari avvenuta il 10 novembre 2015. Andando a memoria, sebbene non costituisca un reato penale, crediamo che esso vada contro le regole deontologiche della professione giornalistica comunemente adottate dai media.

Appare molto curioso, in particolare, che viene costruito ad arte un “articolo”, se così si può chiamare, costituito da sei righe scritte di pugno dal giornalista e tre colonne, recanti i nomi degli indagati. Continuiamo a non comprendere dove si voleva andare a parare, certo è che, si mormora, che alcuni degli indagati non erano stati ancora raggiunti dall’avviso di garanzia, ed altri, non erano proprio presenti quel giorno per via di errori giudiziari commessi degli inquirenti. Se così fosse, la situazione sarebbe molto complicata da districare e ci chiediamo: vale più un diritto incondizionato alla cronaca o invece la garanzia della privacy di gente comune?

Questa domanda riceverà una risposta certamente nelle sedi opportune come una risposta dovrà riceverla anche il direttore di questo giornale, Giuseppe Puppo, il quale venerdì scorso si è recato assieme alla sottoscritta, alla conferenza stampa su “Disastro Xylella” presso l’Hotel Hilton di Lecce.

Mio malgrado non ho potuto assistere, come altri, all’aggressione verbale ed alle intimidazioni prodotte ai danni del mio direttore, ma la cosa che mi risulta davvero incomprensibile è come può succedere che la sala gremita di giornalisti non ha prodotto alcuna domanda a parte quelle di Giuseppe Puppo: in quel momento si stava consumando la presentazione di uno scenario inquietante di quello che dovrebbe essere il Salento secondo alcuni e nessuno aveva domande da fare? Ma soprattutto, come può succedere che a quattro energumeni, con fare tipico degli scagnozzi di quartiere, sia stata data la possibilità di deridere, minacciare ed ingiuriare un giornalista all’interno di una conferenza stampa, sotto gli occhi divertiti di parte della classe politica regionale, nazionale ed europea?

Questi fatti, guardati in un’ottica d’insieme, ci mostrano un quadro crudele e davvero sporco della realtà: l’imposizione di poteri, che escludono le libertà di tutti, cittadini o professionisti che siano, lasciano intendere che la solidarietà scritta non basta.

È indispensabile sentirsi liberi ed agire da liberi, stringere fra le mani la libertà che ci resta, perché fosse per alcuni, quella libertà non dovremmo averla da un pezzo.

 

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Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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